Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 3 agosto 2015

LA DISCARICA , LA MALAGROTTA DELLA MEMORIA C’è aria di festa , arriva ferragosto , s’avvicina Natale e la fine dell’anno, ci viene “ ordinato” di pensare positivo, ci viene ordinato di sperare in una ottima fine del 2015 ed in un miglior principio del 2016 , lo sapete, l’ipocrisia è la principale caratteristica degli italiani. S’avvicina l’ennesimo sermone del presidente della Repubblica di turno , eccolo in dirittura d’ in arrivo. Me li “ cippo ” da quando c’è la televisione, capite, ormai sono vaccinato , ma devo confessarvi che ogni volta che ne scorgo, magari “ pe’ tramente” uno , in Televisione, che, “all’intrasatta” , si infila, senza permesso, dentro casa mia, paludato, vestito come Mario Merola descriveva i camorristi in “ Felicissima sera” ( “ a tutti ste siggnuri ‘ncravattate”), tenuto su con gli spilli - che subitaneamente mi richiama il famoso e sciagurato “Pelide Achille”(chi non ricorda il “ cantami ,o diva, del peloso Achille, che s’appunta il caxxo con le spille”) - , postura ieratica come uno che sia stato “posseduto” da una potenza divina per ” destinarlo ” ad una missione salvifica e non “ lo zimbello, obbediente, ossequioso e complice dell’imbroglio truffaldino ordito ai danni del popolaccio stronzo e rozzo da quattro segretari di partito per sistemare i “caxxetti” loro ,viene, dicevo, ad ammorbarmi “ New year’s eve” mi scatta , violenta, intrattenibile, violenta come un’eruzione dell’Etna , la “ sindrome della memoria”. Diciamo che nessuno specialista è riuscito a curarmi, nemmeno all’estero, è una dolorosa forma di “ dominio della memoria “ che mi costringe , al solo vederli , a ricordare e rivivere tante, tante, tante tragedie italiane delle quali, però, si è persa la memoria. Non solo per il tanto tempo ormai passato dal loro avvenimento ma, sopra tutto, per le vagonate, per le dosi industriali di bugie, di panzane, di “mascariate” ( “mascariare» in siciliano significa tingere con il carbone, sporcare, cercare di nascondere ) , di menzogne , di depistaggi, di oblio con le quali il “pensiero unico politicamente corretto e dominante” le ha seppellite, come si fa con il rifiuto umido o secco in una discarica, sotto il peso di sessanta e passa anni di manipolazioni e menzogne. La fase acuta e terminale di questa malattia mi è esplosa il 17 maggio del 2006 , quando Giorgio Napolitano, commemorando la figura del commissario di Ps Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio 1972 da un commando di “Lotta Continua”. “ Nuntio vobis gaudio magno” – proclamò , solenne i Presidente - che ogni anno, il 9 maggio verrà instaurata la “Giornata della Memoria” perché “, illustrava l’esimio Presidente,” coincide con l’anniversario dell’uccisione di Aldo Moro da parte di Mario Moretti e dei suoi compagni delle Brigate Rosse”. E’ stato un tutt’uno: sono rimaste “ scolpite”, “ fotografate”, incise nella mia mente le facce, i visi dei familiari di Luigi Calabresi , compunte , serene, ieratiche, boccucce a culo di gallina, plaudenti alla regale e magnanima concessione, intimamente “toccati” da quella “nobile perorazione “. Ricordo l’attacco acuto di vomito e diarrea che mi colse in quel momento, lo spavento di mia moglie , quel suo urlare al telefono per invocare soccorsi mentre io mi contorcevo per terra, come preda di una allucinazione mentre rivivevo, come un medium ( quasi come Prodi, per dire), quello stesso Giorgio Napolitano che, con identico munifico e regale gesto, non appena eletto ed appena a Palazzo Chigi Berlusconi era stato sostituito da Romano Prodi e a Via Arenula Clemente Mastella aveva sostituito Roberto Castelli, concedeva la “ sua presidenziale grazia” al Signor Ovidio Bompressi, proprio colui che aveva sparato alla testa di Luigi Calabresi quel 17 maggio 1972. E le sentenze, lo ripetono sempre “ quelli acculturati”, si “ rispettano”. Statue di sale, i