Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 23 ottobre 2014

TRAVAGLIO UNO SFIGATO? MA QUANDO MAI!!!! Se uno ,come Travaglio, da galoppino - di mafiosi e di magistrati “ sedicenti antimafia”, ma cresciuti e vissuti, anche in vacanza, a culo e camicia con conclamati mafiosi - si fa Re , seppur di un esercito di straccioni, di pezzenti, di ignoranti foche ammaestrate, non è uno sfortunato, bensì uno che dalla vita ha riscosso ben oltre quanto il suo merito gli avrebbe potuto concedere. Non è segno di intelligenza, ma di furbizia, dote degli scarsi d’intelletto ma forti di olio di gomito. Suvvia, ormai da tempo lo sappiamo tutti che la sua fortuna, economica e professionale, la deve solo alla sua dimestichezza nel manipolare alcune verità, nel costruirci sopra , con rapidi click per fare “copia e incolla”, angosciosi teoremi, tenebrosi complotti , sempre circondati da surreali e foschi scenari, dove scorge l’ombra della mafia, il sospetto di qualche collusione con la politica ,la mano di qualche nuovo “ grande vecchio, l’ultima “edizione straordinaria” di una nuova loggia massonica, la solita destra becera ed eversiva, il Signor Franco oppure, se questi è troppo occupato con Ciancimino jr. va bene anche il suo surrogato, il Signor Carlo, una dose robusta di “ servizi segreti deviati”, una spruzzatina della solita trama giudaico massonica, una comparsata dell’immancabile Dell’Utri, il regime berlusconiano che ci condanna a soffocare sotto il peso del solito conflitto di interessi o di qualche pomiciata o evasione fiscale del solito “delinquente abituale”…….. Dio Santo, ce ne fosse stata almeno una, di queste “ fiction” della “premiata Ditta Travaglio & Partners ( Guzzanti’s son and daughter , Santoro, Vauro, Fazio, Littizzetto, Gabanelli, Gomez, Tinti, Padellaro, Ingroia, Di Matteo, Scarpinato, De Pasquale, Boccassini , Esposito, Tranfaglia, Tranfa e via cazzeggiando cazzegiando ) , che , dopo più di venti e passa anni, sia stata amorevolmente assistita e confortata da “ un misero seppure striminzito straccio di prova ”,che non sia l’affidarsi, come fosse un oracolo divino, al “bla bla” prezzolato di assassini, e mafiosi, una ciurmaglia di avanzi di galera ormai condannata al carcere a vita , ma che, sapientemente ammaestrata, ingolosita, indotta, ricattata , corrotta ed imbeccata a dovere dal giustizialismo togato nostrano ( quello dedito a “ fantasiosi liberi convincimenti personali ” invece che “ applicare la legge scritta dal Parlamento”, con le varie “ premialità” elargite a piene mani agli “usufruttuari della delazione rigorosamente de relato”, spessissimo addirittura di terza o anche di quarta mano ) purché reciti la “ parte in commedia” assegnata anche al cospetto di azzimati e compiacenti creduloni, tutti vestiti in tocco e toga, al fine di alimentare flebili fuochi fatui cimiteriali con la pretesa che essi facciano risplendere l’ottone delle false confessioni a gettone come fosse l’0oro colato e splendente delle pure verità. Ma ormai ben sappiamo grazie agli insegnamenti della psichiatria , come “l’ignoto” , “ il dogma”, “ l’asserito “ - tutti elementi di stampo fideistico e dunque completamente al di fuori del campo della ragione - attraggano, con la forza paralizzante di una potente calamita, tutte le “ menti deboli” che non sopportano lo sforzo, per esse sovrumano, di “ informarsi sui fatti”, di conoscere e che trovano quindi molto più “ facile”, “ comodo” “ rassicurante” e “ riposante” ,”aderire”, “ credere”, seguire ciecamente l’altrui verbo , che evita la fatica di “ misurarsi” con le proprie capacità di analisi e di sintesi nel mentre garantisce anche la protezione “ del branco”, “ della massa”, come accade nelle funzioni religiose. Prendiamo ad esempio la sua costruzione – una vera fabbricazione mediatica” - della così detta “ mancata perquisizione del covo” di Via Bernini, a Palermo, dove viveva il latitante Totò Riina fino alla sua cattura del 15 gennaio 1993. C’è stata una vera e propria gara a chi la sparava più grossa che ha coinvolto, in una gara del ridicolo, i pensatori di “ Repubblica” ( specie Mr Bolzoni e Mr D’Avanzo, sia pace per lui, Eugenio Scalfari, Ezio Mauro), Travaglio,Tinti, Gomez, Sabrina