Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 28 luglio 2015

PENTITI DI MAFIA ED INTERCETTAZIONI: LA SOLITA SINISTRA COMUNISTA C’è in atto un’altra “ azione politica” che la solita “ sinistra comunista dentro” sta applicando al problema delle “ intercettazioni telefoniche”, identica e sovrapponibile a quella che vide la stessa sinistra comunista sferrare attacchi inauditi contro Giovanni Falcone , sul tema dei pentiti di mafia, prima di trasformarsi, ma solo “ dopo” essersi ben bene accertata che lo avevano definitivamente trucidato a Capaci , in un suo “falsus laudator “ . Allora il Pci scatenò una campagna di odio, di veleni e di delegittimazione ( comprese le famigerate “ lettere del Corvo”) contro Giovanni Falcone e la sua proficua gestione ( quanti successi dal Maxi processo di Palermo in avanti!) dei pentiti di mafia, grazie alla solita e becera “ macchina del fango” (Repubblica e L’Espresso) che ossessivamente insinuava come alla base di quei successi investigativi vi fossero una serie di fantasiose nefandezze, di reati, di “ anomalie giudiziarie” che poi, alla verifica dei fatti, si sono dimostrate solo “ pure ed autentiche diffamazioni “ che nessun Magistrato ha , ovviamente, mai pensato lontanamente di contestare . Falcone sosteneva che c’erano pentiti “veri” e pentiti “falsi” , dimostrava come fosse semplice capire con quale soggetto si avesse a che fare, in quanto bastava conoscere le regole della Mafia per decidere e che ogni “ falso pentito” andasse incriminato a dovere : una posizione ossequiosa dei codici scritti e dunque del tutto invisa al trio Violante – Pecchioli – Caselli del Pci che sosteneva, all’opposto, come ogni parola dei pentiti andasse iscritta nel novero delle prove a carico di colui che veniva citato dai pentiti . Era , lo si capisce, la strategia che serviva al Pci per imbandire quei processi, sia di Palermo che di Perugia, contro Andreotti e la destra della Dc, funzionali per distruggere , con la consueta “ esecuzione giudiziaria” ogni credibilità politica all’unica forza che s’opponeva al Pci. Emblematico , a tale proposito, il caso di una falso pentito , tale Giuseppe Pellegriti di Catania, il quale pretendeva lo status di “ pentito” o di “ dissociato” dichiarando di essere informato sull’assassinio a Palermo del presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella del 1980. Pellegriti lo aveva già accennato al pm bolognese Libero Mancuso, poi all' Alto commissario antimafia del tempo, Domenico Sica, indi a Falcone. Dietro il delitto Mattarella, affermava Pellegriti, c' era un mandante eccellente cioè l' eurodeputato dc e luogotenente di Andreotti in Sicilia, Salvo Lima. L’aspirante pentito o dissociato aggiunse altri particolari, e tra questi il nome di un esecutore materiale dell' omicidio: tale Carlo Campanella. A Falcone bastò una rapida indagine per scoprire che Pellegriti mentiva perché il giorno in cui Mattarella era stato ucciso il Campanella era detenuto in carcere. Ma Falcone non rivelò questa sua “ superiorità informativa “ al Pellegriti il quale quindi continuò a raccontargli di essere stato incaricato da mafiosi palermitani e catanesi di portare a Palermo le armi destinate all’assassinio di Mattarella. Era la prova inconfutabile che Pellegriti raccontava una panzana inventata nella speranza di ottenere i benefici carcerari ed assistenziali che la sinistra politica insisteva che venissero concessi come “congruo prezzo” a favore dei collaboratori di giustizia e dei “dissociati” dalla mafia. Perché oltre al Campanella , era del tutto ridicolo solo pensare che Cosa Nostra avesse la necessità di portare pistole a Palermo , che un omicidio “eccellente”, deciso al più alto livello della Commissione, venisse affidato ad altri che a uomini dell’organizzazione di provata fede. Davanti alla contestazioni di Falcone il pentito ritrattò. Spiegando che il suo suggeritore era stato Angelo Izzo, conosciuto dietro le sbarre. Qualche altro riscontro, e per i due « dichiaranti » - l' estremista nero e il mafioso - partirono i mandati di cattura per calunnia aggravata ordinati da Falcone. Così’, non appena Falcone viene trucidato ecco che l’occasione viene sfruttata alla grande dal Pci : la Presidenza della Commissione Antimafia diventa “ appannaggio” del Pci e dal comunista Gerardo Chiaromonte passa a Luciano Violante . Sarà un passo decisivo. L’affidamento a Violante della presidenza della commissione