Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 26 maggio 2015

PRESENTARE I SOGNI COME REALTA’ E’ TRUFFA, INGANNO, MISTIFICAZIONE . NON E’ COSA BUONA E GIUSTA. Sansonetti e Caminiti, oggi, su “ Il Garantista”, hanno abbandonato la strada che stavamo percorrendo insieme , quella che poteva portare verso un disegno politico comune e si si sono dedicati all’onirismo ed all’agiografia. Ne hanno tutto il diritto, ci mancherebbe altro, così come ho io tutto il diritto/dovere civico di stigmatizzarne l’irrilevanza o la dannosità. “Cara sinistra, liberati di Marx” implora Sansonetti, cui fa eco Caminiti col suo “ Pablo, il prof in Harley”. L’onirismo si realizza quando la frustrazione e l’umiliazione umana , costringe l’uomo, per sopravvivere, a sfuggire dalla realtà che lo circonda , per disperazione, costringendolo a rifuggire dal” campo razionale” per rifugiarsi , per trovar pace, nella sfera dell’irrazionale: così da produrre , nel soggetto , visioni e vere e proprie allucinazioni, che ne alleviano la frustrazione perché gli fanno apparire” quel sogno” come fosse la realtà. E’ uno stato di dissoluzione della coscienza che produce disorientamento . Mentre per agiografia ( letteralmente "scrittura di cose sante") si intende il dedicarsi all’esaltazione delle testimonianze che costituiscono la memoria della vita di un santo e del culto che un popolo fidelizzato gli ha tributato : vita, radici, fatti, rappresentazioni, narrazioni comunque finalizzati alla perpetuazione del ricordo del personaggio in questione e alla promozione della venerazione nei suoi confronti. Sansonetti vede in “Podemos” la reiterazione del sogno “ Syriza” della Grecia esaltandone, di “Podemos” la decantata “libertà” e ci racconta del suo sogno, quello di unire questi movimenti d’opinione coagulati intorno ad una sinistra italiana che , tralasciando il mito del Pci, si rigeneri e si reincarni. Ma in che cosa? Nessuno ce lo dice, lo stesso autorevole Sansonetti glissa sull’argomento, invocando come il successo di “Podemos” premi “ la sua lontananza dall’ideologia .Poi leggi l’agiografia di Iglesias di Caminiti e piombi nel peggior culto della personalità: lo venera e santifica in tutto. Viene da famiglia comunista, nonni comunisti, padre pure, porta il codino, ha un piercing, viaggia in Harley, vive ancora (sic!) dove viveva prima ( grandioso, ancora non è stato posizionato nel Pantheon di Caminiti), ha due lauree, è uno strafico, un famoso seduttore, uno sciupa femmene, è bello, billo, bullo e c’ha pure il go kart. Mi ricorda un sacco di gente…… Sfido a trovare nella santificazione di Pablo un concetto politico. Anzi ne trovo uno solo, questo: “Sul palco, quel giorno, Pablo dichiarò che Podemos voleva riprendere il potere delle èlite e restituirlo al popolo”. Carissimi e stimatissimi Sansonetti e Caminiti, modestamente anche io voglio questo, lo voglio da quando so leggere e scrivere e da quando i vostri cari signori comunisti, che tanto rimpiangete come avessero salvato l’Italia dal dominio del becero capitalismo ( quando oggi il “ becero capitalismo” è solo quello della vostra fazione politica che è padrona di tutto ( banche, palazzi, politica, parlamento, rete nazionale di voto di scambio, ecc)) hanno spinto ( dico solo “ spinto” va bene così? O devo ancora ricordare quel che successe a Gentile, per escluderlo dalla costituente ?) a scrivere una costituzione che anziché difendere il popolo dall’arbitrio del potere , mettendolo sul trono del potere democratico, hanno scritto null’altro che tutta una serie di regole e regolette per rinchiuderlo per bene nello stanzino delle scope. Dove si trova ancora adesso. Non ostante tutta la grande opera del vostro caro Pci e poi Pds e poi Ds e poi oggi PD. Sbaglio stimati amici o state raccontando un bel mucchio di “ imprecisioni”( oggi sono buono, ho fatto il mio fioretto dedicato a Papa Francesco)? In Spagna, nella Spagna dominata dai due partiti tradizionali, il PPE ed il PSOE , c’è solo l’insurrezione contro un pensiero dominante , frutto dell’accordo di potere fra i due partiti. Rompere uno schema politico con le pulsioni insurrezionali è fare del ribellismo, del becero populismo. La politica è altra cosa. QUESTIONE DI PECUNIA E BASTA Ma non date retta a chi accampa motivazioni posticce, pretenziose, deliranti, contorte per spiegarvi come e perché il mondo italiano “ de sinistra e comunista” sia subalterno agli arabi e tifi per coloro che vorrebbero distruggere e cancellare Israele. Non esiste nessuna ragione d’ordine metafisico, ma solo una volgarissima questione di pecunia. Cominciò Crispi ad attuare una politica filoaraba, asserendo che fosse una necessità imposta dalla nostra collocazione geografica. Poi venne la guerra italo turca del 11/12 e noi trovammo gli inglesi in Egitto, i francesi in Marocco e Tunisia e in tutto il Maghreb e ci insediammo nella Libia ( Cirenaica e Tripolitania), ancora sotto il traballante Impero ottomano. Poi con la prima guerra mondiale , distruttosi e sgretolatosi l’Impero ottomano, nel Mediterraneo accade “ la spartizione” ( precedente a Versailles ed a Yalta). Arabia, Iraq e Giordania finirono sotto protettorato inglese, la Francia si assicurò Libano e Siria. A noi rimase la Libia ma da allora in Italia si sparse la diffidenza verso la “ perfida Albione” ( che dominava i paesi più ricchi di petrolio) . E cominciammo a cavalcare ogni refolo delle proteste dei popoli arabi contro gli inglesi . Ecco perché siamo nati filoarabi e poi, ovviamente, antiisraeliani. Per questioni di bottega, non di intelletto.

domenica 24 maggio 2015

E mi arrovello ancora il cervello sul fatto che sin dal rapimento di Aldo Moro le ricerche e le indagini furono concentrate fuori dalla zona del centro città, a Roma, in zona Balduina, Trionfale, Monte Mario, Belsito, via Boccea, Via Cassia. Studiando gli atti della “Commissione Stragi ” vi trovo documentato che il 26 dicembre del 1977 , tre mesi prima dell’agguato e del rapimento, i servizi segreti francesi avevano informato le autorità italiane circa un’intensa attività di tale Giuliana Conforto, la figlia di Giorgio Conforto, la quale disponeva di un appartamento sito in Viale Giulio Cesare n. 47 a Roma. Costei, raccontano i documenti, soleva incontrarsi spesso con Valerio Morucci e con Adriana Faranda, i postini del caso Moro e sui due, figlia e padre , i servizi segreti italiani disponevano di corposi dossier. Tanto che fu proprio in casa della Giuliana Conforto che il 29 maggio del 1979 arrestarono Morucci e Faranda. In almeno un paio d' occasioni Valerio Morucci e Adriana Faranda, i brigatisti postini del caso Moro, si incontrarono direttamente con Giorgio Conforto, l' agente "Dario" ( “Chestny oltre cortina) , la spia migliore che per cinquanta anni il Kgb abbia avuto in Italia. Lo ha raccontato lo stesso Giorgio Conforto, poi deceduto nell' 86, in un interrogatorio davanti al giudice istruttore di Roma, Francesco Amato, il 5 luglio del ' 79. Il giudice sostiene che non sapeva di aver davanti un pezzo grosso del servizio segreto sovietico. Nessuno gli aveva segnalato, e non era stato segnalato neppure ai suoi colleghi d' indagine sul caso Moro, Priore e Imposimato, che quell' uomo era schedato dai servizi segreti italiani fin dagli anni Trenta come spia dell' ex Urss. Possibile che tre magistrati che seguono un’ inchiesta così “ delicata” non abbiano avuto notizie in merito? Il colmo e' che qualche giorno prima delle dichiarazioni di "Dario", due informative del Sismi erano arrivate sui tavoli della Digos romana e in esse era ipotizzato che "padre e figlia Conforto avrebbero trasmesso ai servizi segreti dell' Est (Kgb e Sbt) carte provenienti dal sequestro di Aldo Moro. Ma anche di queste notizie i magistrati, Amato, Priore e Imposimato si dichiarano all' oscuro. Morucci e Faranda avevano nomi posticci , cioè "Emilio" e "Gabriella". Fu interrogato anche un giornalista di “Repubblica”, tale Tutino, che aveva rapporti con la Conforto, il quale riferì all’allora P.M. Domenico Sica, che i due, Emilio e Gabriella, visti a casa di Giuliana Conforto, professavano tendenze politiche anticomuniste. Di tutto questo , durante le indagini su Moro, non trapelò assolutamente nulla e Conforto , Dario e Chestny , fu lasciato libero di muoversi come meglio credeva.

