Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 3 febbraio 2015

A PROPOSITO DI SICILIANI……. Giulio Andreotti è stato processato a Palermo, Violante e Caselli i registi. Finì con una sentenza che lo assolveva, per intervenuta prescrizione, per i reati di collusione mafiosa commessi per favorire la Dc fino al 1980 . Gli anni in cui Andreotti è stato accusato di colludere con la mafia, e cioè fino al 1980, proprio quelli, guarda caso, sono gli anni in cui gli andreottiani di Salvo Lima ‘chiudevano’ accordi con il Pci siciliano e con la mafia. Achille Occhetto era il delfino di Berlinguer e in Sicilia formava governi con Salvo Lima ( ciambellano di Andreotti e terminale della mafia )con la ordinaria partecipazione del sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Achille Occhetto , uomo di Enrico Berlinguer, fu dal 69 Segretario regionale del Pci in Sicilia, il posto di Pio La Torre. Dal secondo Governo Milazzo del l 59 ( privo del Msi) che il Pci spartisce con la Dc il controllo politico sulla Sicilia . Fu una lunghissima stagione di un “ comune consociativismo” nella collusione mafiosa della quale si sono ampiamente e ugualmente serviti sia il Pci che la Dc. Che poi processi o manipolazioni storiche, scritti e diretti dall’On Violante e dal Dr Caselli, pretendano di darci da bere fischi per fiaschi e di imbonirci che esiste Belzebù e che pertanto solo la Dc fosse collusa con la mafia, sono problemi di Violante e di Caselli, con la loro coscienza. Ma restano una autentica truffa ai danni della cultura e dell’informazione in Italia. Achille Occhetto , l’uomo di Enrico Berlinguer in Sicilia, è stato segretario regionale del PCI dal 1968/69 ed il Pci era nei governi siciliani fin dal ’59, secondo governo Milazzo, con sostegno diretto del Pci, il quale iniziò così a collaborare , in sede politica, con esponenti vicini alla mafia. Si parla solo di Andreotti, ma gli “ideologi” dei governi siciliani dove il Pci operava in perfetta convivenza e collaborazione con esponenti della mafia siciliana, furono ben due. Un Senatore del Pci, tale Ludovico Corrao , morto nell’agosto del 2011 in circostanze tragiche, ex sindaco comunista di Gibellina (Trapani). Il secondo ideologo fu il deputato Francesco Pignatone, un esponente di primo piano della Dc nissena , eletto nel 1948 deputato Dc alla Camera. Poi una sequela straordinaria di posti di comando e potere: nel 1958 teorico del “ milazzismo” e segretario politico dell' Uscs, il partito fondato proprio da Silvio Milazzo; nel febbraio del 1960 presidente dell' Eras, l'Ente per la riforma agraria siciliana; poi presidente dell'Espi, Ente Siciliano per la Promozione Industriale, uno dei tre enti economici regionali pubblici siciliani L'esperimento del “milazzismo” siciliano, entrò in crisi nel febbraio del 1960 , con l’emersione di un primo scandalo targato Pci e che nessuno ricorda : fu proprio il Senatore Ludovico Corrao, del Pci, a corrompere il deputato regionale della Dc Carmelo Santalco. In cambio di 100 milioni avrebbe dovuto sostenere il governo di Silvio Milazzo. Processi, chiedete voi? Boooooh!!! Poi arrivarono gli anni che vanno dal 1969 al 1977 ed il Pci, con Occhetto segretario a Palermo, poi leader regionale, pioniere dell'"unità autonomista" , anticiperà in Sicilia il compromesso storico di Berlinguer e Moro. Perché tutti tacciono su quel periodo ? Perché la residua Dc non lo ricorda ? Perché il Pci lo nasconde? La residua Dc finge di averlo dimenticato perché ormai dal 2007 fa parte del P.D., cioè occupa potere sotto la bandiera rossa. A sua volta il Pci cerca di nascondersi , come fa Occhetto stesso in un suo libro, dietro la foglia di fico “ dell'apertura del Pci alla borghesia illuminata e agli intellettuali come Sciascia e Guttuso, portati sui banchi del Consiglio” . Ma che vanno raccontando ? Col Pci, al governo, in Sicilia, c’era la mafia, altro che la “ borghesia illuminata”, altro che Sciascia! C’era Vito Ciancimino, c’era Salvo Lima, c’era la mafia, c’era da spartire con mafia ed altre forze politiche conniventi la ricca torta degli appalti pubblici. E qualcuno sussurri in un orecchio ad Occhetto che Sciascia capì tutto e scappò via dal Pci. Ma quale “ borghesia illuminata”! C’era la mafia con il Pci nella Sicilia e la Magistratura fingeva allora di non vedere. Si girava dall’altra parte. La Dc sorrideva sotto i baffi. Poi vennero gli anni del Presidente Rosario Antonino Nicolosi , un esponente di spicco della corrente di sinistra della Dc alla Presidenza della Sicilia, che dal 1985 venne eletto presidente della Regione Sicilia e che mantenne la carica per sei anni, guidando cinque governi della Regione. Nicolosi scrisse un memoriale, che consegnò solo nel 1997, dopo essere passato per le grinfie di Mani Pulite, ai magistrati della procura di