Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 31 marzo 2015

MA QUALE DEMOCRAZIA! Il potere, tirannico al di là delle sue sigle ed apparenze, per creare servilismo ed obbedienza, si incarica di fornire agli individui opinioni già belle che preconfezionate sui fatti conoscibili oppure di costruire ipotetici complotti dietrologici utili per nascondere propri misfatti , sollevando così il popolo dalla difficoltà di farsi proprie opinioni nel primo caso e sfruttando l’ignoranza popolare per imporre i propri dogmi , nel secondo caso. Così è stato dapprima creato e poi quotidianamente inoculato il “conformismo al pensiero dominate della sinistra ”, così è stato diffuso un altro recente conformismo, quello del M5s, che riduce ogni “ ragione” all’orgasmo della sola distruzione del presente . Sia nella sinistra politica che nel M5s sono infatti determinanti e caratterizzanti forme di pensiero stereotipato, rifiuto di ogni pensiero ! difforme” dal proprio e sua criminalizzazione, profondo servilismo nei confronti di entità antidemocratiche ed illiberali, quali la “ disciplina di partito” nella sinistra comunista e l’obbedienza al web o al guru nel M5s. Non è un caso che uno dei principi fondamentali evocati dalla sinistra e che i “ santi padri costituenti” le hanno elargito è quel cavallo di Troia del così detto principio dell’uguaglianza, ora santificato anche dal M5s, che giammai, in tutta la storia dell’uomo e delle sue emancipazioni , è stato uno dei principi fondamentali della storia dell’umanità, tanto che per essere rispettato in Italia esso è stato, appunto, “illiberalmente imposto” dal potere costituito con la Costituzione e cin le sue regole che servono, caso unico al mondo, per difendere il potere dal popolo e non, come in tutte la altre Costituzioni, il popolo dall’arbitrio del potere. Così mentre dove non sono imposte – per legge e non per scelta popolare - ipocrite e vessatorie condizioni di “nominale uguaglianza” la società di “ individui diversi” produce molteplicità di principi e di idee , là dove invece, come in Italia, l’uguaglianza fra persone è imposta con l’arbitrio della legge , avviene che pochi individui , più istruiti ed al soldo del potere, “guidino” la massa ignorante ed inconsapevole. Come accadeva a Sparta , dove “ gli spartiati” dominavano sugli “iloti”, resi anche “schiavi” dello Stato. In Italia, una ininterrotta successioni di “ spartiti del potere”, ad iniziare dagli infidi padri costituenti e poi, via via, tramite Enrico Berlinguer, Eugenio Scalfari, P.P. Pasolini ed ora i chierici della disciplina di partito, i sacerdoti del complottismo del M5s, eccetera. Così, davanti ad un egualitarismo ipocrita, cresce e si infoltisce l’esercito “ dei conformisti” divenendo stuolo di fedeli ammaestrati dagli “ unti” dal potere. E così “l’opinione prefabbricata ma dominante” ed il “ complotto dietrologico manipolato” soffocano lo spirito di ogni uomo libero, lo opprimono, lo marginalizzano, lo mettono all’angolo, fino a farlo sentire solo, ad indurlo a dubitare di se stesso, a dubitare della sua dignità personale , quasi senza la forza di affermare il suo libero pensiero quando confligge con il “ conformismo” della maggioranza militarizzata . Tali imposizioni, imposte dal potere con raggiri ed arbitri – perché una legge che impone ogni espropriazione di libertà personale è sempre un crimine contro l’umanità, anche se ammantata dalle migliori intenzioni – su un popolo, quello italiano, tenuto in stato di sottomissione da una Costituzione che asserve il popolo al potere e non, come dovrebbe essere, l’ opposto, sono tutti ignobili crimini i cui “principi responsabili” dovrebbero essere processati per disprezzo del popolo italiano davanti ad un Tribunale dove vanno condotti senza indugio.

lunedì 30 marzo 2015

IL CONFORMISTA COMUNISTA (MA ANCHE CATTOLICO) Il conformista avrà’ sempre assicurata vita migliore dell’anticonformista perché il potere crea appositamente, per avvalersene appunto, forme di pensiero unico e stereotipato inculcando il quale a causa del folle e falso egualitarismo, riesce a dominare valanghe di persone dalle menti più deboli e subordinate, così che le persone conformiste saranno agevolate, facilitate , persino privilegiate fino a costituire un vero e proprio esercito succube del conformismo, così obbediente e fidelizzato da emarginare ogni e tutti gli spiriti ribelli, fino al punto ideale dell’ideologia comunista: tutti i conformisti saranno ugualmente poveri ma tutti mantenuti da un potere imperiale che. per mantenerli, schiavizzerà gli spiriti ribelli e produttivi rapinando loro il frutto delle loro fatiche.
I DISASTRI DELLA MAGISTRATURA CON LA COMPLICITA’ DEGLI OPERATORI DEL DIRITTO La legge 20 febbraio 2006 n.46 affermava l'inappellabilità, e la sola possibilità di revisione del processo in Cassazione, per le sentenze penali di assoluzioni, prevedendo inoltre la possibilità di appellare sentenze di proscioglimento solo in caso di nuove prove sopravvenute . Era la “legge Pecorella”. Dietro una ossessiva campagna mediatico – politica , la Consulta emise la “disastrosa” sentenza n. 26/2007 ( contraddizione di quella legge con gli art. 111, sulla parità delle armi tra difesa e accusa nel processo, 3, sulla parità tra le parti nel processo e 24, sulla possibilità di ricorrere per tutti in giudizio ) . Fuori di propaganda mistificatoria , che dominava il circo mediatico di quei giorni con interventi politici da basso impero e trivio , basati esclusivamente sulla criminalizzazione di Berlusconi ma poco o nulla “ sul diritto” , era proprio l'appello del PM, così come concepito “prima” della legge Pecorella, ad essere incostituzionale. Per la semplice constatazione che non si era formato nel totale contraddittorio con l'altra parte come previsto dall'art.111 al comma 5º. La principale sentenza sulla legge Pecorella (n.26 del 2007), basata sull'art.111 della Costituzione ha dichiarato incostituzionale la sua previsione per la quale il PM non potesse appellare le sentenze di proscioglimento. Una decisione semplicemente “ folle”, “ assurda” perché fu dichiarata incostituzionale solo per tutelare il PM ma non fu per niente presa in considerazione la parte relativa alla tutela dell'imputato. Un obbrobrio, una legge vergognosa e questa sì “ contra personam”, una giustizia che pretende di imporre il bavaglio all’opposizione politica, una deriva fascista ed autoritaria , insomma la solita brodaglia del trivio giustizialista( Grillo e comunisti e fascisti) perché la figura del P.M. non ha mai avuto armi pari con la difesa dell’imputato (indagini, intercettazioni, sequestri, misure cautelari, polizia giudiziaria , ecc. ) . Considero quella decisione della Consulta un gravissimo errore ( vorrei dire una vergogna in verità, perché una Consulta che si fa telecomandare da giornali dei poteri forti fa ribrezzo) perché la parità delle parti è un principio assolutamente estraneo ai poteri processuali del pubblico ministero e dell'imputato. Infatti l'articolo 111 della Costituzione ha elevato la” parità delle partì” a principio di valore costituzionale ma solamente in relazione al “contraddittorio fra le parti”. Invece, pur di ossequiare il “ pensiero unico dominante” la Corte( sentenza 26/07) ha voluto interpretare il “principio di parità delle parti” come una sotto specificazione dell’articolo 3, asserendo che “negare alla parità delle parti un connotato essenziale dell’intero processo, attribuirebbe al principio di parità dell’articolo 111 un valore derogatorio dall’articolo 3”. Ma non è affatto vero! Perché l'art. 3 ha riguardo a situazioni in cui non è consentita una disparità dì trattamento, ma in relazione a talune qualità della persona, quali sesso, razza, lingua, censo ecc. E non è una mia convinzione, perché questo lo scrive, altrove, la stessa Corte Costituzionale . L’ ordinanza n. 286 del 10.7.2003, ricordo, ha dichiarato” manifestamente infondata” la questione riguardante la mancata previsione della soccombenza dello Stato in caso di assoluzione dell'imputato così motivando: "La tesi del rimettente non ha alcuna rispondenza nei lavori preparatori dai quali con nettezza risulta che il principio della parità delle parti trova la sua concretizzazione nell'eguale diritto alla prova e nella regola che questa deve formarsi in contraddittorio, ma non comporta che i poteri e i mezzi di cui le parti sono dotate debbano essere gli stessi, essendovi invece, a questo riguardo, nel processo penale una naturale asimmetria che può essere bensì attenuata, ma non eliminata, collegata com'è, allo ius puniendi che solo allo Stato può spettare". Ci sono almeno due ragioni che sorreggono il diritto ad un secondo grado di giudizio da parte dell'imputato condannato, e che non valgono per il pm in caso di assoluzione. La prima trova il suo fondamento nell'art. 14 del Patto internazionale sui diritti umani, del 1966, e entrato in vigore nel 1976, in base al quale: "Ogni individuo condannato per un reato ha diritto a che l'accertamento della sua colpevolezza e la condanna siano riesaminati da un tribunale di seconda istanza in conformità della legge". In caso di condanna in secondo grado, in riforma dell'assoluzione, nessun giudice riesamina "l'accertamento della colpevolezza", e cioè il merito. Non vi è , non esiste analoga garanzia per il pm. La seconda ragione si ricollega direttamente al diritto di difesa riconosciuto in Costituzione. Così sì è espressa la Corte nella sentenza n. 98 del 2004: mentre "il potere di impugnazione riconosciuto in via di principio all'imputato quale esplicazione del diritto di difesa e dell'interesse a far valere la propria innocenza non può essere sacrificato in vista delle finalità deflattive cui si affida la previsione del giudizio abbreviato", tale riconoscimento non ne comporta "uno corrispondente per il pubblico ministero, le cui funzioni non sono assistite da garanzie dì intensità pari a quelle assicurate all'imputato dall'art. 24 della Costituzione, il quale non riguarda l'organo di accusa. La configurazione dei poteri del pubblico ministero rimane perciò affidata alla legge ordinaria, che potrebbe essere censurata per irragionevolezza solo se i poteri stessi, nel loro complesso, dovessero risultare “ inidonei all'assolvimento dei compiti previsti dall'art. 112 della Costituzione”. D'altronde non può disconoscersi come la vigente disciplina preveda, in alcune fasi del procedimento penale, talune posizioni di vantaggio per l'organo d'accusa, il che non fa apparire irragionevole che il legislatore, per realizzare a pieno il diritto di difesa costituzionalmente garantito e ristabilire la parità processuale, munisca in altre fasi l'imputato di altri poteri cui non debbano necessariamente corrispondere simmetrici poteri per il pubblico ministero, fatte salve ovviamente le posizioni a questi costituzionalmente garantite ai fini del complessivo assolvimento delle sue attribuzioni". La Corte ha quindi sancito espressamente una disparità tra le parti rispetto al diritto ad impugnare, disparità che ha le sue basì nella stessa Costituzione: "la diversità dei poteri spettanti, ai fini delle impugnazioni, all'imputato e al pubblico ministero è giustificata dalla differente garanzia rispettivamente loro assicurata dagli articoli 24 e 112 della Costituzione". Resta una sola possibile obiezione: l'appello dell'imputato, in caso di condanna, e di successiva assoluzione, non si scontra con la regola del 111 secondo cui la prova deve formarsi davanti a un giudice terzo e imparziale, e cioè davanti al giudice che dovrà emettere la sentenza ? . In realtà non vi è alcuna contraddizione, per il semplice motivo che la regola è stata scritta a garanzia dell'imputato, e perciò non può essere trasformata in un limite ai suoi diritti. L’antiberlusconismo viscerale, alla Bersani, alla Scalfari, alla Civati, alla moda dei magistrati alla Kit Garret e loro lobby non ha fatto già troppi danni, avendo creato un “ tappo” di becerume che ha soffocato il cammino democratico dell’Italia sul cammino di un bipolarismo finalmente al passo dei tempi ? Non è arrivato il momento di attuare le richieste della Cedu e cioè che : "La sentenza assolutoria non può essere riformata in peius se coloro che hanno la responsabilità di decidere sulla colpevolezza o l'innocenza dell'imputato non abbiano sentito i testimoni e non abbiano valutato la loro attendibilità in prima persona".? Ma con chi si può parlare di questi principi? Non certo con l’attuale classe politica, dove , per dirla francamente , ha ottenuto cittadinanza persino il re dei forbiti ignoranti, Grillo. Con l’attuale formazione politica di sinistra ? E non è stata proprio quella formazione politica ad imporre, in combutta con i magistrati alla Kit Garret, questa incresciosa e deleteria, infamante e vergognosa situazione giudiziaria e sociale italiana? Operatori del diritto, svegliatevi, è primavera! Ma non siamo a Praga. Ma in Italia.

