Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 6 aprile 2015

NON SOLO ESODATI, PIUTTOSTO UMILIATI In seguito alla riforma delle pensioni attuata dal ministro Fornero, sono comparsi all'improvviso e con prepotenza alla ribalta della scena economica nazionale i cosiddetti 'esodati'. Una categoria dai contorni non meglio definiti, che rende lecita la domanda 'gli esodati, chi sono?'. Per provare a capire qualcosa di più di questa fascia di persone e della loro condizione, ecco allora una breve guida. Esodati, chi sono? La domanda è lecita alla luce delle conseguenze della riforma delle pensioni attuata dal Governo Monti, che ha spostato in avanti l'età per ritirarsi dall'attività lavorativa, precipitando molte persone in una situazione drammatica: ritrovarsi disoccupati, senza la possibilità di ricevere l'assegno mensile guadagnato con anni di contributi versati regolarmente. Gli esodati, infatti, sono tutti quei lavoratori che, prossimi alla pensione, hanno deciso di lasciare il lavoro dietro corresponsione da parte della propria azienda di una buonuscita-ponte, firmando il licenziamento o accettando di essere messi in mobilità. Una soluzione diffusa nell'imprenditoria italiana per cercare di far quadrare i conti di spese sempre più alte e introiti sempre più bassi, che tuttavia, alla luce delle nuove disposizioni in merito all'età pensionabile, ha dato origine a una situazione altamente critica. Ma, parliamoci chiaro: veramente gli esodati , tutti gli esodati hanno accettato questa soluzione per fare, come si dice, un favore alle rispettive aziende o per alleviare le casse dello stato rinviando nel tempo i vitalizi? Un problema questo degli esodati che, non interessando una vasta platea di persone ( infatti restano esclusi dagli “esodati” diverse categorie che qui riassumo brevemente : coloro che avevano raggiunto i requisiti nel 2011 ed erano in attesa della” finestra mobile” introdotta dal ministro Sacconi nel 2010 (12 mesi per i dipendenti, 18 per gli autonomi); coloro che avevano risolto il rapporto di lavoro o accettato di farlo nell'ambito di una procedura collettiva di mobilità conclusa entro il 4 dicembre 2011;i dipendenti pubblici che entro il 4 dicembre 2011 avevano chiesto di essere esonerati dal servizio; coloro che erano stati già collocati in mobilità lunga; coloro che prima del 4 dicembre 2011avevano ricevuto il via libera alla prosecuzione volontaria della contribuzione; per finire con coloro che , entro il 4 dicembre 2011, risultavano già titolari di una prestazione straordinaria finanziata da fondi di solidarietà di settore) investe invece e con una comprensibile ed umana urgenza coloro che “ avrebbero dovuto maturare i requisiti pensionistici nel 2012 (con possibilità di pensionamento dal 2013 in poi) e che , facendo affidamento sulla situazione pensionistica del 2010 , hanno volontariamente accettato il cosiddetto 'esodo volontario'. Un vero e proprio 'popolo' caratterizzato da numeri vertiginosi: dopo una prima stima di circa 65 mila unità, il governo Monti ha riveduto i numeri al rialzo, arrivando a ipotizzare che gli esodati possano essere addirittura 350 mila e ritrovandosi nella condizione di dover provvedere a queste persone che hanno scelto di firmare degli accordi – con un loro immediato e consistente tornaconto rappresentato dall’indennizzo incassato - che però, vista la successiva legislazione pensionistica, potrebbe rappresentare la loro rovina. Lo spostamento in avanti dell'età pensionabile è stato fatto per dare respiro alle casse dello Stato, ma rischia di avere esattamente l'effetto opposto perché se si dovesse pagare agli esodati l'indennità transitoria più lunga della neonata Aspi (18 mesi per gli over 55),, significherebbe una spesa superiore a 3 miliardi di euro all'anno. Stesso costo per un ammortizzatore ad hoc. Il nodo diventa allora quello di reperire i fondi, che per legge dovrebbero essere acquisiti con un aumento dei contributi per gli ammortizzatori versati dalle aziende. La soluzione individuata ( sempre e solo a carico delle imprese) affossa sempre di più la produzione italiana, già in crisi profonda scarica sul privato gli errori del pubblico. Di mezzo, vittime , consapevoli o meno a questo punto non interessa, gli esodati i quali hanno praticamente subìto l’innalzamento dell’età pensionabile in maniera illegittima, perché retroattiva. Dunque seppure parecchi fra gli esodati hanno approfittato avidamente dell’occasione per godere di una somma ( indennizzo) alla quale non avrebbero mai potuto aver diritto ( perché sommata alla liquidazione) evitando inoltre la fatica di lavorare per un certo tempo in attesa del vitalizio, è molto più vero ed esecrabile che essi sia le vittime di uno Stato socialista ed illiberale che, per assicurare “ tutto a tutti, dalla culla alla bara” onde comprarsene il voto politico , spende, per le sue clientele politiche di mantenuti molto di più di quello che potrebbe , sacrificando, con l’arroganza del potere, i diritti di costoro esodati, umiliati vergognosamente dallo Stato Leviatano nei loro basilari diritti per favorire sfacciatamente le “clientele politiche” dell0’elite al governo dal 2011.