Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 15 gennaio 2015

I NANI DI PARIGI La lettura di un articolo di De Benoist , ieri pubblicato su “Il Riformista” mi ha ricordato , alcuni episodi, che avevo quasi dimenticato, ma dei quali conservavo, più che un vago ricordo, una “ strana sensazione” che immediatamente mi ha suscitato il nome di Charlie Hebdo. Era addirittura il 1999, mi trovavo negli Usa, a New York e seguivo le vicende europee dai “ breaking news “ televisivi . Quando ascoltai la notizia, mi affrettai ad acquistare tutti i quotidiani francesi che riuscii a reperire a Manhattan e così seppi . Seppi cioè che la redazione di Charlie Hebdo e la sua utenza avevano raccolto quasi 180 mila firme per chiedere che il Front National fosse messo- udite bene – fuori legge. La redazione di Charlie Hebdo svolse un ruolo odioso, censorio ,delatorio, inconciliabile con la libertà di pensiero di cui oggi quegli stessi giornalisti però si auto nominano strenui difensori , impancandosi su una inesistente cattedra dalla quale dispensare patenti di democraticità. Quella redazione ed i suoi fedeli lettori dunque non seguivano il detto illuminista, volteriano e liberale , seguito da tutti i veri liberali e democratici di questo mondo, che si dice pronto a offrire persino la sua vita pur di permettere ad ogni suo avversario di esprimere liberamente le proprie idee, anche se opposte alle proprie. Quella redazione incarnava , invece, l’arrogante prepotenza ( e non era stata quella né la prima né l’ultima volta ) di chi si erge a simbolo di un pensiero dominante, quello politicamente corretto , quello che pretende , con isterica insistenza, l’assoluta libertà- estendibile fino alla totale impunità – dei propri pensieri ed idee, mentre si erge ad occhiuto fustigatore e censore di quelli degli altri, fino al punto di pretenderne addirittura la messa al bando dalla società. Insomma il bavaglio. Capisco il dramma di quelle morti, ma la storia e la verità nulla hanno a che vedere con le messe cantate. La verità – che non è politicamente corretto affermare e scrivere – è che quella redazione di Charlie Hebdo fingeva di fare della libertà di opinione il proprio cavallo di battaglia per il semplice fatto che pretendeva per se stessa quelle libertà di pensiero ed opinione che con malvagia ed irosa delazione voleva togliere agli altri. Non credo siano stati campioni di libertà, semmai campioni di conformismo, diciamo non seguaci di Voltaire ma, al massimo, di Scalfari e di Ezio Mauro. Dunque pigmei e boia del libero pensiero.

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