Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 29 settembre 2015

Nella primavera del 1958 Albert Camus nominò Pasternak per il Premio Nobel. Il 23 ottobre 1958 Pasternak ricevette il Premio Nobel per incredibili meriti nel campo della poesia moderna e per il contributo alla tradizione del grande romanzo russo La pubblicazione del Dr Zivago cade in un periodo storico molto particolare. Nel febbraio del 1956 si svolge il XX° Congresso del Pcus , con la “condanna” degli “ errori” di Stalin da parte di Krusciov. In autunno il regime sovietico mostra il suo vero volto, soffocando nel sangue la rivoluzione ungherese. Subito dopo, in Italia, si verifica la” ribellione” al Pci di alcuni intellettuali di sinistra, affidata alla famosa “ lettera dei 101”. Le vicende del romanzo “ Il Dottor Zivago” sono intrecciate a questi avvenimenti internazionali e nazionali. Come ampiamente dimostrato dal recente libro del Prof. Paolo Mancosu ( “ Zivago nella tempesta”, Feltrinelli, 2015) , le autorità sovietiche coinvolsero subito i “ compagni italiani ”per evitare la pubblicazione del libro. In prima linea vi furono Pietro Secchia, Palmiro Togliatti, Paolo Robotti, Mario Alicata, Luigi Longo, Pietro Ingrao ed altri. Ci furono forti pressioni nei confronti di Giangiacomo Feltrinelli, sottoposto ad una sorta di “ inquisizione comunista a puntate”. Voglio ricordare almeno alcuni fra quei noti, ma dimenticati avvenimenti. Fra la fine di settembre e l’inizio di Ottobre del 1956 Mario Alicata convoca Feltrinelli presso la Federazione di Milano del Pci, allora situata in Piazza XXV Aprile. Sventola, con rabbia, il solito telegramma, estorto a Pasternak in cui lo scrittore richiederebbe all’editore la restituzione del manoscritto. Niente da fare. Subito dopo ci prova Aleksej Surkov, in visita in Italia. Il capo degli “scrittori sovietici” lascia intendere ne va della vita stessa di Pasternak. L’incontro, burrascoso a dir poco, dura tre ore. Il 23 novembre del 1957 esce il libro , presentato ufficialmente all’Hotel Continental di Milano. A questo punto il Pci tenta la carta “Rossana Rossanda” che incontra Giangiacomo Feltrinelli proponendogli, d’ora in avanti, di discutere titolo per titolo il catalogo della casa editrice Feltrinelli. La Rossanda stende un lungo “rapporto” sul suo colloquio con l’editore e lo invia a Mario Alicata l’8 dicembre del ’56 nel quale afferma che “ condizionare le scelte di Giangiacomo Feltrinelli è difficile, ma non impossibile. E, circa il romanzo appena pubblicato, la Rossanda riferisce ad Alicata che questo non suscita poi tanto interesse ed era stato tolo dalle vetrine “! Insomma per la Rossanda il Pci ne esce bene da quella ignobile persecuzione della libertà di pensiero. Peccato che , al contrario, “Il dottor Zivago” diventi, all’istante, un vero e proprio “best seller”, 12 mila copie andate a riba in poche ore, una ristampa ogni due settimane, per tutto l’inverno ‘56/’57! Valerio Riva, redattore della Feltrinelli ai tempi del “ Dottor Zivago” e tra i più decisi a caldeggiarne la pubblicazione, ricorda così l’intervento della Rossanda in una sua intervista al “Corriere della Sera”: “Quello fu un gravissimo tentativo di intimidazione ,ma non il primo. Ricordiamoci che il Pci era stato “ incaricato” e “ pagato” da Krusciov perché impedisse la pubblicazione del libro”. Da notare: Feltrinelli non era certo un antisovietico , in fondo rivendicava solo l’applicazione delle linee guida del XX° Congresso del Pcus ( e dell’VIII° Congresso del Pci, a dicembre , a Roma) e chiedeva di non ingessare il partito, di non farlo diventare una forza conservatrice . Tra le mani ha un capolavoro che nessuno in buona fede avrebbe potuto liquidare come semplice pamphlet politico: non pubblicarlo sarebbe stato un crimine contro la cultura. I “ critici organici di Botteghe Oscure” scendono in campo. Carlo Salinari imputa a Pasternak di “ odiare la rivoluzione”. Altri stigmatizzano i “ cedimenti crepuscolari” ed i “ languori decadentistici” del romanzo. A difesa di Pasternak solo, come sempre, “ Il mondo” di Pannunzio che denuncia “la più violenta campagna di ingiurie e di minacce che si sia vista in Urss”. Nel 1958 “ Editori Riuniti” pubblica un documento che dovrebbe riassumere la posizione del Pci in merito al “ Dottor Zivago”. Sul “ caso Pasternak” raccoglie la lettera allo scrittore del “Comitato Editoriale “ di “ Novi Mir” ed un articolo di Mario Alicata comparso in origine su “L’Unità” – allora diretta da Davide Lajolo – datata 14 novembre 1958. Alicata , responsabile della “ Commissione Culturale” del Pci, conosce per filo e per segno le vicende editoriali del “ Dottor Zivago”. Egli stesso ha orchestrato la campagna per evitarne l’uscita. Eppure, l’articolo di Alicata, riga dopo riga, accumula menzogne raccontate nella piena consapevolezza che siano tali. Secondo Alicata, il romanzo, che “ difetta di una autentica vena narrativa”, è “ schiettamente politico” e, per il tono e l’accento, “ apertamente controrivoluzionario”. Bene hanno fatti i compagni di Novi Mir a rifiutarsi di stamparlo, motivando la decisione con una” lunga analisi critica” (sarebbe la lettera di pura stroncatura ideologica cui abbiamo accennato) . Secondo Alicata, Pasternak, colpito dalle osservazioni, chiese invano di fermare la pubblicazione del libro. Ma “ prevalse in quell’editore ( si riferisce a Giangiacomo Feltrinelli) la cupidigia di un grosso colpo editoriale”. Feltrinelli, mai nominato, avrebbe dunque calpestato la volontà di Pasternak. E nell’Urss? Tutto tranquillo, prosegue l’ineffabile Alicata :” Nessun rimprovero fu di ciò mosso in Unione Sovietica a Boris Pasternak”. In Occidente il Dottor Zivago è stato un flop, secondo i russi: “Gli echi della sua pubblicazione non andarono oltre una ristretta cerchia di specialisti e di intellettuali”, parole testuali di Alicata. Dopo il Nobel, concede Alicata, c’è stato “ qualche eccesso verbale” ma ora Pasternak può continuare a fare la sua vita, anche se è stato espulso dall’Unione degli scrittori sovietici. Ecco, queste, secondo Maio Alicata, voce ufficiale del Pci, sono le reali proporzioni del “ caso Pasternak”. “ E non ci sarà vociare alcuno – oh, come pietoso e grottesco su tante bocche di botolo antisovietico - che potrà mutarne la vera natura”. Con tanti saluti alla verità

