Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 26 febbraio 2015

Tanto superficiale e pallida è la riforma sulla responsabilità dei giudici rispetto alle richieste referendarie del 1987 , vergognosamente raggirate dal Prof. Vassalli e dal binomio Psi e Pci, quanto, sia le scomposte reazioni, sia dei magistrati che della manovalanza forcaiola che le sue opache esaltazioni, fanno rabbrividire dalla vergogna e fortemente irritare dall’indignazione . Chiunque eserciti un’attività professionale ha una propria copertura assicurativa che ne ricopre i rischi per i danni, dunque di cosa si lamentano i signori Magistrati? Di un possibile aggravio del costo assicurativo? Siamo nell’ordine del centinaio di Euro, santo Dio! Insomma, dopo la “farsa” delle ferie, ora la corporazione , minacciosamente brandendo il suo “bottino di potere”( trafugato ed imposto, con la forza del ricatto e dell’ intimidazione, al Parlamento di corrotti ed all’intimidito Presidente della Repubblica del 1993), pretende di bloccare il corso della civiltà, pretendendo insomma di non pagare mai per i propri errori. Magistrati e loro manovalanza issano , ad usbergo, “ el falso panuelo” dell’indipendenza della Magistratura che, secondo costoro, sarebbe messa in pericolo da questa “ riformina” . Irritante e sconfortante la loro cinica strafottenza, scagliata in faccia al popolo , nella loro pretesa di poter godere di “indipendenza” e di “ libertà” , senza capire di essere visti, di essere considerati, di essere percepiti come “autocrati”, come “tiranni” , come “ oppressori”, come “ despoti”. Non è “l’indipendenza” , cioè una norma, una legge, un “privilegio” , insomma una sorta armatura medioevale che rende un Magistrato equilibrato nel produrre giustizia giusta , ma la sua personale capacità nel giudicare per rendere giustizia. Come lamentano, queruli, le loro militanze fidelizzate davanti alle obiezioni sulle leggi? Se non hai scheletri da nascondere, che paura hai ( di un reato, di una legge, ecc)? Oggi sono io a dolermi con loro: perché temere che chi sbaglia paghi ( veramente pagherà l’assicurazione, ma transit)? Dico fuori dai denti: l’Anm ha assunto posizioni meschineggianti, arrivando ad evocare , non si sa a quale motivo, il “ falso in bilancio”. Si tratta di un’altra “ chiamata alle armi”, rispolverare i meriti sull’antiberlusconismo per ricordare al PD al governo i meriti acquisiti, per usarli come oscura minaccia. Però propongono eternizzazione dei processi sostenendo il blocco del decorso della prescrizione e quando qualche ben informato rammenta loro che ogni anno si prescrivono circa 250 mila reati ancora in sede di indagini preliminari e comunque prima di giungere ad un Gip, essi ripetono, la stessa scusa : la responsabilità di quelle prescrizioni – che equivalgono a giustizia negata – non è mai loro. La realtà è che se hai allevato una classe di privilegiati hai creato una potente lobby. E se fino ad oggi quella lobby è stata tua alleata e complice, caro il mio PD, oggi devi sopportarne i ricatti. Ecco perché per il PD di “ separazione delle carriere” non ne parla nemmeno lontanamente. La paura del PD la paga l’Italia, perché senza separazione delle carriere non ci sarà mai giustizia vera in Italia.

domenica 22 febbraio 2015

MA QUALE EVASIONE FISCALE, RIBELLARSI ALLA SCHIAVITU’ FISCALE E’ IL DOVERE DI OGNI UOMO CHE NON SIA UN MAGNACCIA . Recita l’articolo 53 della Costituzione che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Nella sua apparente innocuità, questo articolo, spesso evocato, è la base ed il fondamento di alcuni dei peggiori crimini perpetrati dallo Stato costituzionale italiano nei confronti degli individui. Solo uno stato illiberale e dunque contrario alla libertà dell’individuo, in particolare lo Stato socialista, si basa su questa forma di ” schiavismo” , il così detto “schiavismo fiscale “ surrettiziamente reintrodotto in Italia dai beneamati “padri costituenti” con questa disposizione della Costituzione, per consentire al “ loro vagheggiato Stato socialista” di estorcere ai suoi “schiavi” quanto esso Stato desideri , sottraendolo , con la violenza dell’imperio, ai cittadini, da quello che essi riescono a guadagnare con il proprio lavoro per il sostentamento proprio e della propria famiglia. Secondo la Convenzione sull’abolizione della schiavitù dell’ONU « la schiavitù è lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano i poteri del “diritto di proprietà” o anche solo taluni di essi poteri e "schiavo" è l’individuo che ha tale stato o condizione ». Prelevare forzosamente qualsiasi importo da quello che l’individuo produce per sé equivale ad esercitare, appunto, uno dei diritti di proprietà ( cioè “ il diritto di proprietà “ sul prodotto del lavoro dell’individuo, né più e né meno come ai tempi della schiavitù e poi dei lavori forzati) sull’individuo, fatti che certificano la sua condizione di schiavo dello stato socialista. Il “ potere “ socialcomunista” ha tentato di affinare gli strumenti per attribuire una patina di legittimità alla creazione di questi “ schiavi moderni”. Per esempio la “ Scienza delle Finanze” si occupa e si preoccupa di legittimare giuridicamente tale forma di schiavismo fiscale . Ma non ci riesce, perché se è sicuramente accettabile il principio che regola le “tasse” ed i “contributi”- più o meno a carico di chi utilizza un certo servizio pubblico ( peraltro svolto in regime di monopolio assoluto da parte dello stesso stato socialista e dunque assolutamente contrario ai Principi fondamentali dell’uomo) – non basta affermare genericamente e pomposamente che le “imposte” siano dovute a fronte di servizi indivisibili per dare loro veste diversa da quella della schiavitù economica, perché anche questi servizi indivisibili sono forniti sempre dallo stato socialista, in regime di assoluto monopolio, regime tipico dell’anticamera dello schiavismo e cioè del colonialismo. Domanda basilare: lo Stato ha o no il diritto di imporre imposte ai cittadini per pagare, faccio un solo esempio, l’amministrazione della Giustizia? La difesa “dai nemici della giustizia “ rappresenta un servizio che viene offerto a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che lo vogliano e che lo utilizzino. E' pertanto un servizio “ non a domanda” , cioè un servizio che non può essere accettato da una parte della popolazione e rifiutato dall'altra, senza che quella che l’ha rifiutato ne goda ugualmente. E dunque corretto affermare che tutti coloro i quali ne traggano beneficio siano tenuti a rimborsarne le spese, in proporzione ai costi sostenuti per ciascuno. Ma nessuno, nemmeno lo Stato, ha il diritto di disporre dei beni altrui. Dunque nessuno, neppure lo Stato, può imporre imposte per finanziare tali spese, corrispondenti a servizi non richiesti. Servirebbe escogitare un sistema alternativo che sia coerente con i Principi fondamentali. Tutto questo percorso di civiltà fiscale non è stato nemmeno iniziato in Italia, proprio a causa dello “ schiavismo fiscale” introdotto dall’articolo 53 della Costituzione. Come “ogni potere” anche “questo potere conta sulle proprie istituzioni armate, come la polizia e l’ esercito, pronte a difendere gli schiavisti e a reprimere le eventuali proteste degli schiavi. A ciò si aggiunga che in Italia il dominio mediatico del comunismo ha creato un'occhiuta, ostinata, martellante propaganda informativa e culturale che vive e si arricchisce proprio con il frutto dello schiavismo fiscale e che si dedica ,per proprio tornaconto , a presentare questa “estorsione” come fosse invece un “sacro dovere” del cittadino, diffamando come fosse un criminale, lo schiavo che tenti , con qualsiasi mezzo, di sfuggire alla schiavitù, di arginare la rapina dello stato schiavista , mentre in realtà è vero esattamente il contrario. La conclusione è che, in Italia i cittadini devono lavorare per oltre sei mesi all'anno solo per far fronte alla rapina che lo Stato compie sul loro lavoro. Sono cioè schiavi, sono coloni, sono innocenti condannati ai lavori forzati per oltre metà del loro tempo. Raramente, anche nell'antichità, l'oppressione statale è arrivata a tali livelli di esosa criminalità. Ciascuno è libero di disporre della sua persona e proprietà. Nessuno, neppure lo Stato, può trasformare un uomo libero in uno schiavo, sia pure ” solo per sei mesi all'anno”. Chi lo fa è un criminale. Che questo criminale prelievo fiscale italiano sia una forma di schiavitù lo dimostra una semplice constatazione : nessuno dei suoi principi fondamentali( solidarietà, riserva di legge, capacità contributiva) sono compresi nei “ Diritti naturali dell’uomo”, ma sono stati tutti “ imposti” dalle ferree regole dettate dai “beatificati – solo dalla sinistra comunista – nostri padri costituenti”, inserite solo nella nostra costituzione . Infatti il “principio della solidarietà economica e sociale” , vale a dire l'appartenenza alla comunità statale che impone a ciascun consociato "l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" è scritto solo nell’articolo 2 della Costituzione italiana; il “principio della riserva di legge” , secondo cui il “ potere impositivo” compete solamente agli organi centrali e locali “ del potere schiavista “ è stato introdotto in Italia tramite l’articolo 23 della Costituzione italiana, ideato dai lungimiranti ed eternamente beatificati “ padri costituenti”; ed infine il “principio della capacità contributiva” , per il quale "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e secondo criteri di progressività ", è una norma criminogena che ovviamente non esiste in nessuna delle Convenzioni per i diritti umani e contro lo schiavismo, ma è stata introdotta in Italia dall’articolo 53 della Costituzione. In parole povere tutti i mezzi coercitivi che violano i “diritti fondamentali dell’uomo” e che servono per soggiogare gli individui allo schiavismo fiscale sono stati introdotti dai “ Beati padri costituenti” allo scopo di creare una Costituzione che consentisse loro di ridurre gli individui a schiavi dello Stato socialista. Credo sia doveroso ormai prendere atto che questa Costituzione italiana, più che “ il frutto del compromesso” fra i vari partiti politici, sia il “bottino di una virulenta e violenta intimidazione del Pci “ sulle altre forze politiche. Lo scopo era quello di costruire, con i soldi della parte produttiva del Paese, uno Stato comunista che fosse governato e gestito non da chi lo ha finanziato, ma dai loro predoni. Perché chi ha pagato di più degli altri, in funzione della trappola costituzionale della “ propria maggiore capacità contributiva”, oggi dovrebbe essere proprietario dello Stato con una quota enormemente maggiore rispetto a chi ha pagato di meno . Ma ci hanno pensato sempre i “beati padri costituenti” a sistemare il bottino nelle mani dei predoni, con quell’uguaglianza dell’articolo 2 della Costituzione che è la legalizzazione delle rapine. L’Italia è stato l’unico Paese dell’Europa che, uscito da una dittatura ha accolto, come fosse un salvatore della patria, il rappresentante in Italia di Stalin, ossia del regime comunista staliniano, il più feroce regime comunista che sia mai esistito al mondo. Questo accadde non per caso, non per responsabilità degli alleati, né per quelle del Vaticano ma esclusivamente per l’ignoranza del popolo italiano. E perché, alla caduta del fascismo, rientrò in Italia Palmiro Togliatti. Il quale, forte dell’esperienza di come gestire il potere nel regime staliniano – per aver fatto parte della nomenclatura staliniana per diversi anni – impostò subito la linea politica del Pci. Togliatti e la nomenclatura comunista italiana erano assolutamente convinti che, essendo il popolo italiano ridotto alla fame, straccione ed ignorante, la “ resistenza rossa ” dovesse andare tranquillamente fino in fondo, instaurando alla fine del percorso un vero e proprio regime comunista in Italia. E’ innegabile che il percorso del Pci, però, fra quegli anni ed il 1992, durante tutta la Prima Repubblica, fu un fallimento totale spaventoso. Basta ricordare come durante questo lungo percorso il Pci abbia subito una vera e propria emorragia di consensi, passati dal 40% nel 1948 al 16% nelle elezioni del 1992. Poi, nella seconda Repubblica , hanno preso la guida della “banda comunista” i Magistrati comunisti. E con lo stato di polizia hanno “imposto” , complice primo Napolitano, il loro regime. Tutto questo sempre grazie ai venerati nostri padri costituenti. Amen.

