Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 30 luglio 2015

AZZOLlINI E LA CIURMAGLIA ISTERICA Bambocci infantili ed isterici del M5s e della sinistra comunista, ma almeno lo conoscete il codice penale e di procedura penale? Io non credo proprio. Gentaglia simile , che segue e si asserve a “ figuri” come squallido Felice Casson ( do you remember “ il processo 7 aprile”?) o il ridicolo ed isterico Giarrusso del M5s o come l’imbarazzante Nichi Vendola, la cui doglianza riguarda la mancata impiccagione immediata di un politico ( che non sia di Sel), che consente di squittire anche ad una orecchiante del diritto ed ad una figurante della politica - parlo di Loredana De Petris –o come Matteo Orfini “…. mi pare che sia inevitabile votare a favore dell’arresto» disse per poi votare contro, come altro qualificarli se non bamboccioni infantili, ignoranti, isterici? Ma questa plebaglia ululante lo sa che la “ carcerazione preventiva” è una soluzione che il codice riserva solo ai casi estremo? Questi “ figuri “, moderne “ prefiche” a comando nemmeno conosco i diritti di ogni indagato per “omaggiare ed assicurarsi la benevolenza” del “ nuovo Imperatore”, della loro “ cara guida”, il Magistrato impunito ed onnipotente, alla Gratteri. Sarebbe bastato leggere “ le carte” – cari e patetici bamboccioni isterici- tutti zitti però quando gli imputati erano i “compagni che sbagliano” – per scoprire che , per l’ennesima volta, un Giudice per le indagini preliminari , detto GIP ( spesso un amico, sempre un collega , certamente un magistrato più giovane del PM e dunque spesso anche un “ossequiante reverente” verso il più anziano, il più famoso, il più introdotto PM) aveva combinato un bel casino , aveva fatto un “lavoretto” alla “ Travaglio”, cioè un bel “copia-e-incolla” dalla richiesta di Sua Maestà il Pm, il quale a sua volta aveva solo scopiazzato la relazione delle forze dell’ordine. Contro Azzollini non c’era e non c’è nulla , bamboccioni infantili, ignoranti ed isterici . Ma se vi rodeva tanto l’intimo, perché non siete andati a verificare come mai i signori Antonio e Nicolino Lo Gatto, padre e figlio, gli unici e preziosi testimoni della Procura di Trani, hanno solo riferito di avere ascoltato, da un’altra stanza, delle voci e quelle esclamazioni che poi attribuiscono “ per presunzione ad Azzollini. Perché o Lo Gatto mischiano le cose di Azzollini con le proposte erotiche del Direttore di quel centro che, dovendo licenziare un dipendente, propone alla di lui madre una sessioni di libidine sfrenata a settimana per non licenziarlo? Perché questi due testimoni sono stati interrogati a dieci mesi di distanza l’uno dall’altro? Non è nemmeno “strano”, questo fatto, ma è da immediata inchiesta penale, altro che storie. Ma le mignotte libidinose del M5s e della sinistra non riescono ad usare conoscenza dei codici e cervello sano e non hanno capito che – figurarsi se tifo per sorreggere il governo Renzi! – il rifiuto della Commissione, alla faccia di Casson, di Giarrusso, di Vendola, di Orfini, di De Petris, è solo la vittoria dello “ stato di diritto” previsto dalla costituzione ( ricordate quella cosa che glorificavate come “ la più bella del mondo” ma solo quando vi fa comodo?) sul vostro immondo, insopportabile, schifoso, vomitevole forcaiolismo.

mercoledì 29 luglio 2015

CON QUESTA MAGISTRATURA,L’ITALIA NON E’ UN PAESE CIVILE Per capire se un Paese è un paese civile , basta verificare che la su Magistratura non commini pene se non quando abbia raggiungo prove della sua colpevolezza che siano convincenti “oltre il famoso ragionevole dubbio”. Come si possa nutrire fiducia in questa sottospecie di Magistratura che, un solo esempio, ha condannato Sofri che non aveva ucciso Calabresi ma “supponendo” che i suoi articoli avrebbero “indotto“ Bompressi a farlo e nemmeno ha pensato di indagare , sempre per le stesse motivazioni di Sofri, la coppia Michele Santoro e Loeluca Orlando Cascio che, non dal giornaletto “ Lotta Continua” (che poteva avere si e no diecimila lettori) ma da un proscenio come la televisione di RAI3 , con milioni di spettatori, e per ben due volte ( recidiva),nel 90 e nel 92, hanno incitato la mafia corleonese , quella sanguinaria di Riina e Provenzano, ad eliminare sia Falcone e il M.llo Lombardo per di più usando infamanti e false accuse non è un mistero, ma la prova provata del regime dispotico e trucido sotto il quale il popolaccio rozzo ed incolto italiano è ormai ridotto allo stato di schiavo moderno della combutta delinquenziale “ fra cattolici, comunisti e magistrati”. Anche col processo di Avetrana la Magistratura ha dato ampia prova della sua inciviltà giuridica e sociale , del suo titillare il forcaiolismo becero che la sinistra ed il grillismo hanno profuso a piene mani nelle menti deboli per eliminare Berlusconi dalla scena politica, onde soddisfare non la “ giustizia” ma una maggioranza di ottusi giustizialisti forcaioli che ripagano l’andazzo sostenendo politicamente la sinistra, per la quale il “ processo giudiziario” è una inutile perdita di tempo in quanto per loro e per le loro “ care guide” ( Magistrati, Travaglio, Il Fatto quotidiano, Repubblica, Scalfari, L’Espresso, eccetera) basta l’immediata impiccagione di ogni presunto reo per “fare giustizia”. E sapete dietro quale infame alibi si nascondono questi delinquenti in toga? Dietro la scusa che si tratterebbe di “ processo indiziario” quando esiste un codice penale e di procedura fresco dal 1990, amato dai forcaioli che prevederebbe che “ lo prove della colpevolezza” dell’indagato si formassero proprio nel dibattimento. E chi, Signor Presidente e P.G. D.ssa Antonella Montanaro avrebbe dovuto indagare per superare gli indizi e per ricercare le prove, se non proprio la sua Procura ? Grida vendetta,tribale ed immediata, giustizia sommaria sul posto, l’assoluzione di Cosima Prudenzano e di Antonio Colazzo, suocera e cognato del fioraio Giovanni Buccolieri, su cui si basa tutta la condanna di primo grado e quindi anche di secondo grado. Il fioraio raccontò alla commessa di avere sognato Cosima e Sabrina che rapivano Sarah, trascinandola in auto dopo averla inseguita. La commessa lo ha raccontato alla mamma, una teste chiave dei pm di primo grado, Anna Pisanò e questa lo ha raccontato a un carabiniere. Buccolieri allora è stato chiamato e gli è stato chiesto conto del sogno. Siamo quasi alla farsa, simile a quella raccontata da Prodi e dai suoi amici alla Commissione di inchiesta su Moro sulla seduta spiritica. Buccolieri racconta il “ sogno” che nel verbale si trasforma in realtà tanto che quando tenta di “ stabilire” che si trattava di un sogno lo accusano di “ false dichiarazioni al P.M.”. Ma Buccolieri , che è il protagonista del sogno nel processo non c’è. Sono stati ieri assolti Prudenzano e Colazzo sono finiti perché quando gli è stato chiesto se loro sapevano se il sogno era realtà loro hanno risposto senza incertezze «Noi abbiamo sempre saputo che era un sogno». Condannati in primo grado per favoreggiamento. E adesso assolti. Ma allora il sogno era un sogno? Ma allora dovrebbe, per logica, cadere anche la colpevolezza di Sabrina e Cosima almeno nella parte del rapimento di Sarah Scazzi. Nei tabulati telefonici c’è “ una prova” dell’innocenza di Sabrina, una “ prova” non un “ indizio”. Ma i giudici trasformano quella prova in un capo d’accusa : lo scambio di sms tra Sabrina e Sarah nei momenti appena precedenti al delitto sono solo un depistaggio. Quindi Sabrina, che aveva appena ucciso la cuginetta avrebbe provato a farsi un alibi scrivendosi sms dal cellulare di Sarah. Freddezza da capo mafia , bah! E che dire del medico legale che visitò Michele Misseri in carcere e che parlò di “ unghiature sulle braccia di Misseri” ( come se avesse avuto una colluttazione con Sarah). Poi quando l’uomo di Avetrana ( quasi come quello di Neanderthal) ritratta e accusa la figlia , come in un miracolo quelle ferite da colpo d’unghia diventano “ sfregi” provocati dal lavoro nei campi.
IL CANCRO CHE STA DIVORANDO LA NOSTRA CIVILTA’ E’ QUELLA FALSA “GIUSTIZIA SOCIALE” IN NOME DELLA QUALE IL CATTOCOMUNISMO GA PERPETRATO, IN ITALIA E NEL MONDO, I PEGGIORI CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ Siccome “ il capitale” è la parte tesaurizzata di redditi già tassati negli anni precedenti, nei quali essi redditi si sono realizzati, esso non è mai illecito. La sua distribuzione fra i possessori non è stata operata a casaccio da un demente , ma è solo il risultato di scelte personali nel tempo di persone che hanno preferito “ risparmiare” piuttosto che privilegiare la “ maggiore soddisfazione” possibile dei propri desideri e bisogni . Nella economia moderna esso capitale viene calcolato attualizzando il suo rendimento: se rende il 2% e detto rendimento è 1000, il capitale viene calcolato in 50.000. Ne deriva che l’imposta sul capitale danneggia il risparmiatore perché diminuisce il valore dello stesso capitale. In Italia, dove vige ancora una imposta personale progressiva e dove le “ imposte patrimoniali” sono sempre minacciate ed imposte ( dall’Ici all’Imu in poi) , accade che la loro combinazione diventi di stampo criminale , arrivando ad una totale spoliazione . Se un capitale rende il 2% ( misura congrua in Italia nell’ultimo ventennio) e l’imposta sul capitale è dell’1% , ne deriva che il rendimento netto sia l’1%. Se poi vi applichiamo l’imposta personale progressiva – in Italia vicina o superiore al 50% - il rendimento netto diventa nullo o negativo. Significa che lo Stato ha distrutto il risparmio di un suo cittadino. Come si può negare che ogni imposta sul capitale ( alias, ogni forma di “ imposta patrimoniale”) non sia di conseguenza una “ criminale ed arbitraria spoliazione”? In parole chiare, chi ha risparmiato nella sua vita, nel momento in cui governa la sinistra catto-comunista diventa uno schiavo, in quanto sarà obbligato a sgobbare ma non per ricavarne un poco di soddisfazioni e di benessere per se e per la propria famiglia, ma per pagare “ il pizzo” che gli è stato imposto, con l’arbitrio del potere, dal “ suo padrone”, lo stato comunista. Si assiste così, nell’assoluta e complice omertà della Magistratura, che proprio da quel bottino trae i mezzi finanziari che le assicurano i suoi castali privilegi, ad una surrettizia reintroduzione della schiavitù dei tempi antichi con l’aggravante che lo schiavo antico trovava sempre qualche intellettuale che ne perorasse la liberazione, mentre questo schiavo moderno viene anche ricoperto dal vituperio e dall’odio che i suoi padroni ossessivamente gli scaricano addosso per demonizzarlo agli occhi di quella indottrinata maggioranza la quale , traendo il proprio benessere proprio dal bottino della spoliazione dei risparmiatori, assicura al potere catto-comunista il necessario consenso politico. Il pensiero comunista buonista dunque , sbandierando il falso alibi della “ giustizia sociale”, mentre rapina e schiavizza ogni risparmiatore che ha prodotto ricchezza , “paga” il voto politico premiando chi non produce quanto necessita alla sua famiglia .

