Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 19 settembre 2015

Ogni decisione di una “ spesa pubblica” – che soddisfa il politico perché gli porta voti e le sue clientele che ne traggono risorse e privilegi – costituisce una vera e propria confisca del reddito che ogni cittadino produce per il mantenimento suo e della propria famiglia e rende il cittadino sempre più “ schiavo” dello Stato, sempre più soggetto ad un regime di “lavori forzati”. Dunque decidere una spesa pubblica dovrebbe essere pertanto una “ cosa molto seria”, una decisione che non possa essere lasciata all’arbitrio della èlite al potere e dovrebbe essere dettagliatamente prevista e disciplinata dalla Costituzione. E, sorpresa delle sorprese, così è, sulla carta. Infatti il terzo comma dell’articolo 42 della Costituzione stabilisce che “ La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale”. Se dunque la Costituzione venisse tutta applicata e rispettata, ogni spesa pubblica – cioè ogni esproprio dei redditi dei cittadini – sarebbe “ costituzionalmente legittima” solo se: 1. Essa spesa serva per scopi di “ interesse generale”; 2. Se il contribuente espropriato e confiscato viene adeguatamente indennizzato; Ma così non è. Per quale motivo

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