domenica 29 marzo 2015

MEREDITH ED IL SUO ASSASSINO Meredith è in buona compagnia , con Chiara Poggi, con Yara Gambirasio , con Calabresi, Wilma Montesi, Pupa Montorzi, Giorgina Masi, Antonio Annarumma, con tutte le vittime della lunga stagione degli attentati terroristici e tanti altri ancora tutti, come lei, assassinati. Ma senza “il colpevole”. Però con “un colpevole” . Uno “ di comodo”, come Adriano Sofri o come Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Sono le vittime del conformismo clericale italiano che, scekerato , nella mente incolta dell’Italia post fascista con un “ nozionismo “inoculato da una” scuola unica , scuola appunto di Stato e del Potere, “organica ed ancellare ” al “potere politico dominante”, ha trasformato un popolo di navigatori, di poeti, di santi, ecc. in una o due “masse dal pensiero unico” , oggi, , disgraziatamente, fuse insieme in un solo pensiero unico dominante . Ecco la massa dei benpensanti cattocomunisti, organismi del terzo millennio. E’ stato questo malefico e deleterio conformismo italico, di stampo fideistico e religioso, cinicamente sfruttato da Enrico Berlinguer ( sarà poi ereditato da P.P. Pasolini e da Scalfari ) in quegli anni di piombo ,con la sua ossessiva e mistificatoria rappresentazione dell’Italia come preda di una sempre incombente restaurazione fascista alla cilena, con il suo irresponsabile addossare ogni misfatto terroristico all’ evocato squadrismo fascista per non accettare la realtà delle Brigate Rosse, a condizionare pesantemente la Magistratura, imponendole teoremi , ipotesi, supposizioni alle quali teorie , di stampo politico, una Magistratura oltremodo intimidita ( Sossi, Coco, ecc) decise colpevolmente di sottomettersi . Il conformismo politicizzato decise, da allora, chi dovesse essere “ colpevole” di ogni singolo misfatto . Nessun magistrato, tanto meno la sinistra politica s’è mai voluta render conto dello scempio della giustizia che era stato commesso da Enrico Berlinguer . Ed anzi i magistrati, ovviamente politicizzati alla Violante, alla Caselli, hanno anche “ intimidito “ il Psi ( Craxi e Vassalli su tutti) per estorcere la loro impunità assoluta , un nuovo codice che attribuisse loro poteri” reali “ e, sopra tutto, riuscendo ad eliminare ogni autonomia alla polizia giudiziaria , tramutata, dal 1990, in una forza armata non più autonoma ma nelle mani esclusive di un Magistrato. La pazzia più totale. L’arbitrio più totale. Da allora le indagini sui fatti di sangue sono nelle mani dei soli magistrati. I risultati si vedono. Inutile starli a ripetere . Nessuna “ bella lezione” perciò , anime belle, dalla Cassazione per Meredith, avete forse dimenticato la sceneggiata del P.M. di Perugia davanti all’assoluzione di Sollecito ed Amanda, presa come un onta personale da lavare col sangue? Ancora non avete capito che consentire l’appello alla magistratura inquirente è solo una pazzia assoluta? Ancora non vi è abbastanza chiaro che i magistrati non debbono occuparsi di fare gli investigatori essendoci persone specializzate per fare questo che devono essere indipendenti, però dal magistrato? E allora vi meritate di essere irrisi dal mondo intero.

venerdì 27 marzo 2015

AFFABULAZIONI DA REGIME DITTATORIALE Risveglio brusco, con la voce del Dr Cantone , un magistrato “invischiato”- non si sa in base a quale titolo di merito – nella gestione pubblica , che snocciolava cifre sulla corruzione , delle quali si faceva vanto, scudo ed usbergo per provocare la viscerale esecrazione dell’esercito delle “ pie e fedeli prefiche” veicolandola a proprio supporto per calare il falso fondale di una “ emergenza corruttiva”, l’eterna ed inesistente crociata. Senza spade, elmi e corazze, ma con strumenti altrettanto primordiali, medioevali, arcaiche ed incivili, un ennesimo inasprimento delle pene, l’ eliminazione della prescrizione ed altre similari orrende, deplorevoli, inquisitorie, oscene proposte . Il mio pensiero è corso a Nino Manfredi , caro Saturnino mio, quando (“Riusciranno i nostri eroi ….”), fuggito, dalla “inciviltà industriale” della Torino degli anni sessanta, in Africa, dove “regnava” su primitivi, adoratori del potere magico di alcune sue parole, recalcitrante al rimpatrio, venne folgorato dal coro dei primitivi ( “ Ninì, nun ce lassà! Ninì nun ce lassà!”) che lo incanta e lo sedusse, come le Sirene tentarono sull’incatenato Ulisse: il ritorno al mondo arcaico, alla mitologia come fuga dal raziocinio, seppellendosi in un mondo “ supposto migliore” e invece primitivo e falso, un mondo condannato a rifuggire da ogni civile progresso per riprodursi . Il Dr Cantone officia la rituale, ossessiva funzione per l’ “ostensione”, dal tabernacolo dello Stato Leviatano, della “ sacra particella”, l’ “ emergenza della corruzione” , un vero dogma per la religione forcaiola , un disgustoso e fetente percolato prodotto dalla ultrasecolare sedimentazione del fetido mito di Rousseau ( l’uomo nasce puro , ma viene corrotto dalle diseguaglianze sociali cui solo “l’officiante” sa e può porre rimedio e farsi “guida” del popolo), pur se, all’italiana, saltato in salsa forcaiola. Da sempre, non solo dai giorni dell’Unità, lo “stato unitario”, che si è “imposto” per via militare, creò la burocrazia, ossia una sorta di camicia di forza per ingabbiare un popolo quanto meno recalcitrante perché colonizzato. Camicia di forza che si allargava fatalmente quando bisognava sdebitarsi con la “clientela” che ogni” élite politica”, succedutasi al governo, doveva agevolare in cambio del suo sostegno. Da questo nodo gordiano, da questo peccato originale mai mondato , da questa graduale “ conquista militare e coloniale” del territorio italiano poi “fatto nazione unica ed unita per forza di legge” ma senza il volere del popolo ( tanto da indurre gli evangelizzati “ padri costituenti” ad imporcela, l’unità e l’indivisibilità del Paese, come indiscutibile dogma costituzionale e dunque imponendocelo in forza di minacciosa costrizione ) nascono “ corruzione” e “ clientelismo”, due facce di un solo Giano, lo “ Stato Leviatano” dell’Italia repubblicana che, per “comprare” “consenso a pagamento”, altro che prostituzione, persegue follemente il delirio di una società socialista che per provvedere a tutto e per tutti, dalla culla alla bara, ha persino reintrodotto la coloniale “schiavitù fiscale” depredando ogni italiano, con l’insopportabile violenza dell’arbitrio del puro potere di stampo “ imperiale”, della sua libertà e della maggior parte dei frutti del suo lavoro. Ovvio che dominino dunque burocrazia e clientelismo, che siano sepolti l’individuo ed il merito, che il popolo sia schiavizzato con una massa di leggi le quali illudono di raffigurare come “ attività non criminale” quella di governi e politici la cui precipua occupazione, per mezzo e passa secolo, sia stata quella di produrre sempre più numerose leggi e vincoli che riducano ed inchiodino il popolo italiano alla sua fatale ed eterna sudditanza. E quale legge e quale Tribunale e quale massimo principio ha il coraggio di affermare che esautorare una seppur tenue democrazia- la nostra - pur senza ferire una dissennata ed “ organica” Costituzione, per condurre il popolo italiano verso un fallito e criminale socialismo, non sia un crimine contro l’umanità? In una economia libera corruzione e clientelismo non hanno ragione di esistere per la semplice ragione che uno “ stato liberale” sarebbe “minimale” e burocrazia e malaffare politico non avrebbero occasione per affermarsi. Oppure, se preferite, a meno Stato meno corruzione e meno clientelismo. D'altronde non è certo un caso che i regimi più corrotti sono stati quelli autoritari e dittatoriali che sono implosi e naufragati proprio per questo: Terzo Reich, Unione Sovietica, l’Italia fascista, il Cile di Pinochet, la Cina di Mao Tse, la Corea del Nord, Cuba, il Venezuela, eccetera. Ebbene la folle religione , estremista , inflessibile e crudele, come lo sono solo certe ideologie religiose ben note e criminali, della quale il Dr Cantone, gli altri magistrati alla Kit Garret , il Csm, l’Anm e parecchi ben noti altri Magistrati sono, spero per loro inconsapevolmente , la Curia Vescovile e la guida etica , crede di sedurvi, di incantarvi con le sue omelie da Torquemada . Ma quando essi invocano “ in galera tutti i corrotti”, oppure “ ampliamo le pene”, ovvero “ bruciamo la prescrizione sul rogo della purezza”, essi vogliono invece “educarvi”, tentano di indurvi ad affidarvi a loro , ciecamente e totalmente, a rinunciare al raziocinio, a mettervi nelle mani dei soli Magistrati rinunciando alla vostra sovranità politica , conferendo tutto il potere – che deve essere, in democrazia, “ del popolo” – solo al loro “ soviet”, al loro Gran Consiglio. Perché loro si sono “auto investiti” del ruolo di “cara guida del Paese”.

mercoledì 25 marzo 2015

SE FOSSI AVVOCATO, SALIREI SULLE BARRICATE….. Se fossi un avvocato, salirei sulle barricate. Ma chiedere all’invitato all’epicurea tavola di criticare l’anfitrione, che munificamente gli concede di partecipare all’aureo convivio, è impensabile. Tutti “ tengono famiglia”, avvocati e commercialisti, no? Si vede dai loro Ordini professionali, tutti in fila, sull’attenti, bravi soldatini obbedienti al potere, che pure li deride, che li irride. Che li usa come clava contro il popolo ( che dovrebbero difendere dal potere). Vedrete, vedrete, leggerete di legulei che si fingeranno scandalizzati, avranno l’accortezza di indossare un abito ormai sdrucito prima di stracciarselo fingendo disperazione , intanto, loro “ sopravvivono” e bene e chi se frega se fanno la figura barbina di semplici “ figuranti” di quel “ processo dibattimentale” , una autentica farsa in scena in Italia dal 1990 in poi, i cui attori principali sono solo i “ due compari” ed il cui regista è un ordine ( sempre un servitore del “potere”), fattosi potere dal ’93 a colpi di ricatti e di minacce , roba da galera nei Paesi civili. Ma la ribellione degli sguatteri è fatta sempre coi coltellacci da bassa cucina. Renzi ed il suo Governo pagano una prima rata del prezzo concordato con i Magistrati di Md ( gli odierni trenta denari), per ora e per oggi sulla “prescrizione”, arrendendosi al Torquemada di Reggio Calabria, Gratteri Orlando balbetta terrorizzato dal caso Lupi, ossia “ colpirne uno per educarne cento”. Le tempistiche di Renzi sono identiche , ricalcate su quelle di O.L. Scalfaro: nel ’93 portato al Colle ( coi voti comunisti e dunque anche di Md) ma subito inquisito dalla Procura di Roma per i fondi neri al Quirinale ( cioè ricattato), poi , appena fece fuori Conso ed il suo decreto ( come volevano i Torquemada del tempo, Colombo, Di Pietro, Borrelli, ecc) subito fu concessa la sua archiviazione ( marzo ’94), oggi sempre un’archiviazione, sapete bene quale( del Tribunale di Firenze) . I boia di eri ( Colombo, Borrelli, Di Pietro, D’Ambrosio, ecc) erano magistrati come quelli di oggi ( Gratteri, l’Anm, ) ed i loro “picciotti” , pronti a fare il lavoro sporco, ieri i quattro “ giornaloni” italiani ( Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa e L’Unità ed i loro scriba , tutti uniti nella “ banda dei 4+4”) oggi un’altra banda, M5s e “Il Fatto” in testa, i boss. Come La Concordia di Schettino, anche il Governo di Renzi e Orlando ( tremebondo) fa la riverenza al partito dei Torquemada in toga e tocco, ha concesso , ieri la sua prima approvazione, l’ allungamento dei termini di prescrizione ma per i soli reati di corruzione e di pedofilia. Perché ? La solita storia : travisando l’anatema di Einaudi ( “ Non il voto dei cittadini ma il riconoscimento degli Dei afferma la volontà popolare”), hanno provveduto a sostituire gli Dei con i Masaniello, con beceri arruffapopoli. Così hanno assunto il compito di “ guida dei popoli” gente come Robespierre, Saint Simon, Marx, Stalin, Hitler, Mussolini. Oggi in Italia Gratteri, Renzi, Scalfari, Grillo, robettuola certo, ma poco importa la formula usata dall’oracolo per “ guidare la massa alla sua verità”, le formule passano ( la ghigliottina, la dittatura del proletariato, l’ autarchia, la questione morale, il giustizialismo, ecc), mentre resta ed impera, sul popolo rozzo e coglione, la dottrina di una verità ( quella imposta dalle “care guide” ) che deve essere riconosciuta e fedelmente onorata e ciecamente osservata. Nasce così la “ dottrina della corruzione” come quella della pedofilia, come quella della mafia. Dottrine inoculate nelle menti rozze ed incolte con dosi industriali di letali iniezioni di ammaestramento giornalistico informativo. Da quando intascare cento euro ( ahhhhh! Gli uscieri delle banche e dei ministeri di una voltaaaaaaaa!) è più grave di mettere sotto l’auto un ciclista? E come si giustifica che, davanti a reati penali con pene edittali identiche, le loro rispettive prescrizioni siano invece differenti? La prescrizione è commisurata alla pena prevista per quel reato : se si giudica un certo reato più grave, basta aumentare la sua pena edittale per innalzare la sua prescrizione. Una via logica ma tralasciata dai Torquemada de noantri, perché sarebbero in seria difficoltà a spiegare al popolo, per quanto rozzo e coglione che sia, che un usciere disonesto sia socialmente più pericoloso di uno stupratore. E così si aumentano i termini di prescrizione solo per certi reati, quelli collegati a particolari campagne mediatiche, quelle che servono per inoculare nelle menti deboli la “ dottrina della verità” che le attuali “ care guide” all’amatriciana stanno imponendo al popolo, sempre più rozzo e sempre più coglionazzo. . E' così che funzionano le cose in Italia, purtroppo. Le leggi vengono fatte sull'onda del clamore suscitato da certe inchieste. Dio solo sa quante leggi “ antimafia “ abbiamo in Italia o quante “ leggi anti corruzione”! La mafia impera dal 1861, la corruzione invece pure! Il male , il cancro dell’Italia è questa Magistratura. La corruzione, la pedofilia, esistono dappertutto e non si combattono con altre leggi speciali, alla Santi Simon. In Italia si fanno “ leggi da Talk show”.

