Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 22 aprile 2015

12 MAGGIO, GIORGIANA MASI , 38 ANNI DAL SUO ASSASSINIO. CHI LA UCCISE ? Tra poco saranno passati trentotto anni, dico trentotto lunghissimi, eterni anni, manca poco al mezzo secolo ( avverrà il 12 del prossimo Maggio) da quando Giorgina Masi è stata uccisa a diciotto anni, a Roma, durante una delle solite manifestazioni di piazza. In realtà Giorgina in quel tardo pomeriggio del 12 maggio del 1977 , verso le 19,55 , si trovava col fidanzato, Gianfranco Papini, a Piazza Giuseppe Gioacchino Belli, nel cuore di Trastevere , a Roma. Fu in quel momento che Giorgina fu colpita all’addome da un colpo di pistola calibro 22. Morì nel corso del suo trasporto in ospedale. Siamo, l’avrete capito o ricordato, in una Roma dove Enrico Berlinguer , Segretario del Pci , pur di imporre il suo potere personale sull’intero Paese, stava distruggendo il consenso politico del Pci lasciandosi irretire, come una mosca scema, nella tela politica ( compromesso storico) che il ragno Aldo Moro gli aveva pazientemente intessuto intorno (fin dal 1969) per catturarlo ed eliminarlo. Per un borioso e vanaglorioso Enrico Berlinguer, ancora nel 1977, dopo ben otto anni di attentati, di violenze, di rapimenti, dopo l’omicidio dell’agente Donnarumma, dopo la strage di civili a Piazza Fontana, dopo gli attentati all’Italicus, dopo che nel 1974 erano stati “ fatti fuori” e catturati Franceschini e Curcio ed eliminata la Balzerani , dopo che il comando italiano delle Brigate Rosse era stato assunto da Mario Moretti , Enrico Berlinguer continuava, imperterrito ed irresponsabile, a negare l’esistenza delle Brigate Rosse comuniste avvelenando l’aria con la sua ossessiva propaganda che , volendo attribuire alla destra eversiva e fascista quelle stragi e rappresentare come imminente un golpe fascista in Italia, spingeva al parossismo quel clima infuocato di incredibili violenze terroristiche , mietendo vittime persino nel suo stesso schieramento politico, come Giangiacomo Feltrinelli, morto perché credeva veri i falsi e strumentali allarmismi contro golpe neofascisti sempre evocati da Enrico Berlinguer. L’intelligenza comunista” da parte sua, quella che oggi vorrebbe chiamarsi “ società civile” , quella allora rappresentata da ”L’Espresso”, da “La Repubblica”, da Eugenio Scalfari, da P.P. Pasolini, da Camilla Cederna , da Adriano Sofri, da Paolo Mieli, da Barbara Spinelli, ( e tantissimi altri) invece che placare le pulsioni rivoluzionarie e sanguinarie che sconvolgevano l’Italia, le aizzavano, le facevano ancora di più scatenare con le loro squallide e vergognose iniziative . Basta ricordare la famigerata “lista di proscrizione e di condanna a morte di Calabresi”, un vero e proprio linciaggio che solo una mente criminale poteva immaginare e produrre, identica a quelle che , nella Russia di Stalin del 1934 , elencavano i nomi dei condannati a morte da un Tribunale del popolo, nelle Purghe staliniane nell’Unione Sovietica. “L’Espresso” e “L’Unità”, imbastirono, senza alcuna prova, un vero e proprio “ linciaggio” contro il Commissario Calabresi, accusandolo di omicidio e di torture. Ben 800 conformisti sedicenti intellettuali, molto prima di una sentenza (il 13, 20 e 27 giugno 1971 sull’Espresso) sull’accaduto, sottoscrissero una “ lista di proscrizione” contro Calabresi definendolo «commissario torturatore». Molti degli 800 individui i che firmarono quella miserabile e calunniosa lettera aperta, oggi tengono banco sui quotidiani, spesso pontificando con moralismi e con giustizialismi se non addirittura con forcaiolismi, scandalizzandosi per i peccati altrui ma tacendo sulla propria