Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 7 marzo 2015

LA COSTITUZIONE E SUOI DERIVATI TOSSICI Ma tutti quelli che affermano , con supponenza, che la costituzione della repubblica italiana è la migliore possibile o la più bella del mondo, ma l'hanno mai letta ? O ne hanno mai letta un'altra? Questo coro melenso bela che i problemi che colpiscono l'Italia siano dovuti alla sua mancata applicazione . Oppure che derivino dal fatto che essa sia stata tradita o non applicata dalle persone che erano state chiamate a metterla in pratica. E' una putrida menzogna. La stragrande maggioranza dei problemi che affliggono l'Italia derivano proprio dal testo istitutivo della Costituzione della repubblica italiana, dato che tutte le leggi - più o meno illiberali e demenziali - sono basate proprio su quello che essa costituzione permetteva. Cioè tutto. Quando nel 1956 Togliatti dovette trovare un sistema per rianimare l’esercito dei suoi fedeli miliziani , ormai praticamente tramortiti dal terribile 1956 ( Poznan, Stalin, Krusciov, Praga, Budapest, Manifesto dei 101, ecc) , il migliore ricorse all’asso nella manica , fu praticamente costretto a rivelare – e lo fece nella sua “Relazione finale” all’VIII° Congresso del Pci , tenutosi giustappunto nel Dicembre del 1956 - ai disillusi ed asfaltati che non s’addolorassero, che non disperassero per tutti gli errori e gli orrori del comunismo perché tanto la Costituzione italiana era stata scritta sotto dettatura del Pci ( o sotto intimidazione, vale lo stesso) per cui sarà inarrestabile e fatale la conquista del potere da parte del comunismo per via costituzionale, anche senza una maggioranza politica. Togliatti aveva perfettamente ragione: perché mai il Pci o il PDS o i Ds o il PD hanno vinto una elezione dal 1948 fino al 2013, mai il popolo italiano li ha accettati , mai li ha riconosciuti degni di fiducia , elargendo loro una maggioranza politica, mai. Ma loro si sono mascherati da fantocci democratici , hanno comprato i voti con la corruzione del voto contro favori e lavoro, hanno assoldato facce democristiane presentabili di persone ricattabili , hanno usato cunicoli carsici che passano sotto la Costituzione più meschina del mondo e gramscianamente ( avendo occupato casamatta dopo casamatta lo Stato italiano , Quirinale compreso, dietro la minaccia di rivolte di piazza e di stragismi mafiosi e di crimini giudiziari degni di un Tribunale speciale fascista ) dal 1996 sono riusciti a raggirare il popolo sovrano , insediandosi al potere senza aver vinto ancora una elezione popolare , ma solo grazie ad accordi di palazzo. Tutto permesso da questa bellissima Costituzione la quale truffa il popolo, assicurandogli, in apparenza, la sovranità politica che poi gli toglie sbeffeggiandolo e rinchiudendolo nello sgabuzzino delle pulizie,da dove gli permette di uscire una volta ogni cinque anni. Per sgranchirsi le gambe e per firmare una bella cambiale in bianco, che verrà subito bancata dal Parlamento dei nominati. Dal 2006 in poi grazie ai cunicoli carsici della Costituzione, ben noti al compagno di Togliatti, a Giorgio Napolitano, il PD si è trovato messo al comando dell’Italia senza mai aver vinto un’elezione politica. La profezia del 1956 di Togliatti era dunque la sacrosanta verità: questa Costituzione è stata scritta in modo da consentire al solo Pci di arrivare al potere agendo sempre per via costituzionale, più o meno carsica ed evidente, anche senza avere una maggioranza elettorale. Come si chiama tutto questo se non un crimine contro la democrazia? Troppi articoli della costituzione sono formati da due parti: come tutti li imbrogli e le truffe, nascondono i raggiri. Infatti il raggiro del popolo c’è: la prima di svariati articoli che afferma solennemente alcuni diritti fondamentali della persona mentre la sua seconda parte , delegando alla Legge, cioè al Parlamento, cioè al Governo, cioè al Potere il compito di regolamentare (ovvero: ridurre) questo diritto, di fatto lascia il povero principio prima affermato alla completa mercé del Legislatore, cioè del Parlamento, cioè del Governo, cioè del Potere. Di fatto, ciò non fa altro che riaffermare la regola antica per cui il cittadino non ha poteri, di fronte allo Stato, ma ha solo il dovere di obbedire a quanto stabilito dall'imperatore, qualunque sia la sua decisione. E' per questo che si può chiamare quella italiana