Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 19 novembre 2014

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA O ROTTAMAZIONE DELLO STATO DI DIRITTO? I dati estratti dal sito del Ministero di Giustizia- ( Prescrizioni nei procedimenti penali , consultabili online) - dimostrano come ogni anno – nel solo anno 2007 sono stati 164.115 – i reati caduti in prescrizione siano circa 150.000. Ma questi dati certificano qualcosa di peggio, e cioè che muoiono nei faldoni, dopo lungo e penoso disinteresse – secondo i dati relativi al 2007 - senza nemmeno avere uno straccetto di processo, 122.190 reati penali. Questo, più o meno, accade ogni benedetto anno. E se pensiamo che sono imprescrittibili solo alcuni dei più famigerati delitti di sangue, possiamo immaginare quale scempio per la Giustizia costituiscano queste massa di reati praticamente ignorati, delinquenti che la fanno franca insomma, per responsabilità della sola Magistratura. Non riesco in alcun modo a giustificare quanto sostengono taluni Magistrati, dal P.M. Gratteri al Procuratore capo di Palermo, che suggeriscono correttivi salvifici per la normativa del processo penale usando pregiudizi di tipo ideologico per cercare di imporre, con una battaglia di retroguardia culturale, - sbandierate pure, signori Magistrati e relativi reggicoda , il “falso panuelo” che preferite , dalla “sacra indipendenza” alla “ divina autonomia” della Magistratura, doti che da “pregi” – che erano – in uno “ stato di diritto”, qual’era quello descritto nell’originaria Costituzione, ad “inammissibili privilegi e strumenti da scasso” per distruggere quel che resta dello “ stato di diritto” nella Costituzione attuale, ormai irrimediabilmente sfigurata dagli stessi magistrati nel 1993 – solo una difesa di inammissibili privilegi corporativi o, ancor peggio, per tentare di approfittare della confusione esistente, cavalcando la deriva giustizialista vellicata ed indotta nel popolo , per introdurre controriforme indegne di uno Stato civile , ma da stato di polizia, essenzialmente illiberale, di carattere autoritario e di puro stampo inquisitorio che premiano solamente le ansie di potere assoluto da parte di funzionari di Stato in toga e tocco. Il P.M. Gratteri ha proposto , come misura indispensabile , una riforma della prescrizione che preveda la interruzione dei suoi termini dopo la sentenza di primo grado. Allungare ancora di più la prescrizione ha un solo significato: consentire un indiscriminato prolungamento del tempo a disposizione dei magistrati . Basterebbe ricordare che a seguito della introduzione delle legge Cirielli ,le prescrizioni, che nel 2005 ammontavano ad oltre 200mila, si sono notevolmente ridotte. Dunque l’esistenza del termine di prescrizione costituisce un elemento fondamentale per far funzionare la macchina della Giustizia secondo criteri da “ stato di diritto”, senza bisogno di ricorrere a misure , come quella presentata dal Dr Gratteri, di stampo essenzialmente autoritario secondo la quale , nelle aule di Tribunale , non si agirebbe più con le regole di uno stato di diritto e democratico, ma secondo una logica autoritaria . I freddi numeri lo certificano: anche nel 2012 le prescrizioni ( 113.057) avvenute senza uno straccio di processo sono state circa 70.000: dunque ipotizzare una sospensione della prescrizione vuol dire ignorare, come dimostrano questi scarni dati, che quella sospensione di applicherebbe solo ad una parte assolutamente minoritaria del totale delle prescrizioni che invece , avvengono nella loro stragrande maggioranza, ancora prima che sia iniziato anche uno straccio di processo. E non riesco nemmeno a giustificare perché il P.M. Gratteri si ponga la necessità di una sospensione della prescrizione solo “ dopo la sentenza di primo grado” ma solo quando questa è di colpevolezza ,mentre rimane incredibilmente muto davanti ai tanti, troppi ribaltamenti, nei gradi successivi al primo. anche