martedì 28 luglio 2015

PENTITI DI MAFIA ED INTERCETTAZIONI: LA SOLITA SINISTRA COMUNISTA C’è in atto un’altra “ azione politica” che la solita “ sinistra comunista dentro” sta applicando al problema delle “ intercettazioni telefoniche”, identica e sovrapponibile a quella che vide la stessa sinistra comunista sferrare attacchi inauditi contro Giovanni Falcone , sul tema dei pentiti di mafia, prima di trasformarsi, ma solo “ dopo” essersi ben bene accertata che lo avevano definitivamente trucidato a Capaci , in un suo “falsus laudator “ . Allora il Pci scatenò una campagna di odio, di veleni e di delegittimazione ( comprese le famigerate “ lettere del Corvo”) contro Giovanni Falcone e la sua proficua gestione ( quanti successi dal Maxi processo di Palermo in avanti!) dei pentiti di mafia, grazie alla solita e becera “ macchina del fango” (Repubblica e L’Espresso) che ossessivamente insinuava come alla base di quei successi investigativi vi fossero una serie di fantasiose nefandezze, di reati, di “ anomalie giudiziarie” che poi, alla verifica dei fatti, si sono dimostrate solo “ pure ed autentiche diffamazioni “ che nessun Magistrato ha , ovviamente, mai pensato lontanamente di contestare . Falcone sosteneva che c’erano pentiti “veri” e pentiti “falsi” , dimostrava come fosse semplice capire con quale soggetto si avesse a che fare, in quanto bastava conoscere le regole della Mafia per decidere e che ogni “ falso pentito” andasse incriminato a dovere : una posizione ossequiosa dei codici scritti e dunque del tutto invisa al trio Violante – Pecchioli – Caselli del Pci che sosteneva, all’opposto, come ogni parola dei pentiti andasse iscritta nel novero delle prove a carico di colui che veniva citato dai pentiti . Era , lo si capisce, la strategia che serviva al Pci per imbandire quei processi, sia di Palermo che di Perugia, contro Andreotti e la destra della Dc, funzionali per distruggere , con la consueta “ esecuzione giudiziaria” ogni credibilità politica all’unica forza che s’opponeva al Pci. Emblematico , a tale proposito, il caso di una falso pentito , tale Giuseppe Pellegriti di Catania, il quale pretendeva lo status di “ pentito” o di “ dissociato” dichiarando di essere informato sull’assassinio a Palermo del presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella del 1980. Pellegriti lo aveva già accennato al pm bolognese Libero Mancuso, poi all' Alto commissario antimafia del tempo, Domenico Sica, indi a Falcone. Dietro il delitto Mattarella, affermava Pellegriti, c' era un mandante eccellente cioè l' eurodeputato dc e luogotenente di Andreotti in Sicilia, Salvo Lima. L’aspirante pentito o dissociato aggiunse altri particolari, e tra questi il nome di un esecutore materiale dell' omicidio: tale Carlo Campanella. A Falcone bastò una rapida indagine per scoprire che Pellegriti mentiva perché il giorno in cui Mattarella era stato ucciso il Campanella era detenuto in carcere. Ma Falcone non rivelò questa sua “ superiorità informativa “ al Pellegriti il quale quindi continuò a raccontargli di essere stato incaricato da mafiosi palermitani e catanesi di portare a Palermo le armi destinate all’assassinio di Mattarella. Era la prova inconfutabile che Pellegriti raccontava una panzana inventata nella speranza di ottenere i benefici carcerari ed assistenziali che la sinistra politica insisteva che venissero concessi come “congruo prezzo” a favore dei collaboratori di giustizia e dei “dissociati” dalla mafia. Perché oltre al Campanella , era del tutto ridicolo solo pensare che Cosa Nostra avesse la necessità di portare pistole a Palermo , che un omicidio “eccellente”, deciso al più alto livello della Commissione, venisse affidato ad altri che a uomini dell’organizzazione di provata fede. Davanti alla contestazioni di Falcone il pentito ritrattò. Spiegando che il suo suggeritore era stato Angelo Izzo, conosciuto dietro le sbarre. Qualche altro riscontro, e per i due « dichiaranti » - l' estremista nero e il mafioso - partirono i mandati di cattura per calunnia aggravata ordinati da Falcone. Così’, non appena Falcone viene trucidato ecco che l’occasione viene sfruttata alla grande dal Pci : la Presidenza della Commissione Antimafia diventa “ appannaggio” del Pci e dal comunista Gerardo Chiaromonte passa a Luciano Violante . Sarà un passo decisivo. L’affidamento a Violante della presidenza della commissione antimafia istituita nel luglio dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio genera più di una perplessità. Chiaromonte si dice contrario a Violante perché Violante è stato il coordinatore della politica giudiziaria del Pci, ora divenuto Pds, ed è stato assai critico con Falcone sulla gestione dei pentiti . Luciano Violante gestisce la Commissione Antimafia suscitando deflagranti ma “ imbavagliate” opposizioni Lo stesso presidente della Repubblica Cossiga a un certo punto comincerà a chiamarlo “il nostro Vishinsky”, che era il Presidente del Tribunale del Popolo istituito da Stalin nel dicembre del 1934 per le orribili “ purghe staliniane”. Ma in quegli anni la sinistra comunista ricattava ed intimidiva Parlamento e partiti politici e sfruttando dunque questo clima velenoso ecco la novità clamorosa. Luciano Violante dispone l’audizione di alcuni pentiti in Parlamento. La questione ha un profilo non trascurabile ma sostanzialmente di forma. Un mafioso, come tale condannato, per la prima volta prenderebbe la parola in un’Aula parlamentare. A molti pare una innovazione discutibile, a qualcuno un fatto inaudito. Ma non era questo il problema principale. Il vero problema era che con audizioni di questo tipo la Commissione diventa di fatto un’aula di giustizia. E’ un rischio insito in ogni commissione d’inchiesta che ha i poteri dell’autorità giudiziaria. Nel caso delle audizioni dei pentiti scelti da Violante c’è però un problema ulteriore. Violante si tiene l’esclusiva dell’interrogatorio, solo lui quindi può porre domande ai pentiti ed è vincolato, dunque, dalle esigenze dei pubblici ministeri che sentono il pentito per le loro indagini. Ai membri della commissione, in seguito alle proteste del radicale Taradash, Violante concede al massimo di procedere col vecchio rito di udienza: i commissari pongano a lui le domande e se lui lo riterrà opportuno le girerà al suo interlocutore, riservandosi un ruolo di totale controllo dell’audizione. Il “ rito di Botteghe Oscure” sul pentitismo e sulla dissociazione mafiosa è pronto per poter falcidiare, con pentiti sempre più vogliosi e numerosi, ogni avversario politico del Pci. La stessa strategia viene seguita dal pensiero e dalla propaganda comunista per le intercettazioni telefoniche. Mentre dalle Procure continuano ad esondare registrazioni e trascrizioni di ogni fatta , facendo finire vite private di innocenti in pasto all’opinione pubblica , mentre mai fu punita una toga spacciatrice di conversazioni succose si dice che non si vuole imbavagliare la telecamera nascosta ma la registrazione fraudolenta . In questo modo si distoglie l’attenzione dal vero problema delle intercettazioni per spostarla sull’eterna e trentennale disputa fra chi santifica ogni sorta di intercettazione purché faccia comodo alla sua fazione politica e che si batte per l’opposto, ovvero tutti litigano e nessuno ci capisce più niente per la confusione. Franando così nella diatriba faziosa e spesso triviale, il dibattito si annacqua e si smarrisce nella affannosa ricerca di ciò che è opportuno delle intercettazioni pubblicare . In questa farsesca ricerca , fra ululanti estremismi, si perde ogni possibilità che il popolo, sempre rozzo, incolto e stronzo, possa orizzontarsi sulla questione con uso del raziocinio e si preferisce che esso resti nel buoi della ragione. Perché possiamo studiare e prevedere quanti e quali filtri volete ma se vengo intercettato e se con quelle intercettazioni volete arrogarvi l’inesistente diritto di mettermi sotto processo , non potete certo vietare al mio difensore di ascoltare quello che secondo voi sarebbe da cancellare. Bene, ditemi voi se tutto questo non è da cretini. Ecco perché occorrerebbe imboccare finalmente una strada del tutto nuova : che le intercettazioni siano strumento d’indagine e di prevenzione, ma giammai una prova. Qualsiasi cosa venga detta nella registrazione, insomma, non prova niente , essendo solo un indizio utile a trovare una prova o a prevenire un crimine . Solo così una intercettazione non verrà mai depositata in Tribunale e mai uscirà dal Tribunale e mai scatterà l’esecuzione barbarica di un innocente. Insomma per tagliare le registrazioni vi è solo un sistema: riformare il c.p.p. Un esercito coloro ai quali questa mia idea non piacerà, sopra tutto a sinistra, dove militano coloro che , trogloditi, parteggiano per processi mediatici e di piazza , non per quelli in Tribunale.

