Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 27 luglio 2015

A PROPOSITO DEL M5S Questa radicalizzazione dell’opinione pubblica a carattere ormai fideistico, dogmatico, religioso, è il prodotto voluto e perseguito dalla Magistratura nel periodo che va, appunto, dal 2006 fino al oggi e che, passando per la scomparsa del forcaiolismo becero fine a se stesso che aveva permesso la breve vita dell’Idv del Di Pietro, attraverso tappe fondamentali quali il processo Mediaset sull’evasione fiscale di Berlusconi e il processo Ruby, basato sul giudizio etico religioso della sessualità di un uomo politico , hanno prodotto il “percolato” che volevano: il Movimento 5 stelle. Serviva una fazione incolta, massimalista , rancorosa, ossessiva che rappresentasse in qualche misura “ un pericolo” per il moderatismo ed il perbenismo ipocrita dell’Italia, che facesse da lubrificante per far scendere in campo , con lo scopo che ogni dittatore si ripropone sempre, di “ rimettere ordine” nel disordine e nell’ingiustizia , il salvatore della patria. La Magistratura . A questo serve il M5S, non ad altro. Tanto che le sue “posizioni” sono quelle tipiche di una destra fascista, eversiva, becera , retrograda. Rapido sommario: via dall’euro, via dall’Europa, esaltazione del protezionismo, unione con i movimenti fascisti europei, becero buonismo pro arabi e palestinesi, odio per Israele, sfruttamento dei privilegi castali usando la foglia di fico della loro autoriduzione ( non eliminazione, quando mai!) , asservimento totale al “duce”, ecc.
LA FAMOSA DIVERSITA’ E SUPERIORITA’ MORALE DEL PCI . LA QUESTIONE MORALE DI ENRICO BERLINGUER LANCIATA DA REPUBBLICA NEL LUGLIO DEL 1981. Oggi voglio ricordare cosa accadde quando l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che per Costituzione è anche deputato a presiedere la Magistratura, sfidò l'Anm ad una prova di forza, invitando, con un messaggio televisivo , i magistrati a non aderire allo sciopero proclamato dalla stessa Anm per il giorno 3 dicembre 1991 su argomenti che esulavano dalle sue competenze. I magistrati scioperarono in massa, e affluirono in gran numero a Roma per partecipare alla assemblea della Anm . Fin dagli anni cinquanta, il Pci aveva elaborato una precisa strategia, per creare un apparato “ apparentemente” democratico , perfino non esplicitamente contrario alla costituzione , ma al servizio suo e dei suoi voleri, verso il quale “ apparatnick” convogliare la capacità di sobillare le masse ( ancora a quei tempi molto analfabete ) per veicolarne poi la virulenta violenza intimidatoria , usata come una intimidatoria arma contundente ( tipo “ o la borsa o la vita”!) , da scagliare contro “il vincitore di democratiche elezioni politiche” . Eccone, nello “ scontro” che oppose Cossiga ed il Csm ( mai più visto un Presidente della Repubblica che avesse avuto questa dignità istituzionale, questo rispetto per la Costituzione e per il popolo italiano, mai più!) , l’unica dimostrazione. E, rammento come aggiunta necessaria e sufficiente, che non fu certo un puro caso se proprio sei giorni dopo quella sfida, il 6 dicembre 1991 fu presentata in parlamento da parte della sinistra comunista la richiesta di messa in stato di accusa per Francesco Cossiga. Mi pare opportuno ricordarne,a loro imperitura memoria ( se sia poi ad eterna loro vergogna sia la storia a sentenziarlo) i firmatari di quel ricatto: Ugo Pecchioli, Luciano Violante, Marco Pannella,Nando dalla Chiesa, Giovanni Russo Spena, Sergio Garavini, Lucio Libertini, Lucio Magri, Leoluca Orlando Cascio, Diego Novelli, tutti, fatta eccezione per Pannella, del Pci Nello stendere la sua condanna , la storia terrà doverosamente in debito conto che ,come si legge persino negli atti parlamentari del 12 maggio 1993, il Comitato Parlamentare ritenne tutte le loro accuse manifestamente infondate e che la Procura di Roma archiviò quelle accuse il 3 febbraio 1992, mentre , per completare la gran bella figura che quei firmatari fecero nei confronti dell’opinione pubblica e dell’Italia , l'8 luglio 1994 la richiesta di archiviazione fu accolta anche dal Tribunale dei Ministri. Ovviamente io mi firmo con nome e cognome, sono sempre pronto a ricevere critiche e pareri contrari ai quali risponderò puntualmente, restando peraltro sempre a disposizione di chi avesse qualcosa da recriminare e di che lagnarsi.
