Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 4 marzo 2014

-----------------UCRAINA, COSA FARE ? MAI ACCODARSI.---------------------------------- La questione della Ucraina è vicina, che fare? Da Renzi – Mogherini – Pinotti, sia detto con tutto il rispetto per la buona volontà, non mi posso aspettare autorevolezza internazionale. Comunque le loro prime mosse mi paiono sensate. Richiamare insieme il diritto e la necessità di un dialogo mi pare una premessa doverosa. Senza mettersi , coda fra le gambe, nella scia della Merkel, che è mossa dalla difesa di copiosi interessi tedeschi. Essenziale è evitare la guerra. Vedrò gli sviluppi. E’ una questione seria, tremendamente seria, molto più seria e delicata del caso Gentile o del rinvio a giudizio di Formigoni che, invece, sembrano assorbire invece tutta l’attenzione della solita gazzetta manettara , della rituale sinistra radicale ed alla Vendola. Una crisi simile si sviluppò già nell’agosto del 2008 in Georgia. Allora Putin mosse le truppe per tutelare le popolazioni dell’Ossezia del Sud di stirpe russa, bombardate in risposta alla richiesta di indipendenza. L’azione di violenta repressione era stata decisa dal Presidente Mikheil Saakashvili a sua volta certo del sostegno americano. Le circostanze sono molto diverse, Kiev non ha bombardato Sebastopoli . Ma la tensione e le prospettive di guerra sono le medesime. Allora intervenne con successo la linea diplomatica, sollecitata dal nostro Paese , ad evitare una deflagrazione terribile, mentre i blindati dell’Armata Rossa erano a poche decine di chilometri da Tbilisi. Quell’intervento diplomatico italiano fu decisivo nell’impedire un immane spargimento di sangue e conseguenze gravissime sullo scenario mondiale. Sarà bene che Renzi lo tenga bene a mente , che se lo ricordi anche Giorgio Napolitano e sopra tutto che lo tengano ben presente anche tutti gli italiani, che sono molto trascinati, sedotti , turlupinati, imbrogliati,truffati da una stampa servile a certi poteri lobbistici. Avremo oggi , noi italiani , un credito di autorevolezza su quel tavolo politico medio orientale tale da stabilire con Putin ed a nome del nostro Paese e del desiderio di pace degli italiani, un dialogo costruttivo e risolutivo? E da chi dovremmo avere tale dose di autorevolezza internazionale visto che siamo un Paese dove ormai dal 2011 la democrazia è stata messa nel ripostiglio, fra gli avanzi del robivecchi, del brocante, dove il Presidente della Repubblica rappresenta solo un “ accordo fra partiti che banchettano a spese nostre ” e non rappresenta certo la maggioranza del popolo e dove siamo addirittura al terzo Presidente del Consiglio imposto dalla burocrazia istituzionale invece che dalla volontà popolare? Certo, in Ucraina, la questione del diritto è chiara, in teoria. Non si invade uno Stato sovrano, facendo valere la brutalità della propria forza. Oltretutto c’è un trattato che impegna solennemente la Russia post comunista a non avanzare rivendicazioni territoriali nei confronti di Kiev in cambio della sua rinuncia all’arsenale nucleare ereditato dall’Urss e custodito da Mosca., Poi, dietro la questione del diritto, però, ci sono i rispettivi popoli, le loro storie che spesso noi nemmeno conosciamo, c’è il fragoroso impatto fra il diritto internazionale e l’autodeterminazione dei popoli. E’ scontato che la mia simpatia vada verso chi scende nelle piazze piuttosto che verso i cecchini appostati sui tetti, anche se fra coloro che si vorrebbero fare paladini dei manifestanti vi sono inquietanti presenze della destra . Per decidere sulla questione ucraina ci vuole uno sguardo d’insieme che solo la storia, non la politica ideologizzata , può fornire. Ed è la storia che insegna come quasi tutti i conflitti etnici in Europa siano il frutto avvelenato della dominazione e della tirannia comunista , del “potere” comunista. Chi, se non il comunismo stalinista, deportò i Tartari della Crimea verso i lager sugli Urali e chi, se non sempre il comunismo staliniano, determinò con la sua economia di stato la carestia ucraina che falcidiò i suoi contadini e che consentì a Stalin di occupare l’Ucraina con i russi fedeli ed asserviti? E chi, se non lo staliniano Krusciov impose con la forza che la Crimea diventasse una parte dell’Ucraina? E perché la “ nostra sempre grande stampa” sottace che in Russia come anche in Ucraina, oggi come oggi , in caso di votazioni, vincerebbe a mani basse la parte filorussa? Perché non rispettare la volontà di un popolo anche se secondo un metro di giudizio nostrano potrebbe essere uno sbaglio? Per drila come Francesco: chi siamo, no italiani, per giudicare? Come si può far finta di nulla o addirittura ignorare come antichi rancori ed insopite rivendicazioni svolgano nella faccenda ucraina un ruolo forse decisivo? Capisco ed in parte anche condivido quel certo scetticismo che un opaco“ senso della democrazia “ di casa nostra nutre nei confronti di Putin . Ma se è doveroso mettere in evidenza quelli che riteniamo essere stati gli errori o le colpe di Putin, non dobbiamo mai dimenticare , per rispetto del principio dell’ autodeterminazione, che Putin fu eletto dal popolo russo Presidente della Federazione Russa nel 2000, riconfermato in carica nel 2004, che il 27 maggio 2008 il Presidente della Repubblica Bielorussa lo ha nominato Primo Ministro dell'Unione Russia – Bielorussia e che il 4 marzo 2012 Putin è stato eletto per la terza volta Presidente della Federazione Russa succedendo a Medvedev. Certo resto scettico ed anche sospettoso davanti al caso Medvedev , ma resta il fatto incontrovertibile che Putin è stato sempre eletto dal suo popolo. Queste opacità politiche nell’agire di Putin sono peraltro la prova concreta di come sia difficile il cammino della democrazia laddove l’ideologia comunista ha fatto terra bruciata della ragione per quasi un secolo. Non fu tra l’altro il prestigioso settimanale americano Time, così vicino ai democratici a stelle e strisce,ad eleggere Putin come “Persona del 2007”? Perciò invito tutti, neoministri compresi, compreso Giorgio Napolitano a capire bene i fatti prima di schierarsi : noi “dovremmo” avere il nostro modo di pensare la politica estera, indipendentemente dall’Europa , dalla Germania e da chi segua solo gli interessi. Dunque rifuggire dalla criminalizzazione apodittica della Russia putiniana ( che sa tanto di excusatio tardiva et non petita da parte del P.D. erede diretto del Pci che obbediva solo a Stalin) come anche cercare di essere vicini al popolo ucraino, senza forzature frettolose. Non siano nel 1956 a Budapest né nel 1968 a Praga , Signor Presidente della Repubblica, bisogna capire e comprendere, prima di schierarsi. Facile “aderire”, complicato è “capire”. Ancora più facile è “ farsi trascinare”. Ma che nazione saremmo?