lunedì 27 luglio 2015

A PROPOSITO DEL M5S Questa radicalizzazione dell’opinione pubblica a carattere ormai fideistico, dogmatico, religioso, è il prodotto voluto e perseguito dalla Magistratura nel periodo che va, appunto, dal 2006 fino al oggi e che, passando per la scomparsa del forcaiolismo becero fine a se stesso che aveva permesso la breve vita dell’Idv del Di Pietro, attraverso tappe fondamentali quali il processo Mediaset sull’evasione fiscale di Berlusconi e il processo Ruby, basato sul giudizio etico religioso della sessualità di un uomo politico , hanno prodotto il “percolato” che volevano: il Movimento 5 stelle. Serviva una fazione incolta, massimalista , rancorosa, ossessiva che rappresentasse in qualche misura “ un pericolo” per il moderatismo ed il perbenismo ipocrita dell’Italia, che facesse da lubrificante per far scendere in campo , con lo scopo che ogni dittatore si ripropone sempre, di “ rimettere ordine” nel disordine e nell’ingiustizia , il salvatore della patria. La Magistratura . A questo serve il M5S, non ad altro. Tanto che le sue “posizioni” sono quelle tipiche di una destra fascista, eversiva, becera , retrograda. Rapido sommario: via dall’euro, via dall’Europa, esaltazione del protezionismo, unione con i movimenti fascisti europei, becero buonismo pro arabi e palestinesi, odio per Israele, sfruttamento dei privilegi castali usando la foglia di fico della loro autoriduzione ( non eliminazione, quando mai!) , asservimento totale al “duce”, ecc.
LA FAMOSA DIVERSITA’ E SUPERIORITA’ MORALE DEL PCI . LA QUESTIONE MORALE DI ENRICO BERLINGUER LANCIATA DA REPUBBLICA NEL LUGLIO DEL 1981. Oggi voglio ricordare cosa accadde quando l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che per Costituzione è anche deputato a presiedere la Magistratura, sfidò l'Anm ad una prova di forza, invitando, con un messaggio televisivo , i magistrati a non aderire allo sciopero proclamato dalla stessa Anm per il giorno 3 dicembre 1991 su argomenti che esulavano dalle sue competenze. I magistrati scioperarono in massa, e affluirono in gran numero a Roma per partecipare alla assemblea della Anm . Fin dagli anni cinquanta, il Pci aveva elaborato una precisa strategia, per creare un apparato “ apparentemente” democratico , perfino non esplicitamente contrario alla costituzione , ma al servizio suo e dei suoi voleri, verso il quale “ apparatnick” convogliare la capacità di sobillare le masse ( ancora a quei tempi molto analfabete ) per veicolarne poi la virulenta violenza intimidatoria , usata come una intimidatoria arma contundente ( tipo “ o la borsa o la vita”!) , da scagliare contro “il vincitore di democratiche elezioni politiche” . Eccone, nello “ scontro” che oppose Cossiga ed il Csm ( mai più visto un Presidente della Repubblica che avesse avuto questa dignità istituzionale, questo rispetto per la Costituzione e per il popolo italiano, mai più!) , l’unica dimostrazione. E, rammento come aggiunta necessaria e sufficiente, che non fu certo un puro caso se proprio sei giorni dopo quella sfida, il 6 dicembre 1991 fu presentata in parlamento da parte della sinistra comunista la richiesta di messa in stato di accusa per Francesco Cossiga. Mi pare opportuno ricordarne,a loro imperitura memoria ( se sia poi ad eterna loro vergogna sia la storia a sentenziarlo) i firmatari di quel ricatto: Ugo Pecchioli, Luciano Violante, Marco Pannella,Nando dalla Chiesa, Giovanni Russo Spena, Sergio Garavini, Lucio Libertini, Lucio Magri, Leoluca Orlando Cascio, Diego Novelli, tutti, fatta eccezione per Pannella, del Pci Nello stendere la sua condanna , la storia terrà doverosamente in debito conto che ,come si legge persino negli atti parlamentari del 12 maggio 1993, il Comitato Parlamentare ritenne tutte le loro accuse manifestamente infondate e che la Procura di Roma archiviò quelle accuse il 3 febbraio 1992, mentre , per completare la gran bella figura che quei firmatari fecero nei confronti dell’opinione pubblica e dell’Italia , l'8 luglio 1994 la richiesta di archiviazione fu accolta anche dal Tribunale dei Ministri. Ovviamente io mi firmo con nome e cognome, sono sempre pronto a ricevere critiche e pareri contrari ai quali risponderò puntualmente, restando peraltro sempre a disposizione di chi avesse qualcosa da recriminare e di che lagnarsi.
LA FAMOSA DIVERSITA’ E SUPERIORITA’ MORALE DEL PCI . LA QUESTIONE MORALE DI ENRICO BERLINGUER LANCIATA DA REPUBBLICA NEL LUGLIO DEL 1981. MENTRE IN SICILIA…… Avete fatto caso che proprio gli anni in cui Andreotti è stato accusato di colludere con la mafia, e cioè fino al 1980, proprio quelli, guarda caso, sono gli anni in cui gli andreottiani di Salvo Lima ‘chiudevano’ accordi con il Pci siciliano e con la mafia ? Poi arrivarono gli anni che vanno dal 1969 al 1977 ed il Pci, con Occhetto segretario a Palermo, poi leader regionale, anticiperà in Sicilia il compromesso storico di Berlinguer e Moro. Perché il Pci tace su quel periodo ? Perché lo nasconde? Perché , se proprio è costretto a parlarne, cerca di nascondersi , come fa Occhetto stesso in un suo libro, dietro la foglia di fico “ dell'apertura del Pci alla borghesia illuminata e agli intellettuali come Sciascia e Guttuso, portati sui banchi del Consiglio” ? Ma che vanno raccontando ? Col Pci c’era la mafia, altro che la “ borghesia illuminata”, altro che Sciascia! C’era Vito Ciancimino, c’era Salvo Lima, c’era la mafia, c’era da spartire con mafia ed altre forze politiche conniventi la ricca torta degli appalti pubblici. E Sciascia, dite ad Occhetto, capì tutto , da buon siciliano e scappò via. Ma quale “ borghesia illuminata”! C’era la mafia con il Pci nella Sicilia e la Magistratura comunista fingeva allora di non vedere. Si girava dall’altra parte. Poi vennero gli anni del Presidente Rosario Antonino Nicolosi , un esponente di spicco della corrente di sinistra della Dc alla Presidenza della Sicilia, che dal 1985 venne eletto presidente della Regione Sicilia e che mantenne la carica per sei anni, guidando cinque governi della Regione. Sono gli anni terribili per il mondo e per l’Italia . Nicolosi scrisse un memoriale, che consegnò solo nel 1997, dopo essere passato per le grinfie di Mani Pulite, ai magistrati della procura di Catania, dove svelava segreti e decenni di decenni e decenni di spartizione di opere pubbliche e di ricche tangenti fra imprenditori, politici di sinistra, politici di centro e mafiosi d’ogni risma e provenienza, mentre la Magistratura assisteva immobile ed asservita al sistema criminale del quale era una colonna , un memoriale che gettò scompiglio nella classe politica non solo siciliana della prima repubblica. Si dovette attivare perfino la Magistratura, quando non potette farne proprio a meno, per salvare la faccia. Furono perquisiti gli uffici di trenta imprese a Milano, Roma, Ravenna, Palermo, Agrigento, di grandi aziende come Cogefar, come la Lodigiani, come la Grassetto, come la Astaldi, ma sopra tutto in quasi tutte le cooperative facenti capo al Pci. Il memoriale di Nicolosi è zeppo di nomi eccellenti. Filtrano i nomi, tra gli altri, dei Dc Mattarella, Mannino, Salvo Lima ( l’uomo che collegava la mafia alla Dc andreottiana), dei comunisti Colajanni, Parisi, Antonino Fontana ( quello delle cooperative agricole che sarà condannato) , dei socialisti Andò, Lauricella, Capria, del repubblicano Gunnella e Bianco. Disgraziatamente Nicolosi morì nel 1998.

