Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 14 settembre 2015

Volevo ricordare che i Bersani, i Cuperlo, i Fassina, i D’Alema, I Vendola, i Ferraro e tutto il variegato mondo comunista è nostalgico del comunismo. Del comunismo l quale dedico la ricostruzione che segue. Il progetto del Vaticano, quello di dichiarare Roma, “ citta aperta”, del 14 agosto del 1943,voleva significare una città che fosse già stata ceduta alle forze nemiche senza bisogno di alcun combattimento, per evitare distruzioni e morti. Lo status non era, però, assoluto, poteva essere disconosciuto: come avvenne a Roma, da parte degli Alleati, perché le truppe tedesche violarono anche esse lo status opponendo una strenua resistenza – tristemente ben nota a noi cittadini romani, purtroppo – all’ingresso delle loro truppe a Roma. Fu per questi fatti che le truppe alleate bombardarono Roma la bellezza di 51 volte “dopo” il 14agosto 1943 e fino al 4 giugno del 1944, data della entrata in città delle truppe alleate. Il vero ed unico scopo , allora, dell’attentato del 23 marzo del 1944 che i Gap del Pci sferrarono a Via Rasella contro una colonna di giovani altoatesini dell’esercito tedesco, aveva dunque il solo scopo di accelerare la distruzione di quel progetto vaticano, per veicolare e sfruttare l’esasperazione e la rabbia della gente, davanti al prevedibile ed anche auspicato eccidio di inermi civili ( per ogni soldato ucciso dieci civili italiani da fucilare , ricordate?) che la scontata “rappresaglia tedesca” avrebbe fornito alla propaganda comunista. L’attentato di Via Rasella fu “inutile” perché comunque gli alleati entrarono a Roma tre mesi dopo l’attentato di Via Rasella, a Giugno del ’44: dunque fu dunque una autentica e cinica operazione del Pci ( come confessò Sandro Pertini a Gianni Bisiach, in una famosa intervista, nella quale non seppe fornire altra spiegazione di quell’attentato se non, alla fine, quasi esasperato esclamare “ma che potevo fare ….era tutto il Pci che premeva e lo voleva….” Come fosse una valida giustificazione ) per provocare trecento e passa inermi vittime civili onde sfruttarne i cadaveri per propria propaganda e per sabotare il piano del Vaticano, promuovendo così, premeditatamente, la crudele ed esasperata reazione omicida dei tedeschi ai danni del popolo romano. Quell’attentato di Via Rasella non solo fu inutile, da un punto di vista pratico e militare, ma fu dettagliatamente programmato ed utilizzato dal Pci per sbarazzarsi , includendoli fra i “ fucilandi”, di tutta una serie di partigiani non comunisti, testimoni scomodi da sopprimere . A cominciare dal Colonnello Montezemolo , indubbiamente uno dei " principali nemici di Kappler", ma sopra tutto "un anticomunista” irriducibile. Il 25 gennaio 1944, due mesi prima dell’attentato a Via Rasella e durante dunque la sua organizzazione, il colonnello Montezemolo , grazie ad una delazione stranamente rimasta “ senza autore”, venne arrestato dai nazisti assieme all’amico e compagno di lotta Filippo De Grenet. Entrambi furono rinchiusi e torturati nelle carceri di via Tasso, senza rivelare alcunché ai tedeschi. Fu trasferito nel carcere di Regina Coeli, anche qui devo dire “ stranamente giusto in tempo per trovarvisi rinchiuso quando il 23 marzo successivo avvenne l’attentato di Via Rasella” . Immenso era il timore del Pci per quello che avrebbe potuto denunciare il Colonnello Montezemolo, una volta cessate le ostilità , dato che, come partigiano, era a conoscenza di tanti segreti ed episodi delle brigate comuniste. Dirigeva il carcere di Regina Coeli il Dr Donato Carretta il quale, per il suo passato da fascista era intimorito dalle minacciose pressioni del Pci ( che spadroneggiava la scena rivendicando la paternità dell’attentato) e si prestò supinamente a fare e rifare decine di volte la lista dei detenuti di Regina Coeli da inviare alla fucilazione alle Fosse Ardeatine sulla base dei desideri del Pci e del Gap. Questo perché il Pci, fingendo di volere salvare persone che erano state già rastrellate