lunedì 28 settembre 2015

Con l’ Italicum una lista che raggiunga anche il 15% - maggioranza relativa- nel primo turno, grazie a un ballottaggio, cioè a una votazione cui storicamente partecipa nemmeno la metà del corpo elettorale, potrà accaparrarsi la maggioranza assoluta dei seggi nella Camera. E tralascio i dodici eletti nelle circoscrizioni estere ed il Ciccio di broccolo scelto dalla Valle d’Aosta, figurarsi. Insomma sto parlando di 350 seggi sui 640, una maggioranza a prova di bomba , servita su un piatto d’argento a favore del P.D. e di Renzi. Sufficiente e bastevole per qualsivoglia modifica della Costituzione (salva l’eventualità referendaria) , se poi, for case, pour cause, nel nuovo Senato, la maggioranza governativa risultasse ben superiore alla stessa maggioranza dei due terzi . E perché non rammentare che quel numero di seggi alla Camera, sommato ad una non peregrina ma molto larga maggioranza del PD garantirà anche il raggiungimento del quorum dei tre quinti dei membri del Parlamento in Seduta Comune, necessario a eleggere, dopo il quarto scrutinio, il Presidente della Repubblica (i tre quinti dei soli votanti, e non più dei membri, dopo l’ottavo scrutinio). E perché tacere poi sul fatto che, grazie alla costituzione più bella del mondo, il Presidente della Repubblica nomina anche cinque dei quindici giudici della Corte Costituzionale. E che poi la stessa “ maggioranza sarebbe verosimilmente in grado di nominare, in totale autonomia, dopo il terzo scrutinio, tutti i cinque giudici della Corte Costituzionale di nomina parlamentare, se a eleggerli continuasse a essere il Parlamento in Seduta Comune? Qualora Invece la Camera dovesse eleggere separatamente tre giudici e il Senato gli altri due, le cose non cambierebbero perché questa futura maggioranza potrebbe senza difficoltà eleggere almeno quattro giudici costituzionali . ECCO PERCHE’ GOTOR, FASSINA, CUPERLO SI SONO ACCOVACCIATI A RENZI. CAPTATIO CADREGA?

sabato 26 settembre 2015

VITTIME DI UN FEROCE INDOTTRINAMENTO, GLI ITALIANI SI ILLUDONO DI VIVERE IN UNA “DEMOCRAZIA PARLAMENTARE”. IN REALTA’GLI ITALIANI SONO SUDDITI DEL POTERE DEI PARTITI POLITICI –UNA VOLTA ERA LA PARTITOCRAZIA - . DAI LORO INTRIGHI ESCE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON DAL VOTO DEL POPOLO. IL PRESIDENTE E’ DUNQUE NELLE MANI DI QUEL POTERE, DA ESSO VIENE RICATTATO, DA ESSO INTIMIDITO E DA ESSO CONDIZIONATO,OBBLIGATO, CONTROLLATO, MINACCIATO. E CHI OSA RIBELLARSI VIENE TACCIATO DI PAZZIA – COSSIGA – O DI CORRUZIONE – LEONE- O FATTO CREPARE – SEGNI - . IL PRESIDENTE INCARICA I GOVERNI, PERCHE’ LE ELEZIONI POLITICHE SONO SEMPLICI “INDICAZIONI” MA NON SONO VINCOLANTI, IL PRESIDENTE SCEGLIE I MINISTRI, E’ IL POTERE DEI PARTITI CHE NOMINA LA CONSULTA, IL POPOLO ITALIANO CONTA ZERO. BERLUSCONI VOLEVA SPEZZARE QUESTO SCEMPIO SECOLARE , CAMBIARE LA COSTITUZIONE PEGGIORE DEL MONDO , FAR USCIRE IL POPOLO DALLO SGABUZZINO DELLA MONDEZZA DOVE SE NE STA RINCHIUSO E EBETE. ECCO SPIEGATO PERCHE’ QUEL POTERE SI E’ SCAGLIATO CONTRO BERLUSCONI CON OGNI MEZZO. SOPRA TUTTO ILLECITO. QUANDO LO STATO DELIMITA E CIRCOSCRIVE CON RIGORE LA PROPRIA INVADENZA E LASCIA ALL’INIZIATIVA PERSONALE LA MASSIMA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE , SI AFFERMANO LE INIZIATIVE INDIVIDUALI, COMPETONO FRA DI LORO, PRODUCONO SERVIZI DI QUALITA’, ELIMINANO SPRECHI, SOFFOCANO LA CORRUZIONE. IN QUESTO MODO VIENE SOLLECITATO ED UTILIZZATO IL “ CONSENSO POPOLARE” COME NECESSARIOA PREMESSA PER PROGETTI DI INTERESSE POPOLARE. QUESTO STATO ITALIANO, SOCIALCOMUNISTA E CATTOLICO ECUMENICO, QUESTO P.D. AL CONTRARIO , USA LA CONFISCA DEI REDDITI DEI SINGOLI PER GESTIRE UN CCOSPICUO BOTTINO, PROMETTENDO ALLA MASSA BENEFICIATA – NUMERICAMENTE MAGGIORE DELLA MINORANZA CONFISCATA - L’ASSISTENZIALISMO DI STATO, DIFFONDENDO L’IDEA CHE LA CONFISCA SIA DOVUTA ALL’EVASIONE DI POCHI , SCATENANDO LA GUERRA FRA MISERABILI, SOFFOCANDO OGNI LIBERTA’ SIA IDEOLOGICA CHE ECONOMICA E TRASFORMANDO IL CONSENSO POPOLARE NELLO SCOPO DELLA AZIONE POLITICA. PER TENERCI SCHIACCIATI SOTTO IL SUO TALLONE.