domenica 26 luglio 2015

LA FAMOSA DIVERSITA’ E SUPERIORITA’ MORALE DEL PCI . LA QUESTIONE MORALE DI ENRICO BERLINGUER LANCIATA DA REPUBBLICA NEL LUGLIO DEL 1981. MENTRE IN SICILIA…… Il 13 giugno del 1988, a Baucina, nel palermitano, viene trovato, “ luparato”ed ovviamente cadavere , un piccolo imprenditore edile, tale Barbaro La Berbera. Interviene il gruppo Carabinieri di Palermo, al comando del Generale Mario Mori ed il dirigente del Nucleo operativo dei Carabinieri di Bagheria , l’allora tenente Giuseppe De Donno. Entrambi gli Ufficiali condividevano con Giovanni Falcone e con Paolo Borsellino , ma solo con questi Magistrati in tutta la Procura di Palermo, la convinzione che la mafia ( era da due anni e mezzo in corso il Maxi Processo) poteva resistere alla cattura di qualsiasi suo uomo ma aveva un nervo scoperto: i propri canali di finanziamento, i suoi traffici illeciti, i suoi accordi con la politica locale che ormai da secoli le concedeva la possibilità di curare anche i propri interessi, i propri affari. Era quindi necessario curare una azione investigativa che andasse al di là del contrasto immediato di ogni singolo mafioso, visto che l’arresto di qualche “picciotto” o “ uomo d’onore” che fosse non aveva mai fermato lo sviluppo e l’affermazione della mafia. Applicando questa nuova tecnica investigativa all’omicidio di Baucina , gli investigatori ed i Magistrati Falcone, Borsellino e Guarnotta si resero conto che il movente di quell’omicidio era da ricercare nella spartizione dei lavori pubblici che venivano gestiti dal Comune di Baucina. Fu messo sotto controllo il Sindaco di Baucina , tale Prof. Giuseppe Giaccone, per altro un docente universitario, il quale, una volta messo con le spalle al muro davanti alle sue responsabilità, decise di collaborare con la Giustizia. La collaborazione del “pentito” Prof. Giaccone, Sindaco di Baucina, era la “ prima vittoria” del nuovo metodo investigativo cui accennavo: arrestare Giaccone avrebbe significato “ bruciarlo”, cioè mettere in guardia tutti coloro che avevano avuto a che fare con lui. Bisognava invece tener tutto celato, nascosto, usare quella “ superiorità informativa” che tranquillizzasse la malavita per scoprire altri mafiosi, per scoprire i loro interessi, magari anche i loro capi. Ecco: Giaccone avrebbe potuto squadernare davanti all’Autorità Giudiziaria tutte le trame affaristico mafiose fra il potere politico locale e la mafia. Il pentito di mafia questa volta è un sindaco, per sette anni è stato anche prete ( era il parroco di una chiesetta di Trieste) , per tanto tempo è stato il primo cittadino di Baucina, un piccolo Comune vicino a Palermo. E' un testimone protetto: ha raccontato ai giudici come Cosa Nostra conquisti da più di dieci anni appalti miliardari in due paesi della Sicilia. Giuseppe Giaccone è un democristiano, è il primo uomo politico siciliano che vuota il sacco, che svela tutti gli intrecci tra l' onorata società e il Palazzo della politica . Ha ricostruito gli affari di mafiosi, di imprenditori, di amministratori del suo Comune. Ha fatto anche dei nomi importanti. Girano quelli di alcuni parlamentari sia della Dc che del Pci , si dice che i magistrati stiano per chiedere un paio di autorizzazioni a procedere, un tam tam incontrollato informa che al centro dell' inchiesta ci sono anche assessori regionali. Non solo: tutti i suoi racconti hanno anche svelato il vero motivo dell’omicidio di Pio La Torre. Il sindaco, che dopo il pentimento s' è dimesso, ha raccontato questa storia prima ai carabinieri di Mario Mori e poi ai Magistrati, a Falcone, a Borsellino, a Guarnotta. Per quattro volte è entrato nella stanza del giudice, per quattro volte ha ripetuto le stesse cose. Gare d' appalto pilotate, una “ cupola” costituita da mafia, uomini della mafia di Salvo Lima e del giro del Pci che distribuiva ed assegnava centinaia di miliardi di appalti pubblici dirottati ad imprese “ compiacenti e colluse”. Scatta una prima retata e quattro mafiosi vengono arrestati dai carabinieri (Giuseppe Pinello, Vincenzo La Barbera, Andrea ed Enzo Taibbi) insieme al tecnico comunale Filippo Monasteri e all' imprenditore Matteo Rosselli. Tutti accusati di associazione mafiosa, tutti rinchiusi all' Ucciardone. Ma gli imputati a piede libero dell' indagine sono diciotto. Tra loro anche l' ex sindaco Giaccone. Il sindaco pentito è stato chiaro: gli appalti si distribuivano a certe imprese dopo bandi ad hoc preparati alla Regione. Erano i mafiosi che studiavano di volta in volta la pratica, inoltrandola poi, attraverso gli amministratori di Baucina, negli assessorati competenti. E ungendo gli ingranaggi. Si parla di un racket avviato fin dal 1981. Così, secondo Giaccone, si sono costruiti a Baucina e nel vicino comune di Ciminna scuole, ponti, piazze e strade. In un rapporto gli investigatori indicano ai magistrati perfino i nomi delle imprese che avrebbero vinto secondo loro, sei mesi dopo, alcune gare. Ma appena interviene la Procura di Palermo quell' inchiesta giudiziaria viene divisa in due tronconi. Il primo fu seguito da Leonardo Guarnotta. E' stato lui a firmare come giudice istruttore i mandati di cattura e le 18 comunicazioni giudiziarie. Il secondo, quello dove sarebbero coinvolti uomini politici di un certo spessore, andò sulla scrivania del Dr Giammanco, che guida la Procura di Palermo. E Giammanco assegnerà quell’inchiesta a due sostituti procuratori della Repubblica, esattamente al Dr. Guido Lo Forte ed al Dr. Giuseppe Pignatone. Sono solo tre nomi, ma dovete segnarveli bene, imprimerveli bene nella mente . Dopo saprete il perché. Il Prof. Giaccone si precipita a collaborare non appena viene freddato, dopo La Barbera, anche l' imprenditore Giuseppe Taibbi. A Baucina ci sono due cosche in guerra. La prima è capeggiata da Giuseppe Pinello e l' altra guidata da Vincenzo La Barbera. Sembra che la lotta si sia scatenata per un piccolo lavoro da assegnare. Ma la lotta , da quelle parti, si fa a colpi di lupara. Tocca a Giuseppe Taibbi, un costruttore che stava realizzando ad Altavilla Milicia niente di meno che un campo di calcio per i Mondiali, un terreno sul quale si sarebbero allenati i giocatori dell' Olanda. Ma quel morto ammazzato terrorizza il sindaco e lo spinge a varcare la porta di una caserma. Anche il sindaco faceva parte del clan che gestiva il racket degli appalti? Più che partecipare direttamente lui, sopportava e subiva, naturalmente era a conoscenza di tutto. I carabinieri hanno scoperto che tra Baucina e Ciminna, due paesi di poche migliaia di abitanti, negli ultimi cinque anni era arrivato dall' assessorato ai Lavori pubblici un fiume di denaro. Più di 60 gare d' appalto (alla media di una al mese), 27 cantieri di lavoro finanziati tutti dalla Regione Sicilia, cioè dall’Italia ossia da solito Pantalone. Un fiume di denaro Un' inchiesta fondata anche sullo studio di una montagna di carte sequestrate e su ore e ore di intercettazioni telefoniche. Le prime tracce vengono scoperte seguendo i flussi di denaro, poi emergono i contatti tra i mafiosi che fanno da trait d' union tra l' amministrazione comunale di Baucina e le imprese, infine si arriva agli assessorati. Il resto lo fa l' insospettabile biologo con il suo racconto. Una miniera di notizie, una radiografia sul crimine organizzato e sui legami di molti boss mafiosi con tutta la politica siciliana. I loro nomi sono ancora top secret per via del segreto istruttorio che stranamente viene rispettato. Chissà perché non avrà lo stesso trattamento la successiva inchiesta su “ Mafia ed Appalti”. Ma quell’inchiesta ( che per mia personale comodità indico come “ mafia ed appalti n.1”), che suscitava entusiasmo in Magistrati come Guarnotta, come Falcone, come Borsellino, Magistrati che stavano in prima linea conducendo in quei giorni il maxi processo, fu accolta, invece, con estrema diffidenza, con freddezza, con una dose esagerata di circospezione, diciamo pure con una evidente ostilità dalla Procura di Palermo. Così quell’inchiesta sul Sindaco pentito di Baucina, sul Prof. Giuseppe Giaccone, cominciò a subire ritardi per l’azione avversa, dilatoria ed ostile della Procura di Palermo e di quei magistrati che ho prima ricordati , fino al punto che il Prof. Giaccone , che era stato da poco persino ammesso ad un programma di protezione per i pentiti, considerata anche le fughe di notizie che uscivano da quella Procura di Palermo, da quel “ porto delle nebbie”, intimidito, minacciato e ricattato ormai da più parti proprio a causa delle notizie fatte trapelare, il Prof. Giaccone dicevo , estenuato, decise di ritrattare tutto. Arrivò persino ad accusare Falcone di avergli “estorto” alcune dichiarazioni. Venute a mancare le confessioni del Prof. Giaccone nella sua qualità di Sindaco di Baucina e di “pentito di mafia”, l’inchiesta “ mafia ed appalti n.1 “ si arenò ed in breve tempo la Procura di Palermo decise la sua archiviazione. Erano gli anni 1989, 1990, la mafia era sotto tiro nel Maxi processo. Per quanto si voglia indorare e rigirare questa torbida faccenda degli “ appalti di Baucina”, che getta una luce sinistra ed evidente su chi effettivamente tramasse per assicurarsi la benevolenza della mafia, e cioè la politica della Dc e del Pci oltre che la Magistratura, sia sul territorio che in senso politico, altro che teoremi più o meno ipotetici, non capisco per quale mai ragione un simile episodio non abbia ricevuto il trattamento mediatico che avrebbe meritato ma, invece, sia stato accantonato, messo da parte, quasi che lo si volesse far dimenticare. E sapete perché? Perché avrebbero potuto consentire di disvelare la "corruzione sistemica" dell' amministrazione e dell' economia siciliana , avrebbe evidenziato l’intreccio criminale fra Magistratura, Dc, Pci e mafia e proprio quella inchiesta avrebbe consentito di intervenire su quella Procura e sulle intrighi palermitani che sono l’origine e la causa dell’uccisione di tante persone ed anche di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Di tutta la stagione stragista che ne è seguita. Perché è inutile negarlo, ma si è trattato di un grande, grandissimo favore alla criminalità politica e mafiosa, graziosamente confezionato dalla Procura di Palermo. Ma non ostante l’avversità e l’ostilità nei loro confronti mostrati della Procura di Palermo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non si fermarono e non fermarono quelle indagini svolte con il nuovo sistema strategico dai Carabinieri, ma, anzi, le incoraggiarono, le coordinarono per farle proseguire, per giungere ad una qualche conclusione. Fu così che venne individuato un nuovo spunto di indagine. L’inchiesta su Barbaro La Barbera, l’uomo morto “luparato” nelle campagne di Baucina, aveva portato gli investigatori a mettere sotto osservazione una società romana, una certa “ Tor di Valle Costruzioni Srl”. Detta società aveva ed ha ancora un notevole spessore industriale a livello nazionale e nel corso delle relative indagini, era, infatti, emerso che l’impresa gestita dalla vittima si era associata, in relazione ad un pubblico appalto di modesta entità, aggiudicato in data 19.10.1987, con la società TORDIVALLE, di ben più imponenti dimensioni ed avente sede in Roma, sicché tale circostanza aveva suscitato interesse investigativo, non apparendo “prima facie” di facile comprensione tale associazione temporanea tra imprese di così diverse dimensioni e non comprendendosi, neppure, in relazione al modesto importo dell’appalto, il concreto interesse di tale impresa di livello nazionale ad associarsi con il Taibbi. Vi era da attribuire , poi, un ruolo preciso alla figura del dott. Catti – De Gasperi titolare della suddetta TORDIVALLE, che era inserito a pieno titolo nel meccanismo della illecita gestione dei pubblici appalti. Dalle intercettazioni di tutte le utenze facenti capo al Catti- De Gasperi emergeva il coinvolgimento di “un mare di persone”, dal momento che lo stesso Catti –De Gasperi era “vicino ai servizi segreti” ed aveva il “NOS” ( nulla osta organismi di sicurezza). Andiamo al sodo: gli investigatori scoprirono tutto il sistema criminale nel quale amministratori locali, imprenditori, politici locali e nazionali e personalità nazionali erano coinvolti con la mafia nella spartizione dei lucrosi appalti pubblici. A Febbraio del 1991 i Carabinieri consegnarono a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, poco prima che il primo Magistrato lasciasse Palermo per trasferirsi alla Direzione degli Affari Penali al Ministero di Roma, una dettagliatissima informativa di circa 900 pagine, denominata “ Mafia ed Appalti”. Quel dossier conteneva nomi, cognomi, telefoni, intrecci, appalti, la loro suddivisione , era la scoperta del vero e proprio “ tavolo di trattativa”, della “ vera cupola” , una sorta di “terzo livello” che decideva la compensazione fra politica, mafia ed imprenditoria degli appalti pubblici siciliani. A quel tavolo sedevano mafia, Dc, Pci e colletti bianchi, la magistratura restava in anticamera, attendeva, rigirando fra le dita il cappello, in attesa di direttive da seguire. Un lavoro fondamentale, immenso, che avrebbe consentito di distruggere la mafia e tutte quelle collusioni tra mafia, politica ed imprenditoria. Ed invece, vediamo cosa successe. La Procura di Palermo si dimostrò subito contraria anche a quella inchiesta: avere scoperchiato quel vaso di Pandora sugli intrecci tra mafia, politica ed imprenditoria non fu certo un’operazione che potesse essere gradita a tutti. Nel “Palazzo dei Veleni”, anche a causa del trasferimento di Falcone a Roma, quella informativa scatenò vendette trasversali, risse giudiziarie, un finimondo vero e proprio. Solo una semplice lettura di quelle 900 pagine avrebbe consentito almeno una quarantina di inchieste giudiziarie ed altrettanti arresti . Ma la strategia della Procura di Palermo fu precisa, chirurgica: quella inchiesta doveva abortire, puro stile mafioso. Non potendola immediatamente “ archiviare”, la Procura di Palermo “ sabotò” quell’inchiesta : usando una strategia che , impunita, ancora grida vendetta. Nelle comunicazioni giudiziarie ad Angelo Siino e agli altri tre “ pescetti piccoli” che la Procura di Palermo non potette esimersi dall’indagare , anzi che “ gli stralci del dossier dei Ros” che riguardavano gli inquisiti fu allegato l’intero dossier investigativo. In tal modo l’inchiesta venne “ sabotata”: la mafia ed i suoi avvocati ed i politici coinvolti seppero anticipatamente quali carte avesse in mano la Giustizia ed ebbero dunque tutto il tempo per sistemare le cose. Poi il 23 maggio del ’92 ….boom.. Poi il 19 luglio successivo ….ancora ….boom…. Poi, ciliegina sulla torta, il 15 agosto – capite? Ferragosto! – un Gip del Tribunale di Palermo, “ collega” dei magistrati che formavano la Procura di Palermo ( sgarbi fra colleghi, in Sicilia?...a Palermo? …) , accolse precipitosamente la richiesta di archiviazione dell’inchiesta su “ Mafia e Appalti”. Tutto impunito.

