Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 25 dicembre 2014

PER CHI VOLESSE VIOLANTE AL QUIRINALE Sentendo fare il nome di Violante per il Quirinale, dove secondo la Costituzione “ più bella del mondo” dovrebbe sedere solo un personaggio che offra garanzia assoluta di imparzialità politica come principale sua caratteristica, provo la stessa sensazione di quando nominarono Dracula come “ custode notturno ” della Banca del sangue. Tutto il suo lungo passato politico lo crocefigge al suo ruolo di ultrà giustizialista, portatore di una visione manichea e ideologica che ha inoculato massicce dosi di veleno nella storia della nostra Repubblica. Per Cossiga, che conosceva misteri e miserie dell’Italia,da Presidente della Repubblica ( non da politico) nel ’90 , ritenendo l’imminente crollo del regime comunista sovietico foriero in Italia di una fatale “ riappacificazione” fra la “fazione” comunista e quella che le si era sempre opposta, dopo la famosa “ cena del pesce” al Quirinale( quando Violante si rifiutò di stringere la mano di Sogno per sancire quella pacificazione ), Violante era niente altro che un “ piccolo Vishinsky”, alludendo con disprezzo al magistrato freddo e feroce, un boia esecutore delle purghe staliniane del ’34. Consapevole dei misfatti commessi e della deriva forcaiola e da “ stato di polizia” cui aveva condotto l’Italia con la sua faziosità , solo recentemente, in tarda età, Violante ha cercato di slegare il suo nome dal marasma dell’antipolitica e del forcaiolismo pretesco e curiale che sta soffocando il paese : e siccome nella sinistra ci metti un giorno a diventare “ eroe” ma basta un semplice “sospetto” per diventare “colpevole”, ecco che Violante , a forza di “ distinguo” ( per una sua auto riabilitazione ) è stato impallinato dalla sua stessa sinistra come Presidente della Corte Costituzionale perché gli Epifani, Zanda, D’Alema, Bersani, Cuperlo, Fassina, Bindi, Civati , ecc. non gli hanno perdonato le posizioni assunte sull’ applicazione retroattiva della elegge Severino a Berlusconi. Proprio negli anni in cui Violante e Caselli accusarono Andreotti di collusioni mafiose in Sicilia, era proprio il Pci nazionale e siciliano che costruiva governi locali siciliani proprio con la mafia di Salvo Lima . Fu per nascondere le responsabilità del Pci che Violante, col suo Sancho Panza Gian Carlo Caselli, inscenarono a Palermo il processo Andreotti ,costruito alla scopo di destabilizzare l’opinione pubblica con una incredibile “asserita” criminalizzazione della Dc “non di sinistra” , accusandola di collusioni mafiose per nascondere gli speculari reati commessi dal Pci . Molti fingono di non ricordare come Andreotti era stato, per questo scopo, “ messo nel mirino” dal forcaiolismo del Pci guidato da Violante e dalla mafia corleonese ( che utilizzò lupare, dinamite e molti pentiti) guidata dal duo Riina e Provenzano. Occorre rammentare che fu proprio il Governo Andreotti a varare “provvedimenti speciali” per riportare in carcere trentanove boss mafiosi ( tra cui il famigerato “papa”, Michele Greco) scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Ed il Pci votò sempre compatto contro quei provvedimenti. Ed il Pci non ha mai spiegato i motivi di quell’irresponsabile dissenso se non come una semplicistica forma di opposizione politica contro il governo dell’odiato Psi di Craxi, scusa peraltro meschina ed ancora più infamante della , sottaciuta ma intuibile, collusione mafiosa. In quegli anni Violante guidò compatto il Pci a testa bassa contro l’odiato Giovanni Falcone del quale Violante ( ed il Pci) si dichiarò “ inconsolabile vedovo” ma solo “ dopo” che compiacenti manine mafiose o avevano “ sistemato per bene” e, sopra tutto, “ per sempre “. La