Guzzanti, Ingroia e via, anche un imbarazzante Giancarlo Caselli. Scrivono costoro , nelle loro fortunate edizioni dei loro imperdibili Bignamini delle falsità, che il ROS del Generale Mario Mori e il Capitano dei Carabinieri De Caprio , quel 15 gennaio 1993, dopo la cattura di Riina - avvenuta a distanza notevole dal suo covo - abbiano “omesso” di perquisire “ il covo “ , rientrando invece tale iniziativa fra i loro obblighi o anche soltanto tra le loro facoltà, e per poterlo fare, abbiano “ingannato” la procura. Per tale omissione i due ufficiali dei carabinieri sono stati processati. Nel processo sono stati assolti , ma per costoro la mancata perquisizione viene ritenuta comunque un’omissione “inspiegabile” e tale da comportare “responsabilità disciplinare”. Questa circostanza viene di norma sintetizzata dalla ciurma dei detrattori dei carabinieri con le allocuzioni sarcastiche “dimenticanza”, “hanno dimenticato di perquisirlo”, “inspiegabilmente non perquisirono”. Fornisco vari saggi di illuminanti cialtronate, passate addirittura per “ vulgate”, una sorta di bugia che ripetuta all’infinito, diventa una mezza verità. Sì, ma sempre per gli sprovveduti che, essendo all’oscuro dei fatti realmente accaduti , adorano la “ compagnia di giro” capeggiata da Travaglio e godono nel farsi fottere. Bahhhh! “La piantassero con le vite dei santi o, meglio, di personaggi ambigui santificati, come il capitano Ultimo: s’è “dimenticato” di perquisire il covo di Riina, se ce lo dicessero non sarebbe male”. (Marco Travaglio – cinematografo.it,10/4/13) “. …….potrebbe sforzarsi di leggere almeno 2-3 righe della sentenza: scoprirebbe che ha stabilito che i due ufficiali non perquisirono il covo, lasciandolo svuotare dalla mafia e ingan-nando la Procura, ma non c'è prova che l'abbiano fatto per favorire la mafia. In compenso -- scrive il Tribunale -- andrebbero puniti disciplinarmente per l'incredibile svarione investigativo: in un altro paese li avrebbero mandati a dirigere il traffico, da noi furono entrambi promossi.” (M.Travaglio – Piccoli pigi crescono – 08 luglio 2013) “I giudici spiegano che “non è stato possibile accertare la causale del comportamento degli imputati”: cioè perché “hanno omesso di perquisire il covo”..». (“L'Ultimo chiuda la porta” di Marco Trava-glio - marcotravaglio.it - 22 Ottobre 2006) “Il 20 febbraio del 2006 si concluse il processo principale. Il Tribunale di Palermo sentenziò che il fatto, cioè la mancata perquisizione, era certamente avvenuto, ma non costituiva reato.” (“Quelle omissioni coi boss mafiosi” di Nicola Biondo – L’Unità -) “..dobbiamo dire che tutto l'ufficio all'epoca, ancora era il 1995, … si parlava della vicenda della mancata perquisizione del covo di Riina, che per noi, insomma, era una cosa obiettivamente inspiegata e inspiegabile. “ (dr. Alfonso Sabella – Magistrato) "Finche' non sapremo perche' e come il covo di Riina non e' stato perquisito e si e' data la possibilita' a soggetti diversi di appro-priarsi di quello che c' era, e' una storia irrisolta dalla quale pero' potrebbero dipendere tante altre risposte alla vera storia alla lotta alla mafia, o della non lotta alla mafia". (Giuseppe Di Lello, ex magistrato e politico, in una intervista al Tg3 regionale del 21/12/2000) “Pochi minuti dopo la cattura, infatti, un capitano e un tenente dei carabinieri - Domenico Minicucci e Andrea Brancadore - e il sostituto procuratore di turno Luigi Patronaggio si stavano precipitando nella villa covo per una perquisizione. Furono fermati alla porta della caserma «Bonsignore» da un appuntato,ordine del generale Mori. Lui e il procuratore Caselli decisero di rinviare il sopralluogo là dentro.” (Bolzoni , Repubblica, 2005) Spero abbiate letto bene, altrimenti leggetevi la “ summa delle manipolazioni” ( “E’ Stato la mafia”, Travaglio, “ Io so” di Antonino Ingroia, ecc.) o vedetevi la sceneggiata costruita da Travaglio anche a teatro, avvalendosi di un noto culo che il cinema utilizza per le scene di inchiappettamento anale ,ma stavolta elevato a voce narrante ( Isabella Ferrari finalmente vista di fronte ed in faccia anziché dal sedere ) o il film farsa della Sabina Guzzanti sull’argomento ( su altri argomenti , i fratelli