venerdì 22 maggio 2015

ANCORA IGNOTI I VERI ASSASSINI DI FALCONE, I MANDANTI BEN PROTETTI DALLA MAGISTRATURA, COCCOLATI DALL’ANTIMAFIA E DALLA SINISTRA POLITICA I due processi (Capaci uno del 1993 e Capaci bis del 2008) non hanno scoperto gran che , dato che era pressoché un’ovvietà che fosse stato un killer mafioso ad uccidere Giovanni Falcone , la moglie e la scorta e Borsellino. Ma, ciò non ostante cosa fece la Magistratura per gli eccidi di Falcone e di Borsellino ? Invece che seguire i vari filoni di possibili indagini, si fece guidare dalla mafia, perché si limitò a seguire le piste che venivano proposte dai pentiti di mafia. E basta. Infatti nel “Capaci Uno” , del ’93, la Dia - chissà come e perché- intercettò un vero nobiluomo, tale Antonino Gioè che con altri due mafiosi ( Di Matteo e La Barbera) parlavano al telefono dell'attentato di Capaci, mentre nel “Capaci bis” del 2008 fu una vera “eccellenza” a guidare la Magistratura, Gaspare Spatuzza “ ricordava” e la magistratura obbediva. Dal momento degli eccidi ( 1992) fino a tutto il 2008, per sedici lunghissimi anni, la Magistratura ha eseguito esattamente e solo tutto quello che la mafia aveva stabilito di poter dire per ottenere lo scopo comune concordato : permettere alla magistratura di istruire due pressoché inutili processi, ma ai soli killer per proteggere i veri mandanti ed alla mafia di ottenere premialità carcerarie ed economiche per molta sua gente . Una lunga trattativa , questa certamente di tutta evidenza e comprovata dai risultati conseguiti, con la mafia corleonese da parte di un pezzo dello Stato. Che , stranamente, non interessa alla Procura di Palermo o alla magistratura ,così attenta, per dire, alla “ legalità” ed anche devota “ all’anti mafiosità” . Va bene così, dite voi? Bene così, perché così dicono Santoro, e Travaglio, il M5s, Gratteri, Spataro e la casta dell’antimafia professionale , il circo “Medrano ” dei “fratelli e sorelle di” , di “ agende rosse”, quel codazzo di professoroni di mafia che più mafia incutono e spandono , magari incartandola in una falsa bandiera della legalità più incassano di soldi pubblici e potere? Per quei pochi , fuori dal folto coro di indottrinati , che invocavano quanto fosse invece necessario non solo scovare gli assassini di Falcone e di Borsellino - cosa relativamente semplice, suvvia, a Palermo, suvvia! – ma soprattutto scovare chi fossero i veri mandanti di quelle stragi mafiose , la Magistratura usò il suo ineffabile ed arrogante imperio: già nello stesso 1993, la Procura di Caltanissetta , dietro solenni squilli di tromba , proclamò “ urbi et orbi” il processo del secolo sui mandanti quelle stragi . Ma lo fece solo per averne l’esclusiva , per mettere il cappello sulla questione dei veri mandanti , per mettere un bel tappone sulla spinosa questione e per evitare – la prudenza non è mai troppa ! - che ad “altre Procure”, magari meno asservite e colluse con la mafia corleonese e con il suo esercito di pentiti di quanto non avesse dimostrato di esserlo la stessa Procura di Palermo ( più avanti la motivazione di tale precisa accusa ) venisse disgraziatamente in mente di scavare a fondo sui veri mandanti. Non sia mai! Così , mentre “ il tempo passava, con le stagioni a passo di giava” (da “Piero”, De André e non a caso, visto che anche Falcone e Borsellino giacciono senza la rosa o il tulipano della verità !) , la magistratura, tranquillizzata, se la prese comoda e solo nel 1998 ( dopo la bellezza di cinque anni, perdio!) riuscì a “stipulare un bel patto” ( tu dici quello che io ti dico di dire ed io ti garantisco i benefici carcerari ed economici riservati ai pentiti) con un altro esimio pentito di mafia, tale Salvatore Cancemi, nemmeno un testimone diretto, no certo, troppe responsabilità, ma un semplice “ bastardo da riporto”, un “juke box”( concedimi i benefici per i pentiti ed io canto quello che vuoi) , uno , cioè, che “spiffera”( in carcere, questi qui, si chiamano “ infamoni”) cose che sarebbero state dette da un terzo , meglio se nel frattempo il terzo sia anche morto ( vedasi Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia della XVI° Legislatura) . Così nel 1998 vennero iscritti nel registro degli indagati, et voilà, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri: bastava per assicurarsi di bloccare l’indagine sui veri mandanti delle stragi mafiose per decenni. E così fu . Poi, nel 2002 il GIP di Caltanissetta fu praticamente costretto ad archiviare quell’inchiesta : non erano bastati nove anni, dico nove anni, per trovare una minima conferma delle fantasie prezzolate del Cancemi. Ma la previdenza è dote essenziale per i magistrati ed allora, prevedendo appunto quella scontata archiviazione, la Procura di Caltanissetta pensò di protrarre all’infinito ( ad libitum, dicono i colti “ de sinistra”) la sua “padronanza esclusiva” sulla ricerca dei mandanti occulti, iscrivendo nel registro degli indagati, come carta di riserva, anche alcuni imprenditori (Antonino Buscemi, Pino Lipari, Giovanni Bini, Antonino Reale, Benedetto D'Agostino e Agostino Catalano) , da tempo notoriamente vicini all'organizzazione mafiosa ed i cui legami con la mafia non vennero però scovati grazie al lavoro della Procura di Palermo, no, ma solo grazie al lavoro dei Ros di Mario Mori, grazie al loro dossier “ Mafia e Appalti”, una inchiesta che, però, stava a cuore solo a Falcone ed a Borsellino, ma non andava proprio giù proprio alla Procura di Palermo, allora ancora guidata dal Dr Giammanco, col Dr Lo Forte, col Dr Pignatone, col Dr Ingroia Ancora una volta, dunque, la Magistratura si limitò a seguire, docilmente e scrupolosamente, i “ suggerimenti, le indicazioni e le istruzioni “ impartitegli dai eminenti collaboratori di giustizia (Angelo Siino e Giovanni Brusca), cioè da “ uomini di mafia “ che ipotizzarono sfrontatamente persino un interesse di “ alcuni ambienti politico- imprenditoriali” nell’affossare le indagini sulla famosa inchiesta “ Mafia e Appalti” e che la magistratura diligentemente seguì. Una spudoratezza, una impudenza, una temeraria sfacciataggine propria di chi si sente impunibile ed intoccabile , perché era stata proprio quella stessa Procura di Palermo a “sabotare” l’inchiesta di Falcone e Borsellino denominata “Mafia e Appalti”. già dal 1991 . Un sabotaggio che grida ancora vendetta e che restò ovviamente impunito, attuato distribuendo, ai legali dei mafiosi indagati, non , come consentito dalla legge solo, gli “stralci degli atti istruttori ” che riguardavano i loro clienti , bensì tutto il materiale raccolto nell’inchiesta e peraltro coperto dal segreto istruttorio, così informando la cupola della mafia su tutti gli elementi in possesso della magistratura. Un sabotaggio completato, beffardamente, con la sua definitiva archiviazione con provvedimento assunto – pensate voi - in data 15 agosto 92, in un giorno, cioè, “notoriamente “ dedicato dai magistrati al lavoro, no? ed a cadaveri di Falcone ( maggio) e di Borsellino ( agosto) ancora caldi. Così la magistratura è riuscita ad accaparrarsi l’esclusiva dell’inchiesta sui mandanti occulti , inchiesta che, guarda caso, verrà chiusa solo nel 2013 , quando ormai la magistratura politicizzata e la sinistra politica ad essa ancellare erano diventati i padroni dell’Italia, con Napolitano nella garitta del Quirinale , Monti, Letta e Renzi in quella di Palazzo Chigi ). Il GIP di Caltanissetta dovette archiviare l’inchiesta " poiché le indagini non avevano trovato ulteriori risultati investigativi”. Alla morte di Falcone e Borsellino tra i loro massimi "laudatores post mortem" trovate proprio coloro che più li avevano osteggiati in vita, in primo luogo l’ineffabile Eugenio Scalfari e la sinistra politica . Eppure il 9 gennaio 1992 Repubblica uscì con un articolo- fatto sparire da qualsiasi archivio – che l’editorialista, tale Sandro Viola , intitola “Falcone, che peccato”, sciorinando tutta una serie di attacchi contro Falcone per denigrarne e per sminuirne l’ operato, bollandolo come “un magistrato che a metà degli anni ’80 inflisse alcuni duri colpi alla Mafia”. Una disgustosa irrisione per Giovanni Falcone, principale artefice del primo maxi-processo che di fatto scoperchiò l’intera Cupola mafiosa che era rimasta ben protetta fino ad allora da una magistratura “ distratta”. Repubblica e Sandro Viola mossero accuse durissime, come nello stesso periodo altre sedicenti “icone anti-mafia” quali Leoluca Orlando, Nando Dalla Chiesa, Alfredo Galasso, Carmine Mancuso. Era il gennaio 1992, pochi mesi dopo, il 23 maggio, Giovanni Falcone sarebbe stato ucciso per mano mafiosa. L’articolo di Sandro Viola è misteriosamente sparito dagli archivi di Repubblica, quotidiano che usa pubblicare, per la ricorrenza di questi eccidi , un suo supplemento: l’anno scorso scelse il titolo “Uomini soli a Palermo”, un supplemento dedicato ad osannare Falcone e Borsellino e venduto ad una modica cifra, che finisce nelle casse del gruppo editoriale. Nessuna indagine della Magistratura su tutte le altre possibili piste su quegli eccidi. E ce ne sono molte di piste volutamente tralasciate. Quella sovietica , che avrebbe dovuto portare Falcone a Mosca di lì ad un mese per un incontro ufficiale e definitivo con un alto Magistrato russo, per concludere una inchiesta denominata “ oro di Mosca” e che risguardava i riciclaggi dei denari sporchi del Pci italiano, sopra tutte le altre. In questo modo gli eccidi di Falcone e di Borsellino si vanno ad aggiungere, grazie all’opera di questa nostra inguardabile Magistratura, a tutta una serie di eccidi e di omicidi per i quali questa lobby di impuniti intoccabili ha fatto in modo di non trovare mai i colpevoli: dall’omicidio dell’agente Annarumma del novembre del 1696, passando per Piazza Fontana e poi via via lungo quel filo rosso del terrorismo politico ed internazionale che ha devastato l’Italia. Anche per questo oggi la magistratura italiana comanda il Paese con la sinistra politica.

