Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 16 febbraio 2015

A PROPOSITO DELLA SUPERIORITA’ MORALE DEI COMUNISTI Introduzione necessaria Per far ripartire l’Italia, per affrontare le necessarie riforme anche costituzionali senza meschine manovre da pirati, a colpi di risicate maggioranze – come ha sempre fatto la sinistra politica italiana, con la modifica del Titolo V, strappata con una maggioranza di soli quattro voti e come vorrebbe ora imporre Renzi con una maggioranza che non solo è “ comprata” a suon di soldi , come testimoniano alcune intercettazioni che riguardano alcuni esponenti di Scelta civica che corrompono alcuni esponenti del M5s con promesse a colpi di 50.000 euro al mese ma che è anche incostituzionale per via della sentenza della Consulta che ha così considerato il Parlamento eletto nel 2013 con la legge elettorale detta del Porcellum – ma con una larga maggioranza che assicurino che quelle riforme siano gradite alla maggioranza del popolo e non ad una sola lobby politica clientelare , occorre assolutamente che destra e sinistra smettano di farsi la guerra civile. E dunque occorre che la sinistra ammetta e chieda scusa , faccia ammenda – e la destra anche ove occorra – per tutti i misfatti commessi dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi ai danni del popolo italiano e dell’Italia. Il M5s deve poi sforzarsi di capire di essere stato allevato in vitro, in laboratorio, nelle madrasse italiane dove sacerdoti del pensiero comune dominante ( e comodo) hanno allevato generazioni con dosi industriali di mistificazioni e di menzogne e dunque di incultura maschera da diploma. Questa generazione, che inalbera un ribellismo romantico, da fin de siecle, tardo ottocentesco e ridicolo in un mondo globalizzato, è il sottoprodotto della lavorazione di una classe di individui che viene trasformata in “ massa” proprio attraverso l’indottrinamento di una storia falsa, posticcia, scritta da chi si sente vincitore di una guerra fredda e che non lo è. Ecco che dunque questa generazione, col suo parossismo, con le sue pulsioni insurrezionalistiche , ammaestrata a scatenarsi con violenza al solo suono delle convenute “parole d’ordine” ( “legalità”, “corruzione”, “ evasione”, ecc) serve come alibi ( i moderati percepiscono costoro e le loro intemperanze come un pericolo per l’ordine pubblico e dunque surrettiziamente conferirebbero a chi vuole commissariare l’Italia sotto il suo potere il pretesto per prendere il potere e ristabilire l’ordine , ovvero alla magistratura che si arroga di avere una missione salvifica che né la Costituzione né il popolo gli ha conferito. Anche costoro devono conoscere la “ vera storia dell’Italia” e partecipare attivamente alla costruzione del futuro di questo Paese, non limitarsi ad un movimentismo protestaiolo e piazzaiolo che altro non è che servilismo ancellare per chi vorrebbe schiacciare l’Italia sotto il proprio dominio. ------------------------------------------------------------------------------ Negli anni successivi al 1980 il Pci si finanziava anche con il sistema così detto “stato in amministrazione straordinaria”: pretendeva finanziamenti da imprenditori privati, come facevano tutti gli altri partiti d’altronde – oltre che da quelli “ facoltosi” che con quei finanziamenti illegali compravano praticamente la sua protezione politica - quale prezzo per fare ammettere la loro specifica attività fra quelle che potevano usufruire delle facilitazioni e dei finanziamenti agevolati dello Stato per essere state ammesse, appunto, dal Parlamento, “all’amministrazione straordinaria” . Poi, a decorrere circa dal 1987, il Pci non s’accontentò più di procurare commesse alle Cooperative Rosse ( dalle quali ricevere ogni sorta di finanziamento illecito) ma volle partecipare direttamente. Cominciò con la losca faccenda delle tangenti alla Metropolitana Milanese, la “ Mm “ appunto del 1987. Le cooperative rosse vengono direttamente inserite nelle