Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 5 marzo 2015

LA DERIVA VERSO IL DIRITTO FASCISTA Il discorso parte da un codice – quello di procedura penale del 1989 , quello che, non dimentichiamolo mai, avrebbe dovuto porre fine ( questo era l’auspicio di tutti gli operatori del diritto di quel tempo, magistrati, professori, avvocati, ecc) alla stagione della “legislazione emergenziale” con le sue frettolose scelte legislative, spesso “frutti avvelenati ” di situazioni e fatti spacciati e riciclati” come fossero “ emergenze eccezionali” ( terrorismo, associazione mafiosa, ecc) – ideato, come si ripeteva a quei tempi, da eminenti “ garantisti” ma poi lasciato scrivere da “ infiltrati forcaioli”. Si sussurrava che quel codice di procedura penale dato alle stampe, fosse stato scritto sotto dettatura dalla casta dei magistrati politicizzati ( un sequel in salsa giudiziaria del film “ Totò, Peppino e la malafemmina” con la famosa scena della lettera dettata da Totò al sudaticcio Peppino, con Violante e Caselli al posto di Antonio Clemente.. .) tanto esso assestava un colpo mortale allo “ stato di diritto” ed al garantismo costituzionale, tanto esso faceva deragliare il “Paese del diritto” verso una concezione fascista del diritto , una concezione tutta, cioè, vergognosamente asservita alla casta dei magistrati e che fosse , alla fin fine, la seconda rata del pizzo che il Psi di Craxi avesse concordato col Pci ( Violante e Caselli) – dopo la prima rata, assolta rinnegando l’esito del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati con la famosa ed abbastanza famigerata “legge Vassalli” – quale prezzo per assicurarsene il silenzio omertoso sulle comuni tangenti. E nel 1992 si diceva pure , ridendo, “ infatti, s’è visto”! La punta dell’iceberg - contro cui non sono mai insorte le vestali della “ società civile” né i chierici degli “ professionisti del servile encomio “, avvocati, cassazionisti, amministrativisti, taristi, difensori d’ufficio, ecc.( guai a disturbare i manovratori o a farseli nemici!) - è data dallo stravolgimento del concetto stesso dell’azione penale , che i famosi e mai troppo venerati e santificati “ padri costituenti” ( con l’andare avanti dell’età e con le crepe della Carta, comincio a pensare che più che “ costituenti” questi nostri “ padri” fossero più “ millantatori ” che “ profeti” , che Dio mi fulmini ) ci hanno voluto rifilare, impapocchiandoci di averlo inserito in Costituzione come obbligo perché ancora scandalizzati dall’inerzia dei Procuratori del Re davanti alle squadriste violenze del potere di quel tempo. Che colossale balla! E comunque, mentre “prima” l’azione penale restava polarizzata ad un dato preciso , che era rappresentato dall’essere pervenuta al magistrato la notizia di un reato, oggi, grazie alla riforma del 1989 l’azione penale incomincia solo con la richiesta del rinvio a giudizio dell’indagato. Alla fine, dunque, anziché all’inizio dell’inchiesta dell’accusa, del P.M. La vita degli italiani è dunque nelle mani e nei capricci di ogni magistrato; noi siamo loro sudditi , non liberi cittadini , liberi in apparenza perché sottoposti a nostra insaputa ad occhiuta sorveglianza. Possiamo essere vittime di soprusi di qualsiasi P.M. , anche senza aver commesso alcun reato, perché basta la volontà del P.M., la sua indiscutibile decisione, per indagarci, per intercettarci, per registrarci, per filmarci a nostra completa insaputa, per scoprire come facciamo l’amore, con chi lo facciamo, se siamo gay o lesbiche, se abbiamo l’amica , cos’è che ci piace fare, bere, mangiare,, se ci piace il dolce o il salato, con chi parliamo non sia mai che qualche nostro vecchio conoscente sia stato magari indagato o anche condannato per mafia, dove siamo passati venerdì 4 marzo del 1996 con la nostra vecchia auto, le bobine delle telecamere di sorveglianza e le celle telefoniche indicano anche dove siamo stati a fare la pipì. Se poi siamo anche “famosi”, magari “politici”, allora tutto questo va a finire sulle televisioni, sui giornali, si accendono dibattiti, ne parla Nuzzi a “ Quarto Grado”, ci sputtana ogni mercoledì sera Federica Sciarelli, la Vishinsky di RAI3 di “casa Berlinguer” con filmati che mettono in piazza tutti i cazzi nostri senza che nessuno di noi possa intervenir per spiegare, per far capire, insomma per difendersi da insinuazioni, da calunnie, da infamanti rappresentazioni. Oggi la politica dei nominati si arroga , con una faccia tosta incredibile, anche il diritto di accelerare questa vera e propria restaurazione di stampo fascista nei codici italiani, la deriva autoritaria iniziata nel 1989, sospendendo il decorso della prescrizione, come fosse la formula salvifica contro il male dei processi lunghi. Pensate: ogni anno si prescrivono circa 200.000 reati penali durante le “indagini preliminari” e comunque prima del primo accesso davanti ad un Gip e costoro pensano che la soluzione sia regalare ancora altre porzioni della nostra libertà personale ai magistrati. Questa della sospensione della prescrizione – sulla quale si può anche discutere se si discute anche delle prescrizioni cui alludevo prima – è frutto delle idee di un Magistrato, il Dr Gratteri , i cui principi informatori sono chiari: un processo nel quale la difesa non conta, le impugnazioni sono un inutile orpello se non una perdita di tempo, dimenticando che quasi la metà delle sentenze vengono riformate in appello. E gli avvocati, cosa dicono? Avevo sentito parlare di movimenti nell’Unione Camere Penali, ma che fine hanno fatto? Eppure qualcosa anche loro hanno pagato sull’altare del giustizialismo. Non fu impalato al suo dovere l’Avvocato Fulvio Croce?

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