Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 9 febbraio 2015

LA RETE CORRUTTIVA DEL PCI Il “Patto di Yalta” ebbe in Italia una “ particolare traduzione ” che fu la conseguenza di una “eccezionalità ” presente solo in Italia: la presenza del più ricco e forte Partito Comunista dell’Europa Occidentale. E’ una vera ed incommensurabile assurdità che un Pci, che era notoriamente la “ quinta colonna” di Stalin per sottomettere l’Italia al suo regime, riuscisse a trovare un seguito proprio presso in popolo , come quello italiano che era appena uscito, ma devastato, distrutto, affamato, lacero e straccione, da un’ altra analoga tirannia. Il Pci , dipendendo totalmente dall’Urss, organizzò reti finanziarie e strutture clandestine pronte ad insorgere per agevolare l’ invasione dell’Italia da parte delle truppe del Patto di Varsavia. Dominarono dunque la politica italiana dell’immediato dopo Yalta sia la Dc che il Pci i quali, come conseguenza degli equilibri imposti nel mondo ed importati in Italia dalla logica autoritaria e coloniale di Yalta , furono gli “introduttori ed inventori “del finanziamento illecito della politica. In un primo periodo, grosso modo fra il 1944 ed il 1948, la Dc era finanziata da Usa e dalla Confindustria, mentre il Pci , in quel periodo alquanto avventuroso, utilizzò, spregiudicatamente, vari “ bottini di guerra” che aveva rastrellato durante gli anni della resistenza ( l’oro di Dongo, una parte della refurtiva sottratta alla Banca Jugoslava, varie razzie al Nord Italia su industriali , ecc). Poi il sistema dei finanziamenti illegali si normalizzò , si istituzionalizzò per così dire e qui ricomparirà la centralità , nell’apparato finanziario illegale del Pci, dell’Emilia Romagna. Dopo la disfatta politica del 18 aprile del ’48, il Pci dovette controllare le sue “pulsioni rivoluzionarie” ( che avevano nel Pci emiliano romagnolo dei vari Secchia, Longo, Scuccimarro, Pajetta, ecc. gli elementi di spicco ), accettare l’idea di essere solamente una “ quinta colonna”, agli ordini di Stalin , da utilizzare , nel caso di un fallimento della conquista militare dell’Italia, per sottomettere l’Italia all’Urss conquistando il potere con le elezioni democratica. Finisce così la prima fase, quella “avventurosa”, del finanziamento illegale dei due partiti che, dovendosi preparare alla “ lunga e reciproca battaglia” provvidero a sistemare le loro rispettive “ milizie armate” ( il Pci incrementò la collaborazione con i servizi segreti sovietici – Kgb e Stasi - l’attività della Gladio Rossa, della Volante Rossa, dei campi militari cecoslovacchi dove addestrare i suoi miliziani fino alle Brigate Rosse , e la Dc, a sua volta, con la Gladio bianca, con Stay Behind , con il separatismo siciliano ) e, quello che ora qui interessa, a rendere stabile, ma ben nascosta agli occhi del popolo, la fitta rete dei finanziamenti illegali : ecco la fondamentale e primigenia rete corruttiva. Dal 1948 in poi il finanziamento illegale del Pci si fondò su tre pilastri fondamentali: 1. da un lato l’incessante e massiccio finanziamento illegale da parte del Pcus e del Kgb; 2. da un altro lato il sistema , totalmente di stampo emiliano – romagnolo , poi esteso alla Toscana, all’Umbria, alla Liguria, delle cooperative comuniste o rosse , tutte inquadrate nella emiliana “ Lega delle Cooperative” che a sua volta si avvaleva di una fitta rete di società di import – export , realizzata da Eugenio Reale, un altro “nobile e ricco ” napoletano fattosi comunista (per poi pentirsene amaramente); 3. ed infine da rapporti confidenziali e clientelari che il Pci intratteneva con imprenditori privati, al pari degli altri partiti politici italiani. Poi, verso il 1982, crollato il sogno del Pci di Berlinguer di governare l’Italia insieme alla Dc - per l’esecuzione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse -, sventolando come alibi proprio la morte di Moro – come preteso proprio dai “ compagni comunisti che sbagliavano” e cioè dalle “Brigate Rosse “– lo stesso Berlinguer dimostrò il totale fallimento della sua linea politica scappando, per incapacità o per consapevole e cinica scelta politica , come un lepre, davanti alla responsabilità di contribuire a rimettere in sesto , seppure insieme alla Dc, quell’ Italia che proprio il suo imbarazzante e cinico “immobilismo” degli anni cinquanta/settanta dapprima ed il terrorismo comunista dei successivi anni settanta /ottanta