infamia vergognosa. Marco Bellocchio, Tinto Brass, Eugenio Scalfai, Barbara Spinelli, Furio Colombo, Roberto D’Agostino, Margherita Hack, Dario Fo, Umberto Eco, Dacia Maraini, Massimo Teodori, Paolo Mieli. Gad Lerner , Franca Rame e tanti altri. Dario Fo, un vero e proprio “ repubblichino” ma sveltissimo, al momento opportuno, a saltare sul carro dei vincitori, speculò vergognosamente, sfacciatamente e cinicamente su quel medioevale linciaggio e su quella esecuzione vergognosa, con lo spettacolo “ Morte accidentale di un anarchico “.Nessuno dei firmatari ha pagato quella infamia di uccidere con le parole un uomo innocente. Nessuno, salvo le tenui scuse di quattro gatti, ha pagato o reso conto di quella istigazione all’omicidio di Calabresi . Rileggere oggi quell’elenco mi provoca un disgusto profondo, un disprezzo violento per chi lo sottoscrisse . Scorrere quelle firme una per una, mi induce a pensare che la “meglio gioventù” partorita dal Sessantotto aveva alle spalle il peggio della sinistra politica di oggi . E se molte di quei “ firmaioli” sono scomparsi, a cominciare da Norberto Bobbio per finire a Giorgio Bocca sui quali solo il rispetto per le tombe mi fa tacere ma mai dimenticare, eppure tanti di quei miserabili ed osceni figuri i seguitano ad impancarsi per impartirci lezioni etiche e burbanzose, come Eugenio Scalfari, Umberto Eco, Dario Fo, Furio Colombo, Lucio Villari, Bernardo Bertolucci, Toni Negri, Dacia Maraini… Ma un po’ di pudore , ma scomparire dalla faccia della terra per l’ignominia, ma tacere per dignità, no? E chi li segue come maestri ( di cosa? Del linciaggio?) ma che razza di individui siete mai? . Voci contrarie a quel conformismo delinquenziale? Solo una immenso Francesco Cossiga che il 22 aprile del 1977 nella sua relazione al Parlamento scriveva “ Deve finire il tempo dei figli dei contadini meridionali uccisi dai figli della borghesia romana”. In quel “ percolato politico culturale” frutto velenoso della dissennata politica staliniana di Enrico Berlinguer e del suo Pci, quel clima di violenza politica che ormai dominava l’Italia, si manifestò a Roma, dove si verificarono una lunga serie di scontri tra fazioni politiche di destra e di sinistra, tra loro o con le forze dell'ordine, culminati con la sparatoria del 21 aprile del ’77 tra agenti di polizia e manifestanti dell'area di Autonomia Operaia nel corso della quale venne ucciso l'agente di P.S. Settimio Passamonti e feriti quattro altri agenti. Intorno alle 19.00, alcuni parlamentari mediarono con le forze dell’ordine, per consentire ai manifestanti di evacuare la zona verso Trastevere. Il consenso fu in realtà apparente: da quel momento gli incidenti si fecero più gravi., Durante l’evacuazione, fumogeni e colpi di pistola vennero esplosi, apparentemente da Ponte Garibaldi. La situazione si fece confusa, i manifestanti iniziarono a fuggire. Il primo a essere ferito fu l’allievo sottufficiale dei Carabinieri Francesco Ruggeri. Poco dopo, alcuni presenti videro la Masi cadere a terra “come fosse inciampata” e venire caricata su un'auto per essere trasportata all’ospedale. Il bilancio finale della giornata vide la morte della Masi e il ferimento di altre otto persone, fra cui una donna – Elena Ascione - ferita a una coscia e un allievo sottufficiale dei carabinieri – Francesco Ruggeri o Ruggero a seconda delle fonti – ferito a un polso]. L'inchiesta giudiziaria sull'uccisione di Giorgiana Masi e sul ferimento di Elena Ascione e del carabiniere Francesco Ruggeri (o Ruggero) fu chiusa il 9 maggio del 1981 dal Giudice Istruttore Dr. Claudio D'Angelo, su conforme richiesta del Pubblico Ministero, con la dichiarazione di impossibilità