lunedì 21 settembre 2015

ECCO PERCHE’, PUR NON AVENDO OGNI RAGIONE , HA PIU’ RAGIONE SALVINI, SULL’IMMIGRAZIONE, CHE LA SINISTRA E LA CHIESA CATTOLICA Quanti, ritenendosi “opinion maker”, ci hanno ammonito come l’ America sia stata una nazione di immigrati? Certamente quel Pese è diventato il più ricco e potente del mondo e gli immigrati, anche italiani, hanno contribuito, mafia compresa, a realizzare“ quel miracolo”. Così molta” intelligenza” di casa nostra ha coniato, con una rozzezza culturale pari solo alla propria boriosa supponenza, una mera formuletta propagandistica , da ripetere ossessivamente , come se si trattasse di una verità rivelata e cioè che “ l’immigrato è una risorsa”. Ma l’ondata migratoria odierna non ha nulla da spartire con quelle precedenti , perché quella di oggi è una migrazione caratterizzata dalla fede islamica della gente in arrivo e questo già contraddice quella sciocca propaganda per il fatto che il mondo musulmano, abituato a vivere da secoli in un mondo tutto suo di completa e totale sudditanza, sia religiosa che politica, ritiene che tutte le libertà occidentali , sopra tutto quelle religiosa e sessuale , un disvalore da eliminare e da soppiantare con i loro valori etico politici. Inoltre , vuoi per la posizione geografica vuoi per regioni ancora meno nobili, tutta l’ondata migratoria si è riversata sui Paesi occidentali che, più di quasi tutti gli altri Paesi occidentali e dell’Europa , esibiscono uno “ stato sociale”, un “ assistenzialismo” ed una “ solidarietà” al limite dell’ “opulenza” , “pagato” da una fiscalità ormai del tutto simile ad una confisca e cioè in Italia e poi in Grecia . Eccolo “ il conflitto” vero e reale che pochi stigmatizzano, l’ inestricabile intreccio: l'immigrazione di persone indi¬genti – pretesa senza limite alcuno con un ecumenismo proprio solo della Chiesa delle anime - ma a carico di un già costosissimo “ stato sociale” , che svuoterà ancora di più le tasche dei con¬tribuenti italiani. Ma lo vedete come sia sempre la sinistra politica italiana ad aizzare le guerre tra poveri e diseredati per utilizzare i disordini sociali a proprio tornaconto ? Ma lo vedete come sia proprio questo il vero crimine , impunito, della sinistra, l’ imporre “ l’accoglienza ecumenica e generalizzata” ( tanto pagano i soliti contribuenti italiani) , un atto di intollerabile e sprezzante arbitrio , contro il quale , vuoi per legittima difesa ( talvolta , spinti dalla disperazione, aizzando gli italiani anche ben oltre quella ) vuoi per l’inesistenza di qualsiasi tutela a favore dei “soliti cretini che devono pagare”, sorgono ovviamente poi pulsioni isteriche ma tutte prodotte dall’ottuso, criminale ed arrogante manicheismo di questa inguardabile sinistra? Se la sinistra vuole favorire “ un’immigrazione tutta sulle spalle della collettività e della tassazione generale” e chi arriva debba essere a carico dello “ stato sociale” ,non riuscire a rendersi conto che così facendo non rimarrà nulla dell’amato “stato sociale” per i bisognosi italiani mi pare “ inqualificabile e vergognoso”. Lo Stato sociale, lo sanno bene a sinistra visto il loro passato comunista e stalinista, è disegnato per un mondo “ chiuso”, frazionato in nazioni, controllato alle frontiere, separato da confini invalicabili e rigidissimi Così In Italia sul tema dell'immigrazione , si sono formate due posizioni che soffocano l'intero dibattito, fronteg¬giandosi l'una contro l'altra armata. La prima è quella rappresentata chi è convinto, per motivi etici, ma for¬se anche di bassa convenienza, che si possa ospitare tutti coloro che si sotto¬pongono al rischio di un viaggio via mare, terra o aria. La seconda è quel¬la di blindare le nostre coste e rendere L’Italia impermea¬bile all'arrivo di immigrati. Assolutamente demenziali , poi, le farneticanti supposizioni apparse su “Repubblica” ed anche su “Il Corriere della Sera” di alcuni giorni orsono, dove si argomentava che proprio gli immigrati salverebbero lo “ stato sociale” italiano grazie ai loro “ contributi” a favore dell’esangue sistema pensionistico italiano. Affinché questa “ ineffabile ed incredibile menzogna” possa cominciare ad avverarsi occorrerebbe la coesistenza di ben altri fattori economici ( sinteticamente: un PIL intorno al 6% annuo, una espansione dei consumi interni , tipo quella del “ miracolo economico” degli anni sessanta e, visto l’andamento dell’Euro, anche una sua svalutazione rispetto al dollaro oltre che una sterzata della nostra bilancia commerciale che dovrebbe non solo tornare al pareggio ma addirittura spiccare il volo verso attivi da anni settanta del secolo scorso!) che attualmente sono impensabili in Italia. Con la fallace impostazione della sinistra politica infatti, gli immi¬grati invadono “servizi pubbli¬ci” che non hanno contribuito a pagare , incassano porzioni di spe¬sa che vengono così sottratte ai cittadini che li hanno “pagati”. Vi risulta forse che gli Usa siano diventati la prima potenza al mondo solo perché non hanno dovuto subire inizialmente i costi per la formazione del “ cittadino “ americano grazie all’immigrazione che avrebbe regalato una “ forza lavoro” gratuita ? Certo, un immigrato costa poco , non lo si deve nutrire, né istruire per anni, ed anni ed arriva pronto per essere impiegato al lavoro. Ma l'immigrazione in America non stizziva né irritava la po¬polazione nativa ( indiani, questione di minoranza a parte) per il semplice fatto che costoro non si vedevano confiscata la parte maggiore del proprio reddito a causa dei nuovi arrivati.

sabato 19 settembre 2015

Ogni decisione di una “ spesa pubblica” – che soddisfa il politico perché gli porta voti e le sue clientele che ne traggono risorse e privilegi – costituisce una vera e propria confisca del reddito che ogni cittadino produce per il mantenimento suo e della propria famiglia e rende il cittadino sempre più “ schiavo” dello Stato, sempre più soggetto ad un regime di “lavori forzati”. Dunque decidere una spesa pubblica dovrebbe essere pertanto una “ cosa molto seria”, una decisione che non possa essere lasciata all’arbitrio della èlite al potere e dovrebbe essere dettagliatamente prevista e disciplinata dalla Costituzione. E, sorpresa delle sorprese, così è, sulla carta. Infatti il terzo comma dell’articolo 42 della Costituzione stabilisce che “ La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale”. Se dunque la Costituzione venisse tutta applicata e rispettata, ogni spesa pubblica – cioè ogni esproprio dei redditi dei cittadini – sarebbe “ costituzionalmente legittima” solo se: 1. Essa spesa serva per scopi di “ interesse generale”; 2. Se il contribuente espropriato e confiscato viene adeguatamente indennizzato; Ma così non è. Per quale motivo

