Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 30 ottobre 2015

L'Uso del contante

Non c’è nessuna correlazione – che sia stata dimostrata - tra uso del contante ed evasione fiscale. C’è invece la “ prova storica” che il contante è lo strumento dei “ pagamenti in nero”. 
Ma i pagamenti in nero sono uno dei tanti effetti delle norme fiscali, non altro.

. E’ sconsolante – a di poco – la rozzezza culturale di un dibattito che utilizza una normativa da “caserma di polizia giudiziaria”, come” il riciclaggio” ( eccolo il contante) per giudicare il “ sistema delle norme di diritto tributario”, dal quale scaturisce l’evasione. Si confonde dunque “la causa” (dell’evasione) (che si finge di non vedere) con uno dei suoi molteplici effetti, cioè l’uso del contante. Sentire parlare del limite di contante in parallelo con l’evasione fiscale mi provoca del disgusto; non dico come sentire accostare il diavolo con l’acqua santa, ma quasi come presenziare ad una delle tante chiassate da cortile, da “ vaiassa napoletana ”, dove chi strepita più forte si impone. Non per argomentazioni, ma per i decibel delle urla e delle invettive. Non solo di questo si tratta, ma anche di peggio. Non esiste al mondo un Paese dove, grande o piccola, non esista evasione fiscale . Ogni governo lo sa bene e ne è tanto consapevole che quando stabilisce le aliquote e le regolette tributarie le fissa e le impone in misura tale da compensare anche l’immancabile percentuale di fatele ed inevitabile evasione. Perché “ evasione zero” non esiste al mondo. Né è mai esistita. Perché? Semplice. Perché l’evasione esisterà fin quando essa“ paga”.
La folle burocrazia dello Stato Leviatano e delle sue pandette riduce quasi a zero il rischio, per un evasore, di essere scoperto. Chi di burocrazia ferisce, di burocrazia perisce, mio tirannico Leviatano ed accoliti picciotti. E vi dico di più: ogni sistema fiscale confiscatorio ed arbitrario ha gli evasori che si merita. Occhio per occhio.
Il limite del contante nulla influisce sull’evasione italiana. Provate ad andare, per esempio, a Via dei Condotti a Roma o a Via Monte Napoleone a Milano, provate ad acquistare un oggetto da 4.000 euro ed a tirare fuori “er malloppo de sordi”.
Certi circuiti sono infastiditi, sono scocciati dall’uso del contante non certo favoriti. Quindi il limite al contante infastidisce le organizzazioni in cui l’evasione manca ma non ha mai costituito un ostacolo per chi, anche “ per necessità” , vuole evadere .
Il limite al contante dunque non riguarda affatto “ la possibilità di fare nero” non “crea o agevola l’evasione fiscale” e dunque nulla incide sul fisco. Esso limite riguarda solo la possibilità di “spendere il nero” ma solo nei circuiti nei quali il contante è accettato. Si scende così ad un livello inaccettabile di grettezza intellettuale, altro che dibattere di sistemi fiscali, perché certamente nell'evasione per necessità, cioè in quella diretta alla sopravvivenza dell’evasore, il contante viene destinato in circuiti popolari per consumi di necessità. 

Ma di che state dibattendo?

giovedì 29 ottobre 2015

Omaggio al cittadino vessato

Ieri, nel giornale di "nicchia intellettuale" "Il Foglio" hanno dibattuto il "problema della evasione fiscale".

L'On. Yoram Gutgeld del P.D. nonché anche commissario governativo alla Revisione della spesa mi ha "deliziato" con le sue due genialate.

Una riproponendo (credo sia la milionesima volta dall'introduzione dello schiavismo fiscale del 1972) il "concordato preventivo", ovvero un'azienda deve sottoscrivere il suo "debituccio con lo Stato" in via anticipata, come a dire "aprilo tu il negozio, va, che a me viene da ridere".

Per finire , in cauda venenum, riducendo ogni imprenditore al ruolo di "interdetto" perché "incapace e ladro patentato" per pregiudizio, ai quali basta non pagare l'IVA sulle loro fatture verso lo Stato, per non indurli in tentazione, a questi delinquenti.

Dall'ilarità si passa poi al grottesco, non tanto per l'intervento, incomprensibile, della mancata "Presidenta della Repubblica" Gabanelli, che ci mette molto del suo per trasformare la "discussione" in una copia del "libretto rosso" scritto dal Minculpop comunista degli anni cinquanta/sessanta, quanto per le vere "perle di saggezza" distillate dal nuovo Keynes de noantri, ovvero Stefano Fassina il quale, davanti ad un tale problema -ripeto, quello dell'evasione fiscale in Italia- non riesce a trovare di meglio, rovistando nervosamente nel kit preparato a suo tempo dal "comitato centrale del Pci" che la solita litania da "mastro redistributore" (dei soldi degli altri) a beneficio delle sue clientele politiche.

Nessuno che abbia pensato, magari per un solo attimo, all’italiano, all’uomo, al cittadino, al padre di famiglia, al lavoratore, nessuno che lo abbia messo al centro della scena fiscale perché, signori sia chiaro, è lui “il tartassato” non lo Stato, è lui la vittima silenziosa di un Stato rapace che non ha avuto scrupoli nel rastrellare (dati di Banca d’Italia, miliardi di lire a prezzi correnti) dai 42.159 miliardi di imposte del 1975 agli 820.370 miliardi di imposte nel 1995, una autentica deflagrazione. Nessuno studioso che abbia posto il cittadino al centro del suo pensiero, ma tutti -o quasi- a sbizzarrirsi con trovate ed espedienti -tipo Fassina, tipo Gutgeld, per trasformarlo in un "inetto", in un incapace, trattandolo come un delinquente nato, lui, il povero cittadino vittima di una rapina senza fondo da parte di uno Stato senza vergogna e senza rispetto per lui. Perché nessuno degli intervenuti ha detto al cittadino che nonostante l’esplosione dell’ammontare del carico fiscale sopra indicato, il deficit di bilancio è passato ( dati del FMI ) dai 401 miliardi di lire del 1950 ai 124.746 miliardi del 1995? Perché nessuno ricorda al cittadino italiano che una spesa pubblica, seppure decisa dal Governo, non è costituzionalmente legittima perché manca del tutto l’applicazione dell’articolo 42, terzo comma, della Costituzione, secondo il quale "la proprietà privata" ("i miei soldi che lo Stato espropria con le imposte può essere, nei casi previsti dalla legge e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale”)?
Perché nessuno informa il cittadino che, per esempio, la spesa per lo “ Stato sociale”, che rappresenta ogni anno un terzo di quella pubblica totale, del 1995 (prendo il 1995 come esempio paradigmatico da moltiplicare per quaranta anni, dal 1975 al 2015) e che nel 1995 ammontava a 335.000 miliardi di lire avrebbe reso benestanti gli 11.380.000 italiani più poveri se ognuno di questi avesse veramente ricevuto i suoi 29.000.000 di lire in aggiunta all’altro reddito, per quanto poco, che ognuno di costoro già guadagnava?
Perché nessuno dice al cittadino italiano che, altro esempio, la spesa sanitaria per il SSN che al 1995 ammontava a 100.000 miliardi di lire poteva trasformarsi nel pagamento, per ogni famiglia italiana, della migliore polizza sanitaria da spendere in una sanità privata (che deve avere i bilanci in regola se non vuole fallire non essendo, appunto, pubblica, che potrebbe assumere personale e medici da quella inguardabile di stato, eliminando sprechi, ruberie, assenteismo, tangenti e schifezze del genere) determinando ancora una riduzione di quella spesa sanitaria (cioè delle relative imposte) di quasi il 50%?
Perché nessuno dice a questo tartassato cittadino che se dal 1980 al 1993 la spesa pubblica complessiva fosse, non dico rimasta uguale a quella dell’anno precedente, ma almeno fatta crescere nei limiti di crescita annuale del Pil (come pretende un minimo di responsabilità) il nostro bilancio statale, alla fine del 1993, invece che segnare un passivo di 153.000 miliardi di lire si sarebbe chiuso con un “attivo” di 90.000 miliardi di lire?
Ovvia la risposta alle domande espresse. Per evitare che il cittadino tartassato scopra che la rapina fiscale cui è sottoposto non solo produca “disoccupazione cronica ” e “sottosviluppo economico” e che i “ servizi pubblici” che in questo Stato lievitano, e che fornisce in posizione monopolistica fanno anche schifo: conoscere questi misfatti, esserne edotti, esserne anche consapevoli creerebbe la base per una vera e propria ribellione armata, una rivolta fiscale nella quale non si farebbero prigionieri.
Ma la colpa non è certo dei “governi”, o meglio non solo dei governi, i quali sono sempre stati -dal 1972 in poi- “complici” di questo scempio truffaldino ai danni del cittadino ma della Costituzione.
Infatti la inclusione dell’attività fiscale, l’esclusione della voce del cittadino nei temi fiscali è la riprova della disonestà fiscale del Paese.
L’unica via per per fare prigioniero della rapina fiscale ed indurlo al silenzio è proprio l’immissione in costituzione di tutto questo. Ecco, un fisco così, incostituzionale, rapinatore, dittatore, disonesto, tiranno merita contribuenti speculari, cioè evasori.
Fatevene una ragione, questa Italia di sinistra ha i contribuenti che si merita.