lunedì 23 marzo 2015

“REDDITO DI CITTADINANZA” e “ I GATTI DEL VICOLO MIRACOLI” Nulla di preconcetto o di personale con quelli del M5S , ma credo sia necessario parlare del loro attuale “ asso nella manica”, vale a dire per quel loro emendamento al disegno di legge di stabilità, che mirerebbe all’introduzione del” reddito di cittadinanza”. Un pochino mi ricorda “Casa Rosada”, populismo sudamericano alla Evita Peron , se non anche certe misure di Pinochet ( tutto attaccato, please, non Pino Chet!) . Siccome “ è chiaro che si deve far mangiare qualcuno, è bene vedere chi dovrebbe pagarne il relativo conto, secondo la loro proposta. Innanzi tutto non capisco perché i signori del M5s usino sempre , anche su Fcb, ovunque , “ posture evangeliche , toni biblici ed indici alzati ”, posizioni catonesche e censorie , omelie da primi della classe, forse per darsi quel contegno da” so tutto io” tipico di certi signori alla D’Alema, alla Cuperlo, alla Civati, alla Fassina, alla Scalfari, gente appunto che non ha mai lavorato un giorno in vita sua , riuscendoci benissimo. A farmi sorridere, sia chiaro. Non capisco bene se questo “ reddito di cittadinanza” voglia scopiazzare o imitare altre due nozioni e cioè il “ reddito minimo” e “ il salario minimo”. Respiro però il sentore di una nuova forma di welfare ed anche di una sua ulteriore espansione. Dalle loro omelie ho capito che dovrebbe trattarsi di una “ nuova prestazione” che dovrebbe indicare una sorta di livello di “ reddito minimo” al quale avrebbero diritto tutti coloro che sono senza reddito o che ne percepiscano uno inferiore alla soglia indicata dei 600 euro mensili. Altrove in Europa è previsto il “ salario legale minimo” una soglia minima di retribuzione al di sotto della quale non si può andare, ma riguarda evidentemente solo i rapporti tra privati. Invece nell’emendamento proposto dal M5s vi sarebbe l’obbligo di una integrazione del “ reddito percepito”, qualora questo fosse inferiore alla misura or ora indicata del “ reddito di cittadinanza”. Ma questa “ integrazione” avverrebbe a spese dello Stato non a carico del privato interessato. Immagino serviranno poi schiere , falangi di Magistrati invasati, ululanti “legalità, legalità”, per dare la caccia agli accordi criminali che si verrebbero ad instaurare fra imprenditori e lavoratori, all’evidente scopo di spostare sul nostro groppone sia” l’integrazione” che tutto il “reddito di cittadinanza”, alla faccia dell’evasione che è noto è sempre e solo“ quella degli altri”. Inoltre ho pensato, leggendo quella proposta, sulla base di quello che conosco degli altri Paesi europei in cui è tutelata non solo la disoccupazione (ovvero la posizione di chi perde il lavoro, come in Italia), ma anche la così detta “ inoccupazione” ( ovvero lo stare ancora alla ricerca del primo impiego, come nei modelli anglosassoni ed olandesi ) che è fondamentale che il M5s mi faccia capire ( sulla questione non v’è cenno alcuno nell’emendamento) quale posizione intenda assumere nei confronti dei beneficiari di questo reddito di cittadinanza. Mi riferisco alla constatazione che in tutti gli altri Paesi ( europei, s’intende) il soggetto tutelato non solo deve “attivarsi”, non solo non può rifiutare quello che gli viene offerto dai centri per l’impiego, ma in alcuni Paesi se ne deve anche assume l’obbligo del rimborso. Nell’impostazione del M5S, allo stato attuale, invece, non vi è alcuna doverosa attenzione a tale proposito, per cui se vi fossero persone che ( oltre al loro lavoro a nero, s’intende) s’ accontentassero di altri 600 euro al mese, da non restituire mai, saranno i benvenuti nel “ mondo a 5s “ cioè nel mondo di Bengodi . 20 miliardi di euro l’anno sarebbe la necessaria copertura finanziaria del pranzetto. La somma, che in Italia ovviamente non esiste, dovrebbe venire fuori , secondo sempre il M5s, da due fonti: “ taglio delle pensioni d’oro” e “ patrimoniale”. A dire la verità mancherebbe l’altra “ araba fenicia”, il recupero dall’evasione fiscale, per raggiungere vette di umorismo inimmaginabile, ma già bastano ed avanzano quei due punti. Siamo praticamente allo “ schiavismo classista di Stato” . Come si trovino 19 miliardi di euro l’anno dai “ pensionati d’oro”( indicati in “ generale”, senza meglio identificarli e precisarli , compresi dunque coloro che, credendo di vivere in un Paese civile e libero, si sono pagati la loro agiata pensione durante la loro vita lavorativa con sacrifici e rinunce), anche a costo di ridurre questi “ pensionati d’oro”, a cominciare dal sempre vituperato Amato, scorticati, scarnificati, scheletriti , non lo capisco. Forse nemmeno con una totale espropriazione delle loro pensioni si arriva a quella cifra. Sulla “ patrimoniale” siamo alle solite: cercano soldi da chi ha già pagato ed ha pagato anche molto più di chi ha uguali diritti ( di doveri nemmeno a parlarne!) pur avendo pagato di meno perché lavorando di meno guadagna di meno. Follia ideologica, solo demenza di stampo marxista, roba da sessantottini falliti. Mi pare poi di capire che il “reddito di cittadinanza” del M5s intenda sostituire prestazioni già oggi in vigore , che dunque hanno un costo. Da dove si prendono tutte queste montagne di soldi? I “Gatti del Vicolo Miracoli” davanti a certe notizie, diciamo, amene , usavano una battuta diventata poi famosa :” a me” - diceva il capocomico – “ me pare ‘na strunzata”! Sono auspicati interventi illustrativi, spiegazioni, informazioni, delucidazioni per correggere e magari anche cancellare queste mie convinzioni.
23 E 24 MARZO 1944 OGGI E DOMANI RICORRE IL 71° ANNIVERSARIO DELLO STERMINIO DI 337 INERMI CIVILI ITALIANI CHE I COMUNISTI ITALIANI UCCISERO” DELIBERATAMENTE E DIRETTAMENTE” ( ANTONIO CHIARETTI E PIETRO ZUCCHERETTI) E CHE LASCIARONO “PREMEDITATAMENTE” FOSSERO RASTRELLATI E POI FUCILATI ( ALTRI 335) DAI TEDESCHI , PER IGNOBILE ESECRANDA LORO ABIETTA , TURPE E DISONORANTE VILTA’ QUESTI MALEDETTI ASSASSINI NON HANNO SUBITO ALCUN PROCESSO DALL’ITALIA STRACCIONA , MISERABILE E PAPALINA , MA LI VOGLIO OGNI ANNO RICORDARE PER SVERGOGNARLI PUBBLICAMENTE E CON LORO TUTTI I LORO COMPLICI E PER EVITARE CHE LE MENZOGNE DEI COMUNISTI, VECCHI E NUOVI, NASCONDANO LA VERITA’ SU VIA RASELLA AD ETERNO, IMPRITURO, INFAMANTE, ABIETTO DISONORE E VEROGNA PER TUTTI I COMUNISTI,I VERI RESPONSABILI E COLPEVOLIDI QUEL MISERABILE ECCIDIO, IN PRIMA FILA SANDRO PERTINI CHE NE FU SERVILE E VILE COMPLICE “PERCHE’- CONFESSO’ – COSI’ VOLEVANO AMENDOLA ED IL PCI”.