martedì 15 settembre 2015

I COMUNISTI HANNO LE MANI PULITE Chiedo scusa ad un amico di Fbc il quale mi imputa di scrivere sempre e solo cose sgradevoli ( per lui, si intende), ma il mio istinto è tentare di fare lo storico. Spiego, in modo sintetico e per i più giovani, quello che accadde: Silvio Milazzo fu un esponente di rilievo della DC isolana, avversario di Amintore Fanfani e autonomista intransigente, sul finire degli anni Cinquanta non solo rifiutò gli orientamenti che il suo partito voleva imporgli da Roma, ma con altri dissidenti si batté per la ‘moralizzazione’ della politica, non esitando a denunciare l’‘affarismo’ di esponenti di primo piano dello scudocrociato, che, ineluttabilmente, lo espulse dal partito. Piccola notazione: la questione morale, dunque, non fu una genialata di Enrico Berlinguer ( sbandierata su Repubblica nel luglio el 1981) ma solo una tardiva scopiazzatura delle idee di Silvio Milazzo. Eletto alla presidenza della Regione Siciliana il 23 ottobre 1958 dopo la lunga crisi del governo dell’on. Giuseppe La Loggia , Milazzo raccolse attorno all’Unione Siciliana Cristiano Sociale (U.S.C.S.) il consenso e l’approvazione del Pci, del Psi, del PLI, del PRI, del PSDI e del Msi . Una vera e propria “ ammucchiata” di partiti che , fino a quel momento , erano fra di loro del tutto ‘inconciliabili’, ma che, in nome del potere, si turarono , eccome se lo turarono, il nasino! Ne furono aruspici due personaggi, il sen. Del Pci Ludovico Corrao ed democristiano On. Francesco Pignatone. Milazzo formò in questo modo, negli anni della ‘guerra fredda’, un governo definito ‘eretico’ perché amalgamava il diavolo e l’acqua santa, rompendo l’unità dei cattolici. Ma segnò anche l’inizio della collusione della sinistra comunista con la mafia siciliana, una collusione continuata ed aggravata, ma sempre “ censurata”. Le direttive del Pci furono precise, chirurgiche, occorreva nascondere la collusione del Pci con la mafia siciliana e doveva dunque scatenarsi una campagna di “ disinformatia”, una così detta “ contro informazione” al fine di “persuadere l’opinione pubblica” che il Pci fosse del tutto esente da quelle collusioni mafiose. Fu incaricato della “ manipolazione “ il Sen Corrao il quale, adeguandosi agli insegnamenti di Alicata ( Direttore dell’Unità) e di Togliatti , nei suoi tanti e memorabili comizi, accusò la Dc di “collusioni mafiose “ facendo la famosa distinzione dei democristiani: i cattolici credevano nel Dio Uno e Trino, mentre – sostenne Corrao – i democristiani credevano nel Dio ‘quattrino’. Attaccò, inoltre, il connubio tra DC e mafia, gettando le basi per sfornare una continua propaganda con la quale accusare la Dc di quelle collusioni mafiose delle quali era autore invece lo stesso Pci. L’on. Corrao ebbe anche un colloquio personale (durato due ore) con il leader russo Nikita Sergeevič Chruščëv che ebbe una notevole ripercussione nella “ gladio bianca”, allarmata dal timore , condiviso anche dai servizi segreti, che il Pci siciliano potesse ‘svendere’ la Sicilia ai sovietici. Era la solita schermaglia determinata dalla “ guerra non convenzionale” che in quegli anni opprimeva l’Italia che viveva in un clima apparentemente pacifico ma che era , invece, il frutto di equilibri fra opposte minacce . L’‘operazione Milazzo’, durò poco: a decretare la fine del governo Milazzo fu uno scandalo politico che vide il sen del Pci Ludovico Corrao protagonista impunito del primo episodio di corruzione politica italiana . Vado per ordine. Iniziata la nuova la legislatura del Governo Milazzo, il Msi si alleò con la Dc ed abbandonò quella maggioranza politica siciliana . Il gruppo milazziano si trovò così con gli stessi numeri dell’opposizione. In un primo tempo si convinse un deputato del MSI a restare dalla parte del governo Milazzo, in cambio di un assessorato. La tensione politica di una tale manovra ebbe riflessi pesanti. Nel dicembre 1959, infatti, si dovette votare per l’ approvazione del bilancio preventivo 1960, a scrutinio segreto: e spuntarono due franchi tiratori che mandarono a gambe all’aria il secondo governo Milazzo. Il colpo fu esiziale perché , pur tentando di formare un terzo governo Milazzo, quella forza politica si trovò nella necessità di “procurarsi ” qualche voto in più che le assicurasse la sospirata e vagheggiata maggioranza. Così , a gennaio del 1960, Ludovico Corrao, fatto rientrare in fretta e furia da Mosca con un altro esponente del Pci, tale Enzo Marrano, iniziarono una lunga procedura di corruzione nei riguardi di tre “ democristiani siciliani “, non certo noti per la loro intransigenza agli accordi sottobanco, che furono: Nino Intrigliolo, Mario Zappalà e , appunto, Carmelo Santalco. Carmelo Santalco era il “ pezzo da novanta”, perché era sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto ed era il capostazione di quel paese , un uomo che, se fosse passato dall’altra parte della barricata, avrebbe decisamente rafforzato la maggioranza oltre che l’area del consenso al milazzismo. Sarà stato il destino, ma tutto si svolse ancora una volta nelle austere stanze , in stile Liberty del famoso “Grand Hotel et des Palmes” di Via Roma, a Palermo, un hotel destinato ad ospitare non solo , come avveniva da sempre, la “ mejo malavita italo americana”, non solo il soggiorno ( siamo al 14 novembre 1957) di sessantatré capi della organizzazione internazionale del crimine, quasi tutti oriundi siciliani, che vi si riunirono per un secondo e decisivo conclave, iniziato sui monti Appalachin, nello Stato di New York, nella villa di Joseph Barbara, per designare il successore di Albert Anastasia , ma anche la trama corruttiva di Corrao. La scena va narrata, perché solo a Palermo e solo al Grand Hotel et des Palmes si possono verificare certe cose!!!! Perché, come nella miglior tradizione mafio –sicula , l’On. Santalco fece anche il doppio gioco: finse d’essere disponibile a farsi corrompere e, nello stesso tempo, mise a conoscenza della negoziazione il segretario regionale dello scudocrociato Giuseppe D’Angelo. Fu quest’ultimo a organizzare ad arte la trappola facendo collocare sotto il letto del Santalco microfoni e un registratore . Per questo si conosce nei dettagli la trattativa perché i tre deputati democristiani ‘compiacenti’ si trasferissero nella coalizione milazziana: essa prevedeva un compenso di cento milioni per contanti ; un assessorato regionale per Santalco, la nomina di tale Signorino Sgarlata, un analfabeta di Calascibetta e mezzadro del D’Angelo, a membro della commissione provinciale di controllo di Messina. L’accordo sembrava essere