martedì 27 ottobre 2015

L’ANTIPOLITICA COME L’ANTIMAFIA :TUTTA UNA TRUFFAAI DANNI DEL POPOLO ITALIANO L’ “ingovernabilità”, la “ volatilità” dei governi italiani dell’Italia repubblicana è stata fino ad oggi un “alibi”, anzi un vero e proprio “ inganno” usato dai “ veri nemici” della “ democrazia consapevole ed informata”. Far credere che si tratti di una questione risolvibile con una “ legge elettorale” equivale ad illudere un malato di tumore che una” pozione miracolosa” lo possa guarire . Pozione, ovviamente, a pagamento. La pozione portentosa è stata, peraltro, sempre la medesima: il premio di maggioranza, vuoi con la legge elettorale del ’53 fino ad arrivare all’Italicum di oggi. E non ostante quasi settanta anni di prove, non ostante si sia imboccata anche la strada del maggioritario, nulla è cambiato. Anzi va peggiorando, perché non solo negli ultimi quattro anni è stato addirittura “deposto” un Governo che disponeva di una maggioranza parlamentare ma perché sono stati poi “insediati” ben tre Governi – Monti, Letta e quello attuale di Renzi – nessuno dei quali aveva ricevuto un qualche mandato democratico. Intanto , con l’approvazione dell’Italicum e con l’approvazione l’ultima riforma del senato, si sta subdolamente consegnando ad un solo partito politico ( qualunque esso sia, sia ben inteso) un potere tale da rendere inutile il Parlamento ed ogni opposizione politica, cioè l’essena stessa della democrazia . Questo accade se un solo partito politico , vinte le elezioni, con il suo “ premio di maggioranza” è in grado non solo di “ governare con i propri numeri “ ma anche , con uno sforzo minimo, di scegliersi : Presidente della Camera, Presidente del Senato , dieci sui quindici membri della Corte Costituzionale, il Presidente della Repubblica e quanto altro sia implicito ( vista la modifica introdotta con l’art. 20 che prevede, al nono scrutinio, un certo quorum ma dei presenti (!)) con questa nuova “legge elettorale ”. Se quella del 1953, che di certo non consentiva tutto questo “ arbitrio”, fu marchiata come “ legge truffa” non oso definire questo disgustoso scempio della democrazia. Ma allora le cause dell’ingovernabilità dell’Italia vanno ricercate altrove , senza bisogno di renderci grotteschi davanti al mondo civile con leggi elettorali dal sapore sudamericano alla Fulgenzio Battista . Se dal 1948 in poi con qualunque legge elettorale ogni “ maggioranza di governo ” ( con premio o senza premio , proporzionale o maggioritaria) si è dissolta strada facendo , significa che il marcio sta nella “legge delle regole”, cioè nella Costituzione che non ha rifornito l’esecutivo dei poteri necessari per governare e cioè per “ svolgere effettivamente quel mandato elettorale che il popolo gli aveva concesso”. Davanti alla solare evidenza che la grottesca volatilità dei governi italiani ( governi balneari, governi ponte, governi transitori, persino governi del Presidente della Repubblica ma a quando un vero “ governo del popolo”?) dipenda dalla “ libertà di pensiero e di opinione” di ciascun parlamentare e cioè dall’articolo. 67 della Costituzione (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato “), invece che porre rimedio al grottesco scempio – la transumanza politica, i cambi di casacca, la rigida imposizione della “ disciplina di partito”, il voltagabbanismo italico, eccetera – cercando di salvaguardare però quel sacrosanto principio “ dell’indipendenza della politica da ogni forma di potere”, unico e vero baluardo contro ogni forma di costrizione, di coercizione, di corruzione, di intimidazione, di arbitrio del potere, baluardo eretto grazie alla Rivoluzione Francese e non certo grazie ai “ padri costituenti”, un principio posto a salvaguardia di una vera “ missione democratica” di ogni parlamentare ( che sia per questo che il M5s si sia accodato , accoccolato sotto le vesti di chi ne invoca beceramente la eliminazione?), si invocano le più grottesche misure per tagliare le gambe alla “ libertà di pensiero e di opinione “ dei singoli parlamentari, invocandone, nel caso di una loro “ opposizione” , nell’ipotesi di un loro “ non allineamento” alla maggioranza di governo , una serie di vere e proprie criminalizzazioni della libertà di pensiero e d’opinione , una demonizzazione del “loro libero convincimento”. Misure draconiane che spaziano dalla richiesta delle loro dimissioni ( e perché dovrebbe dimettersi se ha ottenuto il voto popolare? Forse per non essersi allineato alla disciplina di partito di staliniana memoria?) alle loro dimissioni dal partito con il quale furono eletti ( grandioso autogol dell’arcigno “ potere attualmente dominante” ben conscio che i singoli deputati siano meri burattini teleguidati dal segretario del partito che li ha graziosamente “candidati” in collegi blindati e sicuri e non persone che hanno conquistato i loro voti con proposte politiche frutto di cultura politica propria e personale ) fino alla loro “ decadenza” ( che un certo “potere oggi dominante ” stia ideando, sfruttando l’ infantile complicità di un “imbarazzante” M5s , una nuova “Legge Severino” che riesca a tramutare una “ diversità di opinione” in un “reato politico” da punire con severe misure di stampo staliniano ?) fino ad altre misure illiberali ma tutte arcignamente contrarie alla volontà popolare ( che aveva votato ed eletto quel parlamentare ) , quasi a volere invocare la edificazione , accanto al trasbordare di una Magistratura che ha ormai posto Parlamento ed eletti sotto la sua “ illegale perché anticostituzionale, un altro potere che sia incaricato ( da chi?) di “ correggere gli errori del popolino stronzo ed incolto ”, ovvero una sorta di “ tutore o di cara guida” di un popolo non già consapevole, non certo informato, quanto suddito. Si sparge a piene mani , dunque, “un falso”, un “ inganno”, una “truffa” per tornaconto o per ignoranza ? Poco interessa l’aggravante o l’esimente , perché il risultato è sempre lo stesso: “censurare” il vero problema ( ossia una imbarazzante Costituzione che prevede un potere esecutivo senza quasi alcun potere di portare a termine il mandato ricevuto dal popolo) per costruire e spacciare “verità di comodo ” ( le diverse leggi elettorali che nulla cambiano delle vere regole del gioco ) onde poi ossessionare ed indottrinare il popolo alle “ verità ribaltate”. Una “strategia dell’indottrinamento di massa” che fece le fortune del nazismo, dello stalinismo e del fascismo, che fu largamente usato dal circo mediatico giudiziario organico alla sinistra comunista e post comunista e che si sta tentando di reintrodurre surrettiziamente in Italia, grazie alla complicità dei “ poteri informativi” con l’unica “ fazione politica che domina il Paese” , senza che questa fazione abbia mai vinto nemmeno una sola delle elezioni politiche. Una sola soluzione esiste per sterilizzare gli eventuali effetti negativi del sacrosanto ed intoccabile articolo 67, quello di modificare la Costituzione attribuendo opportuni poteri al Governo eletto dal popolo. Chi si straccia le vesti contro questa soluzione ( del tipo “ premierato” o del tipo “ presidenzialista) – tra l’altro basta guardare dentro le democrazie più evolute: guardate gli Usa, dove Obama governa pur avendo perso la maggioranza in entrambe le camere ; guardate il Regno Unito, dove Cameroon attua il suo mandato ed il suo programma politico senza subire ricatti, condizionamenti, veti, intimidazioni da una pur agguerrita opposizione laburista; guardate nella stessa Francia, dove “ Monsieur le President” fa e disfa i governi a suo insindacabile beneplacito - prospettando chissà quali pericoli possa correre una democrazia che fosse amministrata dall’ “uomo solo al comando” - vi risulta che vi siano oscure forze fasciste negli Usa in procinto di akkupare la Casa Bianca ? O nella Francia Presidenzialista il partito della Le Pen abbia ormai una maggioranza strasbordante e che nemmeno esisterebbe se nella Francia non vi fossero i problemi che solo l’Eu ha imposto ? O che la Polonia sia preda di una antica deriva nazista o fascista? O che nell’UK esista un formidabile Partico Fascista in grado di sbaragliare per via insurrezionale quella Monarchia costituzionale ? – sono le stesse forze politiche che si sono sempre opposte all’ammodernamento della Costituzione, vale a dire sia la fazione comunista che la new entry del M5s il quale, sull’argomento e su altri simili argomenti, ha solo occupato lo spazio lasciato vuoto – per volontà popolare che , una volta risvegliatasi dall’intontonimento mediatico cui fu sottoposta dal 1994 in poi lo ha cacciato dal parlamento a calci nel culo – da un Magistrato , più grottesco che ridicolo adire il vero, che, al burbanzoso grido di “ Legalità! Legalità!”, biascicando un gergo da caserma “io a quello lo sfascio” come in quel film americano sull’addestramento delle reclute dei marines d’assalto, era diventato, per gli ebeti italiani indottrinati, una sorta di “ Padre Pio” da “adorare” , il quale , truffando così la “ ignoranza e l’imbecillità del popolo bue “,s’è truffaldinamente intascato, su conti personali per sei lunghi anni, tutti i milionari rimborsi elettorali che lo Stato doveva pagare invece sui conti dell’IDV e che sarebbero dovuti servire per pagare i debiti di quel partito nei confronti dei vari Giulietto Chiesa, Veltri, Mariotto Segni e di tanti altri insoddisfatti creditori. Per non parlare della “ sentenza Maddalo”. Anche oggi Antonio Di Pietro, come un Diba o un Dima pentastellati - che alla fine di ogni mese “contano” 3.000 euro che mai avrebbero guadagnato con il loro lavoro - conta i suoi “ sei appartamenti sei” che grazie alla truffa si è comprato mentre amministra la sua ormai ben ammodernata azienda agricola ripete, come il M5s va declamando sempre, “ legalità” Legalità!”. 0La Costituzione che “disprezza” e che si fa platealmente beffe della “ volontà popolare” può essere difesa solo da coloro che con la sudditanza del popolo bue si son fatti ricchi e potenti.

venerdì 23 ottobre 2015

PERCHE’ QUESTA FISCALITA’ E’ UNA TRUFFA I SUOI SOSTENITORI SONO I BENEFICIARI DEL BOTTINO Un’ennesima riprova che la “ fiscalità” dell’Italia sia premeditatamente costruita con una serie di raggiri ai danni del contribuente, il cui scopo sia quello di estorcere al contribuente porzioni sempre maggiori del reddito frutto del suo lavoro senza che il truffato se ne avveda ,che consentano dunque, anche in senso strettamente penale , di etichettarla come una vera e propria truffa , come una continuativa frode ai danni del cittadino, risiede nel “ sistema di finanziamento della spesa pubblica”.La quale è finanziata con cinque voci: 1. Imposte dirette; 2. Imposte indirette; 3. Contributi sociali; 4. Indebitamento; 5 entrate patrimoniali. Per non tediare con percentuali noiose, sintetizzo – lo si può controllare , ovviamente, in internet, i dati sono nelle statistiche della Banca d’Italia, dell’Istat e dello stesso Stato – esaminando questo finanziamento dal 1980 ad oggi, ne viene fuori che il gettito delle “ imposte dirette” finanzia circa il 30% del totale della spesa pubblica, quello delle “imposte indirette” circa il 20%, quello dei “ contributi sociali”( che fra l’altro non sono neanche per sogno “ contributi” perché sono “obbligatori” e la cui “denominazione” di “ sociali ”è un’altra prova del” raggiro truffaldino”) circa un 25%, quello del ricorrere ad “ debito pubblico”( imposte addossate alle future generazioni) circa il 15% ed infine quello delle entrate patrimoniali circa il 10%. Questo schema, se studiato con occhiuta osservazione, dimostra con solare evidenza il raggiro fraudolento del cittadino. Il quale , infatti, è consapevole solo delle somme pagate per “ imposte dirette”, mentre un ulteriore 80% gli viene sottratto dalle tasche, con l’abilità di un borseggiatore d’autobus, senza che ne sia consapevole. Questa fiscalità e questo potere, dunque, non ha il coraggio delle proprie azioni di governo, perché per ogni milione di imposte che ciascun cittadino paga nella sua piena consapevolezza e, tutto sommato, nella sua condivisione ( altrimenti potrebbe scioperare o non pagare) allo Stato, lo Stato ce ne “ sottrae” altri quattro senza esserne consapevoli . Questo è dunque un sistema non solo antidemocratico , non solo da “ regime totalitario” ma anche e fondatamente “fraudolento”, “ truffaldino”. Nessuno è cosciente di quanto paga con le “ imposte indirette” ( che colpiscono i consumi) e dunque ciascuno di noi le paga senza esserne minimamente consapevole. Per i così detti “ contributi sociali” basta pensare con quale forma di “vero e proprio raggiro” essi sono incamerati dal Leviatano. Essi, è noto, sono “ a carico del datore di lavoro”. Perché sono a loro carico ? Eppure se ogni contribuente dovesse riceverli in “ busta paga” dal suo datore di lavoro e dovesse poi versarli allo Stato il gettito per lo Stato non cambierebbe, come non cambierebbe il “ salario netto” che resta al lavoratore. Anche per gli imprenditori vale lo stesso principio: anche per loro il “ costo del lavoro” non cambierebbe. Or dunque per quale motivo davanti a “ tre soluzioni” identiche si è scelta quella di far pagare i contributi sociali dal datore di lavoro? La risposta è solare nella sua evidenza: per non far render conto al contribuente di quanto lo Stato Leviatano gli sottrae dal suo lavoro. Il “ladrocinio” , in questo caso, si fonda sul fatto che ad ogni lavoratore interessa sapere il “ salario netto”, cioè quello che gli viene in tasca. Ma se fosse cosciente e consapevole di quanto il Leviatano gli sottrae di nascosto potrebbero nascere grossi problemi. Credo che moltissimi lavoratori, se sapessero quanto gli viene sottratto dal loro lavoro, non lo sopporterebbero . Tutto questo è non solo “ profondamente disonesto”, non solo una vera e propria “truffa” ai danni di ogni cittadino, ma è un sistema indegno di una democrazia , perché la pazienza o l’acquiescenza di un popolo è la mangiatoia del potere. Tutte queste ragioni messe insieme determinano una necessaria reazione contraria , un tentativo di sottrarsi alla violenza della frode . Quante volte ognuno di noi ha reagito su un tram a qualche abile tentativo di borseggio? Reagire per evitare il borseggio, reagire per evitare una frode , reagire per evitare di rimanere soggetti ad un truffa è pertanto una necessità fondamentale di ogni cittadino, sempre che , questo cittadino – questo è il “ vero punto” - abbia a cuore la “ dignità e la democrazia” del proprio paese e non, come invece accade in Italia, che questo cittadino/elettore –quelli che sostengono questo ladrocinio fiscale - abbia a cuore solo che la spesa pubblica resti quella che il potere pretende ( e della cui distribuzione egli è uno dei privilegiati beneficiari)

domenica 18 ottobre 2015

Bersani e la sinistra comunista dei Cuperlo, dei Gotor , dopo l’inchino fatto a Renzi sulla riforma costituzionale che nemmeno il peggiore Schettino avrebbe potuto fare , trova un altro spunto per far sapere di esistere e di guadagnare a spese nostre ricchi ed altamente immeritati , osceni privilegi . L’occasione per dare segni di vita è la legge di stabilità, il ritornello è però quello di sempre, unico, dal 1958 in poi. Uffa ! Che noia che barba che noia! Il ritornello della sinistra e dei suoi “miliziani” è sempre lo stesso, dal 1958 in poi: per risanare la finanza pubblica servono maggiori imposte. Eppure – dati FMI non dell’ “L’Unità”- fra il 1980 ed il 1993 le imposte sono state aumentate del 500%, passando da i 134.000 miliardi di lire del 1980 ai 760.000 miliardi di lire del 1993. Ma nello stesso periodo – fonte sempre RMI non “Repubblica”- il debito pubblico è letteralmente esploso, passando dai 212.500 miliardi di lire del 1980 ai 1.866.250 miliardi di lire del 1993. Il rapporto “Debito / Pil” , vediamo anche questo indice, è esploso egualmente, passando dal 55% del 1980 al 121% nel 1993. Negli anni più sciagurati, cioè fra il 1980 ed il1993, mentre il Pil italiano cresceva con una medita del 2,5% annuo, le imposte, hanno galoppato al ritmo vertiginoso di un 6% all’anno. Eppure tra il 90 ed il 93 le “ entrate pubbliche” sono aumentate di circa 200.000 miliardi di lire mentre il Pil, nell’identico periodo di tempo, aumentava di 238.000 miliardi di lire. Traduco: quasi l’80% della produzione annuale di nuova ricchezza ( Pil) è stata consumata dall’aumento della spesa pubblica. E così si è andati avanti fino ad oggi. E’ opportuno sapere che se le spese pubbliche italiane, fra il 1980 ed il 1993, fossero rimaste , non voglio dire uguali, ma almeno aumentate in proporzione all’aumento del Pil, nel 1993 il bilancio statale si sarebbe chiuso con un attivo di circa 100.000 miliardi di lire. Invece si è chiuso con un passivo di ben 150.000 miliardi di lire. Fatevi due conti e pensate all’articolo 53 della Costituzione.

