Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 28 dicembre 2014

IL PROGETTO COMUNISTA DI VIOLANTE PER DESTABILIZZARE IL SISTEMA POLITICO DOMINANTE DEGLI ANNI NOVANTA PARTE PRIMA Il discorso sull’On Luciano Violante non può finire solo con il ricordo delle sue “gesta”, no, perché l’On Violante, in concorso con Occhetto, D’Alema, Natta, Napolitano ed altri è stato la vera e propria guida del Pci negli anni immediatamente precedenti e successivi al crollo del sistema comunista sovietico e dunque la sua “ azione giudiziaria” e politica deve ancora essere meglio definita e chiarita. Come mai , premessa necessaria da chiarire, un Pci, che in quegli anni avrebbe dovuto essere seppellito dalle macerie politiche del crollo del muro, invece nel 1991 fu in grado, grazie proprio all’opera di Violante, di ottenere una serie impressionante di successi? Dai Governi Andreotti “la legge Vassalli, una riforma del codice di procedura penale che ha di fatto regalato ai “suoi magistrati politicizzati” un arbitrio ed un potere di vita e di morte sulla “politica” e sul popolo impensabili in un regime veramente democratico, la nomina a Presidente della Commissione Antimafia dello stesso Luciano Violante, la Presidenza con Ugo Pecchioli del Comitato dei servizi segreti, mentre a Palermo una congiura di palazzo - fomentata da sette magistrati tutti iscritti alla corrente di Magistratura Democratica, praticamente al Pci - costringeva il Procuratore Capo Pietro Giammanco, peraltro compromesso con Salvo Lima, alla dimissioni lasciando il posto di comando della Procura dei Veleni al “Sancho Panza” in toga dell’On Luciano Violante e cioè a Gian Carlo Caselli. Tutti comunisti, tutti ai posti giusti, non ostante il crollo del sistema e dell’ideologia comunista. Come mai? E Violante si permetteva pure di imporre all’intera Commissione Antimafia ( peraltro composta da personaggi ricattati ed intimiditi dalla Magistratura politicizzata) non solo l’interrogatorio di quattro pentiti di mafia ( uno era , guarda caso, Tommaso Buscetta), ma sopra tutto che spettasse solo al Presidente – cioè a lui – porre domande agli interrogati. Come mai, chiedo? True Stalin’s style, rispondo. La Dc ed il Psi di Craxi si prostrarono alle intimidazioni ed ai ricatti di Violante, il quale rispedisce Buscetta in Brasile ( “ vado a riordinare i miei ricordi” dirà Don Tommasino alla partenza dopo l’interrogatorio di Violante), convince Paolo Cabras ( Dc di sinistra) vice presidente della sua Commissione, convince Claudio Martelli un Ministro del Psi, convince il vice presidente del Csm Giovanni Galloni ( sempre sinistra Dc) e, con una vera e propria “ovazione da ola”,et voilà Caselli, comunista “ duro e puro” , proprio alla Violante, diventa Capo della Procura di Palermo. Evento ridicolmente omaggiato , con un biglietto di congratulazioni, niente di meno che da un delinquente – ma “ un pentito ed indottrinato a dovere” - come Don Masino Buscetta. Il 17 dicembre del ’92 la Procura di Palermo ed i suoi magistrati schierati tutti con Violante e con Magistratura democratica hanno un nuovo capo: Gian Carlo Caselli, che inizierà il suo compito proprio il 15 gennaio ’93, il giorno della cattura di Riina da parte dei Ros di Mario Mori. In questo clima di generale prostrazione alle intimidazioni ed ai ricatti della debordante magistratura comunista , Violante impone alla Commissione Antimafia la delibera trappola – nessuno ha il coraggio di opporsi – che recita “ Risultano certi alla Commissione i collegamenti di Salvo Lima con uomini di Cosa Nostra. Egli era il massimo esponente in Sicilia della corrente democristiana che fa capo a Giulio Andreotti”. I fatti successivi e i due processi ad Andreotti dimostreranno che Violante millantava e diffamava ( questa , preciso, non è una difesa di Andreotti, sia ben chiaro) , ma la “ vigna dei coglioni”, cioè l’Italia, era stata per un cinquantennio ben arata e concimata per produrne, di gabbasisi, in quantità stratosferica. E dunque il 6 aprile ’93 , mentre a San Macuto Violante fa approvare all’unanimità dalla commissione antimafia ( si trattava della “commissione degli intimiditi e dei ricattati”) quel documento, il Dr Gian Carlo Caselli spicca il volo ( di stato ) verso la Florida per portare a Don Masino Buscetta, colà immerso nei suoi ozi dorati per riordinare i suoi ricordi, il “ contratto da pentito di mafia” ed un bel mucchio di nostri soldi. Don Masino firma il contratto, conta