Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 17 gennaio 2015

GLI SCROCCONI Se si gode per le disgrazie dei siciliani e dei campani , ormai sono anni ed anni, santo Iddio; se si irridono le sofferenze di chi deve affrontare la vita di tutti i giorni in città e paesi dominati da secoli da mafia e da camorra; se si additano, quelle “ vite da schiavi” di siciliani e di campani irridendole e diffamandole, dal calduccio del proprio salottino bourgeois, come fossero atti di volontarie e complici genuflessioni alla criminalità invece che la vita sotto il dominio mafioso e camorristico ; se non si vuole fare i conti con la reale verità che dice che alla mafia ed alla camorra i “libelli” sfornati a ripetizione da venti e più anni da Saviano e da Camilleri hanno letteralmente “ scucito un baffo” se non addirittura recato consistenti vantaggi ( tipo mantenimento a spese pubbliche di famiglie mafiose ); se non si capisce che è discreditante e delinquenziale immortalare Sicilia e Campania nella loro peggiore immagine di degrado e di delinquenza; se sfruttando cinicamente queste piaghe meridionali due scrittori fanno soldi a palate , essi mi appaiono come i famigerati papponi o magnaccia o protettori o lenoni che sfruttano povere donnette ( costrette a prostituirsi per sopravvivere, cioè ecco il popolo siciliano e quello campano, straniero in patria), sfruttano l’arretratezza culturale del popolo italiano e così , sfrutta di qua e sfrutta di là, poi s’offendono se dico che sono due magnaccia che godono sulle disgrazie altrui. Sarebbe ora che la finissero una buona volta, ormai di quattrini, quel tipo di sfruttamento della povertà e della prostituzione intellettuale, gliene ha dati abbastanza. Mafia e camorra sono quasi più forti di prima.

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