convivenza “civile” con Falcone divenne impossibile per Violante ed il Pci all’esplodere di tre precisi fatti :1. il pentimento di Giuseppe Pellegriti; 2. lo sviluppo che le indagini di Falcone sul riciclaggio del denaro sporco del Pci avevano raggiunto a Mosca; 3. quando “La Rete” di Orlando Cascio e la sinistra comunista iniziarono a sparare direttamente su Falcone . In sintesi. Primo. Nell'agosto del ‘89 cominciò a collaborare con la Giustizia il pentito Giuseppe Pellegriti, che asseriva di poter fornire preziose informazioni sull'omicidio del giornalista Giuseppe Fava e di poter rivelare al P.M. Libero Mancuso fatti inediti sul ruolo del politico Salvo Lima e quindi di Andreotti negli omicidi di Piersanti Mattarella e di Pio La Torre. Violante, già il 19 agosto del 1989 solo sulla base delle “asserzioni” del Pellegriti, quasi fosse dotato di capacità divinatorie, scriveva sulla solita “L’unità” “ Siamo vicini ad una verità pericolosa, che può squarciare il sipario che finora ha nascosto il livello politico della strage di Bologna e gli assassini di Palermo”. Ma Mancuso informò subito Falcone che, dopo due mesi di indagini dalle “asserite rivelazioni” del Pellegriti , lo incriminò per calunnia. Dopo quell'incriminazione, Pellegriti prese atto delle responsabilità che nemmeno la “ legislazione premiale per pentiti e dissociati di mafia ” avrebbe potuto evitargli in caso di “accuse senza riscontri “, cominciò a ritrattare scaricando le sue accuse su altre persone. La schiena dritta di Falcone scatenò la rabbia inconsulta dei ben noti “ professionisti dell’ antimafia” ( dal Pci di Violante alla corrente di Magistratura democratica alla stampa ed alla informazione collusa) che furono costretti dalla decisione di Falcone di rimandare di tre anni il processo ad Andreotti. Ma non era questo il solo ed unico motivo che ineluttabilmente portava alla eliminazione fisica di Giovanni Falcone. V’era anche l’esecuzione , avvenuta grazie alle solite “ compiacenti manine mafiose” a Palermo, nel marzo del ’92, di Salvo Lima. Falcone sapeva troppe cose su Salvo Lima e sulla storia della Sicilia ed aveva già espresso su Lima pareri dissonanti con quelli che Violante asseriva su “L’Unità”. Era così fondato convincimento di Falcone che, essendo Lima un navigato politico siciliano “molto attento a gestire certi equilibri”, Lima non potesse essere scioccamente affiliato alla mafia , ma un “ oculato gestore” degli equilibri locali. In altre e più semplici parole, se Falcone fosse rimasto in vita ( “ dopo il 12 marzo del ‘92”) , solo esponendo le sue conoscenze su come e perché avevano ucciso Salvo Lima, non avrebbe consentito a Violante ed a Caselli di processare Andreotti. Secondo. Tre giorni esatti dopo la morte di Giovanni Falcone, il 26 maggio ’92, il quotidiano moscovita La Nuova Isvestia rende noto che tra la fine di maggio e i primi di giugno di quell’anno Falcone sarebbe dovuto “tornare a Mosca per coordinare le indagini sul trasferimento all'estero dei soldi del Pcus”. La pista dell’”oro di Mosca” nel corso del tempo è stata battuta e poi abbandonata, ma ancora oggi resta fra le più misteriose e suggestive come possibile “causa” o “concausa” della morte di Falcone, ma mai approfondita dalla Magistratura. Secondo la Nuova Isvestia di ventidue anni fa, il magistrato (in quel momento direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia) era stato incaricato di coordinare le indagini su un colossale riciclaggio dei fondi del Pcus in Italia, "su incarico dell' ex presidente della Repubblica italiana, Francesco Cossiga". Il magistrato ucciso, scriveva ancora il giornale russo, "lavorava in coordinazione con la brigata speciale che si occupa della medesima indagine a Mosca". L'Italia, per