aggiudicazioni pilotate ed iniziano così a pagare tangenti al Pci. Fu così che vennero condannati diversi rappresentanti delle Cooperative rosse . Cito su tutti Antonino Fontana, il sindaco comunista di Villabate, Sicilia, quello che era stato denunciato al Pci di Berlinguer da Pio La Torre, proprio a causa dei collegamenti che il Fontana e le sue cooperative rosse avevano instaurato con la mafia siciliana per fare razzia di appalti e che è stato condannato per mafia dalla Cassazione, ma solo nel 2010, quando la memoria di questi autentici misfatti del Pci era quasi svanita . E quando tutti credono che Pio La Torre sia stato ucciso dalla mafia. Quando il vero “ quesito” non dovrebbe essere la ricerca di “ chi ha sparato” perché in Sicilia un “picciotto” pronto a far fuori un nemico lo trovi sempre e pure a buon mercato. Bisognava indagare su chi avesse dato l’ ordine di sparare a quel picciotto, ma i magistrati hanno preferito omettere. Più comodo e facile trovare “u picciottu”. Così molti dirigenti delle cooperative rosse sono stati “beccati” con le “mani nelle tasche” a rubare soldi pubblici grazie alla complicità della mafia siciliana: c’è solo l’imbarazzo della scelta ed io scelgo l’ “Unieca”, la “ Coopsette” e la “Cmb”, i cui dirigenti sono stati tutti condannati in via definitiva per corruzione. Non sono solo perché già G. Barbacetto con il suo bel libro “Tangenti rosse, il tabù e il pregiudizio,” nel quale viene ricostruito come il Pci ricevesse direttamente ed in via sistematica contribuzioni illecite da tutti gli imprenditori della Mm, ha pensato di far luce su loschi traffici del Pci di quel tempo. Una menzione particolare merita l’Ingegnere ligure Lorenzo Panzavolta, un manager passato dal sistema delle cooperative rosse al sistema della “Ferruzzi di Ravenna” di Raul Gardini, il quale, nel corso di un famoso processo ha testimoniato di avere versato al Pci una tangente di 1.242.000.000 di Lire per fare aggiudicare alla “ Calcestruzzi SpA”, da lui presieduta e facente parte appunto del “ sistema Ferruzzi” , una parte degli appalti della desolforazione delle centrali dell’ENEL. In quei tempi la sede romana del Gruppo Ferruzzi si trovava all’ Eur, una bella villa su Viale Oceano Pacifico, dove avvenivano le riunioni e dove si decideva il da farsi. Da quella villa si controllava tutto il settore calcestruzzo, tutte le compartecipazioni in tutta Italia, gli appalti, quando occorreva c’era la macchina che portava a Ciampino da dove decollava un areo privato della Calcestruzzi che portava a Ravenna, per il colloquio con chi di dovere. Prendiamo una ben nota “ impresa amica del Pci ”, tale Elettrogeneral - che fu poi acquisita dalla Sic , la finanziaria delle cooperative rosse, alla cui guida vi era quell’Ing. Giambattista Zorzoli. E proprio l’Ingegner Zorzoli fu imposto dal Pci nel Consiglio d’Amministrazione dell’ENEL che guidava a favore della Sic la totalità degli appalti dell’ENEL stessa. Pochi ricordano, molti fingono di cadere dalle nuvole, ma questi furono i numerosi reati penali per i quali l’Ingegnere Zorzoli venne condannato , ma fu “ carinamente ed anche molto nascostamente “ graziato” da C.A. Ciampi, un Presidente della Repubblica che divenne tale, guarda caso, grazie proprio ai voti decisivi del Pci. E poi come si indignano se sentono odore di “trattative”…… Cito la testimonianza di tale Valerio Bitetto , riportata nel ricordato libro di Barbacetto, uomo del Psi nel Consiglio dell’ENEL il quale mise a verbale una riunione tenuta nel 1982 a Bari fra Maschiella ( Consigliere dell’ENEL del Pci) e Massimo D’Alema e Carella, segretari regionali della Puglia del Pci e del Psi, che determinò la “ spartizione” fra i due partiti degli appalti per la mega centrale elettrica di Brindisi. Ritorno sull’Ingegnere ligure Lorenzo Panzavolta, un manager sopra citato, cresciuto nel sistema delle “ cooperative rosse” ma poi trasmigrato nel “sistema Ferruzzi” di Ravenna, il quale ha testimoniato di aver