Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 20 maggio 2015

I RAPINATORI DEL POPOLO ITALIANO VANNO SPOGLIATI DELLA REFURTIVA E PUNITI. Non è vero che “ i comunisti non esistono più”, non è vero che parlarne “ è roba vecchia”, una “ fissazione di maniaci” perché il comunismo è il vero padrone dell’Italia sotto ogni punto di vista, politico, industriale, finanziario, bancario, economico, culturale, sociale pur essendo miseramente crollato sotto il peso del suo planetario fallimento. Come mai una ideologia fallita si è impadronita dell’Italia e per di più “dopo” la sua dichiarazione di fallimento ? L’attuale “padronanza”, questa “ egemonia” con cui la sinistra politica schiaccia la maggioranza del popolo italiano è il bottino, la refurtiva di una costante opera di sopraffazione, di una interminabile serie di indicibili angherie , di indimenticabili prevaricazioni, di inaccettabili “ soprusi” perpetrati dal Pci sul popolo italiano , la cui stragrande maggioranza gli è stato sempre suo ferreo nemico , a partire dai tempi della scrittura ( sotto minaccia a mano armata, come provato dall’esecuzione di Gentile) del testo della “ trattativa costituzionale ” e poi proseguiti nel corso di tutta la storia repubblicana, dapprima tollerati , coperti , anche celati, in nome della “ pace sociale interna ed internazionale”, dalla complice ma succube Democrazia Cristiana e poi, dopo anni 92/94, perpetrati in modo sfacciatamente sfrontato, il tutto ancora impunito. Ovvio che mai sia stato violato “ il testo dell’armistizio costituzionale “ – ampollosamente chiamato costituzione - visto che detto testo fu imposto dal Pci( Gentile docet) per consentirgli una lenta e progressiva conquista del potere in Italia pur senza possedere alcuna maggioranza politica nel Paese . Questo , al di là delle ampollosità e delle ridondanze , c’è scritto nella costituzione , questo fu costretto a svelare Togliatti ai propri militanti, disillusi e distrutti dall’orribile 1956 ( Budapest, Praga, Poznan, il manifesto dei 101, il memoriale di Krusciov su Stalin, eccetera) per rincuorarli, nel lontano dicembre del 1956 ( VIII° Congresso del Pci, relazione finale) assicurandoli sulla ovvia, inevitabile conquista del potere. Raggirati dall’egida di quel truffaldino armistizio costituzionale , impostoci con la picaresca violenza armata di quei tempi , abbiamo assistito, increduli, al rastrellamento prima e poi all’esecuzione giudiziaria, da parte del Pci , non dei colpevoli, ma delle vittime dei soprusi comunisti: abbiamo consentito che gli “ unici delinquenti” politici – il Pci ed i loro eredi - processassero e fucilassero, con le loro squadracce togate, tutte le loro vittime ed ogni avversario politico, raggirandoci, per nostra ignoranza, con la loro falsa ed ossessiva invocazione della“ legalità”, della “ corruzione” . Stragismo mafioso, mani pulite, processi ridicoli ( Andreotti, Contrada, Mori, Berlusconi, Dell’Utri, ecc) fino ai governi fatti non in Parlamento ma o nelle segrete stanze del Quirinale o nelle ville di Saint Moritz o concordate nelle Cancellerie di Stati Europei quando non stabiliti direttamente a Largo del Nazareno. Se la Democrazia Cristiana ha pagato un prezzo esorbitante ( cito solo Moro, Mani Pulite e i processi farseschi di cui sopra) rispetto alle proprie responsabilità, non è ammissibile che il Pci ed i suoi eredi, che con la refurtiva si sono comprati ormai tutta l’Italia, non debbano pagare il fio delle loro responsabilità. Carcere o non carcere, non mi interessa, ma intanto che rimettano nelle mani del popolo tutti i frutti delle loro malefatte. Se non si procede a questo storico