mercoledì 20 maggio 2015

I RAPINATORI DEL POPOLO ITALIANO VANNO SPOGLIATI DELLA REFURTIVA E PUNITI. Non è vero che “ i comunisti non esistono più”, non è vero che parlarne “ è roba vecchia”, una “ fissazione di maniaci” perché il comunismo è il vero padrone dell’Italia sotto ogni punto di vista, politico, industriale, finanziario, bancario, economico, culturale, sociale pur essendo miseramente crollato sotto il peso del suo planetario fallimento. Come mai una ideologia fallita si è impadronita dell’Italia e per di più “dopo” la sua dichiarazione di fallimento ? L’attuale “padronanza”, questa “ egemonia” con cui la sinistra politica schiaccia la maggioranza del popolo italiano è il bottino, la refurtiva di una costante opera di sopraffazione, di una interminabile serie di indicibili angherie , di indimenticabili prevaricazioni, di inaccettabili “ soprusi” perpetrati dal Pci sul popolo italiano , la cui stragrande maggioranza gli è stato sempre suo ferreo nemico , a partire dai tempi della scrittura ( sotto minaccia a mano armata, come provato dall’esecuzione di Gentile) del testo della “ trattativa costituzionale ” e poi proseguiti nel corso di tutta la storia repubblicana, dapprima tollerati , coperti , anche celati, in nome della “ pace sociale interna ed internazionale”, dalla complice ma succube Democrazia Cristiana e poi, dopo anni 92/94, perpetrati in modo sfacciatamente sfrontato, il tutto ancora impunito. Ovvio che mai sia stato violato “ il testo dell’armistizio costituzionale “ – ampollosamente chiamato costituzione - visto che detto testo fu imposto dal Pci( Gentile docet) per consentirgli una lenta e progressiva conquista del potere in Italia pur senza possedere alcuna maggioranza politica nel Paese . Questo , al di là delle ampollosità e delle ridondanze , c’è scritto nella costituzione , questo fu costretto a svelare Togliatti ai propri militanti, disillusi e distrutti dall’orribile 1956 ( Budapest, Praga, Poznan, il manifesto dei 101, il memoriale di Krusciov su Stalin, eccetera) per rincuorarli, nel lontano dicembre del 1956 ( VIII° Congresso del Pci, relazione finale) assicurandoli sulla ovvia, inevitabile conquista del potere. Raggirati dall’egida di quel truffaldino armistizio costituzionale , impostoci con la picaresca violenza armata di quei tempi , abbiamo assistito, increduli, al rastrellamento prima e poi all’esecuzione giudiziaria, da parte del Pci , non dei colpevoli, ma delle vittime dei soprusi comunisti: abbiamo consentito che gli “ unici delinquenti” politici – il Pci ed i loro eredi - processassero e fucilassero, con le loro squadracce togate, tutte le loro vittime ed ogni avversario politico, raggirandoci, per nostra ignoranza, con la loro falsa ed ossessiva invocazione della“ legalità”, della “ corruzione” . Stragismo mafioso, mani pulite, processi ridicoli ( Andreotti, Contrada, Mori, Berlusconi, Dell’Utri, ecc) fino ai governi fatti non in Parlamento ma o nelle segrete stanze del Quirinale o nelle ville di Saint Moritz o concordate nelle Cancellerie di Stati Europei quando non stabiliti direttamente a Largo del Nazareno. Se la Democrazia Cristiana ha pagato un prezzo esorbitante ( cito solo Moro, Mani Pulite e i processi farseschi di cui sopra) rispetto alle proprie responsabilità, non è ammissibile che il Pci ed i suoi eredi, che con la refurtiva si sono comprati ormai tutta l’Italia, non debbano pagare il fio delle loro responsabilità. Carcere o non carcere, non mi interessa, ma intanto che rimettano nelle mani del popolo tutti i frutti delle loro malefatte. Se non si procede a questo storico processo non sarà mai possibile ripartire tutti dallo stesso livello , con il popolo, tutto il popolo italiano, fino ad oggi rinchiuso dal Pci dentro uno sgabuzzino delle pulizie , finalmente al centro di tutto. Per esemplificare uno della miriade di truffe e di inganni, oggi vi parlo di un signore, tale Antonio Giuseppe Chichiarelli, un criminale abruzzese nato nel 1948. Chichiarelli e la compagna vennero crivellati di colpi dal loro, ovviamente ancora ignoto assassino, verso le ore 03.00 del mattino del 28 settembre 1984 sul pianerottolo di casa, all'uscita dall'ascensore, dalle parti di Viale Jonio, a Talenti. Chichiarelli, detto Tony, era un criminale, ma sopra tutto un ben noto falsario. Fu lui a redigere il falso comunicato brigatista che annunciava l’avvenuta morte di Aldo Moro ed il suo seppellimento nel lago della Duchessa. “Un’altra e non meno inquietante certezza è stata acquisita –confermano i magistrati- nel corso delle indagini istruttorie: la attribuibilità al Chichiarelli del comunicato B.R. n.7 del 18 aprile 1978 ( detto, appunto, del lago della Duchessa)…” (Francesco Monastero, Ordinanza 23 marzo 1991, p.10). Si badi bene, non parlo di Chichiarelli per parlare di Moro e della trattativa per la sua liberazione , trattativa che comunque era in corso nell’aprile del 1978 : ma non fu un “depistaggio”, come sostengono svariati autori di quella che chiamo “editoria da marciapiede”, ma un espediente per obbligare le Brigate Rosse a dimostrare che Moro fosse ancora in vita. Ed infatti così fu, dato che due giorni dopo, il 20 aprile 1978, le Brigate Rosse fecero trovare una foto di Aldo Moro con il giornale “ La Repubblica” edizione di quel giorno tra le mani. E chi avrebbe mai pagato 30 miliardi di lire come riscatto senza la prova che Moro fosse effettivamente ancora vivo e