versato , fra il 1990 ed il 1992, sul famoso “ conto svizzero Gabbietta”, sul quale aveva la firma il famoso Primo Greganti, un miliardo e 246 milioni di lire quali tangenti spettanti al Pci . Ricordo che il Tribunale di Milano ha condannato Greganti ( che sosteneva essere quei soldi solo suoi) a tre anni di reclusione per finanziamento illecito al Pci. Ma esiste un’altra testimonianza dell’Ingegner Panzavolta , il quale aveva predisposto una prima fetta , da 621 milioni di lire, di una tangente di maggiore importo spettante al Pci/Pds e l’ aveva inviata sul conto Gabbietta, conto svizzero del Pci - ma a traenza di Primo Greganti - sul quale era arrivato anche un bel finanziamento di un miliardo di lire proveniente dalla Germania Est . Greganti rigirò quel miliardo immediatamente alla “ Casa Editrice Ecolibri”, che era di proprietà della sorella di Achille Occhetto. Insomma prove a iosa del fatto che Primo Greganti fosse senza ombra di dubbio “ il cassiere delle tangenti” del Pci da una vita, ma la stampa diffondeva a piene mani articoli ed interviste nelle quali qualcuno sosteneva che nessuno del Pci avesse mai conosciuto Greganti , Occhetto Achille e sorella compresi, ovviamente! Pare incredibile ma i magistrati hanno digerito persino questa panzana, magari con l’aiuto di qualche bella poltrona senatoriale con privilegi connessi . Occhetto Achille e Massimo D’Alema in alcune interviste televisive del ‘ 93 dicevano – con la loro miglior faccia, seria seria - : “ Greganti? Non lo conosco”. “Certi Magistrati” , i quali oggi pretendono pure di essere ancora rispettati, hanno creduto senza fiatare a questa favola. Salvo poi svegliarsi “ senatori” comunisti in Parlamento. E’ la “ superiorità dei comunisti italiani”, bellezza! Mi duole citare un morto, ma il caso di Gerardo D’Ambrosio è francamente imbarazzate .Quel magistrato, diventato poi - come dubitarne? - senatore comunista quale “corrispettivo” dell’impunità da lui stesso regalata al Pci durante Tangentopoli, ebbe un comportamento tanto sfrontato da essere stato pubblicamente “ disonorato” dal suo stesso Comune di nascita che gli ha rifiutato la cittadinanza onoraria proprio per la sua ridicola oltre che sfacciata partigianeria in tocco e toga ( il caso merita un trattato a parte, è pronto, a richiesta). IL CASO DEL PROCESSO ENIMONT Leo Porcari era un fiduciario del gruppo Ferruzzi e di Gardini, il quale, durante il suo interrogatorio, ha rivelato di essere andato a Via delle Botteghe Oscure nel dicembre del 1989 per incontrare D’Alema e Occhetto, per consegnar loro “un miliardo di lire”, quale “tangente” per l’appoggio del Pci alla “ defiscalizzazione degli oneri gravanti sull’Enimont “, che doveva essere decisa in Parlamento. Il fatto è stato confermato dalla testimonianza di Carlo Sama, marito di una figlia di Serafino Ferruzzi , il fondatore del “ gruppo Ferruzzi”. Nell’agenda del suicida Raul Gardini il Tribunale ritrovò questo appunto , scritto per il “ 20 ottobre del 1989”: “ ringraziare M.S.”. Ebbene proprio il 20 ottobre del 1989 il Pci propose in Parlamento gli sgravi fiscali per Enimont. Quando si dice “ il caso”! Chi si celava dietro quelle iniziali scritte da Gardini? Come non pensare a Marcello Stefanini, il cassiere del Pci? Sarebbe logico, ma non fu sufficiente, perché Occhetto e D’Alema negavano tutto. Eppure si trovò un riscontro eccezionale, perché, interrogato, tale Pino Berliri, uomo della Ferruzzi a Losanna, confermò e dimostrò l’invio – con bonifico bancario - del miliardo di lire a Cusani . Allora quei soldi esistevano, erano veri! . Ma a quei Magistrati ancora non bastava . Viene allora torchiato Sergio Cusani il quale rivelò di avere portato quel miliardo a Roma con un volo privato della Montedison. A quei Magistrati ancora non basta per incriminare i due esponenti del Pci. Si controllano allora i piani di volo degli aerei Montedison. E si scopre che effettivamente Cusani diceva il vero. A quel punto l’Avvocato Giuliano