Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 27 luglio 2015

LA FAMOSA DIVERSITA’ E SUPERIORITA’ MORALE DEL PCI . LA QUESTIONE MORALE DI ENRICO BERLINGUER LANCIATA DA REPUBBLICA NEL LUGLIO DEL 1981. MENTRE IN SICILIA…… Avete fatto caso che proprio gli anni in cui Andreotti è stato accusato di colludere con la mafia, e cioè fino al 1980, proprio quelli, guarda caso, sono gli anni in cui gli andreottiani di Salvo Lima ‘chiudevano’ accordi con il Pci siciliano e con la mafia ? Poi arrivarono gli anni che vanno dal 1969 al 1977 ed il Pci, con Occhetto segretario a Palermo, poi leader regionale, anticiperà in Sicilia il compromesso storico di Berlinguer e Moro. Perché il Pci tace su quel periodo ? Perché lo nasconde? Perché , se proprio è costretto a parlarne, cerca di nascondersi , come fa Occhetto stesso in un suo libro, dietro la foglia di fico “ dell'apertura del Pci alla borghesia illuminata e agli intellettuali come Sciascia e Guttuso, portati sui banchi del Consiglio” ? Ma che vanno raccontando ? Col Pci c’era la mafia, altro che la “ borghesia illuminata”, altro che Sciascia! C’era Vito Ciancimino, c’era Salvo Lima, c’era la mafia, c’era da spartire con mafia ed altre forze politiche conniventi la ricca torta degli appalti pubblici. E Sciascia, dite ad Occhetto, capì tutto , da buon siciliano e scappò via. Ma quale “ borghesia illuminata”! C’era la mafia con il Pci nella Sicilia e la Magistratura comunista fingeva allora di non vedere. Si girava dall’altra parte. Poi vennero gli anni del Presidente Rosario Antonino Nicolosi , un esponente di spicco della corrente di sinistra della Dc alla Presidenza della Sicilia, che dal 1985 venne eletto presidente della Regione Sicilia e che mantenne la carica per sei anni, guidando cinque governi della Regione. Sono gli anni terribili per il mondo e per l’Italia . Nicolosi scrisse un memoriale, che consegnò solo nel 1997, dopo essere passato per le grinfie di Mani Pulite, ai magistrati della procura di Catania, dove svelava segreti e decenni di decenni e decenni di spartizione di opere pubbliche e di ricche tangenti fra imprenditori, politici di sinistra, politici di centro e mafiosi d’ogni risma e provenienza, mentre la Magistratura assisteva immobile ed asservita al sistema criminale del quale era una colonna , un memoriale che gettò scompiglio nella classe politica non solo siciliana della prima repubblica. Si dovette attivare perfino la Magistratura, quando non potette farne proprio a meno, per salvare la faccia. Furono perquisiti gli uffici di trenta imprese a Milano, Roma, Ravenna, Palermo, Agrigento, di grandi aziende come Cogefar, come la Lodigiani, come la Grassetto, come la Astaldi, ma sopra tutto in quasi tutte le cooperative facenti capo al Pci. Il memoriale di Nicolosi è zeppo di nomi eccellenti. Filtrano i nomi, tra gli altri, dei Dc Mattarella, Mannino, Salvo Lima ( l’uomo che collegava la mafia alla Dc andreottiana), dei comunisti Colajanni, Parisi, Antonino Fontana ( quello delle cooperative agricole che sarà condannato) , dei socialisti Andò, Lauricella, Capria, del repubblicano Gunnella e Bianco. Disgraziatamente Nicolosi morì nel 1998.

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