Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 26 marzo 2014

----------------FERMENTO SEPARATISTA E LE PEN----------------------------- Disgustosa, semplicemente disgustosa la valanga di ipocrisia italiana circa quel certo qual successo elettorale, in Francia, di Marie Le Pen e del FN. Basta leggere Repubblica, Il Fatto, Corriere della Sera, La Stampa e la solita cricca della via crucis dei devoti sinistrati per vomitare. Gente che si dice “democratica” e che poi, davanti alle libere e spontanee decisioni del popolo non fa altro che spargervi sopra fango . Vien da dire che chi di fango vive e si nutre, come la sinistra, di altro non dispone per discutere . Invece trovo positive le novità politiche europee ed extraeuropee , mi fa ben sperare vedere il fermento intellettuale opporsi alla cappa del politicamente corretto del potere occhiuto e monetario che vorrebbe dominare l’Europa ed anche il mondo. Siccome non sono mai stato di sinistra, è ovvio che considero molto positivamente tutte le ansie politiche locali che rifuggono , democraticamente e senza alcuna forma di violenza né di prevaricazione, ai voleri del “potere europeo” e di quello “ statale”. E’ usando il sacro principio dell’autodeterminazione e lo strumento democratico per eccellenza, il referendum, che scozzesi, catalani, la gente della Crimea, i veneti, esprimono il loro desiderio di autonomia politica. Criticare l’euro, poi, è doveroso, non un reato. Dunque grande piacere intellettuale nel vedere il successo in Francia del FN, perché rappresenta per me uno schiaffo in faccia al potere europeo, al “politicamente corretto” dominante ed in quanto è un diritto di libertà e dunque sacrosanto metter in dubbio la partecipazione all’Unione Europea dei singoli Stati. Si tratta per ora ancora di germogli che prima o poi, mi auguro, daranno i dovuti frutti. Fuori luogo, come sempre, i catastrofisti di casa nostra ( de sinistra!) perché tanto, se in Francia ottiene un successo elettorale Le Pen ed il F.N., non si smuove poi tanto, visto che oltre Alpi i partiti politici sono tutti statalisti: è vero che lo è il FN ma lo sono anche i gollisti, e naturalmente la sinistra. Cosa cambia, allora ? Ancora nulla, purtroppo. Per cui, da liberale, posso dire che in Francia i soggetti politici fanno tutti ribrezzo, basti pensare alla mostruosa tassazione che aggredisce i francesi ormai da decenni. Se vogliamo poi penetrare nello specifico della dicotomia destra-sinistra, a destra stanno gli anti-statalisti, mentre a sinistra stanno gli statalisti. Vera destra sono pertanto i repubblicani americani e i tories britannici, i quali sono storicamente contro l’invadenza dello Stato. Il FN francese, quello che oggi è condotto da Marie Le Pen e ieri dal padre lo considero come considero tutta la sinistra italiana. Sono entrambi partiti stampo fascista, tutti di “sinistra nazionale”, non a caso Marie Le Pen adora Marx, non Groucho . Non a caso , in Italia, il Pci fu “ culo e camicia” con il Msi sul giustizialismo degli anni 1992, 1993. Forse Marie Le Pen ha compiuto anche qualche altro passetto avanti nella verniciatura democratica di FN visto che parla in modo populista dei cosiddetti “ultimi” e degli “oppressi” che sono categorie cripto-marxiste che potenzialmente conducono alla famigerata re-distribuzione della reddito ( non della ricchezza!). Condivido, da liberale non asservito al politicamente corretto, l’indiscutibile successo degli anti-euro. Sia perché ritengo irredimibile la responsabilità della sinistra di Prodi e di Amato e di Ciampi nella disastrosa entrata suicida nell’Euro. Sia perché non ritengo democratico che sia vietato dalla Costituzione italiana il ricorso al referendum sui trattati internazionali ( sarebbe ora di dare agli italiani la responsabilità civile che essi mai hanno avuto) . Una vergogna che la sinistra ci abbia imposto l’Unione Europea con la forza, puro fascismo o comunismo criminalizzare chi non si adegua al “dogma europeo”. ================================================================ -----------ARTICOLO 