Spazzali – un eroe, credetemi – chiede la convocazione in Tribunale di D’Alema e di Occhetto come “ persone informate dei fatti”. Ma non aveva “ fatto i conti” col Presidente del Collegio, il Magistrato Giuseppe Tarantola. Vediamo chi è questo Magistrato. Il giudice Tarantola e la moglie, la nota manager Anna Maria Tarantola, oltre che “ grandi comis di Stato” sono anche i benestanti proprietari del famoso digestivo “ Braulio “, sono valtellinesi doc, sono, come dico con franca “ riprovazione” “ praticanti di curia”, ipocriti da sagrestia. Il giudice Tarantola condannò Cusani, specialista di tangenti, a una pena quasi doppia rispetto a quella chiesta dall’accusa, sebbene l’imputato fosse pentito - un pentito vero: superesperto di finanza, l’ abbandonò per il volontariato in CGIL, in carcere e dopo - perché Cusani si professava socialista ateo! Giuseppe Tarantola è famoso anche per la condanna per diffamazione del politologo Giorgio Galli, che aveva dato del “toga rossa” a un giudice. Anna Maria Tarantola va segnalata per aver gestito la Vigilanza Banca d’Italia, che ha fatto fuori il Governatore Fazio e, in parole spicce, la stessa Banca d’Italia. E poi, assunta – per grazia celeste - alla presidenza della Rai, per essere stata la vestale romana del così detto “ Professore “ Mario Monti , uno che solo prezzolati e ridicoli leccaculo di professione , come l’attuale Senatore del P.D. Miguel Gotor – un incesto mostruoso, un aborto fra un “madonnaro da strada” ed una Monica Lewinsky coi pantaloni ma dalla” fellatio al potente” facile facile - poteva incensare in maniera vergognosa ( certi suoi scritti su “La Repubblica” e su “Il Sole 24ore” su Monti e su Giorgio Napolitano, costituiscono da soli dei veri e propri “ corpi di reato” che dovrebbero far cacciare Gotor dal Senato italiano per reato di “ servilismo ancellare ” se l’Italia premiasse la serietà di una persona e non il suo servile clientelismo più sfacciato), pur di ottenere un seggio nel feudo comunista dell’Umbria rossa , proconsole Bersani, lo smacchiatore del giaguaro . Alla Tarantola vanno addebitati i mancati o carenti controlli della Vigilanza della Banca d’Italia , servizio da lei diretto, sul Monte dei Paschi di Siena, sull’ “incauto acquisto “( incauto? Ma se hanno sperperato – solo sperperato? – miliardi di euro !) di Antonveneta ad un prezzo “ fuori mercato” , sulle obbligazioni remunerate al 10 per cento. E, nel 2008, crisi bancaria già aperta, pure sui” derivati “ accesi sempre dal MPS per pagare quel 10 per cento. Giuseppe Tarantola, lo devo ricordare, fu il presidente che sabotò e poi affossò lo scandalo “ Rcs”, il più grave del dopoguerra, appena al suo nascere, precisamente nel 1994 . I fatti: erano spariti, dalla Rcs, la bellezza di 1.300 miliardi di vecchie lire, per malversazioni “ accertate e documentate”. Tutto tenuto d’occhio, tutto sotto controllo di Tarantola. Gli “ azionisti della Rcs” erano i “ poteri forti”, da Agnelli a Cuccia e Mediobanca, “tutelarli” voleva significare intestarsi un merito ed un credito da esibire, da mettere all’incasso al momento opportuno. Et voilà! Tutto “ archiviato”! Passato, dopo Cusani ed il processo Enimont, dal penale al civile, il Magistrato Tarantola approfittò di un vecchio esposto di un piccolo azionista contro la casa editrice, la finanziaria Gemina- pensate, di “ casa Agnelli” ( e te pareva!)