sabato 25 luglio 2015

IMPOSTA SUL CAPITALE? UNA DUPLICAZIONE CHE GRIDA VENDETTA Il discorso che segue è “ anteriore” alla costruzione di ogni tipo e forma politica di società. Sto parlando della società, diciamo, primaria, dell’uomo. Parto dunque dalle nostre origini, com’è giusto che si faccia, quando si deve discutere di “ordinamenti regolatori” dell’attività sociale , come quello fiscale, senza farsi condizionare dalle degenerazioni cui scelte politiche, folli e demenziali, ci hanno condannato. Dichiaro subito di essere profondamente contrario ad ogni forma di “ imposta sul capitale” , quando vige la “ imposta personale sul reddito” e tanto più gli sono ferocemente contrario quando, come in Italia, vige pure “ l’imposta personale progressiva sul reddito”, per il semplice fatto che ogni “ capitale” è frutto di una “ scelta personale” sul reddito che ciascun essere umano produce per il sostentamento suo e della sua famiglia. Introdotta nella Francia social comunista di Mitterrand nel 1981 dunque ancora prima che venisse poi ancor di più rafforzata la progressività dell’imposta personale, essa deriva dalla ossessiva “ falsa mitologia emotiva ” che la dottrina social comunista ha profuso a piene mani , dal 1919 in poi, nelle menti degli europei e degli italiani in particolare. Essa imposta sul capitale , per il pensiero comunista, sarebbe necessaria perché essendo “ non egualitaria già la distribuzione del reddito “ , ne conseguirebbe che la “ ripartizione del capitale” sarebbe ancora di più “ non egualitaria”. Ma le cose non stanno affatto come vorrebbero darci da bere i social comunisti. Basta osservare due individui che partendo da un reddito identico , l’uno risparmia e l’altro no: colui che privilegia “l’astensione dal consumo” – cioè privilegia non distruggere la ricchezza – e che oggi paga una identica “ imposta sul reddito” con l’altro, domani e dopo domani, una volta che quel risparmio sia divenuto “ capitale” dovrà pagare una imposta sul capitale che è il raddoppio di quelle (imposte sul reddito) che ha già corrisposto e pagato nel tempo. La evidente duplicazione di imposizione” è solo l’aspetto più marcato e grossolano dell’arbitrarietà e della irrazionalità di questa “ imposta confiscatoria”. Non esiste alcuna “ disuguale ripartizione del capitale” anche perché non esiste una società nella quale hanno tutti la stessa età nello stesso momento . Questa lapalissiano constatazione legittima come assolutamente liberale e condivisibile e spontanea sia la disuguaglianza fra i diversi patrimoni . L’evidente “frattura del ragionamento social comunista” sta nel non considerare affatto l’uomo nella sua singolarità e peculiarità, vogliono farci credere che non ci sarebbe alcuna differenza fra la ripartizione dei patrimoni e quella dei redditi , se si tenesse anche conto dei singoli individui e delle loro peculiarità. Insomma il social comunismo ha diffuso e profuso una enorme menzogna : che la “ diseguaglianza” sia percepibile solo “ a livello di capitale risparmiato” e non altro. Una enorme baggianata, una incredibile panzana che, però, ossessivamente ripetuta e diffusa ad un popolo disastrato dalla guerra, rozzo ed incolto oltre che affamato e straccione, ha ottenuto una fideistica approvazione, tramutatasi poi in una accidiosa invidia sociale, che i molti e maggioritari “ cicaloni” nutrono nei confronti delle minoritarie “ formichine”. Si capisce ora il vero motivo che spinge l’ideale social comunista a perorare la causa di questa imposta aberrante e confiscatoria: perché troverà sempre il beneplacito della maggioranza che dalla confisca predatoria sui beni della minoranza otterrà privilegi e sostentamento senza fare alcuna fatica. Questo è il grande, immenso incredibile “ conflitto di interessi” o “ voto di scambio” o scegliete voi con quale altro reato tutto questo sia configurabile, usato a piena mani dal 1945 in poi dal pensiero social comunista . Immaginando il “cazzeggio” di sottofondo che le tante “ animucce belle, sante ma tanto, tanto paracule ” bisbigliano fra di loro davanti a questo quadro sociale - dandosi di gomito, unico modo per godere di una approvazione alle proprie sciocchezze sul welfare e sull’assistenza – dico subito che in questa libera società non è prevista nessuna forma di “ solidarietà coatta ed imposta” che le animucce belle, sante e paracule – ma tanto paracule - invocano, perché essa è una forma “ confiscatoria e delinquenziale” delle risorse altrui, che nulla ha di etico o morale ( per essere frutto di una imposizione di stampo totalitario ; per essere un alibi comodo con il quale una èlite politica si assicura la gestione di altrui risorse, oltre le imposte, con le quali foraggiare e mantenere le proprie cliente assistenziali e parassitarie pagandone il voto politico; per non offrire mai un diretto riscontro della “ vera fine” che fanno quei fondi truffaldinamente estorti ) . Dunque chi impone simili modi da schiavista non ha alcun diritto di farci lezioni di etica. In una società primaria ogni forma di assistenza è esclusivamente spontaneistica e volontaria, diretta e senza alcun bisogno di intermediazione politica, essa è spontanea, personale, senza contropartita come quella che si offre ai vecchi ed ai bambini nella propria famiglia. Certo per i social comunisti questo è un metodo “ rozzo e fascista” o per lo meno “ reazionario”. Sapete perché? Perché non gli consentirebbe di foraggiare le sue collusioni con i mafiosi e con la delinquenza della corruzione , come a Roma, come a Palermo. Come in tutta Italia.

giovedì 23 luglio 2015

SOFRI, LEOLUCA ORLANDO, SANTORO E SIAMO TUTTI UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE RIFLESSIONI DALL’ASINARA Il commissario Calabresi fu freddato nel 1972, ma solo nel 1988 Leonardo Marino, un militante di Lotta Continua, confessò di essere stato uno di quei due uomini che avevano ucciso il commissario. Confessò il suo ruolo di “ autista” , confessò che fu Ovidio Bompressi l’altro uomo, colui che freddò materialmente Calabresi. Aggiunse che erano stati ” istigati” a compiere l'omicidio da Adriano Sofri, allora leader del movimento. Sofri, Marino e Bompressi furono arrestati, ma successivamente rilasciati in attesa del processo ( quando si è “veri garantisti”!). Vi furono alcuni riscontri alle sue parole anche nelle intercettazioni telefoniche allegate agli atti del processo, come anche molti articoli che Sofri aveva scritto su Calabresi nel 1972. Dalle pagine del giornale “ Lotta Continua” Sofri aveva attaccato il commissario accusandolo di essere il responsabile della morte di Pinelli. Non ne aveva alcuna prova, ma la sua campagna diffamatoria venne sostenuta da grandi giornali e riviste, da “Repubblica” a “L’Espresso”. Vero che quando Calabresi morì assassinato in un agguato il 17 maggio 1972 , Sofri titolò: Ucciso Calabresi, il maggior responsabile dell'assassinio Pinelli, definendo il crimine come "atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia". Tanto bastò alla Magistratura per condannarlo “ quale mandante dell'omicidio” di Calabresi, quale “ istigatore mentale” di quell’assassinio, tanto che non gli fu contestato anche il reato di "banda armata" né altre circostanze aggravanti . I primi due gradi di giudizio (1990 e 1991) si conclusero con la condanna di Sofri. Poi la Cassazione annullò nel 1992 quei due primi verdetti affermando “ l'impossibilità di irrogare una condanna di tale portata sulla sola base di una chiamata in correo priva di riscontri oggettivi”.Nel seguente giudizio di rinvio in appello (1993) Sofri venne assolto per “ non aver commesso il fatto” . Ma la Cassazione nel 1994 (nonostante nessun appello fosse stato interposto alla precedente sentenza !) impose un nuovo giudizio (1995) che questa volta si concluse con la condanna di Sofri , confermata in Cassazione nel 1997. Quando si dice “ dura lex sed lex”! Giovanni Falcone lo conoscete tutti e tutti sapete cosa faceva e cosa ha fatto e, sopra tutto, conoscete che fine gli hanno cucinato nel maggio del 1992. Ebbene a maggio del 1990 Leoluca Orlando Cascio , invitato appositamente da Michele Santoro alla sua seguitissima trasmissione televisiva di Samarcanda, su Rai3, si scaglia pubblicamente contro Falcone, silente complice Santoro e senza possibilità alcuna di contraddittorio, accusandolo di "tenere chiusi nei cassetti" una serie di documenti riguardanti i delitti eccellenti della mafia. Significava dire alla mafia: guardate che Falcone sa tutto di voi e dei vostri delitti. Ma Orlando e Santoro rincararono ancor di più la dose istigatoria asserendo, sempre senza alcun contraddittorio, che Falcone avesse e tenesse segrete informazioni sulla cupola mafiosa (il cosiddetto "terzo livello"). Non c’era Bompressi, c’erano i corleonesi ad ascoltare quella pubblica denuncia, c’erano i Riina, i Provenzano, i Graviano, c’era la mafia corleonese, quella che conosceva una sola legge, quella del sangue. Falcone stava per concludere una inchiesta sul riciclaggio del “ denaro sporco” del Pci, una inchiesta avviata dalla magistratura russa alla quale Falcone era stato assegnato ed era ormai in attesa delle conclusioni di rinvio a giudizio , per le quali Falcone aveva fissato per Giugno del 1992 l’appuntamento a Mosca con il Procuratore Capo di Mosca. Per di più Falcone, con Borsellino ed i Ros di Mario Mori, avevano avviato un’inchiesta giudiziaria , quella sul dossier dei ROS, “ Mafia e Appalti”, una inchiesta che stava a cuore a Falcone e che avrebbe devastato le collusioni fra la mafia ed il mondo affaristico delle cooperative rosse del Pci. Ad Aprile del 1992 quell’inchiesta era già in Procura di Palermo, avevano già dovuto arrestare quattro “ quacquaracqua” ma la via era stata svelata….. Il 23 maggio del 1992……buum! Qualcuno conosce qualche inchiesta su Leoluca Orlando e su Michele Santoro? Qualcuno mi vorrebbe spiegare la differenza fra Sofri e Orlando ? Quel qualcuno potrebbe essere magari qualche magistrato italiano? Io sono sempre quà, mi firmo con nome e cognome,pronto a rispondere a chi volesse interloquire, a chi volesse smentirmi, a chi volesse contraddirmi .....

