Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 21 novembre 2014

SCIASCIA, IL PCI, L’ANTIMAFIA DEI COLLUSI CON LA MAFIA Leonardo Sciascia nacque l'8 gennaio del 1921 a Racalmuto, in provincia di Agrigento,. Pasquale, il padre è impiegato presso una delle tante miniere di zolfo siciliane e la storia dello scrittore si dipana fra le zolfatare dove hanno lavorato il nonno e il padre. Ieri cadeva un quarto di secolo dalla sua morte avvenuta il 20 novembre 1989 e, fatta eccezione per il Corriere della Sera, nessun altro giornale ne ha parlato. Per forza, perché Sciascia è stato uno scrittore troppo importante ma anche troppo spinoso e scomodo, sia per il pensiero politico dominante che per la masnada dell’ “ antimafia di professione” e dunque per tutta la sinistra comunista per essere ricordato, rimpianto, incensato sulle terze pagine delle loro “ veline educative di regime”. Insegnante di scuola elementare, incarnava il prototipo del “ maestro elementare” ma fu sopra tutto uno spirito libero, laico, anticonformista fino alla dissacrazione . Leonardo Sciascia è stato – insieme forse al solo Pasolini, seppure con idee e contenuti completamente diversi – uno dei pochissimi ma più fulgidi esempi di intellettuale italiano non “al servizio” Non c’è nessun disprezzo nel mio “ a servizio”, perché “servire” non è affatto sinonimo di “servile”. Ma voglio riaffermare una verità storica che viene troppo spesso nascosta, messa sotto il tappeto: tra i famosi “intellettuali organici” ai partiti (o alla Chiesa, intendiamoci) e gli intellettuali come Sciascia e Pasolini , c’è un abisso. Una società moderna , colta, viva, intelligente se non è scudisciata , incitata, sospinta dalle critiche, dalle bordate, dalle legnate, dalle frustate di intellettuali liberi, autonomi, irrispettosi del potere e dei dogmi , come appunto sono stati solo Sciascia e Pasolini nello scorso secolo corre il rischio – per l’Italia il baratro è ormai ad un passo – di afflosciarsi, di appassire , di trasformare un popolo di individui pensanti in una massa irreggimentata e prone al potere dominante . La sinistra non parla di Sciascia perché, al contrario con quanto accadde con due altri grandi nemici del Pci ( non per niente due siciliani doc ), Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i quali , grazie alla complicità del Sindaco di Palermo Orlando Cascio, a quella del tele tribuno Santoro ed a quella dei killer last minute della mafia siciliana, furono semplicemente “eliminato”, fatti fuori , zittiti o per sempre ( consentendo così ai suoi assassini, i veri fondatori dell ‘ “ antimafia professionale”, di spacciarsi, senza alcun contraddittorio , da suoi fedeli amici), Sciascia è morto nel suo letto, non per mano mafiosa. Ha parlato, ha scritto. Ha fatto sapere la verità, ha svergognato il Pci. Ne dicono di balle i signori di sinistra su Sciascia , dicono che era “ comunista” perché alle elezioni comunali di Palermo nel giugno del 1975 si candidò , ma come “indipendente” , nelle liste del Pci, stracciando, nei consensi ottenuti, persino Renato Guttuso. Ma dal Pci però fuggì precipitosamente, non appena s’avvide che il suo segretario siciliano, Occhetto, stava trattando e tramando accordi criminali e proprio con Salvo Lima per governare alcuni comuni siciliani insieme alla mafia per poi dimettersi definitivamente dal Pci nel 1977 per la sua profonda e motivata contrarietà al “ compromesso storico” di Berlinguer e Moro. Il suo rifiuto per certe forme di estremismo tipiche del Pci di Berlinguer lo portano infatti a scontri molto duri con la dirigenza del Pci. Così, già alle elezioni politiche del giugno del ’79, Sciascia contribuì all’enorme successo dei Radicali italiani Oggi non c’è nessuna figura paragonabile a Sciascia e l’attuale “sistema di potere politico” e l’accolita “ dell’antimafia professionale” , tutta gente profondamente comunista per nascita e cultura , è tutta presa ed intenta nell’ inculcare nelle teste della massa fidelizzata verità contraffatte , fatti manipolati, esercizi di copia e incolla di stampo travagliesco, dogmi sciolti ed a pacchetti , etica da strapazzo, moralismo da sacrestia alla parroco di campagna e prodezze intellettuali del genere, mentre i loro “ grandi intellettuali”, tipo l’esimio Prof. Cacciari o “l’uomo che sussurra al Papa” Scalfari, non hanno altro di più importante ,dignitoso e qualificante da fare se non mettersi a litigare in televisione, come erinni , con la Santanché o con Salvini. Questa è una Italia da suicidio. Quando persino un sacerdote , anzi addirittura una persona che dovrebbe possedere una qual certa cultura, perché si tratta di un arcivescovo di Santa Romana Chiesa, crede di “miracol in terra mostrare” disprezzando ed additando al pubblico ludibrio un giovane, tale Michele Graviano, negandogli la prima comunione con gli altri ragazzi, vuol dire che il dominio mentale ed assoluto ed incontrastato, ormai imposto anche alle tonache, dalla banda dell’ “ ’antimafia professionale” è soffocante, ha espulso ogni refolo e soffio di libertà di pensiero : ti devi sottomettere al suo Magistero oppure sei subalterno alla mafia. Michele è solo uno dei figli dei Graviano, imputati di mafia. Ma come si può negare la comunione ad un giovane solo perché figlio di un mafioso? Ma che razza di Chiesa di Cristo , che razza di civiltà è questa? Da quando le colpe dei padri ricadono sui figli? La principale ragione per cui in Italia è letteralmente impossibile eliminare la mafia è proprio il dilagante dominio , la sempre crescente tracimazione nella società così detta civile italiana di questa maledetta , ignobile, incivile, mafiosa antimafia professionale. Perché la masnada, servile al potere attuale, per arrogarsi una sorta di manichea esclusiva della lotta alla mafia , di fatto “ protegge e difende” la mafia stessa, bloccando la strada verso qualunque altra idea moderna di antimafia. Storie vecchie, comprovate emblematicamente dalla famosa indagine di Falcone e Borsellino e dei Ros sul dossier “ mafia e appalti”, che fu sabotata dall’antimafia militante ed archiviata non appena Borsellino era stato trucidato. La mafia, oggi, è serena: non ammazza più nessuno dal 1994, si sente protetta, sicura, coccolata. Il sistema politico dominante le ha assicurato una serena vecchiaia, ricca, tutta traffico di droga, tutta pizzi e tutta proficua speculazione sull’immigrazione clandestina che lo stesso sistema dominante agevola e favorisce perché ne vorrebbe trarre vantaggi di consenso. Oggi la mafia è serena, addirittura anche felice di avere “ dirimpetto” questo simulacro di antimafia e non più gente tosta come Mori o come Falcone o come Borsellino. Ma essere complici della mafia è pericoloso. Si vedrà! L’ antimafia dei Borsellino brother , delle Falcone sisters non esiste perché oggi esiste solo un “ vero e proprio professionismo ben pagato” dell’antimafia. Guardatevi intorno e troverete molti esempi.

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