Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 11 aprile 2014

------------STORIA DI UNA RIAPPACIFICAZIONE FATTA FALLIRE------------------- In una ricostruzione storica senza ipocrisie, falsi infingimenti e pregiudizi , senza ipotetici e misteriosi “grandi vecchi” o “ poteri occulti” o “ signori Franco” - pure fantasie, menzogne indimostrate ed indimostrabili, truffaldini artifizi creati ad arte da storici o intellettuali al guinzaglio o a libro paga di qualche fazione politica e comunque creati per per far velo all’ignoranza e per dissimulare grossolani tentativi di indottrinamenti - il variegato partito del complottismo dovrebbe essere iscritto all’Ufficio collocamento, dovrebbe stare a spasso, disoccupato. Solo per restringere l’esame a partire dall’instaurazione della Repubblica, dal Referendum, dalla fine della seconda guerra mondiale, non ci sono da fare scoperte mirabolanti o strepitose. Ormai , non ostante la vulgata ipocrita dominante e grazie alla paziente opera di ricostruzione storica - condannata da chi teme la verità come “ bieco revisionismo” - è storia accertata che le sorti del nostro Paese furono decise dall’attacco a Pearl Harbor - 7 dicembre 1941 – perché da quel momento gli Usa vissero nel timore di un attacco proditorio al porto di New York e, onde assicurarsene un completo controllo, l’intelligence americana , guidata da Mr Haffenden ( O.N.I. , Official of Naval Intellingence, servizi segreti marina) sottoscrisse un accordo con la mafia italoamericana e precisamente con Luciano Lucania, in arte mafiosa Lucky Luciano, Alberto Anastasia detto Albert Anastasia e il loro mozzateste, tale Giuseppe Lanza “ Socks”, il mitico boss del mercato del pesce di Fulton. E così con l’operazione “ Project Underworld” prima , mirata alla sola sicurezza del porto di New York e soprattutto poi con l’operazione “Husky” prese corpo e forma l’accordo fra le intelligence americane ed inglesi con la mafia italoamericana e siciliana per creare le migliori condizioni logistiche, politiche e psicologiche favorevoli allo sbarco alleato in Sicilia . La mala vita organizzata, come la mafia , come la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona ecc. che già avevano promosso, agevolato e consentito il successo dei Mille di Garibaldi e l’Unità del Paese , piaccia o meno, è l’elemento civile del nostro paese che ritroviamo sempre presente come “sollecitatore” , come regista, come suggeritore di tutto il nostro cammino nazionale unitario. Piaccia o meno. Ma non bisogna mai dimenticarlo e far finta di non saperlo. E neppure è un mistero che fu proprio grazie alla mafia ed ai servizi segreti del Patto Atlantico ( e cioè sia Usa che Inghilterra) che la Sicilia divenne ( vista la minaccia di invasione che opprimeva il Nord Est del Paese dove le truppe staliniste del Patto di Varsavia premevano per l’invasione dell’Italia, con l’aiuto certamente del tardo fascismo, della Chiesa, della grande proprietà agraria, del pretestuoso M.I.S del bandito Giuliano e di Finocchiaro Aprile , del velleitario insurrezionalismo anticomunista di Junior Valerio Borghese e del Principe Pignatelli, del romantico ottocentesco patriottismo di Edgardo Sogno ) la terra dell’anticomunismo, la base logistica della difesa dall’aggressione comunista. Sicilia dunque centro strategico , naturale portaerei al centro del Mediterraneo, l’autonomia della Sicilia promessa come ricompensa per l’aiuto mafioso agli angloamericani ,qui nacque e si affermò Stay Behind o Gladio Bianca pronta alle armi qualora si fosse avverata la minaccia comunista dell’invasione. Tanto che , col Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio del 1947 i vincitori del conflitto , con la famosa aggiunta all’articolo 16, regalarono la più completa impunità agli uomini della mafia per ogni sorta di reato che avessero compiuto fra il giugno del 1943 ed il 10 febbraio del 1947. Ma tutto questo non accadeva per caso o per un piano angloamericano di sopraffazione sul Paese, come qualche fazioso vorrebbe far credere. Nulla è frutto del caso ed ogni azione , si sa, determina una reazione opposta e contraria. Tutto questo accadeva solo perché esisteva concretamente