sabato 17 ottobre 2015

OGNI MALEDETTO 17 OTTOBRE Oggi è il 17 ottobre, una data, per me, da ricordi scolpiti nella pietra. Ieri, quando avevo cinque anni, nel Lungotevere davanti alla Sinagoga di Roma e lungo tutta Via Arenula era un susseguirsi di automezzi della Gestapo in sosta , motore acceso. Eravamo arrivati da Monteverde Nuovo con una “ camionetta” io e mio padre, s’era sparsa la voce del rastrellamento degli ebrei. Come se fosse oggi, ricordo tutto, ogni movimento, i soldati tedeschi silenziosi, non c’era chiasso, ne presero più di mille. Ad uno ad uno gli automezzi tedeschi ripartirono col loro carico di ebrei, il Tevere, lì sotto, scorreva indifferente mentre voci metalliche scandivano, come fruste schioccanti, perentori ed incomprensibili comandi. Svanito che fu l’ultimo automezzo dietro l’angolo di Largo di Torre Argentina, verso Via delle Botteghe Oscure, mio padre mi prese per mano. Ci avviammo verso Ponte Garibaldi, camminavamo piano, il fiume scorreva lento, i vortici dell’Isola Tiberina parevano gioiosi. Ci facemmo a piedi tutto Viale del Re per salire su un’altra “ camionetta” ormai quasi a Piazza Mastai. Da quel 16 ottobre del 1943 mio padre, ogni 16 ottobre, coglieva ogni occasione per ricordarmi quella giornata, fin nei minimi suoi particolari, dettagli, minuzie che poi la mente facilmente dimentica. Per esempio il numero del tram che avremmo dovuto prendere ma che non c’era. Era il 28 o il 13, entrambi scendevano dalla Circonvallazione Gianicolense verso Ponte Garibaldi e dunque la Sinagoga. Poi, quando divenni più grande pensò bene di farmi fare le medie all’Ugo Foscolo, proprio dietro la Sinagoga, al Ghetto. Ha continuato a ricordarmi quella data anche dopo che se ne era andato a vivere in Francia, era sempre la sua la prima telefonata, a casa mia, del 16 ottobre di ogni anno, fin tanto che è vissuto, fino al 16 ottobre del 1988. L’anno dopo Antonino era già sepolto nel cimitero di Pau, dove tiene per mano la sua compagna Genevieve , erano gli ” amanti latini” ( perché parlavano in latino anche fra di loro, latine loquere) “ aux Jardins d’Arcadie “ di Pau, una deliziosa residenza, provincia del Sud Ouest francese, provincia basca irredentista, patria dei tre moschettieri e del paté de fois gras. Per questa ricorrenza , oggi, ho preso macchina, compagna e le mie bassotte, tre dico tre, e via verso Torrita Tiberina. Sosta sulla tomba di Aldo Moro, il politico democristiano che avrebbe , anni dopo, venduto la vita degli ebrei italiani , offerta in olocausto al terrorismo palestinese, per salvare la vita degli italiani non di religione ebraica. Una sorta di “ genocidio programmato”, una “piccola shoah” che Moro e Berlinguer , cioè Dc e Pci, di comune accordo, infersero al popolo ebraico italiano. Non ho pregato – io purtroppo non ho mai trovato la fede in una religione , ma coltivo un’altra religione, quella che adora il “ beneficio del dubbio” e mi tiene abbastanza compagnia , debbo dire – davanti a quelle scarna cappella. Ma ho solo rammentato questi pensieri , mormorati , a bassa voce. Non un affronto ad Aldo Moro, mai, ma un doveroso tributo alla verità che nessuna censura, che nessuna farsesca a farlocca verità ribaltata può e deve far dimenticare. Perché, pane al pane, è comodo signori comunisti e post ergersi a difensori delle vostre vittime quando ricorre la shoah e poi diventare i loro carnefici, appena trascorsa quella data.

martedì 13 ottobre 2015

Seconda ed ultima parte Certo fa impressione osservare certe cifre: il gettito delle imposte dirette del 1995 fu di 260.000 miliardi di lire mentre il costo degli interessi sul debito pubblico fu di 200.000 miliardi di lire. Ma il profondo dissesto del nostro bilancio non è certo attribuibile al costo degli interessi. E’ all’incirca dal 1958, anno più anno meno, da quando la Dc del periodo post degasperiano face l’apertura alla sinistra socialista che davanti al problema del deficit pubblico si sente sempre ripetere lo stesso ritornello: l’unico rimedio al deficit starebbe, secondo la sinistra, democristiana e socialcomunista sempre e solo in manovre, manovrine, manovrette, patrimoniali, tutti nomi diversi che hano sempre significa una sola cosa: aumento delle imposte . E sì, perché la sinistra, non sapendo come legittimare davanti all’opinione pubblica il proprio operato, non ha fatto altro che attribuire le responsabilità del nostro deficit alle imposte che dovevano essere aumentate e all’evasione fiscale. In verità i dati del FMI ci dicono una verità che il predominio mediatico informativo della sinistra , l’uso sfrontato della “ censura” sulle verità che ora spiegherò e, una volta censurate le verità, la costruzione e la propalazione di “una verità rovesciata” hanno condotto il popolo ignorante ed indottrinato a credere che per ripianare il deficit fossero davvero necessarie nuove imposte, patrimoniali e dare una spietata caccia all’uomo che si permettesse di eludere o diminuire le imposte da pagare. Insomma come per la “ sanità”, come per la pubblica istruzione, come per l’ “ assistenza sociale” ( tre argomenti sui quali ho scritto e dimostrato le truffe alle quali la sinistra ci ha assoggettato da sempre, anche per il deficit e per le imposte vengono raccontate panzane e bufale. Il risanamento della finanza pubblica dipende, secono la sinistra, dal necessario auento delle imposte? Vediamo. I dati FMI evidenziano che fra il 1980 ed il 1993 le imposte sono state aumentate del 500%, passando da i 134.000 miliardi di lire del 1980 ai 760.000 miliardi di lire del gettito del 1993. Ma, come ho dimostrato nel precedente articolo, nello stesso periodo il debito pubblico è letteralmente esploso, passando dai 212.500 miliardi di lire del 1980 ai 1.866.250 miliardi di lire del 1993. Il rapporto “Debito / Pil” , vediamo anche questo indice, è esploso egualmente, passando dal 55% del 1980 al 121% nel 1993. Negli anni iù sciagurati, nei peggiori anni della nostra vita, , cioè fra il 1980 ed il1993 mentre il Pil italiano cresceva con una medita del 2,5% annuo, le entrate del settore pubblico, le imposte, hanno galoppato al ritmo vertiginoso di un 6% all’anno. Eppure tra il 90 ed il 93 le “ entrate pubbliche” sono aumentate di circa 200.000 miliardi di lire mentre il Pil, nell’identico periodo di tempo, aumentava di 238.000 miliardi di lire. Traduco: quasi l’80% della produzione annuale di nuova ricchezza ( Pil) è stata consumata dall’aumento della spesa pubblica. Insomma pur in presenza di un aumento vertiginoso del gettito tributario fra il 1980 ed il1993 il debito pubblico non solo non è diminuito, ma è anche aumentato. I conti sono presto fatti: se le spese pubbliche italiane fra il 1980 ed il 1993 fossero rimaste non voglio dire uguali ma anche se fossero aumentate in misura proporzionale all’aumento del Pil, ho calcolato che nel 1993il bilancio statale si sarebbe chiuso con un attivo di circa 100.000 miliardi di lire. Invece si è chiuso con un passivo di ben 150.000 miliardi di lire. Con questa verità tratta dai numeri – che tutti possono verificare, confrontare, studiare, elaborare, prego accomodatevi pure – viene anche irrisa, svergognata, sputtanata una serie di “ rituali cialtronate, balle e panzane” che la sinistra ha sempre sparso a piene mani per creare una forte opposizione alla riduzione della spesa pubblica e dunque del deficit . Quale era la minaccia ricattatoria più in uso nelle redazioni di “Repubblica” o de “Il Fatto” o del “ Corriere della Sera” o del TG3 per “criminalizzare” la sola idea di ridurre la spesa pubblica? Che la riduzione della spesa pubblica avrebbe costretto lo Stato a licenziare centinaia di migliaia di dipendenti pubblici. Ecco questa è la prima colossale balla che vi hanno inculcato, perché i dati del FMI ci certificano che potevamo benissimo non licenziare nessuno ed anche aumentare gli stipendi, nei limiti, però, dell’aumento del nostro Pil. Ora mi pare lampante che chi continua a sostenere ed a votare per la sinistra lo fa solo per difendere i propri privilegi. Altro che idealismo!
IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO ED IL DISSESTO DELLA FINANZA PUBBLICA E’ RESPONSABILITA’ DELLA SOLA SINISTRA POLITICA ITALIANA Parte Prima Per i tanti “ smemorati di Collegno” che infestano l’Italia e che ammorbano Facebook La “ Lite delle comari” oppose nel 1982 Andreatta a Formica circa la separazione , proposta e sostenuta da Andreatta, tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia. Non fu solo una “lite fra comari” nel cortile Italia come vedrete, piuttosto l’inizio di adesione agli accordi sovranazionali che ci condussero poi ad accettare l’entrata in vigore dell’Euro nel 2002 . Non a caso la Banca d’Italia era guidata da Carlo Azeglio Ciampi, uno dei principali “ artefici” dell’Euro e si schierò sulle posizioni di Andreatta : già dal lontano 1981 la Dc “ di sinistra” dimostrava il suo intimo disprezzo del Parlamento, perché quella decisione di separazione è l’unica responsabile dell’ esplosione del fabbisogno finanziario dell’Italia , delle disastrose conseguenze sul debito pubblico, praticamente la tomba per gli italiani, una decisione assunta senza alcun passaggio parlamentare. Dai dati del FMI risulta che il debito pubblico italiano, di 4.800 miliardi di lire nel 50, di 9.290 miliardi di lire nel 60, di 23.200 miliardi di lire nel 70, di 212.670 miliardi di lire nel 80 è diventato di 1.318.800 miliardi di lire nel 90, di 1.866.270 miliardi di lire nel 93, arrivando a 2.197.000 miliardi di lire nel 95.Nello stesso periodo il PIL italiano passava da 9.247 miliardi di lire nel 50, a 23.200 miliardi di lire nel 60, a 62.880 miliardi di lire nel 70, a387.700 miliardi di lire nel 80, a 1.310.700 miliardi di lire nel 93 arrivando ad 1.770950 miliardi di lire nel 95.Il rapporto debito/Pil, negli stessi anni, passa così dal 52% al 40%, al 37% ( cioè scende fra gli anni 50 e gli anni 70), al 55% nel 80, al 101% nel 90, al 120% nel 93, arrivando al 125% nel 95. Precisano , i dati del FMI, che dei 1.866.270 miliardi di debito pubblico esistente al 31/12/93 la bellezza di 1.653.600 miliardi di lire, cioè quadi il 75%, era un debito contratto nel periodo infausto, cioè fra il 1980 ed il 1993. Con l’arrivo delle “aste” dei titoli pubblici ( Bot, CCt, eccetera) furono le banche italiane a far acquistare ai risparmiatori italiani quei titoli pubblici. E siccome gli investitori esteri di quel debito pubblico erano si e no il 10% del totale, pensate a quanto milioni di miliardi di lire sono state rastrellate dal mercato del risparmio per essere dirottate nel “ sicuro del Bot” e con ciò sottratti agli investimenti produttivi. Quanto lavoro avrebbero potuto creare quella massa di milioni di miliardi di lire se fossero stati dirottati da un libero mercato su investimenti non speculativi ( come lo sono stati) ma “ produttivi”. Dunque questa deriva di politica monetaria della sinistra ha anche prodotto un altro cancro: ha concretamente messo sotto protezione le imprese italiane esistenti, evitando la concorrenza straniera e regalando loro ( De Benedetti, Agnelli, Mediobanca, eccetera) tutta una serie di “ monopoli” oggi incapaci di misurarsi col mercato globalizzato se non falliti ( Alitalia eccetera). Ecco il vero motivo per il quale quasi tutti gli imprenditori italiani ( da De Benedetti ad Agnelli a Colaninno a Cairo eccetera) sono legati alla sinistra politica, essendone stati enormemente avvantaggiati. Ma non basta Perché tutto questo ha determinato un “carico per interessi annuali” del debito pubblico che da solo ha assorbito quasi tutto il gettito annuale delle imposte dirette. Ragione per cui si è verificato un gigantesco conflitto di interessi: si badi che per ogni milione di imposte dirette che ciascun cittadino italiano era obbligato a versare , 800.000 lire andavano direttamente nelle tasche degli investitori italiani che non erano certo i poveri in canna, ma “ quelli che se lo potevano permettere” e dunque in massima parte il popolo dei burocrati, degli statalisti, delle clientele politiche, finanziarie e bancarie asservite al Leviatano, tutta gente che votava “ a sinistra” per non perdere certe posizioni di predominanza e di privilegio0. (Segue)