nelle mani delle Brigate Rosse ed in Italia ? Il 24 marzo 1984 alle ore 06.30, veniva rapinato da quattro uomini il deposito valori della società Brink’s Securmark, in via Aurelia a Roma, con un bottino che si aggirava approssimativamente sui 35 miliardi. Dalla testimonianza resa dalla guardia giurata presente alla rapina: “ i banditi asserivano di essere militanti delle Brigate rosse ed a tal fine mostravano un opuscolo recante lo stemma di quella organizzazione e sostenevano che era loro intendimento prelevare il denaro dal caveau della Brink’s Securmark, definito da quello che sembrava il capo come ‘bunker di Stato di Sindona’ ( F. Monastero, Ordinanza 12 luglio 1986, p.5). Sulla base di una telefonata ricevuta il 24 marzo 1984 da un redattore del quotidiano “ Il Messaggero” di Roma, gli investigatori scoprirono un plico occultato nel cestino dei rifiuti sito nei pressi della statua del Belli a Trastevere. Dentro del materiale, rappresentato da due frammenti di fotografie rappresentanti la dizione e lo stemma delle Brigate rosse, un ritaglio di dattiloscritto firmato dalla ‘cellula Romana sud – Brigate rosse’…nonché da quattro schede dattiloscritte relative a tale ‘operazione A.N.A.’, la progettata esecuzione del presidente della Camera Pietro Ingrao’, ‘del giudice istruttore Achille Gallucci’e di ‘Pecorelli Mino’…” (ivi , p.3-4) tutta documentazione che avrebbe consentito agli organi di polizia ed ai servizi di sicurezza di individuare Tony , il vero autore della rapina del secolo, arrestarlo e sequestrargli il materiale, farsi raccontare la verità sul suo ruolo di ‘depistatore’ professionista e, infine, farsi dire i nomi dei complici. Scrive, lo stesso Magistrato inquirente, che il 25 novembre 1982 era pervenuto alla Squadra mobile della Questura di Roma un ‘appunto’ relativo ad un progettato sequestro di persona ai danni di un cittadino libico…in tale appunto si faceva riferimento al Chichiarelli come mandante del sequestro di un cittadino libico – ribadisce il Dr. Monastero – e si allegavano mano scritture autografe” (ivi, p.16). In pratica, la Squadra mobile della Questura di Roma e il Sisde, all’epoca diretto da Vincenzo Parisi, sarebbero stati in grado di identificare il Chichiarelli e scoprire ciò che aveva fatto a partire dal 18 aprile 1978 in poi. In poche parole, nessuno ebbe la volontà di arrestare l’autore materiale del falso comunicato del Lago di Duchessa e di altri documenti che sono stati determinanti negli omicidi di Mino Pecorelli e del Colonnello dei Carabinieri Angelo Varisco e, per naturale conseguenza, nessuno avrebbe mai cercato il rapinatore della Brink’s Securmark, che si identificava nella medesima persona di Tony Chichiarelli. E questa “protezione” la percepì anche l’interessato che passò dall’iniziale paura del delinquente che sa di avere osato troppo ad un’euforia che in breve divenne un autentico “delirio di onnipotenza”. Antonio Chichiarelli si mise, pertanto, a parlare liberamente delle sue attività passate e ad investire parte della somma ingentissima rapinata nella stessa capitale, affidandosi ai servigi di un commercialista, Osvaldo Lai, “più volte ricoverato per etilismo” (ivi, p. 7 e seguenti) Intanto , da quel momento non si hanno più notizie di altre iniziative assunte dalla Magistratura o dai servizi informativi per fare arrestare Tony . Se ne ricava che il Sisde ha voluto consentire al Chichiarelli di proseguire indisturbato nella sua vita e nelle sue opere. Ma vi è qualcosa di più, perché il Sisde, che era diretto da Vincenzo Parisi, lo assunse come informatore stabile e retribuito, tanto per comprarne il silenzio. E non basta, perché sempre il Sisde , sempre sotto la direzione di Vincenzo Parisi acquisì anche, come informatore stabile, tale Luciano Dal Bello, un individuo “ amico” di Tony , da tempo trasformato dal Sisde in “informatore” e che ora, con la sua assunzione, è obbligato a riferire in esclusiva al Sisde quanto potrebbe venire a sapere sul suo ‘amico’ Tony . Insomma il Sisde di Vincenzo Parisi si è così voluto garantire che nessun altro apparato , segreto o corpo di polizia ufficiale, potesse sapere altro sul conto del falsario, autore del comunicato del lago della Duchessa. Tony e la sua compagna verranno eliminati il 28 settembre del 1984. Nel gennaio del 1987 Vincenzo Parisi , pupillo del Pci e della sinistra democristiana e di Oscar Luigi Scalfaro in persona , verrà premiato e nominato “Capo della Polizia”. Dove resterà fino al 27 agosto del 1994 quando il Governo Berlusconi I° nominò Capo della Polizia Fernando Masone dal 27 agosto 1994 Ciliegina sulla torta: nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro diventerà Presidente della Repubblica con i voti determinanti dei comunisti, in quei giorni mascherati da Pds . Le persone scomode come Tony , gente che può ricattare, si eliminano usando killer mafiosi che san fare per bene il proprio mestiere. I compagni comunisti, invece, okkupano “le casematte” necessarie , per esempio il Colle, con un loro complice, mettono a cuccia la Magistratura della quale il capo è quel complice e si premiano pure fra di loro. E il popolo italiano che cosa ha fatto? Ha avuto la crisi mistica nel credere ad un Antonio Di Pietro, un falso Padre Pio. Ora pare venerare un altro falso santone, Grillo col suo M5s, che poi, gratti il M5s e sbuca sempre un comunista . E’ così che dobbiamo continuare a vivere in Italia?

