Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 26 agosto 2015

DAL GIULLARE DI CORTE A QUELLI, TROISI E BAUDO, DI REGIME. Far ridere la gente non è arte semplice. Dapprima c’era il giullare – joglar in occitano, iocularisin in latino - che, tra la fine della tarda antichità e l'avvento dell’età moderna, si guadagnava da vivere esibendosi davanti ad un pubblico sempre zotico, rurale, ignorante ed analfabeta sul quale aveva ascendente quella “ sua certa cultura” ( o attori o mimi o cantastorie o buffoni o giocolieri o ciarlatani ) . Per questo tutti costoro erano condannati dalla Chiesa cattolica che ne deprecava il modo di vita ed i loro dissacranti canti. Dario Fo attribuisce ai giullari una coscienza politica consapevolmente oppositiva al potere che forse i giullari medievali non ebbero mai. L’ho sempre considerato, quello di Dario Fo, un ottimo ammaestramento per i comici, per renderli “utili al popolo” e affrancarli dal “ servilismo al potere”. Ma nel giullare, nel comico, è insita una cellula cancerogena: quella che infetta il suo DNA per provenire, dinasticamente, dai giullari , dai servili e buffoneschi addetti ai piaceri della Corte e dei Re. Dunque l’uomo che fa, per lavoro, “il comico” deve scindere il comico dall’uomo, perché il comico deve vincere sempre sui due fronti che lo rendono comunque “ figlio di un dio minuscolo oltre che minore” e cioè il suo provenire da servi del “potere” ed il suo perpetuo raggirare il popolo, rimasto sempre rozzo ed incolto al suo cospetto. Questa “separazione “ è cosa anche drammatica, perché molti e noti comici di successo ( a partire da Totò in avanti), erano persone introverse, poetiche, sognatrici, romantiche. Così che se un comico invece crede di far ridere sposando la difesa del potere, non è meritevole di alcuna approvazione , perché un uomo che si schiera a difesa di un occhiuto ed arcigno potere, sfruttando l’ignoranza del popolo rozzo ed indottrinato dal potere stesso , irridendo le vittime di quel potere arcigno invece che difenderle , merita ogni disprezzo possibile, altro he gli applausi. Nel 1986 erano passati 17 anni dall’omicidio Donnarumma, da Piazza Fontana, da Brescia, erano passati quattro anni dalla strage di Bologna, erano passati otto anni dall’omicidio di Aldo Moro, quanti inutili processi erano stati officiati , alcuni maxi processi Moro erano stati già officiati ed una persona mediamente colta sapeva benissimo come fossero andate le cose, sapeva benissimo come erano andate le cose anche nel rapimento e nella morte di Aldo Moro. Che erano state le Brigate Rosse a segregarlo ed a torturarlo per cinquanta cinque giorni prigioniero, senza radio né tv. Che Moro era corpo e mente nelle mani dei sui carcerieri , le BR , le quali gli facevano sapere solo quello che faceva loro comodo, per indurlo a scrivere lettere che lo rappresentassero come un leader da operetta, come un vigliacco piagnucoloso che non perdeva occasione per offrire ai brigatisti le sue “ spifferate” pur di avere salva la vita. Che erano state sempre le B.R. ad ucciderlo, quella mattina, a scaricargli in corpo due caricatori e per abbandonarne il cadavere vicino a Botteghe Oscure ed al Gesù. E chi aveva il fegato, la dignità, l’onestà intellettuale di non umiliarsi santificando tutte le panzane “ politicamente corrette” che dominavano e celavano ed ancora nascondono la verità su quei tragici fatti? Pochi . La stampa, l’informazione, la televisione ed il popolo rozzo e tenuto nell’ignoranza preferirono accreditare le menzogne del “ politically correct”, del conformismo ossessionante , che Moro era stato ucciso dal rifiuto di Andreotti e di Cossiga, che i servizi segreti deviati, che Andreotti nulla sapesse, che Andreotti e Cossiga fossero solo , come disse Massimo Troisi fra il serio ed il faceto, insomma “ alla Pulcinella” “ due fessi”. Comodo, pusillanime maramaldeggiare su Cossiga e su Andreotti che non potevano a loro volta difendersi da quelle miserabili diffamazioni di Troisi e di Baudo , sopra tutto per salvaguardare la sicurezza del popolo italiano di quel tempo, per non alterare “ certi equilibri interni ed internazionali” che tutti quegli attentati stragisti avevano praticamente “imposto” all’Italia. Così gli ineffabili Troisi e Baudo lisciavano servilmente il pelo alla vulgata brigatista e comunista, perché con una bella leccata dei loro piedi si assicuravano , oltre il consenso entusiasta di l popolo ignorante preso per i fondelli dal giullare nonché la benevolenza del partito armato e dei suoi sodali comunisti e della maggioranza del popolo rozzo, incolto e sempre più indottrinato, fonte di facili e cospicui guadagni per entrambi. E nl 1986, in televisione, questo hanno fatto Massimo Troisi e Pippo Baudo ( Andreotti come papà) ed altro, tutti video rintracciabili sul web. Ora capisco meglio perché “ la sorella” di Massimo Troisi non ha mai accettato che venisse girato un docufilm sulla vita del fratello, cosa rara in Italia, dove persino Aldo Moro è stato sbertucciato con film e con documentari che avrebbero meritato la sedia elettrica per i loro autori. Il coraggio e l’onestà intellettuale non s’apprendono né teatro né al cinema e nemmeno in televisione, purtroppo. Raccontare questo è stato per me una vera sofferenza, anzi un vero martirio per la considerazione che avevo del solo Massimo Troisi uomo e giullare, ma comunicarla non significa delegittimarlo , insozzarlo, sminuirlo , sarebbe impossibile con Massimo Troisi , un così talentuoso attore. Ma svelare “ che uomo sia stato” e di che “ lacrime grondi e di che sangue” il vero e proprio “mito “ di quel comico è un’ operazione culturale , non fosse altro perché serve a far fuori quelle cortine fumogene sul giullare che non fanno onore a nessuno. Ora capisco anche l’astio di Lello Arena verso Massimo Troisi. Dunque il giullare è sempre al servizio del padrone.