Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 8 settembre 2015

ECCOVI UNO DEI TANTI INNUMEREVOLI FALLIMENTI DELLA SINISTRA, TUTTI DEBITAMENTE “ CENSURATI” ED IMPUNITI L’articolo 81 della costituzione ( “ Ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte”) è correlato con l’articolo 74 ( “ Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione”) . Con i primi governi del “ centrismo ”degasperiano, nei quali la sinistra non ebbe alcuna influenza, venne seguito il principio del “ pareggio di bilancio” . Tanto che nel periodo 1948 – 1960 vi furono ben 12 rinvii presidenziali di proposte di legge alle Camere perché ritenute difettose di copertura finanziaria. Ecco perché – dati ufficiali del FMI in miliardi di lire correnti – il deficit di bilancio pubblico italiano era di 401 nel 1950 e di 382 nel 1960. Ma non appena il primo “ centrosinistra” ( anni 61/62) s’affaccia al governo, ecco l’esplosione del deficit di bilancio : nel 1970 esso arriva a 3.222 miliardi di lire, nel 1980 a 34.508 miliardi di lire per arrivare, nel 1990, alla cifra di 148.858 miliardi di lire ed ascendere nel 1993 alla cifra record assoluto di 152.883 miliardi di lire. Infatti con l’avvento della “ apertura a sinistra” si scatenano in Italia i profeti del” deficit spending”, il “ millantato nuovo che avanzava”, una marea di “economisti keynesiani”, i profeti dell’economia della sinistra politica seguaci chierici dello “ stato socialista” di staliniana memoria che, occupate cattedre, convegni, simposi, cadreghe, televisioni, redazioni di giornali, case editrici e seminari Ambrosetti d’antan hanno svelato , all’incolto e becero popolo pezzente, come , ecco, vedete, la felicità sia a portata di mano, eccola, vedete, la piena occupazione, eccolo, vedete, il benessere da redistribuzione, tutto a portata di mano: bastava che il bilancio dello Stato, invece che “tendere al pareggio” – tendenza che costoro definivano come “ principio arcaico” – avesse assunto un “ adeguato” saldo passivo . Così dal 1963 in avanti quei due articoli della costituzione, salvo rarissime eccezioni, furono del tutto ignorati e l’Italia non fu in grado di mantenere le bune posizioni raggiunte e , sotto il fardello del deficit, del debito pubblico e della spaventosa spesa pubblica, “s’ appezzentò”( azzardato uso personale del favoloso ed inimitabile termine napoletano “ appezzentare” usato da Gambardella e Capaldo nel 1906 quando composero parole e musica di “Comme facette mammeta”, molto adatto per rappresentare come una persona possa ridursi sul lastrico, con quell’ incomparabile loro “mamma toja s'appezzentette). Colmo dello sputtanamento, il plateale, ma pur sempre penalmente impunito , fallimento, per enorme sottrazione di beni italiani, di quella teoria keynesiana e di sinistra viene richiesto ed auspicato non già, come sarebbe logico, da un governo di centrodestra, ma addirittura dal Governo di Napolitano, da quel Governo Monti, un intrigo da banda della Magliana, con il quale Giorgio Napolitano con “regale editto personale”, dopo aver fatto impiccare dai suoi complici , un Governo Berlusconi eletto da votazioni democratiche nel 2008 , da bravo “Mangiafoco”, piazzò i suoi burattini eterodiretti al posto di un governo autonomo. Infatti con l'aggravarsi delle tensioni sui debiti sovrani dell'area dell'Euro, emerse e s’impose, a livello comunitario, l'esigenza di prevedere negli ordinamenti nazionali ulteriori e più stringenti regole per il consolidamento fiscale e, in particolare, di introdurre, preferibilmente con norme di rango costituzionale, la "regola aurea" del pareggio di bilancio. Con legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 è stato pertanto introdotto nella Costituzione, in coerenza anche con quanto disposto da accordi internazionali quali il c.d. Fiscal compact, il principio dell'equilibrio strutturale delle entrate e delle spese del bilancio. Ancora un “ principio” che, da solo, vale poco, ma lo sputtanamento della sinistra keynesiana è stato servito da un governo di sinistra: quello di Monti.