venerdì 20 marzo 2015

LA CORRUZIONE – FINE La Dc ed il Pci erano i dominatori della politica italiana ed entrambi e solo entrambi avevano scoperto il finanziamento della politica. Nella lunga storia del malaffare politico della “corruzione sistemica” come forma ormai “convenzionale” di finanziamento del sistema politico italiano, la Dc era dipendente dagli Usa e dalla Confindustria , per poi passare con l’Iri e con l’Eni al “ sistema delle partecipazioni statali” che coinvolgevano banche, servizi pubblici, ecc. Occupava posti nel consigli delle imprese pubbliche, ne ricavava finanziamenti illegali ed utilità d’ogni genere, ma mai arrivò a creare e ad imporre sul territorio una struttura di tipo imprenditoriale, fondata apertamente sul malaffare corruttivo politico, come il Pci . Il quale Pci, a sua volta , dopo il periodo così detto “ zingaro”( fino circa al 1947), caratterizzato dal riciclaggio dell’oro di Dongo e del bottino ricavato dalla spartizione fra Licio Gelli ( sì, proprio lui!) e Palmiro Togliatti del tesoro della Banca Jugoslava (alla fine del 1944 Palmiro Togliatti, leader dei comunisti italiani all’epoca membro governo italiano, produsse istanza per riabilitare l’ex fascista Licio Gelli il quale, per ripagarlo , gli consegnò 27 delle 60 tonnellate di oro che i fascisti avevano sottratto in Montenegro alle truppe del Re Pietro di Jugoslavia in fuga verso Londra) era finanziato da Stalin,dal Kgb e dal sistema delle cooperative e delle società di import export. Dopo la disfatta politica del ’48 il Pci dovette controllare le sue “pulsioni rivoluzionarie”, accettare l’idea di essere solamente una “ quinta colonna” agli ordini di Stalin che serviva al piccolo padre , nel solo caso di un fallimento della conquista militare dell’Italia, per conquistare il potere in Italia con le elezioni democratica. Finisce così la prima fase, quella “avventurosa”, del finanziamento illegale dei due partiti che, dovendosi preparare alla “ lunga e reciproca battaglia”( la lunga d estenuante traversata del deserto) provvidero a sistemare sia le loro rispettive “ milizie armate” ( il Pci incrementò la collaborazione con i servizi segreti sovietici – Kgb e Stasi - l’attività della Gladio Rossa, della Volante Rossa, dei campi militari cecoslovacchi dove addestrare i suoi miliziani fino alle Brigate Rosse , e la Dc, a sua volta, con la Gladio bianca, con Stay Behind , con il separatismo siciliano ) sia , quello che ora qui interessa, a rendere stabile, la fitta rete dei finanziamenti illegali : ecco la fondamentale e primigenia rete corruttiva. Fu così che il Pci divenne dal 1948 in poi la prima unica e vera “ holding del malaffare illegale e della corruzione sistemica ” fondata su tre pilastri fondamentali: 1. da un lato l’incessante e massiccio finanziamento illegale da parte del Pcus e del Kgb; 2. da un altro lato il sistema delle cooperative comuniste o rosse , tutte inquadrate nella emiliana “ Lega delle Cooperative” che a sua volta si avvaleva di una fitta rete di società di import – export , realizzata da Eugenio Reale, un altro “nobile e ricco ” napoletano fattosi comunista (per poi pentirsene); 3. ed infine da rapporti confidenziali e clientelari che il Pci intratteneva con imprenditori privati, al pari degli altri partiti politici italiani Ovviamente fu solo una spudorata menzogna il tanto sbandierato “ atto di coraggio “ di Enrico Berlinguer nei confronti dell’Urss , il preteso “ strappo da Mosca ” degli anni 78/80, fu il classico “ pacco” alla napoletana, sostituire ai rubli del Pcus i bei dollaroni che l’ENI , che vendeva in Italia il petrolio russo della Compagnie Européenne des petroles , elargiva al Pci, dietro volere del Pcus, con un “ raffinato” estero su estero, parlo della bellezza di 56 miliardi di vecchie lire, alla faccia delle leggi valutarie, alla faccia dell’evasione fiscale, al di sopra del finanziamento pubblico, alla faccia della superiorità morale del Pci. Da allora la collusione fra il potere politico del Pci con il suo potere economico porta il Pci a diventare un partito politico e contemporaneamente la primaria “ holding italiana finanziaria e bancaria di stampo corruttivo” il cui potere e la cui influenza alligna su tutto il Paese , soffoca ogni residua forma di libertà economica , impone sul territorio , con la stessa forza intimidatoria con la quale in Sicilia dominava la mafia, il perenne reato penale del “ voto di scambio”, mentre condiziona e ricatta il voto popolare. Un conflitto di interessi da spavento, una costante opera corruttiva e criminale consistente nel garantire lavoro , finanziamenti, sostentamenti ed assistenzialismo di vario genere dietro “ voti di scambio” e subalternità varie . Una holding, una multinazionale della corruzione politica , quella comunista che , oltre al “ partito politico” incorporava : 1. tutto il “ sistema delle cooperative rosse”, ormai diffuse non solo sull’Emilia Romagna, ma in tutta Italia, dalle Alpi a Pantelleria, tutte incorporate nella “ Lega delle Cooperative” e che occupavano ogni settore ( edilizia, trasporti, cemento, movimenti terra, forniture materiali, accoglienza, campi rom, ecc) e che si accaparravano la maggior parte degli appalti pubblici. Le cooperative rosse finanziavano il Pci “ assumendo per comodo i suoi funzionari” : si tratta di migliaia di funzionari i cui stipendi ed oneri venivano pagati dalle Cooperative rosse. Era la forma usuale di “ finanziamento illecito” del Pci. Da questa brodaglia untuosa sono usciti Bersani e Poletti, per fermarmi a due casi; 2. una grande società di assicurazione, la Unipol ,che non solo gestiva pacchetti assicurativi enormi ma anche un “sistema finanziario” per accedere al quale occorreva sottomettersi a condizioni speciali, un sistema tramite il quale nacque dapprima la “ Banca Unipol” , poi la successiva “dipendenza” e “ subalternità” al potere di Viale Stalingrado a Bologna ( sede dell’Unipol) del Monte dei Paschi di Siena fino alla sua acquisizione nel Pci tramite la “ Fondazione bancaria MPS “notoriamente tutta nelle mani del Pci, l’acquisizione dal MPS della Banca del Salento, poi della Banca Agricola Mantovana. La conquista del potere economico finanziario e bancario è continuato, assolutamente senza alcun ostacolo da parte istituzionale non ostante l’evidenza del pericolo per la democrazia dal grumo di potere politico ed economico che il Pci andava realizzando, con il famoso assalto alla Banca Nazionale del Lavoro organizzato dal Pci/DS a segreteria Fassino, insieme a imbarazzanti compagni di assalto al suono di quella famosa frase “ abbiamo una Banca”? 3. una serie di imprese “private” ma “ devote” al Pci, per motivi strettamente clientelari. A livello nazionale ( Elettrogeneral, De Bartolomeis, sopra tutti l’ENI di Mattei) occorre anche ricordare, per avere un quadro sintetico ma rappresentativo di tutta la ragnatela affaristica del Pci, come nei Consigli di Amministrazione di tutte le aziende di stato ( Enel, Telecom, Eni stessa, Rai, Iri, Banche a partecipazione statale , FF.SS., Alitalia, Aziende Comunali varie, ecc) fossero presenti persone “ di fiducia” del PCI ( come anche della Dc, del Psi, ecc). Non appena poi scampato il pericolo di Tangentopoli, non va dimenticato come il Pci abbia avuto un ruolo “ fondamentale” nell’acquisizione selvaggia di gioielli di Stato: D’Alema era il Presidente del Consiglio che battezzò benevolmente come “ capitano coraggioso” un ragioniere di Mantova, tale Roberto Colaninno che, finanziato in misura illecita proprio dalla Banca Agricola Mantovana di cui sopra e con “ compagni di cordata ” impresentabili e loschi , sferrò l’assalto alla Telecom insieme all’Unipol di Consorte , un assalto che meriterebbe una trattazione particolareggiata nella ancora oscura svendita della Telecom . L’attività di questa multinazionale della corruzione consisteva “ anche “ nell’attuare il baratto fra appoggio politico in Parlamento contro munifiche tangenti. Si cominciò col sistema della così detta “ amministrazione straordinaria”: il Pci pretendeva finanziamenti da imprenditori privati quale prezzo del sostegno politico alla inclusione della loro specifica attività fra quelle che potevano usufruire delle facilitazioni e dei finanziamenti agevolati dello Stato per essere state ammesse, appunto, dal Parlamento, “all’amministrazione straordinaria” . Poi, nel 1987 la holding della corruzione decise di partecipare in prima persona, con la losca faccenda delle tangenti alla Metropolitana Milanese, la “ Mm “ . Le cooperative rosse vengono praticamente inserite nelle aggiudicazioni pilotate dal potere politico ed iniziano così a pagare tangenti al Pci. Fu per questa ragione ì che sono stati condannati diversi rappresentanti delle Cooperative rosse . Cito Antonino Fontana, il sindaco comunista di Villabate, Sicilia, quello che era stato denunciato al Pci di Berlinguer da Pio La Torre, proprio a causa dei collegamenti che il Fontana e le sue cooperative rosse avevano instaurato con la mafia siciliana per fare razzia di appalti e che è stato condannato per mafia dalla Cassazione, ma solo nel 2010, quando la memoria di questi autentici misfatti del Pci era quasi svanita . Ma l’elenco è lungo, ne faccio una breve sintesi. L’ Ingegnere ligure Lorenzo Panzavolta, un manager passato dal sistema delle cooperative rosse al sistema della “Ferruzzi di Ravenna” di Raul Gardini e le sue varie tangenti pagate al Pci sul “ conto svizzero Gabbietta” del Pci a traenza della testa di legno Primo Greganti , dove confluivano anche somme da parte della Stasi, fra cui un miliardo di vecchie lire che Greganti rigirò alla “ Casa Editrice Ecolibri”, che era di proprietà della sorella di Achille Occhetto. Leo Porcari era andato a Via delle Botteghe Oscure , sede del Pci, nel dicembre del 1989 per incontrare D’Alema e Occhetto, per consegnar loro “un miliardo di lire”, quale “tangente” per l’appoggio del Pci alla “ defiscalizzazione degli oneri gravanti sull’Enimont “ che doveva essere decisa in Parlamento. Nell’agenda del suicida Raul Gardini il Tribunale ritrovò questo appunto , scritto per il “ 20 ottobre del 1989”: “ ringraziare M.S.”. Ebbene proprio il 20 ottobre del 1989 il Pci propose in Parlamento gli sgravi fiscali per Enimont. Bizzeffe di prove documentali contro D’Alema, Occhetto, Stefanini ma ci pensò un Magistrato, il Presidente della Corte, il famoso Giuseppe Tarantola, il marito di Anna Maria Tarantola la ancella romana del Prof. Monti, quella a capo della vigilanza della Banca d’Italia che ometteva di vigilare sul MpS, Il Magistrato Giuseppe Tarantola, aderente ( e c’era forse da dubitarne?) alla corrente (comunista) di “ Magistratura Democratica”, “ si oppone” alla richiesta di convocare i dirigenti del Pci per essere ascoltati come persone informate dei fatti. “ Si oppone” e basta. Perché Tarantola o il P.M. non aggiunsero prove a discarico di D’Alema, di Occhetto, del Pci, no. Il Magistrato Tarantola, Presidente della Corte, “ si oppose”. E quella farsa di processo terminò con grande soddisfazione della sinistra. Venne poi il tempo del così detto “ rito emiliano”, una forma di finanziamento al Pci, che consisteva nella fusione quasi perfetta fra “ cooperativa rossa” ed il Pci. La dirigenza delle cooperative era costituita da funzionari del Pci e dunque la forza del “ rito emiliano” stava nel fatto che il “politico amministratore” della cooperativa doveva solo seguire il suo “ compagno e collega” “ politico istituzionale”, membro del suo stesso partito , il quale gestiva e pilotava la gara pubblica d’appalto a favore di quella cooperativa . Nessun passaggio di mazzette, nessuno scambio di bonifici, niente dazioni, niente di niente. Certo c’è la “ corruzione” eccome! Un mare di corruzione ! E c’era anche la tangente, eccome se c’era ! Ma erano reati difficili da scovare sotto una parvenza di legalità apparente. Ci sarebbe voluta una Magistratura non “ collusa” con il Pci e con “ quel sistema”, una Magistratura che si fosse occupata di “reati penali” e non “ di fare politica”, sarebbe bastato controllare i bilanci delle cooperative e quelli del Pci, sarebbe bastato chiedersi come mai un funzionario del Pci fosse l’Amministratore Delegato della cooperativa tal dei tali e come mai quella cooperativa avesse vinto una gara d’appalto bandita dal Comune Tal dei Tali il cui Sindaco era dello stesso partito dell’Amministratore Delegato, sarebbe stato necessario esaminare tutti i finanziamenti alle “ Feste dell’Unità”, tutte le “ assunzioni clientelari” dentro le cooperative, le “ cene elettorali” pagate a candidati del Pci, verificare gli strumenti elettorali predisposti per il candidato, passare al setaccio tutti i “ congressi” pagati dalle cooperative e tutte le manifestazioni che servivano per la campagna elettorale del candidato. Poi il fardello cominciò a pesare, perché era caduto il muro ed il Pci aveva trovato diversi “utili idioti” pronti a prestare la loro faccia democristiana per agevolare la conquista del potere politico al Pci. Venne il momento in cui rimbalzava dagli ambienti culturali, aleggiava sui giornali, negli anni del “dopo” Mani Pulite, un refrain, l’ “abuso di ufficio”. Aveva cominciato il Capo dello Stato, O.L. Scalfaro a parlarne, per sollecitarne una sua attenuazione . O.L. Scalfaro si impancava per sdottoreggiare sulla necessità di una revisione di quel reato, p.p. dall’articolo 323 c.p. perché erra stato eletto al Quirinale grazie ai voti dei comunisti e doveva dunque ripagare tale concessione. O.L. Scalfaro era, guarda caso, “sotto schiaffo” della Magistratura romana per quella inchiesta sui fondi neri del Viminale scoppiato ad orologeria, proprio nel 1993.. Ricorderete tutti la sera del 3 novembre ’93 Scalfaro si presentò in televisione, a reti unificate e interrompendo la telecronaca diretta della partita di Coppa Uefa, Cagliari -Ttrabzonspor, con un messaggio straordinario alla nazione nel quale pronunciò la famosa espressione "Non ci sto", “ non ci sto”, “non ci sto”, quando parlò di "gioco al massacro" usando un linguaggio non consono ad un Presidente della Repubblica, piuttosto consono, invece, ad