andato in porto. Era il 15 febbraio 1960. Ma l’indomani, nella Sala d’Ercole, chiese la parola Santalco e denunziò il tentativo di corruzione, passato alla storia come ‘beffa delle Palme’ o ‘scandalo Corrao-Santalco’, che segnò la fine di quell’atipico esperimento politico. Corrao si dimise e cercò in ogni modo di difendersi. Fu nominata una Commissione parlamentare d’inchiesta che il Pci volle fosse presieduta dal penalista Antonino Varvaro. Ma l’On. Varvaro , un avvocato che fu tra i fondatori del MIS del quale rappresentava, insieme ad Antonio Canepa l'area più a sinistra, altro non era se non un comunista, rimasto fino al 1959 deputato del Pci della Regione Sicilia, un componente del Consiglio Mondiale dei partigiani. La sua Presidenza servì per insabbiare la corruzione , perché il risultato fu di avere accertato la corruzione, ma senza appurare precise responsabilità carico del Corrao. Proverbiale e fantastica l’immobilità della Magistratura sicula : statuaria davanti ad un simile scandalo, nessun magistrato ebbe nemmeno sentore della notizia di questo scandaloso reato, nessun magistrato volle ascoltare la registrazione della corruzione, nessuna iniziativa giudiziaria fu intrapresa a riprova della omertosa complicità che univa , in un vero e proprio “ sistema criminale” , il Pci con la Magistratura siciliana e che assicurava la ”pax mafiosa” ai mafiosi collusi con il Pci e l’assoluta impunità ai corruttori comunisti. Questo sistema criminale fra il Pci e la Magistratura ha funzionato in Sicilia indisturbato e avrebbe continuato ad agire se non fosse stato per lo shock che subì ad opera di un ristrettissimo gruppo di magistrati ( Chinnici, Caponnetto, Falcone, Ayala, Borsellino, Guarnotta) che ebbero il coraggio – sappiamo quale prezzo abbiano pagato, quasi tutti con la vita - di ribellarsi nel 1987 a quella connivenza della magistratura con gli assetti mafiosi , di istruire il maxi processo di Palermo e di portarlo a compimento con le diciannove condanne definitive del 1982. Ovviamente la magistratura volle elargire al Sen. Lodovico Corrao , quale ricompensa per le sue pregevoli gesta corruttive, non solo l’assoluta impunità penale , ma anche una ricchissima carriera politica nel Pci. L’ attività del Sen Corrao proseguì con la nascita, nel 1981, delle Orestiadi di Gibellina, poi divenuta, nel 1992, una Fondazione finanziata dallo Stato, di cui fu presidente fino alla morte. Ovviamente fu eletto ancora Senatore del Pci/DS nel ’94 e nel ‘96 , nel collegio di Alcamo, fino al 2001. Dal 95 al 2000 ridivenne sindaco di Gibellina. Il 7 agosto del 2011, all'età di 84 anni, viene assassinato a casa sua , a Gibellina, da Mohammed Saiful Islam, un marocchino di 21 anni, suo amante .
LA SIRIA , NON GLI USA, L’AGO DELLA BILANCIA CONTRO L’ISIS L’Isis ed il califfato sono la conseguenza diretta della generale instabilità di tutto il Medio Oriente ed in modo speciale della Siria quale prodotto delle mire di stampo colonialista sia degli Usa che della Russia. Ormai l’instabilità di quelle aree non è più solo il frutto avvelenato del “passato interventismo” quanto il frutto, molto più avvelenato, della radicalizzazione di quella “ guerra non convenzionale” giocata dalle grandi potenze mondiali, per assicurarsi i benefici ed i privilegi che il controllo di quelle zone del Medio Oriente garantiscono. Così se si resta invischiati nella diatriba contro gli Usa e contro Putin, si da aria ai denti e basta, perché nulla di concreto si espone per indicare una possibile ( possibile, non certo l’unica) soluzione di quel problema. Si deve ragionare, pertanto, in termini pragmatici, senza ideologie , così come impone ogni soluzione di geopolitica. Ed oggi il califfato sta tracimando ovunque , approfittando la schizofrenia degli Usa obamiani, i quali da una parte combattono il terrorismo islamico mentre vorrebbero anche distruggere l’unico nemico giurato di quel califfato, e cioè Assad. A sua volta Putin protegge oggi Assad e lo sostiene nella lotta contro il califfato esibendo una corretta giustificazione di questo sostegno che si chiama “ opposizione alla pretesa espansionista degli Usa di Obama”. Con questa scenario geopolitico medio orientale ,dovuto alle discutibilissime scelte di Obama in politica estera ( vedi Israele, per capire bene la mia affermazione) , Obama ha offerto, su un piatto d’argento, a Putin una imperdibile opportunità per farsi perdonare le scelleratezze del passato, quando sosteneva ed appoggiava il criminale leader siriano senza che vi fossero le circostanze attenuante ed esimenti che oggi invece dominano lo scenario. La logica conclusione è sostenere che Putin salga a bordo con tutta la comunità internazionale per offrire il suo appoggio – che le sue passate gesta contro l’islamismo dimostrano quanto sia indispensabile – insieme agli Usa ed all’Europa ( la quale deve abbandonare le sue posizioni fascistoidi e protezionistiche con quell inguardabili sanzioni commerciali contro la Russia ) , per “ condividere” così la leadership dell’opposizione al Califfato con gli altri Paesi, mentre deve essere chiaro a tutti che fare opposizione e guerra a Putin serve solo ad investire il leader sovietico di una superiore missione salvifica che gli arrecherà inimmaginabili poteri politici ed economici. Siamo nel 2015 e a fine Settembre all’Onu interverrà anche Putin proprio per imboccare, si spera, questa soluzione. Impossibile non recriminare di avere perso tredici anni ed un incredibile porzione di dignità politiva, perché oggi , 2015, l’Italia si trova “ al guinzaglio” degli Usa e si accuccerà ai piedi degli americani sotto il tavolo di quella riunione dell’Onu. Mentre invece questa soluzione era stata già concepita e realizzata da Silvio Berlusconi che fin dal 28 maggio del 2002 , in occasione del vertice della Nato svoltosi a Pratica di Mare, quando, grazie all’opera dell’Italia, per la prima volta nella storia del mondo le porte dell'Alleanza Atlantica si spalancarono per accogliere a bordo l'ex-potenza sovietica. Silvio Berlusconi per l’Italia, come promotrice fondamentale dell’accordo ed I capi di Stato e di governo dei 19 paesi membri dell'Alleanza insieme al presidente russo Vladimir Putin quel giorno, mise fine alla contrapposizione che ha caratterizzato gli anni della guerra fredda ed inaugurato una nuova visione unitaria degli equilibri mondiali, che aveva già come obiettivo primario la lotta contro il nemico comune del terrorismo islamico. Quanta gente dovrebbe sprofondare sotto terra e sparire dall’Italia se solo conoscesse il significato di due parole: “vergogna” e “ dignità”.