familiari di Luigi Calabresi, così onorati dal quella augusta presenza da non curarsi di un dettaglio così, come dire, da pezzente, da populista becero, insomma insignificante. Anche perché i morti, cari signori, sono morti, piaccia o meno ad Antonio Clemente e non hanno diritto alla parola. Che diceva, infatti, Totò, a questo proposito? Faceva dire a “Don Gennaro”, “ o scupatore” che “ muort si tu e muort so pur’io e ognuno è comm l’ato, tale e quale”. Illuso il mio Totò! Perché se nasci nelle famiglie “ giuste”, conosci , se ti orizzonti, se qualche amico che conta ce lo hai, anche fra i morti scatta il distinguo , si scorge la disposizione ( e Totò ben lo sapeva se contrapponeva l’arroganza del “ signor Marchese” alla paziente bonomia del netturbino , magari una circolare, financo un comma che, va bene che i morti son tutti uguali, ma a ben vedere ci sono i soliti morti raccomandati, quelli che, come i maiali famosi, sono “più morti degli altri”. Ovviamente sono coloro che sono stati servizievoli e utili al “ pensiero unico dominante”, per loro dunque qualche briciola di memoria. Nessuna memoria, ma solo oblio, ad esempio per Mario Ferretti, ucciso il 12 giugno 1946 dai colpi di pistola sparati dall’interno della federazione comunista di Napoli, in via Medina, vicino al Jolly Hotel ed alla Questura, mentre tentava di sostituire la bandiera rossa con quella del tricolore. Per Togliatti, per il Cominform, per il Pci quello era un delitto punibile con la morte. Chi ha sparato per uccidere e chi ha dato l’ordine di uccidere ? Non si è mai saputo. Avevo otto anni, non esisteva la televisione, la sera, tutti raccolti intorno alla radio per ascoltare “ l’orchestra diretta da Cinico Angelini e le voci di Nilla Pizzi, di Achille Togliani, di Carla Boni, di Gino Latilla”, l’Italia stava scegliendo la forma repubblicana e mio padre mi raccontava la reazione dei dimostranti monarchici all’omicidio di Fioretti e di come venne repressa dalla polizia con l’uccisione di Michele Pappalardo, Felice Chirico, Giorgio Beninanto, Vincenzo Di Guida, Francesco D’Azzo, Ida Cavalieri. Ecco la mia infermità mentale si chiama “ricordi e memoria”,tutto riaffiora nella mia memoria non appena vedo o sento uno dei Presidenti della Repubblica , specialmente Giorgio Napolitano . Sono tutti i morti che, seppelliti sotto la discarica di “ Malagrotta della memoria” , appartengono all’altra memoria, sono quelli che il “ politicamente corretto, il pensiero unico dominante” vuole non siano più ricordati. La vergogna della sepoltura nella Malagrotta dell’oblio per tutti i morti anticomunisti, ammazzati dalla polizia ausiliaria composta da ex partigiani; per tutti i morti comunisti, caduti sotto le raffiche di mitra dei carabinieri e della polizia, a Modena, a Reggio Emilia e in tanti altri posti d’Italia; Malagrotta dell’oblio per tutti i cittadini falciati sulle strade e sulle piazze mentre chiedevano pane e lavoro; per tutti i fascisti uccisi negli anni del dopoguerra dalle cellule comuniste, dalla “Volante Rossa” il cui capo venne graziato dal “compagno Sandro Pertini” senza aver mai scontato un solo giorno di carcere – che grande Presidente Pertini, vero? Che uomo di legalità! - perché il partito di Giorgio Napolitano lo aveva mandato, e con lui centinai di altri, nella Cecoslovacchia comunista, per evitare che venisse disturbato dalla giustizia italiana. Per questi morti di serie B c’è solo la memoria del silenzio, le loro ossa marciscono nel percolato della discarica della memoria di Malagrotta. Giorgio Napolitano commemorava il commissario Luigi Calabresi e poi se ne andava , lasciando a pochi intimi, nel pomeriggio, il compito di commemorare i morti della strage del 17 maggio 1973, nel fallito attentato a Mariano Rumor. 