- per sabotare quell’inchiesta e per archiviare la pratica. Il fatto è così ricordato anche da G. Leuzzi nel suo libro “Mediobanca Editore”, Edizioni Seam, p. 31 (un libro introvabile, un poco clandestino ma assolutamente da leggere ): “«I bilanci sono in regola», aveva sentenziato il giudice Gianfranco Gilardi, in forza all’ VIII° Sezione del Tribunale di Milano, di cui era presidente Giuseppe Tarantola, il giudice del processo Cusani . Gilardi, magistrato impegnato – ovviamente - “ a sinistra”, esperto di diritto societario, è autore di un «La responsabilità civile degli amministratori e dei sindaci nelle società di capitali» - ha esaminato il caso ma in perfetta sintonia con il Magistrato – collega Giuseppe Tarantola e (loro) hanno deciso che non fosse il caso di proseguire nell’inchiesta sulla casa editrice del Corriere. Ora leggete queste righe in corsivo: «La normativa cubana non consente l’uscita di medici dal territorio nazionale, se non su parere favorevole del ministero della Sanità. Tuttavia questa limitazione, certamente gravosa, che colpisce la categoria dei medici, non si può ritenere priva di giustificazioni e, probabilmente, risponde a esigenze di tutela della collettività. Infatti è una misura evidentemente tesa a evitare che i cittadini cubani rimangano privi di adeguata assistenza sanitaria, scoraggiando i sanitari (che hanno raggiunto la loro maturità professionale anche con gli aiuti economici della collettività) dall'intenzione di espatriare, almeno senza adeguata garanzia di rientro. Peraltro deve considerarsi che, stante la critica situazione economica del Paese, l'allontanamento dal Paese di queste figure professionali, qualora l'espatrio fosse senza limiti e garanzie consentito, diventerebbe probabilmente costante, con ovvie e negative conseguenze per la salute pubblica. Conseguentemente non può dirsi limitata ingiustamente la libertà dei cittadini cubani che svolgano professione medica, atteso che il sacrificio della possibilità di espatrio risponde al principio superiore della tutela della collettività». Letto? Bene, questa santificazione dello Stato marxista – leninista - sovietico non è stato scritto da Gomułka o da Krusciov . No ! Ciò è quanto si legge in una sentenza del Tribunale di Milano, depositata il 13 gennaio 2005 - presidente Giuseppe Tarantola, giudice relatore Marisa G. Nardo, giudice Paola Gandolfi - con la quale è stata respinta la richiesta di «diritto d'asilo politico» dell'esule cubano Gerardo Garcia e di sua moglie Dora Castro. “ Il nostro ordinamento”- recita la sentenza che mostra anche curiose e svariate contraddizioni - «attribuisce il diritto d'asilo allo straniero a cui nel proprio Paese sia impedito l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana». Ma, poi, dimentica che fra tali libertà c'è –all’ art. 16 - quella «di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge». Dimenticanza o, diciamo, “ libero convincimento”? Mi viene da chiedermi , ma se nel 1948 il Pci avesse vinto le elezioni, i giudici di Milano avrebbero oggi citato, fra «gli obblighi di legge», anche «la tutela della collettività (sic!), atteso che il sacrificio della possibilità di espatrio risponde al principio superiore della tutela collettiva»? E ancora. Garcia e sua moglie hanno lamentato «le restrizioni esistenti nel loro Paese d'origine al diritto di proprietà». Ma anche quest'ultimo – si vada all’art. 42 - è previsto dalla nostra Costituzione «che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la “ funzione sociale” ». Dimenticanza o “ libero convincimento”? Se, sempre nel 1948 , avesse vinto il Pci, i giudici di Milano avrebbero citato, fra «i limiti» al diritto di proprietà «allo scopo di assicurarne la funzione sociale», le «scelte di politica economica che, per quanto opinabile – come scrivono su Cuba -, è comunque indirizzata (...) alla gestione delle risorse nazionali con risultati di uguaglianza di massa»? Su questa sentenza di Milano, sulla quale il nostro beneamato Presidente Ciampi rimase “ muto” ( alla faccia della difesa della Costituzione, suo precipuo dovere!) mi piacerebbe conoscere l'opinione di qualche costituzionalista. Sia chiaro, non pretendo di negare la libertà di opinione a simili magistrati, tocca sopportarli, né voglio mettere in discussione “ l'indipendenza” della magistratura. Vorrei solo sapere in che razza di Paese mi trovo a vivere, dopo essere nato in Sicilia. --------------------------------------------------------------------------------------

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