la Nuova Isvestia, "faceva parte del ristretto numero di Paesi in cui i soldi del disciolto Pcus e dello Stato sovietico scorrevano a fiumi: solo negli anni Settanta, 6 milioni di dollari erano stati trasferiti annualmente dal Politburo come aiuto fraterno". L'Italia non veniva scelta a caso per gli investimenti del partito. Le strutture della mafia molto sviluppate, la posizione di forza dei comunisti siciliano locali, i solidi contatti stabiliti da tempo in Sicilia , tutto ciò prometteva grandi profitti agli investitori del Pcus. Per questo, quando scoppiò la bomba di Capaci, il primo procuratore generale della Federazione russa Valentin Stepankov si era incontrato già due volte con Falcone:, una in Russia, l’altra a Roma, alla fine del 1991. E un terzo incontro era stato appena concordato. E il procuratore generale russo, oggi divenuto avvocato, ha raccontato di avere consegnato a Falcone una notevolissima quantità di documenti, tutti prelevati dagli archivi segreti del Pcus. Il giornale concludeva adombrando l'ipotesi che gli inquirenti russi nel 1992 sospettassero che i miliardi trafugati dal Pcus in Italia potessero essere stati riciclati non solo in imprese legali, ma anche e soprattutto attraverso canali mafiosi. Era vero? Era falso? Falcone e Cossiga, purtroppo, non possono più rispondere a nessuna domanda. Stepankov, forse, potrebbe, ma nessun magistrato italiano ha pensato di chiederglielo. Chissà perché!!!! Terzo. Da ultimo, a maggio del ’90 riesplose, violentissima, la polemica, allorquando Orlando Cascio interviene alla seguitissima trasmissione televisiva di RAI 3 , Samarcanda, dedicata all'omicidio di tale Giovanni Bonsignore, scagliandosi contro Falcone, che, a suo dire, avrebbe "tenuto chiusi nei cassetti" una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti della mafia. Le accuse erano indirizzate anche verso il giudice Roberto Scarpinato oltre al procuratore Pietro Giammanco ritenuto “vicino” ad Andreotti. Santoro e Orlando Cascio “ asserirono ”, in quella trasmissione senza confronto, responsabilità politiche di una fantomatica “ cupola mafiosa” (il cosiddetto "terzo livello"), ma Falcone dissentiva sostanzialmente da queste conclusioni, sostenendo, come sempre, la necessità di “ prove certe” e bollando simili affermazioni come "cinismo politico".Ad Orlando e Santoro dirà: "Questo è un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario che noi rifiutiamo. Se il sindaco di Palermo sa qualcosa, faccia nomi e cognomi, citi i fatti, si assuma le responsabilità di quel che dice. Altrimenti taccia: non è lecito parlare in assenza degli interessati". L’astio del Pci contro Falcone raggiunse punte insopportabili proprio in prossimità della data della sua morte. A Gennaio del ’92, durante una seduta del Csm attivato da una denuncia di Orlando Cascio contro di lui, Falcone dirà “…quanti danni deve ancora fare la politicizzazione della magistratura...l cultura del sospetto non è l’anticamera della verità ma l’anticamera del khomeinismo”! Vengono i brividi se si rilegge quanto scriveva il 12 marzo del ’92, due mesi ed undici giorni prima della strage di Capaci, tale Alessandro Pizzorusso su “L’Unità” “, quando, con l’esplicito assenso del Pci scriveva che “ …Falcone non offre più garanzie di affidabilità e di indipendenza…” Ma guarda che fatica che mi tocca fare!!! Anche fare una specie di difesa della Dc di Andreotti! Ma non si tratta di nessuna “ difesa”, ma solo di ristabilire la realtà sgombrando il campo dalle menzogne e dalle manipolazioni che certi personaggi si illudono di propalare pubblicamente contando sull’ignoranza dei fatti veri. Questa è la mia risposta alle loro menzogne.

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