domenica 17 maggio 2015

INSEGNANTI E PROFESSORI, SERVI SCIOCCHI DEL POTERE Gli insegnanti si ribellano , non vogliono né essere “valutati” né che si tocchino i loro stipendi, insomma vogliono che tutto resti come è. Ricordano Tancredi, Sicilia ottocentesca e baronale. Ecco un limpido esempio di autoflagellazione, di autocastrazione . Ovvio che queste rivendicazioni, tardo sessantottine, nel mondo globale di oggi sono semplicemente ridicole , esistono solo nei regimi autoritari , ridicolizzano l’Italia davanti a tutto il mondo perché non esisterebbero se la Scuola italiana non fosse, come lo è nelle madrasse , nelle scuole di regime , una “scuola di Stato”. Una scuola libera , che produca offerte formative fra di loro alternative e concorrenti , assolutamente libere ed indipendenti dal controllo egemonico dello Stato , produrrebbe Professori non più “grigi impiegatucci di Stato” , quali sono fino ad oggi ma professionisti autonomi. Insomma la professione di “ professore” diventerebbe una professione come quella di medico , di avvocato, di commercialista, etc. La Scuola e l’Università non sarebbero più, come sono ora, “allevamenti” sotto il controllo del potere diretti a produrre una sottocultura conformista che tramuta ogni laureato in manovalanza precaria ed a basso costo e dunque disposta, anche per qualche “ obolo” finanziario e con il miraggio di future ma improbabili pensioni, a riprodurre, nella catena di montaggio sotto culturale occhiutamente ed arcignamente spiata dal potere dominante , altra manovalanza sotto acculturata. Agli insegnanti ed ai professori che sbraitano contro “ controlli”, “ merito”, “ stipendi diversificati” eccetera voglio ricordare e rinfacciare che loro, così come sono oggi e come vorrebbero continuare ad essere, a “ vegetare” , sono solo dei giannizzeri servi dei potentati che dominano Italia ed Europa, assoldati cerberi ma del tutto incapaci di creare offerte formative diverse da quelle che vengono loro imposte dal potere al quale essi si prostrano per quattro soldi e tante promesse. Se voi siete disprezzati, ridicolizzati, sfruttati, strapazzati, schiavizzati, colonizzati, irrisi, trattati da tutti a pesci in faccia è solo colpa vostra: la scuola di Stato deve essere seppellita fra le macerie del fallimento del socialismo. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ L’ULTIMO DEI PARACULI ( COME DEI MOHICANI): ANTONELLO SORU Con il consueto salto sul carro dei vincitori , con una botta da consumato paraculo, degna del miglior Pirandello, Antonello Soro , quel deputato “ de sinistra”, Presidente dal giugno del 2012 di una Autorità di garanzia ( boh?) , dopo ventuno e passa anni passati a cavalcare l’ “ isteria forcaiola” che stampa e televisioni ( tutte “ democratiche” come lui) ci hanno propinato facendo “ godere” come “ maiali” “ gente de sinistra”, come Soro e tanti altri “ altamente democratici” come lui, mentre assistevano , silenti , compiaciuti e sghignazzanti al massacro mediatico di tanti e ben noti personaggi politici e non sventolando il vessillo picaresco della “ libera informazione” , senza che mai , dico mai, il “ loro tanto delicato e raffinato intimo” gli rodesse chiappe e vicini orifizi e gli scatenasse qualche rimorso di coscienza, o qualche crisi di dignità, oggi, solo oggi – democratici certo , stronzi proprio no – trova l’aria nei polmoncini sardi per esalare un flebile «Stop ai processi mediatici, ne va della vita delle persone». Ecco, adesso Papa Bergoglio si direbbe soddisfatto dello spiraglio di pace….. Io, che Papa non sono, semmai fossi foco, non reggo ed a calci in culo spedirei certa gente al Traumatologico.

sabato 16 maggio 2015

OPERAZIONE VERITA’ SU BERLINGUER Memoria contro il processo di sua beatificazione in corso Alla fine del 1947 l’Assemblea Costituente , intimidita dalle spedizioni armate dei miliziani e dei partigiani comunisti – l’esecuzione di Giovanni Gentile rientrava nel principio staliniano di “ fucilarne uno per educarne mille” – aveva compiuto la stesura del documento chiamato “ costituzionale” . Non certo il frutto di una scelta popolare bensì il frutto di mediazioni, di ricatti, di intimidazioni, di aggiustamenti, di “ inciuci” con il quale il Pci e la Dc hanno illuso e truffato un popolo italiano ancora analfabeta e straccione promettendogli una ampollosa “ democrazia parlamentare” della quale loro stessi saranno i “ sovrani” e le cui disposizioni serviranno ai regnanti per chiudere il popolo recalcitrante nello stanzino delle pulizie. Sfruttando l’ignoranza popolare ed il suo connaturato servilismo religioso, il loro potere truffaldino ha spacciato questa “ malefica truffa ” come fosse un sacro Vangelo arrivando all’improntitudine di stabilire l che tale documento sia talmente al di sopra di quanto altri uomini possano pensare, che debba essere reato penalmente perseguibile con anni di reclusione chi osasse definirlo criminale, come io mi onoro di fare da sempre . Alcide De Gasperi non ebbe altra opportunità che rivolgersi all’altra grande potenza del tempo, gli Usa, ed al Vaticano per piatirne i necessari aiuti, in armi e finanziari, i soli strumenti che permisero all’Italia di non diventare, nel 1948, uno dei possedimenti di Stalin. Basta e avanza come titolo di merito, non ostante Usa e Vaticano. Ma di Enrico Berlinguer, cosa ci resta ? Semplicemente un compromesso storico con tutti i suoi fallimenti. Ma sul suo conto vanno messi molti cadaveri, tutti quelli che la sua c scellerata propaganda politica ha provocato: dall’agente Annarumma , alle vittime di Piazza Fontana e così via fino agli eccidi delle Brigate Rosse, il cadavere di Aldo Moro, della sua scorta e quello di Giangiacomo Feltrinelli. La sua “relatività” intellettuale e quindi anche politica, il suo innato stalinismo ( il potere prima di tutto, per il resto c’è tempo) , lo portò ad imputare alla inesistente “ minaccia di una restaurazione fascista” ogni crimine , esasperando così gli animi. Feltrinelli ne fu dilaniato, nell’animo e nel corpo. . A dire la verità , Aldo Moro considerava Enrico Berlinguer una “ mosca sciocca” per la quale , fin dal dicembre del 1969 cominciò ad intessere la sua “tela di ragno”, appunto la “ strategia dell’attenzione delle Dc verso il Pci” che fu l’antipasto, l’apetizer che condusse al compromesso storico, tela nella quale nel 1973 la mosca sciocca si andò ad infilare di sua spontanea volontà credendo di arraffare il potere e decretando così il fallimento del Pci e la sia fine . Moro ha dato la vita per salvare Italia, per salvare il Pci e per salvare anche Enrico Berlinguer dalle grinfie del sinedrio comunista cecoslovacco che guidò le Brigate Rosse di Mario Moretti per rimediare ai disastri di quel compromesso storico: e infatti fu salvato Berlinguer sottoposto ad una operazione di lifting da restauro ed il Pci, troppi miliardi era costato all’Urss per essere distrutto da Berlinguer. Nel 1981, guidato per mano da Eugenio Scalfari- sotto la cui tutela Berlinguer si era rannicchiato - Enrico Berlinguer credette di riacquistare la sua verginità e la sua credibilità politica con la questione morale, affermando la diversità antropologica dei comunisti. In verità accusare l ‘ èlite al potere delle peggiori nefandezze e delle peggiori corruzioni è la normale clava politica che ogni opposizione ha scagliato contro il potere, da quando è nato il mondo. Dunque solo rincretiniti militanti comunisti potevano considerare la questione morale come fosse una scoperta di Enrico Berlinguer, quando altro non era se non che una semplice operazione di copia e incolla, un plagio di Enrico Berlinguer ai danni della storia ed alle spalle del popolo comunista ignorante e fidelizzato. Oltre tutto le due operazioni che la “agiografia” berlingueriana ha cesellato sul suo santino e cioè sia il “ compromesso storico” come la “ questione morale” sono due posizioni politicamente opposte e fra di loro conflittuali . Perché mentre con il “ compromesso storico” Berlinguer santificava il potere dei partiti politici fino al punto da glorificare ed istituzionalizzare che solo grazie al loro potere si poteva intervenire per dare uno scossone alla politica del vecchio centrosinistra , ora, appena tre anni dopo il 1978, Berlinguer crede di riacquistare una centralità politica ed il perduto aplomb affermando l’esatto contrario di quanto andava predicando da dieci anni. Che, cioè, improvvisamente Berlinguer intravede nell’eccesso di potere dei partiti un ostacolo al riformismo rifugiandosi nella questione morale. Enrico Berlinguer “onesto e coerente”? Nessuna coerenza, l’abbiamo appena appena spiegato nei dettagli nell’azione di Enrico Berlinguer. Quanto all’onesta di Enrico Berlinguer basta e avanza constatare che durante la sua Segreteria ( 72/84) ,mentre illudeva i suoi militanti sulla fantomatica “ terza via al socialismo” che avrebbe dovuto consentire il famoso ma mai scoperto “ strappo da Mosca”, il Pci incassava e contava ricchi finanziamenti illegali sovietici . Poi una volta concretizzatasi la “ Compagnie Européenne des Petroles” , la quale ottenne di rifornirsi del greggio sovietico a condizione di vendere, in Italia, solo all’ENI, ordì un imbroglio incredibile. Spedì l’ignaro Gianni Cervetti, uno storico comunista vittima della sua ideologia, a Mosca per comunicare la rinuncia dei finanziamenti illeciti a Boris Ponomariov appuntandosi a proprio merito questo “ beau geste” come una medaglia al merito democratico, senza sapere che lo stesso Boris Ponomariov fosse in confidenza con Massimo Caprara , storico segretario di Togliatti durante il loro lungo soggiorno a Mosca. Così che quando Massimo Caprara scriverà il suo ultimo libro ( Ora da Mosca) Berlinguer e Cervetti saranno sbugiardati in maniera clamorosa da un loro stesso compagno, appunto Caprara, il quale riporterà i racconti , mai da nessuno contestati, dello stesso Boris Ponomariov che rivelò come quei finanziamenti illeciti al Pci fossero solo stati sostituiti con le ricche tangenti che l’ENI dovette corrispondere, rigorosamente estero su estero, al Pci di Erico Berlinguer come corrispettivo della concessione di acquisto . Qualcuno conosce qualche provvedimento, qualche legge prodotta da i Enrico Berlinguer per modificare il regime die partiti sotto il quale languiva, prigioniero, il popolo italiano? Personalmente ricordo solo la sua “ evangelizzazione” della costituzione che schiacciava il popolo, mai una critica. Insomma, cosa ci resta di Enrico Berlinguer ? Di Berlinguer non resta altro che tre figli raccomandati e ben sistemati a spese dello Stato italiano, diversi fratelli, cugini e nipoti ben sistemati nelle schiere dei “baroni universitari ” in qualche munifica Università italiana. Sono e resto a disposizione per chi avesse notizie in merito o rimostranze .