mercoledì 22 luglio 2015

NESSUNA DISCUSSIONE, COL REGIME SERVE LA RIVOLUZIONE Per illustrare la sciagurata e fallimentare strategia politica di Enrico Berlinguer, basta osservare che dalla sua “strategia della tensione politica” (che aveva affossato il Paese in un immobilismo parlamentare davanti a fenomeni epocali - si pensi all’inurbanesimo a seguito del miracolo economico ed ai problemi di case, ospedali, scuole, infrastrutture, eccetera - lasciati a bella posta irrisolti proprio per farlo precipitare il Paese nel caos della violenza ), dalla sua “ strategia della tensione sulle piazze” ( l’uso distorto della rivoluzione culturale del ’69 utilizzata per rivolte nelle fabbriche, per rivendicazioni salariali ed economiche e non per la agognata espansione culturale del popolo italiano), quel suo continuo allarmismo propagandistico con le ossessive evocazioni di rigurgiti fascisti che a suo propagandare minacciavano l’Italia come il Cile ,pura e becera propaganda che produsse niente altro che la sanguinosa stagione del terrorismo rosso, stagione che di fatto si concluse a Luglio del 1979 con la nomina dell’emblema della “ resistenza comunista” , di Sandro Pertini , al Colle , emblema di quel “ resistenzialismo comunista” che aveva, sì, combattuto sulle montagne, ma solo per asservire l’Italia all’Urss e non certo per liberarla dai nazifascisti, basta osservare che la Dc nelle elezioni politiche del 1976 ed in quelle del 1979 non subì, come s’illudeva in nobiluomo sardo , nessun tracollo politico, ma rimase saldamente sul trono dell’unico partito che s’opponesse, con qualsiasi mezzo – anche pagando con la vita di qualche suo politico – alle minacciose bramosie di potere del Pci , oscillando fra il 38,71% del 1976 ed il 38,30 % del 1979. Per il Pci di Berlinguer, non ostante l’intervento militare delle Brigate Rosse ed a dispetto di tutte quelle stragi compiute dai brigatisti comunisti , vi fu il crollo politico dal 34,37% del 1976 ( e dunque prima dell’intervento delle Brigate Rosse) per finire con un misero 30,38 % nel 1978. Ebbe dunque ragione il “ sinedrio comunista internazionale”, guidato da Simioni del centro Hyperion di Parigi e da Praga e dai servizi segreti del Patto di Varsavia, ad intervenire per salvare il Pci – nel quale l’Urss aveva investito somme ingentissime e sul quale continuava a contare come sua “ quinta colonna” con la quale conquistare il potere politico anche in Italia per via democratica, nel caso che l’opzione dell’invasione con le truppe del Patto di Varsavia fosse andato disatteso - dal fallimento politico e Enrico Berlinguer da quello umano , facendo fuori Moro, per ottenere due vantaggi : tappare la bocca all’unico teste che avrebbe potuto svergognare e screditare il Segretario del Pci e tutto il Pci stesso , svelando tutti gli accordi segreti che i due leader avevano concordato nei loro “ incontri riservati” per l’attuazione del compromesso storico ( dal Lodo Moro in poi) e salvare poi la “ credibilità politica” del Pci il cui consenso politico era miseramente crollato, per colpa della deleteria politica di Enrico Berlinguer , dal 35% del 76 al 30% del 79. Per questo fu imposto alla Dc , con mezzi di pressione e di intimidazione non democratici ma assai persuasivi, di nominare al Colle Sandro Pertini: quel “cedimento” salvò il Paese da altre ulteriori stragi ma segnò anche la vittoria delle Brigate Rosse e la istituzionalizzazione della “ resistenza dei partigiani comunisti” , che Sandro Pertini rappresentava a pieno titolo, con tutto il suo fardello di eccidi impuniti di civili innocenti , come valore dominante ed unificante fra la Dc ed il Pci. Così , con l’alibi di salvarci, la Dc ha praticamente consegnato il popolo italiano , fin dal 1978, alla dittatura del comunismo. Ecco perché la stessa “Dc di sinistra”, salvata da Mani Pulite, divenne poi, nel 2007, con il Pci, l’attuale PD. Dall’incesto è nato un aborto umano, il M5s, una infantile e pretenziosa opposizione, creata “ in vitro” dalla “ kultura di Stato e di regime”, incolta, vanesia e ridicola utile a creare quel disordine sociale che sia l’alibi dietro il quale le toghe comuniste assumeranno, per volere divino, la presa del potere assoluto sulla nostra vita. Ecco perché se non uccidiamo questo mostro non potremo mai salvarci. Trattarci, non serve a niente, occorre solo ucciderlo.
SIETE UN POPOLO DI MERDA DAI LUOGHI DEL CARCERE DELL'ASINARA, DOVE FURONO "SEGREGATI" FALCONE E BORSELLINO - MINACCIATI DA POSSIBILI ATTENTATI - ( RICORDO: LORO DUE PRATICAMENTE " DETENUTI" AL CARCERE DELL'ASINARA A SCRIVERE I FASCICOLI DELLE LORO INCHIESTE , MENTRE DI PIETRO FU ANCOR MEGLIO COCCOLATO E SPEDITO SOTTO SCORTA FUORI DELL'ITALIA , TANTO PER DIRE COME FUNZIONANO LE COSE IN ITALIA - OGGI VI RIPORTO ALLA MENTE UN EPISODIO CHE POCHISSIMI CONOSCONO, I CUI PERSONAGGI LO NASCONDONO GELOSAMENTE , CHE RISALE ALL'ANNO 1992, A MANI PULITE, AL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI MILANO, AL SUO QUARTO PIANO DOVE LAVORAVANO I MAGISTRATI DEL POOL DI BORRELLI E DOVE VENIVA RICEVUTA LA " COSI' DETTA" STAMPA. SICCOME NON TEMO DENUNCE O SMENTITE VISTO CHE QUELLO CHE SCRIVO E' LA PURA VERITA' DEI FATTI , ANTICIPO SUBITO IL SUNTO: LA STAMPA DI QUATTRO GIORNALI - I MAGGIORI ITALIANI - ED I LORO GIORNALISTI O PENNIVENDOLI STRINSERO UN ACCORDO CON IL POOL DI MANI PULITE CHE PRATICAMENTE ERA QUESTO: SARANNO GLI STESSI MAGISTRATI CHE CI DIRANNO QUELLO CHE DOBBIAMO SCRIVERE SUI GIORNALI , QUELLO CHE DOBBIAMO FAR CREDERE ALLA GENTE E LORO CI AIUTERANNO A FARE FAVOLOSE E BRILLANTI CARRIERE . I NOMI SONO: SANSONETTI PIERO, SCRIVEVA PER L'UNITA' DIRETTA DA VALTER VELTRONI: ANTONIO POLITO SCRIVEVA PER IL CORRIERE DELLA SERA ; PAOLO GUZZANTI SCRIVEVA PER REPUBBLICA; POI C’ERA L’INVIATO DELLA STAMPA, DEL QUALE NON RICORDO IL NOME. IL PATTO ERA STATO SIGLATO AL QUARTO PIANO DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA DI MILANO DA SUBITO DOPO L'ARRESTO DI CHIESA, FEBBRAIO 1992, MA SE NE EBBE “ SENTORE” SLO IN OCCASIONE DEL DECRETO CONSO, NEL 1993, QUELLA PROPOSTA DI DEPENALIZZAZIONE DEL REATO DI FINANZIAMENTO ILLECITO DEI PARTITI POLITICI CHE TUTTI I PARTITI TROVAVANO EQUILIBRATO, ANCHE SCALFARO ERA DECISO A FIRMARLO . PERSINO L’UNITA’ AVEVA PUBBLICATO UN FONDO DI VELTRONI CHE PRATICAMENTE DAVA IL VIA LIBERA DEL PCI A QUEL DECRETO CONSO. POI ACCADDE CHE I QUATTRO MAGISTRATI . O QUATTRO MOSCHETTIERI ( C’E’ BISOGNO CHE VI DICA ANCHE I NOMI O RIUSCITE A CAPIRE DI CHI POSSO PARLARE? BEH! PER FACILITARVI IL COMPITO VI DIRO’ CHE UNO E’ STATO PREMIATO DAL PCI CON UNA CADREGA DA SENATORE PER AVERE ARCHIVIATO L’INCHIESTA SUL PCI E SU GREGANTI USANDO UNA MASSA DI MENZOGNE IMBARAZZANTI; UN SECONDO E’ STATO PREMIATO DAL PCI PER AVER SCRITTO LE FALSE ACCUSE CONTRO BERLUSCONI NEL 1994 , UNO CHE ABBANDONO’ LA TOGA NEL 1996 MENTRE STAVA PER ESSERE CONDANNATO DAL CSM PER I SUOI IMBROGLI , UNO CHE RISCOSSE IL CONVENUTO PREMIO DAL PCI SOLO NEL1998 QUANDO IL PCI LO CANDIDO’ COME CAPOLISTA AL SENATO NEL MUGELLO;IL TERZO DI QUEL POOL DI TOGHE NE ERA IL CAPO E FU OPREMIATO ON INCARICHI PRESTIGIOSI APOLITICI, COME LA PRESIDENZA DEL TEATRO ALLA SCALA; IL QUARTO ERA Lì’OCCHIALUTO IDEOLOGO IN TOGA, UN GRAMSCI DI FINE SECONDO MILLENNIO, UNO CHE ANCORA OGGI IMPERVERSA DISPENSANDO CONSIGLI E PARERI NON RICHIESTI TUTTI DIRETTI, CON IL SUO SODALE GRATTERI, A FAR RESTARE L’ITALIA NELLA PALUDE MEFITICA NELLA QUALE LE TOGHE STESSE L’HANNO TRASCINATA) , BARBA INCOLTA, CAMICE SPIEGAZZATE, VOLTI SCAVATI IRRUPPERO A RETI UNIFICATE NELLE CASE ITALIANE VIA TV PER GRIDARE AL GOLPE, CHE CON QUEL DECRETO CONSO ERA STATA PRATICAMENTE CONCESSA L’IMPUNITA’ A TUTTI I DELINQUENTI E COSI’ VIA. ERA TUTTO UN FALSO, UNA SCENEGGIATA DA MARIO MEROLA, PERCHE’ LA MAGISTRATUTA, DECRETO CONSO O MENO, AVREBBE POTUTO PROSEGUIRE LE SUE INDAGINI, AVREBBE POTUTO PROSEGUIRE LE SUE INCHIESTE. QUELLO CHE, SEMMAI, CAMBIAVA E CHE NON STAVA BENE AI QUATTRO MOSCHETTIERI, ERA CHE NON AVREBBERO POTUTO PIU’ ARRESTARE IN MANETTE E SCHIAVETTONI PER QUEL REATO, NON AVREBBERO POTUTO PIU' DISTRUGGERE LA VITA DEGLI INDAGATI, NON AVREBBERO POTUTO PIU’ CONVOCARE LE TELECAMERE PER L’ORA CONVENUTA PER MOSTRARE I MOSTRI IN CATENE, AL PUBBLICO ED ETERNO LUDIBRIO. SANTONETTI, POLITO , GUZZANTI E L’ALTRO SI PRECIPITARONO AL QUARTO PIANO DOVE VENNE LORO IMPOSTO UN BRUSCO DIETROFRONT SUL DECRETO CONSO. SANSONETTI PROVO’ A DIRE CHE VELTRONI ERA FUORI SEDE E CHE AVEVA GUIA’ APPROVATO QUEL DECRETO. FU COSTRETTO A RINTRACCIARLO ED A COMUNICARGLI IL CAMBIO DI PASSO DECISO DAI MAGISTRATI. E VELTRONI, OVVIAMENTE, ACCETTO’ E CHINO’ LA TESTA…. IL GIORNO DOPO ANDATEVI A VEDERE COME TITOLARONO I GIORNALONI ITALIANI: SCALFARO SI IMPAURI’ E, PER DI PIU’ RICATTATO DALLE TOGHE ROMANE – CHE LO TENEVANO PER LE PALLE PER VIA DELL’INCHIESTA CHE LA PROCURA DI ROMA AVEVA AVVIATO SU DI LUI PER I FONDI NERI DEL SISDE QUANDO ERA MINISTRO DEGLI INTERNI – PER OBBEDIRE AL RICATTO DELLE TOGHE, DISSE CHE NON AVREBBE MAI FIRMATO QUEL DECRETO. LA VITA DELL’ITALIA PRESE UN VERSO CHE TUTTI SAPPIAMO TUTTI ZITTI COME PECORONI. IO STO SEMPRE QUI' PRONTO A RISPONDERE A CHI AVESSE QUALCOSA DA OBBIETTARE MI FATE SCHIFO