poi , avevano praticamente distrutto. Per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal proprio fallimento politico, Berlinguer si intestò – era il 1982 – due “leggende ” comuniste: il così detto “ strappo del Pci da Mosca” e la razziale ed asserita “ superiorità morale” dei comunisti. Tralasciata , perché “ fuori tema”, la “ questione morale”, il tanto sbandierato ed asserito “ atto di coraggio “ di Berlinguer nei confronti dell’Urss , il preteso “ strappo da Mosca ” altro non fu che una meschina operazione commerciale di infimo livello. Come rivelò più tardi il responsabile sovietico che dirigeva la “ distribuzione dei rubli” in Europa , Boris Ponomariov ( a Massimo Caprara lo storico segretario di Palmiro Togliatti che ci scrisse sopra un libro), Berlinguer aveva semplicemente “ sostituito ” i “ rubli dal Pcus ” con “ i dollari dell’ENI” di Mattei. Tale “ Compagnie Européenne des petroles ” trovò un accordo con l’Urss comunista : acquistava il suo greggio ad un prezzo favorevole per rivenderlo, ma a prezzo di mercato, ovunque, ma a condizione che pagasse, in Italia, una cospicua tangente al Pci. Altro che “ strappo da Mosca”! Il sistema di quelle tangenti passava dall’ ENI di Enrico Mattei , che rivendeva il greggio acquistato dalla “Cedp” in Italia e provvedeva a finanziare illegalmente il Pci: tutto rigorosamente “ estero su estero”. Il Pci incassò con questo “ raffinato” sistema la bellezza di 56 miliardi di vecchie lire, alla faccia delle leggi valutarie, al di sopra del finanziamento pubblico, alla faccia della superiorità morale del Pci. Dunque Berlinguer da un lato dava mandato a Gianni Cervetti ( uno storico di fede comunista autore del lbel libro “L’oro di Mosca”) di andare a Mosca per “ rifiutare” i finanziamenti illeciti del Pcus mentre con l’altra mano incassava i dollari dall’Eni, altro che “ strappo da Mosca”! Fra gli anni 79 e seguenti, proprio durante, dunque, la Segreteria di Enrico Berlinguer, il Pci da “ partito politico” si trasformò in una vera e propria “ azienda “, anzi come fosse una vera e propria “ holding finanziaria” . Un corpo unico, il Pci, ma che, come la Dea Calì, dispone di svariate braccia . La corruzione, dapprima imboscata nei sottoscala del mondo politico, viene introdotta dal Pci nel salotto buono della politica, da dove non si sposterà più e da dove non la caccerà nemmeno Mani Pulite .Ma da allora, nel colluso ed omertoso silenzio di tutti i partiti politici di quel tempo( Dc, Pci, Psi, Pri, ecc) la collusione fra il potere politico del Pci con il suo potere economico porta il Pci a diventare “ un unicum”, ovvero un partito politico e contemporaneamente una holding finanziaria e bancaria il cui potere e la cui influenza tracima da Via delle Botteghe Oscure , alligna su tutto il Paese , soffoca ogni residua forma di libertà economica , condiziona e ricatta il voto popolare. Un conflitto di interessi da spavento, una costante opera corruttiva e criminale consistente nel garantire lavoro , finanziamenti, sostentamenti ed assistenzialismo di vario genere dietro “ voti di scambio” e subalternità varie . Oltre che “ partito politico” il Pci , quale holding “ incorporava : 1. tutto il “ sistema delle cooperative rosse”, ormai diffuse non solo sull’Emilia Romagna, ma in tutta Italia, dalle Alpi a Pantelleria, tutte incorporate nella “ Lega delle Cooperative” e che occupavano ogni settore ( edilizia, trasporti, cemento, movimenti terra, forniture materiali, accoglienza, campi rom, ecc) e che si accaparravano la maggior parte degli appalti pubblici. Le cooperative rosse finanziavano il Pci “ assumendo per comodo i suoi funzionari” : si tratta di migliaia di funzionari i cui stipendi ed oneri venivano pagati dalle Cooperative rosse. Era la forma usuale di “ finanziamento illecito” del Pci; 2. una grande società di assicurazione, la Unipol ,che non solo gestiva pacchetti assicurativi enormi – era praticamente il “ polo comunista” assicurativo e finanziario che si opponeva a quello di Agnelli della SAI – ma gestiva anche un sistema finanziario tramite il quale nacque la “ Banca Unipol”, la successiva “dipendenza” e “ subalternità” del Monte dei Paschi di Siena verso il Pci fino alla sua acquisizione tramite la “ Fondazione bancaria MPS “notoriamente tutta nelle mani del partito politico Pci, l’acquisizione al MPS della Banca del Salento, poi della Banca Agricola Mantovana. La conquista del potere economico finanziario e bancario è continuato, assolutamente senza alcun ostacolo da parte istituzionale non ostante l’evidenza del pericolo per la democrazia dal grumo di potere politico ed economico che il Pci andava realizzando, con il famoso assalto alla Banca Nazionale del Lavoro organizzato dal Pci/DS a segreteria Fassino, insieme a imbarazzanti compagni di assalto al suono di quella famosa frase “ abbiamo una Banca”? 