Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 6 marzo 2015

UN PENSIERO DI RISPETTO PER GIANGIACOMO FELTRINELLI, A DISDORO DI BERLINGUER, SCALFARI E CEDERNA. Oggi voglio dedicare un pensiero a Giangiacomo Feltrinelli , il “ compagno Osvaldo” , perché il prossimo 14 marzo sarà il quarantatreesimo anniversario della sua condanna a morte, della sua esecuzione , a cui fu condannato da Enrico Berlinguer per essersi macchiato di un reato infamante , per un militante comunista: agire in buona fede e credere a Berlinguer . Voglio essere chiaro, nessuna contiguità, nessuna vicinanza da parte mia al suo credo politico – nel suo caso più che “ credo” è obbligatorio usare il termine “fede”- ma un profondissimo rispetto ed un vivo ricordo di un uomo profondamente coerente, ammirevole nella sua entusiastica ed incrollabile fede comunista. Usurpo da Leo Valiani l’epitaffio di Giangi che preferisco: “ Feltrinelli agiva in perfetta buona fede e con disinteresse totale, che meritano il massimo rispetto, nella sua evoluzione politica cospirativa, sboccata nel sacrificio personale di un uomo che credeva nell'imminenza di una reazione fascista in Italia”. Giangi, che era del ’26 e nacque, senza colpe, nell’opulenza, iniziò la sua militanza comunista a venti anni e fin da allora , rapito dalla propaganda di Togliatti, elargì altruisticamente ricchezze inimmaginabili a favore del Pci, non solo in denaro, ma anche fondando, per esempio, la “ Biblioteca Feltrinelli”, una sorta di museo bibliografico. Alla sua casa editrice si devono monumenti della letteratura, quali “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa e poi , nel 1957, “ Il Dottor Zivago” il cui autore, Boris Pasternak, vinse il “Premio Nobel” nel 1958. Ma proprio nel 1956 il Pci era tutto intento a nascondere alla militanza il famoso “ dossier Krusciov”, quello che denunciava tutti i misfatti di Stalin . Giangi subì forti pressioni, notevoli intimidazioni da parte del Pci che non voleva che quel libro, che confermava ed avvalorava la denuncia di Krusciov, fosse pubblicato. Giangi così inizia nel 1958 la sua carriera di “ militante vittima degli inganni e delle mistificazioni ” imposte all’Italia ed alla militanza dalla dirigenza del Pci che, come fosse un bavaglio, si precipitò a “ togliere la tessera” del Pci a Feltrinelli. Così Giangi sfoga il suo essere comunista altrove, tra il 1962 e fino al 1968 vive esperienze sud americane , fra la Cuba di Fidel Castro e di Che Guevara e la Bolivia. Quando rientra in Italia , Feltrinelli trova un Paese destabilizzato dal terrorismo ma immerso nella campagna propagandistica che Enrico Berlinguer aveva approntato per negare l’evidenza, per allontanare dal Pci i sospetti di contiguità e di militanza con le Brigate terroristiche e che si basava essenzialmente su una martellante ed ossessiva predicazione di possibili golpe che minacciavano l’Italia, orditi, sosteneva Berlinguer, da fantomatiche organizzazioni neofasciste clandestine o semiclandestine che predicavano e praticavano, a suo dire , la “ violenza rivoluzionaria” contro i “ compagni comunisti” per una restaurazione fascista in Italia”. E che, per intimidire la Magistratura inquirente sulle stragi di quegli anni ( Piazza Fontana, Calabresi, Peteano, Italicus, Piazza La Loggia, ecc) , addossava ogni responsabilità di quelle stragi all’eversione fascista , così minacciando i magistrati, tra l’altro già sottoposti al fuoco omicida del terrorismo, a perseguire non i veri colpevoli di quelle stragi ma gli svariati ed inaffidabili teoremi e complotti elaborati dalla propaganda comunista. Appresa la notizia della strage di Piazza Fontana nel 1969, Feltrinelli, che era ormai preda e vittima della falsa predicazione di Enrico Berlinguer, convinto da quella martellante campagna mistificatoria che ormai fosse imminente un colpo di Stato di stampo neofascista , dopo avere finanziato anche le “prime Brigate Rosse” quelle di Curcio e di Franceschini , Giangi si dette alla clandestinità. La sua “lettera alla rivista “ Compagni” è emblematica per afferrare fino a che punto Giangi fosse ormai vittima esasperata di quella mistificatoria campagna di imbonimento di Enrico Berlinguer dove afferma che “ dietro le bombe ( alludeva alle stragi) vi fosse….lo Stato ….e l’estrema destra neofascista…….”. Berlinguer insomma, aveva ucciso Gangi nell’anima e nella mente, ora bastava poco per toglierselo dalle palle, dopo averlo sfruttato. Perché ormai dedito alla clandestinità ed alla illegalità, Giangi nel 197° fonda i GAP ( Gruppi di Azione Patriottica) di rimembranze resistenziali ,un gruppo paramilitare che, come altri, riteneva che Togliatti avesse ingannato i partigiani, prima promettendo e lasciando sperare nella Rivoluzione, e poi all'ultimo li avesse traditi, il 22 giugno del ‘46, bloccando la rivoluzione comunista in Italia. Ma, opponendosi platealmente ad Enrico Berlinguer quel gruppo non prendeva le distanze dall'Urss ma anzi riteneva che l'Unione Sovietica fosse l'unica speranza per il successo della rivoluzione nel mondo. Giangiacomo Feltrinelli morì il 14 marzo del ’72. Il suo corpo fu rinvenuto, dilaniato da un'esplosione, ai piedi di un traliccio dell'alta tensione a Segrate, nelle vicinanze di Milano. Non appena scoperto il cadavere, i soliti corvi presero a sfruttarlo, i soliti: Camilla Cederna ed Eugenio Scalfari prima di tutti gli altri, con libri e supposizioni fantasiose che fruttò loro ingenti diritti d’autore. Anche da morto il Pci sfruttava l’altruismo di Giangi senza alcuna pietà. A seguito dell’’inchiesta della Magistratura, condotta dal pubblico ministero Guido Viola, al processo contro gli ex membri dei Gap (confluiti poi nelle Brigate Rosse), gli imputati (fra cui Renato Curio ed Augusto Viel) emisero un comunicato che dichiarava: "Il compagno Osvaldo non è una vittima ma un rivoluzionario caduto combattendo" . Qualcuno del suo giro gli rubò, da morto, anche trecento milioni di Lire che Giangi aveva nascosto nel suo camper per donarli al giornale “ Il Manifesto”.

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