Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 5 dicembre 2014

ALEMANNO E POLETTI, MA DOVE VIVONO COSTORO? Ieri sera, nella trasmissione di RAI2 “Virus”, Gianni Alemanno ha detto che la cena era per festeggiare il pagamento a favore delle cooperative rosse di un loro credito verso il comune di Roma , ma effettuato con un “ pro – soluto”. Così, con una “ nonchalance” da sbigottire. Non credevo alle mie orecchie, perché , al di là delle chiacchiere, con quel latinorum si vuole indicare quanto stabilito dall’art. 1267 c.c. e cioè che il Comune di Roma abbia “ garantito” ( prestato fidejussioni, garanzie di liquidità, insomma sopportato oneri – per interessi e spese –) “la certezza e la validità “ di un credito che le cooperative di Poletti vantavano nei confronti del Campidoglio della Giunta Alemanno. Pur non essendosi spinto fino a garantirne anche il pagamento ( pro – solvendo ) , mi sfugge il motivo per il quale il Comune di Roma abbia tenuto un simile comportamento di acquiescenza , diciamo pure servile e clientelare, solo nei confronti della sola cooperativa di Poletti, arrivando persino a sopportare un peso economico ( per garanzie ed interessi a favore della “ parte cessionaria”, quasi sempre una Banca ) la quale avrebbe così liquidato alle cooperative di Poletti tutti il suo credito ma caricando gli oneri finanziari sul cessionario. E la par conditio creditorum, Alemanno? Che facciamo? Non la rispettiamo perché il Campidoglio è ente pubblico e dunque asseritamente non obbligato a rispettare un obbligo che il codice civile impone agli operatori economici? E da quando “ favorire” alcuni fornitori rispetto a tutti gli altri è una pratica giuridicamente legale e politicamente opportuna ? Ovviamente identico discorso, mutatis mutandis, va imputato anche al Ministro Poletti: che brinda , in quella cena, all’avvenuto incasso del netto ricavo da parte della sua cooperativa, ma ben sapendo essere quell’incasso il frutto di un vero e proprio reato penale . Anzi Poletti, notoriamente nato e cresciuto nelle cooperative e dunque smaliziato nell’amministrazione finanziaria , assume , nei confronti di Alemanno, uno spessore di colpevolezza infinitamente maggiore rispetto a quella di un subornato Alemanno, al quale pare del tutto naturale – bontà o ingenuità sua - privilegiare un fornitore a scapito di tutti gli altri e regalargli anche un ulteriore costo certo non previsto in nessun contratto. Perché avere indotto in errore un amministratore, fino al punto di fargli infrangere il tabù della “ par conditio”, per ricavarne utilità, per sé o per enti ad esso riferibili , di vario genere, integra un reato penale ben preciso e ben noto a tutti che spazia dalla truffa fino alla concussione per induzione. Virus, preso nella morsa del dibattito fra Alemanno ed il Direttore de “ Il Messaggero” di Roma, non ha posto nella giusta evidenza un altro gravissimo problema che comunque questa inchiesta , spettacolare che sia , che crolli o meno davanti all’esigenza delle prove da mettere al posto dei troppi “ si dice” e delle incredibili millanterie ascoltate e profferite da possibili fanfaroni, ha scoperto una piaga maleodorante davanti alla quale vorrei chiedere oggi come si sentono le tante animucce belle e sante, così democratiche e sensibili alle esigenze popolari, da fare il tifo sa stadio a favore delle preferenze nelle votazioni politiche? Come vi sentite fanfaroni politici davanti allo scempio che proprio sulla preferenze sta distruggendo il P.D.? I soliti fanfaroni, i soliti italiani brava gente.

Nessun commento:

Posta un commento