giovedì 19 febbraio 2015

LA CRISI DELLA GIUSTIZIA E’ SOLO UNA MENZOGNA Si parla di “ crisi” della Giustizia italiana , non credo che sia “crisi”, ma ritengo invece sia la degenerazione degli assetti costituzionali e politici pervicacemente perseguiti dalla sinistra politica italiana attraverso una serie di riforme e di provvedimenti di politica giudiziaria appositamente elaborate ed approvate dalla sinistra politica italiana. C’è una “ accelerazione” nella tempistica di tale costruzione che non lascia ombra a dubbio, perché scatta, come un richiamo della foresta, proprio non appena crolla l’Urss, quando cioè la Dc – vedi Cossiga per la Dc e la sua “ cena del pesce” al Colle con Sogno e Violante – riteneva fosse crollata con la guerra fredda anche la guerra civile italiana , gli equilibri, cioè, interni ricopiati su quelli di Yalta. Eccole le sue principali tappe, che omettono la principale, quella della nascita della corrente filocomunista nel Csm denominata Magistratura Democratica, che risale al’65. Negli ultimi venticinque anni due sono state le iniziative “ esiziali” per la Giustizia. In primo luogo, fra l’89 ed il ’90, la “ riforma del Prof. Giuliano Vassalli”. A questa riforma si devono alcune vere e proprie aberrazioni criminali del sistema giudiziario italiano. L’abolizione della figura del Giudice Istruttore, la conseguente dilatazione dei poteri nelle sole mani del P.M., la rinuncia alla professionalità investigativa della così detta " polizia giudiziaria” che ora viene comandata dal P.M. ( con quali intuibili forme di persecuzione e di intimidazione verso gli “indagati” – spesso a loro insaputa per l’assurdo decorso dell’azione penale dall’incriminazione - , aver rappresentato l’inizio di un fantomatico “ rito accusatorio” per superare il precedente “ rito inquisitorio” senza provvedere alla naturale separazione di carriera o di Csm fra magistrati inquirenti e requirenti, la genericità delle condizioni per sottoporre l’indagato alla custodia cautelare che ha permesso abusi a causa dei quali l’Europa commina all’Italia enormi multe. Dimenticavo poi la ciliegina che graziosamente il Psi e Vassalli hanno delicatamente offerto alla tracotante invadenza mediatica dei magistrati e cioè la drastica riduzione dei poteri del Ministero di Giustizia. In secondo luogo, come secondo atto della scenografia , nel ’93, quando una ben nota “lobby di magistrati” , intimidendo e condizionando pesantemente il Parlamento italiano sotto il bombardamento giudiziario di Mani Pulite, sotto il “ compiaciuto ed asservito” complice assenso del Capo dello Stato ( che la Magistratura teneva sotto inchiesta peri fondi del Sisde al Viminale) e del Presidente della Camera ( era Napolitano che si guardò bene dal “ difendere la dignità del Parlamento “ assecondando ( la sua fu “ compiacenza”? Fu “ complicità”? Fu “ obbedienza”? Certo che non fu una esibizione dignitosa e meritoria per Napolitano) ridusse l’immunità parlamentare ponendo di fatto il Parlamento sotto tutela , nelle mani dei magistrati Terzo elemento è costituito dall’inconcepibile mancato rispetto dell’articolo 111 della Costituzione da parte dei magistrati stessi in quanto la sua previsione del “ giusto processo” di basa esclusivamente sulla “terzietà” del Giudice rispetto sia al P.M. che alla difesa. Ossia sulla separazione delle carriere. Se viene meno la “ terzietà” del giudice, decade tutto lo “ Stato di Diritto” e questo è quello che è accaduto in Italia. Si aggiunga nel 92/94 Mani Pulite, nel 94 la creazione , nel ventre della Magistratura e non certo in Parlamento, di un reato inesistente nel codice penale, il concorso esterno in associazione mafiosa, La conseguenza di queste nefandezze giudiziarie è sotto gli occhi di tutto il mondo: durata abnorme dei processi, costo degli stessi alle stelle, prescrizioni a milioni durante il periodo di indagine o addirittura prima che esse siano iniziate, l’esplosione della popolazione carceraria il cui abbondante 40% è criminalmente costituito da persone innocenti ma assoggettate con abusi vergognosi alla tortura della carcerazione preventiva, per finire con l’uso della giustizia a scopo di tornaconto politico. L’uso politico della giustizia è dunque figlio della sinistra politica italiana, del Psi, forse stretto dalla necessità di strappare la benevolenza alla magistratura sbattuto come fu dal Pci alla forca delle tangenti e sopra tutto della politica giudiziaria partorita dalla mente di Violante e di Gian Carlo Caselli e dei loro compagni comunisti, che avevano intravisto la possibilità, tramite l’uso della giustizia, disbarazzarsi di tutti i competitori politici per agguantare finalmente il potere in Italia senza passare da quella seccatura democratica che sono le elezioni. Dal 1994 fino ad oggi, parlo di ventuno anni, la sinistra ha vinto nel 1996, nel 2006 e nel 2013 usando la giustizia e non la politica come ariete: i 58 processi , le 290.000 intercettazioni ambientali e telefoniche , le 2.500 udienze inscenate perseguitando il capo dell’opposizione politica, un rastrellamento giudiziario che ha prodotto solo una stiracchiata e discutibile condanna per evasione fiscale. Inutile riparlare di questi processi, ma questo bignamino serve a testimoniare come non esista alcuna crisi della magistratura, ma che sia stata organizzata – aruspici Pecchioli, Violante e Caselli ed il Pci -una sorta di “ soluzione finale”, una svolta definitiva , l’accelerazione che avrebbe concluso il percorso del Pci verso la conquista del potere in Italia per via n costituzionalmente non illegittima perché per via “ non espressamente vietata” che Togliatti aveva già indicato nel dicembre del 1956 concludendo il Congresso del Pci del dicembre di quell’anno: che questa Costituzione avrebbe permesso che il Pci conquistasse il potere in Italia anche senza vincere elezioni politiche. E, se ci riflettete, questo è avvenuto e si è perfezionato grazie a quanto ho sopra rammentato con la regia di un compagno di Togliatti, di Giorgio Napolitano. La data di perfezionamento di questa “ presa del potere” è lì, scritta con inchiostro indelebile: novembre del 2011, l’induzione alle dimissioni di Berlusconi e la totale occupazione delle istituzioni da parte degli eredi del Pci. Grazie a Vassalli ed al Psi. Ed ai magistrati.

mercoledì 18 febbraio 2015

NAPOLITANO E LA COSTITUZIONE DEVONO ESSERE INCRIMINATI Visto quel che accade in Italia , visto quel che accade in Libia ed in Egitto, trovo ormai ineludibile trascinare Giorgio Napolitano e tutta la sinistra post comunista davanti a quello stesso Tribunale popolare che gli stessi invocavano già dal 1975, aruspice Pie Paolo Pasolini, dove, senza prove o processi, la Dc avrebbe dovuto essere impiccata ed impalata . Ci deve render conto, Giorgio Napolitano e la sua accolita, di una serie infinita di nefandezze: disprezzo per il popolo italiano, umiliazione della sovranità popolare, l’ aver trascinato il Paese nel baratro economico con un Pil fatto precipitare, con le loro iniziative politiche ( sostituzione di Berlusconi, Monti, Letta, Renzi )da un +1,5% del 2008 ad un attuale -2,5%, una disoccupazione che dall’8% del 2008 è oggi al 15%, con un debito pubblico cresciuto smisuratamente passato dal 120% del Pil nel 2008 ad un attuale 135%. E dei loro scempi e disastri, per l’appoggio alla guerra a Gheddafi, con gli Usa e con la Francia, distruggendo gli affari che l’Italia aveva in corso con la Libia insieme al controllo delle loro coste, solo per eliminare dalla democrazia Silvio Berlusconi, facendo pagare a noi tutti il suo personale rancore ideologico contro “ il nemico”. Una miserabile e meschina riedizione di quanto fece Mussolini contro Antonio Gramsci, entrambe le condanne sono apparentemente giustificate ( sempre la Magistratura ha servito il potere, ne è stata il braccio armato), ma entrambe, lo sanno anche i bambini meno qualche idiota, sono servite “ per eliminare dalla politica per venti anni qual cervello” ( frase del Presidente del Tribunale Fascista, pressoché identica a quella di Esposito ). Che paghino non dico lo stesso identico prezzo, non l’impiccagione o l’impalamento dei loro cadaveri a testa in giù ad una Piazzale Loreto, visto che contrariamente a costoro noi siamo democratici e garantisti, ci basta un giusto e meritato processo. Giorgio Napolitano, nella disarmante ingenuità di Silvio Berlusconi che ne ha addirittura anche “preteso” il reincarico anzi che chiederne la destituzione con disonore , è stato il terminale, un criminale per la nostra gracile democrazia, che ha portato a compimento la via, indicata al Congresso del Pci del Dicembre del1956 da Togliatti , concludendo quel “ percorso carsico” , non palesemente contrario alla nostra Costituzione ma legittimo solo perché “ non espressamente vietato dalla stessa”, che, come svelò Togliatti fin dal dicembre del ’56, senza alcuna opposizione da parte dei così spacciati “ padri costituenti” , avrebbe consentito al Pci di dominare l’Italia, anche senza avere una maggioranza politica. Dobbiamo espropriare i loro beni e quelli dei loro figli e dei numerosi famigli , con la stessa legge e con la medesima violenza con la quale viene disposto l’esproprio dei beni ai delinquenti mafiosi , dobbiamo riappropriarci di quanto, questi criminali ci hanno estorto nei decenni , col risultato di farsi, loro ed i loro figli ed i loro “famigli”, ricchi e potenti e noi, miserabili e straccioni dopo una vita di fatiche. Ma non vendetta deve essere, non rancore da sfogare, perché deve essere giustizia. Dunque occorre vigilare perché questo è il momento in cui i criminali tentano di saltare sul carro degli insorti, per salvarsi .