processo non sarà mai possibile ripartire tutti dallo stesso livello , con il popolo, tutto il popolo italiano, fino ad oggi rinchiuso dal Pci dentro uno sgabuzzino delle pulizie , finalmente al centro di tutto. Per esemplificare uno della miriade di truffe e di inganni, oggi vi parlo di un signore, tale Antonio Giuseppe Chichiarelli, un criminale abruzzese nato nel 1948. Chichiarelli e la compagna vennero crivellati di colpi dal loro, ovviamente ancora ignoto assassino, verso le ore 03.00 del mattino del 28 settembre 1984 sul pianerottolo di casa, all'uscita dall'ascensore, dalle parti di Viale Jonio, a Talenti. Chichiarelli, detto Tony, era un criminale, ma sopra tutto un ben noto falsario. Fu lui a redigere il falso comunicato brigatista che annunciava l’avvenuta morte di Aldo Moro ed il suo seppellimento nel lago della Duchessa. “Un’altra e non meno inquietante certezza è stata acquisita –confermano i magistrati- nel corso delle indagini istruttorie: la attribuibilità al Chichiarelli del comunicato B.R. n.7 del 18 aprile 1978 ( detto, appunto, del lago della Duchessa)…” (Francesco Monastero, Ordinanza 23 marzo 1991, p.10). Si badi bene, non parlo di Chichiarelli per parlare di Moro e della trattativa per la sua liberazione , trattativa che comunque era in corso nell’aprile del 1978 : ma non fu un “depistaggio”, come sostengono svariati autori di quella che chiamo “editoria da marciapiede”, ma un espediente per obbligare le Brigate Rosse a dimostrare che Moro fosse ancora in vita. Ed infatti così fu, dato che due giorni dopo, il 20 aprile 1978, le Brigate Rosse fecero trovare una foto di Aldo Moro con il giornale “ La Repubblica” edizione di quel giorno tra le mani. E chi avrebbe mai pagato 30 miliardi di lire come riscatto senza la prova che Moro fosse effettivamente ancora vivo e nelle mani delle Brigate Rosse ed in Italia ? Il 24 marzo 1984 alle ore 06.30, veniva rapinato da quattro uomini il deposito valori della società Brink’s Securmark, in via Aurelia a Roma, con un bottino che si aggirava approssimativamente sui 35 miliardi. Dalla testimonianza resa dalla guardia giurata presente alla rapina: “ i banditi asserivano di essere militanti delle Brigate rosse ed a tal fine mostravano un opuscolo recante lo stemma di quella organizzazione e sostenevano che era loro intendimento prelevare il denaro dal caveau della Brink’s Securmark, definito da quello che sembrava il capo come ‘bunker di Stato di Sindona’ ( F. Monastero, Ordinanza 12 luglio 1986, p.5). Sulla base di una telefonata ricevuta il 24 marzo 1984 da un redattore del quotidiano “ Il Messaggero” di Roma, gli investigatori scoprirono un plico occultato nel cestino dei rifiuti sito nei pressi della statua del Belli a Trastevere. Dentro del materiale, rappresentato da due frammenti di fotografie rappresentanti la dizione e lo stemma delle Brigate rosse, un ritaglio di dattiloscritto firmato dalla ‘cellula Romana sud – Brigate rosse’…nonché da quattro schede dattiloscritte relative a tale ‘operazione A.N.A.’, la progettata esecuzione del presidente della Camera Pietro Ingrao’, ‘del giudice istruttore Achille Gallucci’e di ‘Pecorelli Mino’…” (ivi , p.3-4) tutta documentazione che avrebbe consentito agli organi di polizia ed ai servizi di sicurezza di individuare Tony , il vero autore della rapina del secolo, arrestarlo e sequestrargli il materiale, farsi raccontare la verità sul suo ruolo di ‘depistatore’ professionista e, infine, farsi dire i nomi dei complici. Scrive, lo stesso Magistrato inquirente, che il 25 novembre 1982 era pervenuto alla Squadra mobile della Questura di Roma un ‘appunto’ relativo ad un progettato