Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 5 dicembre 2014

REPORT DI DOMENICA SCORSA. UNO SPETTACOLO INDECOROSO DELLA PREMIATA DITTA GABANELLI GRATTERI. Ma veramente un carcerato ci costa 4.000 euro al mese? Ma veramente i carcerati “ rifiutano il lavoro” ? Lo sostiene una certa coppia, la Dr.ssa Gabbanelli di RAI3 “Report” e quel P.M. con isteriche velleità da Torquemada del terzo millennio, al secolo il Dr Nicola Gratteri ,quando a “Report”, di domenica scorsa, ha dato ampia riprova del loro disdicevole vizietto di “ spacciare bugie” per prendere per i fondelli i meno preparati e della sua profonda e meschina disonestà intellettuale. Se facessimo anche noi i conti , per esempio, sui “cardiopatici assistiti “ con la stessa “ follia” con la quale la coppia ha stabilito e spacciato – su una televisione pubblica, non dimentichiamolo – come fosse vero che un carcerato ci costa al mese euro 4.000 ( per starsene mani in mano in cella!) e cioè sommando tutte le spese della sanità cardiologica, tutti gli stipendi dei cardio chirurghi, dei cardiologi e degli infermieri, tutte le spese di manutenzione dei centri operativi specializzati ( ecg, ecocardio, etc.) , dei macchinari necessari, etc. per poi dividerle per il numero dei cardiopatici assistiti , l’infarto verrebbe a noi, davanti ad una cifra spaventosa. Davanti alla quale verrebbe spontaneo esclamare che sarebbe necessario eliminare ogni cura pubblica per i cardiopatici, meglio lasciarli morire. Quando poi la coppia, alla “ Totò e Peppino” o, meglio, alla “Stanlio ed Olio”- o forse sarebbe preferibile il paragone con altra famosa coppia di imbroglioni patentati come “il Gatto e la Volpe” – spaccia come fosse “espressione del corpo mistico della verità” che “ i carcerati rifiutano il lavoro “ , generando, nei soggetti scarsamente informati o del tutto ignoranti circa l’argomento , il solito “ sospetto” del malaffare italiano, facendo intravedere il solito ladrocinio all’italiana, l’ascoltatore – già abbastanza lobotomizzato di suo per sopportare un Report su RAI3 – è bello che “ cucinato” a dovere per trovare ovvia e di bon senso la ricetta della coppia: lavoro obbligatorio per i detenuti. Ma la “ coppia” si guarda bene dal dire sull’argomento, la cosa più importante e cioè che la mancanza di un lavoro non va imputata ai detenuti , ma semmai tutta alla sola magistratura di sorveglianza la quale , dati statistici del Ministero di Giustizia alla mano, di permessi lavorativi ai detenuti ne concede con il contagocce. Sapete come si chiama tutto questi? “ Lavori forzati”, roba da Cayenna, da Siberia comunista, mai usati nemmeno dal fascismo col “ confino” , ma d’uso quotidiano con il nazismo, in quei “campi” nei quali “ il lavoro nobilitava l’uomo”! Così , dopo aver fatto sfoggio di bugie ecco la coppia pavoneggiarsi in tutta la sua indecente disonestà , scatenando una guerra fra miserabili.Una guerra fra i milioni di imprenditori in crisi, impossibilitati ad assumere un lavoratore ( che deve essere pagato, con le dovute tariffe, contributi, illicenziabilità, liquidazione, ecc. ecc.) davanti alla possibilità di sfruttare “ il lavoro forzato del detenuto”. Ecco l’ennesimo tentativo di mettere gli ultimi contro altri ultimi, un divide et impera fondamentale per una mente illiberale e comunista perché permette di evitare i temi davvero importanti facendo focalizzare l’attenzione pubblica su argomenti ( lavori forzati) di sicuro impatto emotivo, ma, a conti fatti, decisamente di retroguardia rispetto ai veri problemi accantonati. Non crediate che gli italiani abbiano una corretta cultura sui temi carcerari, perché ogni volta che si parla di carceri italiane tenute in condizioni «disumane e degradanti» ti rispondono che, con la crisi economica, anche chi sta fuori dalle sbarre non se la passa bene e l’argomento ha scarsa presa su un’opinione pubblica sempre più cinica e individualista. E poi il successo è scontato, lo share s’impenna, se insinui anche il “ sospetto” che i carcerati sono dei nullafacenti che costano 4.000 euro la mese. Ma la pena, scusate, non dovrebbe servire a riabilitare il reo? Il che significa “ ricondurre nella casa della legalità chi ha sbagliato”. Ecco il principio illuminista e liberale che la coppia non arriva a comprendere: che la “ pena” serve solo per lo scopo che ho sopra indicato. E invece la coppia usa “ la pena” come elemento di ghettizzazione del reo, per criminalizzare “ chi sbaglia” ( ovviamente meno che per i loro amici , per i famosi “ compagni che sbagliano”), così da creare fossati che diventeranno invalicabili per una necessaria reintegrazione di chi “ ha pagato” con chi non ha sbagliato. E fare quattrini e ottenere consenso e visibilità speculando poi proprio sui nefasti effetti che le loro idee hanno prodotto. Report c’è stata domenica scorsa. L’hanno vista gli italiani, l’esercito dei cerebrolesi che la seguono. Hanno visto e sentito tutto quello che io sto ora descrivendo . Qualcuno ha forse manifestato qualche forma di indignazione ? Italiani, brava gente!

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