domenica 11 ottobre 2015

REPLICA AL SENATORE GOTOR , ALLA SUA INTERVISTA DI IERI SU RADIO RADICALE Il Sen. Gotor, per attribuire a merito della “minoranza comunista del PD” - della quale egli dovrebbe essere magna pars - alcune asserite “ salvifiche e democratiche correzioni” strappate al Governo Renzi sul testo della riforma costituzionale, modifiche che, sostiene il Senatore, avrebbero reso condivisibile ed auspicabile quella riforma ( dunque per ammantare di una luce eroica e quel loro rituale “ obbedisco” che ogni minoranza comunista ha sempre belato prostrandosi al partito, nella sua intervista a Radio Radicale, che invito tutti ad ascoltare su Youtube e su Facebook, afferma che “basterebbe guardare la realtà dei fatti” per essere enormemente grati verso Gotor e quella sua minoranza.. E va bene, senatore, guardiamola, appunto, questa realtà dei fatti. Afferma il senatore che già nel documento del luglio di quest'anno , firmato da venticinque senatori della sinistra comunista (che si intitolava “ avanti con le riforme”) quella minoranza era perfettamente d’accordo sul progetto governativo, che il bicameralismo perfetto andasse superato, che ci fosse una sola Camera per votare la fiducia al Governo e che ci fosse una riduzione del numero dei senatori a cento. Ma nulla ha da obiettare il senatore Gotor circa lo spessore democratico e costituzionale di una simile iniziativa che modifica la costituzione “ a colpi di maggioranza risicata”. Noi dunque avremmo la” costituzione più bella del mondo” che però non è “ la più bella” perché essa prevedeva una doppia verifica della politica ( appunto Camera e Senato) che poteva (avrebbe potuto) garantire al popolo ( questo rompiscatole!) almeno la “ parvenza ” di una decisione democratica. Se poi i “regolamenti parlamentari”- non dunque la Costituzione – e le “ prassi parlamentari” hanno infettato e incancrenito quelle disposizioni democratiche, dovrebbe essere infinitamente più agevole e logico, per gli “adoratori della costituzione più bella del mondo” come lo è il PD, modificare la prassi ed i regolamenti , piuttosto che demolire la costituzione più bella del mondo, ma solo quando non fa comodo al PD ed alle sue milizie di svariato genere. Affronta poi , il Senatore, la spinosa questione della nomina degli organi di garanzia cioè dei giudici della Corte costituzionale e del Presidente della Repubblica, affermando che, esistendo una combinazione evidente fra Italicum e la riforma del Senato “ non era possibile che chi vinceva il premio di maggioranza potesse giocare ad Asso pigliatutto cioè eleggere da solo o quasi anche i giudici dalla Corte costituzionale e il Presidente La Repubblica”. “ Le cose sono cambiate oggettivamente” prosegue il Senatore , “ perché, grazie alla minoranza comunista del PD, avremo il Senato che eleggerà nella sua autonomia due giudici della Corte costituzionale “. “ E, per quanto riguarda la Presidenza della Repubblica - prosegue il Senatore - abbiamo ottenuto la riconferma del testo della Camera Un testo che impedisce che il vincitore del premio di maggioranza elegga il Presidente della Repubblica e lo impedisce perché fissa un quorum estremamente alto cioè i tre quinti che quindi costringe il vincitore a trovare come è giusto che avvenga in qualunque democrazia matura un accordo con una delle forze di opposizione” “La matematica non è un'opinione”, prosegue il Senatore Gotor, “settecento trenta sarà il Collegio formato da seicento trenta deputati e da cento senatori i tre quinti di settecento trenta è quattrocento trentotto E il premio dell'italico è di trecento quaranta seggi di conseguenza il vincitore del premio dovrebbe controllare novantotto osservatori, pressoché impossibile”. C’è molta confusione in quello che afferma il Senatore, gliene chiedo conto. In primo luogo il senatore dice cose opposte, dice ( vedere il testo sottolineato) che per quanto concerne la nomina dei cinque giudici costituzionali di iniziativa parlamentare, non saranno eletti da Senato e Camera congiunti, ma separatamente da Camera e da Senato. Dunque i suoi calcoli matematici sono sballati. Poco male , li rifaccio io. Orbene pare che mentre l’ art. 135 della Carta dispone che “ La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative”, con questa riforma, a quanto afferma il senatore Gotor, la Camera ed il Senato leggeranno in autonomia, e non più in seduta comune, tre e due giudici. Allora i tre quinti non vanno conteggiati sulla somma Camera e Senato, ma separatamente. Dunque questi 3/5 diventano per la Camera i 3/5 di 630, cioè 378 deputati e per il Senato 60 senatori. Per la Camera , con l’Italicum, il vincitore incassa 350 deputati, basta dunque che ne attragga altri ventotto e raggiunge quel quorum. Tralascio il senato, per ovvi motivi. Ora non credo sia un problema per il PD ( o per altri partiti….già…ma quali, oggi, in questo scenario politico?) trovare trenta deputati pronti a sostenerlo in Parlamento. Dunque contrariamente a quanto sostiene il senatore Gotor, la minoranza comunista del PD, che lui rappresenta, non ha fatto alcun opera meritoria o salvifica, semmai proprio il solito raggiro ai danni del popolo, illuso, dalle sue parole, di avere voce determinante in capitolo, mentre basta un accordicchio alla Ncd alla Camera per rinchiuderlo nello sgabuzzino delle scope. Passo alla questione del Presidente della Repubblica, circa la quale il Senatore afferma che, sempre grazie all’opera della sua minoranza comunista, è stato “ ottenuto la riconferma del testo della Camera, che impedisce che il vincitore del premio di maggioranza elegga il Presidente della Repubblica e lo impedisce perché fissa un quorum estremamente alto cioè i tre quinti che quindi costringe il vincitore a trovare come è giusto che avvenga in qualunque democrazia matura un accordo con una delle forze di opposizione”. Ora i 3/5 di senato + camera (100 + 630 ) significa 438. Bene : ma già 350 deputati e la “presumibile” maggioranza di senatori espressi ( poi ci arrivo) dalle Regioni ( sapete bene quante Regioni siano amministrate, dominate e controllate dalla sinistra ) , poniamo di sessanta senatori , fa 410. Quale sarebbe il problema per un partito trovare in Parlamento un accordicchio per avere il consenso di altri 28 onorevoli? Tanto più che, cosa che il senatore Gotor si guarda bene dal ricordare, dopo l’ottavo scrutinio, si deve conteggiare i 3/5 ma dei soli “ votanti”, non più dei membri. Voglio ricordare, a questo punto, “ en passant” , che il Presidente della Repubblica noma anche “ cinque “ giudici della Consulta. Fatevi due conti ! Arriva infine , il Senatore, al nodo della elettività dei Senatori affermando che “ il Senato che veniva qui in discussione era un Senato interamente di nominati, che sarebbero stati nominati all'interno dei Consigli regionali. Invece questo è cambiato e”- prosegue il senatore “- noi avremmo dei Consigli regionali che saranno vincolati obbligati a prendere atto in conformità con la volontà popolare, una volontà popolare che si esprimerà attraverso un voto”. Insomma una sorta di primarie regionali. Senatore Gotor, la prego, abbiamo già dato.

sabato 10 ottobre 2015

PENSIAMO ALLA LIBIA, NON ALLA SIRIA La stampa e l’informazione italiana, avendo come “ missione” quella, storica, di indottrinare i lettori non certo quella di informarli , si concentra sulla Siria . E’ nell’ordine delle cosettine italiane, le liti da cortile, le zuffe chioggiotte, i Capuleti vs i Montecchi, laziali contro romanisti, tutta cultura allo stato puro. Così tutti sulla Siria, c’è da vendere copie perché c’è di mezzo Putin, Obama, ci sono i richiami per un’ulteriore disfida di barletta fra la sinistra e la destra, insomma si vendono copie e si fa share. E’ solo questo che “il padrone” vuole, del popolo non interessa nulla a questo attuali Marchesi del Grillo. Invece, a noi italiani, della Siria dovrebbe interessare poco: c’è Putin che pensa all’Isis, al Califfato, sono affari di Obama, di Assad, l’Europa è sulla questione ridicolmente assente, francamente imbarazzante con la Russia di Putin con le sue schizofreniche sanzioni occhiutamente imposte poi proprio all’unica potenza in grado di difenderci dallo Stato Islamico. Dovrebbe interessarci e dovremmo occuparcene, della Siria, quel poco – visto l’articolo 10 della Costituzione che solo D’Alema ha le stimmate per calpestarlo -che basta per scatenare le solite piazzate da cortile e da lavandaie , se dare l’appoggio politico o meno a Putin . Se invece delle budella azionassimo il cervello, noi dovremmo occuparci e preoccuparci immediatamente della Libia, dove il cieco, ottuso, rancoroso, livoroso, odio contro Berlusconi, non certo la lungimiranza politica ( l’ennesimo esempio dell’applicazione italiana del comandamento togliattiano del “ tanto peggio per l’Italia tanto meglio per il Pci”) guidò la sinistra post comunista italiana , non a caso a braccetto della “gauche français”, ad agevolare la caduta di Gheddafi, con le decantate primavere arabe il cui risultato unico, almeno fino ad oggi, è questo: Egitto e Libia- per rimanere nel Nord dell’Africa –nelle mani del Califfato e dei “Fratelli musulmani”. Inutile sprecare risorse per far declamare l’ennesimo ”armiamoci e….partite” , una comparsata che tutt’al più consentirà qualche viaggio a N.Y. a qualche governante in crisi di visibilità , una ricompensa già sproporzionata per certi attuali personaggi politici. per i quali già presenziare nel codazzo cortigiano di Obama o di Putin è una insperabile gloria. In politica estera bisogna essere pragmatici e lungimiranti , ma per esserlo occorre una cultura politica francamente impensabile in certi ragazzotti ed in certe ragazzotte - ma anche in certi attempati “ pronipoti di” - la cui attuale carriera politica è il nono mistero di Lourdes, visto che quelli elencati dalla Madonna ai pastorelli bearnesi erano solo otto (almeno credo, non sono molto “ dentro la materia!). Moro e Berlinguer , ad esempio, che per la maggioranza degli italiani sono degli eroi ( e sappiamo la passione e l’impegno che gli italiani hanno sempre profuso nel venerare i boia e nel crocifiggere le vittime, da Marsala a Via Rasella, da Carnevale a Contrada, per dire) non esitarono nemmeno un attimo a condannare a morte tanti italiani( da Guy Tachè alle vittime della stazione di Bologna) pur di contendere ad Israele il ruolo di “proconsole nel Medio Oriente” degli Usa con l’accordo con l’Olp di Arafat che consentiva loro di assicurarsi convenienti forniture energetiche . E’ la Libia il nostro vero problema, un problema enorme che la sinistra comunista e quella francese hanno voluto scaricarci sulle spalle solo per fare un dispetto a Silvio Berlusconi, pensate voi quale lungimiranza politica in questi personaggi. La Libia è casa nostra, è piena ancora di italiani e di imprese italiane, ha gas, ha petrolio, ha risorse finanziarie, occupa una posizione strategica, con il patto di Berlusconi con Gheddafi era diventato il Paese che aveva fatto cessare l’emigrazione . LA SINISTRA E L’ALITALIA Parto dall’inizio, dal 10 ottobre 2006, quando Romano Prodi denunciò il precario stato di salute della società: occorreva far presto e trovare un partner internazionale per evitare il fallimento. Il governo di centrosinistra voleva vendere all’Air France ma dopo ben 17 mesi , a marzo del 2008, arrivò il fallimento della trattativa, che tanto piaceva ai signori “ de sinistra”, a Colaninno, ai famosi “ capitani coraggiosi” di dalemiana memoria. Quel fallimento era dovuto alla posizione assunta al riguardo dal leader del centrodestra che in campagna elettorale aveva martellato proprio sul mantenimento dell’italianità della compagnia. I vertici della Air France non vollero impegnarsi di fronte a un futuro governo "ostile". E così fu: nell’estate del 2008 alla fine Alitalia finì in mani italiane, grazie a una cordata di 21 società controllate dal salotto dell'imprenditoria italiana (tra gli altri Marcegaglia, Benetton, Caltagirone, Riva, Ligresti , Gavio e una banca come Intesa Sanpaolo allora guidata da Corrado Passera) messe insieme, proprio per evitare che Alitalia venisse comprata da Air France-KLM, dall'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, salito nel maggio del 2008 per la terza volta a Palazzo Chigi. Quella vendita agli italiani, scatenò la rabbia dei post comunisti , fu criticata perché valutata meno conveniente per lo Stato (e, quindi, per i contribuenti) rispetto all’accordo con Air France - KLM di pochi mesi prima: di fatto i 21 imprenditori "patrioti" sborsarono poco più di 400 milioni di euro del miliardo pagato da CAI per rilevare gli asset sani della compagnia; il vettore franco - olandese, di fronte a un sì del governo e dei sindacati, avrebbe messo sul piatto 700 milioni di euro in più. Scriveva “Repubblica” all’epoca che “ il conto per il nostro Paese è salatissimo: circa 4 miliardi di euro che comprende anche i lavoratori in cassa integrazione e messi in mobilità (circa 10.000 maestranze). Tanto gli italiani si sono visti appioppare per vedere impresso ancora il tricolore sulla compagine azionaria di un vettore aereo che forse l’Italia non era (e non è più oggi) in grado di permettersi, grazie alla stoltezza di Silvio Berlusconi”. Già. Oggi, 2015, sta fallendo Air France. A proposito, signori “ de sinistra” a chi avremmo dovuto ringraziare per questa eventuale inchiappettata che l’Italia si sarebbe beccata sul groppone se non fosse stato per quella che voi bollavate come “ sciagurata ed opaca” iniziativa del centrodestra ? Si attendono repliche “ nel merito”, possibilmente senza trivialità.