venerdì 15 maggio 2015

SE NASCI CRETINO NON PUOI MORIRE INTELLIGENTE, TUTT’AL PIU’ GRILLINO La soppressione dell’INPDAP e la sua confluenza nell’INPS , realizzata con l’art. 21 del “Decreto salva Italia”, Governo Monti, approvato il 4/12/2011, ha devastato l’l’INPS. L’INPDAP, come ente pensioni dei dipendenti della pubblica amministrazione, non riceveva contributi perché lo Stato non pagava certo i contributi , per i suoi dipendenti ( come invece era obbligato a fare un privato) ed in più l’INPDAP era servito al “ consociativismo storico” fra il Pci e la Dc per elargire pensioni di comodo con le quali comprarsi voti e clientele ( pensare alle pensioni baby ed alle promozioni al grado massimo di carriera , una prassi che veniva rigidamente seguita nella P.A. e nelle Forze Armate , tanto per fare un esempio, sistema in base al quale un pisquano qualsiasi, che era arrivato al grado di maggiore, veniva promosso al grado di “generale” e col sistema pensionistico retributivo…… ). INPS subentra dunque in tutti i rapporti attivi e passivi dell’Inpdap. In Italia, il sistema pensionistico pubblico non è organizzato come un fondo pensionistico privato, che deve investire i contributi dei suoi assistiti, ma è un sistema di "contratto generazionale": traduzione semplice è che i contributi versati oggi pagano le pensioni di oggi La relazione del vecchio presidente INPS rivelava che alla fine del 2014 il fondo pensioni dei lavoratori dipendenti registrava un passivo di 119 miliardi di euro; quello dei coltivatori diretti di 80 miliardi; quello degli artigiani di 48 miliardi. Il Prof. Boeri, sull’argomento, preferisce tacere, semmai proporre delle riforme pensionistiche che, per quanto ne so io, dovrebbe essere il Parlamento a decidere, non uno dei tanti “ comis” messi a guardia di uno dei tanti forzieri da scassinare. Insomma un buco di quasi 250 miliardi di euro coperto a fatica solo da due fondi: i lavoratori parasubordinati, in attivo di 96 miliardi e le prestazioni temporanee dei lavoratori dipendenti (quindi contributi per malattie, maternità, disoccupazione) in attivo di 179 miliardi. Questi due fondi sono la cassaforte, la banca che ha permesso di ridurre a "soli" 4,5 miliardi di euro il passivo del patrimonio Inps Se l'INPS ha bruciato negli anni, dal 2009 al 2013 , qualcosa come 45 miliardi di euro di suo patrimonio, arrivando ad un rosso di 10 miliardi l’anno significa una sola cosa: sono stati pagati delle pensioni a molta gente, peraltro in quiescenza molto prima di aver prestato servizio per 40 anni, che non avevano versato corrispondenti contributi durante la loro vita lavorativa ma che oggi percepiscono vitalizi “ a livello retributivo” E siccome i vitalizi di oggi sono pagati dai contributi di oggi, ecco la bellezza incomparabile del socialismo di Stato, un cetriolo che va dritto dritto nel sedere di chi lavora sul serio, di chi produce il lavoro altrui e di chi è oggi un precario. Ringraziate sentitamente il socialismo del Pci e della Dc che ci ha ridotto in miseria. Dimentica: intanto Di Battista e Di Maio diventano idoli della protesta perché sbraitano contro i vitalizi ai condannati. Già perché così noi risolveremmo tutto, secondo costoro….
STORIA BREVE DELLA CONQUISTA CRIMINALE DELL’ITALIA DA PARTE DEL COMUNISMO Come cantava Luigi Tenco, “ se stasera sono qui….è perché ti voglio bene…”, io stasera sono ancora qui perché voglio bene al mio Paese. E come le formiche che, nel loro piccolo, si ribellano alle violenze , anche io, nel mio piccolo, cerco di ribellarmi allo strapotere della sinistra, raccontando come sia stato mai possibile arrivare a farci dominare dal comunismo. Ne faccio una massima sintetizzazione. Una volta arraffato il fondamentale “ bottino di guerra” – non mi riferisco al tesoro della Banca Jugoslava o a quello dell’oro di Dongo ma all’avere imposto ai “costituenti”, con intimidazioni e minacce di vario genere, un testo di Costituzione che accontentasse il Pci : Moro e gli altri costituenti, non a caso “santificati” solamente dai comunisti, furono i “tanti” educati per benino dall’esecuzione , nel 1944, dell’uno , Giovanni Gentile , che aveva osato opporsi alla sopraffazione comunista, semplicemente freddato da cinque sgherri comunisti –, sul Fronte comunista, ormai certo dell’annessione all’Urss dell’Italia, s’abbatte il ciclone della disfatta elettorale del ’48. Alcide De Gasperi invocava dagli Stati Uniti, l’unica grande potenza in grado di imporre timore reverenziale al comunismo staliniano, grano ed aiuti finanziari per gli italiani affamati, sul piano pubblico, ma in via riservatissima chiedeva armi per poter opporre resistenza e creare un vero baluardo contro una minacciata insurrezione comunista. Togliatti ed il Pci, a loro volta, ricevevano armi e finanziamenti da Stalin, altre armi ed addestramento militare dai Paesi d’oltre cortina , tutto mirato all’annessione dell’Italia al dominio staliniano. Dopo la devastante esperienza della Seconda guerra mondiale, i governi democristiani implorarono Papa e Casa Bianca per essere ammessi nell’Alleanza atlantica, riuscendo infine a vincere le resistenze degli Stati uniti d’America che in verità non volevano l’entrata dell’Italia in un patto militare. Naturalmente tutto questo fu accuratamente tenuto nascosto alla opinione pubblica: da parte della Dc per evitare di scatenare il panico negli italiani ( perché allora il pericolo dell’invasione comunista sarebbe emerso in tutta la sua drammaticità) , da parte del Fronte Popolare perché Stalin non voleva rischiare di scatenare una reazione degli alleati angloamericani se fosse trapelato un qualsiasi piano di aggressione comunista all’Italia. Nasce la doppiezza politica dell’Italia, prodotta dalle pulsioni colonialiste sull’Italia del comunismo ed accettata dalla Dc , costretta a brigare in silenzio, per non seminare panico, per racimolare riservatamente dagli Usa il necessario sostentamento, militare e finanziario, per ergersi a baluardo contro il comunismo. Così il Pci , che predicava una politica di pace, ha imposto agli italiani una politica di guerra perma¬nente, ma una guerra sotterranea, “ non convenzionale” cui la Dc non si sottrasse e per la quale si organizzò : la Gladio Rossa e la Gladio Bianca, la Volante Rossa e la Stay Behind, le Brigate Rosse e le pulsioni militari dell’indipendentismo siciliano . L’ “ equidistanza”, nella politica estera medio orientale, non potette sopravvivere perché per ostacolare l’egemonia comunista nel mondo del dopo Yalta ci siamo dovuti prestare a difendere gli interessi di Washington che ci foraggiava. E questa “ doppiezza” ha determinato sia la creazione di Forze armate ufficiali ( da parata, per capirci) ma anche di forze ( nascoste ma parallele a quelle ufficiali “ di “ sicurezza”. Le seconde ordite per combattere la guerra ideologica, quella “non ortodossa”, quella “ non convenzionale”, quella contro le mire egemoniche