un mafioso aduso a “ parlare a suocera affinché nuora intenda” e diede una chiave di lettura dello scandalo come fosse una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti. Ma non era così. Era un ricatto bello e buono che la Magistratura aveva costruito a tavolino contro il “nominato”, appunto per avere al Colle un uomo disposto a tutto per ottenere la sua protezione, un sicuro obbediente. La vera occasione – per Scalfaro - fu rappresentata dal famoso “ decreto Conso”, era il 5 marzo del 1993, quel decreto depenalizzava il reato di finanziamento illegale ai partiti politici, ritenuto “ ragionevole” persino dall’Unità . Ma una sera provvidero “tre famosi personaggi” - i Tre dell’Ave Maria - a far capire “come ci si deve comportare “ al Presidente Scalfaro. Furono Borrelli, Di Pietro e Colombo, tre Magistrati del Pool di Mani Pulite di Milano più simili a Kit Garret che ad un magistrato, ad occupare , una sera, la televisione., era il 5 marzo del 1993, - barbe incolte ed occhi cerchiati - per “ denunciare alla pubblica opinione” che , con quella depenalizzazione del decreto Conso, il Pool di Milano “ non avrebbe più potuto debellare la corruzione”. Ovviamente era una “ assoluta e colossale falsità” perché il decreto Conso depenalizzava ma non cancellava quel reato, per il quale si poteva tranquillamente inquisire e perseguire . Quello che veniva meno ai Magistrati del Pool di Mani Pulite era invece ed esclusivamente la possibilità di organizzare arresti sotto i riflettori delle televisioni con inquisiti in schiavettoni, esposti al pubblico ludibrio. O. L Scalfaro fu svelto d’intuito, intuì l’assist più velocemente di quanto Gigi Riva intuiva quelli di Cera ( roba del grande Cagliari di Scopigno , di Boninsegna, di Domenghini, di Albertosi, ecc!) e si adeguò. Fu un attimo. Si rimangiò l’accordo con Conso ed affermò che “ mai avrebbe firmato quel decreto ”.O.L. Scalfaro si prostrò ai piedi dei Magistrati, il Quirinale fu usato da O.L. Scalfaro come “ cosa sua”, solo per risolvere problemi suoi, gli affaracci suoi. Conso avrebbe anche potuto ripresentare in Parlamento il suo decreto ma l’aria che tirava nel marzo del 1993 in Italia non era salubre. Scalfaro compì questi misfatti solo per interesse personale: per ottenere benevolenza dalla Magistratura. Si vendette. Come un qualsiasi corrotto. Il premio O.L. Scalfaro lo incassò ” appunto, il 3 marzo del 1994, quando la Procura della Repubblica di Roma archiviò quell’inchiesta penale contro di lui. Ma la questione della riforma dell’articolo 323 c.p. restava appesa per aria, vagava sui giornali perché rinfocolata da alcuni giornali di sinistra , da argomenti discussi nelle assemblee dei Magistrati di “ Magistratura Democratica” e dai ripetuti richiami ed interventi di Scalfaro. Perché mai? Il motivo era duplice, urgente e nel solo ed esclusivo interesse degli eredi del Pci. Solo gli italiani , come al solito, ne erano tenuti all’oscuro. Erano i tempi in cui Di Pietro riscuoteva più devozione di Padre Pio, per dire degli italiani brava gente ….. Bisognava salvaguardare Romano Prodi che stava realizzando un'alleanza fra la “ democrazia cristiana di sinistra” e “ la sinistra post comunista “ . E Prodi, sia in prima persona e poi quale ex Presidente dell’IRI ne aveva di “ scheletri nel suo armadio” facilmente utilizzabili dall’opposizione per delegittimare e denigrare Prodi e l’Ulivo. Occorreva dunque un’ “ addolcificata” riedizione morbida del reato penale di abuso in atti d’ufficio” non solo Prodi, ma che rendeva anche inattaccabile dal punto di vista, appunto, penale, quella sequela infinita e sistemica di finanziamenti illeciti, di corruzione clientelare, di voti di scambio, di abuso in atti d’ufficio che la holding della corruzione del Pci avevano ideato, realizzato e ripetutamente commesso: non bastava dunque concedere l’impunità penale a Prodi , occorreva anche concederla alla holding del malaffare comunista Il “ colpo di spugna” sul reato di abuso in atti d’ufficio arriva con l’approvazione della Legge n° 234 del 16 Luglio 1997, che riscrive completamente il reato di abuso d’ufficio previsto e punito dall’articolo 323 c.p.. In quel Governo c’era il gotha del Pci: a parte Prodi, c’erano Giorgio Napolitano, agli Interni, c’era Valter Veltroni quale Vicepresidente del Consiglio, c’era il grande amico intimo di Prodi al Ministero di Giustizia e cioè Giovanni Maria Flick, c’era Carlo Azeglio Ciampi al Ministero dell’Economia , c’era Vincenzo Visco al Ministero delle Finanze, c’era Beniamino Andreatta alla Difesa, c’era Luigi Berlinguer alla Pubblica Istruzione ed all’Università, c’era Pier Luigi Bersani al Ministero dell’Industria, c’era Tiziano Treu al Ministero del Lavoro, c’era Rosy Bindi al Ministero della Sanità, c’era Valter Veltroni al Ministero per le attività culturali, c’era Franco Bassanini alla Funzione Pubblica ed Affari Regionali, , c’era Anna Finocchiaro al Ministero delle Pari Opportunità, c’era Livia Turco alla Solidarietà sociale. Ma a quel Governo non bastava salvare Prodi era l’occasione irripetibile per salvare anche tutto il suo sistema corruttivo sopra illustrato. Così, con la stessa Legge – la n° 234 del 16/7/97 - fu anche varata la riforma dell’articolo 513 del c.p.p. ( voglio ricordare come a questa riforma si oppose solo Rifondazione Comunista). Il nuovo disposto dell'art. 513 c.p.p. impediva che le dichiarazioni acquisite al di fuori del dibattimento fossero utilizzate come prova contro i soggetti cui si riferiscono senza il loro consenso: ciò in osservanza del “principio del contraddittorio” - cardine del giusto processo - in base al quale la prova processuale non deve essere precostituita, bensì formarsi nel contraddittorio tra le parti. Sta di fatto che a questa riforma i critici imputano l'annullamento di centinaia di sentenze riguardanti processi relativi a vicende di mafia da parte della Cassazione. Cosa dunque era successo con queste due modifiche del codice penale? Semplicemente e sfacciatamente che Romano Prodi era messo praticamente in salvo da tutti i suoi scheletri nell’armadio per il fatto che la riforma e la nuova formulazione dell’articolo 323 del c.p. dava un colpo di spugna a migliaia di procedimenti in corso istruiti per il reato di abuso in atti d’ufficio. La formula era anche spudorata, se persino Borrelli non poté fare a meno di esclamare: “ Tutti gli abusi d’ufficio commessi fino a cinque anni fa e per i quali non sia stato chiesto il rinvio a giudizio, sono cancellati” . Ma chi, quale inchiesta della Magistratura, quale Commissione parlamentare, quale inchiesta giornalistica, quale sommovimento sociale, quale manifestazione o quale girotondo (eppure parlo dell’Italia dal 1946 fino a Mani Pulite) ci ha mai svelato o garantito che quell’aggressiva opposizione dei socialcomunisti abbia agito proprio in nome del superiore interesse del Paese e non per soffiare “ fumo negli occhi” degli italiani, in modo tale che essi non s’ accorgessero che il loro scopo era quello di imporre il “proprio malaffare”, spacciandolo come difesa contro il malaffare della Dc? Nessuna. Eppure parlo di mezzo secolo, mezzo secolo durante il quale la Magistratura “non vedeva”, “ non sentiva”, sopra tutto “ non parlava”, non capiva sopra tutto il “ siciliano”, troppo occupata a coltivare le sue “ correnti politiche” che avrebbero dominato il loro Parlamento, il Csm, non aveva tempo di guardarsi intorno per accorgersi del malaffare dilagante. IL MALAFFARE E’ COSI’ DIVENTATO UN REGIME . I BUROCRATI DELLO STATO SONO I SUOI MANDARINI Pare incredibile davanti ad un simile quadro delinquenziale la totale e completa mancanza di ogni e qualsiasi iniziativa penale da parte della Magistratura. Eppure i magistrati hanno sempre digerito persino le panzane dei vari Violante, Caselli, Occhetto e di D’Alema, ecc. che, in alcune interviste televisive del ‘ 93 dicevano – con la faccia seria seria - : “ Greganti? Non lo conosco”. Parlo di “certi Magistrati”, genere Casson, Violante, Finocchiaro, Grasso, Di Pietro, D’Ambrosio, ecc i quali , oggi , pretendono pure di essere ancora rispettati, gente sprovveduta che s’è bevuta favola su favola . Salvo poi svegliarsi “ senatori” comunisti in Parlamento. Come giudicare ora chi , davanti ad un simile scempio, parteggia per i Magistrati se non un cretino?
CRETINI SI NASCE MA CI SI DIVENTA PURE Vi ricordate di Alemanno e Mafia Capitale? Oggi sappiamo che “anche” Alemanno aveva in merito delle responsabilità , ma non solo lui, perché ne avevano anche, e molteplici, Marino, anche Veltroni , ecc. . E, dopo le sceneggiate televisive dei primi giorni ( ricordate i mitra spianati, le urla da guerra e Carminati che si cacava addosso nella sua Smart ?), di “mafia capitale” non se ne parla più. Ma quanti cori, quante prefiche che “ daje ad Alemanno!”, “ Alemanno il corrotto” e fregnacce d’ordinanza, con Travaglio in grande spolvero quando c’è da fare figure meschine ed incensare i suoi padroni. Oggi si replica, con Lupi. L’inamovibilità del personale statale , il loro “ promoveatur ut amoveatur”, la devastazione del sistema pensionistico con la famigerata “ Legge Mosca”, la progressione in carriera degli statali per anzianità e non per merito, furono leggi pretese dai comunisti ed elargite loro dai socialisti del primo centrosinistra per evitare di essere superati a sinistra , tutto negli anni 68/70”. Quelle leggi servivano al progetto stalinista che prevedeva la fantomatica “progressiva democrazia” che doveva attuarsi per via democratica – parole dello stesso Togliatti – e costituzionale attraverso l’occupazione, da parte della classe operaia e dunque del Pci, dei gangli vitali del sistema capitalistico . Era la via gramsciana alla conquista del potere, l’occupazione delle famose “ casematte”. Incalza , il Dr Incalza è il prodotto , il sedimento di tutto questo: un potere granitico cui anche un Ministro deve assuefarsi. E infatti Lupi gli raccomanda il figlio. Non avrebbe dovuto essere il contrario? La Procura di Firenze passa illecite registrazioni al giornale “amico”, oggi su Lupi, proprio mentre l’Anm aggredisce direttamente il Governo, come fa la mafia, come fa la camorra, come fece Orlando Cascio contro Falcone, ricordate?, davanti ad un pronubo, compiacente e colluso Santoro quando inviava “inviti ad uccidere Falcone” alla mafia per via Tv , accusando lo stesso Falcone di tenere nascosti segreti di mafia. Lupi resiste e reagisce, Renzi non s’inchina? La Procura di Firenze se ne sbatte altamente di fare cose illegali ( e chi mai oserà protestare?) , ai Magistrati, lo sappiamo, è consentito stare sopra le leggi, restare impuniti, procedere in favolose carriere automatiche , minacciare chi osasse protestare, fare e disfare governi eletti e passa altre “ estrapolazioni ambientali” al giornale del compagnuccio dei poteri forti ed al suo scriba , sempre contro Lupi. E’ il solito “ricatto” imposto dalla Magistratura ai danni del Paese e della Costituzione, davanti al quale però l’esercito delle scimmie italiote “non vede, non sente, non parla”, ma obbedisce come tanti Griso agli ordini del monarca, del magistrato. Così è tanto facile mettere sul banco degli accusati un Lupi che si permette di maneggiare brandelli di opaco potere neanche fosse un uomo del Pci. Si ingigantisce la pagliuzza negli occhi di un ciellino ma ci si guarda bene di mettere sul banco degli accusati innanzi tutto i magistrati, gli intoccabili , i veri padrini di questa Italia cilena, sudamericana, talebana. C’è pure chi si sforza per legittimare il massacro , per assicurarsi la benevolenza dei poteri forti, come fanno i sudditi mentali . Così, gira opinione, si dice, fra gli intellettualoni, che “ però insomma, Lupi ha mentito, Lupi si è speso come Ministro per il figlio….”. Lupi? Siete sicuri che lo ha fatto solo Lupi? E non anche tanti altri ministri come per esempio un certo Antonio Di Pietro, famoso Ministro omologo? Oppure , per farne qualche altro più significativo per gli smemorati di Collegno, che lo stesso - per i propri fratelli, cugini, figli, nipoti, pronipoti - non lo abbiano fatto anche un tale Veltroni? O un tale Enrico Berlinguer ? O un certo Signor Eugenio Scalfari ? Due soli esempi di due Paesi civili, non talebani come questa povera Italia. Clinton e Chirac. Il 19 luglio 2007, solo dopo la scadenza del mandato presidenziale e peraltro ormai privo dell'immunità presidenziale, Chirac è stato interrogato per oltre 4 ore dai magistrati per accertamenti in merito a 21 presunte assunzioni fittizie commissionate nel periodo in cui era sindaco di Parigi , fatti del 1994. Clinton ha mentito su ben altro, lo ricordiamo tutti, ma non si è dimesso: alla fine aveva ragione lui, tanto che sono spariti dalla faccia della terra i suoi due accusatori ( vi ricordate i loro nomi?) e lui è rimasto Presidente degli Usa. Altri Paesi, altra cultura, vera democrazia , altra dignità! Questa è una guerra fra complici, uno scontro fra due correi ,dapprima conniventi nel progetto, quello sì certamente criminale, di impadronirsi dell’Italia nel 1992/93 , senza mai aver vinto una sola elezione politica pur essendo crollati nel consenso popolare dal 40% del 1948 al 16% nel 1992. Da un lato gli eredi di quel Pci cui quella stessa Magistratura offrì, in cambio della propria intoccabilità ed impunità, l’esecuzione giudiziaria di tutti i suoi avversarsi politici del 92/93, in perfetto stile stalinista e sudamericano; dall’altra la colonna infame delle squadracce togate dedite al rastrellamento giudiziario degli avversari politici del Pci. E’ il richiamo all’ordine, la riedizione più avveduta del grido delle Brigate Rosse a Berlinguer, quel “ non farti corrompere dalla Dc” che cosò la vita di Aldo Moro. La Magistratura, certa magistratura, recita questo ruolo, senza mitra senza un Memeo, ma con tanti officianti che pretendono che Renzi non faccia le riforme della giustizia che farebbero un favore al popolo italiano. Come al solito la vigliaccheria e la codardia italiana sacrificano la vittima (Lupi) per omaggiare i boia ( i Magistrati). Come diceva Totò? Signori si nasce , io lo nacquetti….e voi?