lunedì 20 luglio 2015

LA TRUFFA DELLA SOLIDARIETA’ Altra bufala della sinistra è la seguente: che la progressività dell’imposta personale sul reddito consente anche di assolvere il compito di “ solidarietà e di redistribuzione”. Tralascio la “ favola” della “ redistribuzione”, la cui essenza truffaldina ho rivelato nel precedente scritto, dedichiamo l’attenzione all’altra “ favola”, quella della “ solidarietà”. In primo luogo ricordo che la “ solidarietà” dipende dalla “ carità” che è elemento assolutamente personale, di stampo assolutamente “ etico”, proprio di ciascun individuo. La “ solidarietà” che la sinistra racconta altro non è che una favoletta per bambini deficienti che non capiscono quale sia la differenza fra “ carità personale” e “ solidarietà coatta”. Ovvio che la “ solidarietà” imposta con la forza della legge e secondo un arbitrio assoluto non ha nulla di etico e di valore morale, ma è solo un altro aspetto della rapina alla quale la sinistra ci sottopone in maniera asfissiante. Non esiste prova alcuna, fra l’altro, che avvenga una effettiva redistribuzione del “ maltolto” a favore di coloro che hanno bisogno di essere aiutati. Peraltro ormai tutti sappiamo, senza più falsi infingimenti – Roma capitale insegna , ma non solo - che fra le pieghe di questa “ solidarietà pelosa ed imposta e coatta” si sono arricchite lobby clientelari rappresentate da quel mondo cooperativistico che si è sempre mosso nell’ambito e sotto la direzione del Pci ed ora del P.D. o di un Vaticano suo complice e succube. Questa truffa della “ falsa solidarietà” giova a chi governa perché consente di elargire risorse senza controllo a favore di lobby clientelari che assicurano voti politici. Che sia una vera e propria “truffa” lo dimostra il fatto che basterebbe dare dei soldi a coloro che ne hanno bisogno, prendendoli da un prelievo fiscale che potrebbe essere tranquillamente “ non progressivo” , come potrebbe accadere aumentando l’IVA , tanto per fare un esempio. Si esercita la “ solidarietà” a favore di chi ne avesse bisogno quando costoro ricevono un determinato aiuto e non perché lo Stato ha adottato una legge che impone una vera e propria confisca che discrimina chi lavora di più e produce di più. Comunque la rigirate, questa “ truffaldina solidarietà coatta”, gestita peraltro in modo monopolistico dallo stesso stato ( che ci lucra per le sue clientele politiche) non solo non modifica il senso etico della carità rendendolo addirittura odioso, ma è sfruttato dal potere come alibi per impadronirsi dei beni altrui. Un furto o una spoliazione , sempre una truffa
IO FIRMO PER ELIMINARE TARGHE A CARLO GIULIANI. E VOI? IO FIRMO AFFINCHE’ VENGA ELIMINATA LA TARGA DEDICATA A CARLO GIULIANI DA PIAZZA ALIMONDA A GENOVA E DA OGNI ALTRO POSTO ESSA SIA STATA “IMPOSTA”. NON COMPRENDO NE’ CONDVIDO L’ISTERIA MENTALE, TALE DEFINISCO LA LORO POSTURA, DEI SUOI GENITORI, I QUALI NON RIESCONO A RENDERSI CONTO CHE AFFIDARE ALLA VIOLENZA DI PIAZZA “L’OPPOSIZIONE” AD OGNI ELITE POLITICA, FAVORISCE ED AGEVOLA CELATE DERIVE AUTORITARIE SEMPRE IN CERCA DI OCCASIONE PER RESTAURARE IL POTERE DELLE LORO LOBBY. DUNQUE CARLO GIULIANI SANTIFICATO SERVE SOLO AD UNA PRECISA LOBBY STATALE CHE SI ARROGA IL MAGISTERO DI DOVERCI GUIDARE PER MANO COME FOSSIMO UN POPOLO DI INCAPACI MENTALI. PARLO DELLA LOBBY DEI MAGISTRATI, PARLO DEL PARTITO DEI MAGOSTRATI, UNA LOBBY POLITICA CHE UNISCE , NELLA STRATEGIA DELLA CONQUISTA DEL DOMINIO ASSOLUTO SULL’ITALIA INIZIATA CON L’ELIMINAZIONE DI FALCONE E BORSELLINO ,IO COMUNISTI E LORO EREDI E LA MAGISTRATURA POLITICIZZATA STESSA. UNA “ VERA E PROPRIA SETTA” CHE ESTORSE, AD UN PARLAMENTO DI CORROTTI E DI INTIMIDITI SOGGIOGATO DALL’INESCUSABILE ED IMPERDONABILE GIORGIO NAPOLITANO, COM MEZZI E SISTEMI DI STAMPO CRIMINALE , LA GUARENTIGIA DELL’ARTICOLO 68 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA. GIULIANI NON ERA CERTO UN MASCALZONE, NESSUN RAGAZZO LO E’. ERA UN RAGAZZO ENTUSIASTA DELLE PROPRIE IDEE, TOCCAVA AI GENITORI, NON AD ALTRI, CONVOGLIARLE DENTRO UNA DIALETTICA CIVILE E DEMOCRATICA. SE CARLO E’ MORTO IN QUEL MODO, MENTRE STAVA PER UCCIDERE UN ALTRO UOMO, LA RESPONSABILITA’ E’ SOLO DEI SUOI GENITORI. DIFFICLE, DA GENITORE, SAPER DIRE DI NO, COMODO DIRE DI SI, DA PUSILLANIMI SCAMBIARE LA VIOLENZA DI TUO FIGLIO COME IDEOLOGIA ILLUMINANTE. RICORDIAMO CARLO GIULIANI, DUNQUE, PER QUELLO CHE E’ STATO, UN RAGAZZO CON GENITORI NON ADATTI AD UNA SOCIETA’ CIVILE E DEMOCRATICA, MA TOGLIAMO IMMEDIATAMENTE LA SUA MEMORIA DA PIAZZA ALIMONDA E DAL PARLAMENTO ITALIANO. IO HO GIA’ FIRMATO. TU COSA ASPETTI?

domenica 19 luglio 2015

ENNESIMO VILIPENDIO DEL CADAVERE DI PAOLO BORSELLINO Assisto, fra il divertito e l’indignato, ma praticamente sto vomitando , alla solita sceneggiata della solita sinistra che, anche oggi, con la ghiotta occasione della questione fra Crocetta e Tutino, sfoggia il suo solito disgustoso vilipendio del cadavere del Magistrato Paolo Borsellino. Una vera e propria profanazione di cadavere tutta imputabile alla mafia dell’antimafia professionale alla quale si sono dedicati e sulla quale ingrassano fratelli, sorelle , parenti e politici di sinistra del morto. Che era un Magistrato che aveva alcune caratteristiche che lo rendevano “ altamente pericoloso” alla sinistra comunista degli anni ’92. Innanzi tutto Borsellino ( come anche il Generale Mario Mori , come il Generale De Donno) sapeva “ ogni cosa” sull’inchiesta denominata “ Mafia e Appalti”, sul dossier dei Ros che svelava i rapporti e le profonde collusioni fra la politica della sinistra comunista e la mafia corleonese , una inchiesta giudiziaria che tanto premeva a Falcone ed a Borsellino e che era, invece, profondamente ed astiosamente avversata, sfacciatamente invisa alla Procura di Palermo, a quella dei Pignatone, dei Giammanco,dei Lo Forte, degli Aliquò, degli Ingroia, dei Scarpinato, tanto che la stessa Procura, in un primo tempo e prima che Falcone e Borsellino venissero trucidati ,“ sabotò”, senza mezzi termini, quell’inchiesta. La “ sabotò” incriminando solo tre o quattro “ pesci piccoli” fra i quaranta e passa politici , imprenditori e mafiosi che il dossier dei Ros dimostrava collusi ai danni dello Stato fra le proteste di Falcone e di Borsellino e con una tecnica sabotatrice assai singolare ed usata solo quella volta in tutto il mondo. E’ noto che quando si consegna all’indagato l’avviso di inizio della azione penale nei suoi confronti per i reati ad esso ascritti si allegano anche alcuni “ stralci” degli atti di indagine , coperte tutte dal segreto istruttorio,che riguardano strettamente solo ed esclusivamente l’indagato. Invece con la comunicazione del rinvio a giudizio di quei due o tre “ pescetti piccoli”, la “ Procura dei veleni”, cioè quella di Palermo, allegò tutto il dossier dei Ros. In tal modo tutte la mafia e tutti i politici collusi vennero a conoscenza di quello che la Magistratura aveva in mano e si potette così per tempo organizzarsi per fare sparire quello che scottava . Ovviamente con i mezzi mafiosi ben noti a chi vive in Sicilia. Così, una volta che una “ amica mano mafiosa” aveva tolto di mezzo sia Falcone prima che Borsellino poi, ecco che la Procura in fretta e furia provvede a decidere di archiviare in via definitiva quella inchiesta. E lo fa usando un giorno, il 15 agosto 1992, notoriamente dedicato al lavoro nei pubblici uffici: è infatti di quel giorno la decisione del Gip di Palermo che, inappellata ovviamente, mette la pietra tombale sopra quella inchiesta che avrebbe fatto esplodere la politica comunista collusa con la mafia. Avendo così “ tranquillizzato” e “ rassicurato” sia la “ politica collusa” che la mafia corleonese che nessuno altro avrebbe potuto mettere le mani su quell’inchiesta e che tutto sarebbe stato fatto passare sotto silenzio grazie al controllo della stampa e dell’informazione amica ed asservita, il triunvirato comunista “ Violante – Pecchioli – Caselli”, che aveva “ okkupato” ( il Pci non aveva nessuna “maggioranza politica” in Parlamento, ma ottenne tutto quello che chiedeva da una politica intimidita e ricattata) tutte le casematte giudiziarie possibili ed immaginabili ( Violante era addirittura diventato il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia ) , potette perfezionare la strategia di quella complessa operazione di mistificazione storica : inviò a dirigere la Procura di Palermo, il 15 gennaio 1993, proprio Gian Carlo Caselli. Il quale, una volta preso il posto del precedente Presidente Giammanco, sviò ogni attenzione pubblica sul processo ad Andreotti cercando di far dimenticare il sabotaggio della sua Procura dell’inchiesta che tanto stava a cuore a Falcone d a Borsellino.
BUFALE SINISTRE E COSTITUZIONALI: REDDITO NAZIONALE E REDISTRIBUZIONE Anche lo stesso concetto di “ reddito nazionale” è un concetto totalitarista e comunista, perché in verità non esiste un “ reddito nazionale” ma solo la somma di tanti redditi individuali. Redditi che sono stati “ prodotti”, “ guadagnati” da qualche individuo con il proprio lavoro. Dunque “ogni ricchezza” , “ ogni risorsa” è “ prodotta da qualche individuo” ed appartiene a quell’individuo. L’essenza stessa della vita sociale consiste nel diritto primario di ciascun individuo a godere, per se e per la propria famiglia, dei risultati delle proprie azioni, ragione primaria per la quale ogni forma di “ imposta personale progressiva” da “ arbitraria” – concettualmente parlando – diventa poi, nella sua applicazione pratica, brutalmente ” confiscatoria”. Essa distrugge la massima e primaria manifestazione della libertà umana, quella di produrre beni per servirsene per la soddisfazione dei bisogni propri e della propria famiglia. La panzana del “ reddito nazionale” deriva dalla efferata “ spoliazione” dei frutti del lavoro individuale, è strumento del potere dominante e totalitario che confisca con l’arbitrio della forza quanto ogni individuo produce con i propri sforzi. Siamo assai contigui ai principi dello stalinismo ed al trattamento inumano, degradante, vessatorio, schiavista che il comunismo sovietico riservò ai “ kulaki”. Da questa panzana o bufala socialista – che esisterebbe il reddito nazionale – deriva un’ulteriore grossissima bufala: quella che sarebbe possibile ripartire quel reddito nazionale in maniera difforme da come ogni suo singolo addendo è stato prodotto. I sinistri indorano questa “ spoliazione “ col termine di “ redistribuzione”. In effetti tale spoliazione delinquenziale serve, alla più crudele delle tirannie, quella comunista, per ottenere un “ consenso politico” da una maggioranza che da quella spoliazione traggono vantaggi di vita ed utilità e soddisfazioni di propri bisogni che non sono incapaci di soddisfare con i propri sforzi.