sull’Italia del “comunismo internazionale” e della sua “quinta colonna” in Italia, il Pci. Le prime hanno svolto funzioni di facciata, di parata, di pubblico deterrente, di ostentazione muscolare contro i nemici ammonendo, quando serviva, il loro diretto intervento per ristabilire l’ordine e garantire la permanenza dell’Italia nell’ambito dell’Alleanza atlantica. Non, quindi, un “ doppio Stato” ma uno Stato con una doppia struttura bellica, la prima da impiegare nella guerra clandestina, la seconda da ostentare quale presidio di pace e di libertà per il Paese. Un apparato politico-militare clandestino, occulto, ma non autonomo e, tantomeno, indipendente dal potere politico che lo ha creato e di cui si e sempre servito per il raggiungimento dei suoi fini, quando questo richiedeva l’uso di metodologie non ortodosse, non convenzionali , insomma occulte. E’ stato dunque “ quello Stato”, sono stati dunque quei due partiti politici, ciascuno con il proprio ruolo, chi di attore , il Pci, chi di convenuto, la Dc, a riconoscere alla mafia, alla n’drangheta, alla camorra, alla sacra corona una loro rappresentatività della loro sfera politica pubblica nell’Italia del Sud, la produzione di una classe politica che coagulasse , per una convivenza pacifica, gli interessi del Pci, della Dc e delle mafie . Tutto questo , però, pur essendo oggi ancora valido e reale , è stato accuratamente “ occultato, accuratamente taciuto”, da entrambi quei partiti, per intuibili motivi di “onorabilità” , con un conformismo criminale che avviluppava ,nella complicità, mafie, partiti politici e magistratura. Non è un caso se è solo dal 1989 (circa) , da quando , crollato il sistema comunista sovietico il Pci , nel frattempo divenuto anche “ dominus” nel mondo giudiziario ( Violante alla Direzione Antimafia, Caselli alla Procura di Palermo, Craxi e Vassalli a portare “ incenso, oro e mirra”, ovvero “ riforma codice procedura penale, sconfitta sulla responsabilità dei magistrati, resa incondizionata sulla politica giudiziaria al Pci onde assicurarsi ogni possibile sua benevolenza per i suoi innumerevoli misfatti) , il Pci, per sopravvivere al ciclone distruttivo creato dal Papa polacco e da Ronald Reagan, decise di tradire quella congiura criminale asserendo che in Cosa nostra e nelle altre mafie si configuri un preteso ma inesistente anti-Stato. Quale parte dello Stato ha stretto questo patto e ne ha garantito il rispetto fino ad oggi, se non quello comunista che s’identifica con la sua struttura segreta e clandestina? Ben nota, ovviamente, ai vertici politici e militari dello Stato. La prova più evidente della trama rossa , del filo rosso che guida questa deriva comunista , sta proprio nella figura storica di Giulio Andreotti, il prototipo del “ potere bianco” in Italia, il quale , catturato , inchiavardato e fatto prigioniero dall’orda comunista venne impiccato, impalato per essere il colluso con la mafia ma, solo fino ai primi degli anni Ottanta, dato che tutti questi erano ormai caduti in prescrizione ma incredibilmente assolto per gli stessi rapporti che aveva mantenuto anche negli anni successivi. Voglio ironizzare scimmiottando Mino Pecorelli sul processo per il “golpe Borghese”, nel quale “ andreottiani erano gli imputati, andreottiani gli accusatori, andreottiani i giudici “. Non è vero, quindi, che non si riescano a trovare i punti di contatto fra la due strutture, ufficiale e clandestina, dello Stato sia sul piano politico che su quello militare. Nessuno ha mai fatto il conto delle strutture clandestine, informative ed operative, in azione in Italia dal dopoguerra in avanti, per chiedersi chi, al vertice, coordinava il loro operato. la strutture “scoperte” fino ad oggi già da sole, costituiscono un apparato politico-militare con scopi informativi ed operativi, che hanno inglobato nei loro ranghi, nel corso degli anni, decine e decine di migliaia di italiani vincolati dal segreto di Stato. Non sono le strutture di un “altro” Stato, sono il presidio di questo Stato che è riuscito a sopravvivere grazie a quanto da esse fatto e può continuare a sopravvivere solo proteggendone i segreti non proprio esaltanti delle loro attività. Per fare questo, lo Stato ha utilizzato due strumenti: i mezzi di comunicazione di massa e la magistratura. I primi per disinformare, la seconda fare fuori tutti gli oppositori scomodi e non funzionali al progetto dominante del Pci. Per imporre tutto questo non serve un “Stato” , basta ed avanza il servilismo della stragrande maggioranza dei giornalisti italiani e dei magistrati italiani . Se ci fossero due Stati, uno dei quali agisce nell’ombra all’insaputa del primo, tutto questo non accadrebbe. Ma, la mano destra copre i misfatti della mano sinistra: Casson è senatore, D’Ambrosio pure. Per queste intimidazioni l’Italia è uno Stato capace di esprimere una “doppiezza” che gli consente di utilizzare tutti i mezzi, anche i più cinici e spregiudicati, salvaguardando la sua immagine pubblica di democrazia rispettosa di una Costituzione che è essa stessa il frutto criminale proprio della stessa guerra non convenzionale, ma frutto del clima di intimidazione e di minacce degli anni dal 43 al 48. Emblematico è il doppio uso che lo Stato fa dei”neofascisti”: prima utilizzati nella guerra clandestina contro il comunismo internazionale, oggi, come ieri dal Pci e da Berlinguer sopra tutto, usati come copertura per attribuire ad essi tutto ciò che di nefando è stato in qualche modo scoperto, accusandoli di averlo fatto in odio alla democrazia. La doppiezza come metodo, prassi consolidata, purtroppo vincente fino ad oggi, di uno Stato al quale deve essere negato l’alibi di un altro Stato, che ha agito a sua insaputa e contro i suoi interessi, i suoi uomini, le sue strutture. Non si potrà mai avere verità in questo Paese se non si giungerà alla denuncia esplicita della nefanda “doppiezza” dello Stato, come credette, sbagliando, di fare Cossiga nel 1990 invitando Violante e Sogno alla famosa cena del pesce, credendo che, finito il regime comunista, crollasse anche la guerra non convenzionale e non ortodossa che aveva soffocato l’Italia . Violante ed il Pci avevano ben altri scopi in quel momento, non avevano tempo e voglia di chiedere perdono agli italiani per i misfatti compiuti e per cospargersi, insieme ai complici indotti, i democristiani, il capo di cenere andando a Canossa per rifondare l’Italia ristabilendo la verità . Chi ignora questa storia o pretende di cambiare l’Italia senza ricominciare da quelle “ forche caudine” storiche, chi crede che stracciandosi le vesti per qualche particolare o per qualche scandaletto significhi fare un cambiamento “ epocale”, è solo un ignorante, un millantatore, un azzeccagarbugli, un Masaniello che cerca potere personale da ritagliarsi nella confusione mentale del popolo. Insomma una forma ulteriore di truffatore del popolo. Grillo ed il M5s hanno capito o no?

