Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 15 settembre 2015

I COMUNISTI HANNO LE MANI PULITE Chiedo scusa ad un amico di Fbc il quale mi imputa di scrivere sempre e solo cose sgradevoli ( per lui, si intende), ma il mio istinto è tentare di fare lo storico. Spiego, in modo sintetico e per i più giovani, quello che accadde: Silvio Milazzo fu un esponente di rilievo della DC isolana, avversario di Amintore Fanfani e autonomista intransigente, sul finire degli anni Cinquanta non solo rifiutò gli orientamenti che il suo partito voleva imporgli da Roma, ma con altri dissidenti si batté per la ‘moralizzazione’ della politica, non esitando a denunciare l’‘affarismo’ di esponenti di primo piano dello scudocrociato, che, ineluttabilmente, lo espulse dal partito. Piccola notazione: la questione morale, dunque, non fu una genialata di Enrico Berlinguer ( sbandierata su Repubblica nel luglio el 1981) ma solo una tardiva scopiazzatura delle idee di Silvio Milazzo. Eletto alla presidenza della Regione Siciliana il 23 ottobre 1958 dopo la lunga crisi del governo dell’on. Giuseppe La Loggia , Milazzo raccolse attorno all’Unione Siciliana Cristiano Sociale (U.S.C.S.) il consenso e l’approvazione del Pci, del Psi, del PLI, del PRI, del PSDI e del Msi . Una vera e propria “ ammucchiata” di partiti che , fino a quel momento , erano fra di loro del tutto ‘inconciliabili’, ma che, in nome del potere, si turarono , eccome se lo turarono, il nasino! Ne furono aruspici due personaggi, il sen. Del Pci Ludovico Corrao ed democristiano On. Francesco Pignatone. Milazzo formò in questo modo, negli anni della ‘guerra fredda’, un governo definito ‘eretico’ perché amalgamava il diavolo e l’acqua santa, rompendo l’unità dei cattolici. Ma segnò anche l’inizio della collusione della sinistra comunista con la mafia siciliana, una collusione continuata ed aggravata, ma sempre “ censurata”. Le direttive del Pci furono precise, chirurgiche, occorreva nascondere la collusione del Pci con la mafia siciliana e doveva dunque scatenarsi una campagna di “ disinformatia”, una così detta “ contro informazione” al fine di “persuadere l’opinione pubblica” che il Pci fosse del tutto esente da quelle collusioni mafiose. Fu incaricato della “ manipolazione “ il Sen Corrao il quale, adeguandosi agli insegnamenti di Alicata ( Direttore dell’Unità) e di Togliatti , nei suoi tanti e memorabili comizi, accusò la Dc di “collusioni mafiose “ facendo la famosa distinzione dei democristiani: i cattolici credevano nel Dio Uno e Trino, mentre – sostenne Corrao – i democristiani credevano nel Dio ‘quattrino’. Attaccò, inoltre, il connubio tra DC e mafia, gettando le basi per sfornare una continua propaganda con la quale accusare la Dc di quelle collusioni mafiose delle quali era autore invece lo stesso Pci. L’on. Corrao ebbe anche un colloquio personale (durato due ore) con il leader russo Nikita Sergeevič Chruščëv che ebbe una notevole ripercussione nella “ gladio bianca”, allarmata dal timore , condiviso anche dai servizi segreti, che il Pci siciliano potesse ‘svendere’ la Sicilia ai sovietici. Era la solita schermaglia determinata dalla “ guerra non convenzionale” che in quegli anni opprimeva l’Italia che viveva in un clima apparentemente pacifico ma che era , invece, il frutto di equilibri fra opposte minacce . L’‘operazione Milazzo’, durò poco: a decretare la fine del governo Milazzo fu uno scandalo politico che vide il sen del Pci Ludovico Corrao protagonista impunito del primo episodio di corruzione politica italiana . Vado per ordine. Iniziata la nuova la legislatura del Governo Milazzo, il Msi si alleò con la Dc ed abbandonò quella maggioranza politica siciliana . Il gruppo milazziano si trovò così con gli stessi numeri dell’opposizione. In un primo tempo si convinse un deputato del MSI a restare dalla parte del governo Milazzo, in cambio di un assessorato. La tensione politica di una tale manovra ebbe riflessi pesanti. Nel dicembre 1959, infatti, si dovette votare per l’ approvazione del bilancio preventivo 1960, a scrutinio segreto: e spuntarono due franchi tiratori che mandarono a gambe all’aria il secondo governo Milazzo. Il colpo fu esiziale perché , pur tentando di formare un terzo governo Milazzo, quella forza politica si trovò nella necessità di “procurarsi ” qualche voto in più che le assicurasse la sospirata e vagheggiata maggioranza. Così , a gennaio del 1960, Ludovico Corrao, fatto rientrare in fretta e furia da Mosca con un altro esponente del Pci, tale Enzo Marrano, iniziarono una lunga procedura di corruzione nei riguardi di tre “ democristiani siciliani “, non certo noti per la loro intransigenza agli accordi sottobanco, che furono: Nino Intrigliolo, Mario