lunedì 16 febbraio 2015

A PROPOSITO DELLA SUPERIORITA’ MORALE DEI COMUNISTI Introduzione necessaria Per far ripartire l’Italia, per affrontare le necessarie riforme anche costituzionali senza meschine manovre da pirati, a colpi di risicate maggioranze – come ha sempre fatto la sinistra politica italiana, con la modifica del Titolo V, strappata con una maggioranza di soli quattro voti e come vorrebbe ora imporre Renzi con una maggioranza che non solo è “ comprata” a suon di soldi , come testimoniano alcune intercettazioni che riguardano alcuni esponenti di Scelta civica che corrompono alcuni esponenti del M5s con promesse a colpi di 50.000 euro al mese ma che è anche incostituzionale per via della sentenza della Consulta che ha così considerato il Parlamento eletto nel 2013 con la legge elettorale detta del Porcellum – ma con una larga maggioranza che assicurino che quelle riforme siano gradite alla maggioranza del popolo e non ad una sola lobby politica clientelare , occorre assolutamente che destra e sinistra smettano di farsi la guerra civile. E dunque occorre che la sinistra ammetta e chieda scusa , faccia ammenda – e la destra anche ove occorra – per tutti i misfatti commessi dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi ai danni del popolo italiano e dell’Italia. Il M5s deve poi sforzarsi di capire di essere stato allevato in vitro, in laboratorio, nelle madrasse italiane dove sacerdoti del pensiero comune dominante ( e comodo) hanno allevato generazioni con dosi industriali di mistificazioni e di menzogne e dunque di incultura maschera da diploma. Questa generazione, che inalbera un ribellismo romantico, da fin de siecle, tardo ottocentesco e ridicolo in un mondo globalizzato, è il sottoprodotto della lavorazione di una classe di individui che viene trasformata in “ massa” proprio attraverso l’indottrinamento di una storia falsa, posticcia, scritta da chi si sente vincitore di una guerra fredda e che non lo è. Ecco che dunque questa generazione, col suo parossismo, con le sue pulsioni insurrezionalistiche , ammaestrata a scatenarsi con violenza al solo suono delle convenute “parole d’ordine” ( “legalità”, “corruzione”, “ evasione”, ecc) serve come alibi ( i moderati percepiscono costoro e le loro intemperanze come un pericolo per l’ordine pubblico e dunque surrettiziamente conferirebbero a chi vuole commissariare l’Italia sotto il suo potere il pretesto per prendere il potere e ristabilire l’ordine , ovvero alla magistratura che si arroga di avere una missione salvifica che né la Costituzione né il popolo gli ha conferito. Anche costoro devono conoscere la “ vera storia dell’Italia” e partecipare attivamente alla costruzione del futuro di questo Paese, non limitarsi ad un movimentismo protestaiolo e piazzaiolo che altro non è che servilismo ancellare per chi vorrebbe schiacciare l’Italia sotto il proprio dominio. ------------------------------------------------------------------------------ Negli anni successivi al 1980 il Pci si finanziava anche con il sistema così detto “stato in amministrazione straordinaria”: pretendeva finanziamenti da imprenditori privati, come facevano tutti gli altri partiti d’altronde – oltre che da quelli “ facoltosi” che con quei finanziamenti illegali compravano praticamente la sua protezione politica - quale prezzo per fare ammettere la loro specifica attività fra quelle che potevano usufruire delle facilitazioni e dei finanziamenti agevolati dello Stato per essere state ammesse, appunto, dal Parlamento, “all’amministrazione straordinaria” . Poi, a decorrere circa dal 1987, il Pci non s’accontentò più di procurare commesse alle Cooperative Rosse ( dalle quali ricevere ogni sorta di finanziamento illecito) ma volle partecipare direttamente. Cominciò con la losca faccenda delle tangenti alla Metropolitana Milanese, la “ Mm “ appunto del 1987. Le cooperative rosse vengono direttamente inserite nelle aggiudicazioni pilotate ed iniziano così a pagare tangenti al Pci. Fu così che vennero condannati diversi rappresentanti delle Cooperative rosse . Cito su tutti Antonino Fontana, il sindaco comunista di Villabate, Sicilia, quello che era stato denunciato al Pci di Berlinguer da Pio La Torre, proprio a causa dei collegamenti che il Fontana e le sue cooperative rosse avevano instaurato con la mafia siciliana per fare razzia di appalti e che è stato condannato per mafia dalla Cassazione, ma solo nel 2010, quando la memoria di questi autentici misfatti del Pci era quasi svanita . E quando tutti credono che Pio La Torre sia stato ucciso dalla mafia. Quando il vero “ quesito” non dovrebbe essere la ricerca di “ chi ha sparato” perché in Sicilia un “picciotto” pronto a far fuori un nemico lo trovi sempre e pure a buon mercato. Bisognava indagare su chi avesse dato l’ ordine di sparare a quel picciotto, ma i magistrati hanno preferito omettere. Più comodo e facile trovare “u picciottu”. Così molti dirigenti delle cooperative rosse sono stati “beccati” con le “mani nelle tasche” a rubare soldi pubblici grazie alla complicità della mafia siciliana: c’è solo l’imbarazzo della scelta ed io scelgo l’ “Unieca”, la “ Coopsette” e la “Cmb”, i cui dirigenti sono stati tutti condannati in via definitiva per corruzione. Non sono solo perché già G. Barbacetto con il suo bel libro “Tangenti rosse, il tabù e il pregiudizio,” nel quale viene ricostruito come il Pci ricevesse direttamente ed in via sistematica contribuzioni illecite da tutti gli imprenditori della Mm, ha pensato di far luce su loschi traffici del Pci di quel tempo. Una menzione particolare merita l’Ingegnere ligure Lorenzo Panzavolta, un manager passato dal sistema delle cooperative rosse al sistema della “Ferruzzi di Ravenna” di Raul Gardini, il quale, nel corso di un famoso processo ha testimoniato di avere versato al Pci una tangente di 1.242.000.000 di Lire per fare aggiudicare alla “ Calcestruzzi SpA”, da lui presieduta e facente parte appunto del “ sistema Ferruzzi” , una parte degli appalti della desolforazione delle centrali dell’ENEL. In quei tempi la sede romana del Gruppo Ferruzzi si trovava all’ Eur, una bella villa su Viale Oceano Pacifico, dove avvenivano le riunioni e dove si decideva il da farsi. Da quella villa si controllava tutto il settore calcestruzzo, tutte le compartecipazioni in tutta Italia, gli appalti, quando occorreva c’era la macchina che portava a Ciampino da dove decollava un areo privato della Calcestruzzi che portava a Ravenna, per il colloquio con chi di dovere. Prendiamo una ben nota “ impresa amica del Pci ”, tale Elettrogeneral - che fu poi acquisita dalla Sic , la finanziaria delle cooperative rosse, alla cui guida vi era quell’Ing. Giambattista Zorzoli. E proprio l’Ingegner Zorzoli fu imposto dal Pci nel Consiglio d’Amministrazione dell’ENEL che guidava a favore della Sic la totalità degli appalti dell’ENEL stessa. Pochi ricordano, molti fingono di cadere dalle nuvole, ma questi furono i numerosi reati penali per i quali l’Ingegnere Zorzoli venne condannato , ma fu “ carinamente ed anche molto nascostamente “ graziato” da C.A. Ciampi, un Presidente della Repubblica che divenne tale, guarda caso, grazie proprio ai voti decisivi del Pci. E poi come si indignano se sentono odore di “trattative”…… Cito la testimonianza di tale Valerio Bitetto , riportata nel ricordato libro di Barbacetto, uomo del Psi nel Consiglio dell’ENEL il quale mise a verbale una riunione tenuta nel 1982 a Bari fra Maschiella ( Consigliere dell’ENEL del Pci) e Massimo D’Alema e Carella, segretari regionali della Puglia del Pci e del Psi, che determinò la “ spartizione” fra i due partiti degli appalti per la mega centrale elettrica di Brindisi. Ritorno sull’Ingegnere ligure Lorenzo Panzavolta, un manager sopra citato, cresciuto nel sistema delle “ cooperative rosse” ma poi trasmigrato nel “sistema Ferruzzi” di Ravenna, il quale ha testimoniato di aver versato , fra il 1990 ed il 1992, sul famoso “ conto svizzero Gabbietta”, sul quale aveva la firma il famoso Primo Greganti, un miliardo e 246 milioni di lire quali tangenti spettanti al Pci . Ricordo che il Tribunale di Milano ha condannato Greganti ( che sosteneva essere quei soldi solo suoi) a tre anni di reclusione per finanziamento illecito al Pci. Ma esiste un’altra testimonianza dell’Ingegner Panzavolta , il quale aveva predisposto una prima fetta , da 621 milioni di lire, di una tangente di maggiore importo spettante al Pci/Pds e l’ aveva inviata sul conto Gabbietta, conto svizzero del Pci - ma a traenza di Primo Greganti - sul quale era arrivato anche un bel finanziamento di un miliardo di lire proveniente dalla Germania Est . Greganti rigirò quel miliardo immediatamente alla “ Casa Editrice Ecolibri”, che era di proprietà della sorella di Achille Occhetto. Insomma prove a iosa del fatto che Primo Greganti fosse senza ombra di dubbio “ il cassiere delle tangenti” del Pci da una vita, ma la stampa diffondeva a piene mani articoli ed interviste nelle quali qualcuno sosteneva che nessuno del Pci avesse mai conosciuto Greganti , Occhetto Achille e sorella compresi, ovviamente! Pare incredibile ma i magistrati hanno digerito persino questa panzana, magari con l’aiuto di qualche bella poltrona senatoriale con privilegi connessi . Occhetto Achille e Massimo D’Alema in alcune interviste televisive del ‘ 93 dicevano – con la loro miglior faccia, seria seria - : “ Greganti? Non lo conosco”. “Certi Magistrati” , i quali oggi pretendono pure di essere ancora rispettati, hanno creduto senza fiatare a questa favola. Salvo poi svegliarsi “ senatori” comunisti in Parlamento. E’ la “ superiorità dei comunisti italiani”, bellezza! Mi duole citare un morto, ma il caso di Gerardo D’Ambrosio è francamente imbarazzate .Quel magistrato, diventato poi - come dubitarne? - senatore comunista quale “corrispettivo” dell’impunità da lui stesso regalata al Pci durante Tangentopoli, ebbe un comportamento tanto sfrontato da essere stato pubblicamente “ disonorato” dal suo stesso Comune di nascita che gli ha rifiutato la cittadinanza onoraria proprio per la sua ridicola oltre che sfacciata partigianeria in tocco e toga ( il caso merita un trattato a parte, è pronto, a richiesta). IL CASO DEL PROCESSO ENIMONT Leo Porcari era un fiduciario del gruppo Ferruzzi e di Gardini, il quale, durante il suo interrogatorio, ha rivelato di essere andato a Via delle Botteghe Oscure nel dicembre del 1989 per incontrare D’Alema e Occhetto, per consegnar loro “un miliardo di lire”, quale “tangente” per l’appoggio del Pci alla “ defiscalizzazione degli oneri gravanti sull’Enimont “, che doveva essere decisa in Parlamento. Il fatto è stato confermato dalla testimonianza di Carlo Sama, marito di una figlia di Serafino Ferruzzi , il fondatore del “ gruppo Ferruzzi”. Nell’agenda del suicida Raul Gardini il Tribunale ritrovò questo appunto , scritto per il “ 20 ottobre del 1989”: “ ringraziare M.S.”