lunedì 14 settembre 2015

Volevo ricordare che i Bersani, i Cuperlo, i Fassina, i D’Alema, I Vendola, i Ferraro e tutto il variegato mondo comunista è nostalgico del comunismo. Del comunismo l quale dedico la ricostruzione che segue. Il progetto del Vaticano, quello di dichiarare Roma, “ citta aperta”, del 14 agosto del 1943,voleva significare una città che fosse già stata ceduta alle forze nemiche senza bisogno di alcun combattimento, per evitare distruzioni e morti. Lo status non era, però, assoluto, poteva essere disconosciuto: come avvenne a Roma, da parte degli Alleati, perché le truppe tedesche violarono anche esse lo status opponendo una strenua resistenza – tristemente ben nota a noi cittadini romani, purtroppo – all’ingresso delle loro truppe a Roma. Fu per questi fatti che le truppe alleate bombardarono Roma la bellezza di 51 volte “dopo” il 14agosto 1943 e fino al 4 giugno del 1944, data della entrata in città delle truppe alleate. Il vero ed unico scopo , allora, dell’attentato del 23 marzo del 1944 che i Gap del Pci sferrarono a Via Rasella contro una colonna di giovani altoatesini dell’esercito tedesco, aveva dunque il solo scopo di accelerare la distruzione di quel progetto vaticano, per veicolare e sfruttare l’esasperazione e la rabbia della gente, davanti al prevedibile ed anche auspicato eccidio di inermi civili ( per ogni soldato ucciso dieci civili italiani da fucilare , ricordate?) che la scontata “rappresaglia tedesca” avrebbe fornito alla propaganda comunista. L’attentato di Via Rasella fu “inutile” perché comunque gli alleati entrarono a Roma tre mesi dopo l’attentato di Via Rasella, a Giugno del ’44: dunque fu dunque una autentica e cinica operazione del Pci ( come confessò Sandro Pertini a Gianni Bisiach, in una famosa intervista, nella quale non seppe fornire altra spiegazione di quell’attentato se non, alla fine, quasi esasperato esclamare “ma che potevo fare ….era tutto il Pci che premeva e lo voleva….” Come fosse una valida giustificazione ) per provocare trecento e passa inermi vittime civili onde sfruttarne i cadaveri per propria propaganda e per sabotare il piano del Vaticano, promuovendo così, premeditatamente, la crudele ed esasperata reazione omicida dei tedeschi ai danni del popolo romano. Quell’attentato di Via Rasella non solo fu inutile, da un punto di vista pratico e militare, ma fu dettagliatamente programmato ed utilizzato dal Pci per sbarazzarsi , includendoli fra i “ fucilandi”, di tutta una serie di partigiani non comunisti, testimoni scomodi da sopprimere . A cominciare dal Colonnello Montezemolo , indubbiamente uno dei " principali nemici di Kappler", ma sopra tutto "un anticomunista” irriducibile. Il 25 gennaio 1944, due mesi prima dell’attentato a Via Rasella e durante dunque la sua organizzazione, il colonnello Montezemolo , grazie ad una delazione stranamente rimasta “ senza autore”, venne arrestato dai nazisti assieme all’amico e compagno di lotta Filippo De Grenet. Entrambi furono rinchiusi e torturati nelle carceri di via Tasso, senza rivelare alcunché ai tedeschi. Fu trasferito nel carcere di Regina Coeli, anche qui devo dire “ stranamente giusto in tempo per trovarvisi rinchiuso quando il 23 marzo successivo avvenne l’attentato di Via Rasella” . Immenso era il timore del Pci per quello che avrebbe potuto denunciare il Colonnello Montezemolo, una volta cessate le ostilità , dato che, come partigiano, era a conoscenza di tanti segreti ed episodi delle brigate comuniste. Dirigeva il carcere di Regina Coeli il Dr Donato Carretta il quale, per il suo passato da fascista era intimorito dalle minacciose pressioni del Pci ( che spadroneggiava la scena rivendicando la paternità dell’attentato) e si prestò supinamente a fare e rifare decine di volte la lista dei detenuti di Regina Coeli da inviare alla fucilazione alle Fosse Ardeatine sulla base dei desideri del Pci e del Gap. Questo perché il Pci, fingendo di volere salvare persone che erano state già rastrellate sul momento, ottenne che molte vittime fossero prelevate dal carcere romano di Regina Coeli , dove erano detenute - oltre a membri della Resistenza - vari prigionieri comuni e di cultura ebraica. Come testimoniato nel suo articolo su “ Il Timone” dell’aprile del 2004 da Massimo Caprara , storico segretario del Pci ai tempi di Togliatti, con quella “manovra” fintamente umanitaria, il Pci si sbarazzò, con la complicità del Dr Carretta, di una notevole serie di partigiani “scomodi”, che avrebbero rappresentato un pericolo se fossero stati lasciati in vita, come il colonnello Montezemolo. Sto parlando di 30 detenuti appartenenti alle formazioni clandestine di tendenze monarchiche, di 52 partigiani detenuti appartenenti alle formazioni del Partito d'Azione e Giustizia e Libertà, di 68 detenuti partigiani appartenenti a Bandiera Rossa, un'organizzazione comunista troskista e di 75 prigionieri di religione ebraica, oltre ad alcuni detenuti comuni. A conti fatti circa metà dei giustiziati delle Fosse Ardeatine furono “ scomodi partigiani” detenuti. Di essi cinquanta erano stati individuati e consegnati ai nazisti dal questore fascista Caruso. Questore che torna immediatamente alla ribalta perché appunto il 18 settembre 1944 a Roma alle 9 del mattino, appena sei mesi dopo l’eccidio delle Fosse Ardeatine, doveva aprirsi il processo a carico suo e del suo segretario Roberto Occhetto, entrambi accusati di corresponsabilità in decine di omicidi perpetrati dai repubblichini e, appunto, della compilazione, dietro dettatura ed insieme a Kappler , al Ministro degli interni Guido Buffarini Guidi, della lista di persone destinate ad essere fucilate alle Fosse Ardeatine . In povere parole il Pci aveva scaricato ogni responsabilità del Carretta sul Caruso. Fingendo di voler salvare il compiacente Carretta , ma lo scopo era ben diverso, eccolo. Prima dell'apertura del Tribunale , quella mattina “ indimenticabile” del 18 settembre del ’44, una folla di parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine e di quelle torturate o trucidate prima della liberazione della città Roma, una folla tutta militarizzata dal Pci, premeva sull'esiguo cordone di forze dell'ordine a presidio dell'edificio. Il cordone non riuscì a contenere la massa di persone che si riversò all'interno al grido di "morte a Caruso" per linciarlo sul posto . Ma l’ex Questore non era ancora in aula , era, ancora convalescente da ferite , su una branda collocata in una stanza secondaria. Ma nell'aula era presente invece il direttore di Regina Coeli Donato Carretta, in qualità di testimone per l'accusa contro Caruso, il quale venne riconosciuto da alcune persone presenti ( e dunque militarizzati dal Pci) e additato come il responsabile della fucilazione delle molte persone detenute all'interno del carcere . Carretta venne assalito e a nulla valsero i tentativi di fermare la folla da parte di due Ufficiali Alleati, il colonnello inglese John Pollock e il tenente americano Atkinsons: i carabinieri presenti riuscirono , in un primo momento, a sottrarlo alla furia della folla ed a farlo salire su di un’auto che, in breve, venne subito circondata dalla folla. Carretta venne trascinato, ormai quasi esanime, sopra le rotaie della vicina linea tramviaria per farlo investire, ma il conducente si rifiutò di eseguire quell’omicidio del tribunale del popolo. Allora Carretta venne sollevato e, di peso, gettato nel Tevere, dove tentò , per l’istinto di sopravvivenza, di salvarsi aggrappandosi dapprima a uno steccato, da cui venne fatto staccare, e successivamente ad una barca, dalla quale venne colpito con ferocia, da taluni esagitati rimasti ignoti con un remo. Il suo cadavere venne successivamente recuperato e appeso alle sbarre di una finestra del carcere di Regina Coeli dove venne visto dalla moglie, salvata a stento anche lei dal linciaggio . Il Pci assistette muto , l’esecuzione di un altro testimone pericoloso, Carretta, linciato dalla folla che lo stesso Pci aveva scatenato, era riuscita. Non ricordo queste nefandezze comuniste solo per il piacere di ricordarle, ma perché sono convinto che tali linciaggi ed una serie infinita di omicidi siano stati ordinati e commessi dal Pci , per i quali debba essere messo sotto processo, trascinato in tribunale ed ivi adeguatamente condannato, chiunque vi abbia contribuito. Come per Sofri, anche sostenendo certa ideologia.