416 – TER CODICE PENALE: DISCUSSIONE---------------------- L’articolo 416 – ter del c.p. ,nella sua attuale formulazione ( “ La pena stabilita dal primo comma dell'articolo 416-bis ( Chiunque fa parte di un'associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni ) si applica anche a chi ottiene la promessa di voti prevista dal terzo comma del medesimo articolo 416-bis (L'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.) in cambio della erogazione di denaro” ) è stato introdotto , per via dell’articolo 11 della Legge 7/8/1992 n. 356. L’art. 416-ter torna al centro dell’attenzione con lo scopo di garantire una più completa ed efficace azione di contrasto alla zona grigia in cui gli interessi della mafia incrociano quelli del potere istituzionale. Il testo dell’articolo 416 – ter che era stato approvato dalla Camera all’unanimità il 16 luglio 2013 ( “ Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell'articolo 416-bis in cambio dell'erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa pena si applica a chi procaccia voti con le modalità indicate al primo comma “) costituiva un provvedimento che rappresentava un punto di equilibrio tra la necessità di punire lo scambio elettorale politico-mafioso e quella di garantire i principi costituzionali della proporzionalità e della tassatività della legge penale, nonché della necessaria offensività del reato. Il testo che invece , in seconda lettura, è stato approvato dal Senato e che dovrebbe sostituire dunque quello del 16/7/2013 ( “Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416-bis in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità ovvero in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell'associazione è punito con la stessa pena stabilita nel primo comma dell'articolo 416-bis. La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma») mi lascia fortissime perplessità e si espone ad ampie e fondate critiche, innanzitutto a ragione della sua evidente indeterminatezza. Questo ultimo testo presenta evidenti “ lacune giuridiche” sul piano della corrispondenza della condotta incriminatrice ai principi di offensività e di proporzionalità. Le modifiche or ora apportate rendono infatti ancora più incerta l’individuazione della fattispecie criminosa. La norma così formulata qualifica la condotta illecita mediante l'accettazione della «promessa» di procurare voti: si tratterebbe di una vera e propria “anticipazione della soglia di punibilità del reato” che viene legata ad una condotta (come elemento psicologico) che precede l'azione criminosa. Cosa significa tutto questo? Che si intende punire come azione criminosa anche una umana “tentazione” ? Se questo “pensiero calvinista”, inquisitorio, medioevale, fosse applicabile, per esempio, anche alle lesioni, alla violenza privata, direi che tre quarti del Paese starebbe in galera. Perché se “anticipiamo “ la soglia di punibilità di un determinato reato in quella imponderabile ed anche misteriosa fase del tutto personale e misteriosa che precede la commissione del reato , se arriviamo al punto in cui questo ultimo testo dell’articolo in questione vorrebbe farci precipitare, allora verrebbe completamente lo stato di diritto e, come vedremo, anche la Costituzione. Dunque, con questo testo or ora proposto il reato si perfezionerebbe non solo anche se poi il procacciamento di voto non sia davvero avvenuto, ma sia stato soltanto promesso. Questo pone un primo ed evidente problema dal punto di vista del diritto processuale poiché potrebbero attivarsi indagini sulla base della sola «parola» pronunciata nei confronti di un soggetto relativamente all'esistenza del patto illecito. Basta dunque una “ delazione” senza che, in realtà, sussistano prove concrete, per distruggere una persona . Non credo che io debba spiegare perché ho voluto e dovuto usare il verbo “ distruggere” così come spero non esistano ancora persona tanto ignoranti ( nel senso etimologico) ed imbecilli ( nel puro senso denigratorio del termine) che non abbiano capito i guasti prodotti negli ultimi venti