Guzzanti sono molto in difficoltà) Bene , risulta dalle sentenze e dagli atti giudiziari e dalle testimonianze (i magistrati della Procura di Palermo Aliquò, Patronaggio e Gian Carlo Caselli, ecc) brevemente che, una volta diffusa la notizia della cattura del latitante ( avvenuta nella prima mattinata del 15 gennaio 1993) notizia che nei confronti dell'organizzazione mafiosa era già avvenuta verso le 9 del mattino subito dopo l'arresto (vedi testimonianze Brusca, La Barbera e Traina ), trascorsero cinque ore, altro che “ i pochi minuti” di cui parla ( a vanvera) l’ineffabile Bolzoni su “ Repubblica, prima del famoso “blocco della perquisizione” deciso nel primo pomeriggio dal Capitano De Caprio (Ultimo) e dal Dr. Gian Carlo Caselli ( insediatosi proprio quella stessa mattina a capo della Procura di Palermo al posto del Dr Giammanco), per cui egli non avrebbe potuto avere la facoltà, né la possibilità di bloccare la perquisizione, se l'autorità giudiziaria avesse voluto, in astratto, procedere . Una ridicola ed imbarazzante bugia, quella sparata dal solito Bolzoni di un appuntato che avrebbe “fermato” , su ordine del Generale Mario Mori , sia il Procuratore Patronaggio che due ufficiali dei Carabinieri. Lo attesta la dichiarazione al riguardo dello stesso Gian Carlo Caselli ( “DICH. CASELLI:io mi ricordo di aver parlato col Capitano De Caprio , ma difficile non aver parlato anche con Mori, quel giorno c’eravamo tutti e Mori era il dirigente della struttura. “ Il che significa che Caselli non ricorda cosa disse Mori, ammesso che gli abbia detto qualcosa. Però ricorda perfettamente che solo il Capitano De Caprio gli chiese di sospendere la perquisizione).Deposizione del Magistrato Patronaggio ( “Intorno alle 14 (QUATTORDICI) del 15 gennaio i carabinieri del reparto territoriale di Palermo erano già pronti per effettuare la perquisizione al residence di via Bernini. Non conoscevamo la villa dalla quale era uscito Riina e per questo ci accingevamo a perquisirle tutte.”) Si tratta circa di sei ore almeno dalla notizia dell’arresto di Riina al momento in cui si presumeva di iniziare la perquisizione del covo ( ritardo temporale non dipendente in alcun modo dalla volontà del Capitano De Caprio – arrivato peraltro nella caserma solo all’ora del pranzo e dunque verso le ore 14 ( testimonianza di Gian Carlo Caselli) – in un’abitazione occupata dalla “ famiglia Riina” e ben nota ed accessibile in via immediata, dunque, ai complici del boss corleonese. Ripropongo a questo punto a Travaglio & Partners la domanda da un bilione di euro:” secondo voi quanto tempo occorre a dei mafiosi di lungo corso per fare sparire qualche documento, qualche pizzino o una o due o tre o quattro o dieci scatole di documenti e di pizzini? Sei o sette ore o sei o sette minuti? La semplice verità era che sotto l’aspetto della capacità di custodire dei documenti in sicurezza, il covo abitazione del boss di Via Bernini era definitivamente bruciato. La decisione di sospendere la perquisizione fu dunque assunta da Gian Carlo Caselli su consiglio del Capitano De Caprio. Davanti a questo imprevisto scoglio contro il quale le cialtronate di Travaglio & Partners andavano a sbattere “ er grugno” in maniera disastrosa, ecco la masnada , schiacciata dalle inoppugnabili prove documentali ( brogliacci della Caserma) e testimoniali ( testimonianze varie – i magistrati Aliquò, Patronaggio, Caselli i cui verbali si trovano agli atti di processi e sono pubblicamente consultabili essendo le sentenze ormai definitive – ha tentato di richiamare Gian Carlo Caselli – pur sempre un compagno di Magistratura Democratica e dunque uno degli ispiratori della linea Violante per la conquista del potere da parte del Pci studiata ben prima del crollo del regime comunista – all’ordine della foresta. Devi fare la figura del cretino. E così per costoro Caselli ha compiuto una simile inaudita scelleratezza ( ha ordinato di fermare la perquisizione del covo) non perché anche lui colluso con la Mafia ( come il generale Mori ed il Capitano De Caprio che a questo scopo sono stati portati a ripetuti processi ) ma perché un demente, un deficiente, uno sprovveduto che si è lasciato ingannare, irretire da due volponi come Mori e De Caprio. Travaglio and his partners , quando si cimentano nei teatrini televisivi e cinematografici contro gli uomini del ROS, quasi questi avessero recitato una farsa da barzelletta anziché fare, e bene – visti i risultati - il loro lavoro , quando va in TV , dal “ sodale” Santoro e ci parla del ““...covo: quello che non abbiamo mai visto, e quello dove era proprio vietato entrare, il titolo del film era “non aprite quella porta”, ed era il covo di Riina. 