domenica 13 settembre 2015

BERLINGUER AVEVA RAGIONE! I COMUNISTI SONO PROPRIO DIVERSI! Non c’è niente da fare, il comunismo è veramente la cellula tumorale della mente dell’umanità. Non bastano bombardamenti chemioterapici e secolari con dosi mastodontiche di centinaia di milioni di morti, di milioni di schiavi moderni, di fallimenti epocali , di disfatte e fallimenti finanziari su quel tumore maligno , per estirpare questo cancro mentale. Accade che appena ti distrai un attimo – ecco perché tutti i comunisti di questo mondo quando parli loro del comunismo, sorridono, come ebeti lamentando che “ ma il comunismo è morto da un pezzo!”, perché cercano di distrarti per ucciderti col tumore – la bestiaccia immonda si rianima e ricomincia la sua opera distruttiva della mente degli uomini. E’ bastato che uno dei tanti sessantottini ,un inglese stavolta, Jeremy Corbyn, si insediasse alla segreteria inglese del Labour – non certo al Governo dell’Inghilterra, quello se lo sogna - o un altro ex sessantottino, lo yankee Bernie Sanders contendesse alla Clinton le primarie americane , per fare ritrovare sussulti di risveglio ai nostalgici del regime socialista. Oggi è un coro che gira intorno al solito vecchio, stantio, putrefatto refrain sessantottino, intorno alla parola magica , al simsalabim dei prestidigitatori comunisti che se la cantano e se la sonano come prefiche, salmodiando su” uguaglianza” e “ disuguaglianza”. Attenzione però, perché non ostante un secolo di morti, di genocidi, di fallimenti, di miserie infinite, questi sessantottini falliti ancora celebrano messe cantate all’altare dell’ uguaglianza , che sarebbe null’altro che una dittatura che s’è messa in testa di modificare la natura in modo da rendere uguali ( a chiacchiere) Tizio e Caio ma solo nel senso di cercare di rendere uguali, grazie a confische, rapine e lavori forzati , “ i redditi di Tizio e Caio”. Loro la chiamano “ uguaglianza” o, forbiti come credono di essere anche “ lotta alle diseguaglianze”, in effetti la storia degli ultimi cento anni dimostra che queste idee sono state la causa di crudeli regimi e di veri e propri genocidi. Un’uguaglianza dunque, quella evocata dai nostalgici di Stalin e di Phroudon che è null’altro se non una “ camicia di forza” , una galera, un regime di carcere duro (col 41 bis) che elimini le idee, la libertà, le inclinazioni, i pensieri, le capacità personali di ciascuno e che, unita ad una criminale confisca dei beni che ognuno produce - per il soddisfacimento dei bisogni delle proprie famiglie – rende Tizio e Caio, come tutti d’altronde, degli schiavi moderni , massificati e conformati sudditi dello Stato Leviatano. Ovviamente qualora i nostalgici di Stalin, di Pol Pot o di Togliatti avessero delle formule nuove che eliminassero le disuguaglianze fra gli individui create dalla natura ( non certo dal bieco capitalismo o dall’orrido liberismo) oltre che curioso di conoscerle sono prontissimo a discuterle, sempre che non siano le trite litanie keynesiane o le fallite formulette suicide tutte riconducibili alla famosa e fallimentare “ redistribuzione” che hanno avuto , nei quasi cento anni di loro applicazione un solo risultato: avere decuplicato il numero dei poveri.

mercoledì 9 settembre 2015

SIETE “VOI TUTTI” LA VERGOGNA DELL’ITALIA, ALTRO CHE SALVINI La misura dell’ignoranza e della inciviltà degli italiani non è affatto nelle idee di Salvini sull’immigrazione, come certo becerume raglia : infatti per eliminare Salvini e le sue idee esiste un sistema altamente democratico: basta non votarlo. Ma per “ eliminare” una vergogna come quella che “ voi tutti ” rappresentate – e rafforzo quel “voi” per dividere , ed a ragion veduta ed in modo manicheo ,“ tutti quei voi” da “ me” – per l’Italia davanti al mondo intero libero e democratico , “ voi tutti ” che vi arrogate il diritto di precludere, a chi abbia scontato ed espiato la sua pena , il sacrosanto diritto di vivere la propria vita come qualsiasi altro cittadino, “voi” che non vedete “ giustizia” ma vedete solo “ linciaggio”, “ voi” per i quali l’esito di un processo va onorato e rispettato solo per soddisfa le budella con le quali vi hanno persuaso a ragionare , ecco, per eliminare tutti “ voi” dalla faccia di questo Paese, quale sistema c’è? L’esercito delle scimmie troglodite che si scatena contro Scattone ma che si prostituisce facendosi anche sodomizzare e senza fare un fiato se si tratta di Sofri o di Negri o di Mieli o di Scalzone merita solo disprezzo ed un bel reclusorio dove terminare l’esistenza.