anni dalla malagiustizia, dalla giustizia politicizzata, dall’aver la giustizia abbandonato il suo “dovere costituzionale “-che consiste nella sola applicazione della legge e mai nella sua “libera interpretazione” e men che meno “ perseguire una legalità” che sia il riflesso di una ideologia politica - attribuendo, in tal modo, un potere enorme alla magistratura inquirente. Scompare dal testo il riferimento alla “consapevolezza” dell’accettazione, ritenuto “superfluo” per un reato doloso; ai fini della punibilità del reato è però indispensabile accertare, oltre alla volontà dell'evento-scambio, che il soggetto abbia piena cognizione dell'appartenenza alla associazione mafiosa di chi gli procaccerebbe i voti. E come legare le due cose? Se posso “ non essere consapevole” ma devo anche “avere piena cognizione che il procacciatore appartenga ad una associazione mafiosa, mi si manifesta una contraddizione da paura. Faccio un esempio: se il Sindaco di un paese siciliano deve decidere di attivare la distribuzione dell’acqua preferendo il quartiere X a quello J cosa dovrebbe fare per evitare di essere inquisito? Una soluzione sarebbe quella che questo Sindaco facesse un “elenco dei residenti” nei due quartieri e facesse la delibera evitando di preferire il quartiere dove, a suo sapere, abitano personaggi mafiosi. Ma basterebbe? E poi, quale Sindaco si assumerebbe un tale rischio, dato che la sua decisione scatenerebbe senz’altro l’ira funesta degli abitanti negletti. Allora questo Sindaco , pensa che ripensa, decide di trasmettesse all’autorità giudiziaria i due elenchi e di aspettare che sia la Magistratura a decidere al suo posto. Arriviamo all’immobilismo ed alla follia di una Magistratura che governa, che persegue la sua legalità, che promuove chi viene bocciato, che scrive gli organigrammi delle imprese, ecc. Ma siamo pazzi o scemi? I dubbi e le mie perplessità poi sul mancato rispetto del “ principio di offensività” sono moltiplicati dalla proposta modifica riguardante “il corrispettivo” della promessa del procacciamento di voti che si vorrebbe estende a “qualunque altra utilità “ovvero alla “disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione”. Pensate al quel Sindaco e giudicate voi quanto questa formulazione sia scellerata , generica tanto da essere affidata ad elementi vaghi. Non capisco ( o forse la storia d’Italia e non solo quella degli ultimi venti anni mi fa capite molto bene ) il motivo - che sia in armonia con la nostra Costituzione , che base le sue fondamenta sulla indipendenza del potere “elettivo” dall’ordine della Magistratura – che spinge a produrre norme così servili allo strapotere giudiziario , se non il tentativo del servetto del potente di ossequiare il suo padrone per carpirne , all’occorrenza, la benevolenza della riconoscenza. Insomma una captatio benevolentiae del cortigiano alla corona. Perché non ci vogliono lauree o master per capire come con questo testo sia altissimo il rischio concreto di applicazioni giudiziarie indiscriminate o eccessivamente disinvolte. Insomma , ancora un uso politico della giustizia. Ritengo dunque che il testo così come modificato dal Senato introduca una inammissibile estensione delle condotte criminose , accompagnata da aggravamenti del trattamento punitivo che risultano in contrasto con i principi costituzionali di cui agli articoli 3 (uguaglianza), 24 (diritto alla difesa), 25 e 27( responsabilità penale personale) della Costituzione, senza fornire una risposta adeguata a fenomeni criminosi che, per la loro gravità, meritano formulazioni normative puntuali e calibrate rispetto alla loro pericolosità sociale. Risposta che nessuna legge può fornire, perché il reato di voto di scambio è nato con l’Unità dell’Italia, è sempre esistito nel Regno e nella Repubblica italiana e non è vero che costituisca un’emergenza sociale. Ci vuole ben altro che i carabinieri per non denigrare il frocio o per non soggiacere al prepotente. Ci vuole “ sviluppo e benessere economico e cultura. Ma non certo quella “ della Scuola di Stato”.