. Ebbene proprio il 20 ottobre del 1989 il Pci propose in Parlamento gli sgravi fiscali per Enimont. Quando si dice “ il caso”! Chi si celava dietro quelle iniziali scritte da Gardini? Come non pensare a Marcello Stefanini, il cassiere del Pci? Sarebbe logico, ma non fu sufficiente, perché Occhetto e D’Alema negavano tutto. Eppure si trovò un riscontro eccezionale, perché, interrogato, tale Pino Berliri, uomo della Ferruzzi a Losanna, confermò e dimostrò l’invio – con bonifico bancario - del miliardo di lire a Cusani . Allora quei soldi esistevano, erano veri! . Ma a quei Magistrati ancora non bastava . Viene allora torchiato Sergio Cusani il quale rivelò di avere portato quel miliardo a Roma con un volo privato della Montedison. A quei Magistrati ancora non basta per incriminare i due esponenti del Pci. Si controllano allora i piani di volo degli aerei Montedison. E si scopre che effettivamente Cusani diceva il vero. A quel punto l’Avvocato Giuliano Spazzali – un eroe, credetemi – chiede la convocazione in Tribunale di D’Alema e di Occhetto come “ persone informate dei fatti”. Ma non aveva “ fatto i conti” col Presidente del Collegio, il Magistrato Giuseppe Tarantola. Vediamo chi è questo Magistrato. Il giudice Tarantola e la moglie, la nota manager Anna Maria Tarantola, oltre che “ grandi comis di Stato” sono anche i benestanti proprietari del famoso digestivo “ Braulio “, sono valtellinesi doc, sono, come dico con franca “ riprovazione” “ praticanti di curia”, ipocriti da sagrestia. Il giudice Tarantola condannò Cusani, specialista di tangenti, a una pena quasi doppia rispetto a quella chiesta dall’accusa, sebbene l’imputato fosse pentito - un pentito vero: superesperto di finanza, l’ abbandonò per il volontariato in CGIL, in carcere e dopo - perché Cusani si professava socialista ateo! Giuseppe Tarantola è famoso anche per la condanna per diffamazione del politologo Giorgio Galli, che aveva dato del “toga rossa” a un giudice. Anna Maria Tarantola va segnalata per aver gestito la Vigilanza Banca d’Italia, che ha fatto fuori il Governatore Fazio e, in parole spicce, la stessa Banca d’Italia. E poi, assunta – per grazia celeste - alla presidenza della Rai, per essere stata la vestale romana del così detto “ Professore “ Mario Monti , uno che solo prezzolati e ridicoli leccaculo di professione , come l’attuale Senatore del P.D. Miguel Gotor – un incesto mostruoso, un aborto fra un “madonnaro da strada” ed una Monica Lewinsky coi pantaloni ma dalla” fellatio al potente” facile facile - poteva incensare in maniera vergognosa ( certi suoi scritti su “La Repubblica” e su “Il Sole 24ore” su Monti e su Giorgio Napolitano, costituiscono da soli dei veri e propri “ corpi di reato” che dovrebbero far cacciare Gotor dal Senato italiano per reato di “ servilismo ancellare ” se l’Italia premiasse la serietà di una persona e non il suo servile clientelismo più sfacciato), pur di ottenere un seggio nel feudo comunista dell’Umbria rossa , proconsole Bersani, lo smacchiatore del giaguaro . Alla Tarantola vanno addebitati i mancati o carenti controlli della Vigilanza della Banca d’Italia , servizio da lei diretto, sul Monte dei Paschi di Siena, sull’ “incauto acquisto “( incauto? Ma se hanno sperperato – solo sperperato? – miliardi di euro !) di Antonveneta ad un prezzo “ fuori mercato” , sulle obbligazioni remunerate al 10 per cento. E, nel 2008, crisi bancaria già aperta, pure sui” derivati “ accesi sempre dal MPS per pagare quel 10 per cento. Giuseppe Tarantola, lo devo ricordare, fu il presidente che sabotò e poi affossò lo scandalo “ Rcs”, il più grave del dopoguerra, appena al suo nascere, precisamente nel 1994 . I fatti: erano spariti, dalla Rcs, la bellezza di 1.300 miliardi di vecchie lire, per malversazioni “ accertate e documentate”. Tutto tenuto d’occhio, tutto sotto controllo di Tarantola. Gli “ azionisti della Rcs” erano i “ poteri forti”, da Agnelli a Cuccia e Mediobanca, “tutelarli” voleva significare intestarsi un merito ed un credito da esibire, da mettere all’incasso al momento opportuno. Et voilà! Tutto “ archiviato”! Passato, dopo Cusani ed il processo Enimont, dal penale al civile, il Magistrato Tarantola approfittò di un vecchio esposto di un piccolo azionista contro la casa editrice, la finanziaria Gemina- pensate, di “ casa Agnelli” ( e te pareva!)- per sabotare quell’inchiesta e per archiviare la pratica. Il fatto è così ricordato anche da G. Leuzzi nel suo libro “Mediobanca Editore”, Edizioni Seam, p. 31 (un libro introvabile, un poco clandestino ma assolutamente da leggere ): “«I bilanci sono in regola», aveva sentenziato il giudice Gianfranco Gilardi, in forza all’ VIII° Sezione del Tribunale di Milano, di cui era presidente Giuseppe Tarantola, il giudice del processo Cusani . Gilardi, magistrato impegnato – ovviamente - “ a sinistra”, esperto di diritto societario, è autore di un «La responsabilità civile degli amministratori e dei sindaci nelle società di capitali» - ha esaminato il caso ma in perfetta sintonia con il Magistrato – collega Giuseppe Tarantola e (loro) hanno deciso che non fosse il caso di proseguire nell’inchiesta sulla casa editrice del Corriere. Ora leggete queste righe in corsivo: «La normativa cubana non consente l’uscita di medici dal territorio nazionale, se non su parere favorevole del ministero della Sanità. Tuttavia questa limitazione, certamente gravosa, che colpisce la categoria dei medici, non si può ritenere priva di giustificazioni e, probabilmente, risponde a esigenze di tutela della collettività. Infatti è una misura evidentemente tesa a evitare che i cittadini cubani rimangano privi di adeguata assistenza sanitaria, scoraggiando i sanitari (che hanno raggiunto la loro maturità professionale anche con gli aiuti economici della collettività) dall'intenzione di espatriare, almeno senza adeguata garanzia di rientro. Peraltro deve considerarsi che, stante la critica situazione economica del Paese, l'allontanamento dal Paese di queste figure professionali, qualora l'espatrio fosse senza limiti e garanzie consentito, diventerebbe probabilmente costante, con ovvie e negative conseguenze per la salute pubblica. Conseguentemente non può dirsi limitata ingiustamente la libertà dei cittadini cubani che svolgano professione medica, atteso che il sacrificio della possibilità di espatrio risponde al principio superiore della tutela della collettività». Letto? Bene, questa santificazione dello Stato marxista – leninista - sovietico non è stato scritto da Gomułka o da Krusciov . No ! Ciò è quanto si legge in una sentenza del Tribunale di Milano, depositata il 13 gennaio 2005 - presidente Giuseppe Tarantola, giudice relatore Marisa G. Nardo, giudice Paola Gandolfi - con la quale è stata respinta la richiesta di «diritto d'asilo politico» dell'esule cubano Gerardo Garcia e di sua moglie Dora Castro. “ Il nostro ordinamento”- recita la sentenza che mostra anche curiose e svariate contraddizioni - «attribuisce il diritto d'asilo allo straniero a cui nel proprio Paese sia impedito l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana». Ma, poi, dimentica che fra tali libertà c'è –all’ art. 16 - quella «di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge». Dimenticanza o, diciamo, “ libero convincimento”? Mi viene da chiedermi , ma se nel 1948 il Pci avesse vinto le elezioni, i giudici di Milano avrebbero oggi citato, fra «gli obblighi di legge», anche «la tutela della collettività (sic!), atteso che il sacrificio della possibilità di espatrio risponde al principio superiore della tutela collettiva»? E ancora. Garcia e sua moglie hanno lamentato «le restrizioni esistenti nel loro Paese d'origine al diritto di proprietà». Ma anche quest'ultimo – si vada all’art. 42 - è previsto dalla nostra Costituzione «che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la “ funzione sociale” ». Dimenticanza o “ libero convincimento”? Se, sempre nel 1948 , avesse vinto il Pci, i giudici di Milano avrebbero citato, fra «i limiti» al diritto di proprietà «allo scopo di assicurarne la funzione sociale», le «scelte di politica economica che, per quanto opinabile – come scrivono su Cuba -, è comunque indirizzata (...) alla gestione delle risorse nazionali con risultati di uguaglianza di massa»? Su questa sentenza di Milano, sulla quale il nostro beneamato Presidente Ciampi rimase “ muto” ( alla faccia della difesa della Costituzione, suo precipuo dovere!) mi piacerebbe conoscere l'opinione di qualche costituzionalista. Sia chiaro, non pretendo di negare la libertà di opinione a simili magistrati, tocca sopportarli, né voglio mettere in discussione “ l'indipendenza” della magistratura. Vorrei solo sapere in che razza di Paese mi trovo a vivere, dopo essere nato in Sicilia. --------------------------------------------------------------------------------------