15 gennaio 1993: Riina viene arrestato, i carabinieri che l'hanno brillantemente arrestato, toh!, si dimenticano di andarlo a perquisire, o meglio, bloccano una perquisizione e poi lo abbandonano a disposizione della mafia, perchè poi alla fine la mafia lo ha perquisito, il c-vo. Lo stato no, ma la mafia si. … E recentemente è uscita la sentenza di primo grado a carico dei due ufficiali che arrestarono e non perquisirono. (Naturalmente Travaglio non dice che la sentenza è di assoluzione !) (…) Nel processo è stato ricostruito che cosa è accaduto intorno a quel covo e quindi che alle 8:28 del mattino del 15 gennaio 1993, giorno in cui Giancarlo Caselli si insedia alla procura di Palermo, viene arrestato Totò Riina dagli uomini del Ros, grandi festeggiamenti. La prima cosa che fanno i magistrati è mandare alcuni carabinieri della territoriale e un pubblico ministero a perquisire la casa dove Riina abitava anche se era stato arrestato a qualche km di distanza. Mentre parte la perquisizione arriva il capitano Ultimo, il leggendario capitano Ultimo , quello della fiction, che non è Raoul Bova ma si chiama Sergio De Caprio, e chiede alla procura di soprassedere. “Blocchiamo e rinviamo di qualche giorno la perquisizione.” Perchè? “Perchè il covo noi non l'abbiamo ancora bruciato, Riina l'abbiamo arrestato lontano, quindi magari i mafiosi che assistono la latitanza di Riina, sono i fratelli Sansone e i loro uomini...metti che vadano a ...casa a prendere la moglie.... ” (Marco Travaglio, “opera”,si fa per dire, citata) Senti senti! A sentire Travaglio quella del ROS parrebbe proprio una strategia-farsa, fondata sulla rinuncia a qualcosa di così platealmente irrinunciabile e senza che si capisca bene in luogo di che cosa (appostarsi per vedere i Sansone e i loro uomini perché “metti che vadano a casa a prendere la moglie”?), tanto che avrebbe potuto essere condivisa solo da collusi o da incompetenti, i quali poi, se sono magistrati, si ha l'impressione che abbiano persino consentito al ROS di “bloccare una perquisizione” senza una valida ragione. Ma Caselli non era uno “ spettatore “ di quella decisione, ne era il decisore, l’unico decisore. Quindi la spiegazione è una sola: sbaglia Travaglio, perché la strategia era così profondamente ragionevole e ponderata da esser presa sul serio da Caselli, che altrimenti non l'avrebbe presa sul serio. A meno che Caselli non sia anche lui colluso con la mafia corleonese o un burattino scemo nelle mani di due carabinieri – briganti. Anche Sabina Guzzanti ha provato, nel suo recente film sulla trattativa a venire in aiuto al “ compagno Travaglio”. Ma, per quanto si sforzi, come ha rilevato pure il Corriere della Sera, Gian Carlo Caselli nella “scena clou del film della Guzzanti appare come uno sprovveduto che si fa abbindolare dai carabinieri di Mori per non perquisire il covo di Riina . Com'era ovvio, Caselli non ha gradito, ed è subito intervenuto sui giornali lamentando l'uso di una 'tecnica da cabaret per raccontare la pagina grave e oscura come la mancata perquisizione del covo'. «LA MIA SQUADRA FERMÒ LA MAFIA, MERITA UN RICORDO SENZA DILEGGIO», titola la sua disgustata replica . Presa alla sprovvista , la Guzzanti corre ai ripari ( ma spesso, come si dice in Veneto “ la pezza è peggio del buco”) e ammette ( dalle colonne ad alta legalità del “ Fatto Quotidiano” , minchia!) che se ci sono state sue omissioni nella ricostruzione del film queste sono state a favore di Gian Carlo Caselli . Ma guarda tu! E a quali “ omissioni” si riferisce la regista? A dire il vero né la Guzzanti né Travaglio hanno elencato quali fossero queste “ famose ma ignote omissioni” che peraltro avrebbero alleggerito la “postura da imbecille” che la congrega