sequestro di persona ai danni di un cittadino libico…in tale appunto si faceva riferimento al Chichiarelli come mandante del sequestro di un cittadino libico – ribadisce il Dr. Monastero – e si allegavano mano scritture autografe” (ivi, p.16). In pratica, la Squadra mobile della Questura di Roma e il Sisde, all’epoca diretto da Vincenzo Parisi, sarebbero stati in grado di identificare il Chichiarelli e scoprire ciò che aveva fatto a partire dal 18 aprile 1978 in poi. In poche parole, nessuno ebbe la volontà di arrestare l’autore materiale del falso comunicato del Lago di Duchessa e di altri documenti che sono stati determinanti negli omicidi di Mino Pecorelli e del Colonnello dei Carabinieri Angelo Varisco e, per naturale conseguenza, nessuno avrebbe mai cercato il rapinatore della Brink’s Securmark, che si identificava nella medesima persona di Tony Chichiarelli. E questa “protezione” la percepì anche l’interessato che passò dall’iniziale paura del delinquente che sa di avere osato troppo ad un’euforia che in breve divenne un autentico “delirio di onnipotenza”. Antonio Chichiarelli si mise, pertanto, a parlare liberamente delle sue attività passate e ad investire parte della somma ingentissima rapinata nella stessa capitale, affidandosi ai servigi di un commercialista, Osvaldo Lai, “più volte ricoverato per etilismo” (ivi, p. 7 e seguenti) Intanto , da quel momento non si hanno più notizie di altre iniziative assunte dalla Magistratura o dai servizi informativi per fare arrestare Tony . Se ne ricava che il Sisde ha voluto consentire al Chichiarelli di proseguire indisturbato nella sua vita e nelle sue opere. Ma vi è qualcosa di più, perché il Sisde, che era diretto da Vincenzo Parisi, lo assunse come informatore stabile e retribuito, tanto per comprarne il silenzio. E non basta, perché sempre il Sisde , sempre sotto la direzione di Vincenzo Parisi acquisì anche, come informatore stabile, tale Luciano Dal Bello, un individuo “ amico” di Tony , da tempo trasformato dal Sisde in “informatore” e che ora, con la sua assunzione, è obbligato a riferire in esclusiva al Sisde quanto potrebbe venire a sapere sul suo ‘amico’ Tony . Insomma il Sisde di Vincenzo Parisi si è così voluto garantire che nessun altro apparato , segreto o corpo di polizia ufficiale, potesse sapere altro sul conto del falsario, autore del comunicato del lago della Duchessa. Tony e la sua compagna verranno eliminati il 28 settembre del 1984. Nel gennaio del 1987 Vincenzo Parisi , pupillo del Pci e della sinistra democristiana e di Oscar Luigi Scalfaro in persona , verrà premiato e nominato “Capo della Polizia”. Dove resterà fino al 27 agosto del 1994 quando il Governo Berlusconi I° nominò Capo della Polizia Fernando Masone dal 27 agosto 1994 Ciliegina sulla torta: nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro diventerà Presidente della Repubblica con i voti determinanti dei comunisti, in quei giorni mascherati da Pds . Le persone scomode come Tony , gente che può ricattare, si eliminano usando killer mafiosi che san fare per bene il proprio mestiere. I compagni comunisti, invece, okkupano “le casematte” necessarie , per esempio il Colle, con un loro complice, mettono a cuccia la Magistratura della quale il capo è quel complice e si premiano pure fra di loro. E il popolo italiano che cosa ha fatto? Ha avuto la crisi mistica nel credere ad un Antonio Di Pietro, un falso Padre Pio. Ora pare venerare un altro falso santone, Grillo col suo M5s, che poi, gratti il M5s e sbuca sempre un comunista . E’ così che dobbiamo continuare a vivere in Italia?

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