antimafia istituita nel luglio dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio genera più di una perplessità. Chiaromonte si dice contrario a Violante perché Violante è stato il coordinatore della politica giudiziaria del Pci, ora divenuto Pds, ed è stato assai critico con Falcone sulla gestione dei pentiti . Luciano Violante gestisce la Commissione Antimafia suscitando deflagranti ma “ imbavagliate” opposizioni Lo stesso presidente della Repubblica Cossiga a un certo punto comincerà a chiamarlo “il nostro Vishinsky”, che era il Presidente del Tribunale del Popolo istituito da Stalin nel dicembre del 1934 per le orribili “ purghe staliniane”. Ma in quegli anni la sinistra comunista ricattava ed intimidiva Parlamento e partiti politici e sfruttando dunque questo clima velenoso ecco la novità clamorosa. Luciano Violante dispone l’audizione di alcuni pentiti in Parlamento. La questione ha un profilo non trascurabile ma sostanzialmente di forma. Un mafioso, come tale condannato, per la prima volta prenderebbe la parola in un’Aula parlamentare. A molti pare una innovazione discutibile, a qualcuno un fatto inaudito. Ma non era questo il problema principale. Il vero problema era che con audizioni di questo tipo la Commissione diventa di fatto un’aula di giustizia. E’ un rischio insito in ogni commissione d’inchiesta che ha i poteri dell’autorità giudiziaria. Nel caso delle audizioni dei pentiti scelti da Violante c’è però un problema ulteriore. Violante si tiene l’esclusiva dell’interrogatorio, solo lui quindi può porre domande ai pentiti ed è vincolato, dunque, dalle esigenze dei pubblici ministeri che sentono il pentito per le loro indagini. Ai membri della commissione, in seguito alle proteste del radicale Taradash, Violante concede al massimo di procedere col vecchio rito di udienza: i commissari pongano a lui le domande e se lui lo riterrà opportuno le girerà al suo interlocutore, riservandosi un ruolo di totale controllo dell’audizione. Il “ rito di Botteghe Oscure” sul pentitismo e sulla dissociazione mafiosa è pronto per poter falcidiare, con pentiti sempre più vogliosi e numerosi, ogni avversario politico del Pci. La stessa strategia viene seguita dal pensiero e dalla propaganda comunista per le intercettazioni telefoniche. Mentre dalle Procure continuano ad esondare registrazioni e trascrizioni di ogni fatta , facendo finire vite private di innocenti in pasto all’opinione pubblica , mentre mai fu punita una toga spacciatrice di conversazioni succose si dice che non si vuole imbavagliare la telecamera nascosta ma la registrazione fraudolenta . In questo modo si distoglie l’attenzione dal vero problema delle intercettazioni per spostarla sull’eterna e trentennale disputa fra chi santifica ogni sorta di intercettazione purché faccia comodo alla sua fazione politica e che si batte per l’opposto, ovvero tutti litigano e nessuno ci capisce più niente per la confusione. Franando così nella diatriba faziosa e spesso triviale, il dibattito si annacqua e si smarrisce nella affannosa ricerca di ciò che è opportuno delle intercettazioni pubblicare . In questa farsesca ricerca , fra ululanti estremismi, si perde ogni possibilità che il popolo, sempre rozzo, incolto e stronzo, possa orizzontarsi sulla questione con uso del raziocinio e si preferisce che esso resti nel buoi della ragione. Perché possiamo studiare e prevedere quanti e quali filtri volete ma se vengo intercettato e se con quelle intercettazioni volete arrogarvi l’inesistente diritto di mettermi sotto processo , non potete certo vietare al mio difensore di ascoltare quello che secondo voi sarebbe da cancellare. Bene, ditemi voi se tutto questo non è da cretini. Ecco perché occorrerebbe imboccare finalmente una strada del tutto nuova : che le intercettazioni siano strumento d’indagine e di prevenzione, ma giammai una prova. Qualsiasi cosa venga detta nella registrazione, insomma, non prova niente , essendo solo un indizio utile a trovare una prova o a prevenire un crimine . Solo così una intercettazione non verrà mai depositata in Tribunale e mai uscirà dal Tribunale e mai scatterà l’esecuzione barbarica di un innocente. Insomma per tagliare le registrazioni vi è solo un sistema: riformare il c.p.p. Un esercito coloro ai quali questa mia idea non piacerà, sopra tutto a sinistra, dove militano coloro che , trogloditi, parteggiano per processi mediatici e di piazza , non per quelli in Tribunale.