forcaiola ha riservato a Caselli. Bisogna quindi fare attenzione quando si sente parlare di “satira”, perché anche la satira, quando funge da supporto ad una versione forzata o omissiva dei fatti, pur sempre lecita specie se divertente, diviene comunque essa stessa forzatura. La diatriba fra forcaioli è ancora in corso. Io guardo i fatti da estraneo ma leggendo i libri e vedendo il cabaret ed il film mi rendo conto che la ghenga forcaiola i finisce per trasformare quello fra il ROS e i magistrati in una specie di convegno fra truffatori ed imbecilli , una scellerata combutta fra un cerebroleso al quale uno Stato idiota avrebbe affidato la guida della Procura di Palermo da una parte ed il gatto e la volpe che lo manovrano dall’altra. Ma per me questa non è satira, è solo mistificazione.
DUM ITALIA DELENDA EST, IUDICES CONSULITUR La toga non si tocca, per volere e decreto divino, il magistrato che sbaglia non deve paga. L’assedio dei magistrati “ al Palazzo” ha reso evidente , imbarazzante e sfacciato il vero e proprio” servile encomio”, l’ossequioso, profondo e prostrato servilismo “ dei post comunisti e dei grillini al dominio delle toghe della sinistra. Imbarazzante veramente. Intanto esso appare , con troppa evidenza, come un chiaro “ servile omaggio”, offerto dal P.D, dalla sinistra e dal M5s ( ma non doveva rivoltare l’Italia come un pedalino ?) all’ “arcigno ed antidemocratica potere togato” che, dal 1993, schiaccia l’Italia sotto il proprio tacco , un’offerta sacrificale, spesso, anche umana , per acquisire il “ gradito ed assolutamente necessario, talvolta certamente indispensabile occhio di riguardo” della Magistratura ( che notoriamente non tratta in modo uguale – come pure comanda la Costituzione – tutti i cittadini davanti alla Legge , in quanto alcuni “ maiali”, quelli di sinistra, sono per le toghe assai meno maiali degli altri maiali , tanto per abusare di Orwell) nei confronti propri o di propri congiunti o di propri “ cerchi magici” o di proprie lobby di potere o di proprie “ clientele politiche “. Gli “ emendamenti” , che stravolgono l’impianto del testo attualmente in esame presso la Commissione Giustizia del Senato presieduta da Enrico Boemi ( un socialista premiato dal P.D. con un bel seggio sotto il suo “ alto patrocinio”), eliminano, dopo che ovviamente sia stata accertata l’errore commesso dal Magistrato ai danni di un imputato, i casi di “ grave violazione di legge determinati da negligenza inescusabile” e “ quelli nei quali la sentenza si discosta , senza darne adeguata motivazione, dalle interpretazioni delle sezioni Unite della Corte di Cassazione”, dalla possibilità che lo Stato si rivalga dell’indennizzo corrisposto al danneggiato, sullo stipendio, entro sempre precisi limiti quantitativi, del Magistrato . Non discuto certamente sul fatto che si debba ascoltare il parere dell’Anm , come anche quelli di altre forze sociali, ma dopo che si è assistito ad una operazione, come quella della riforma del Senato, con la quale non solo si è modificata la Costituzione italiana ma sono state distrutti tutta una serie di “ diritti acquisiti, tutta una serie di esperienze e di professionalità o ad altre operazioni portate avanti con cinismo e pragmatismo anche condivisibile nel presupposto che tutte queste lacerazioni siano mirate all’ammodernamento del Paese , disgusta, irrita, indigna fortemente vedere come solo l’area della Magistratura sia “intoccabile” ( ma non era, Renzi, “ il rottamatore” ?) . Che è la “pistola fumante”, la prova provata di quanto la Magistratura stia intimidendo, ricattando e condizionando l’apparente democrazia italiana, le sue istituzioni, la sua società. Questi emendamenti , che solo ieri P.D. e M5s hanno prodotto per mano del Ministro Orlando, permettono ai giudici di rimanere sostanzialmente impuniti, alle toghe di fare tutto ciò che vogliono, sono un vero e proprio lasciapassare alla proliferazione delle più fantasiose interpretazioni della legge e la patente che permette ai magistrati di Magistratura Democratica di applicare la legge secondo il “ proprio personale libero convincimento”. Il regime delle toghe si consolida, mentre lo Stato di Diritto, la legalità e l’Italia vengono distrutte.