52 feriti e quattro morti. Una strage che brucia a Napolitano perché i vertici del Partito Comunista ne erano venuti preventivamente a conoscenza e nulla avevano fatto per evitarla, e perché a compierla materialmente era stato Gianfranco Bertoli, confidente del Sid , come “Negro” . Spacciata per “ Strage di Stato” ma sulla quale il Partito Comunista ha sempre saputo la verità e l’ha sempre taciuta. E Napolitano se ne va. Sono i morti da dimenticare. Tutto oggi concorre a consolidare la menzogna sul “terrorismo” rosso e nero, per trasformarla in una verità storica ( d’altronde non era forse Togliatti che ripeteva “ una menzogna ripetuta cento volte può diventare una mezza verità? ) con la prezzolata complicità perfino dei familiari dei morti , i cui esponenti si sprofondano, come i pentiti e i dissociati di mafia, in dichiarazioni di fiducia nello Stato e nelle sue istituzioni. Loro , alla fine dell’incontro, non vanno via con gli altri, no. Restano in piedi, in attesa, dietro la porta della cucina presidenziale, a rigirare il cappello fra le dita, in attesa che quella porta si apra e che “l’eccellenza” getti loro i resti, magari le briciole, della cena regale. Se penso ai morti di serie A, al Commissario Calabresi, a quelli dell’attentato della stazione di Bologna, a quelli del ’69 nella Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana, a quelli dell’aereo dell’Itavia ecc. mi rendo conto che esiste in Italia, un modo “ tutto ipocritamente italiano” , tutto prodotto dal pensiero unico dominante, di cercare la verità e la giustizia delegando, pensa tu, proprio agli assassini il compito di smascherare gli esecutori materiali di quegli eccidi. Deve essere un modo per vivere alla grande senza lavorare , visto i vari “ comitati” che “commemorano e s’abbuffano” , visti tutti quelli dell’antimafia professionale che “ commemorano e s’abbuffano “, visti tutti quelli che santificano assassini e massacri che “commemorano e s’abbuffano ”. E questo Stato, che ha in Giorgio Napolitano, non in altri, la sua “ gemma ritenuta più preziosa ” ed in Sergio Mattarella “ un gioiello di famiglia”, il partito di maggioranza formato dagli eredi del Pci, non potrà mai dire la verità, perché non potrà mai accusare se stesso. Ma premia, commemorandoli e facendo abbuffare gli eredi, i morti “utili” , stanziando quasi 200 mila euro a testa per i familiari delle vittime utili al pensiero unico dominante e quelli , che “ commemorano e s’abbuffano “, ringraziano e votano come si deve, per mantenersi la greppia. Eccoli, i vivi, consapevoli e proni ed i “ morti utili”, tutti zitti , i morti perché non parlano ed i vivi perché “ commemorano e s’abbuffano”. Ma non tutti, in questo paese sono disposti a tacere e ad avallare la menzogna dello Stato ed quel regime degli “opposti estremismi” che ha scatenato la guerra civile prima ed il terrorismo poi , in Italia. Per me la memoria è “ l’altra memoria”, quella che lo Stato ed il regime comunista cercano di cancellare presentandosi come fossero, loro, le vittime di un terrorismo che è stato l’unico strumento della loro “continua” usurpazione del potere. Per questo motivo esiste una mia particolare “ giornata della memoria” che non coincide con la giornata della memoria di Napolitano né con quella di tanti altri. Ma risale al gennaio del 1942, esattamente il 15 gennaio del 1942 . Io avevo solo quattro anni, ma in Marocco Churchill ed il suo omologo americano decisero di sbarcare in Sicilia. Da quel momento l’Italia ha smesso di esistere , ha dovuto onorare la mafia, la camorra, la ‘ndragheta, tutte le forme di banditismo e di malavita organizzata alla quale deve profonda riconoscenza per averla liberata dal nazifascismo e ha dovuto poi lottare strenuamente contro coloro che, non contenti di avere già vissuto una dittatura ventennale, avrebbe voluto trasformare l’Italia in una Stato a regime staliniano. Fu, quella, la prima “ strage (fratricida) di Stato”. Riscopriamo la memoria, riprendiamoci la verità e, forse , potremo fare giustizia.

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