LA FAMOSA DIVERSITA’ E SUPERIORITA’ MORALE DEL PCI . LA QUESTIONE MORALE DI ENRICO BERLINGUER LANCIATA DA REPUBBLICA NEL LUGLIO DEL 1981. MENTRE IN SICILIA…… Avete fatto caso che proprio gli anni in cui Andreotti è stato accusato di colludere con la mafia, e cioè fino al 1980, proprio quelli, guarda caso, sono gli anni in cui gli andreottiani di Salvo Lima ‘chiudevano’ accordi con il Pci siciliano e con la mafia ? Poi arrivarono gli anni che vanno dal 1969 al 1977 ed il Pci, con Occhetto segretario a Palermo, poi leader regionale, anticiperà in Sicilia il compromesso storico di Berlinguer e Moro. Perché il Pci tace su quel periodo ? Perché lo nasconde? Perché , se proprio è costretto a parlarne, cerca di nascondersi , come fa Occhetto stesso in un suo libro, dietro la foglia di fico “ dell'apertura del Pci alla borghesia illuminata e agli intellettuali come Sciascia e Guttuso, portati sui banchi del Consiglio” ? Ma che vanno raccontando ? Col Pci c’era la mafia, altro che la “ borghesia illuminata”, altro che Sciascia! C’era Vito Ciancimino, c’era Salvo Lima, c’era la mafia, c’era da spartire con mafia ed altre forze politiche conniventi la ricca torta degli appalti pubblici. E Sciascia, dite ad Occhetto, capì tutto , da buon siciliano e scappò via. Ma quale “ borghesia illuminata”! C’era la mafia con il Pci nella Sicilia e la Magistratura comunista fingeva allora di non vedere. Si girava dall’altra parte. Poi vennero gli anni del Presidente Rosario Antonino Nicolosi , un esponente di spicco della corrente di sinistra della Dc alla Presidenza della Sicilia, che dal 1985 venne eletto presidente della Regione Sicilia e che mantenne la carica per sei anni, guidando cinque governi della Regione. Sono gli anni terribili per il mondo e per l’Italia . Nicolosi scrisse un memoriale, che consegnò solo nel 1997, dopo essere passato per le grinfie di Mani Pulite, ai magistrati della procura di Catania, dove svelava segreti e decenni di decenni e decenni di spartizione di opere pubbliche e di ricche tangenti fra imprenditori, politici di sinistra, politici di centro e mafiosi d’ogni risma e provenienza, mentre la Magistratura assisteva immobile ed asservita al sistema criminale del quale era una colonna , un memoriale che gettò scompiglio nella classe politica non solo siciliana della prima repubblica. Si dovette attivare perfino la Magistratura, quando non potette farne proprio a meno, per salvare la faccia. Furono perquisiti gli uffici di trenta imprese a Milano, Roma, Ravenna, Palermo, Agrigento, di grandi aziende come Cogefar, come la Lodigiani, come la Grassetto, come la Astaldi, ma sopra tutto in quasi tutte le cooperative facenti capo al Pci. Il memoriale di Nicolosi è zeppo di nomi eccellenti. Filtrano i nomi, tra gli altri, dei Dc Mattarella, Mannino, Salvo Lima ( l’uomo che collegava la mafia alla Dc andreottiana), dei comunisti Colajanni, Parisi, Antonino Fontana ( quello delle cooperative agricole che sarà condannato) , dei socialisti Andò, Lauricella, Capria, del repubblicano Gunnella e Bianco. Disgraziatamente Nicolosi morì nel 1998.