martedì 8 settembre 2015

ECCOVI UNO DEI TANTI INNUMEREVOLI FALLIMENTI DELLA SINISTRA, TUTTI DEBITAMENTE “ CENSURATI” ED IMPUNITI L’articolo 81 della costituzione ( “ Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”) è correlato con l’articolo 74 ( “ Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione”) . Con i primi governi del “ centrismo ”degasperiano, nei quali la sinistra non ebbe alcuna influenza, venne seguito il principio del “ pareggio di bilancio” . Tanto che nel periodo 1948 – 1960 vi furono ben 12 rinvii presidenziali di proposte di legge alle Camere perché ritenute difettose di copertura finanziaria. Ecco perché – dati ufficiali del FMI in miliardi di lire correnti – il deficit di bilancio pubblico italiano era di 401 nel 1950 e di 382 nel 1960. Ma non appena il primo “ centrosinistra” ( anni 61/62) s’affaccia al governo, ecco l’esplosione del deficit di bilancio : nel 1970 esso arriva a 3.222 miliardi di lire, nel 1980 a 34.508 miliardi di lire per arrivare, nel 1990, alla cifra di 148.858 miliardi di lire ed ascendere nel 1993 alla cifra record assoluto di 152.883 miliardi di lire. Infatti con l’avvento della “ apertura a sinistra” si scatenano in Italia i profeti del” deficit spending”, il “ millantato nuovo che avanzava”, una marea di “economisti keynesiani”, i profeti dell’economia della sinistra politica seguaci chierici dello “ stato socialista” di staliniana memoria che, occupate cattedre, convegni, simposi, cadreghe, televisioni, redazioni di giornali, case editrici e seminari Ambrosetti d’antan hanno svelato , all’incolto e becero popolo pezzente, come , ecco, vedete, la felicità sia a portata di mano, eccola, vedete, la piena occupazione, eccolo, vedete, il benessere da redistribuzione, tutto a portata di mano: bastava che il bilancio dello Stato, invece che “tendere al pareggio” – tendenza che costoro definivano come “ principio arcaico” – avesse assunto un “ adeguato” saldo passivo . Così dal 1963 in avanti quei due articoli della costituzione, salvo rarissime eccezioni, furono del tutto ignorati e l’Italia non fu in grado di mantenere le bune posizioni raggiunte e , sotto il fardello del deficit, del debito pubblico e della spaventosa spesa pubblica, “s’ appezzentò”( azzardato uso personale del favoloso ed inimitabile termine napoletano “ appezzentare” usato da Gambardella e Capaldo nel 1906 quando composero parole e musica di “Comme facette mammeta”, molto adatto per rappresentare come una persona possa ridursi sul lastrico, con quell’ incomparabile loro “mamma toja s'appezzentette). Colmo dello sputtanamento, il plateale, ma pur sempre penalmente impunito , fallimento, per enorme sottrazione di beni italiani, di quella teoria keynesiana e di sinistra viene richiesto ed auspicato non già, come sarebbe logico, da un governo di centrodestra, ma addirittura dal Governo di Napolitano, da quel Governo Monti, un intrigo da banda della Magliana, con il quale Giorgio Napolitano con “regale editto personale”, dopo aver fatto impiccare dai suoi complici , un Governo Berlusconi eletto da votazioni democratiche nel 2008 , da bravo “Mangiafoco”, piazzò i suoi burattini eterodiretti al posto di un governo autonomo. Infatti con l'aggravarsi delle tensioni sui debiti sovrani dell'area dell'Euro, emerse e s’impose, a livello comunitario, l'esigenza di prevedere negli ordinamenti nazionali ulteriori e più stringenti regole per il consolidamento fiscale e, in particolare, di introdurre, preferibilmente con norme di rango costituzionale, la "regola aurea" del pareggio di bilancio. Con legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 è stato pertanto introdotto nella Costituzione, in coerenza anche con quanto disposto da accordi internazionali quali il c.d. Fiscal compact, il principio dell'equilibrio strutturale delle entrate e delle spese del bilancio. Ancora un “ principio” che, da solo, vale poco, ma lo sputtanamento della sinistra keynesiana è stato servito da un governo di sinistra: quello di Monti.

giovedì 3 settembre 2015

C’E’ DA FESTEGGIARE Ma guarda tu questo benedetto 1982! Dunque ricapitolo . Nel 78 fu Moro e le BR. Poi qualcuno volle Pertini al Quirinale, era o no una Repubblica nata dalla Resistenza? Solo che la Resistenza di Pertini era quella che non voleva liberare l’Italia dal nazifascismo per riconsegnarla alla democrazia, ma quella per soggiogare l’Italia al regime di Stalin. Perché “benedetto 1982”? Oh bella, basta cancellare le tonnellate di panzane della “ persuasione occulta” e della “ censura” con le quali la stampa comunista vi ha inquinato il cervello e ridotto a pupazzetti eterodiretti ( dalle redazioni dove vestivano con l’eskimo) dai vari Dr Goebbels italiani, sapete tutti quei sedicenti intellettuali che poi, sapete che lavoro zozzo fanno? Vendono la loro intelligenza al potere per ottenerne privilegi e benevolenza, insomma vendono il popolo incolto a chi li paga meglio . Sappiate che fare questo lavoro sporco, tradire il proprio popolo, significa, per la sinistra comunista, essere degli intellettuali. Detto ciò, torno al 1982, perché , franato il compromesso storico – divinizzato ed idolatrato da Berlinguer per una decina d’anni, mica nulla – sotto i mitra del sinedrio comunista ( Hyperion e Sbt cecoslovacco ) come un castello di carta ( tale era , era solo una carta moschicida del grande Moro che, con quell’acchiappamosche, voleva attirare la mosca scema , il Pci e Berlinguer , per stecchirli, ma solo Berlinguer non lo sapeva, lui “poteva non sapere”) , eccoti il crollo dei consensi del Pci e lo spettro del fallimento politico del mitico marchesino sardo. Ma visto che la bocca di Moro era ormai cucita , ecco il piano di salvataggio dell’azienda comunista , impossibile per il Pcus buttare al vento tutti i miliardi di rubli , di dollari spesi per crearsi la sua ! quinta colonna” in Italia. Non scherziamo! Dunque “ operazione salvataggio” si impone , tovarisch, del Pci e di Berlinguer. Così , messo Pertini ( quello che firmava le grazie presidenziali senza sapere quello che firmava – non lo dico io, lo ha confessato lui in una esilarante intervista -), una mente geniale, nella garitta del Colle , ormai salvata dal naufragio politico la “ holding del malaffare politico “ ( il Pci aveva perso milioni di consensi col compromesso e stava man mano recuperando, una volta tornata all’opposizione ), ben bene “ intimidita” una debole Dc dalla minaccia militare di quel sinedrio comunista, ecco nel 1981 il mitico Scalfari offrire a Berlinguer il palco di “Repubblica” ( sempre servile ai potenti, Barba papà, per sollecitarne protezione e privilegi) per evangelizzare la sua genialata: la questione della pretesa diversità morale dei comunisti ( Luglio del 1981). Solo allora , però, “chi di dovere” s’accorse che vi erano due pericoli, il Generale dalla Chiesa e Pio La Torre, roba che scottava. Il carabiniere sapeva tutto delle BR, aveva trattato lui personalmente con le B.R. per conto di Craxi per la “ linea umanitaria”, sapeva tutto dei documenti di Moro , quelli di Milano ed alcuni li aveva con lui. Troppo pericolo dire panzane davanti a dalla Chiesa. E Pio La Torre, quel rompicoglioni, dove lo metti, compagno? Quello “ ce crede davvero all’onestà ” e ha tempestato Botteghe Oscure di denunce contro i compagni comunisti delle cooperative agricole comuniste siciliane, quelle dirette da quell’Antonino Fontana , quelle che si spartivano con la mafia appalti e truffe ai fondi europei. Quello è capace di spifferare tutto, quello rischia di fare incazzare la mafia…. Così , spedito in Sicilia il generale “ senza dargli i poteri promessi ”, in tre mesi – maggio 82 La Torre e Settembre 82 il generale dalla Chiesa- “ gli amici” li hanno sistemati a dovere e per sempre. Evviva la salvezza del Pci e la gloria per Enrico Berlinguer.