3. una serie di imprese “private” ma “ devote” al Pci, per motivi strettamente clientelari. A livello nazionale ( Elettrogeneral, De Bartolomeis, sopra tutti l’ENI di Mattei) occorre anche ricordare, per avere un quadro sintetico ma rappresentativo di tutta la ragnatela affaristica del Pci, come nei Consigli di Amministrazione di tutte le aziende di stato ( Enel, Telecom, Eni stessa, Rai, Iri, Banche a partecipazione statale , FF.SS., Alitalia, Aziende Comunali varie, ecc) fossero presenti persone “ di fiducia” del PCI ( come anche della Dc, del Psi, ecc). Non appena poi scampato il pericolo di Tangentopoli, non va dimenticato come il Pci abbia avuto un ruolo “ fondamentale” nell’acquisizione selvaggia di gioielli di Stato: D’Alema era il Presidente del Consiglio che battezzò benevolmente come “ capitano coraggioso” un ragioniere di Mantova, tale Roberto Colaninno che, finanziato in misura illecita proprio dalla Banca Agricola Mantovana di cui sopra e con “ compagni di cordata ” impresentabili e loschi , sferrò l’assalto alla Telecom insieme all’Unipol di Consorte , un assalto che meriterebbe una trattazione particolareggiata nella ancora oscura svendita della Telecom .
I MAGNACCIA DOLENTI Quante sfolgoranti carriere costruite sullo sfruttamento del cadavere vilipeso di un povero “ frocio”, di P.P. Pasolini. Quella politica, per esempio, del “mancato Presidente della Repubblica”, di Walter Veltroni, una prefica professionale in servizio permanente effettivo all’Idroscalo di Ostia, una “ inconsolabile vedova” dello scrittore friulano, sul cui cadavere ha però costruito le sue ambizioni politiche , insomma , papale papale, un vero e proprio “magnaccia istituzionale ” del “ frocio”. E poi c’è chi è anche morto ormai, tanto tempo è passato da quella morte ( sono esattamente quaranta anni) ma la verità è che Laura Betti ed Enzo Siciliano hanno trovato le gonnelle del Pci a far loro da chioccia , a lanciarli verso impensabili ed immeritate carriere sia artistiche che politiche , grazie alla sfruttamento del cadavere di quel “ frocio”. Poi vale la pena di ricordare anche Andrea Pini, che scrisse un libro, ovviamente su Pasolini, dal titolo sferzante “ Quando eravamo froci”. L’ultima denuncia sull’asserito mistero della morte di Pasolini risale al 2010, fu un parente a proporla, ma aruspici Veltroni e quella frangia del vecchio Pci, ora PD o Sel, un’umanità cresciuta e fattasi ricca con lo sfruttamento “ magnaccesco” dei falsi miti comunisti: la morte di Pasolini, la strage di Bologna, quella di Brescia, quella di Milano, la redistribuzione del reddito, l’egualitarismo , Che Guevara, Enrico Berlinguer, ecc. La Procura ( Procuratore Laviani e sostituto Minisci) ha deciso che i cinque codici genetici riscontrati sugli indumenti di Pasolini non sono attribuibili e dunque sono inutilizzabili per indirizzare indagini verso “presunti mandanti” di quella morte. Ora vedremo cosa deciderà il Gip di Roma. Sinceramente trovo inammissibile questo scempio di quel povero cadavere ed il suo perenne sfruttamento, come se anziché un “ frocio” fosse una puttana. Signori magnaccia, ci avete vissuto da signoroni su quel cadavere, non sarebbe ora di farla finita? Saranno stati gli agenti segreti deviati al soldo dei soliti neofascisti beceri oppure una squadretta dei marchettari della Stazione Termini che sapevano dove Pasolini e Pelosi si sarebbero appartati a ridurre così Pasolini? Cari magnaccia , mettetevi il cuoricino in pace e convivete con un solo colpevole, Pelosi, perché così dice la Magistratura ed una sentenza, una di quelle che, come voi dite girotondando come ebeti , “vanno rispettate”. Così come io convivo ormai con l’incubo di non sapere chi furono i mandanti dell’omicidio di Moro, chi mise le bombe a Piazza Fontana, chi uccise l’agente Annarumma, chi sono i veri colpevoli della strage di Bologna, chi quelli dell’Italicus ….. Perché mi sono intestardito a chiamarlo “ frocio”? Semplicemente perché Pasolini non era un ipocrita come i suoi troppi magnaccia .