Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 7 agosto 2015

I VERI ASSASSINI DI FALCONE, I MANDANTI,PROTETTI DALLA MAGISTRATURA E DALLA SINISTRA POLITICA ITALIA, SONO LIBERI ED ANCORA IGNOTI. Già, sono tutti ancora ”liberi” e tutti ancora “ ignoti”, anche se sono facilmente individuabili e rintracciabili. Ma che cosa ha fatto, ditemi signori, la Magistratura italiana per acciuffare i veri responsabili dello stragismo mafioso degli anni 92/93 ? Praticamente quasi nulla. Ma ha chiuso tantissimo gli occhi davanti a veri crimini dei suoi fedeli santificatori e servitori rimasti impuniti. Per esempio, mi sapete dire voi che differenza passa fra un Adriano Sofri - che avrebbe “ indotto” Bompressi a sparare al Commissario Calabresi nel 1972 ( scrivendo alcuni articoli su un giornaletto di nicchia) e che fu condannato a sedici anni di reclusione come mandante di quell’omicidio – ed i signori Leoluca Orlando e Michele Santoro che dalla televisione italiana ( non da un giornaletto di nicchia) vollero “ informare” la mafia corleonese che Falcone( e Borsellino) “ sapevano tutto dei loro crimini e che nascondevano le prove in un cassetto ” inducendo dunque la mafia ad uccidere sia Falcone che Borsellino? E poi, suvvia, ma quali processi! Ma di che cosa state parlando, ma di quali processi andate parlando! I processi su Falcone furono solo due, una miseria, davanti- prendiamo uno a caso - a Silvio Berlusconi. E poi rivediamoli insieme, questi due fantomatici processi. I due processi (Capaci uno del 1993 e Capaci bis del 2008) non hanno scoperto gran che , dato che era pressoché un’ovvietà che fosse stato un killer mafioso ad uccidere Giovanni Falcone , la moglie e la scorta e Borsellino. Ma, ciò non ostante cosa fece la Magistratura per gli eccidi di Falcone e di Borsellino ? Invece che seguire i vari filoni di possibili indagini, si fece guidare dalla mafia, perché si limitò a seguire le piste che venivano proposte dai pentiti di mafia. E basta. Infatti nel “Capaci Uno” , del ’93, la Dia - chissà come e perché- intercettò un vero nobiluomo, tale Antonino Gioè che con altri due mafiosi ( Di Matteo e La Barbera) parlavano al telefono dell'attentato di Capaci, mentre nel “Capaci bis” del 2008 fu una vera “eccellenza” a guidare la Magistratura: Gaspare Spatuzza “ ricordava” e la magistratura obbediva. Dal momento degli eccidi ( 1992) fino a tutto il 2008, per sedici lunghissimi anni, la Magistratura ha eseguito esattamente e solo tutto quello che la mafia aveva stabilito di poterle far sapere allo scopo di meritarsi il “premio concordato”: consentire alla magistratura di istruire due pressoché inutili processi mettendo alla sbarra solamente i killer, così proteggendo i veri mandanti di quelle stragi ed elargendo così alla mafia svariate e consistenti premialità carcerarie ed economiche per molta sua gente . Una lunga trattativa , questa intessuta fra la Magistratura e la mafia corleonese, lapalissiana , solare e di tutta evidenza, comprovata e certificata dai risultati conseguiti. Una criminale trattativa che, non me se spiego la ragione, credetemi, non interessa affatto alla Procura di Palermo o alla magistratura , così sensibili, per dire, così attente, direi scrupolosamente attente alla “ legalità” e soprattutto così “ devote” all’anti mafiosità” . A voi vi sta bene così perché così vi dicono d credere Travaglio, Santoro, la Borromeo, il M5s, Gratteri, Spataro, Di Matteo, Ingroia e la casta dell’antimafia professionale , il circo “Merdano ( non Medrano, sia chiaro) ” dei “fratelli e sorelle di” , gli “ agitatori di agende rosse”, quella combriccola di “professori di mafia” che più crimini di mafia “suppongono”, “ teorizzano”, “ complottano” e spandono , magari incartandoli nella carta della falsa legalità, e più incassano di quattrini pubblici e di fette di potere? Per quei pochi fuori dal folto coro dei “conformisti indottrinati ed irreggimentati”, i quali, invece di sottomettersi e farsi pecore belanti fra gli adoratori di Travaglio , invocano quanto fosse stato invece necessario non solo smascherare le mani degli assassini di Falcone e di Borsellino - cosa relativamente semplice, e andiamo, a Palermo! – ma soprattutto smascherare i veri mandanti di quelle stragi mafiose , per costoro la Magistratura ha