di procedere poiché “ rimasti ignoti i responsabili del reato”. Avete capito e letto bene? Giorgiana Masi è morta, l’hanno uccisa, ma il colpevole è libero, l’ha fatta franca, gira fra di noi, grazie alla Magistratura inaffidabile. Ecco una delle tante dimostrazioni di come Enrico Berlinguer ed il suo Pci , dopo il linciaggio del Commissario Calabresi, inebriata dal “potere intimidatorio e ricattatorio” che erano riusciti ad imporre ad un Paese intimorito , si dedicò a costruire fantasiosi teoremi di presunte colpevolezze , che distogliessero l’attenzione da quelle delle Brigate Rosse e di loro stessi, che venivano imposte, grazie ad una stampa fiancheggiatrice, con ossessive campagne propagandistiche che finivano, visto il clima e gli attentati terroristici, per intimidire e terrorizzare la stessa Magistratura la quale si fece condizionare nelle sue inchieste dal conformismo comunista allora dominante. Fino al punto è tutti questo vero ed una vergogna per la Magistratura italiana, che , proprio lo stesso Giudice Istruttore sull’omicidio di Giorgiana Masi, esplose , con rabbia repressa e sfogò tutta la sua frustrazione scrivendo a chiare lettere in quella sentenza “[...] È netta sensazione dello scrivente che mistificatori, provocatori e sciacalli (estranei sia alle forze dell’ordine sia alle consolidate tradizioni del Partito Radicale, che della non-violenza ha sempre fatto il proprio nobile emblema), dopo aver provocato i tutori dell’ordine ferendo il sottufficiale Francesco Ruggero, attesero il momento in cui gli stessi decisero di sbaraccare le costituite barricate e disperdere i dimostranti, per affondare i vili e insensati colpi mortali, sparando indiscriminatamente contro i dimostranti e i tutori dell’ordine.».Per l'ex presidente della Commissione Stragi, il comunista onesto Giovanni Pellegrino, quelle parole di Cossiga pronunciate sull'accaduto confermerebbero come "quel giorno ci possa essere stato un omicidio deliberato per far precipitare una situazione e determinare una soluzione involutiva dell'ordine democratico, quasi un tentativo di anticipare un risultato al quale per via completamente diversa si arrivò nel 1992-1993 Concludo ricordando che l’allora ministro dell'interno Francesco Cossiga dichiarò di essere pronto a dimettersi qualora si fossero rinvenute “"le prove che la polizia aveva sparato". E infatti mai dovette dimettersi. Qualche riprova? Eccone due esemplari. Il 24 ottobre del 2008, a seguito di un'intervista rilasciata dal Senatore Francesco Cossiga al giornale” Quotidiano Nazionale”, nella quale suggeriva l'uso della violenza nei confronti dei manifestanti, solo due esponenti della sinistra comunista che proveniva proprio da quel Pci berlingueriano, e cioè la senatrice comunista Donatella Poretti e l’Onorevole di “Rifondazione Comunista” Alfio Nicotra , punti nel vivo e nella loro coda di paglia, decisero una sgangherata reazione, reazione tipica di chi vuole buttarla in caciara per ridurre il tutto ad una miserabile prova muscolare nonché per intimorire “chi di dovere” ad affossare la verità dei fatti: depositarono un disegno di legge per l'istituzione della solita Commissione parlamentare d’inchiesta sull'omicidio di Giorgiana Masi. Oggi io, non i tanti caini che preferiscono tacere , atteggiandosi, però, a “principi del pensiero e a care guide politiche ed etiche ” , io , mai stato di sinistra, io da solo voglio ricordare questa ragazzina, una studentessa, uccisa da qualcuno che, grazie ad una Magistratura vergognosamente fiancheggiatrice dell’eversione comunista, in quanto, intimidita e ricattata dal Pci e da Enrico Berlinguer se la spassa libero e giocondo fra di noi.