venerdì 2 ottobre 2015

Con insopportabile boria e toni tra l’epico ed il trionfalistico – la marcia trionfale dell’Aida, al Tg1 gli scuce un baffo - L’Istat segnala una diminuzione dei disoccupati, dello 0.1% ad agosto rispetto a luglio, e dello 0.7 rispetto ad agosto del 2014. Un successo del Jobs Act ? Vediamo. La crescita degli occupati, sostiene l’ Istat, si deve a 70 mila assunzioni di dipendenti. Ma controllando quei dati – sono pubblici, accomodatevi – mi accorgo che di questi ben 45mila sono “ assunzioni a tempo determinato”. Mi pare che il Jobs Act abbia avuto, come mira , l’ introduzione del “ contratto a tutele crescenti”, proprio per sostituire i vari contratti a termine. Ora quei dati dell’ Istat hanno segnalato proprio una crescita dei contratti a tempo indeterminato superiore alla crescita dei posti di lavoro. Non si tratta dunque di un aumento dell’occupazione, ma solo di sostituzioni: un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e senza costo per i primi tre anni, al posto dei vecchi contratti a tempo determinato. Scandagliando così quei dati ci rendiamo conto di come la crescita dell’occupazione sia sostenuta soprattutto e sostanzialmente da contratti a tempo determinato ( d’altra parte , scusate, ma proprio nel periodo estivo, quelle della vacanza, tutte le attività ricettive aumentano il loro personale, no?) . Insomma la conclusione è sconfortante ma prevedibilissima: in Italia Chi ha bisogno di lavoratori li assume a tempo determinato, non si fida del “ sistema Italia” e dunque non prende impegni di più lunga durata. Tanto è vero che i dati dell’Istat, sempre gli stessi, certificano anche un aumento ulteriore della disoccupazione giovanile: + 0.3%. Sul punto è scattata la tagliola della “censura”( quell’arma a disposizione dell’informazione che vive di elargizioni e sussidi governativi e che fa largo uso del bavaglio per assicurarsi benefici governativi sostanziali) , nessuno ne parla, tutti a disquisire “ siamo in risalita”, chi spagnoleggia con “ la remuntada”, chi cazzeggia e stronzeggia alla grandissima con “ siamo fuori dalla recessione” . Censura – dei fatti veri – necessaria affinchè il potere possa costruire una verità capovolta senza essere platealmente sbeffeggiata. Gli italiani, servi, mai cittadini, abboccano. Last but not the least: nell’area dell’euro la disoccupazione giovanile è, in media, del 22.3%, ma in Germania, oplà, è al 7%, in Austria al 10.8%, mentre noi siamo nella fossa dei condannati : vantiamo un florido 40.7%, in compagnia della Spagna (48.8), della Grecia (48.3) e della Croazia (43.5). Ma l’animadellimortaccivostra……………

giovedì 1 ottobre 2015

GLI ONORI ALLA SALMA DI INGRAO, L’ITALIA VENERA I SUOI CARNEFICI Se cerchi di salvare l’Italia, devi morire. La mano assassina è sempre la stessa: quella comunista. Stalin usò Vishinsky per eliminare i suoi oppositori, Castro Che Guevara per inaugurare la decantata ed entusiasmante stagione dei campi di concentramento cubani per froci, lesbiche e per oppositori, Togliatti fece morire Gramsci in carcere per levarselo dalle palle, il Kgb usò lo zio di Christian De Sica per ammazzare Lev Trockij, il Pci usò Bruno Fanciullacci per eliminare Giovanni Gentile, Enrico Berlinguer si accoccolò , obbediente , alle decisioni dell’ Hyperion di Simioni e del “ sinedrio comunista cecoslovacco “per eliminare Aldo Moro con le B.R. così come il Pci o Ds di Achille Occhetto, di Napolitano, di Ingrao, di D’Alema, eccetera ha usato Violante ( e Violante a sua volta si è servito di Pecchioli mentre circuiva Caselli Giancarlo fino farlo invaghire di se) per uccidere tre persone, le uniche che avrebbero potuto salvare l’Italia. Un misfatto per il quale non servono né bastano abiura, scuse o una pusilla emarginazione. Craxi, che aveva dettato il suo terrificante ( per il Pci) programma politico quando pose, in Parlamento, le famose sue “ due questioni” e cioè “ l’ammodernamento dell’Italia ” e la “moralizzazione della vita pubblica” ( non quella sciocchezzuola della “questione immorale” di un Enrico Berlinguer, ringalluzzito dalla morte dello scomodissimo teste Aldo Moro ) . Queste furono le vere motivazioni che spinsero il Pci alla sua criminalizzazione, al comizio di Piazza Navona , al fronte unico fra fascisti e comunisti contro quel “nemico comune” che avrebbe rivoltato l’Italia come un calzino e cacciato così a pedate nel sedere le loro camarille. L’omicidio fu eseguito dai loro sicari comunisti, giudici in toga, in attesa di riscuotere i loro trenta denari. Cossiga- al quale imputo l’orrendo misfatto di avere scelto come amico un tale Zanda Loy il quale ci ha regalato un bamboccione oggi immeritatamente al Senato) – che aveva capito il disegno di Violante, il sogno di trasformarsi da “ servitore dello Stato”, da Magistrato, a “dominus politico” incostituzionale ma onnipotente. Cossiga aveva intuito tutto quel progetto criminale della “banda di Botteghe Oscure “ fra Pci e Magistratura ( altro che quella della Magliana) e fu impalato per questo, per fare spazio , sul Colle, al complice, docile, ricattato, ricattabile ed impresentabile Scalfaro, un’altra vergogna al Quirinale Ed infine l’unico magistrato davanti al quale occorre inchinarsi, cioè Corrado Carnevale, altro che Boccassini o De Pasquale o Gratteri o . Non fu un caso se Adriano Sofri fece una lunga serie di “ digiuni carcerari” perché voleva che fosse proprio Corrado Carnevale, e non altri - a presiedere il suo processo che, ricordiamolo, fu solo un misfatto, una vergogna , una condanna per istigazione all’omicidio. Il suo boia ha un preciso nome, Luciano ed un preciso cognome, Violante: Carnevale non avrebbe consentito ad un Buscetta di tenere al guinzaglio dei suoi privilegi la giustizia italiana, per questo Violante ne ordinò , da Presidente della Commissione Antimafia, la fucilazione immediata . Violante voleva le “ mani libere”, voleva guidare la corrente di “Magistratura democratica” e doveva sfruttare Buscetta come fosse un oracolo, anzi che un “ piglianculo”( categoria sciasciana, nessuna offesa), sulla cui credibilità Don Tano Badalamenti orinava dal penitenziario americano, perché gli serviva per criminalizzare la Dc di Andreotti con i processi di Palermo ( ridicolo processo, con sentenza definitiva esilarante, da “ scherzi a parte”) e con quello di Perugia ( sull’omicidio di Pecorelli, altra farsa giudiziaria finita in un bel nulla). Carnevale avrebbe applicato la legge, non i teoremi fantasiosi del Violante-Anderson. Quanti misfatti ci sarebbero stati risparmiati. E tutti quei misfatti sono l’origine del potere del PD e di Renzi.

martedì 29 settembre 2015

Nella primavera del 1958 Albert Camus nominò Pasternak per il Premio Nobel. Il 23 ottobre 1958 Pasternak ricevette il Premio Nobel per incredibili meriti nel campo della poesia moderna e per il contributo alla tradizione del grande romanzo russo La pubblicazione del Dr Zivago cade in un periodo storico molto particolare. Nel febbraio del 1956 si svolge il XX° Congresso del Pcus , con la “condanna” degli “ errori” di Stalin da parte di Krusciov. In autunno il regime sovietico mostra il suo vero volto, soffocando nel sangue la rivoluzione ungherese. Subito dopo, in Italia, si verifica la” ribellione” al Pci di alcuni intellettuali di sinistra, affidata alla famosa “ lettera dei 101”. Le vicende del romanzo “ Il Dottor Zivago” sono intrecciate a questi avvenimenti internazionali e nazionali. Come ampiamente dimostrato dal recente libro del Prof. Paolo Mancosu ( “ Zivago nella tempesta”, Feltrinelli, 2015) , le autorità sovietiche coinvolsero subito i “ compagni italiani ”per evitare la pubblicazione del libro. In prima linea vi furono Pietro Secchia, Palmiro Togliatti, Paolo Robotti, Mario Alicata, Luigi Longo, Pietro Ingrao ed altri. Ci furono forti pressioni nei confronti di Giangiacomo Feltrinelli, sottoposto ad una sorta di “ inquisizione comunista a puntate”. Voglio ricordare almeno alcuni fra quei noti, ma dimenticati avvenimenti. Fra la fine di settembre e l’inizio di Ottobre del 1956 Mario Alicata convoca Feltrinelli presso la Federazione di Milano del Pci, allora situata in Piazza XXV Aprile. Sventola, con rabbia, il solito telegramma, estorto a Pasternak in cui lo scrittore richiederebbe all’editore la restituzione del manoscritto. Niente da fare. Subito dopo ci prova Aleksej Surkov, in visita in Italia. Il capo degli “scrittori sovietici” lascia intendere ne va della vita stessa di Pasternak. L’incontro, burrascoso a dir poco, dura tre ore. Il 23 novembre del 1957 esce il libro , presentato ufficialmente all’Hotel Continental di Milano. A questo punto il Pci tenta la carta “Rossana Rossanda” che incontra Giangiacomo Feltrinelli proponendogli, d’ora in avanti, di discutere titolo per titolo il catalogo della casa editrice Feltrinelli. La Rossanda stende un lungo “rapporto” sul suo colloquio con l’editore e lo invia a Mario Alicata l’8 dicembre del ’56 nel quale afferma che “ condizionare le scelte di Giangiacomo Feltrinelli è difficile, ma non impossibile. E, circa il romanzo appena pubblicato, la Rossanda riferisce ad Alicata che questo non suscita poi tanto interesse ed era stato tolo dalle vetrine “! Insomma per la Rossanda il Pci ne esce bene da quella ignobile persecuzione della libertà di pensiero. Peccato che , al contrario, “Il dottor Zivago” diventi, all’istante, un vero e proprio “best seller”, 12 mila copie andate a riba in poche ore, una ristampa ogni due settimane, per tutto l’inverno ‘56/’57! Valerio Riva, redattore della Feltrinelli ai tempi del “ Dottor Zivago” e tra i più decisi a caldeggiarne la pubblicazione, ricorda così l’intervento della Rossanda in una sua intervista al “Corriere della Sera”: “Quello fu un gravissimo tentativo di intimidazione ,ma non il primo. Ricordiamoci che il Pci era stato “ incaricato” e “ pagato” da Krusciov perché impedisse la pubblicazione del libro”. Da notare: Feltrinelli non era certo un antisovietico , in fondo rivendicava solo l’applicazione delle linee guida del XX° Congresso del Pcus ( e dell’VIII° Congresso del Pci, a dicembre , a Roma) e chiedeva di non ingessare il partito, di non farlo diventare una forza conservatrice . Tra le mani ha un capolavoro che nessuno in buona fede avrebbe potuto liquidare come semplice pamphlet politico: non pubblicarlo sarebbe stato un crimine contro la cultura. I “ critici organici di Botteghe Oscure” scendono in campo. Carlo Salinari imputa a Pasternak di “ odiare la rivoluzione”. Altri stigmatizzano i “ cedimenti crepuscolari” ed i “ languori decadentistici” del romanzo. A difesa di Pasternak solo, come sempre, “ Il mondo” di Pannunzio che denuncia “la più violenta campagna di ingiurie e di minacce che si sia vista in Urss”. Nel 1958 “ Editori Riuniti” pubblica un documento che dovrebbe riassumere la posizione del Pci in merito al “ Dottor Zivago”. Sul “ caso Pasternak” raccoglie la lettera allo scrittore del “Comitato Editoriale “ di “ Novi Mir” ed un articolo di Mario Alicata comparso in origine su “L’Unità” – allora diretta da Davide Lajolo – datata 14 novembre 1958. Alicata , responsabile della “ Commissione Culturale” del Pci, conosce per filo e per segno le vicende editoriali del “ Dottor Zivago”. Egli stesso ha orchestrato la campagna per evitarne l’uscita. Eppure, l’articolo di Alicata, riga dopo riga, accumula menzogne raccontate nella piena consapevolezza che siano tali. Secondo Alicata, il romanzo, che “ difetta di una autentica vena narrativa”, è “ schiettamente politico” e, per il tono e l’accento, “ apertamente controrivoluzionario”. Bene hanno fatti i compagni di Novi Mir a rifiutarsi di stamparlo, motivando la decisione con una” lunga analisi critica” (sarebbe la lettera di pura stroncatura ideologica cui abbiamo accennato) . Secondo Alicata, Pasternak, colpito dalle osservazioni, chiese invano di fermare la pubblicazione del libro. Ma “ prevalse in quell’editore ( si riferisce a Giangiacomo Feltrinelli) la cupidigia di un grosso colpo editoriale”. Feltrinelli, mai nominato, avrebbe dunque calpestato la volontà di Pasternak. E nell’Urss? Tutto tranquillo, prosegue l’ineffabile Alicata :” Nessun rimprovero fu di ciò mosso in Unione Sovietica a Boris Pasternak”. In Occidente il Dottor Zivago è stato un flop, secondo i russi: “Gli echi della sua pubblicazione non andarono oltre una ristretta cerchia di specialisti e di intellettuali”, parole testuali di Alicata. Dopo il Nobel, concede Alicata, c’è stato “ qualche eccesso verbale” ma ora Pasternak può continuare a fare la sua vita, anche se è stato espulso dall’Unione degli scrittori sovietici. Ecco, queste, secondo Maio Alicata, voce ufficiale del Pci, sono le reali proporzioni del “ caso Pasternak”. “ E non ci sarà vociare alcuno – oh, come pietoso e grottesco su tante bocche di botolo antisovietico - che potrà mutarne la vera natura”. Con tanti saluti alla verità