domenica 15 febbraio 2015

LA SINISTRA HA PAURA DELLA LIBERTA’ DI CULTURA Scrive su “Il Garantista” del 14 febbraio u.s., l’On. Enrico Buemi, capogruppo nella Commissione Giustizia di quel Psi rinato nel 2007 ed oggi guidato dall’On. Riccardo Nencini che punta all'alleanza con potente Partito Democratico, un articolo nel quale , suscitando ovviamente il mio personale entusiasmo e la mia massima condivisione, scrive di essere assolutamente contrario alla legge sul “negazionismo”. Si chiede, l’On Buemi, se usare uno strumento di carattere giudiziario e penale contro chi volesse distorcere certe verità o certi fatti storici non si traduca alla fine in una beatificazione mediatica dei così detti negazionisti. Non è cosa di tutti i giorni trovare in un partito di sinistra posizioni che , appaiono del tutto rispettose della libertà di pensiero dunque assolutamente auspicabili, quali queste che l’On Buemi ci fa, fino a qui, balenare, intravedere. Ma, ahimè, “ in cauda venenum”! Tutto il mio entusiasmo crolla miseramente davanti alla conclusione dell’On Buemi, là dove scrive , testuale,” …noi vogliano un sistema educativo che riproponga giorno per giorno l’affermazione di questa verità….”. Invoca cioè che la Scuola serva per inculcare nei discenti quelle che il Psi di Nencini e di Buemi ritengono essere “ le verità”. Ma la vera “libertà, anche di cultura”, vi fa veramente così paura?

venerdì 13 febbraio 2015

LI DEVI CONTROLLARE SEMPRE, A QUELLI DI SINISTRA, COME LI LASCI SOLI, RUBANO. Ogni volta che lasci sola in cucina la sinistra debbo intervenire per coglierla mentre si strafoga con il nostro cibo , debbo bacchettarli sulle nocchie delle mani e farli inginocchiare sui ceci crudi. Sempre e solo a rubare, pensano. Vi ricordate di D’Alema a Palazzo Chigi, quando bisbocciava con i “capitani coraggiosi” , quelli che si sono “fregati” la Telecom pubblica ( cioè nostra) usando i soldi di alcune Banche ( cioè sempre “nostri” ) e che poi se la sono rivenduta facendo una cresta che è rimasta nelle loro “saccocce”? Ma si dai, Colaninno, Gnudi, Consorte, l’Unipol…. Vi ricordate sempre Massimo D’Alema che faceva comprare , a prezzo simbolico, le banche pugliesi? Ma si, dai quella del Salento…… Vi ricordate il Monte dei Paschi di Siena che ha paga la Banca Nazionale dell’ Agricoltura dieci volte quello che valeva ( usando sempre i soldi nostri depositati in quella Banca i quali sono rimasti nelle loro tasche )? E vi ricordate di come “cazzeggiava” il Prof. Prodi, bofonchiando amenità mentre dal famoso panfilo albionico scialuppe capitalistiche inglesi ammaravano sulle coste del territorio italiano da colonizzare e con quattro sacchetti di biglie colorate si compravano i nostri gioielli di famiglia? Ora “ l’ultimo dei comunisti dentro” ed il primo “ dei paraculi fuori”, cioè Renzi e questa banda criminale del P.D. credeva di fare un altro bottino. Sulle Banche popolari il decreto legge non si deve fare. La Consob faccia alla svelta il suo dovere, anche la Procura ( se ne ha il coraggio, ma ne dubito) e chi ha sbagliato paghi. Furbate da gonzi ora basta. Ma lo sapete o no che il grande paraculo aveva fatto organizzare a Londra presso la sede del Fondo Algebris, gestito da Davide Serra, il grande finanziatore di Matteo Renzi un workshop apposito su quelle misure per le Popolari? Della Boschi e del padre non parlo, se ne deve occupare qualche Magistrato. Ora spero che in Italia ci sia un Presidente della Repubblica, il quale a queste cose dovrebbe pensare, più che all’eccidio delle Fosse Ardeatine, che il governo non diventi un ladro dei soldi del popolo. Aspetto e spero , ma “silenzio ” dal Colle ! Forse al Quirinale sono tutti preoccupati dal volo tardo dei covi che tornano ad aleggiare sul palazzo dei Papi , ( Ciancimino Jr) minacciosi ed oscuri . Ora , grande paraculo ed annessa banda di ladruncoli : dovete abolire il decreto legge e ricominciare da capo la discussione in Parlamento sulle Banche Popolari . Si deve fare presto perché le nostre Popolari non reggono più alla sfida dei mercati. Riflettono un’Italia antica, dove gli intrecci proprietari – talmente opachi da risultare inestricabili – altro non erano che il residuo di un capitalismo straccione, familiare, clientelare , medioevale, fatto di piccoli potentati locali, che utilizzavano il risparmio degli italiani per fini non sempre commendevoli. Quel risparmio – è bene non dimenticarlo – trova garanzia nell’articolo 47 della costituzione. Le nuove regole imposte dalla vigilanza europea hanno accelerato la rapida definizione del problema. Anche in questa circostanza , con le Sparkassen e le Volksbanken tedesche Angela Merkel ha fatto valere la regola “ del faccio come me pare , perché io so io e voi nun siete un …..” . L’Italia, invece, come al solito ha voluto fare il saccente , l’odioso Carlo Nobis, il figlio di papà superbo e arrogante. Ha notevolmente abbassato la soglia dell’intervento previsto dalle nuove regole europee da un volume d’affari di 30 miliardi a 8. Così facendo, ha allargato il perimetro all’interno del quale consentire del processo speculativo. A favore di chi? esiste un forte interesse per l’acquisizione in forma stabile di quegli stessi asset, lo dimostra l’andamento della Borsa. Da parte di chi? Il rischio che si corre è che anche queste strutture siano acquisite da quei fondi stranieri che vedono nel nostro Paese una semplice terra di conquista. Parlo di un ennesimo favore ai potentati bancari internazionali che considerano l’Itala , grazie a Prodi, Monti, Letta ed ora anche a Renzi solo una piazza spremere, dal punto di vista della raccolta, per poi dirottare altrove quei risparmi e farli produrre profitti ( per loro) . Ne abbiamo bisogno? No, perché ci serve un sistema creditizio che possa contribuire, contrariamente a quanto finora è avvenuto, al rilancio degli investimenti, nell’ambito dell’economia reale. E non solo finalizzato a staccare le cedole dei titoli di stato. Si deve essere consapevoli che trasformando le Banche popolari in società per azioni, qualcosa si perde:. Il processo di verticalizzazione delle decisioni, unito alle nuove regole contabili imposte da Basilea tre, hanno relegato in un angolo quelle che una volta erano le conoscenze personali.