Zappalà e , appunto, Carmelo Santalco. Carmelo Santalco era il “ pezzo da novanta”, perché era sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto ed era il capostazione di quel paese , un uomo che, se fosse passato dall’altra parte della barricata, avrebbe decisamente rafforzato la maggioranza oltre che l’area del consenso al milazzismo. Sarà stato il destino, ma tutto si svolse ancora una volta nelle austere stanze , in stile Liberty del famoso “Grand Hotel et des Palmes” di Via Roma, a Palermo, un hotel destinato ad ospitare non solo , come avveniva da sempre, la “ mejo malavita italo americana”, non solo il soggiorno ( siamo al 14 novembre 1957) di sessantatré capi della organizzazione internazionale del crimine, quasi tutti oriundi siciliani, che vi si riunirono per un secondo e decisivo conclave, iniziato sui monti Appalachin, nello Stato di New York, nella villa di Joseph Barbara, per designare il successore di Albert Anastasia , ma anche la trama corruttiva di Corrao. La scena va narrata, perché solo a Palermo e solo al Grand Hotel et des Palmes si possono verificare certe cose!!!! Perché, come nella miglior tradizione mafio –sicula , l’On. Santalco fece anche il doppio gioco: finse d’essere disponibile a farsi corrompere e, nello stesso tempo, mise a conoscenza della negoziazione il segretario regionale dello scudocrociato Giuseppe D’Angelo. Fu quest’ultimo a organizzare ad arte la trappola facendo collocare sotto il letto del Santalco microfoni e un registratore . Per questo si conosce nei dettagli la trattativa perché i tre deputati democristiani ‘compiacenti’ si trasferissero nella coalizione milazziana: essa prevedeva un compenso di cento milioni per contanti ; un assessorato regionale per Santalco, la nomina di tale Signorino Sgarlata, un analfabeta di Calascibetta e mezzadro del D’Angelo, a membro della commissione provinciale di controllo di Messina. L’accordo sembrava essere andato in porto. Era il 15 febbraio 1960. Ma l’indomani, nella Sala d’Ercole, chiese la parola Santalco e denunziò il tentativo di corruzione, passato alla storia come ‘beffa delle Palme’ o ‘scandalo Corrao-Santalco’, che segnò la fine di quell’atipico esperimento politico. Corrao si dimise e cercò in ogni modo di difendersi. Fu nominata una Commissione parlamentare d’inchiesta che il Pci volle fosse presieduta dal penalista Antonino Varvaro. Ma l’On. Varvaro , un avvocato che fu tra i fondatori del MIS del quale rappresentava, insieme ad Antonio Canepa l'area più a sinistra, altro non era se non un comunista, rimasto fino al 1959 deputato del Pci della Regione Sicilia, un componente del Consiglio Mondiale dei partigiani. La sua Presidenza servì per insabbiare la corruzione , perché il risultato fu di avere accertato la corruzione, ma senza appurare precise responsabilità carico del Corrao. Proverbiale e fantastica l’immobilità della Magistratura sicula : statuaria davanti ad un simile scandalo, nessun magistrato ebbe nemmeno sentore della notizia di questo scandaloso reato, nessun magistrato volle ascoltare la registrazione della corruzione, nessuna iniziativa giudiziaria fu intrapresa a riprova della omertosa complicità che univa , in un vero e proprio “ sistema criminale” , il Pci con la Magistratura siciliana e che assicurava la ”pax mafiosa” ai mafiosi collusi con il Pci e l’assoluta impunità ai corruttori comunisti. Questo sistema criminale fra il Pci e la Magistratura ha funzionato in Sicilia indisturbato e avrebbe continuato ad agire se non fosse stato per lo shock che subì ad opera di un ristrettissimo gruppo di magistrati ( Chinnici, Caponnetto, Falcone, Ayala, Borsellino, Guarnotta) che ebbero il coraggio – sappiamo quale prezzo abbiano pagato, quasi tutti con la vita - di ribellarsi nel 1987 a quella connivenza della magistratura con gli assetti mafiosi , di istruire il maxi processo di Palermo e di portarlo a compimento con le diciannove condanne definitive del 1982. Ovviamente la magistratura volle elargire al Sen. Lodovico Corrao , quale ricompensa per le sue pregevoli gesta corruttive, non solo l’assoluta impunità penale , ma anche una ricchissima carriera politica nel Pci. L’ attività del Sen Corrao proseguì con la nascita, nel 1981, delle Orestiadi di Gibellina, poi divenuta, nel 1992, una Fondazione finanziata dallo Stato, di cui fu presidente fino alla morte. Ovviamente fu eletto ancora Senatore del Pci/DS nel ’94 e nel ‘96 , nel collegio di Alcamo, fino al 2001. Dal 95 al 2000 ridivenne sindaco di Gibellina. Il 7 agosto del 2011, all'età di 84 anni, viene assassinato a casa sua , a Gibellina, da Mohammed Saiful Islam, un marocchino di 21 anni, suo amante .

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