mercoledì 18 marzo 2015

LA CORRUZIONE – PRIMA PARTE Affrontare il problema della corruzione armati con le grida manzoniane e schiavettoni d’ordinanza della ben nota “Magistratura alla Kit Garret e dei sui “ sottopanza” ( M5s, Partito Democratico, Sinistra radicale, Scalfari, Mauro, Travaglio, Barbacetto, Gomez, Padellaro, Salvini, giustizialisti e forcaioli sciolti, in branco ed a pacchetti al seguito ) significa commettere lo stesso omicidio che commette un chirurgo il quale, in procinto di operare un paziente per asportargli un polmone malato, poco informato sull’intervento ( sbadatezza, distrazione, superficialità, ecc) gli asporta il polmone buono. Questi sì che sono veri e propri “omicidi di Stato”, dovuti ad “ignoranza” dei fatti sui quali si interviene, con l’aggravante di usare un’arma micidiale: imporre proprie soluzioni con piglio occhiutamente autoritario con la “sola forza del potere” ( sono io il chirurgo, sono io il Magistrato, insomma “ io sono “ Lo Stato padre e padrone” ) ma senza una previa doverosa , scientifica e non ideologica conoscenza del male da estirpare. Quello del chirurgo determina la morte del paziente invece della sua guarigione , quello finora commesso nei secoli ormai dai Magistrati italiani contro la corruzione non ha mai segnato un miglioramento della salute del Paese davanti a quel tumore maligno . A nulla sono mai servite le tante “asserite emergenze”, le tante leggi speciali, le “ campagne di Milano “, l’ istituzionalizzazione e la premiazione della “delazione “ come nella più retriva e fosca DDR con Sbt e Kgb a spiare , gli innumerevoli inasprimenti delle pene edittali , le molteplici e successive restrizioni delle libertà personali sacrificate, come chiedevano i magistrati – officianti il curiale rito per la “ “legalità” sull’ara pagana , per la gioia del Maligno invece che per quella del Paese. Non lo si vuole accettare: la corruzione non è un problema politico, ma un problema storico e culturale e coincide, in parte, con la “ questione italiana”, non ha bisogno di manette, televisioni, schiavettoni, di scene da Far West ( vero Dr Pignatone?) , ma di una sua cura culturale . L’Italia è un paese la cui storia politica unitaria è caratterizzata , nello scorrere dei secoli, da una sua specifica e precisa peculiarità: da una serie infinita e non interrotta di furiosi processi di delegittimazione reciproca dei partiti politici, da una profonda ed incancellabile sfiducia dello Stato nei suoi cittadini e dei cittadini nei confronti del loro Stato. Questa frattura ha contrapposto, nella storia, il “ paese legale” ( cioè quello istituzionale) al “paese reale” ( al popolo), ma le due entità hanno sempre dovuto convivere così producendo fatalmente da un lato un “ sistema di potere” che consentisse almeno la governabilità del Paese a dispetto della fronda e dall’altro lato una irresistibile attrazione popolare a favore della rivolta contro il potere politico. Si è venuta così a creare una profonda discrasia fra due mondi opposti: da un lato le “élite politiche ed istituzionali” ( partiti politici, casta, poteri istituzionali che richiamano il gioco di squadra per essere untiti e complici nel guidare il paese non ostante la fronda ) e dall’altro il popolo. Quando, con l’unificazione, si tentò di far entrare il Paese nel circolo della modernità di ogni genere (politica, sociale, economica, ecc.) ci si avvide che il paese, unito, non disponeva, per ragioni storiche, di una classe dirigente, di una società civile - come si direbbe oggi - capace ed in grado di assecondare e di promuove la sua modernizzazione. Insomma fra la “libertà” ed il “progresso” si deve instaurare una gara a rincorrersi, un vero e proprio circolo virtuoso – quello che si intende come “liberalismo” – prodotto da condizioni che nell’Italia della seconda metà dell’Ottocento erano del tutto sconosciute ed in quella del Mezzogiorno poi addirittura del tutto improponibili. Così, confondendo il mezzo con il fine, quella classe piemontese, che si riteneva liberale, fu quasi obbligata a gestire lo “stato unitario” con una dose industriale di autoritarismo. I rapporti fra élite ed il Paese, già di loro assai difficili, erano ancor di più resi complicati ed ardui dalla invadenza della Chiesa cattolica; lo sviluppo degli altri Paese europei già marciava più speditamente che il nostro e dunque costringeva le élite italiane a temere una marginalizzazione del Paese , una sua futura irrilevanza, aggiungendo così ai tanti problemi anche quello della fretta, della premura, sempre pessima compagna e consigliera. Disconoscere una simile tara ereditaria equivale a chiudere gli occhi di fronte alla realtà ed all’evidenza, a nascondere la polvere sotto il tappeto. Non a caso un grande liberale come Luigi Einaudi aveva un motto che diceva: “conoscere, per deliberare” preceduto da un altro illuminista liberale, Francois Marie Arouet, alias Voltaire il quale predicava “ non condivido le tue idee ma sono disposto a sacrificare la mia vita affinché tu le possa sempre esporre “ . Ecco , il liberalismo si presenta come una convinzione che il dibattito e la collaborazione per il bene del paese convenga a tutti, come l’esaltazione del “ discutere” che comprende tanto la discordanza quanto il migliorarsi. Ogni teoria ad esso liberalismo opposta dunque, si presenta come una forza disintegratrice e distruttiva della “discussa ma condivisa verità raggiunta”, come una ideologia che subordina agli interessi di parte quelli superiori del paese intero. C’è poi un altro aspetto particolare e curioso nella storia d’Italia: ogni élite politica, fra le tantissime che si sono succedute al governo del Paese , nessuna esclusa, era convinta che il proprio “progetto modernizzante” sarebbe stato curativo ed educativo quel tanto che sarebbe bastato per sanare in via definitiva la frattura fra “Paese legale” e “ Paese reale” ed ha perseguito il suo scopo ( il superamento della nostra storica ed endemica “arretratezza socio – culturale “) cercando di consolidare il proprio potere, di riaffermare la propria legittimità, postulando in tal modo una surrettizia pretesa di una propria inamovibilità, per cercare di costruire un rapporto di fiducia col popolo Come se non fosse fatale ed umano che tutte le classi politiche che si sono succedute al governo dell’Italia sulla base del principio platonico di “ chi deve governare” rimanessero esse stese vittime dell’arretratezza socio culturale dell’Italia, come se non fosse prevedibile che esse non potessero restare a lungo isolate nella società, lontane dagli interessi e dal sistema delle pressioni, come se fosse cosa facile riuscire a conservare la rigida ed occhiuta tensione etica dei loro esordi politici. Dall’altro lato la ininterrotta successione di lobby politiche succedutesi nel tempo dall’Unità ad oggi ha prodotto fatalmente un “ apparato burocratico” il cui compito avrebbe dovuto essere quello di “ mediare” fra il “paese reale” ed il “ paese legale” per costringere il “paese reale” al rispetto di regole e leggi emanate a difesa del potere di ogni élite politica dominante per fare “ convivere” la due fazioni e fare procedere il Paese nel cammino della modernizzazione . Procedendo nel tempo ed usando potere e discrezionalità insita nel suo compito storico, questo “ apparato” ha dato origine , come suo “effetto collaterale” , alla “ corruzione sistemica” che si è sempre più incistata ed ingigantita nel Paese. Perché la corruzione ( le tangenti, gli abusi d’ufficio, le malversazioni di denaro pubblico, ecc.) è il naturale approdo delle mediazioni ,realizzate dall’apparato burocratico, tese però e fatalmente a favorire il clientelismo della élite al potere, che così si assicurava il necessario consenso politico. La storia ammonisce che approdando nell’era repubblicana con sul groppone simili problemi ancora irrisolti, un agente patogeno scatenante in maniera assolutamente distruttiva la corruzione è stato senz’altro la componente marxista stalinista e cioè la sinistra comunista. E’ una peculiarità dell’Italia questa, di ridurre ogni “ èlite modernizzante” a” forza staliniana” come conseguenza del distacco fra “paese legale” e “paese reale” . Insomma, il Paese diventa autore interessato e partecipe spettatore dello sbriciolarsi della “tenuta etica” delle varie èlite modernizzanti, sospinte verso posizioni staliniane proprio nel tentativo di attuare i loro progetti, ostacolati proprio dall’aggressività dell’opposizione. Ma chi ci garantisce che quell’aggressiva opposizione agisca proprio in nome del superiore interesse del Paese e non per difendere proprie lobby e propri privilegi? La patologia non è data dalla volontà di una certa lobby politica di attuare il proprio progetto educativo e curativo, quanto dall’ eccesso di opposizione, da un eccesso di moralismo, di giustizialismo, di clericalismo retrivo e pretesco che ormai permea la vita pubblica del Paese, spesso prodotto dagli interessi spiccioli di qualche potentato, di qualche lobby o dalla difesa di propri privilegi. Questo atteggiamento di ostilità, di delegittimazione, di opportunismo, che caratterizza l’arretratezza culturale che da cento cinquanta quattro anni costituisce la storica ed insanata frattura fra “Paese legale” e “Paese reale”, che costringe il Paese alla sua arretratezza, è sopravvissuto alla bellezza di due tremende guerre mondiali, a tre regimi differenti ( monarchia, fascismo, repubblica ) , ad una rivoluzione industriale, ad un miracolo economico, ad una stagione di terrorismo, all’evolversi del pensiero politico e filosofico per la bellezza di tre secoli ed è la dimostrazione pratica e lapalissiana di come in Italia siano state incoraggiate oltre misura le opposizioni politiche, le quali, nella loro aggressività, sono arrivate ad assumere atteggiamenti e forme di puro sovversivismo. Occorre dunque una bonifica generale del sistema, principalmente nella sinistra politica italiana di vario genere , occorre non certo un altro “rastrellamento giudiziario”, un’altra “ deportazione giudiziaria” contro schieramenti politici avversi a quello della sinistra, com’è accaduto nel 1992. Ma a cosa servirebbe aumentare le pene edittali, creare nuovi reati corruttivi, anticipare le loro soglie di punibilità a concetti da sacrestia , tramutare qualche peccato in reato, abolire del tutto o in parte la prescrizione , creare pool giudiziari utili più alle carriere politiche dei magistrati che a debellare la corruzione ( Casson, Violante, Di Pietro, D’Ambrosio, Grasso, Scalfaro, ecc) se poi il magistrato fa come il chirurgo incapace e taglia il polmone sano? Perché la “vera corruzione” in Italia, quella endemica e sistemica , qualle invasiva fino al midollo, quella che si è avvinghiata al sangue del Paese come una leucemia sta tutta nella sinistra politica italiana. Lo vedremo nella puntata successiva.