i bigliettoni, intasca il malloppo e “ Oggi posso dire con certezza che il referente politico nazionale cui Salvo Lima si rivolgeva per le questioni di interesse di Cosa Nostra che dovevano essere risolte a Roma, era Giulio Andreotti” la sua dichiarazione alla stampa. La vigna dei coglioni, l’Italia che segue “L’Espresso”, “Repubblica” , “ Il Corriere della Sera”, “L’Unità”, “La Stampa”, “Il Piccolo” , Rai3 è percorsa da un fremito. Sembra un fremito di indignazione, ma è solo “pura coglioneria”. La Dc si rifiutò di combattere, fatta eccezione per Cossiga, si arrese, condotta alla resa ignominiosa dal suo becchino, Mino Martinazzoli, specialista in sepolture politiche ed umane. Senza nemmeno lottare e combattere. Il terrore del “ complice di quaranta anni di misfatti”, cioè del Pci di Violante , che usa la delazione per incriminare e per delegittimare il tremebondo correo, spinge la Dc di Martinazzoli “ cuor di leone” a riservare ad Andreotti lo stesso ignobile trattamento che aveva riservato a Craxi: abbandonarli al loro destino. Abbandonando Craxi al suo destino significava per la Dc non solo sperare di accontentare, implorandone la clemenza , le Procure, ma anche e sopra tutto eliminare un avversario politico ingombrante. La Dc, abbandonando Andreotti alla fucilazione giudiziaria , un plotone guidato da Violante con Caselli - come fuciliere scelto – Scarpinato, Lo Forte ( per la Procura di Palermo) e da Franco Cardella ( per quella di Perugia, per l’omicidio di Mino Pecorelli), si illuse di poter salvare il salvabile. Non tutti i democristiani si prostrarono, Mario Segni , per esempio, scappò via dalla Dc, indignato e Francesco Cossiga condusse una lotta impari e solitaria, mentre la Dc di sinistra era già saltata sul carro del presunto vincitore, ormai asservita al Pci di Violante. Non fu dunque un caso che Cossiga (Presidente della Repubblica dal 1985 all’aprile del ’92) provvide a nominare “ senatore a vita” il 1° giugno del ’91 Andreotti, per fargli almeno usufruire di una parziale tutela. Mentre Violante e Caselli e le Procure di Palermo e di Perugia cercavano di seppellire alla svelta, previa loro criminalizzazione con uso di pentiti a pagamento manovrati da magistrati politicizzati sia Andreotti che la Dc, per seppellire insieme a loro anche tutte le identiche responsabilità del loro partito politico, si accese un barlume di dignità in due democristiani. Erano Gerardo Bianco ( oggi ancora in Parlamento,in qualche cespuglietto politico ) e Gabriele De Rosa ( uno storico napoletano, deceduto nel 2009), i quali il 3 aprile del ’93 presentarono alla Procura di Roma una denuncia nella quale asserivano l’esistenza di una “ cospirazione” contro la Dc e contro i vertici dello Stato da parte di settori della mafia e di ignoti burattinai “. Occorre a questo punto precisare che la “ nuova mafia corleonese” non era una banda che si poteva “controllare”, che si poteva irretire, che si poteva “addomesticare” magari minacciandola con sanzioni e restrizioni varie . La banda dei corleonesi , così ben strutturata ( oltre la cupola , il settore militare agli ordini dei fratelli Graviano, poi quello finanziario, ecc) aveva assunto, con l’uso della violenza stragista, un ragguardevole potere intimidatorio e, sopra tutto, aveva in mano potenti armi di ricatto e di intimidazione non solo verso la Dc ( referente Lima) ma anche verso lo stesso Pci di Violante ( referente Antonino Fontana e prima il Senatore Ludovico Corrao, ucciso dal suo amante ragazzino nel 2010 a Gibellina) per tutti i governi locali ( Villabate, Ficarazzi, Baucina, ecc) nei quali la mafia aveva spartito, in Sicilia, potere ed appalti con il Pci. Era dunque nell’ordine delle cose che il nuovo nucleo mafioso dominante pensasse, magari illudendosi, di poter destabilizzare a proprio favore ogni possibile equilibrio politico istituzionale, nella consapevolezza di avere nelle proprie mani due potenti e temuti grimaldelli per destabilizzare l’Italia intera e tutta la classe politica ed istituzionale : da un lato la minaccia di uno spietato e crudele stragismo ( certificato dai fatti appena trascorsi ) e dall’altro l’uso, assolutamente devastante per ogni istituzione e partito politico, di una massa di “ pentiti e di dissociati di mafia”, tutti telecomandati e teleguidati verso uno scopo stabilito dalla cupola ( ai quali personaggi la mafia corleonese assicurava persino il mantenimento della famiglia durante la