Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 23 gennaio 2015

Tutelare la libertà contro il rischio di soprassalti di comunismo, salvaguardare il ceto medio dalla proletarizzazione forzata che i programmi alla Tsipras provocheranno a casa nostra, modernizzazione dello Stato. Credo che occorra prepararci a questo scenario. Molti residuati umani del comunismo andranno e verranno dalla Grecia e ci scasseranno i gabbasisi con le solite trite formulette magiche del comunismo ( redistribuzione di un reddito che ormai in pochi producono , aumento delle imposte su quei pochi che producono a vantaggio dei molti che non lo fanno, controllo della libertà personale civile e di parola dietro falsi allarmismi, insomma roba da Gotor o da Fassina, due scienziati politici. Ci aspetta la solita litania , comincerà sabato o domenica, Che dio ci salvi. Intanto dopo tante insistenze, penalizzate da altri sapientoni con le dimissioni nel 2011 di un governo letto dal popolo, Draghi ha trovato le palle per sparare l’unico colpo in canna a sua disposizione. Dopo questo non vedo altre reti di salvataggio. Sapete che sto parlando del QE. Mario Draghi ha indubbiamente vinto la sua battaglia costringendo la Bundesbank a rinunciare alle sue pregiudiziali. Paradossalmente, tuttavia, la Bce ha perso la sua. L’equilibrio che si è creato all’interno del suo board ha impedito che vi fosse un passo in avanti lungo la strada maestra: costituire una vera Banca centrale. Svincolata, cioè, dalla ragnatela degli interessi nazionali. Insomma una Fed europea Il compromesso realizzato presenta luci ed ombre. Rispetto alle attese della vigilia, l’intervento è quasi doppio: 1.080 miliardi di euro, contro la metà che ci si aspettava. Il lato dolente è invece rappresentato dalla segmentazione nazionale. Le singole banche centrali saranno il braccio operativo della Bce. Saranno loro a comprare i titoli e conservarli in propri silos. Il rischio, derivante dalle oscillazioni del titolo nel corso del tempo, sarà ripartito secondo una percentuale dell’80 per cento a loro carico e solo del 20 per cento sulla Bce. Nelle attese, invece, la ripartizione doveva essere fifty-fifty. In questo caso l’opposizione della Bundesbank è stata irriducibile. Nessun paracadute comunitario per i Paesi più esposti. Un incentivo – secondo le parole di Angela Merkel – per costringere le cicale a fare i “compiti a casa”. Un lessico odioso. Al di là di queste considerazioni, la soluzione definitiva un qualche elemento di preoccupazione lo comporta. L’euro, con ogni probabilità, tenderà a svalutarsi ancora. Cosa positiva. In una settimana il dollaro aveva recuperato quasi il 3,5 per cento. Ma tra ieri ed oggi si è registrato un salto di oltre un punto percentuale. Le conseguenze per le esportazioni europee, in generale, ed italiane, in particolare, saranno positive. Ma per il resto? Dipenderà dal giudizio dei mercati sulle diverse economie. L’Italia deve fare il possibile – accelerando sul fronte delle riforme – per evitare di essere colpita da questi colpi di coda. Ma essere fino a questo punto nelle mani “ dei mercati” non né cosa positiva perché non abbiamo più alcuna possibilità di intervento. Siamo sempre in una Europa monetaria, non politica. Cos’è il bicchiere mezzo vuoto o il bicchiere mezzo pieno che devo guar dare? Un governo deve guardare sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto. E questo non va bene per l’Italia. Che resta legata ai potentati finanziari europei e mondiali. Che possono schiacciare il popolo. Chi ci difende, la Merkel?