Catania, dove svelava segreti e decenni di decenni e decenni di spartizione di opere pubbliche e di ricche tangenti fra imprenditori, politici di sinistra, politici Dc e mafiosi d’ogni risma e provenienza, mentre la Magistratura assisteva immobile ed asservita al sistema criminale del quale era una colonna ; un memoriale che gettò scompiglio nella classe politica non solo siciliana della prima repubblica. Si dovette attivare perfino la Magistratura, quando non potette farne proprio a meno per salvare la faccia. Furono perquisiti gli uffici di trenta imprese a Milano, Roma, Ravenna, Palermo, Agrigento, di grandi aziende come Cogefar, come la Lodigiani, come la Grassetto, come la Astaldi, ma sopra tutto in quasi tutte le cooperative facenti capo al Pci. Il memoriale di Nicolosi è zeppo di nomi eccellenti. Filtrano i nomi, tra gli altri, dei Dc Mattarella, Mannino, Salvo Lima ( l’uomo che collegava la mafia alla Dc andreottiana), dei comunisti Colajanni, Parisi, Antonino Fontana ( di cui riparlerò fra poco), dei socialisti Andò, Lauricella, Capria, del repubblicano Gunnella e Bianco. Disgraziatamente per noi, fortunatamente per qualche altro Nicolosi morì nel 1998. Ma intanto l’inchiesta era avviata e così abbiamo scoperto che Pio La Torre almeno aveva cercato di cacciarlo dal partito . E che dopo che La Torre fu assassinato in un agguato mafioso il 30 aprile del 1982 quel dirigente delle cooperative e dei consorzi del settore agrumicolo del Pci aveva fatto carriera, diventando vice sindaco e assessore di Villabate del 1985. Solo nel 2005 , vent’anni dopo, Antonino Fontana, per qualcuno “Mister Miliardo”, è finito in manette- I magistrati accusano Antonino Fontana di associazione mafiosa per aver illecitamente gestito appalti pubblici insieme ad altri 15 imprenditori e per la sua vicinanza a soggetti della portata di Simone Castello, esponente della famiglia mafiosa di Bagheria e persona di fiducia del boss Bernardo Provenzano. Con il quale il Fontana era addirittura socio in affari, in particolare in relazione ai lavori edili per la metanizzazione del comune di Villabate “In altri termini – concludono gli inquirenti – il Fontana presta il suo volto pulito ed il suo inserimento in un partito politico tradizionalmente orientato contro l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra, il Pci, per apparire nei rapporti con i terzi quali reale ed effettivo intestatario delle quote sociali in questione ma in realtà soltanto allo scopo di garantire la impermeabilità delle medesime società dai prevedibili provvedimenti repressivi previsti dalla legislazione in materia di misure di prevenzione”. Pio La Torre , intorno al 1981, decise “di fare pulizia negli ambienti delle cooperative agrumicole di Villabate, Ficarazzi e Bagheria appartenenti all’area del Pci, che operavano assieme a cooperative di altre aree politiche (democristiane o socialiste) in ordine all’accesso ai contributi AIMA per la “ distruzione degli agrumi in eccedenza”. E denunciò Fontana, Caparezza e Mercate, esponenti delle cooperative agricole rosse in Sicilia sia alla segreteria regionale del Pci ( era Occhetto) che alla direzione di Roma ( era Berlinguer). Il tutto – tra il 1981 e il 1982 – si concluse senza che fossero stati adottati provvedimenti disciplinari contro gli incolpati. I quali, peraltro, dopo la morte di La Torre, guarda caso, erano tornati a svolgere ruoli di primo piano all’interno delle strutture economiche del Pci . Tralascio , ma non dimentico, poi Falcone, Borsellino, Lombardo, Buscetta, Orlando Cascio, Santoro, l’inchiesta “ mafia e appalti” archiviata dalla Procura dei veleni( cioè di Palermo) appena fu trucidato Borsellino…..la stagione stragista ed anche dopo…. E Berlinguer? Taceva. E la Dc? Stava zitta. Nessuna chiamata in correità come nel 1992 in Parlamento, nel 2003 ( Cassazione ) la Dc era ormai nelle fauci del vecchio Pci , c’era stato L’Ulivo, al Colle c’erano gli amici degli amici, meglio obliare . Antonino Fontana, 56 anni, è stato un dirigente dell' ex Pci, vicesindaco di Villabate - in una giunta eletta nel 1985 a guida democristiana - e socio in affari di Simone Castello, imprenditore accusato di essere stato il «postino» di Bernardo Provenzano, solo verso la fine del 2010 è stato condannato, complessivamente, a quasi 20 anni di reclusione, 8 tra imprenditori e amministratori locali accusati, a vario titolo, di concorso in associazione mafiosa, truffa e turbativa d’asta. Credo che chiunque, dovunque esso sieda , anche nelle più alte istituzioni del nostro Stato, quando afferma di voler promuovere “ coesione sociale” intenda spalancare ogni armadio, nessuno escluso, anche quelli di famiglia, per fare entrare aria fresca e nuova e fare uscire il tanfo di quel passato che ancora divide fra vincitori e ancelle,