una costituzione di tipo imperiale, di tipo statalistico, di tipo centralistico, di tipo socialista, ma non certo una costituzione democratica. Storicamente, le costituzioni sono nate e sono state promulgate per salvaguardare i diritti degli individui dallo strapotere del Re , dell’Imperatore ovvero dello Stato perché è stato sempre questo il peggior nemico della giustizia: l'arroganza e la violenza esercitata dal potere politico costituito non hanno mai accettato barriere. Il desiderio di porre invece dei limiti adeguati a questa arroganza e violenza è stata una delle molle per la stesura delle prime Costituzioni, a partire dalla primitiva Magna Charta Libertatum. Questa costituzione della repubblica italiana istituzionalizza e legalizza il “raggiro”, la “truffa”, “ lo sfruttamento della credulità popolare” perché da un lato essa declama principi spesso condivisibili, ma subito dopo - lasciando un potere illimitato al governo dello Stato, anche di cancellarli di fatto e di diritto - si pone sulla strada dell’oppressione, dell’arrogante dittatura, del regresso e del crimine organizzato contro l'uomo libero perpetrata dal “potere politico”, mentre il suo scopo dovrebbe essere quello di difendere l'uomo dal potere. Questa costituzione , che ci è stata solo imposta, invece, è più che altro un elenco di modalità tecniche ed organizzative dello Stato, sulla cui funzionalità si potrà discutere, ma che non sono affatto significative dal punto di vista ideologico. Non conta nulla , sulla valenza democratica della Costituzione, se sia meglio avere 200 oppure 945 deputati. E' invece fondamentale il principio per cui lo Stato può imporre, con la legge, qualunque comportamento pubblico o privato ai suoi cittadini, dove “ suoi” significa che la Costituzione considera gli italiani suoi servitori, suoi sudditi, anziché essere il contrario. L’articolo 53 della Costituzione (“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività), accettato spesso senza previa critica quando non addirittura osannato come un dogma religioso, è uno dei raggiri e degli inganni più feroci mai commessi da uno Stato ai danni dei cittadini, la base ed il fondamento di alcuni dei peggiori crimini che dallo Stato possano essere perpetrati nel confronto degli individui. Solo uno Stato socialista si basa essenzialmente su principi come questo per appropriarsi ed estorcere, sotto la parvenza della “ legalità perché imposta” , ai cittadini/sudditi quanto denaro vuole, nei tempi che vuole, con le modalità che vuole. Questa forma di fisco non è altro che un'estorsione legalizzata, resa ancor più rivoltante per l'impunità garantita dalla legge ai responsabili, grazie ad una polizia o un esercito pronti a difendere i criminali e a reprimere le eventuali proteste delle vittime. A ciò si aggiunge che, in Italia è operante un'occhiuta, ostinata, martellante propaganda, volta a presentare questa estorsione come un “sacro dovere” del cittadino tacciando come criminale chi cerchi di pagare meno di quanto lo Stato pretenda: loro lo bollano col dispregiativo di “evasore fiscale” , mentre in realtà è vero il contrario costui è solo la vittima di un’aggressione e di una rapina. I cittadini italiani devono lavorare per oltre sei mesi all'anno solo per pagare le imposte pretese dallo Stato. Prelevare forzosamente il frutto del proprio lavoro è un crimine contro l’umanità, è come lo sfruttamento della prostituzione, insomma lo Stato è lo sfruttatore di un uomo che deve essere libero e che invece è ridotto in una surrettizia schiavitù, in stato coloniale. Sono cioè schiavi per oltre metà del loro tempo. Raramente, anche nell'antichità, l'oppressione statale è arrivata a tali livelli di esosa criminalità. Secondo i Principi Primi, ciascuno è libero di disporre della sua persona e proprietà. Nessuno, neppure lo Stato, può trasformare un uomo libero in uno schiavo, sia pure “solo” per sei mesi all'anno. Chi lo fa è un criminale. Un’azione è illegale se viola i Principi Primi. Così, proprio perché violano i Principi Primi, le leggi modellate su questo articolo 53 della Costituzione italiana vanno abrogate ed i loro responsabili inseguiti ed assicurati alla giustizia. Ci si deve chiedere se lo Stato abbia o meno il diritto di imporre tasse ai cittadini per pagare le spese dell'amministrazione statale. Il problema è delicato. Facciamo l’esempio sulle spese per la giustizia. E’ corretto sostenere che la difesa verso i nemici della giustizia rappresenta un servizio che viene offerto a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che lo vogliano. E' pertanto un servizio non divisibile né separabile, definito come un servizio che non può essere accettato da una parte della popolazione e rifiutato dall'altra, senza che quest'ultima parte ne goda ugualmente. Come tale, non mi sembra sbagliato affermare che tutti coloro i quali ne traggano beneficio siano tenuti a rimborsarne le spese, in proporzione ai costi sostenuti per ciascuno. Se i benefici ottenuti fossero principalmente economici, ciò potrebbe essere raggiunto con un'imposta percentuale non progressiva sui beni venduti nello Stato, come l'Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) ad aliquota unica. Se invece i benefici fossero principalmente personali, la ripartizione delle spese dovrebbe essere identica per ciascuno, indipendentemente dal reddito. Ma , dai Principi Primi, nessuno, compreso lo Stato, ha il diritto di disporre dei beni altrui. Dunque nessuno, neppure lo Stato, può imporre imposte o tasse per finanziare tali spese, corrispondenti a servizi non richiesti. Dobbiamo pertanto cercare un sistema alternativo che potrebbe consistere nell'inviare a tutti una richiesta di pagamento della quota di spese annue sostenute dallo Stato, lasciandone il pagamento al senso civico dei cittadini. Una formulazione, questa, al contrario della precedente, sicuramente coerente con i Principi Primi, ma che potrebbe comportare il collasso dell'apparato statale, se troppi cittadini non versassero alcunché. Ciò sarebbe ancora giusto, ma si aprirebbe la strada all'instaurazione del potere di bande violente che taglieggerebbero gli uomini onesti, come l'esperienza storica ci dimostra essere avvenuto ovunque. Ne conseguirebbe fatalmente l'instaurazione di uno Stato oppressivo forse più di quello che intendiamo combattere. L'anarchia, nella sua idea fondamentale di assoluta libertà individuale e di spontaneo rispetto reciproco, è tra le più belle utopie mai ipotizzate, ma ha il difetto di non aver mai funzionato. Se si ammette il principio per cui ogni uomo sia libero (e lo è!) di negare il proprio contributo economico per l’ amministrazione dello Stato ne consegue che egli dovrebbe rinunciare ai benefici che tali servizi comportano. E' più facile a dirsi che a farsi. Ma cerchiamo di capirne lo sviluppo logico. Costui non avrebbe alcun diritto, per esempio, di chiamare la polizia, se aggredito o derubato, né adire la magistratura per difendere i suoi diritti, né votare per determinare l'andamento dell'amministrazione , né essere difeso dall'esercito nel caso di un'invasione straniera. Potrebbe contare solo sulle sue forze, o su quelle dei suoi amici. Pensiamo, ad esempio, ad un commerciante che non paghi per i servizi non separabili. Di fronte ad una rapina sarebbe solo. Non potrebbe avvertire la polizia, né sperare in una condanna per i rapinatori. Un consumatore che non li paghi e che venga intossicato da alimenti vendutigli come buoni non potrebbe rifarsi sul disonesto che glieli ha propinati, denunciandolo per farsi indennizzare i danni. Un imprenditore che non li paghi non potrebbe fidarsi a stipulare contratti con un altro soggetto come lui, perché non esisterebbe una magistratura che ne facesse rispettare i termini. Ciò dovrebbe far riflettere molti. Infatti rinunciare a questi servizi comporta numerosi e gravi pericoli. E' presumibile che, esattamente come molte persone di buon senso preferiscono pagare un'assicurazione per tutelarsi dai rischi di incendio, grandine, furto, malattia, vecchiaia, morte etc, sebbene nessuno li obblighi, così esse sarebbero disposte a tutelarsi anche legalmente ed amministrativamente, pagando questi servizi allo Stato. Dunque non si tratta soltanto di sperare nel senso civico citato sopra, perché ciò, conoscendo gli italiani, farebbe tremare <>. Possiamo invece sperare che molti si rendano conto che è nel loro interesse godere di questi servizi e pagarli. E, quando si tratta del proprio interesse, gli italiani sanno dimostrare un grande senso civico... Al contrario, chi contribuisse volontariamente a tali spese dovrebbe avere il diritto di goderne i benefici e di determinarne l'amministrazione (che non spetta a chi non versa niente), magari in misura proporzionale ai contributi versati.