lunedì 28 settembre 2015

Con l’ Italicum una lista che raggiunga anche il 15% - maggioranza relativa- nel primo turno, grazie a un ballottaggio, cioè a una votazione cui storicamente partecipa nemmeno la metà del corpo elettorale, potrà accaparrarsi la maggioranza assoluta dei seggi nella Camera. E tralascio i dodici eletti nelle circoscrizioni estere ed il Ciccio di broccolo scelto dalla Valle d’Aosta, figurarsi. Insomma sto parlando di 350 seggi sui 640, una maggioranza a prova di bomba , servita su un piatto d’argento a favore del P.D. e di Renzi. Sufficiente e bastevole per qualsivoglia modifica della Costituzione (salva l’eventualità referendaria) , se poi, for case, pour cause, nel nuovo Senato, la maggioranza governativa risultasse ben superiore alla stessa maggioranza dei due terzi . E perché non rammentare che quel numero di seggi alla Camera, sommato ad una non peregrina ma molto larga maggioranza del PD garantirà anche il raggiungimento del quorum dei tre quinti dei membri del Parlamento in Seduta Comune, necessario a eleggere, dopo il quarto scrutinio, il Presidente della Repubblica (i tre quinti dei soli votanti, e non più dei membri, dopo l’ottavo scrutinio). E perché tacere poi sul fatto che, grazie alla costituzione più bella del mondo, il Presidente della Repubblica nomina anche cinque dei quindici giudici della Corte Costituzionale. E che poi la stessa “ maggioranza sarebbe verosimilmente in grado di nominare, in totale autonomia, dopo il terzo scrutinio, tutti i cinque giudici della Corte Costituzionale di nomina parlamentare, se a eleggerli continuasse a essere il Parlamento in Seduta Comune? Qualora Invece la Camera dovesse eleggere separatamente tre giudici e il Senato gli altri due, le cose non cambierebbero perché questa futura maggioranza potrebbe senza difficoltà eleggere almeno quattro giudici costituzionali . ECCO PERCHE’ GOTOR, FASSINA, CUPERLO SI SONO ACCOVACCIATI A RENZI. CAPTATIO CADREGA?

sabato 26 settembre 2015

VITTIME DI UN FEROCE INDOTTRINAMENTO, GLI ITALIANI SI ILLUDONO DI VIVERE IN UNA “DEMOCRAZIA PARLAMENTARE”. IN REALTA’GLI ITALIANI SONO SUDDITI DEL POTERE DEI PARTITI POLITICI –UNA VOLTA ERA LA PARTITOCRAZIA - . DAI LORO INTRIGHI ESCE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON DAL VOTO DEL POPOLO. IL PRESIDENTE E’ DUNQUE NELLE MANI DI QUEL POTERE, DA ESSO VIENE RICATTATO, DA ESSO INTIMIDITO E DA ESSO CONDIZIONATO,OBBLIGATO, CONTROLLATO, MINACCIATO. E CHI OSA RIBELLARSI VIENE TACCIATO DI PAZZIA – COSSIGA – O DI CORRUZIONE – LEONE- O FATTO CREPARE – SEGNI - . IL PRESIDENTE INCARICA I GOVERNI, PERCHE’ LE ELEZIONI POLITICHE SONO SEMPLICI “INDICAZIONI” MA NON SONO VINCOLANTI, IL PRESIDENTE SCEGLIE I MINISTRI, E’ IL POTERE DEI PARTITI CHE NOMINA LA CONSULTA, IL POPOLO ITALIANO CONTA ZERO. BERLUSCONI VOLEVA SPEZZARE QUESTO SCEMPIO SECOLARE , CAMBIARE LA COSTITUZIONE PEGGIORE DEL MONDO , FAR USCIRE IL POPOLO DALLO SGABUZZINO DELLA MONDEZZA DOVE SE NE STA RINCHIUSO E EBETE. ECCO SPIEGATO PERCHE’ QUEL POTERE SI E’ SCAGLIATO CONTRO BERLUSCONI CON OGNI MEZZO. SOPRA TUTTO ILLECITO. QUANDO LO STATO DELIMITA E CIRCOSCRIVE CON RIGORE LA PROPRIA INVADENZA E LASCIA ALL’INIZIATIVA PERSONALE LA MASSIMA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE , SI AFFERMANO LE INIZIATIVE INDIVIDUALI, COMPETONO FRA DI LORO, PRODUCONO SERVIZI DI QUALITA’, ELIMINANO SPRECHI, SOFFOCANO LA CORRUZIONE. IN QUESTO MODO VIENE SOLLECITATO ED UTILIZZATO IL “ CONSENSO POPOLARE” COME NECESSARIOA PREMESSA PER PROGETTI DI INTERESSE POPOLARE. QUESTO STATO ITALIANO, SOCIALCOMUNISTA E CATTOLICO ECUMENICO, QUESTO P.D. AL CONTRARIO , USA LA CONFISCA DEI REDDITI DEI SINGOLI PER GESTIRE UN CCOSPICUO BOTTINO, PROMETTENDO ALLA MASSA BENEFICIATA – NUMERICAMENTE MAGGIORE DELLA MINORANZA CONFISCATA - L’ASSISTENZIALISMO DI STATO, DIFFONDENDO L’IDEA CHE LA CONFISCA SIA DOVUTA ALL’EVASIONE DI POCHI , SCATENANDO LA GUERRA FRA MISERABILI, SOFFOCANDO OGNI LIBERTA’ SIA IDEOLOGICA CHE ECONOMICA E TRASFORMANDO IL CONSENSO POPOLARE NELLO SCOPO DELLA AZIONE POLITICA. PER TENERCI SCHIACCIATI SOTTO IL SUO TALLONE.

lunedì 21 settembre 2015

ECCO PERCHE’, PUR NON AVENDO OGNI RAGIONE , HA PIU’ RAGIONE SALVINI, SULL’IMMIGRAZIONE, CHE LA SINISTRA E LA CHIESA CATTOLICA Quanti, ritenendosi “opinion maker”, ci hanno ammonito come l’ America sia stata una nazione di immigrati? Certamente quel Pese è diventato il più ricco e potente del mondo e gli immigrati, anche italiani, hanno contribuito, mafia compresa, a realizzare“ quel miracolo”. Così molta” intelligenza” di casa nostra ha coniato, con una rozzezza culturale pari solo alla propria boriosa supponenza, una mera formuletta propagandistica , da ripetere ossessivamente , come se si trattasse di una verità rivelata e cioè che “ l’immigrato è una risorsa”. Ma l’ondata migratoria odierna non ha nulla da spartire con quelle precedenti , perché quella di oggi è una migrazione caratterizzata dalla fede islamica della gente in arrivo e questo già contraddice quella sciocca propaganda per il fatto che il mondo musulmano, abituato a vivere da secoli in un mondo tutto suo di completa e totale sudditanza, sia religiosa che politica, ritiene che tutte le libertà occidentali , sopra tutto quelle religiosa e sessuale , un disvalore da eliminare e da soppiantare con i loro valori etico politici. Inoltre , vuoi per la posizione geografica vuoi per regioni ancora meno nobili, tutta l’ondata migratoria si è riversata sui Paesi occidentali che, più di quasi tutti gli altri Paesi occidentali e dell’Europa , esibiscono uno “ stato sociale”, un “ assistenzialismo” ed una “ solidarietà” al limite dell’ “opulenza” , “pagato” da una fiscalità ormai del tutto simile ad una confisca e cioè in Italia e poi in Grecia . Eccolo “ il conflitto” vero e reale che pochi stigmatizzano, l’ inestricabile intreccio: l'immigrazione di persone indi¬genti – pretesa senza limite alcuno con un ecumenismo proprio solo della Chiesa delle anime - ma a carico di un già costosissimo “ stato sociale” , che svuoterà ancora di più le tasche dei con¬tribuenti italiani. Ma lo vedete come sia sempre la sinistra politica italiana ad aizzare le guerre tra poveri e diseredati per utilizzare i disordini sociali a proprio tornaconto ? Ma lo vedete come sia proprio questo il vero crimine , impunito, della sinistra, l’ imporre “ l’accoglienza ecumenica e generalizzata” ( tanto pagano i soliti contribuenti italiani) , un atto di intollerabile e sprezzante arbitrio , contro il quale , vuoi per legittima difesa ( talvolta , spinti dalla disperazione, aizzando gli italiani anche ben oltre quella ) vuoi per l’inesistenza di qualsiasi tutela a favore dei “soliti cretini che devono pagare”, sorgono ovviamente poi pulsioni isteriche ma tutte prodotte dall’ottuso, criminale ed arrogante manicheismo di questa inguardabile sinistra? Se la sinistra vuole favorire “ un’immigrazione tutta sulle spalle della collettività e della tassazione generale” e chi arriva debba essere a carico dello “ stato sociale” ,non riuscire a rendersi conto che così facendo non rimarrà nulla dell’amato “stato sociale” per i bisognosi italiani mi pare “ inqualificabile e vergognoso”. Lo Stato sociale, lo sanno bene a sinistra visto il loro passato comunista e stalinista, è disegnato per un mondo “ chiuso”, frazionato in nazioni, controllato alle frontiere, separato da confini invalicabili e rigidissimi Così In Italia sul tema dell'immigrazione , si sono formate due posizioni che soffocano l'intero dibattito, fronteg¬giandosi l'una contro l'altra armata. La prima è quella rappresentata chi è convinto, per motivi etici, ma for¬se anche di bassa convenienza, che si possa ospitare tutti coloro che si sotto¬pongono al rischio di un viaggio via mare, terra o aria. La seconda è quel¬la di blindare le nostre coste e rendere L’Italia impermea¬bile all'arrivo di immigrati. Assolutamente demenziali , poi, le farneticanti supposizioni apparse su “Repubblica” ed anche su “Il Corriere della Sera” di alcuni giorni orsono, dove si argomentava che proprio gli immigrati salverebbero lo “ stato sociale” italiano grazie ai loro “ contributi” a favore dell’esangue sistema pensionistico italiano. Affinché questa “ ineffabile ed incredibile menzogna” possa cominciare ad avverarsi occorrerebbe la coesistenza di ben altri fattori economici ( sinteticamente: un PIL intorno al 6% annuo, una espansione dei consumi interni , tipo quella del “ miracolo economico” degli anni sessanta e, visto l’andamento dell’Euro, anche una sua svalutazione rispetto al dollaro oltre che una sterzata della nostra bilancia commerciale che dovrebbe non solo tornare al pareggio ma addirittura spiccare il volo verso attivi da anni settanta del secolo scorso!) che attualmente sono impensabili in Italia. Con la fallace impostazione della sinistra politica infatti, gli immi¬grati invadono “servizi pubbli¬ci” che non hanno contribuito a pagare , incassano porzioni di spe¬sa che vengono così sottratte ai cittadini che li hanno “pagati”. Vi risulta forse che gli Usa siano diventati la prima potenza al mondo solo perché non hanno dovuto subire inizialmente i costi per la formazione del “ cittadino “ americano grazie all’immigrazione che avrebbe regalato una “ forza lavoro” gratuita ? Certo, un immigrato costa poco , non lo si deve nutrire, né istruire per anni, ed anni ed arriva pronto per essere impiegato al lavoro. Ma l'immigrazione in America non stizziva né irritava la po¬polazione nativa ( indiani, questione di minoranza a parte) per il semplice fatto che costoro non si vedevano confiscata la parte maggiore del proprio reddito a causa dei nuovi arrivati.

