Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 24 novembre 2014

VOTAZIONE E VERO PROBLEMA La questione che ci si dovrebbe porre – se si ragionasse nell’interesse del Paese e non in quello delle botteghe politiche - è : ormai vota meno della metà degli aventi diritto. E che “ razza di democrazia” è questa nella quale governa una fazione , p.e.,del dieci per cento degli elettori ? Ebbene ecco un altro fallimento annunciato della costituzione più bella del mondo. Fallimento annunciato perché la carta fu scritta – e ben sappiamo in quali terribili anni – dai “partiti politici” che hanno trovato un “accordo” ( o “ trattativa, Travaglio?) stabilendo regole costituzionali a proprio esclusivo vantaggio ed a totale discredito della democraticità effettiva del Paese. Volendo essere crudele, è stato come mettere Dracula a guardia della banca del sangue. La prova? Il tema della “ doverosità” del voto fu dibattuta in Assemblea costituente, dove si fronteggiarono le posizioni di coloro che volevano qualificare l'esercizio del voto “ dovere giuridico” e di coloro che invece volevano qualificarlo solo” dovere morale “(oltre che “ diritto di libertà”. La soluzione di compromesso portò alla qualificazione dell'esercizio del voto come “dovere civico” Ciò permise di irrogare sanzioni all'elettore astenuto: egli doveva darne giustificazione al sindaco entro un termine; quest'ultimo stilava poi l'elenco degli astenuti, che restava esposto per un mese nell'albo comunale; inoltre, la frase «non ha votato» veniva iscritta per la durata di cinque nei certificati di buona condotta degli elettori astenuti senza giustificato motivo.. Benché si trattasse di sanzioni eminentemente simboliche, ciò ha contribuito a diffondere il senso di dovere civico del voto e a mantenere lungamente elevata la partecipazione alle elezioni in una democrazia giovane come quella italiana Ma la norma, che nella sua prima applicazione aveva contribuito a rendere numericamente accettabile la partecipazione al voto, è stata poi progressivamente disapplicata, finché la riforma elettorale del 1993 ha eliminato del tutto ogni riferimento all'obbligatorietà del voto. L' astensione, essendo a suo modo espressione di scelta politica, si deve pertanto considerare del tutto lecita, come contenuto negativo del diritto di voto che quindi comprende anche il diritto di non voto. Inoltre la libertà del voto consiste anzitutto nel divieto di coartare la volontà dell'elettore con mezzi illeciti (è ammessa soltanto la persuasione). Il tentativo di coartare il voto costituisce reato. Questo percorso è inappuntabile sotto un profilo diciamo “ eminentemente intellettuale” , ma è stato calato, d’autorità, sulla testa di un popolo che dal punto di vista della “ partecipazione politica” non è stato mai indotto ad usare “il ragionamento”, il raziocinio, a pensare per il bene del proprio paese, ma al quale è stato invece inculcato – e proprio dai partiti che hanno scritto la carta - il “ senso di appartenenza”ad una fazione politica, addirittura il principio “ razzista” che far parte di una certa fazione politica significasse autonomamente “ essere persone antropologicamente superiori” a chi facesse parte di altre fazioni politiche, e – non dimentichiamolo – addirittura – ma pensa un po che razza di imbroglioni- la “ disciplina di partito” che è la negazione assoluta di tutti i roboanti principi strombazzati dalla Carta. Mai un tentativo di rimediare, mai un seppur velleitario lenimento a questa disastrosa deriva verso una plutocrazia inevitabile, nessuno vi ha mai pensato e nemmeno provveduto. Ecco: i partiti politici – chi molto di più sia chiaro rispetto ad altri partiti politici – hanno usato i soliti “ specchietti per le allodole”: quale parlare di “ libertà”( e riempirsene la bocca e il portafoglio ), solo per ingannare il popolo italiano e per tramutarlo, con la complicità della Costituzione, in un popolo di sudditi e di faziosi. E per instaurare così sull’Italia il loro incontrastato dominio. Così mentre Obama , negli Usa, usa i suoi “ executive order” non ostante abbia perduto la maggioranza sia alla Camera che al Senato, in Italia dal novembre del 2011 siamo entrati nella fase della “ monarchia ”, forma ammessa dalla costituzione più bella del mondo ( per i partiti politici, non certo per il popolo) , con Monti, e poi Letta che hanno governato senza mandato popolare, “unti” da Napolitano, cioè da un non eletto dal popolo ma “scelto” dai segretari dei partiti politici. E davanti ad un cotanto scempio, sarebbe Grillo la panacea ?

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