Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 11 dicembre 2014

Su il Garantista” di oggi, Piero Sansonetti , con la sua consueta franchezza e senza alcuna subalternità intellettuale, ci svela coem, oggi, 2014, la Commissione Antimafia agisca e pensi come un Tribunale fascista e pubblica la prima puntata della sua inchiesta sulla Commissione informandoci sulla sua deposizione in Commissione che , da “ deposizione” che supponeva dovesse essere si è tramutata in un vero e proprio interrogatorio, una specie di terzo grado. VI INVITO A LEGGERE IL RESOCONTO Ora bisogna ricordare come la Commissione parlamentare Antimafia, istituita nel 1962 , dal 1983 in poi fino al 1992, fu letteralmente “ dominata” da uomini del Pci, come Alinovi nella IX Legilsatura, come il successore Chiaromonte, nella X Legislatura e , soprattutto, come l’On Luciano Violante , Presidente della Commissione Antimafia nella XI Legislatura. La Presidenza dell’On Violante rappresenta ancora oggi una pietra miliare nella conquista del potere in Italia, con mezzi di stampo staliniano, da parte degli uomini del Pci e dell’On Violante in modo particolare. Fu infatti sotto la sua Presidenza che l’On Violante , suggeritore della strategia del “ rastrellamento giudiziario” degli avversari politici del Pci negli anni fra il 1985 ed il 1994 appunto, impose di condurre “ da solo” l' interrogatorio di Tommaso Buscetta. Vi ricordo che Buscetta era un sottopanza del vero boss della vecchia mafia, parlo di Don Tano Badalamenti. Badalamenti e Buscetta, persa la guerra di mafia con quella “ corleonese “ di Riina e Provenzano, emigrarono, a causa delle condanne di Catanzaro. Ombretta Fumagalli Carulli che fece parte di quella Commissione conferma: "Violante adesso dovrebbe spiegare perche ci prese tutti alla sprovvista. Ci disse che Buscetta sarebbe venuto a deporre a Palazzo San Macuto ma le domande le avrebbe fatte solo lui. Condusse l' interrogatorio con grande abilità , tirò letteralmente fuori dalla bocca di Buscetta alcuni nomi. E io polemizzai pubblicamente per quel modo di fare". Ricorda Alfredo Biondi, allora rappresentante del Pli nell' Antimafia: "Fare il testimone muto fu per me molto frustrante. Come era in suo potere, Violante fece tutte le domande. Condusse l' interrogatorio con gelida efficienza e grande capacità istruttoria". La domenica delle Palme del ' 93 arrivarono due avvisi di garanzia. Uno ad Andreotti per mafia e uno a me per camorra. Il primo era firmato da Caselli, il secondo dal meno noto Paolo Mancuso. Caselli e' amico personale e politico di Violante. Mancuso fu consulente della Commissione antimafia presieduta da Violante. Adesso sono insieme, come numero uno e numero due della direzione delle carceri. Se dovessimo ragionare con la mentalità di certe procure questa sarebbe già una prova di colpevolezza". Un altro postdemocristiano, Agazio Loiero sostiene che "Tangentopoli non sarebbe bastata a uccidere la Dc". La prova? "Alle elezioni del ' 92 il partito uscì indebolito, ma sfiorava ancora il 30 per cento". A dare "il colpo mortale arrivò provvidenziale il processo ad Andreotti, l' uomo simbolo della continuità del potere democristiano". Da qui ad accusare i postcomunisti di aver cavalcato le vicende giudiziarie per sbarazzarsi della Dc e del Psi, i due principali partiti della Prima Repubblica il passo e' breve. Infatti anche il socialista Ottaviano Del Turco, attuale presidente dell' Antimafia, attacca Violante: "Farebbe bene a partecipare a questa discussione, anche lui ha qualche autocritica da fare perché non tutto e' stato limpido nel lavoro della nostra commissione". Buscetta serviva per accusare Andreotti sia di mafia ( Procura di Palermo, guidata dal sodale di Violante, Gian Carlo Caselli) che per l’assassinio di Mino Pecorelli ( Tribunale di Perugia). Badalamenti era stato convinto dal Maresciallo Lombardo, della tenenza dei Carabinieri di Terrasini, ad essere estradato in Italia perché voleva sconfessare Buscetta, che Badalamenti considerava un “ quacquaracquà”. Michele Santoro in collaborazione con Leoluca Orlando Cascio provvidero, durante una trasmissione televisiva, ad informare la “ sanguinaria mafia corleonese, pochi giorni prima della sua partenza per gli Usa accusando il Maresciallo Lombardo di “ collusioni mafiose”. Esponendolo così alle scontate reazioni da parte della mafia corleonese contro la sua famiglia ; onde salvare la vita ai suoi Lombardo si suicidò prima di andare negli Usa. Badalamenti, venuto a sapere del tutto, non volle più collaborare con l’Italia e si è portato nella tomba i suoi segreti. Ma non ostante tutto ciò, Andreotti incassò due assoluzioni: una, completa e totale, da Perugia, sull’omicidio di Pecorelli e l’altra da Palermo, un maxi processo, quello di Violante e di Giancarlo Caselli contro la Dc andreottiana – e dunque non certo subalterna al Pci –dove la asserita ( da Violante e da Caselli) mafiosità di Andreotti non venne riconosciuta da una completa assoluzione per gli anni dal 1980 in avanti, mentre per il periodo precedente al 1980, quel Tribunale escogitò una formula nuova: cioè che Andreotti era assolto perché i reati ascrittigli erano tutti prescritti. E’ un bene per la democrazia italiana che finalmente qualcuno inizi a scavare in questo verminaio della Commissione.

Nessun commento:

Posta un commento