sabato 19 settembre 2015

Ogni decisione di una “ spesa pubblica” – che soddisfa il politico perché gli porta voti e le sue clientele che ne traggono risorse e privilegi – costituisce una vera e propria confisca del reddito che ogni cittadino produce per il mantenimento suo e della propria famiglia e rende il cittadino sempre più “ schiavo” dello Stato, sempre più soggetto ad un regime di “lavori forzati”. Dunque decidere una spesa pubblica dovrebbe essere pertanto una “ cosa molto seria”, una decisione che non possa essere lasciata all’arbitrio della èlite al potere e dovrebbe essere dettagliatamente prevista e disciplinata dalla Costituzione. E, sorpresa delle sorprese, così è, sulla carta. Infatti il terzo comma dell’articolo 42 della Costituzione stabilisce che “ La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale”. Se dunque la Costituzione venisse tutta applicata e rispettata, ogni spesa pubblica – cioè ogni esproprio dei redditi dei cittadini – sarebbe “ costituzionalmente legittima” solo se: 1. Essa spesa serva per scopi di “ interesse generale”; 2. Se il contribuente espropriato e confiscato viene adeguatamente indennizzato; Ma così non è. Per quale motivo

martedì 15 settembre 2015

I COMUNISTI HANNO LE MANI PULITE Chiedo scusa ad un amico di Fbc il quale mi imputa di scrivere sempre e solo cose sgradevoli ( per lui, si intende), ma il mio istinto è tentare di fare lo storico. Spiego, in modo sintetico e per i più giovani, quello che accadde: Silvio Milazzo fu un esponente di rilievo della DC isolana, avversario di Amintore Fanfani e autonomista intransigente, sul finire degli anni Cinquanta non solo rifiutò gli orientamenti che il suo partito voleva imporgli da Roma, ma con altri dissidenti si batté per la ‘moralizzazione’ della politica, non esitando a denunciare l’‘affarismo’ di esponenti di primo piano dello scudocrociato, che, ineluttabilmente, lo espulse dal partito. Piccola notazione: la questione morale, dunque, non fu una genialata di Enrico Berlinguer ( sbandierata su Repubblica nel luglio el 1981) ma solo una tardiva scopiazzatura delle idee di Silvio Milazzo. Eletto alla presidenza della Regione Siciliana il 23 ottobre 1958 dopo la lunga crisi del governo dell’on. Giuseppe La Loggia , Milazzo raccolse attorno all’Unione Siciliana Cristiano Sociale (U.S.C.S.) il consenso e l’approvazione del Pci, del Psi, del PLI, del PRI, del PSDI e del Msi . Una vera e propria “ ammucchiata” di partiti che , fino a quel momento , erano fra di loro del tutto ‘inconciliabili’, ma che, in nome del potere, si turarono , eccome se lo turarono, il nasino! Ne furono aruspici due personaggi, il sen. Del Pci Ludovico Corrao ed democristiano On. Francesco Pignatone. Milazzo formò in questo modo, negli anni della ‘guerra fredda’, un governo definito ‘eretico’ perché amalgamava il diavolo e l’acqua santa, rompendo l’unità dei cattolici. Ma segnò anche l’inizio della collusione della sinistra comunista con la mafia siciliana, una collusione continuata ed aggravata, ma sempre “ censurata”. Le direttive del Pci furono precise, chirurgiche, occorreva nascondere la collusione del Pci con la mafia siciliana e doveva dunque scatenarsi una campagna di “ disinformatia”, una così detta “ contro informazione” al fine di “persuadere l’opinione pubblica” che il Pci fosse del tutto esente da quelle collusioni mafiose. Fu incaricato della “ manipolazione “ il Sen Corrao il quale, adeguandosi agli insegnamenti di Alicata ( Direttore dell’Unità) e di Togliatti , nei suoi tanti e memorabili comizi, accusò la Dc di “collusioni mafiose “ facendo la famosa distinzione dei democristiani: i cattolici credevano nel Dio Uno e Trino, mentre – sostenne Corrao – i democristiani credevano nel Dio ‘quattrino’. Attaccò, inoltre, il connubio tra DC e mafia, gettando le basi per sfornare una continua propaganda con la quale accusare la Dc di quelle collusioni mafiose delle quali era autore invece lo stesso Pci. L’on. Corrao ebbe anche un colloquio personale (durato due ore) con il leader russo Nikita Sergeevič Chruščëv che ebbe una notevole ripercussione nella “ gladio bianca”, allarmata dal timore , condiviso anche dai servizi segreti, che il Pci siciliano potesse ‘svendere’ la Sicilia ai sovietici. Era la solita schermaglia determinata dalla “ guerra non convenzionale” che in quegli anni opprimeva l’Italia che viveva in un clima apparentemente pacifico ma che era , invece, il frutto di equilibri fra opposte minacce . L’‘operazione Milazzo’, durò poco: a decretare la fine del governo Milazzo fu uno scandalo politico che vide il sen del Pci Ludovico Corrao protagonista impunito del primo episodio di corruzione politica italiana . Vado per ordine. Iniziata la nuova la legislatura del Governo Milazzo, il Msi si alleò con la Dc ed abbandonò quella maggioranza politica siciliana . Il gruppo milazziano si trovò così con gli stessi numeri dell’opposizione. In un primo tempo si convinse un deputato del MSI a restare dalla parte del governo Milazzo, in cambio di un assessorato. La tensione politica di una tale manovra ebbe riflessi pesanti. Nel dicembre 1959, infatti, si dovette votare per l’ approvazione del bilancio preventivo 1960, a scrutinio segreto: e spuntarono due franchi tiratori che mandarono a gambe all’aria il secondo governo Milazzo. Il colpo fu esiziale perché , pur tentando di formare un terzo governo Milazzo, quella forza politica si trovò nella necessità di “procurarsi ” qualche voto in più che le assicurasse la sospirata e vagheggiata maggioranza. Così , a gennaio del 1960, Ludovico Corrao, fatto rientrare in fretta e furia da Mosca con un altro esponente del Pci, tale Enzo Marrano, iniziarono una lunga procedura di corruzione nei riguardi di tre “ democristiani siciliani “, non certo noti per la loro intransigenza agli accordi sottobanco, che furono: Nino Intrigliolo, Mario Zappalà e , appunto, Carmelo Santalco. Carmelo Santalco era il “ pezzo da novanta”, perché era sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto ed era il capostazione di quel paese , un uomo che, se fosse passato dall’altra parte della barricata, avrebbe decisamente rafforzato la maggioranza oltre che l’area del consenso al milazzismo. Sarà stato il destino, ma tutto si svolse ancora una volta nelle austere stanze , in stile Liberty del famoso “Grand Hotel et des Palmes” di Via Roma, a Palermo, un hotel destinato ad ospitare non solo , come avveniva da sempre, la “ mejo malavita italo americana”, non solo il soggiorno ( siamo al 14 novembre 1957) di sessantatré capi della organizzazione internazionale del crimine, quasi tutti oriundi siciliani, che vi si riunirono per un secondo e decisivo conclave, iniziato sui monti Appalachin, nello Stato di New York, nella villa di Joseph Barbara, per designare il successore di Albert Anastasia , ma anche la trama corruttiva di Corrao. La scena va narrata, perché solo a Palermo e solo al Grand Hotel et des Palmes si possono verificare certe cose!!!! Perché, come nella miglior tradizione mafio –sicula , l’On. Santalco fece anche il doppio gioco: finse d’essere disponibile a farsi corrompere e, nello stesso tempo, mise a conoscenza della negoziazione il segretario regionale dello scudocrociato Giuseppe D’Angelo. Fu quest’ultimo a organizzare ad arte la trappola facendo collocare sotto il letto del Santalco microfoni e un registratore . Per questo si conosce nei dettagli la trattativa perché i tre deputati democristiani ‘compiacenti’ si trasferissero nella coalizione milazziana: essa prevedeva un compenso di cento milioni per contanti ; un assessorato regionale per Santalco, la nomina di tale Signorino Sgarlata, un analfabeta di Calascibetta e mezzadro del D’Angelo, a membro della commissione provinciale di controllo di Messina. L’accordo sembrava essere andato in porto. Era il 15 febbraio 1960. Ma l’indomani, nella Sala d’Ercole, chiese la parola Santalco e denunziò il tentativo di corruzione, passato alla storia come ‘beffa delle Palme’ o ‘scandalo Corrao-Santalco’, che segnò la fine di quell’atipico esperimento politico. Corrao si dimise e cercò in ogni modo di difendersi. Fu nominata una Commissione parlamentare d’inchiesta che il Pci volle fosse presieduta dal penalista Antonino Varvaro. Ma l’On. Varvaro , un avvocato che fu tra i fondatori del MIS del quale rappresentava, insieme ad Antonio Canepa l'area più a sinistra, altro non era se non un comunista, rimasto fino al 1959 deputato del Pci della Regione Sicilia, un componente del Consiglio Mondiale dei partigiani. La sua Presidenza servì per insabbiare la corruzione , perché il risultato fu di avere accertato la corruzione, ma senza appurare precise responsabilità carico del Corrao. Proverbiale e fantastica l’immobilità della Magistratura sicula : statuaria davanti ad un simile scandalo, nessun magistrato ebbe nemmeno sentore della notizia di questo scandaloso reato, nessun magistrato volle ascoltare la registrazione della corruzione, nessuna iniziativa giudiziaria fu intrapresa a riprova della omertosa complicità che univa , in un vero e proprio “ sistema criminale” , il Pci con la Magistratura siciliana e che assicurava la ”pax mafiosa” ai mafiosi collusi con il Pci e l’assoluta impunità ai corruttori comunisti. Questo sistema criminale fra il Pci e la Magistratura ha funzionato in Sicilia indisturbato e avrebbe continuato ad agire se non fosse stato per lo shock che subì ad opera di un ristrettissimo gruppo di magistrati ( Chinnici, Caponnetto, Falcone, Ayala, Borsellino, Guarnotta) che ebbero il coraggio – sappiamo quale prezzo abbiano pagato, quasi tutti con la vita - di ribellarsi nel 1987 a quella connivenza della magistratura con gli assetti mafiosi , di istruire il maxi processo di Palermo e di portarlo a compimento con le diciannove condanne definitive del 1982. Ovviamente la magistratura volle elargire al Sen. Lodovico Corrao , quale ricompensa per le sue pregevoli gesta corruttive, non solo l’assoluta impunità penale , ma anche una ricchissima carriera politica nel Pci. L’ attività del Sen Corrao proseguì con la nascita, nel 1981, delle Orestiadi di Gibellina, poi divenuta, nel 1992, una Fondazione finanziata dallo Stato, di cui fu presidente fino alla morte. Ovviamente fu eletto ancora Senatore del Pci/DS nel ’94 e nel ‘96 , nel collegio di Alcamo, fino al 2001. Dal 95 al 2000 ridivenne sindaco di Gibellina. Il 7 agosto del 2011, all'età di 84 anni, viene assassinato a casa sua , a Gibellina, da Mohammed Saiful Islam, un marocchino di 21 anni, suo amante .
LA SIRIA , NON GLI USA, L’AGO DELLA BILANCIA CONTRO L’ISIS L’Isis ed il califfato sono la conseguenza diretta della generale instabilità di tutto il Medio Oriente ed in modo speciale della Siria quale prodotto delle mire di stampo colonialista sia degli Usa che della Russia. Ormai l’instabilità di quelle aree non è più solo il frutto avvelenato del “passato interventismo” quanto il frutto, molto più avvelenato, della radicalizzazione di quella “ guerra non convenzionale” giocata dalle grandi potenze mondiali, per assicurarsi i benefici ed i privilegi che il controllo di quelle zone del Medio Oriente garantiscono. Così se si resta invischiati nella diatriba contro gli Usa e contro Putin, si da aria ai denti e basta, perché nulla di concreto si espone per indicare una possibile ( possibile, non certo l’unica) soluzione di quel problema. Si deve ragionare, pertanto, in termini pragmatici, senza ideologie , così come impone ogni soluzione di geopolitica. Ed oggi il califfato sta tracimando ovunque , approfittando la schizofrenia degli Usa obamiani, i quali da una parte combattono il terrorismo islamico mentre vorrebbero anche distruggere l’unico nemico giurato di quel califfato, e cioè Assad. A sua volta Putin protegge oggi Assad e lo sostiene nella lotta contro il califfato esibendo una corretta giustificazione di questo sostegno che si chiama “ opposizione alla pretesa espansionista degli Usa di Obama”. Con questa scenario geopolitico medio orientale ,dovuto alle discutibilissime scelte di Obama in politica estera ( vedi Israele, per capire bene la mia affermazione) , Obama ha offerto, su un piatto d’argento, a Putin una imperdibile opportunità per farsi perdonare le scelleratezze del passato, quando sosteneva ed appoggiava il criminale leader siriano senza che vi fossero le circostanze attenuante ed esimenti che oggi invece dominano lo scenario. La logica conclusione è sostenere che Putin salga a bordo con tutta la comunità internazionale per offrire il suo appoggio – che le sue passate gesta contro l’islamismo dimostrano quanto sia indispensabile – insieme agli Usa ed all’Europa ( la quale deve abbandonare le sue posizioni fascistoidi e protezionistiche con quell inguardabili sanzioni commerciali contro la Russia ) , per “ condividere” così la leadership dell’opposizione al Califfato con gli altri Paesi, mentre deve essere chiaro a tutti che fare opposizione e guerra a Putin serve solo ad investire il leader sovietico di una superiore missione salvifica che gli arrecherà inimmaginabili poteri politici ed economici. Siamo nel 2015 e a fine Settembre all’Onu interverrà anche Putin proprio per imboccare, si spera, questa soluzione. Impossibile non recriminare di avere perso tredici anni ed un incredibile porzione di dignità politiva, perché oggi , 2015, l’Italia si trova “ al guinzaglio” degli Usa e si accuccerà ai piedi degli americani sotto il tavolo di quella riunione dell’Onu. Mentre invece questa soluzione era stata già concepita e realizzata da Silvio Berlusconi che fin dal 28 maggio del 2002 , in occasione del vertice della Nato svoltosi a Pratica di Mare, quando, grazie all’opera dell’Italia, per la prima volta nella storia del mondo le porte dell'Alleanza Atlantica si spalancarono per accogliere a bordo l'ex-potenza sovietica. Silvio Berlusconi per l’Italia, come promotrice fondamentale dell’accordo ed I capi di Stato e di governo dei 19 paesi membri dell'Alleanza insieme al presidente russo Vladimir Putin quel giorno, mise fine alla contrapposizione che ha caratterizzato gli anni della guerra fredda ed inaugurato una nuova visione unitaria degli equilibri mondiali, che aveva già come obiettivo primario la lotta contro il nemico comune del terrorismo islamico. Quanta gente dovrebbe sprofondare sotto terra e sparire dall’Italia se solo conoscesse il significato di due parole: “vergogna” e “ dignità”.