martedì 14 luglio 2015

ARTICOLO 68 DELLA COSTITUZIONE O VERI E PROPRI REATI PENALI? Euroscettico da sempre, perché è elementare: se la governance dell’Europa e quella dell’euro sono queste viste fino ad oggi- non “politiche, non scelte dal popolo” ma tecnocratiche - non mi voglio illudere. L’egemonia tedesca finirà per depredare sistematicamente tutti i nostri asset, tutte le nostre risorse. La bilancia dei pagamento tedesca, che nel 2000 – per via dell’unificazione – era passiva in maniera stratosferica, solo dopo dieci anni di Euro , grazie al suo predominio industriale, commerciale e finanziario – bancario ,è diventata attiva in modo specularmente spaventoso. La nostra, che nel 2000 era in forte attivo, dopo dieci anni di Euro è in passivo spaventoso. E’ assoluta ed indiscutibile responsabilità politica della “ sinistra politica italiana” ( ..ma la gente che si è suicidata, le imprese che sono fallite, la disoccupazione che è esplosa, il debito pubblico che è esploso, il calo da paura del Pil, insomma avere provocato e perpetrato, per insipienza e per ignoranza, un vero e proprio “genocidio ”, senza nemmeno consentire al popolo italiano quanto meno di esprimersi al riguardo, non ritenete anche voi che, da “ atto politico” che goda della “ bonomia” dell’articolo 68 della costituzione, diventi, invece, un vero e proprio “ atto criminale” che concretizzi e rappresenti veri e propri reati penali ?) avere “ agevolato”, “ servito”, “venerato” tutta una dissennata politica europea, che ha deformato e rachitizzato i Trattati e creato , negli anni, la formazione ed il consolidamento di un gigantesco ma illegale dominio della Germania e dei “potentati bancari “ americani ed europei , una dissennata e schizoide politica europea della sinistra italiana il cui unico “ risultato ” è stato , da un lato la sua “ benevola ammissione” in quei potentati - con conseguenti suoi privilegi- a prezzo della distruzione del Paese. Se azzardarsi ad uscire dall’Euro sarebbe finire in acque sconosciute e tumultuose, tra l’altro isolati in un Mediterraneo dove ormai la forza egemone è lo Stato islamico, nemmeno possiamo più sopportare di essere nelle grinfie onnipotenti del Nord Europa. Si tratta per forza di far rialzare l’Europa , una vera Europa, non questa tecnocratica, bancaria, finanziaria, ma “politica” e “ dei popoli “, ormai distrutta e schiacciata dal peso di questa nuova “ spada di Brenno” che è questo illegale strapotere tedesco. La storia fotografa che solo Silvio Berlusconi si oppose, nel 2011, a questo servile andazzo e oggi sappiamo quanto questa opposizione sia poi costata al popolo italiano, incarcerato da Giorgio Napolitano e dalla sinistra politica, per evitare che rivotasse Silvio Berlusconi o qualche altro politico che proponesse una alternativa allo schiavismo tedesco. Questi sono i fatti. Le responsabilità ormai sono diventate reati. Sarebbe opportuno che i responsabili di questo vero e proprio genocidio vengano finalmente trascinati in un Tribunale prima che provveda il popolo ad amministrare la giustizia in luogo di una magistratura incapace.
LE RIDICOLE BUGIE DEL PARTITO DEI MAGISTRATI E DELLA SINISTRA COMUNISTA SULLA COLLUSIONE MAFIOSA IN SICILIA Da quanti anni, da quanti decenni la sinistra comunista e gli “agiografi” del partito dei magistrati cercano di darvi da bere che in Sicilia la Dc era collusa con “la mafia” e che, per queste collusioni delinquenziali dominava la Sicilia? La differenza fra un “ indottrinato conformista” ed un “ uomo libero” è nella capacità del secondo di replicare, per le rime, alle mistificazioni ed alle panzane profuse a piene mani dagli “untori “ . In primo luogo , così come segue. Ma quanti cavolo di votanti , in Sicilia, obbedivano agli ordini della mafia ? Questo non lo hanno mai nemmeno accennato, perché per dare una risposta attendibile a quella domanda ( quanti voti insomma smuove la mafia) occorreva spiegare una cosa elementare. Questa: se, come asseriscono gli imbroglioni dell’opinione pubblica , la mafia controllava il voto di quasi tutta la Sicilia, ebbene, mi volete spiegare, Travaglio e sinistra comunista , come mai Cosa Nostra, nel 1992 , sceglie la strada dello stragismo ? Se controllava così tanti voti, che bisogno aveva di ricattare i suoi partner politici con lo stragismo che , inoltre, metteva a repentaglio quel suo “ tesoro politico ” e demoliva così tutti gli equilibri costruiti su quel “ tesoro” ed ormai consolidati? Le sarebbe bastato calare , senza tanti drammi, la sua dote di voti al momento opportuno , se è vero - come asseriscono questi “ untori” - che nella “ collusione fra mafia e politica” la prima convoglia i consensi, la seconda organizza gli affari e garantisce l'impunità. In effetti quando “Cosa Nostra” comincia a diffidare della Dc, parlo degli anni settanta / ottanta, fra la sentenza di Catanzaro e Dalla Chiesa, la minaccia che viene usata dai boss della Cupola, secondo le risultanze processuali di Palermo, era proprio questa, l’uso, cioè, del tesoro dei consensi politici. Il sommo docente, il principe del “ de relato”, Masino Buscetta , nel suo “presunto” incontro con Andreotti riferisce che Stefano Bontate avrebbe esclamato: «In Sicilia comandiamo noi, e se non volete cancellare completamente la Dc dovete fare come vi diciamo noi. Altrimenti vi leviamo non solo i voti della Sicilia, ma anche quelli di Reggio Calabria e di tutta l'Italia meridionale. Potete contare solo su quelli del Nord, dove tutti votano comunista, accettatevi questi». L’intimidazione – sostiene Buscetta in quelle confessioni – sarebbe stata messa in atto in occasione delle elezioni del 1987, quando venne diramata l'indicazione di votare per il garantismo di socialisti e radicali – sempre stando alle carte di quel processo – e dunque “ contro “ i democristiani. Ma se andiamo a vedere come andarono le cose, verifichiamo che solo nel carcere dell'Ucciardone ed in alcuni quartieri il voto andò in quella “ minacciata” direzione . Invece a livello cittadino, provinciale e regionale il successo dei socialisti fu innegabile ma ,ecco la clamorosa smentita, si accompagna a un corrispondente successo della Dc. In barba, allora, alle minacce intimidatorie di Cosa Nostra? Ma che caxxo andate raccontando?

lunedì 13 luglio 2015

QUESTA EUROPA O ALTRA EUROPA? Il motivo fondamentale per il quale sono stato e sono assolutamente contrario a “ questo tipo di Europa” , per il quale mi sono se...mpre battuto per una Europa politica e dei popoli e non per questa Europa del tecnici è di natura storica. Trovo semplicemente allucinanti le “caratteristiche politiche ” che si sono tradotte in similitudini tra l'Urss di Stalin e questa Europa dei plutocrati Premetto che la rivoluzione sovietica fu istigata e sostenuta finanziariamente dalle stesse famiglie politico -economiche : tutti "falsi filantropi che hanno voluto la creazione delle società ultranazionali, quali la Società delle Nazioni e poi l’Onu , tutte con l’identico scopo “ mondiali sta ed internazionalista”: abbattere gli stati nazionali per integrarli ( volenti o nolenti) in un processo di globalizzazione politica , culturale e mercantile di tipo primordiale, coloniale, imperialistico. Le grandi truffe ideologiche , la “ società comunista che aveva sconfitto lao sfruttamento dell’uomo sull’uomo” , il “ paradiso sovietico in terra”, la “ democrazia progressiva che avrebbe annientato ogni altra forma di democrazia “, la costruzione della “Repubblica degli uomini felici” , poi rivelatisi vittime di un regime atroce , ieri “ compagni lavoratori” , oggi “ cittadini” , domani “ sudditi”. Saranno, comunque, uomini e donne rintronati dalle ideologie “ politicamente corrette”, veri e propri schiavi di “clientele che si auto eleggono” , “massa conformata” senza più alcuna capacità di reagire contro la dittatura del pensiero “ massificante ed unificante” , un sistema di relazioni sociali utile per distruggere i diritti naturali e primari dell’uomo. E così come l'Urss di Stalin mirava a distruggere gli Stati Nazionali per creare un unico popolo, quello sovietico, da venti e passa anni anche questa Europa plutocratica e la sinistra politica italiana tentano di massificare popoli diversi sotto un solo regime: quello delle regole , dei prestiti onerosi, della rigida austerità ( non a caso propagandata proprio da Berlinguer negli anni settanta, non appena si diffuse la prima “ crisi petrolifera”) un regime che livella tutti gli uomini al rango di schiavi e sudditi , della finanza e delle banche. Così tutti questi popoli europei storicamente così diversi, se non opposti, fra di loro, dovrebbero tutti abbandonare i propri valori fondanti per venerare questo Quarto Reich dei banchieri e dell’Internazionale comunista . La sinistra comunista, che ha voluto imporci questo tipo d’Europa ricorrendo ad intrighi ed a minacce indicibili, è complice di questi potentati sovranazionali perché spera di reintrodurre il regime comunista, in modo surrettizio, tramite la dittatura del pensiero europeista unificato. Come poi in tutti i “ regimi totalitari” , come, appunto, nell’Urss Staliniana e comunista si registrava una corruzione spaventosa e, nel contempo, una caccia spietata contro ogni seppur vaga forma di dissidenza. Basta pensare a quel che è accaduto, in Italia, alla Lega Nord, al centrodestra di Forza Italia, ad una parte della destra tradizionale, tutte “euroscettiche” ciascuna a modo suo. Quanto poi allo “ spessore democratico” di questa Europa siamo al ridicolo più totale, perché come nell’Urss di Stalin e del Comunismo vi era il “ Politburo” – era Stalin che stabiliva chi ne dovesse far parte – così in questa Europa i rappresentanti delle Nazioni si eleggono tra di loro e quasi nessuno li conosce . Quanto poi alla “ schiavitù delle libertà” basta pensare che come Stalin aveva creato i Gulag, così la sinistra politica , specie quella post comunista italiana, ha creato il regime del pensiero unico , quello “ politicamente corretto” , un totem che svolge in Europa la stessa funzione dei Gulag comunisti. Quella, cioè, di isolare, criminalizzare, annientare chiunque abbia un'idea difforme da quella europea e su qualsiasi tema, sia questo religioso, politico, sessuale, civile. Ricordate quel che avveniva nell’Unione Sovietica? In URSS venivano emanati i provvedimenti senza possibilità di discussione. In Europa si emanano i provvedimenti e si può discutere di questi solo se li si condividono, Berlusconi nel 2011 docet.