usato occhiutamente il suo “ potere arcigno , la forza del suo “imperio”. Nello stesso 1993, infatti, la Procura di Caltanissetta , dietro solenni squilli di tromba da marcia trionfale dell’Aida , proclamò “ urbi et orbi”: ecco a voi , italiani del menga, il processo del secolo sui “ mandanti di quelle stragi” ! Sono passati anni ventidue , dicasi anni ventidue ed ora è solare che quegli squilli di tromba servirono alla magistratura solo per rivendicare ed assicurarsi l’esclusiva su “ storia dei mandanti “, per poterla tenere sotto controllo, dominare, guidare, mascariare, annacquare, mistificare , manipolare , per mettere il suo cappello sulla questione dei veri mandanti , per mettere un bel macigno sulla “ delicatissima questione” ( di chi veramente avesse tratto giovamento, profitto e beneficio dagli assassini di Falcone, di Borsellino, del Maresciallo Lombardo e dalla precipitosa archiviazione dell’inchiesta su “ Mafia e Appalti, decisa ed assunta , dalla Procura di Palermo, nientepopodimenoche il giorno di “ ferragosto” del 1992” ( praticamente a cadaveri di Falcone e Borsellino ancora caldi) e per evitare – che oculata prudenza in quei signori in toga! - che ad “altre Procure”, magari meno contigue, asservite e colluse con la mafia corleonese e con il suo esercito di pentiti di quanto non avesse già dimostrato di esserlo la stessa Procura di Palermo ( le mie motivazioni per tale mia precisa accusa le trovate più avanti ) venisse mai disgraziatamente in mente di scavare a fondo sui veri mandanti. Non sia mai! Meglio occupare il posto, evitare pericoli del genere. Serviva , quel processo, a ben altri scopi, un certo Berlusconi aveva minacciato di riunire il fronte dei moderati, aveva minacciato di volere scendere in politica , servivano munizioni per avere, nel caso, mitraglieri sempre carichi, pronti all’uso contro “ l’intruso”! Così , mentre “ il tempo passava, con le stagioni a passo di giava” (da “Piero”, De André e non a caso, visto che anche Falcone e Borsellino giacciono senza la rosa o il tulipano della verità !) , la magistratura, tranquillizzata dall’accordo mafioso , se la prese comoda e solo nel 1998 ( dopo la bellezza di cinque anni, perdio!) la mafia trovò e le concesse un “picciotto”, uno di seconda fila e disposto, per dovere mafioso, a dire quello che “loro” vogliono sentirgli sussurrare, dire , riferire , garantendogli benefici carcerari ed economici riservati ai pentiti, un altro esimio “ pentito di mafia “, tale Salvatore Cancemi. Un picciotto, un “puntuto” certo, ma non per questo un cretino o un incosciente. Non certo, insomma, un testimone diretto, “stamo scimunennu”?, troppe responsabilità, ma un semplice “ bastardo da riporto”, uno , cioè, che “spiffera”( in carcere, questi qui, si chiamano “ infamoni”) cose che sarebbero state dette da un terzo , meglio se nel frattempo il terzo sia anche morto ( vedasi Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia della XVI° Legislatura) . Così nel 1998 vennero iscritti nel registro degli indagati, et voilà, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri: squilli di trombe, fanfare a tutto spiano, l’esercito delle scimmie ammaestrate da Eugenio Scalfari e da Ingroia scatenato nelle strade a festeggiare . Anche la Magistratura gioiva, perché in tal modo si era assicurata , per lustri, per decenni, di guidare, controllare , dominare, all’occorrenza mascariare, modificare, manipolare ogni iniziativa o atto che riguardasse l’indagine sui veri mandanti delle stragi mafiose per decenni. E così fu . Poi, visto che “ il tempo passava “, nel 2002, un GIP di Caltanissetta fu praticamente costretto ad archiviare quell’inchiesta : non erano bastati nove anni, dico nove anni, per trovare una minima conferma delle prezzolate menzogne del Cancemi. Ma prevedendo quella scontata archiviazione, la Procura di Caltanissetta pensò di protrarre all’infinito ( ad libitum, dicono i colti “ de sinistra”) la sua “padronanza esclusiva” sulla ricerca dei mandanti occulti, delle morti di Falcone e di Borsellino. Come? Semplice: iscrivendo nel registro degli indagati alcuni imprenditori (Antonino Buscemi, Pino Lipari, Giovanni Bini, Antonino Reale, Benedetto D'Agostino e Agostino Catalano) , da tempo notoriamente “organici” all'organizzazione mafiosa