giovedì 12 febbraio 2015

MA CI FATE, SIGNORI DELLA SINISTRA O CI SIETE PROPRIO? Ma con quale grado di cultura e di responsabilità politica si può pensare che modificare la Costituzione sia l’imitazione di una esibizione muscolare di un culturista , ovvero un modo per far vedere come regge una maggioranza politica puntellata dal peggior trasformismo? E non sarebbe la prima volta che questo accade, signori della sinistra, perché già avete scempiato il Titolo V della Costituzione con quattro, dicasi quattro voti di maggioranza, quando anche un bambino capisce che modificare la “ legge delle leggi” è un’operazione che richiede un dialogo con tutte le forze politiche. Simpatico il Prof. Sabino Cassese, un grande maestro del diritto, ma un mero figurante della scena politica, che sostiene la legittimità democratica di un siffatto agire del Governo Renzi. Ed anche un po’ ridicolo oltre che intellettualmente poco ( come posso dire, poco onesto?),sì, proprio così, poco onesto, perché è inutile che faccia lo spiritoso evocando stivaloni , petti gonfi, squadracce e violenze per cercare di coprire le sue personali vergogne, tipiche di un “famiglio di questo potere” , che recita la sua parte ancellare per una simile indegna operazione che inquina e deteriora le stesse basi della democrazia . Pensate che il Prof. Sabino Cassese, dall’alto del suo “misterioso” Magistero pretende di farci credere che sia cosa buona e giusta : una riforma della Costituzione approvata da una risicata maggioranza; approvata da un Parlamento eletto in base ad una legge dichiarata incostituzionale, che gode di una dubbia e misteriosa legittimazione formale, ma certamente di nessuna legittimazione politica; da una maggioranza risicata la cui composizione è deformata e alterata, questa volta sì grazie al fascismo di ritorno, da un premio di maggioranza prodotto dal fascismo di Acerbis, senza il quale nessuna riforma riuscirebbe ad essere approvata; approvata da una maggioranza puntellata dall’apporto di parlamentari trasformisti, che hanno abbandonato i gruppi mediante i quali sono stati eletti e si rendono disponibili a sostenere all’occorrenza la maggioranza, con disinvoltura pari al disprezzo dei propri elettori; una riforma costituzionale peraltro portata avanti attraverso l'uso degli strumenti parlamentari acceleratori più meschini e più estremi, come le sedute fiume, il contingentamento dei tempi, ecc.; Forse non sarà una “dittatura”, Professor Cassese, ma sicuramente è l'agonia di una democrazia in cui , stalinianamente, ogni mezzo è giustificato dal fine. Cioè il potere fine a se stesso. Dove dunque la Costituzione è solo l'occasione per istituzionalizzare e santificare il trasformismo, sottrarre il Parlamento al giudizio degli elettori proseguendone artificialmente l'esistenza e dare sostegno ad una maggioranza che non avrebbe i numeri se fosse usata una legge elettorale lecita . Volete davvero ancora un’altra volta, signori della sinistra, tenere un comportamento così degradante e così riprovevole da rimanere fra le vostre eccellenti vergogne eterne? Ma ci fate o ci siete proprio?

lunedì 9 febbraio 2015

LA RETE CORRUTTIVA DEL PCI Il “Patto di Yalta” ebbe in Italia una “ particolare traduzione ” che fu la conseguenza di una “eccezionalità ” presente solo in Italia: la presenza del più ricco e forte Partito Comunista dell’Europa Occidentale. E’ una vera ed incommensurabile assurdità che un Pci, che era notoriamente la “ quinta colonna” di Stalin per sottomettere l’Italia al suo regime, riuscisse a trovare un seguito proprio presso in popolo , come quello italiano che era appena uscito, ma devastato, distrutto, affamato, lacero e straccione, da un’ altra analoga tirannia. Il Pci , dipendendo totalmente dall’Urss, organizzò reti finanziarie e strutture clandestine pronte ad insorgere per agevolare l’ invasione dell’Italia da parte delle truppe del Patto di Varsavia. Dominarono dunque la politica italiana dell’immediato dopo Yalta sia la Dc che il Pci i quali, come conseguenza degli equilibri imposti nel mondo ed importati in Italia dalla logica autoritaria e coloniale di Yalta , furono gli “introduttori ed inventori “del finanziamento illecito della politica. In un primo periodo, grosso modo fra il 1944 ed il 1948, la Dc era finanziata da Usa e dalla Confindustria, mentre il Pci , in quel periodo alquanto avventuroso, utilizzò, spregiudicatamente, vari “ bottini di guerra” che aveva rastrellato durante gli anni della resistenza ( l’oro di Dongo, una parte della refurtiva sottratta alla Banca Jugoslava, varie razzie al Nord Italia su industriali , ecc). Poi il sistema dei finanziamenti illegali si normalizzò , si istituzionalizzò per così dire e qui ricomparirà la centralità , nell’apparato finanziario illegale del Pci, dell’Emilia Romagna. Dopo la disfatta politica del 18 aprile del ’48, il Pci dovette controllare le sue “pulsioni rivoluzionarie” ( che avevano nel Pci emiliano romagnolo dei vari Secchia, Longo, Scuccimarro, Pajetta, ecc. gli elementi di spicco ), accettare l’idea di essere solamente una “ quinta colonna”, agli ordini di Stalin , da utilizzare , nel caso di un fallimento della conquista militare dell’Italia, per sottomettere l’Italia all’Urss conquistando il potere con le elezioni democratica. Finisce così la prima fase, quella “avventurosa”, del finanziamento illegale dei due partiti che, dovendosi preparare alla “ lunga e reciproca battaglia” provvidero a sistemare le loro rispettive “ milizie armate” ( il Pci incrementò la collaborazione con i servizi segreti sovietici – Kgb e Stasi - l’attività della Gladio Rossa, della Volante Rossa, dei campi militari cecoslovacchi dove addestrare i suoi miliziani fino alle Brigate Rosse , e la Dc, a sua volta, con la Gladio bianca, con Stay Behind , con il separatismo siciliano ) e, quello che ora qui interessa, a rendere stabile, ma ben nascosta agli occhi del popolo, la fitta rete dei finanziamenti illegali : ecco la fondamentale e primigenia rete corruttiva. Dal 1948 in poi il finanziamento illegale del Pci si fondò su tre pilastri fondamentali: 1. da un lato l’incessante e massiccio finanziamento illegale da parte del Pcus e del Kgb; 2. da un altro lato il sistema , totalmente di stampo emiliano – romagnolo , poi esteso alla Toscana, all’Umbria, alla Liguria, delle cooperative comuniste o rosse , tutte inquadrate nella emiliana “ Lega delle Cooperative” che a sua volta si avvaleva di una fitta rete di società di import – export , realizzata da Eugenio Reale, un altro “nobile e ricco ” napoletano fattosi comunista (per poi pentirsene amaramente); 3. ed infine da rapporti confidenziali e clientelari che il Pci intratteneva con imprenditori privati, al pari degli altri partiti politici italiani. Poi, verso il 1982, crollato il sogno del Pci di Berlinguer di governare l’Italia insieme alla Dc - per l’esecuzione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse -, sventolando come alibi proprio la morte di Moro – come preteso proprio dai “ compagni comunisti che sbagliavano” e cioè dalle “Brigate Rosse “– lo stesso Berlinguer dimostrò il totale fallimento della sua linea politica scappando, per incapacità o per consapevole e cinica scelta politica , come un lepre, davanti alla responsabilità di contribuire a rimettere in sesto , seppure insieme alla Dc, quell’ Italia che proprio il suo imbarazzante e cinico “immobilismo” degli anni cinquanta/settanta dapprima ed il terrorismo comunista dei successivi anni settanta /ottanta poi , avevano praticamente distrutto. Per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal proprio fallimento politico, Berlinguer si intestò – era il 1982 – due “leggende ” comuniste: il così detto “ strappo del Pci da Mosca” e la razziale ed asserita “ superiorità morale” dei comunisti. Tralasciata , perché “ fuori tema”, la “ questione morale”, il tanto sbandierato ed asserito “ atto di coraggio “ di Berlinguer nei confronti dell’Urss , il preteso “ strappo da Mosca ” altro non fu che una meschina operazione commerciale di infimo livello. Come rivelò più tardi il responsabile sovietico che dirigeva la “ distribuzione dei rubli” in Europa , Boris Ponomariov ( a Massimo Caprara lo storico segretario di Palmiro Togliatti che ci scrisse sopra un libro), Berlinguer aveva semplicemente “ sostituito ” i “ rubli dal Pcus ” con “ i dollari dell’ENI” di Mattei. Tale “ Compagnie Européenne des petroles ” trovò un accordo con l’Urss comunista : acquistava il suo greggio ad un prezzo favorevole per rivenderlo, ma a prezzo di mercato, ovunque, ma a condizione che pagasse, in Italia, una cospicua tangente al Pci. Altro che “ strappo da Mosca”! Il sistema di quelle tangenti passava dall’ ENI di Enrico Mattei , che rivendeva il greggio acquistato dalla “Cedp” in Italia e provvedeva a finanziare illegalmente il Pci: tutto rigorosamente “ estero su estero”. Il Pci incassò con questo “ raffinato” sistema la bellezza di 56 miliardi di vecchie lire, alla faccia delle leggi valutarie, al di sopra del finanziamento pubblico, alla faccia della superiorità morale del Pci. Dunque Berlinguer da un lato dava mandato a Gianni Cervetti ( uno storico di fede comunista autore del lbel libro “L’oro di Mosca”) di andare a Mosca per “ rifiutare” i finanziamenti illeciti del Pcus mentre con l’altra mano incassava i dollari dall’Eni, altro che “ strappo da Mosca”! Fra gli anni 79 e seguenti, proprio durante, dunque, la Segreteria di Enrico Berlinguer, il Pci da “ partito politico” si trasformò in una vera e propria “ azienda “, anzi come fosse una vera e propria “ holding finanziaria” . Un corpo unico, il Pci, ma che, come la Dea Calì, dispone di svariate braccia . La corruzione, dapprima imboscata nei sottoscala del mondo politico, viene introdotta dal Pci nel salotto buono della politica, da dove non si sposterà più e da dove non la caccerà nemmeno Mani Pulite .Ma da allora, nel colluso ed omertoso silenzio di tutti i partiti politici di quel tempo( Dc, Pci, Psi, Pri, ecc) la collusione fra il potere politico del Pci con il suo potere economico porta il Pci a diventare “ un unicum”, ovvero un partito politico e contemporaneamente una holding finanziaria e bancaria il cui potere e la cui influenza tracima da Via delle Botteghe Oscure , alligna su tutto il Paese , soffoca ogni residua forma di libertà economica , condiziona e ricatta il voto popolare. Un conflitto di interessi da spavento, una costante opera corruttiva e criminale consistente nel garantire lavoro , finanziamenti, sostentamenti ed assistenzialismo di vario genere dietro “ voti di scambio” e subalternità varie . Oltre che “ partito politico” il Pci , quale holding “ incorporava : 1. tutto il “ sistema delle cooperative rosse”, ormai diffuse non solo sull’Emilia Romagna, ma in tutta Italia, dalle Alpi a Pantelleria, tutte incorporate nella “ Lega delle Cooperative” e che occupavano ogni settore ( edilizia, trasporti, cemento, movimenti terra, forniture materiali, accoglienza, campi rom, ecc) e che si accaparravano la maggior parte degli appalti pubblici. Le cooperative rosse finanziavano il Pci “ assumendo per comodo i suoi funzionari” : si tratta di migliaia di funzionari i cui stipendi ed oneri venivano pagati dalle Cooperative rosse. Era la forma usuale di “ finanziamento illecito” del Pci; 2. una grande società di assicurazione, la Unipol ,che non solo gestiva pacchetti assicurativi enormi – era praticamente il “ polo comunista” assicurativo e finanziario che si opponeva a quello di Agnelli della SAI – ma gestiva anche un sistema finanziario tramite il quale nacque la “ Banca Unipol”, la successiva “dipendenza” e “ subalternità” del Monte dei Paschi di Siena verso il Pci fino alla sua acquisizione tramite la “ Fondazione bancaria MPS “notoriamente tutta nelle mani del partito politico Pci, l’acquisizione al MPS della Banca del Salento, poi della Banca Agricola Mantovana. La conquista del potere economico finanziario e bancario è continuato, assolutamente senza alcun ostacolo da parte istituzionale non ostante l’evidenza del pericolo per la democrazia dal grumo di potere politico ed economico che il Pci andava realizzando, con il famoso assalto alla Banca Nazionale del Lavoro organizzato dal Pci/DS a segreteria Fassino, insieme a imbarazzanti compagni di assalto al suono di quella famosa frase “ abbiamo una Banca”? 3. una serie di imprese “private” ma “ devote” al Pci, per motivi strettamente clientelari. A livello nazionale ( Elettrogeneral, De Bartolomeis, sopra tutti l’ENI di Mattei) occorre anche ricordare, per avere un quadro sintetico ma rappresentativo di tutta la ragnatela affaristica del Pci, come nei Consigli di Amministrazione di tutte le aziende di stato ( Enel, Telecom, Eni stessa, Rai, Iri, Banche a partecipazione statale , FF.SS., Alitalia, Aziende Comunali varie, ecc) fossero presenti persone “ di fiducia” del PCI ( come anche della Dc, del Psi, ecc). Non appena poi scampato il pericolo di Tangentopoli, non va dimenticato come il Pci abbia avuto un ruolo “ fondamentale” nell’acquisizione selvaggia di gioielli di Stato: D’Alema era il Presidente del Consiglio che battezzò benevolmente come “ capitano coraggioso” un ragioniere di Mantova, tale Roberto Colaninno che, finanziato in misura illecita proprio dalla Banca Agricola Mantovana di cui sopra e con “ compagni di cordata ” impresentabili e loschi , sferrò l’assalto alla Telecom insieme all’Unipol di Consorte , un assalto che meriterebbe una trattazione particolareggiata nella ancora oscura svendita della Telecom .
I MAGNACCIA DOLENTI Quante sfolgoranti carriere costruite sullo sfruttamento del cadavere vilipeso di un povero “ frocio”, di P.P. Pasolini. Quella politica, per esempio, del “mancato Presidente della Repubblica”, di Walter Veltroni, una prefica professionale in servizio permanente effettivo all’Idroscalo di Ostia, una “ inconsolabile vedova” dello scrittore friulano, sul cui cadavere ha però costruito le sue ambizioni politiche , insomma , papale papale, un vero e proprio “magnaccia istituzionale ” del “ frocio”. E poi c’è chi è anche morto ormai, tanto tempo è passato da quella morte ( sono esattamente quaranta anni) ma la verità è che Laura Betti ed Enzo Siciliano hanno trovato le gonnelle del Pci a far loro da chioccia , a lanciarli verso impensabili ed immeritate carriere sia artistiche che politiche , grazie alla sfruttamento del cadavere di quel “ frocio”. Poi vale la pena di ricordare anche Andrea Pini, che scrisse un libro, ovviamente su Pasolini, dal titolo sferzante “ Quando eravamo froci”. L’ultima denuncia sull’asserito mistero della morte di Pasolini risale al 2010, fu un parente a proporla, ma aruspici Veltroni e quella frangia del vecchio Pci, ora PD o Sel, un’umanità cresciuta e fattasi ricca con lo sfruttamento “ magnaccesco” dei falsi miti comunisti: la morte di Pasolini, la strage di Bologna, quella di Brescia, quella di Milano, la redistribuzione del reddito, l’egualitarismo , Che Guevara, Enrico Berlinguer, ecc. La Procura ( Procuratore Laviani e sostituto Minisci) ha deciso che i cinque codici genetici riscontrati sugli indumenti di Pasolini non sono attribuibili e dunque sono inutilizzabili per indirizzare indagini verso “presunti mandanti” di quella morte. Ora vedremo cosa deciderà il Gip di Roma. Sinceramente trovo inammissibile questo scempio di quel povero cadavere ed il suo perenne sfruttamento, come se anziché un “ frocio” fosse una puttana. Signori magnaccia, ci avete vissuto da signoroni su quel cadavere, non sarebbe ora di farla finita? Saranno stati gli agenti segreti deviati al soldo dei soliti neofascisti beceri oppure una squadretta dei marchettari della Stazione Termini che sapevano dove Pasolini e Pelosi si sarebbero appartati a ridurre così Pasolini? Cari magnaccia , mettetevi il cuoricino in pace e convivete con un solo colpevole, Pelosi, perché così dice la Magistratura ed una sentenza, una di quelle che, come voi dite girotondando come ebeti , “vanno rispettate”. Così come io convivo ormai con l’incubo di non sapere chi furono i mandanti dell’omicidio di Moro, chi mise le bombe a Piazza Fontana, chi uccise l’agente Annarumma, chi sono i veri colpevoli della strage di Bologna, chi quelli dell’Italicus ….. Perché mi sono intestardito a chiamarlo “ frocio”? Semplicemente perché Pasolini non era un ipocrita come i suoi troppi magnaccia .