lunedì 14 settembre 2015

Volevo ricordare che i Bersani, i Cuperlo, i Fassina, i D’Alema, I Vendola, i Ferraro e tutto il variegato mondo comunista è nostalgico del comunismo. Del comunismo l quale dedico la ricostruzione che segue. Il progetto del Vaticano, quello di dichiarare Roma, “ citta aperta”, del 14 agosto del 1943,voleva significare una città che fosse già stata ceduta alle forze nemiche senza bisogno di alcun combattimento, per evitare distruzioni e morti. Lo status non era, però, assoluto, poteva essere disconosciuto: come avvenne a Roma, da parte degli Alleati, perché le truppe tedesche violarono anche esse lo status opponendo una strenua resistenza – tristemente ben nota a noi cittadini romani, purtroppo – all’ingresso delle loro truppe a Roma. Fu per questi fatti che le truppe alleate bombardarono Roma la bellezza di 51 volte “dopo” il 14agosto 1943 e fino al 4 giugno del 1944, data della entrata in città delle truppe alleate. Il vero ed unico scopo , allora, dell’attentato del 23 marzo del 1944 che i Gap del Pci sferrarono a Via Rasella contro una colonna di giovani altoatesini dell’esercito tedesco, aveva dunque il solo scopo di accelerare la distruzione di quel progetto vaticano, per veicolare e sfruttare l’esasperazione e la rabbia della gente, davanti al prevedibile ed anche auspicato eccidio di inermi civili ( per ogni soldato ucciso dieci civili italiani da fucilare , ricordate?) che la scontata “rappresaglia tedesca” avrebbe fornito alla propaganda comunista. L’attentato di Via Rasella fu “inutile” perché comunque gli alleati entrarono a Roma tre mesi dopo l’attentato di Via Rasella, a Giugno del ’44: dunque fu dunque una autentica e cinica operazione del Pci ( come confessò Sandro Pertini a Gianni Bisiach, in una famosa intervista, nella quale non seppe fornire altra spiegazione di quell’attentato se non, alla fine, quasi esasperato esclamare “ma che potevo fare ….era tutto il Pci che premeva e lo voleva….” Come fosse una valida giustificazione ) per provocare trecento e passa inermi vittime civili onde sfruttarne i cadaveri per propria propaganda e per sabotare il piano del Vaticano, promuovendo così, premeditatamente, la crudele ed esasperata reazione omicida dei tedeschi ai danni del popolo romano. Quell’attentato di Via Rasella non solo fu inutile, da un punto di vista pratico e militare, ma fu dettagliatamente programmato ed utilizzato dal Pci per sbarazzarsi , includendoli fra i “ fucilandi”, di tutta una serie di partigiani non comunisti, testimoni scomodi da sopprimere . A cominciare dal Colonnello Montezemolo , indubbiamente uno dei " principali nemici di Kappler", ma sopra tutto "un anticomunista” irriducibile. Il 25 gennaio 1944, due mesi prima dell’attentato a Via Rasella e durante dunque la sua organizzazione, il colonnello Montezemolo , grazie ad una delazione stranamente rimasta “ senza autore”, venne arrestato dai nazisti assieme all’amico e compagno di lotta Filippo De Grenet. Entrambi furono rinchiusi e torturati nelle carceri di via Tasso, senza rivelare alcunché ai tedeschi. Fu trasferito nel carcere di Regina Coeli, anche qui devo dire “ stranamente giusto in tempo per trovarvisi rinchiuso quando il 23 marzo successivo avvenne l’attentato di Via Rasella” . Immenso era il timore del Pci per quello che avrebbe potuto denunciare il Colonnello Montezemolo, una volta cessate le ostilità , dato che, come partigiano, era a conoscenza di tanti segreti ed episodi delle brigate comuniste. Dirigeva il carcere di Regina Coeli il Dr Donato Carretta il quale, per il suo passato da fascista era intimorito dalle minacciose pressioni del Pci ( che spadroneggiava la scena rivendicando la paternità dell’attentato) e si prestò supinamente a fare e rifare decine di volte la lista dei detenuti di Regina Coeli da inviare alla fucilazione alle Fosse Ardeatine sulla base dei desideri del Pci e del Gap. Questo perché il Pci, fingendo di volere salvare persone che erano state già rastrellate sul momento, ottenne che molte vittime fossero prelevate dal carcere romano di Regina Coeli , dove erano detenute - oltre a membri della Resistenza - vari prigionieri comuni e di cultura ebraica. Come testimoniato nel suo articolo su “ Il Timone” dell’aprile del 2004 da Massimo Caprara , storico segretario del Pci ai tempi di Togliatti, con quella “manovra” fintamente umanitaria, il Pci si sbarazzò, con la complicità del Dr Carretta, di una notevole serie di partigiani “scomodi”, che avrebbero rappresentato un pericolo se fossero stati lasciati in vita, come il colonnello Montezemolo. Sto parlando di 30 detenuti appartenenti alle formazioni clandestine di tendenze monarchiche, di 52 partigiani detenuti appartenenti alle formazioni del Partito d'Azione e Giustizia e Libertà, di 68 detenuti partigiani appartenenti a Bandiera Rossa, un'organizzazione comunista troskista e di 75 prigionieri di religione ebraica, oltre ad alcuni detenuti comuni. A conti fatti circa metà dei giustiziati delle Fosse Ardeatine furono “ scomodi partigiani” detenuti. Di essi cinquanta erano stati individuati e consegnati ai nazisti dal questore fascista Caruso. Questore che torna immediatamente alla ribalta perché appunto il 18 settembre 1944 a Roma alle 9 del mattino, appena sei mesi dopo l’eccidio delle Fosse Ardeatine, doveva aprirsi il processo a carico suo e del suo segretario Roberto Occhetto, entrambi accusati di corresponsabilità in decine di omicidi perpetrati dai repubblichini e, appunto, della compilazione, dietro dettatura ed insieme a Kappler , al Ministro degli interni Guido Buffarini Guidi, della lista di persone destinate ad essere fucilate alle Fosse Ardeatine . In povere parole il Pci aveva scaricato ogni responsabilità del Carretta sul Caruso. Fingendo di voler salvare il compiacente Carretta , ma lo scopo era ben diverso, eccolo. Prima dell'apertura del Tribunale , quella mattina “ indimenticabile” del 18 settembre del ’44, una folla di parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine e di quelle torturate o trucidate prima della liberazione della città Roma, una folla tutta militarizzata dal Pci, premeva sull'esiguo cordone di forze dell'ordine a presidio dell'edificio. Il cordone non riuscì a contenere la massa di persone che si riversò all'interno al grido di "morte a Caruso" per linciarlo sul posto . Ma l’ex Questore non era ancora in aula , era, ancora convalescente da ferite , su una branda collocata in una stanza secondaria. Ma nell'aula era presente invece il direttore di Regina Coeli Donato Carretta, in qualità di testimone per l'accusa contro Caruso, il quale venne riconosciuto da alcune persone presenti ( e dunque militarizzati dal Pci) e additato come il responsabile della fucilazione delle molte persone detenute all'interno del carcere . Carretta venne assalito e a nulla valsero i tentativi di fermare la folla da parte di due Ufficiali Alleati, il colonnello inglese John Pollock e il tenente americano Atkinsons: i carabinieri presenti riuscirono , in un primo momento, a sottrarlo alla furia della folla ed a farlo salire su di un’auto che, in breve, venne subito circondata dalla folla. Carretta venne trascinato, ormai quasi esanime, sopra le rotaie della vicina linea tramviaria per farlo investire, ma il conducente si rifiutò di eseguire quell’omicidio del tribunale del popolo. Allora Carretta venne sollevato e, di peso, gettato nel Tevere, dove tentò , per l’istinto di sopravvivenza, di salvarsi aggrappandosi dapprima a uno steccato, da cui venne fatto staccare, e successivamente ad una barca, dalla quale venne colpito con ferocia, da taluni esagitati rimasti ignoti con un remo. Il suo cadavere venne successivamente recuperato e appeso alle sbarre di una finestra del carcere di Regina Coeli dove venne visto dalla moglie, salvata a stento anche lei dal linciaggio . Il Pci assistette muto , l’esecuzione di un altro testimone pericoloso, Carretta, linciato dalla folla che lo stesso Pci aveva scatenato, era riuscita. Non ricordo queste nefandezze comuniste solo per il piacere di ricordarle, ma perché sono convinto che tali linciaggi ed una serie infinita di omicidi siano stati ordinati e commessi dal Pci , per i quali debba essere messo sotto processo, trascinato in tribunale ed ivi adeguatamente condannato, chiunque vi abbia contribuito. Come per Sofri, anche sostenendo certa ideologia.

domenica 13 settembre 2015

BERLINGUER AVEVA RAGIONE! I COMUNISTI SONO PROPRIO DIVERSI! Non c’è niente da fare, il comunismo è veramente la cellula tumorale della mente dell’umanità. Non bastano bombardamenti chemioterapici e secolari con dosi mastodontiche di centinaia di milioni di morti, di milioni di schiavi moderni, di fallimenti epocali , di disfatte e fallimenti finanziari su quel tumore maligno , per estirpare questo cancro mentale. Accade che appena ti distrai un attimo – ecco perché tutti i comunisti di questo mondo quando parli loro del comunismo, sorridono, come ebeti lamentando che “ ma il comunismo è morto da un pezzo!”, perché cercano di distrarti per ucciderti col tumore – la bestiaccia immonda si rianima e ricomincia la sua opera distruttiva della mente degli uomini. E’ bastato che uno dei tanti sessantottini ,un inglese stavolta, Jeremy Corbyn, si insediasse alla segreteria inglese del Labour – non certo al Governo dell’Inghilterra, quello se lo sogna - o un altro ex sessantottino, lo yankee Bernie Sanders contendesse alla Clinton le primarie americane , per fare ritrovare sussulti di risveglio ai nostalgici del regime socialista. Oggi è un coro che gira intorno al solito vecchio, stantio, putrefatto refrain sessantottino, intorno alla parola magica , al simsalabim dei prestidigitatori comunisti che se la cantano e se la sonano come prefiche, salmodiando su” uguaglianza” e “ disuguaglianza”. Attenzione però, perché non ostante un secolo di morti, di genocidi, di fallimenti, di miserie infinite, questi sessantottini falliti ancora celebrano messe cantate all’altare dell’ uguaglianza , che sarebbe null’altro che una dittatura che s’è messa in testa di modificare la natura in modo da rendere uguali ( a chiacchiere) Tizio e Caio ma solo nel senso di cercare di rendere uguali, grazie a confische, rapine e lavori forzati , “ i redditi di Tizio e Caio”. Loro la chiamano “ uguaglianza” o, forbiti come credono di essere anche “ lotta alle diseguaglianze”, in effetti la storia degli ultimi cento anni dimostra che queste idee sono state la causa di crudeli regimi e di veri e propri genocidi. Un’uguaglianza dunque, quella evocata dai nostalgici di Stalin e di Phroudon che è null’altro se non una “ camicia di forza” , una galera, un regime di carcere duro (col 41 bis) che elimini le idee, la libertà, le inclinazioni, i pensieri, le capacità personali di ciascuno e che, unita ad una criminale confisca dei beni che ognuno produce - per il soddisfacimento dei bisogni delle proprie famiglie – rende Tizio e Caio, come tutti d’altronde, degli schiavi moderni , massificati e conformati sudditi dello Stato Leviatano. Ovviamente qualora i nostalgici di Stalin, di Pol Pot o di Togliatti avessero delle formule nuove che eliminassero le disuguaglianze fra gli individui create dalla natura ( non certo dal bieco capitalismo o dall’orrido liberismo) oltre che curioso di conoscerle sono prontissimo a discuterle, sempre che non siano le trite litanie keynesiane o le fallite formulette suicide tutte riconducibili alla famosa e fallimentare “ redistribuzione” che hanno avuto , nei quasi cento anni di loro applicazione un solo risultato: avere decuplicato il numero dei poveri.