detenzione ), il tutto agevolato dalla legislazione premiale che proprio Violante e la magistratura politicizzata avevano fatto edificare. Ebbene questa è la mia domanda : questa possibile strategia mafiosa, questo suo vero e proprio “delirio di onnipotenza” poteva “sposarsi”, poteva aderire, come un guanto aderisce ad una mano e cioè alla perfezione, con il progetto comunista di Violante di destabilizzare il sistema politico dominante e cioè l’egemonia democristiana e socialista utilizzando, come era nelle sue intenzioni , come grimaldello sia l’arma dei pentiti e dissociati – etero diretti - quanto la “ la condanna giudiziaria per asserita collusione con la mafia della sola Dc”? Che la mafia corleonese abbia “usato”, anzi “ ricattato” il Pci e Violante per strappare proprie posizioni di potere e di garanzia di “quieta convivenza ” è comprovato da un episodio molto significativo. Tanto significativo da essere stato “ silenziato”, “imbavagliato”, “ celato quanto più possibile” dalla solita stampa ed informazione . A sparare dritto sul bersaglio grosso, a sbrigare il lavoro sporco, come al solito ci deve pensare “ u verru”, il maiale , il killer della mafia corleonese, proprio lui, Giovanni Brusca . Ma non lo fa “ in tempi contestuali al fatto” ( che risale al dicembre del 1991 quando ancora dovevano essere ammazzati Lima, Falcone, Borsellino, quando ancora non erano stati avviati gli interrogatori di Buscetta, quando ancora Violante non era Presidente della Commissione antimafia, quando ancora Caselli non era Capo della Procura di Palermo, quando ancora Andreotti guidava i suoi ultimi due governi, quando ancora era Cossiga il Presidente della Repubblica . Il lettore capirà il perché di queste annotazioni solo leggendo le successive mie conclusioni )cioè “ durante “ gli anni di piombo , perché nel 91/92/93 lo stragismo mafioso aderiva, come un guanto aderisce alla sua mano, cioè alla perfezione, con il progetto del Pci e di Violante di destabilizzare il sistema politico segnato dall’egemonia dominante della Dc e del Psi. Ma una volta arrestato, nel maggio del 1996, davanti alla proposta di diventare “un pentito di mafia”, Brusca tentenna. La proposta della Magistratura a Brusca viene tenuta segreta per qualche tempo. Il “fattaccio” aveva visto protagonisti sia Giovanni Brusca che Luciano Violante , era avvenuto la sera del 21 o del 22 dicembre del lontano 1991 all’aeroporto di Punta Raisi, quando Giovanni Brusca e Luciano Violante fecero il volo Palermo – Roma sullo stesso aereo dell’Alitalia. Nella mafia le decisioni vengono prese sempre dalla cupola, mai da un Brusca. Perché la mafia non sfruttò subito quella coincidenza ? Perché Brusca però si conservò gelosamente quel biglietto aereo? Che motivo aveva per conservarlo tanto accuratamente? Perché Riina ( che era ancora latitante) e Provenzano, la cupola della mafia corleonese insomma non cercò di sfruttare subito , manipolandolo e mascariandolo, quell’episodio usandolo subito – ed invece lo fece solo molto più tardi, appunto nel 1996 - come una clava contro il Pci e Violante che pure stavano usando i suoi dissociati ed i suoi pentiti come un ariete per abbattere il potere politico dominate della Dc e del Psi? Possibile e credibile che la mafia abbia avuto “ rispetto” per il Pci e per Violante , tanto da non minacciarli subito con quell’episodio? Nessuno può credere a questa fandonia, perché la mafia è la mafia non una riunione di condominio . Tutto va a posto invece e la mafia torna al suo ruolo di mafia, sempre crudele e spietata, solo se si ipotizza ( sto infatti solo “asserendo” una tesi, non affermando una pretesa verità) che la mafia avesse tratto il massimo del profitto ritraibile dall’accordo con il Pci e con Violante per assecondarne, con il suo crudele e cinico stragismo , il progetto destabilizzante. Quale fu dunque il prezzo che il Pci e Violante garantirono alla mafia corleonese come corrispettivo per il suo contributo stragista al progetto comunista di destabilizzazione politica il cui “immediato incasso” non spinse la mafia ad utilizzare l’episodio Brusca – Violante già dal suo verificarsi e cioè dallo stesso 1991 ? Gli “ indizi” sono molteplici ed anche tutti “ certi, precisi e concordanti”. Ne elenco solo i principali. Gli ultimi due Governi Andreotti avevano presentato in Parlamento misure drastiche per rimandare in galera una trentina di boss mafiosi che erano stati scarcerati per “ decorrenza dei