ed i cui legami con la mafia non erano stai , però, trovati grazie al lavoro della Procura di Palermo o di Caltanissetta , no, ma, guarda un po’ che combinazione!, solo grazie al lavoro dei Ros di Mario Mori, grazie al loro dossier “ Mafia e Appalti”, grazie proprio a quell’ inchiesta che stava così a cuore a Falcone ed a Borsellino ma che non andava proprio per niente a genio a tutta Procura di Palermo, al Dr Giammanco, al Dr Lo Forte, al Dr Pignatone, al Dr Ingroia, al Dr Scarpinato, ai quali, invece e chissà perché quella inchiesta stava così tanto “ indigesta” da costringerli , a cadevi caldi di Falcone di Borsellino , ad archiviarla a ferragosto del ’92. A Ferragosto! Di cosa vi meravigliate, signori? Fatevene una ragione , ma la Magistratura, ancora una volta, si limitò a seguire, docilmente e scrupolosamente, i “ suggerimenti, le indicazioni e le istruzioni impartitegli dai eminenti collaboratori di giustizia (Angelo Siino e Giovanni Brusca), cioè da “ uomini di mafia “. Nulla altro. I quali “ uomini di mafia” , assassini ma certo non cretini, ebbero anche la sfrontatezza di ipotizzare , con la sfrontata sfacciataggine di chi sa di godere di una assicurata impunità, persino un interesse di “ alcuni ambienti politico- imprenditoriali” nell’affossare le indagini sulla famosa inchiesta “ Mafia e Appalti” e che la magistratura diligentemente seguì. Una spudoratezza, una impudenza, una temeraria sfacciataggine propria di chi si sente impunibile ed intoccabile , ma offerta alla magistratura come “ foglia di fico” perché era stata proprio quella stessa Procura di Palermo a “sabotare” l’inchiesta di Falcone e Borsellino denominata “Mafia e Appalti”. già dal 1991 . Un sabotaggio che grida ancora vendetta e che restò ovviamente impunito, attuato distribuendo, ai legali dei mafiosi indagati, non , come consentito dalla legge solo, gli “stralci degli atti istruttori ” che riguardavano i loro clienti , bensì tutto il materiale raccolto nell’inchiesta e peraltro coperto dal segreto istruttorio, così informando la cupola della mafia su tutti gli elementi in possesso della magistratura. Un sabotaggio completato, beffardamente, con la sua definitiva archiviazione con provvedimento assunto – pensate voi - in data 15 agosto 92, in un giorno, cioè, “notoriamente “ dedicato dai magistrati al lavoro, no? ed a cadaveri di Falcone ( maggio) e di Borsellino ( agosto) ancora caldi. Così la magistratura è riuscita ad accaparrarsi l’esclusiva dell’inchiesta sui mandanti occulti , inchiesta che, guarda caso, verrà chiusa solo nel 2013 , quando ormai la magistratura politicizzata e la sinistra politica ad essa ancellare erano diventati i padroni dell’Italia; Berlusconi “ indotto” a dimettersi, con Napolitano nella garitta del Quirinale , Monti, Letta e Renzi in quella di Palazzo Chigi ). Il pericolo Berlusconi era stato fatto evaporare, la condanna del leader del centrodestra per presunta evasione fiscale era stata “adottata” dalla Cassazione feriale, un altro GIP di Caltanissetta dovette archiviare l’inchiesta " poiché, dopo venti anni di fandonie, le indagini non avevano trovato ulteriori risultati investigativi”. Traduco? Erano tutte bufale e panzane. Nessuna indagine della Magistratura su tutte le altre possibili piste su quegli eccidi. E ce ne sono molte di piste volutamente tralasciate. Quella sovietica , che avrebbe dovuto portare Falcone a Mosca di lì ad un mese per un incontro ufficiale e definitivo con un alto Magistrato russo, per concludere una inchiesta denominata “ oro di Mosca” e che risguardava i riciclaggi dei denari sporchi del Pci italiano, sopra tutte le altre. In questo modo gli eccidi di Falcone e di Borsellino si vanno ad aggiungere, grazie all’opera di questa nostra inguardabile Magistratura, a tutta una serie di eccidi e di omicidi per i quali questa lobby di impuniti intoccabili ha fatto in modo di non trovare mai i colpevoli: dall’omicidio dell’agente Annarumma del novembre del 1696, passando per Piazza Fontana e poi via via lungo quel filo rosso del terrorismo politico ed internazionale che ha devastato l’Italia. Ecco spiegato il perché oggi una simile indecente magistratura comanda il Paese, con il suo maggiordomo, la sinistra politica.

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