clamorosi di decisioni assunte comunque “ sempre sulla base delle medesime carte”. Come si può dunque negare, se non per ideologia o per pregiudizio, che un adeguato e perdurante termine prescrizionale funga , nel nostro sistema, da stimolo alla celebrazione dei processi, i quali, se sottratti a tale logica, resterebbero negli armadi per decenni ? Insomma si è diffusa l’idea che il giudice sia il garante di una “ legalità” imprecisabile ed imprecisata, invece egli, in una democrazia laica è solo addetto ad una funzione ben diversa e cioè a reprimere “ la concreta illegalità” rappresentata dai reati penali previsti dal codice penale: da questa menzogna nasce la inevitabile conflittualità con il potere politico e legislativo. Questo ruolo assolutamente fuori della Costituzione, è maturato lentamente in questi ultimi venticinque anni ( la stura la detta l’On Luciano Violante negli anni ’90 del secolo scorso), imposto con l’intimidazione giudiziaria del Parlamento : il risultato di questo “ sopruso” alla democrazia è stato quello di tramutare surrettiziamente un semplice magistrato in un protagonista politico con spiccate attitudini al decisionismo tirannico dell’uomo solo al comando. Dobbiamo dunque partire da questa considerazione di fondo per adeguare la Costituzione alla nuova realtà stabilendo nuove norme e limiti per un pubblico ministero, scoprire il vero nuovo ruolo del giudicante e il valore della loro necessaria e reciproca “indipendenza”. Non è serio lasciarsi trasportare dalla deriva autoritaria, è solo proficuo sia al partito del Magistrati, del quale Gratteri è ormai un leader assoluto, in sostituzione dell’asfaltato Ingroia, quanto funzionale per i veri e propri “deliri di onnipotenza personale” di diversi Magistrati i quali , ormai convinti di essere stati investiti , da chissà quale divina autorità , di una inesistente missione salvifica (invece che dal dovere di applicare la Legge in nome e nell’interesse di tutto il popolo italiano e non solo secondo il loro “convincimento personale ” e dunque “ di parte”), nel rappresentarle – vedi appunto il P.M Gratteri ma anche il Procuratore di Palermo - cavalcano e sfruttano ,con un cinismo rivoltante e disgustoso, la crassa ignoranza di una opinione pubblica molto disinformata ed abbondantemente indottrinata dai pennini a libro paga delle Procure . Tutto questo, lo sappiamo, rende molto bene: si conquistano così facili consensi e tanti soldi. L’autoritarismo è sempre una cellula cancerogena che una volta inoculata nel copro di uno Stato democratico, lo trasformano in un devastante e devastato “stato di polizia”. Ecco perché, sia detto con franchezza al P.M. Gratteri ed al Procuratore di Palermo,domandarsi retoricamente, come essi fanno in pubblico “ …, se sia giusto che la sentenza di appello prevalga su quella di primo grado visto che l’appello si basa sulle stesse carte del primo grado ma senza riuscire a ricostruire il clima che aveva colto il giudice di primo grado” è raccapricciante. Cosa significa Signori Magistrati? Di quale “ clima andate parlando”? A cosa alludete ma non dite? Siete davvero certi, signori Magistrati che la decisione di un processo debba “cogliere il clima” del Tribunale del Popolo – quello mediatico che fin dalle prime indagini e pettegolezzi ha già emesso la sua insindacabile sentenza di morte - piuttosto che accertare, nel dibattimento, le prove e le oggettive responsabilità individuali? State cavalcando i processi “a furor di popolo”, piuttosto che quelli “nel nome del popolo” . Già dal 1971 un grande regista, Dino Risi, vi aveva dipinto: siete come quel Magistrato Bonifazi ( Ugo Tognazzi) che esaltato dal suo delirio di onnipotenza brucia le prove a discapito dell’imputato Santenocito ( Gassman), lasciandosi cullare da un popolo che pensa, nel film e simbolicamente, alla partita delle Roma non certo al dramma del Paese.

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