sabato 7 febbraio 2015

LA SUPERIORITA’ COMUNISTA ? FARSI LEGGI AD PERSONAM! Ecco, ricorreva negli ambienti culturali, aleggiava sui giornali, in quegli anni – anni opachi, anni terribili quelli del “dopo” Mani Pulite – un refrain, l’ “abuso di ufficio”. Aveva cominciato il Capo dello Stato, O.L. Scalfaro a parlarne, per sollecitarne una sua attenuazione . Perché? Per quale motivo? Vediamo di spiegarne le motivazioni . Parliamo prima di tutto di O.L. Scalfaro che, quando si impancava per sdottoreggiare sulla necessità di una revisione di quel reato, p.p. dall’articolo 323 c.p. era “sotto schiaffo”, ricattato ed intimidito dalla Magistratura romana che lo teneva appeso a quella inchiesta sui fondi neri del Viminale che Scalfaro aveva gestito quando, nel passato, aveva guidato il Ministero degli Interni. Nel ’93 , quasi ad orologeria, scoppiò lo "scandalo “ Sisde”, quello, appunto, relativo alla gestione di fondi riservati. Fu un’inchiesta che seguì uno stranissimo percorso , partendo alla larga da una procedura fallimentare di un'agenzia di viaggi i cui titolari erano, però, funzionari del Sisde. Fu così che la magistratura fece emergere fondi "neri" mentre a San Marino venivano individuati altri 35 miliardi di uguale sospetta provenienza. Nel frattempo la figlia di Scalfaro, Marianna, fu fotografata in compagnia dell'architetto Adolfo Salabé, sospettato di intrattenere affari per lui eccessivamente vantaggiosi con il Quirinale. La sera del 3 novembre ’93 Scalfaro si presentò in televisione, a reti unificate e interrompendo la telecronaca diretta della partita di Coppa UEFA, Cagliari -Ttrabzonspor, con un messaggio straordinario alla nazione nel quale pronunciò la famosa espressione "Non ci sto", “ non ci sto”, “non ci sto”, quando parlò di "gioco al massacro" usando un linguaggio non consono ad un Presidente della Repubblica, piuttosto consono, invece, ad un mafioso aduso a “ parlare a suocera affinché nuora intenda” e diede una chiave di lettura dello scandalo come fosse una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti. Il 3 marzo ’94 la Procura della Repubblica di Roma archiviò quell’inchiesta penale contro O.L. Scalfaro. Il 3 marzo del 1994! Fate attenzione alle date. La vera occasione – per Scalfaro - fu rappresentata dal famoso “ decreto Conso”, era il 5 marzo del 1993, un decreto di quel Ministro di Giustizia che depenalizzava il reato di finanziamento illegale ai partiti politici . Quel decreto, peraltro ritenuto “ ragionevole” persino dall’Unità , aveva ottenuto il benestare “ informale” anche del Presidente Scalfaro – come è in uso – ed il Ministro Conso dunque era certo della sua approvazione. Ma una sera provvidero “tre personaggi”, ben noti, a far capire “come ci si deve comportare “ al Presidente Scalfaro. Furono Borrelli, Di Pietro e Colombo, tre Magistrati del Pool di Mani Pulite di Milano, stavolta, ad occupare , una sera, la televisione – era lo stesso 5 marzo del 1993 - dunque quasi un anno “prima” che la magistratura archiviasse le accuse contro O.L. Scalfaro ( attenzione sempre alle date! ) - barbe incolte ed occhi cerchiati, per “ denunciare alla pubblica opinione” che , con quella depenalizzazione del decreto Conso, il Pool di Milano “ non avrebbe più potuto debellare la corruzione”. Ovviamente era una “ assoluta falsità” perché il decreto Conso depenalizzava ma non cancellava quel reato, per il quale si poteva tranquillamente inquisire e perseguire . Quello che veniva meno ai Magistrati del Pool di Mani Pulite era invece ed esclusivamente la possibilità di organizzare arresti sotto i riflettori delle televisioni con inquisiti in schiavettoni, esposti al pubblico ludibrio. O. L Scalfaro fu svelto d’intuito, intuì l’assist che il Pool di Milano gli aveva lanciato, anche più velocemente di quanto Gigi Riva, negli anni ’70, intuiva quelli di Cera ( roba del grande Cagliari di Scopigno , di Boninsegna, di Domenghini, di Albertosi, ecc!) e si adeguò. Fu un attimo. Si rimangiò l’accordo con Conso – che non era pubblico, perché “ informale”, fra “colleghi” e dichiarò via televisione – per essere certo di essere ascoltato , con la registrazione, anche da chi non assisteva in quel momento alla trasmissione – che “ mai avrebbe firmato quel decreto ”. O.L. Scalfaro si prostrò ai piedi dei Magistrati, il Quirinale, l’istituzione che “ dovrebbe rappresentare tutti gli italiani” fu usata da O.L. Scalfaro come “ cosa sua”, solo per risolvere problemi suoi, gli affaracci suoi. Il Quirinale si fece lacchè , reggicoda, maggiordomo, ancella e servo di quattro Magistrati . Certo, Conso avrebbe anche potuto ripresentare in Parlamento il suo decreto e Scalfaro avrebbe dovuto firmarlo per forza di Costituzione, ma non se la sentì, l’aria che tirava nel marzo del 1993 in Italia non era salubre, l’ordine pubblico già soffriva per le gesta stragiste della mafia, il Governo Amato decise di non invelenire ancora di più l’aria e ritirò il decreto Conso. La politica, eletta dal popolo sovrano, tradì la Costituzione che ne prevede la sovranità politica , si arrese alle intimidazioni di stampo poliziesco e repressivo di quel tipo di Magistratura. O.L. Scalfaro umiliò l’Italia, umiliò “ la politica”, umiliò “la sovranità popolare” e , sopra tutto, umiliò l’Italia davanti al mondo intero perché Scalfaro compì questi misfatti solo per interesse personale: per ottenere benevolenza , per i suoi misfatti passati, dalla Magistratura. Si vendette. Come un qualsiasi corrotto. Il premio O.L. Scalfaro lo incassò ” tempo dopo”, quando nessuno poteva più “ fare retromarcia” sull’argomento, come si usa nelle bande criminali della malavita. Bocciato il decreto Conso, Scalfaro incassò dalla magistratura l’archiviazione delle accuse contro di lui. Appunto, il 3 marzo del 1994. Ma la questione della riforma dell’articolo 323 c.p. restava appesa per aria, vagava sui giornali perché rinfocolata da alcuni giornali di sinistra , da argomenti discussi nelle assemblee dei Magistrati di “ Magistratura Democratica” e dai ripetuti richiami ed interventi di Scalfaro. Perché mai, come mi domandavo prima, questa insistenza? Il motivo di tanta attenzione nei confronti di una revisione - diciamo - “ dolcificante” di quel reato penale, p.p. dall’articolo 323 del c.p., era duplice, urgente e nel solo ed esclusivo interesse degli eredi del Pci. Solo gli italiani , come al solito, ne erano tenuti all’oscuro. Erano i tempi in cui Di Pietro riscuoteva più devozione di Padre Pio, per dire degli italiani brava gente ….. Un primo motivo stava nel fatto che, nel frattempo, Romano Prodi era uscito allo scoperto e tra il ’93 ed il 94 stava radunando le truppe “ della sinistra post comunista e della dc di sinistra”, andava stipulando accordi e compromessi politici , era impegnato in una lunghissima campagna elettorale per lanciare politicamente il suo “ Ulivo” , un'alleanza fra la “ democrazia cristiana di sinistra” e “ la sinistra post comunista “ che vide, proprio nella candidatura di Prodi a Presidente del Consiglio l'espressione di quel dialogo fra cattolici dossettiana e post comunisti che s'intendeva instaurare sul Paese , visto che una offerta politica alternativa, causa la strumentale e falsa incriminazione di Berlusconi da parte del Di Pietro , non esisteva. Era l’occasione per i post comunisti “ per vincere finalmente e vincere anche facile facile ”! E Prodi, sia in prima persona e poi quale ex Presidente dell’IRI ne aveva di “ scheletri nel suo armadio” e, se non fossero stati sufficienti quelli ad affossarlo politicamente e giudiziariamente, vi erano anche molti e autorevoli magistrati che sostenevano come lo stesso Prodi avesse anche dato il suo personale benestare a società sospette o in odore di camorra e di mafia per lavori sull’Alta Velocità. Tutti fatti e misfatti ben noti e dunque facilmente utilizzabili dall’opposizione per delegittimare e denigrare Prodi e l’Ulivo e mettere dunque in serio pericolo una simile unica e rara occasione di vittoria elettorale per i post comunisti. Un secondo motivo era che , come vedremo, la riformulazione che veniva proposta dal pensiero “ unico dominante” del reato penale di abuso in atti d’ufficio” metteva al sicuro , rendeva praticamente inattaccabile , dal punto di vista, appunto, penale, quella sequela infinita e sistemica di finanziamenti illeciti, di corruzione clientelare, di voti di scambio, di abuso in atti d’ufficio che, proprio con il “ rito emiliano”, sia il Pci che tutto il sistema delle cooperative rosse avevano ideato, realizzato e commesso: non bastava dunque concedere l’impunità penale a Prodi , occorreva anche concederla al primo “ partito azienda”, al Pci , ai post comunisti ed alla loro ragnatela territoriale con la quale, come la malavita, quel partito “comprava” i voti Il “ colpo di spugna” sul reato di abuso in atti d’ufficio arriva con l’approvazione della Legge n° 234 del 16 Luglio 1997, che riscrive completamente il reato di abuso d’ufficio previsto e punito dall’articolo 323 c.p.. In quel Governo c’era il gotha del Pci: a parte Prodi, c’erano Giorgio Napolitano, agli Interni, c’era Valter Veltroni quale Vicepresidente del Consiglio, c’era il grande amico intimo di Prodi al Ministero di Giustizia e cioè Giovanni Maria Flick, c’era Carlo Azeglio Ciampi al Ministero dell’Economia , c’era Vincenzo Visco al Ministero delle Finanze, c’era Beniamino Andreatta alla Difesa, c’era Luigi Berlinguer alla Pubblica Istruzione ed all’Università, c’era Pier Luigi Bersani al Ministero dell’Industria, c’era Tiziano Treu al Ministero del Lavoro, c’era Rosy Bindi al Ministero della Sanità, c’era Valter Veltroni al Ministero per le attività culturali, c’era Franco Bassanini alla Funzione Pubblica ed Affari Regionali, , c’era Anna Finocchiaro al Ministero delle Pari Opportunità, c’era Livia Turco alla Solidarietà sociale. Ma a quel Governo non bastava salvare Prodi era l’occasione irripetibile per salvare anche tutto il suo sistema corruttivo sopra illustrato. Così, con la stessa Legge – la n° 234 del 16/7/97 - fu anche varata la riforma dell’articolo 513 del c.p.p. ( voglio ricordare come a questa riforma si oppose solo Rifondazione Comunista). Il nuovo disposto dell'art. 513 c.p.p. impediva che le dichiarazioni acquisite al di fuori del dibattimento fossero utilizzate come prova contro i soggetti cui si riferiscono senza il loro consenso: ciò in osservanza del “principio del contraddittorio” - cardine del giusto processo - in base al quale la prova processuale non deve essere precostituita, bensì formarsi nel contraddittorio tra le parti. Sta di fatto che a questa riforma i critici imputano l'annullamento di centinaia di sentenze riguardanti processi relativi a vicende di mafia da parte della Cassazione. Cosa dunque era successo con queste due modifiche del codice penale? Semplicemente e sfacciatamente che Romano Prodi era messo praticamente in salvo da tutti i suoi scheletri nell’armadio come Presidente dell’Iri e per il fatto che la riforma e la nuova formulazione dell’articolo 323 del c.p. dava un colpo di spugna a migliaia di procedimenti in corso istruiti per il reato di abuso in atti d’ufficio. La formula era anche spudorata, se persino Borrelli non poté fare a meno di esclamare: “ Tutti gli abusi d’ufficio commessi fino a cinque anni fa e per i quali non sia stato chiesto il rinvio a giudizio, sono cancellati” . E lo stesso accadeva pure per tutti gli “ abusi in atti d’ufficio” del “ sistema emiliano” di finanziamento illecito del Pci .Prodi ed i suoi “referenti post comunisti” e le loro cooperative rosse erano praticamente salvi, Prodi e quel Governo avevano loro consegnato un lasciapassare giudiziario, in cambio del sostegno politico all’Ulivo. Ma siccome quando si fa una cosa occorre farla compiutamente, ecco che il Governo Prodi I praticamente in mano ai post comunisti ebbe anche il gentile pensiero di “ salvare penalmente” anche tutti i compagni comunisti e le loro cooperative rosse che, prima del “ rito emiliano”, avevano praticato, per finanziare illegalmente il Pci, il così detto “ rito mafioso”. La salvezza per schiere di amministratori locali e di politici locali e nazionali coinvolti nel sistema delle cooperative rosse. A proposito di “ leggi ad personam” e di “ superiorità morale” degli ex comunisti !

giovedì 5 febbraio 2015

CAPO DELLO STATO III° Io lo so – ci sono le prove – che questa Italia è contaminata , anzi devastata ed imbastardita , nella sua fragile democrazia, dal “ dilagare incostituzionale” di una Magistratura, che , aperta nel ’93 la breccia nelle mura (di carta pesta) della costituzione, bombardando, con l’intimidazione ed il ricatto, un Parlamento di corrotti e di taglieggiati , da “braccio violento del potere” s’è fatta essa stessa ”potere”. Dileggiando e maramaldeggiando sulla politica-vittima , irridendola e diffamandola, grazie ad un arruolato ed assoldato esercito di militanti “giustizieri” , prezzolati guastatori dello” stato di diritto”. Per avere abbindolato un popolo incolto con una asserita e falsa “ sua missione salvifica”, riuscendo così a scalare ancora - visto che proprio durante il settennato al Colle di O.L. Scalfaro, altro Magistrato , la lobby in toga riuscì a mettere al sicuro i suoi bottini più incisivi - il colle più alto della nostra Repubblica. Con le ben note forze, “sedicenti politiche” ma in realtà manovalanza prezzolata dal potere - P.D., sinistra, Grillini e loro clientele e cespuglietti vari – prone pronube per assicurarsi il “ rispetto” ed anche “ l’occhio di riguardo” del “potere dominante “ , che esse hanno così “eroicamente” contribuito a consolidare. Mentre residue frange deliranti invocavano, per lo stesso Colle, anche, ad abundantiam, il Magistrato di riserva. Essa va trascinata in giudizio per una serie infinita di gravissimi reati penali, tutti perpetrati per sete di potere ed irridente disprezzo del popolo. L’omertoso rispetto della “pax mafiosa” in Sicilia durato fin tanto che il Pci ( dal secondo governo Milazzo del ’59 in poi con il sen. Corrao prima ed il segretario Occhetto poi) ha governato con la mafia di Salvo Lima – ciambellano di Andreotti ma terminale della mafia - svariati comuni siciliani , così come faceva la Dc; il silenzio di tomba – facile trovare il mafiosetto che ha spara , fra i killer low cost esposti persino in agenzie sul territorio – sui mandanti dei 600 a passa omicidi eccellenti ( Costa, Falcone, Lombardo, Borsellino, Chinnici, Salvo Lima, ecc); l’uso politico della Procura dei Veleni di Palermo con la frettolosa archiviazione dell’inchiesta “ Mafia ed Appalti non appena era stato finalmente fatto fuori l’ultimo dei rompicoglioni , Borsellino; il processo Andreotti e la gestione criminale di pentiti e dissociati di mafia , sempre sotto la occhiuta regia di Violante e di Caselli. Dall’assassinio, nel novembre del ’68, nella Penisola, dell’agente di polizia Donnarumma , passando per Piazza Fontana, per quella di Brescia, per l’ Italicus, per le “ sedicenti brigate rosse”, per Moro, per Ustica, per la strage di Bologna ecc , tutte stragi ancora senza mandanti, con ridicoli pupazzi dati in pasto al popolo imbecille come colpevoli da pupari in tocco e toga , i processi farsa ad Andreotti , sempre a Palermo ed a Perugia , registi Violante e Caselli, poi i processi- simulacro di Mani Pulite , squallide trappole giudiziarie per eliminare, come topi e sempre e solo per via giudiziaria, gli avversari politici che ostacolavano la presa del potere dal Pci .Poi la farsa dei venticinque e passa surrogati di processi con i quali sbarazzarsi dell’altro inatteso ostacolo alla conquista del potere da parte del Pci ed eredi, contro Berlusconi , la farsa del processo- pulcinella , quello contro Previti e per la Ariosto, le condanne ammannite per inesistenti reati penali ( parlo del concorso esterno), le vicende corruttive dell’IRI mai indagate, la cancrena del voto di scambio istituzionalizzato dal sistema delle cooperative rosse, l’uso del parlamento “ asservito ” allo strapotere togato per coprire le malefatte degli “ amici” ( come la revisione del reato dell’abuso d’ ufficio per coprire gli scempi dell’IRI di Prodi. L’uso e l’abuso dei mezzi estranei alla dialettica politica per la conquista del potere è puro stalinismo, l’idea che quello che conta è solo la conquista del potere , con qualsiasi mezzo, anche violento. Perché solo una volta che sia stato conquistato il potere si potrà imporre al popolo, recalcitrante se non addirittura anche sovversivo, il regime, il bavaglio, l’ingessatura che consente al potere occhiuto e non eletto di stritolare un Paese sotto i piedi. Se “ a brigante, brigante e mezzo”, “ a brutale rozzezza, brutale rozzezza e gogna”, al processo di piazza con il quale hanno fatto irruzione nel potere rinchiudendo il popolo nello sgabuzzino delle scope dobbiamo rispondere con fermezza , con il consenso del popolo - come predisse nel 1948 Guido Schiavi, il Pretore di Capodarso (“ In nome della legge”, Germi P.)- o senza il suo consenso ( come predisse nel 1971 il Giudice Istruttore Mariano Bonifazi “ ( “In nome del popolo italiano”, D. Risi)) - non sono necessarie altre prove per condannarla per sfruttamento del popolo italiano, per disprezzo della giustizia, per disprezzo della democrazia, per stupro della Stato di diritto e della Costituzione. Per curarla, estirpando il tumore maligno col quale ha contaminato ed infettato questa democrazia , per avere una Magistratura che si occupi di amministrare la legge e che non miri ad impancarsi a guida teocratica di un popolo di oche . Se ti rendi conto di tutti questi soprusi , ma come fai ad accettare di diventare il difensore di questo scellerato sistema? E se non te ne rendi conto, come hai fatto e come farai a svolgere compiti in modalità “ super partes” ?