martedì 17 marzo 2015

COSSIGA , CASSON, BARBACETTO: UN GIGANTE E DUE SORCI. E’ proprio vero che ci sono animali meno animali degli altri. Afferma l’ on. Felice Casson, uno dei troppi magistrati “entrati” in politica , che su Gladio “ Cossiga mi disse no”. Forse il Dr Casson , che è nato nel 1953 e dunque insieme con la rappresaglia Montesi-Montorzi, ovvero Piccioni-Sotgiu, ovvero Dc – Pci ovvero ancora “ traduzione in italiano della pace di Yalta”, ignorava la storia del nostro Paese. Parlo di Gladio Rossa e parlo di Stay Behind , parlo della storia del nostro paese. Il Dr. Felice Casson , mentre indagava, ancora come Giudice Istruttore a Venezia, sulla strage di Peteano, che aveva comunque il suo bel reo confesso in Vincenzo Vinciguerra, cadde dal classico pero ed, una volta arrivato a terra, fece credere di avere scoperto chissà cosa: che vi fossero, sparsi in Italia, depositi di armi ed apparati militari che , disse Casson ed il seguace coro dei melensi comunisti ,nessuno conosceva. Gianni Barbacetto, che di suo non ha mai perso un’ occasione per fare bella figura stando zitto, ne approfittò per costruire e “ spacciare” dosi industriali di farneticanti complotti - una vera specialità della premiata ditta Pci & Company ( da dove vogliamo cominciare? Da Togliatti e dal “piccolo padre Stalin”, dal golpe del febbraio del 1951 ordito in Cecoslovacchia e fermato a calci nel sedere da Stalin stesso, dalle false accuse a Leone Piccioni, dalle false accuse a Giovanni Leone da parte della Cederna, da dove volete che inizio?) . Insomma secondo Casson solo il 26 luglio del 1990 “lui” riesce a trovare , nel ripostiglio di Forte Boccea i documenti che – udite udite ! - provano l’esistenza della Stay Behind , in Italia chiamata anche “Gladio bianca ”. Afferma Casson che detta Gladio Bianca sarebbe nata nel 1951 da un accordo tra Cia e Sifar (il servizio segreto militare), tagliando fuori il Parlamento e perfino il governo italiano. E così il nuovo Cristoforo Colombo, ovvero lo “ scopritore” , al secolo il Dr Felice Casson s’avvede del ruolo di Cossiga . Come sarebbe a dire che Casson “ s’avvede”? A me risulta che Cossiga in persona, addirittura da Capo dello Stato e proprio nel 1990, mentre era in viaggio in Inghilterra , approfittando e sperando nella pace sociale dopo il crollo del Muro, aveva tranquillamente tirato fuori dagli armadi tutti gli scheletri militari della Democrazia Cristiana, compresa la Gladio Bianca o Stay Behind ed aveva anche rivendicato, con orgoglio, la sua completa militanza. Dice Barbacetto che “ Cossiga non volle mai parlare con Casson o con magistrati dell’argomento”. Una balla portentosa, visto che fu proprio Francesco Cossiga ad invitare a cena, per la famosa “ cena del pesce”, al Quirinale, niente di meno che Luciano Violante , ossia la “ cara guida” giudiziaria del Pci di Casson, insieme ad Edgardo Sogno onde stipulare- sperava Cossiga – la pace sociale fra le due fazioni in guerra: il resistenzialismo comunista, rappresentato da Violante e quello bianco e liberale rappresentato da Sogno. Ed è bene precisare che alla fine della cena, dopo “una bella mangiata di pesce” fu solo Violante che si rifiutò di stringere la mano a Sogno, non viceversa. Per sapere il perché basta leggere il mio libro “ I peggiori anni della nostra vita”. Ma di questo, Casson e Barbacetto non si sono, ahimè!, “ avveduti”. Inaccettabile, dice Casson , il “ caduto dal pero”, che Cossiga si sia rifiutato di sedersi di fronte a un giudice per rispondere su pianificazioni segrete, esplosivi di Stato, depistaggi e stragi. Ma davvero? E come mai, cari Casson e Barbacetto, avete scoperto tutto sulla Gladio Bianca , sulla Stay Behind ma nulla sulla “Gladio Rossa” e sui campi di addestramento militare di Praga, la così detta “Scuola politica del compagno Synka” dove furono fatti riparare tutti i fuoriusciti comunisti condannati o ricercati in Italia per i delitti compiuti dopo la fine della seconda guerra ? Sandro Curzi, Luigi Berlinguer, Mario Toffanin un pluriassassino che il compagno Sandro Pertini s’affretto a “ graziare” insieme a brigatisti e delinquenti a frotte non vi dicono nulla? Bene, benissimo, da medaglia d’oro alla verità, fece Cossiga ad ignorare le petulanti e noiose doglianze da prefica comunista del Magistrato Felice Casson: che non aveva capito che solo investigando su entrambi i fronti poteva venire a capo di qualcosa. Bene fece Cossiga a svelare il tutto, a mettere con le spalle al muro Violante ed il Pci con la cena del pesce . Bene fece anche la Sicilia a scegliere di schierarsi contro il Pci e le sue arroganti pretese di assoluto dominio : salvo poi accettarlo nelle amministrazioni locali in quanto sempre disponibile a stringere accordi con la mafia locale, da Salvo Lima fino ad oggi .Ed a cosa serviva la fantomatica Indipendenza siciliana, a cosa serviva l’Esercito indipendentista siciliano, alla cui guida voleva esserci il bandito Giuliano e la mafia siciliana, se non a difendersi dalle continue minacce di rivolta e di insurrezione armata dei socialcomunisti ? Cossiga non volle sollevare conflitto di attribuzioni , come ha fatto Napolitano l’anno scorso. Cossiga non si rifugiò sotto le gonnelle amiche della Consulta ma addirittura sfidò Casson mandandogli due ufficiali , A quel punto Casson imitò Fedro: disse “ la mia indagine era andata avanti , avevo sentito ministri e generali, politici e capi di Stato maggiore, e non avevo più bisogno di Cossiga”. Praticamente le stesse parole che la impotente volpe diceva dell’uva alla quale non era in grado di arrivare. Casson e Barbacetto dovrebbero dirci come mai si sono accorti solo della Gladio Bianca. Fatecelo sapere, egregi signori, possiamo esservi utili a spiegarvi un po’ di storia di questa sottospecie di repubblica.

domenica 15 marzo 2015

FINGONO DI PROTESTARE MA STANNO CON IL BOIA Durante tutta la Prima Repubblica il Pci dietro le “ riforme di struttura” e dunque lo “ stato sociale” e “la rete delle cooperative rosse”, il Pci ha “ comprato” da un lato i” voti politici” dei militanti ( per questo sono, appunto, non “ simpatizzanti” ma “ “militanti” e per questo sono come un esercito compatto sempre presenti al voto) usando i soldi delle imposte degli italiani, cioè i nostri per i cazzi suoi, mentre inoltre tesaurizzava in proprio i finanziamenti illeciti sovietici e quelli corruttivi imposti sul Paese, mentre dall’altro si assicurava il controllo e il dominio di alcuni settori nevralgici dello Stato, quali la Giustizia, la Scuola, la cultura, l’università, il tutto col beneplacito , più o meno estorto ( con il lunghissimo periodo della “strategia della tensione politica “ del Pci stesso , praticamente dal 1953 fino al 1974) della Dc. Una vera e propria “appropriazione indebita”, continuata ed aggravata , perpetrata dal Pci ai danni del Paese che ha determinato la sua opulenza determinando il nostro deficit pubblico: oggi ogni italiano ha un debito sul groppone, fin dalla nascita, perché il Pci con quei soldi si è comprato voto di scambio, clientelismi diffusi , imprese, sistema di cooperative, banche, assicurazioni, industrie, imprenditori, giornali, televisioni, ecc. Tanto per essere ancora più chiaro pochi i esempi : Tristano Codignola era del Psi, ma le sue deleterie ed esiziali leggi sulla scuola e sull’università ( accesso libero e sistema di reclutamento docenti ) furono assunte per arginare le richieste della piazza comunista. Lo stesso dicasi per Brodolini ed il suo “ Statuto dei lavoratori”. La famigerata “Legge Mosca” che ha devastato il debito pubblico. E poi, nel settore “ giustizia” le iniziative socialiste che hanno abolito ogni “ merito” nell’avanzamento di carriera dei magistrati, instaurando il così detto automatismo (l. 25 luglio 1966, n. 570, sulla nomina a magistrato di corte di appello; l. 20 dicembre 1973, n. 831, sulla nomina a magistrato di cassazione.) Insomma tanto Dc e Psi erano intimiditi dalla piazza del Pci che ogni legge che approvavano portava potere e ricchezza e dominio al Pci. Alla caduta del comunismo ( 1989) il Pci ( Borrelli, D’Ambrosio, Di Pietro, Colombo, Violante, Pecchioli, Caselli, Occhetto, Napolitano, Paolo Mieli, D’Alema, Scalfari, De Benedetti ecc.) credette di potersi sbarazzare di tutti i partiti politici storicamente avversari eliminando a colpi di machete giudiziario i partiti storicamente avversari ( Mani Pulite) facendo affidamento sull’ormai consolidata “padronanza ” comunista del territorio sicuro di poter ormai dominare politicamente l’Italia anche senza una maggioranza politica conferitagli dal popolo, ma polarizzando e radicalizzando una idea di una “ democrazia controllata” da elitaria aristocrazia finanziaria ed intellettuale, producendo così una “ sottospecie di democrazia” apparentemente costituzionale , formalmente democratica ma sostanzialmente comandata e regolata da una elite di “ ottimati” ( Scalfari, Mieli, Eco, ecc). E che questa si stata l’unica “politica” messa in campo dal Pci , una politica da “ padroni dello Stato” per aver comprato tutti i suoi gangli con voto di scambio e con corruzione endemica, lo dimostra l’assoluta indifferenza del Pci stesso davanti al suo tracollo di consensi precipitato dal 40% degli anni cinquanta al 16% del 1992. Pochi ci votano , ma chi se ne frega, tanto noi abbiamo l’Italia in pugno. Crollava la fiducia nel Pci mentre il mondo comunista metteva in campo le sue armi segrete, il suo radicamento nella Magistratura, la sua padronanza nel settore dell’informazione: tutto questo per rovesciare e ribaltare il corso della storia Se non fosse stato grazie solo a Silvio Berlusconi oggi l’Italia sarebbe dal 1994 un paese dominato e soggiogato dall’ideologia comunista. Su questo dovete ragionare: solo Silvio Berlusconi, con la sua forza economica e mediatica, con il suo “ conflitto di interessi” oltreché con la sua leadership carismatica, poteva far fronte alla corazzata comunista che contava su Magistratura per via di “ Magistratura Democratica”, Università Scuola, Fondazioni bancarie, Monte Paschi Siena, Telecom e capitani coraggiosi, Unipol, Lega delle Cooperative, “Repubblica”, “L’Espresso”, Rai3, “L’Unità”, almeno cinque Procure della Repubblica ( Palermo, Roma, Milano, Perugia, Firenze ). Così come Berlusconi “ avrebbe difeso” , con conflitto di interessi, la sua azienda( Mediaset), la holding del potere comunista ha difeso tutte le sue imprese , tutti i gangli dello Stato nelle sue mani , aziende e gangli che però, al contrario di quella di Berlusconi, sono stati tutti “ comprati” dal Pci con i “nostri soldi”, con “ nostro debito pubblico” , con i frutti dell’appropriazione indebita” continuata ed aggravata perpetrata dal Pci per cinquanta e passa anni ai danni del popolo italiano. Credo che tutti questi reati commessi dai comunisti siano stati molto, ma molto più gravi dell’eventuale concorso del capitale della mafia nello sviluppo e nell’affermazione di Mediaset: è la teoria che da venti tre anni i forcaioli urinano nelle menti di chi li segue. Fateci caso: dal 1969, da Piazza Fontana in poi i comunisti si servono dei magistrati e delle loro devote ancelle ( Travaglio, Gomez, ecc) per seminare foschi scenari, teoremi, alludere senza mai portare uno straccio di prova a cospirazioni, a presunti complotti per asservire i quali la magistratura italiana non è stata capace fino ad oggi di risolvere, con la dovuta dignità e credibilità, uno che sia anche solo uno dei tanti casi delle stragi ( Brescia, Milano, Italicus, Bologna, Sinagoga, Fiumicino, Peteano, Moro, Itavia, ecc). La nascita del M5s è dovuta all’antipolitiica che ha detratto tre milioni e mezzo di voti alla sinistra e sei milioni alla destra. Ma cosa fa il grillismo? Si presenta come una “ protesta”, senza alcuna cultura né storica né di governo. E cosa fa il M5S? Si schiera con il boia dell’Italia, con la sinistra perché assume posizione antiberlusconiana come chi di tutta questa storia non ne sappia un beneamato. Grandi i grillini che s’alleano con il boia del Paese!

martedì 10 marzo 2015

DOBBIAMO CAMBIARE LA COSTITUZIONE NON CONDANNARE NAPOLITANO Ida Magli, nella consueta sua foga, accusava Napolitano di avere sicuramente tradito la Costituzione per tre motivi: 1. chiamando Mario Monti a governare; 2. continuando fino ad oggi a non indire mai le elezioni; 3. , mantenendo in vita un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Consulta ; 4. Aver nominato senatore a vita Mario Monti , sconosciuto agli italiani, nonostante che la Costituzione precisi che tale carica deve essere motivata da una ricca produzione letteraria, artistica, scientifica che abbia dato lustro all’Italia. Anche io sono caduto in questo errore, per esuberanza, per legittima indignazione, ma oggi occorre riconoscere che affrontare in questo modo il problema non giova , perché radicalizza e polarizza la profonda spaccatura esistente nel Paese fra chi ritiene illegale l’agire di Napolitano e chi invece lo nega senza condurre da nessuna parte . Se vogliamo mirare ad ottenere maggiori spazi di libertà personali e maggiore democrazia per il paese, se vogliamo strappare, estirpare il potere dalle mani di un Parlamento formato sulle clientele e sui familismi dei segretari dei Partiti e non dalle scelte del popolo, se veramente vogliamo liberare il popolo sovrano dallo sgabuzzino delle pulizie dove una “ politica minacciata ed intimidita” da una “magistratura da rapina” l’hanno rinchiuso, scagliarsi contro Napolitano o contro Scalfaro non produce alcun effetto se non l’opposto, una radicalizzazione a difesa di questa Costituzione. Perché se Scalfaro o Ciampi o Pertini o Napolitano avessero effettivamente commesso, come si duole e si lagna Ida Magli , le indecenze che vengono loro contestate, credo che a nulla sarebbe valsa l’interessata omertà e l’aperta complicità della sinistra post comunista alle loro malefatte criminali, perché avrebbe squalificato irrimediabilmente il complice. Io credo fermamente che nessuno di questi Presidenti della Repubblica abbia commesso alcunché di illegittimo costituzionalmente. Per quanto concerne poi Giorgio Napolitano debbo dire che le prime tre doglianze di Ida Magli indicate all’inizio di questo scritto sono totalmente inesistenti perché esse sono addirittura esplicitamente consentite al Presidente della Repubblica dal 3° comma dall’articolo 87, dall’articolo 88 dal 2° comma dell’articolo 92 della Costituzione. Non è contro Scalfaro o contro Napolitano che i liberali debbono scagliarsi, semmai la lotta deve essere condotta contro ben altro totem. Contro “ questa Costituzione”. Iniziando dalle doglianze che ho già manifestato in un mio precedente post.