termini di custodia cautelare” , fra essi anche il famigerato “Papa” Greco. Il Pci votò caparbiamente “ contro” quei provvedimenti, trincerandosi dietro l’alibi di un sua caparbia ed ottusa opposizione al suo acerrimo nemico , il Psi, che era al Governo. Una scusa controproducente perché esponeva il Pci alla facile critica di essere sordo agli interessi della legalità del Paese solo per il suo odio viscerale contro il socialismo. No, troppo ridicola, come scusante. C’era ancora in ballo, a dicembre del ’91, la sentenza definitiva della Cassazione sul maxi processo di Palermo contro i principali boss della mafia corleonese ( sentenza del 30 gennaio ’92). Ma dal momento che, come sostengono molti , la mafia era abituata a procacciarsi impunità ed affari per via politica , perché mai limitare questa possibilità al solo Salvo Lima ed alla sola Dc andreottiana, quando, in tutta la passata storia della mafia il Pci ed il suo sistema delle cooperative rosse quanto meno alla pari con la Dc colludevano con la mafia per spartirsi appalti e potere nei Comuni siciliani a partire da quelli di Villabate, di Ficarazzi , di Partinico , di Baucina , ecc ? E non era forse in quell’ anno ’91 ancora in corso presso il Tribunale di Palermo il processo proprio al “boss” delle cooperative rosse siciliane, quel tale Antonino Fontana ( che la Cassazione condannerà definitivamente ad una ventina di anni di galera solo nel 2010, avendo buona cura di farne passare del tempo sotto i ponti onde far evaporare ogni ricordo) , contro i cui ” intrallazzi con la mafia” il povero Pio La Torre aveva presentato continue e ripetute denuncie alla direzione regionale del Pci ( Segretario Occhetto) ed anche a Botteghe Oscure di Roma ( regnante Enrico Berlinguer) senza riceverne alcuna risposta, se non i colpi di lupara mafiosa che lo uccisero ed i cui “ veri mandanti politici ” non sono mai stati scoperti ? E’ davvero credibile che un mafia tanto efferata e crudele come quella corleonese fosse, nel ’91, nel pieno del suo delirio di onnipotenza , invece così compìta , così giudiziosa , così rispettosa di un “ suo complice” – tra l’altro così facilmente ricattabile ed intimidibile come il Pci e Violante - da astenersi dal ricattarlo, dal mettergli le mani alla gola con l’uso di un evento che , pur manipolato, avrebbe potuto screditarlo in modo irreparabile, se non fosse stata, essa mafia corleonese, abbondantemente soddisfatta dalla ricompensa garantitale dal Pci e da Violante ? Mi riallaccio al primo indizio, perché a dicembre del ’91 era ancora in vita l’On Salvo Lima, ma erano già state emesse ben due sentenze di condanna al maxi processo di Palermo ed i boss mafiosi non avevano altra “ via di scampo” in cui sperare per evitare l’ergastolo che la decisione, tanto attesa, della Cassazione che sarebbe avvenuta di lì a poco tempo, alla fine di gennaio 92, praticamente solo un mese dopo il viaggio Palermo – Roma fatto insieme da Violante e da Brusca a Natale del ’91. Molti sostengono che la mafia corleonese contasse sulla omertà dell’ On. Salvo Lima – a sua volta rappresentante in Sicilia della Dc andreottiana - per “ sistemare a dovere” le sentenze. E che lo uccise , il 12 marzo del ’92, proprio per vendicarsi della sentenza definitiva della Cassazione di fine gennaio del ’92 che condannava all’ergastolo i boss mafiosi. Ma è credibile che una mafia così potente, avveduta, crudele e sanguinaria come quella corleonese, si fidasse ancora ciecamente del solo On Lima e della Dc andreottiana nel dicembre del 1991 non ostante avesse dovuto già ingoiare ben due condanne al maxi processo ( era la prima volta nella storia d’Italia) e non ostante che, dal 1989 in poi , il 6° e poi successivamente il 7° Governo Andreotti ( praticamente Andreotti col in Psi ed il pentapartito governarono l’Italia ininterrottamente dal Luglio del 1989 fino alla fine del mese di Aprile del 1992 ) avessero deciso di ricorrere a procedure ed a mezzi eccezionali per ostacolarla ? Perché era già dal settembre del 1989 che con il decreto legge Andreotti – Vassalli che si allungava il periodo di carcerazione preventiva agli imputati di associazione mafiosa, per riportare in galera , da dove erano usciti per decorrenza dei termini di custodia cautelare, una trentina di boss mafiosi fra cui il famigerato “Papa Michele Greco”. Perché il Pci e Violante si batterono “ contro” quei provvedimenti?

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