mercoledì 13 maggio 2015

Secondo la storia cilena , Pinochet ha fatto diventare il Cile il paese più ricco e libero dell’America latina, non ha mai esportato guerre con la scusa di imporre la democrazia a casa d’altri , né invaso paesi africani e medio orientali, né mandato i suoi giovani a morire in posti lontani , in Africa, in Asia, eccetera. Solo Enrico Berlinguer citava il Cile , come arma di propaganda s’intende, solo per minacciare e destabilizzare l’Italia con la sua strategia della tensione che, grazie a lui, si trasformerà in puro terrorismo in poco tempo. Papa Bergoglio e Castro , storico incontro, ben venga la pace su questa terra, ma perché, Papa Bergoglio, perché conquistarla significa solo “diventare sudditi delle menzogne”? Perché non fare l’unica operazione pacificatrice e cioè usare la propria carica papale per ottenere quelle ammissioni di colpe che muoverebbero tutti , tutti e di vero cuore e finalmente ad un eterno perdono e promuoverebbero una vera corsa alla pace? Nel 1998 ci fu un altro Pontefice che ebbe la forza di andare lui a Cuba e , senza falsità, senza ipocrisie, disse pane al pane e vino al vino. Quel Papa fece crollare il regime comunista ed il Muro, caro Papa Bergoglio, non solo le braccia a gente come me, come sta facendo Lei, sua Santità, Perché non gli ha rinfacciato il turismo sessuale a Cuba? O i campi di concentramento per gli omosessuali ancora in vigore? O tutti i prigionieri politici rinchiusi e torturati nelle sue carceri? Con Batista, a Cuba vi erano solo 11 prigioni e non esisteva la pena di morte. La pena di morte è stata ripristinata da Castro mentre le prigioni a Cuba sono diventate (da 11) circa 300. Oggi, Papa Bergoglio accoglie ed abbraccia Castro, ma senza avergli mai rimproverato nulla di tutto questo, anzi vorrebbe addirittura farci credere che Castro sia un portatore sano dei diritti umani. Solo epigoni ormai al posto dei grandi uomini! Quel Papa polacco , sempre Papa misericordioso, seppe affrontare la verità e distrusse, con il suo dire, la Russia del comunismo. Oggi abbiamo un altro Papa che sottace le verità, che anzi la nasconde pur di arrivare alla pace. Spero che un vero cristiano trovi la differenza fra questi due Papi e faccia di tutto per cancellare simili vergogne e bollarle per quel che si meritano. E infatti, epigone su epigone, oggi tutto questo può accadere, Sua Santità, solo in Italia, dove un popolo di suoi fedeli sudditi e di cittadini parassiti , pur di essere foraggiati da Pantalone santifica una tassazione da schiavitù coloniale al 60% e ripristina un regime socialista che altrove è fallito. Grazie Santità, proprio grazie.

lunedì 11 maggio 2015

“ SI VEDE CHE IL VENERDI’ ERA NEL MIO DESTINO. FIN DALL’UOVO.COMEDICONO NELLA MIA CITTA’. PERCHE’ ERA UN VENERDI’, IL 30 NOVEMBRE , ALLE 5 DI MATTINA , QUANDO MI CAPITO’ QUESTA UMANA AVVENTURA CHE MI PORTO DIETRO DA 53 ANNI”. Così iniziava nel febbraio del 1982 una sua lunga intervista Quella stessa “umana avventura” che il 18 maggio del 1988 gli presentò il rendiconto e gli rubò la vita. Fremo di rabbia e di ira nel ricordarlo ancora oggi. Mai cercato vendette, anche se la tentazione è stata tanta, lui non le cercava, diceva però “ io spero, Signori Magistrati, che anche voi siate in buona fede come me ”. IL 18 MAGGIO 2015 SARANNO 27 ANNI DALLA SUA ESECUZIONE GIUDIZIARIA. PARLO DI ENZO TORTORA
GENTAGLIA L’incredibile irrilevanza culturale del M5s e dei suoi adepti balza in folgorante evidenza a proposito della loro campagna per togliere il vitalizio ai politici condannati. Tutti sappiamo che , una volta eletto, il neodeputato , nel caso avesse avuto un preesistente posto di lavoro, conserva il posto fino alla scadenza del mandato elettorale: i suoi contributi pensionistici vengono pagati dallo Stato, con l’istituto dei così detti “ contributi figurativi”. Pochi eletti avevano un impiego, molti provenivano da quello strano mondo clientelare che io chiamo “ sistema dei portaborse”. Giovani scelti dai partiti politici sena alcun merito personale, spessissimo per meriti genealogici, soventissimo per , diciamo, meriti clientelari . Ma i nostri santificati e beneamati “ padri “, per evitare di doversi esporre ( per esempio come Gentile ) alle intimidazioni dei comunisti fecero una bella “trattativa” , con la quale i democristiani , alla Aldo Moro , padre costituente anche lui nonché “maestro in trattative “, accontentarono i comunisti con la scelta della repubblica parlamentare invece che con quella presidenziale, con il Presidente della Repubblica “scelto” fra “ gli amici degli amici” e non eletto dal popolo, con il Governo scelto dal Presidente della Repubblica, elargendo anche, tanto avrebbe pagato Pantalone, l’articolo 69 della Costituzione . Articolo, fulgido esempio della grande truffa del popolo quale è questa Costituzione, che stabilisce “I membri del Parlamento ricevono un'indennità stabilita dalla legge” Non ci voleva mica una laurea per capire che con questa norma gli stessi eletti stabilire quanto incassare al mese. La nostra grande costituzione, la più bella de mondo, no? Bene, tutto inizia da lì, dalla Costituzione. E chi è che la difende , questa Costituzione, come se fosse l’unico baluardo che ci dovrebbe proteggere da chissà quali derive autoritarie? Guarda caso, il M5s! Ma la cosa veramente incredibile ed assurda, al limite del ridicolo, è che il M5s non si rende nemmeno conto che il vitalizio a “tutti i politici” rappresenta una ignominiosa duplicazione di pensione, perché il politico avrà sia il vitalizio parlamentare che la sua pensione dal suo lavoro o professione . Alla spasmodica ricerca del cretino di passaggio cui carpire il voto , come il gatto e la volpe che cercavano lo scemo di turno da alleggerire, il M5s non riesce a capire che è stata la costituzione , quella che secondo loro stessi “ guai a toccarla” che consente tutto questo inammissibile sperpero : loro, quelli del M5s, che la revoca del vitalizio comportasse la corresponsione, per contanti ed in unica soluzione, del “ monte contributi” al politico condannato, nemmeno lo sapevano. D’altra parte questa ciurmaglia è talmente ignorante da chiedere il reddito di cittadinanza , per comprarsi i voti , roba da truffa elettorale, mentre accusava gli altri di comprarsi i voti con gli 80 euro di Renzi! Questa è gentaglia che sbava dall’invidia e dal rancore anche se ti sei pagato la tua pensione, solo perché secondo la loro bacata mente “ è una pensione alta”: ma se me la sono pagata a te che ti frega se è alta o bassa? Gentaglia.

venerdì 1 maggio 2015

I cattocomunisti del P.D. , una volta svaligiato il Quirinale, irrompono anche nella stanza dei bottoni, inarrestabili le loro razzie, preceduti, come sono, da un battaglione di affamate termiti grilline che per tremila euro al mese (e privilegi annessi e connessi) hanno azzannato e sbriciolato le palizzate della democrazia , ululando “ dagli al Berlusca !”. Ritrovata la loro bella complicità del 1978 che aveva fatto secco Moro ed ammansito i capricci isterici dei “ nipotini maleducati che sbagliavano”, quella corrispondenza d’amorosi sensi che ha fatto fuori i rompi coglioni ( Cossiga, Sogno, Andreotti, Berlusconi, Falcone, La Torre, Craxi, ecc) , oggi , comunisti e democristianucci, sono due cuori ma una sola capanna ( il PD) ed una manovalanza (M5s) che tanto, cretinetti come sono, s’accontenta delle briciole. Iniziano le epurazioni, già Di Gennaro al posto di Orsi a Finmeccanica, ora Luciano Fontana, dal 1986, una vita, all’Unità al Corriere della Sera, ci avviamo alla riedizione italiana di Erich Honecker. Ci pensa il Colle, mica per niente Presidente di tutti gli italiani, a tirarci su il morale, giù a compiangere Pio La Torre , per dirci che fu “luparato” dalla mafia siciliana. Ma per davvero? Trovati i veri ed unici colpevoli d’ogni disgrazia e malaffare italiani: Berlusconi e la mafia. Ora mi dovete spiegare come faccio io, che non ho la pazienza di un maestro elementare siciliano ma l’irruenza sfrontata di un erede di Archimede, come diavolo faccio a non mandarvi tutti a quel paese ?