Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 15 aprile 2015

VIOLANTE, CASELLI, PATRONAGGIO, EREDI DEL PCI E’ ORA CHE PAGHIATE IL FIO DEI VOSTRI MISFATTI GIUDIZIARI Non basta , certo che non basta annullare le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa, non solo quelle per Contrada e per Dell’Utri, ma per tutti coloro che sono stati condannati per tale “non reato” per fatti ad essi imputabili ma commessi fino all’anno 1994, ma ci vuole ben altro. Intanto, sia per Contrada che per Dell’Utri la revoca delle sentenze va effettuata immediatamente, aspetto con curiosità il Presidente della Repubblica a questa prova di dignità. Voglio proprio vedere. Ma come la mettiamo, signori miei, con i magistrati che hanno emesso quelle sentenze? Suvvia, senza fare ammuina, vediamo come stavano le cose e come quei magistrati le hanno fatte andare. Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da cinque a quindici anni”: con questo lessico da romanzo di cappa e spada, il quarto capoverso dell’articolo 416 del Codice Penale introdusse in Italia –unico paese al mondo, o quasi- il reato associativo. Lo stile, aulico , serve per ingannare la gente, come al solito, perché in realtà questo reato associativo venne introdotto nel Codice Penale sabaudo per uno scopo essenziale: arrestare migliaia di contadini meridionali che si sospettava, ma non si poteva provare, fossero complici dei “briganti”. Insomma esso servì per perpetrare e dare una patente di legalità a vere e proprie razzie , bastava bollare i dissidenti come “ briganti” ed il giochetto paraculo era fatto. Una genesi più che significativa, perché tutta la storia dell’evoluzione dei reati associativi (ormai siamo al 416 ter), si colloca in un contesto “ civile” simile: si ricorre al reato associativo –che annulla di fatto le garanzie di ogni cittadino - per contrastare (supposte o artefatte) emergenze nazionali,(supposti e costruiti) conflitti sociali, quale invocato contrasto a ( etichettate) organizzazioni camorristiche o mafiose, che non riescono ad essere eliminati i con la politica e con la cultura o quanto meno con un apparato investigativo e giudiziario, che sappia portare al processo prove e riscontri obbiettivi di responsabilità personali. Nel 1930, col Codice Rocco, il fascismo, introdusse poi l’articolo 270, in cui il reato di “associazione sovversiva” faceva riferimento a alla messa fuori legge dei partiti comunisti, socialisti e del movimento anarchico, disciolti con la legge 2008 nel 1926. La dinamica emergenziale, il fiancheggiamento di iniziative repressive di tipo più militare che poliziesco, la riduzione esplicita dei diritti del cittadino a vedersi contestata e provata la partecipazione o la complicità ad un reato specifico, segnarono sempre più l’evoluzione successiva dei reati associativi (siamo all’articolo 270 sexties). Reati in cui basta sia provata la partecipazione all’associazione –senza che l’accusa debba fornire prova o riscontro di partecipazione ad un singolo fatto delittuoso- per determinare condanne spesso superiori a quelle per omicidio (non di rado, l’ergastolo). Nel 1982, con la legge denominata La Torre si attualizzò la legislazione contro le organizzazioni mafiose e camorristiche -416 bis- che verrà poi modificata ed arricchita di specifiche. Ma è con il Maxi Processo impostato –e stravinto- da Giovanni Falcone, che si impose –ma in sintesi, contro la volontà dello stesso Falcone- la discesa agli inferi e si introdusse, ma solo nella giurisprudenza, ma mai nel Codice, solo nella giurisprudenza, il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa” che non è tuttora e per nulla sancito, come dovrebbe essere, da una legge approvata dal Parlamento e promulgata dal Capo dello Stato. Ma, dal 1992 in poi, la scomparsa della cultura giuridica della prova, soppiantata dalla bramosia dei Magistrati comunisti ( Violante, Pecchioli, Caselli su tutti) di arraffare il potere politico assoluto in Italia , alla faccia del crollo dell’ideologia comunista nel mondo, col rastrellamento e con l’eccidio giudiziario dei partiti politici che non si prostrassero alla truculenta pretesa comunista, diventa dominante ed impalpabile, il tutto alla mercè della volontà del singolo magistrato, peraltro immune da ogni responsabilità, grazie all’opera proprio di Violante, di Pecchioli e di Caselli che hanno guidato , ottenute le posizioni strategiche di comando ( Presidenza della Antimafia, Procura di Palermo, e via dicendo) da un asservito Csm, la politica giudiziaria del Pci dal 1989 ( dal referendum sulla responsabilità dei Magistrati). La Cassazione, dopo una serie di sentenze controverse, ha infine introdotto , ma nella giurisprudenza e dunque non nel Codice penale, il reato inesistente del concorso esterno in associazione mafiosa. Fu con la sentenza delle Sezioni Unite sul caso Demitry del 1994. Ecco dunque cosa è in realtà questo “ inesistente reato” associativo: nato come arma del potere borbonico contro i bifolchi “ che scorrono le campagne in arme”, fu coccolato con una dedizione materna dal Pci e dai suoi “ figuri giudiziari”, ripeto Violante , Caselli e Pecchioli su tutti, per farlo crescere per usarlo contro il popolo recalcitrante a lasciarsi imporre il regime comunista per via giudiziaria così evidenziando la sua vera essenza: il ricorso della politica comunista, mascherata da legalità inesistente, ad uno strumento non voluto dal Parlamento ma necessario al comunismo in toga per introdurre surrettiziamente la sospensione delle garanzie costituzionali personali e per eliminare ogni forma di scomoda opposizione. Tutti i magistrati che hanno condannato per questo inesistente tipo di reato hanno violato la legge che prevede che nessuno debba essere condannato se non per un reato che sia già preveduto dal codice penale. Perché dunque sia Contrada che Dell’Utri sono stati condannati se i fatti loro addebitati risalgono ad anni anteriori al 1994 ( della decisione Demetry) e se anche al momento della loro condanna quel tipo di reato non era previsto come tale nel codice penale? Di quanti reati deve dunque rispondere Luigi Patronaggio, Luciano Violante, Gian Carlo Caselli e tutti gli altri che hanno condannato sia Contrada che Dell’Utri? Da cacciare dalla Magistratura con ignominia, pignorando loro i privilegi economici per pagare i danni che gli italiani dovranno pagare a Contrada e a Dell’Utri per colpa di questi quattro ignoranti magistrati, servi dei boia della democrazia.