martedì 3 febbraio 2015

A PROPOSITO DI SICILIANI……. Giulio Andreotti è stato processato a Palermo, Violante e Caselli i registi. Finì con una sentenza che lo assolveva, per intervenuta prescrizione, per i reati di collusione mafiosa commessi per favorire la Dc fino al 1980 . Gli anni in cui Andreotti è stato accusato di colludere con la mafia, e cioè fino al 1980, proprio quelli, guarda caso, sono gli anni in cui gli andreottiani di Salvo Lima ‘chiudevano’ accordi con il Pci siciliano e con la mafia. Achille Occhetto era il delfino di Berlinguer e in Sicilia formava governi con Salvo Lima ( ciambellano di Andreotti e terminale della mafia )con la ordinaria partecipazione del sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Achille Occhetto , uomo di Enrico Berlinguer, fu dal 69 Segretario regionale del Pci in Sicilia, il posto di Pio La Torre. Dal secondo Governo Milazzo del l 59 ( privo del Msi) che il Pci spartisce con la Dc il controllo politico sulla Sicilia . Fu una lunghissima stagione di un “ comune consociativismo” nella collusione mafiosa della quale si sono ampiamente e ugualmente serviti sia il Pci che la Dc. Che poi processi o manipolazioni storiche, scritti e diretti dall’On Violante e dal Dr Caselli, pretendano di darci da bere fischi per fiaschi e di imbonirci che esiste Belzebù e che pertanto solo la Dc fosse collusa con la mafia, sono problemi di Violante e di Caselli, con la loro coscienza. Ma restano una autentica truffa ai danni della cultura e dell’informazione in Italia. Achille Occhetto , l’uomo di Enrico Berlinguer in Sicilia, è stato segretario regionale del PCI dal 1968/69 ed il Pci era nei governi siciliani fin dal ’59, secondo governo Milazzo, con sostegno diretto del Pci, il quale iniziò così a collaborare , in sede politica, con esponenti vicini alla mafia. Si parla solo di Andreotti, ma gli “ideologi” dei governi siciliani dove il Pci operava in perfetta convivenza e collaborazione con esponenti della mafia siciliana, furono ben due. Un Senatore del Pci, tale Ludovico Corrao , morto nell’agosto del 2011 in circostanze tragiche, ex sindaco comunista di Gibellina (Trapani). Il secondo ideologo fu il deputato Francesco Pignatone, un esponente di primo piano della Dc nissena , eletto nel 1948 deputato Dc alla Camera. Poi una sequela straordinaria di posti di comando e potere: nel 1958 teorico del “ milazzismo” e segretario politico dell' Uscs, il partito fondato proprio da Silvio Milazzo; nel febbraio del 1960 presidente dell' Eras, l'Ente per la riforma agraria siciliana; poi presidente dell'Espi, Ente Siciliano per la Promozione Industriale, uno dei tre enti economici regionali pubblici siciliani L'esperimento del “milazzismo” siciliano, entrò in crisi nel febbraio del 1960 , con l’emersione di un primo scandalo targato Pci e che nessuno ricorda : fu proprio il Senatore Ludovico Corrao, del Pci, a corrompere il deputato regionale della Dc Carmelo Santalco. In cambio di 100 milioni avrebbe dovuto sostenere il governo di Silvio Milazzo. Processi, chiedete voi? Boooooh!!! Poi arrivarono gli anni che vanno dal 1969 al 1977 ed il Pci, con Occhetto segretario a Palermo, poi leader regionale, pioniere dell'"unità autonomista" , anticiperà in Sicilia il compromesso storico di Berlinguer e Moro. Perché tutti tacciono su quel periodo ? Perché la residua Dc non lo ricorda ? Perché il Pci lo nasconde? La residua Dc finge di averlo dimenticato perché ormai dal 2007 fa parte del P.D., cioè occupa potere sotto la bandiera rossa. A sua volta il Pci cerca di nascondersi , come fa Occhetto stesso in un suo libro, dietro la foglia di fico “ dell'apertura del Pci alla borghesia illuminata e agli intellettuali come Sciascia e Guttuso, portati sui banchi del Consiglio” . Ma che vanno raccontando ? Col Pci, al governo, in Sicilia, c’era la mafia, altro che la “ borghesia illuminata”, altro che Sciascia! C’era Vito Ciancimino, c’era Salvo Lima, c’era la mafia, c’era da spartire con mafia ed altre forze politiche conniventi la ricca torta degli appalti pubblici. E qualcuno sussurri in un orecchio ad Occhetto che Sciascia capì tutto e scappò via dal Pci. Ma quale “ borghesia illuminata”! C’era la mafia con il Pci nella Sicilia e la Magistratura fingeva allora di non vedere. Si girava dall’altra parte. La Dc sorrideva sotto i baffi. Poi vennero gli anni del Presidente Rosario Antonino Nicolosi , un esponente di spicco della corrente di sinistra della Dc alla Presidenza della Sicilia, che dal 1985 venne eletto presidente della Regione Sicilia e che mantenne la carica per sei anni, guidando cinque governi della Regione. Nicolosi scrisse un memoriale, che consegnò solo nel 1997, dopo essere passato per le grinfie di Mani Pulite, ai magistrati della procura di Catania, dove svelava segreti e decenni di decenni e decenni di spartizione di opere pubbliche e di ricche tangenti fra imprenditori, politici di sinistra, politici Dc e mafiosi d’ogni risma e provenienza, mentre la Magistratura assisteva immobile ed asservita al sistema criminale del quale era una colonna ; un memoriale che gettò scompiglio nella classe politica non solo siciliana della prima repubblica. Si dovette attivare perfino la Magistratura, quando non potette farne proprio a meno per salvare la faccia. Furono perquisiti gli uffici di trenta imprese a Milano, Roma, Ravenna, Palermo, Agrigento, di grandi aziende come Cogefar, come la Lodigiani, come la Grassetto, come la Astaldi, ma sopra tutto in quasi tutte le cooperative facenti capo al Pci. Il memoriale di Nicolosi è zeppo di nomi eccellenti. Filtrano i nomi, tra gli altri, dei Dc Mattarella, Mannino, Salvo Lima ( l’uomo che collegava la mafia alla Dc andreottiana), dei comunisti Colajanni, Parisi, Antonino Fontana ( di cui riparlerò fra poco), dei socialisti Andò, Lauricella, Capria, del repubblicano Gunnella e Bianco. Disgraziatamente per noi, fortunatamente per qualche altro Nicolosi morì nel 1998. Ma intanto l’inchiesta era avviata e così abbiamo scoperto che Pio La Torre almeno aveva cercato di cacciarlo dal partito . E che dopo che La Torre fu assassinato in un agguato mafioso il 30 aprile del 1982 quel dirigente delle cooperative e dei consorzi del settore agrumicolo del Pci aveva fatto carriera, diventando vice sindaco e assessore di Villabate del 1985. Solo nel 2005 , vent’anni dopo, Antonino Fontana, per qualcuno “Mister Miliardo”, è finito in manette- I magistrati accusano Antonino Fontana di associazione mafiosa per aver illecitamente gestito appalti pubblici insieme ad altri 15 imprenditori e per la sua vicinanza a soggetti della portata di Simone Castello, esponente della famiglia mafiosa di Bagheria e persona di fiducia del boss Bernardo Provenzano. Con il quale il Fontana era addirittura socio in affari, in particolare in relazione ai lavori edili per la metanizzazione del comune di Villabate “In altri termini – concludono gli inquirenti – il Fontana presta il suo volto pulito ed il suo inserimento in un partito politico tradizionalmente orientato contro l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra, il Pci, per apparire nei rapporti con i terzi quali reale ed effettivo intestatario delle quote sociali in questione ma in realtà soltanto allo scopo di garantire la impermeabilità delle medesime società dai prevedibili provvedimenti repressivi previsti dalla legislazione in materia di misure di prevenzione”. Pio La Torre , intorno al 1981, decise “di fare pulizia negli ambienti delle cooperative agrumicole di Villabate, Ficarazzi e Bagheria appartenenti all’area del Pci, che operavano assieme a cooperative di altre aree politiche (democristiane o socialiste) in ordine all’accesso ai contributi AIMA per la “ distruzione degli agrumi in eccedenza”. E denunciò Fontana, Caparezza e Mercate, esponenti delle cooperative agricole rosse in Sicilia sia alla segreteria regionale del Pci ( era Occhetto) che alla direzione di Roma ( era Berlinguer). Il tutto – tra il 1981 e il 1982 – si concluse senza che fossero stati adottati provvedimenti disciplinari contro gli incolpati. I quali, peraltro, dopo la morte di La Torre, guarda caso, erano tornati a svolgere ruoli di primo piano all’interno delle strutture economiche del Pci . Tralascio , ma non dimentico, poi Falcone, Borsellino, Lombardo, Buscetta, Orlando Cascio, Santoro, l’inchiesta “ mafia e appalti” archiviata dalla Procura dei veleni( cioè di Palermo) appena fu trucidato Borsellino…..la stagione stragista ed anche dopo…. E Berlinguer? Taceva. E la Dc? Stava zitta. Nessuna chiamata in correità come nel 1992 in Parlamento, nel 2003 ( Cassazione ) la Dc era ormai nelle fauci del vecchio Pci , c’era stato L’Ulivo, al Colle c’erano gli amici degli amici, meglio obliare . Antonino Fontana, 56 anni, è stato un dirigente dell' ex Pci, vicesindaco di Villabate - in una giunta eletta nel 1985 a guida democristiana - e socio in affari di Simone Castello, imprenditore accusato di essere stato il «postino» di Bernardo Provenzano, solo verso la fine del 2010 è stato condannato, complessivamente, a quasi 20 anni di reclusione, 8 tra imprenditori e amministratori locali accusati, a vario titolo, di concorso in associazione mafiosa, truffa e turbativa d’asta. Credo che chiunque, dovunque esso sieda , anche nelle più alte istituzioni del nostro Stato, quando afferma di voler promuovere “ coesione sociale” intenda spalancare ogni armadio, nessuno escluso, anche quelli di famiglia, per fare entrare aria fresca e nuova e fare uscire il tanfo di quel passato che ancora divide fra vincitori e ancelle,