sabato 7 marzo 2015

LA COSTITUZIONE E SUOI DERIVATI TOSSICI Ma tutti quelli che affermano , con supponenza, che la costituzione della repubblica italiana è la migliore possibile o la più bella del mondo, ma l'hanno mai letta ? O ne hanno mai letta un'altra? Questo coro melenso bela che i problemi che colpiscono l'Italia siano dovuti alla sua mancata applicazione . Oppure che derivino dal fatto che essa sia stata tradita o non applicata dalle persone che erano state chiamate a metterla in pratica. E' una putrida menzogna. La stragrande maggioranza dei problemi che affliggono l'Italia derivano proprio dal testo istitutivo della Costituzione della repubblica italiana, dato che tutte le leggi - più o meno illiberali e demenziali - sono basate proprio su quello che essa costituzione permetteva. Cioè tutto. Quando nel 1956 Togliatti dovette trovare un sistema per rianimare l’esercito dei suoi fedeli miliziani , ormai praticamente tramortiti dal terribile 1956 ( Poznan, Stalin, Krusciov, Praga, Budapest, Manifesto dei 101, ecc) , il migliore ricorse all’asso nella manica , fu praticamente costretto a rivelare – e lo fece nella sua “Relazione finale” all’VIII° Congresso del Pci , tenutosi giustappunto nel Dicembre del 1956 - ai disillusi ed asfaltati che non s’addolorassero, che non disperassero per tutti gli errori e gli orrori del comunismo perché tanto la Costituzione italiana era stata scritta sotto dettatura del Pci ( o sotto intimidazione, vale lo stesso) per cui sarà inarrestabile e fatale la conquista del potere da parte del comunismo per via costituzionale, anche senza una maggioranza politica. Togliatti aveva perfettamente ragione: perché mai il Pci o il PDS o i Ds o il PD hanno vinto una elezione dal 1948 fino al 2013, mai il popolo italiano li ha accettati , mai li ha riconosciuti degni di fiducia , elargendo loro una maggioranza politica, mai. Ma loro si sono mascherati da fantocci democratici , hanno comprato i voti con la corruzione del voto contro favori e lavoro, hanno assoldato facce democristiane presentabili di persone ricattabili , hanno usato cunicoli carsici che passano sotto la Costituzione più meschina del mondo e gramscianamente ( avendo occupato casamatta dopo casamatta lo Stato italiano , Quirinale compreso, dietro la minaccia di rivolte di piazza e di stragismi mafiosi e di crimini giudiziari degni di un Tribunale speciale fascista ) dal 1996 sono riusciti a raggirare il popolo sovrano , insediandosi al potere senza aver vinto ancora una elezione popolare , ma solo grazie ad accordi di palazzo. Tutto permesso da questa bellissima Costituzione la quale truffa il popolo, assicurandogli, in apparenza, la sovranità politica che poi gli toglie sbeffeggiandolo e rinchiudendolo nello sgabuzzino delle pulizie,da dove gli permette di uscire una volta ogni cinque anni. Per sgranchirsi le gambe e per firmare una bella cambiale in bianco, che verrà subito bancata dal Parlamento dei nominati. Dal 2006 in poi grazie ai cunicoli carsici della Costituzione, ben noti al compagno di Togliatti, a Giorgio Napolitano, il PD si è trovato messo al comando dell’Italia senza mai aver vinto un’elezione politica. La profezia del 1956 di Togliatti era dunque la sacrosanta verità: questa Costituzione è stata scritta in modo da consentire al solo Pci di arrivare al potere agendo sempre per via costituzionale, più o meno carsica ed evidente, anche senza avere una maggioranza elettorale. Come si chiama tutto questo se non un crimine contro la democrazia? Troppi articoli della costituzione sono formati da due parti: come tutti li imbrogli e le truffe, nascondono i raggiri. Infatti il raggiro del popolo c’è: la prima di svariati articoli che afferma solennemente alcuni diritti fondamentali della persona mentre la sua seconda parte , delegando alla Legge, cioè al Parlamento, cioè al Governo, cioè al Potere il compito di regolamentare (ovvero: ridurre) questo diritto, di fatto lascia il povero principio prima affermato alla completa mercé del Legislatore, cioè del Parlamento, cioè del Governo, cioè del Potere. Di fatto, ciò non fa altro che riaffermare la regola antica per cui il cittadino non ha poteri, di fronte allo Stato, ma ha solo il dovere di obbedire a quanto stabilito dall'imperatore, qualunque sia la sua decisione. E' per questo che si può chiamare quella italiana una costituzione di tipo imperiale, di tipo statalistico, di tipo centralistico, di tipo socialista, ma non certo una costituzione democratica. Storicamente, le costituzioni sono nate e sono state promulgate per salvaguardare i diritti degli individui dallo strapotere del Re , dell’Imperatore ovvero dello Stato perché è stato sempre questo il peggior nemico della giustizia: l'arroganza e la violenza esercitata dal potere politico costituito non hanno mai accettato barriere. Il desiderio di porre invece dei limiti adeguati a questa arroganza e violenza è stata una delle molle per la stesura delle prime Costituzioni, a partire dalla primitiva Magna Charta Libertatum. Questa costituzione della repubblica italiana istituzionalizza e legalizza il “raggiro”, la “truffa”, “ lo sfruttamento della credulità popolare” perché da un lato essa declama principi spesso condivisibili, ma subito dopo - lasciando un potere illimitato al governo dello Stato, anche di cancellarli di fatto e di diritto - si pone sulla strada dell’oppressione, dell’arrogante dittatura, del regresso e del crimine organizzato contro l'uomo libero perpetrata dal “potere politico”, mentre il suo scopo dovrebbe essere quello di difendere l'uomo dal potere. Questa costituzione , che ci è stata solo imposta, invece, è più che altro un elenco di modalità tecniche ed organizzative dello Stato, sulla cui funzionalità si potrà discutere, ma che non sono affatto significative dal punto di vista ideologico. Non conta nulla , sulla valenza democratica della Costituzione, se sia meglio avere 200 oppure 945 deputati. E' invece fondamentale il principio per cui lo Stato può imporre, con la legge, qualunque comportamento pubblico o privato ai suoi cittadini, dove “ suoi” significa che la Costituzione considera gli italiani suoi servitori, suoi sudditi, anziché essere il contrario. L’articolo 53 della Costituzione (“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività), accettato spesso senza previa critica quando non addirittura osannato come un dogma religioso, è uno dei raggiri e degli inganni più feroci mai commessi da uno Stato ai danni dei cittadini, la base ed il fondamento di alcuni dei peggiori crimini che dallo Stato possano essere perpetrati nel confronto degli individui. Solo uno Stato socialista si basa essenzialmente su principi come questo per appropriarsi ed estorcere, sotto la parvenza della “ legalità perché imposta” , ai cittadini/sudditi quanto denaro vuole, nei tempi che vuole, con le modalità che vuole. Questa forma di fisco non è altro che un'estorsione legalizzata, resa ancor più rivoltante per l'impunità garantita dalla legge ai responsabili, grazie ad una polizia o un esercito pronti a difendere i criminali e a reprimere le eventuali proteste delle vittime. A ciò si aggiunge che, in Italia è operante un'occhiuta, ostinata, martellante propaganda, volta a presentare questa estorsione come un “sacro dovere” del cittadino tacciando come criminale chi cerchi di pagare meno di quanto lo Stato pretenda: loro lo bollano col dispregiativo di “evasore fiscale” , mentre in realtà è vero il contrario costui è solo la vittima di un’aggressione e di una rapina. I cittadini italiani devono lavorare per oltre sei mesi all'anno solo per pagare le imposte pretese dallo Stato. Prelevare forzosamente il frutto del proprio lavoro è un crimine contro l’umanità, è come lo sfruttamento della prostituzione, insomma lo Stato è lo sfruttatore di un uomo che deve essere libero e che invece è ridotto in una surrettizia schiavitù, in stato coloniale. Sono cioè schiavi per oltre metà del loro tempo. Raramente, anche nell'antichità, l'oppressione statale è arrivata a tali livelli di esosa criminalità. Secondo i Principi Primi, ciascuno è libero di disporre della sua persona e proprietà. Nessuno, neppure lo Stato, può trasformare un uomo libero in uno schiavo, sia pure “solo” per sei mesi all'anno. Chi lo fa è un criminale. Un’azione è illegale se viola i Principi Primi. Così, proprio perché violano i Principi Primi, le leggi modellate su questo articolo 53 della Costituzione italiana vanno abrogate ed i loro responsabili inseguiti ed assicurati alla giustizia. Ci si deve chiedere se lo Stato abbia o meno il diritto di imporre tasse ai cittadini per pagare le spese dell'amministrazione statale. Il problema è delicato. Facciamo l’esempio sulle spese per la giustizia. E’ corretto sostenere che la difesa verso i nemici della giustizia rappresenta un servizio che viene offerto a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che lo vogliano. E' pertanto un servizio non divisibile né separabile, definito come un servizio che non può essere accettato da una parte della popolazione e rifiutato dall'altra, senza che quest'ultima parte ne goda ugualmente. Come tale, non mi sembra sbagliato affermare che tutti coloro i quali ne traggano beneficio siano tenuti a rimborsarne le spese, in proporzione ai costi sostenuti per ciascuno. Se i benefici ottenuti fossero principalmente economici, ciò potrebbe essere raggiunto con un'imposta percentuale non progressiva sui beni venduti nello Stato, come l'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) ad aliquota unica. Se invece i benefici fossero principalmente personali, la ripartizione delle spese dovrebbe essere identica per ciascuno, indipendentemente dal reddito. Ma , dai Principi Primi, nessuno, compreso lo Stato, ha il diritto di disporre dei beni altrui. Dunque nessuno, neppure lo Stato, può imporre imposte o tasse per finanziare tali spese, corrispondenti a servizi non richiesti. Dobbiamo pertanto cercare un sistema alternativo che potrebbe consistere nell'inviare a tutti una richiesta di pagamento della quota di spese annue sostenute dallo Stato, lasciandone il pagamento al senso civico dei cittadini. Una formulazione, questa, al contrario della precedente, sicuramente coerente con i Principi Primi, ma che potrebbe comportare il collasso dell'apparato statale, se troppi cittadini non versassero alcunché. Ciò sarebbe ancora giusto, ma si aprirebbe la strada all'instaurazione del potere di bande violente che taglieggerebbero gli uomini onesti, come l'esperienza storica ci dimostra essere avvenuto ovunque. Ne conseguirebbe fatalmente l'instaurazione di uno Stato oppressivo forse più di quello che intendiamo combattere. L'anarchia, nella sua idea fondamentale di assoluta libertà individuale e di spontaneo rispetto reciproco, è tra le più belle utopie mai ipotizzate, ma ha il difetto di non aver mai funzionato. Se si ammette il principio per cui ogni uomo sia libero (e lo è!) di negare il proprio contributo economico per l’ amministrazione dello Stato ne consegue che egli dovrebbe rinunciare ai benefici che tali servizi comportano. E' più facile a dirsi che a farsi. Ma cerchiamo di capirne lo sviluppo logico. Costui non avrebbe alcun diritto, per esempio, di chiamare la polizia, se aggredito o derubato, né adire la magistratura per difendere i suoi diritti, né votare per determinare l'andamento dell'amministrazione , né essere difeso dall'esercito nel caso di un'invasione straniera. Potrebbe contare solo sulle sue forze, o su quelle dei suoi amici. Pensiamo, ad esempio, ad un commerciante che non paghi per i servizi non separabili. Di fronte ad una rapina sarebbe solo. Non potrebbe avvertire la polizia, né sperare in una condanna per i rapinatori. Un consumatore che non li paghi e che venga intossicato da alimenti vendutigli come buoni non potrebbe rifarsi sul disonesto che glieli ha propinati, denunciandolo per farsi indennizzare i danni. Un imprenditore che non li paghi non potrebbe fidarsi a stipulare contratti con un altro soggetto come lui, perché non esisterebbe una magistratura che ne facesse rispettare i termini. Ciò dovrebbe far riflettere molti. Infatti rinunciare a questi servizi comporta numerosi e gravi pericoli. E' presumibile che, esattamente come molte persone di buon senso preferiscono pagare un'assicurazione per tutelarsi dai rischi di incendio, grandine, furto, malattia, vecchiaia, morte etc, sebbene nessuno li obblighi, così esse sarebbero disposte a tutelarsi anche legalmente ed amministrativamente, pagando questi servizi allo Stato. Dunque non si tratta soltanto di sperare nel senso civico citato sopra, perché ciò, conoscendo gli italiani, farebbe tremare <>. Possiamo invece sperare che molti si rendano conto che è nel loro interesse godere di questi servizi e pagarli. E, quando si tratta del proprio interesse, gli italiani sanno dimostrare un grande senso civico... Al contrario, chi contribuisse volontariamente a tali spese dovrebbe avere il diritto di goderne i benefici e di determinarne l'amministrazione (che non spetta a chi non versa niente), magari in misura proporzionale ai contributi versati.