un rischio di invasione dell’Italia da parte delle truppe staliniane che avevano la loro “ quinta colonna” in Italia nel Pci. Di fronte al fascismo, che pretendeva di legittimare l’eliminazione fisica ( vedi Matteotti) di un avversario come arma politica , apparve del tutto congrua , per quei tempi, a partire dal 1925 e cioè dal tentativo di Zaniboni di attentare alla vita del Duce, l’adozione, dal parte del Pci, dell’istigazione al conflitto sociale , del terrorismo, come risposta popolare a quel regime. E così dal 1925 inizia quel processo che porta una serie infinita di attivisti comunisti ad emigrare, clandestinamente, in Cecoslovacchia. Dove nasce e si rafforza una struttura militare , denominata " Volante Rossa” . Mentre in Italia si verificavano i massacri di civili , solo sospettati dalla resistenza rossa di simpatie fasciste, gli eccidi di Porzus ( nel 1645) , la strage di Strassera del 1944, le foibe e tutte le innumerevoli stragi compiute dai comunisti della resistenza rossa ben narrati da Panza, in Cecoslovacchia nascono campi militari di addestramento per operazioni terroristiche e nasce la “Gladio Rossa” destinata ad agire nel progettato colpo di Stato del febbraio del 1951. Scuole di sabotaggio, dunque, e progetti di “putsch” in Italia dove gli angloamericani avevano contribuito con la Chiesa alla vittoria della DC alle politiche del 1948. Insomma è storia ormai documentata la nascita negli anni venti e la crescita di una organizzazione terroristica strutturata in Cecoslovacchia ad opera dei partigiani espatriati clandestinamente e da parte del Pci, che venne a maturazione negli anni che interessano e che costituivano una costante minaccia di invasione e di azioni insurrezionali e terroristiche in Italia per favorire la penetrazione dal Nord Est delle truppe comuniste titine. Qui sorse e si affermò la radice della violenza terroristica dalla quale nacquero le Brigate Rosse, non tanto quelle guidate da Franceschini e Curcio, troppo ideologizzate , quanto quelle condotte da Mario Moretti, quelle che conoscevano un solo verbo: uccidere, sparare, ammazzare, prima Moro e dopo Berlinguer. Distruggere l’Italia. L’Italia è la vittima inconsapevole di questa guerra fra bande rivali i cui componenti erano tutti invece ben consapevoli delle loro azioni e degli infiniti lutti che la loro singolar tenzone addusse agli italici Achei .Qualcuno sostiene che la nostra sia stata una “ finta democrazia bloccata” a causa della presenza del più ricco e potente partito comunista d’occidente, il Pci; altri attribuiscono al Pci invece il merito di avere evitato che il Paese cadesse nell’orbita coloniale degli Usa e dell’Inghilterra. Il compito dello storico non è trovare argomenti che diano ragione o torto ad una fazione o all’altra, ma raccontare la storia del paese. Non importa, dunque, stabilire chi abbia ragione o torto, ma occorre protestare contro le due fazioni che ancora contano uomini nelle nostre istituzioni. Se Andreotti e Cossiga si decisero a confessare la loro partecipazione a quella guerra non ortodossa non appena caduto il Muro di Berlino, chi con giusto e rispettabile orgoglio, come Cossiga, chi per scoprire il vaso di Pandora, come Andreotti, non era dunque un caso ed era una scelta rispettosa del popolo. Un invito a deporre le armi per liberare il popolo italiano da una guerra non convenzionale ma terribile e sanguinosa. Caduto il regime del Muro una delle due fazioni, quella legata all’atlantismo, deponeva le armi, svelava Gladio e Stay Behind, come per invitare l’altra fazione a fare lo stesso, a deporre le armi. Non era per niente un caso che Cossiga , come Capo di Stato, proponesse allora un compromesso politico che aveva il significato preciso di una “ pacificazione nazionale” fra le due fazioni. Lo storico non può a questo punto che sottolineare che la risposta dell’altra fazione , quella che fa ancora capo a Giorgio Napolitano – per ragioni di età – è stata non una abbraccio pacificatore, ma una dichiarazione di guerra. L’uso del braccio armato della Magistratura contro gli avversari politici. Alla faccia della pacificazione nazionale. E lasciare che chi legge tragga le proprie conclusioni.