sul momento, ottenne che molte vittime fossero prelevate dal carcere romano di Regina Coeli , dove erano detenute - oltre a membri della Resistenza - vari prigionieri comuni e di cultura ebraica. Come testimoniato nel suo articolo su “ Il Timone” dell’aprile del 2004 da Massimo Caprara , storico segretario del Pci ai tempi di Togliatti, con quella “manovra” fintamente umanitaria, il Pci si sbarazzò, con la complicità del Dr Carretta, di una notevole serie di partigiani “scomodi”, che avrebbero rappresentato un pericolo se fossero stati lasciati in vita, come il colonnello Montezemolo. Sto parlando di 30 detenuti appartenenti alle formazioni clandestine di tendenze monarchiche, di 52 partigiani detenuti appartenenti alle formazioni del Partito d'Azione e Giustizia e Libertà, di 68 detenuti partigiani appartenenti a Bandiera Rossa, un'organizzazione comunista troskista e di 75 prigionieri di religione ebraica, oltre ad alcuni detenuti comuni. A conti fatti circa metà dei giustiziati delle Fosse Ardeatine furono “ scomodi partigiani” detenuti. Di essi cinquanta erano stati individuati e consegnati ai nazisti dal questore fascista Caruso. Questore che torna immediatamente alla ribalta perché appunto il 18 settembre 1944 a Roma alle 9 del mattino, appena sei mesi dopo l’eccidio delle Fosse Ardeatine, doveva aprirsi il processo a carico suo e del suo segretario Roberto Occhetto, entrambi accusati di corresponsabilità in decine di omicidi perpetrati dai repubblichini e, appunto, della compilazione, dietro dettatura ed insieme a Kappler , al Ministro degli interni Guido Buffarini Guidi, della lista di persone destinate ad essere fucilate alle Fosse Ardeatine . In povere parole il Pci aveva scaricato ogni responsabilità del Carretta sul Caruso. Fingendo di voler salvare il compiacente Carretta , ma lo scopo era ben diverso, eccolo. Prima dell'apertura del Tribunale , quella mattina “ indimenticabile” del 18 settembre del ’44, una folla di parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine e di quelle torturate o trucidate prima della liberazione della città Roma, una folla tutta militarizzata dal Pci, premeva sull'esiguo cordone di forze dell'ordine a presidio dell'edificio. Il cordone non riuscì a contenere la massa di persone che si riversò all'interno al grido di "morte a Caruso" per linciarlo sul posto . Ma l’ex Questore non era ancora in aula , era, ancora convalescente da ferite , su una branda collocata in una stanza secondaria. Ma nell'aula era presente invece il direttore di Regina Coeli Donato Carretta, in qualità di testimone per l'accusa contro Caruso, il quale venne riconosciuto da alcune persone presenti ( e dunque militarizzati dal Pci) e additato come il responsabile della fucilazione delle molte persone detenute all'interno del carcere . Carretta venne assalito e a nulla valsero i tentativi di fermare la folla da parte di due Ufficiali Alleati, il colonnello inglese John Pollock e il tenente americano Atkinsons: i carabinieri presenti riuscirono , in un primo momento, a sottrarlo alla furia della folla ed a farlo salire su di un’auto che, in breve, venne subito circondata dalla folla. Carretta venne trascinato, ormai quasi esanime, sopra le rotaie della vicina linea tramviaria per farlo investire, ma il conducente si rifiutò di eseguire quell’omicidio del tribunale del popolo. Allora Carretta venne sollevato e, di peso, gettato nel Tevere, dove tentò , per l’istinto di sopravvivenza, di salvarsi aggrappandosi dapprima a uno steccato, da cui venne fatto staccare, e successivamente ad una barca, dalla quale venne colpito con ferocia, da taluni esagitati rimasti ignoti con un remo. Il suo cadavere venne successivamente recuperato e appeso alle sbarre di una finestra del carcere di Regina Coeli dove venne visto dalla moglie, salvata a stento anche lei dal linciaggio . Il Pci assistette muto , l’esecuzione di un altro testimone pericoloso, Carretta, linciato dalla folla che lo stesso Pci aveva scatenato, era riuscita. Non ricordo queste nefandezze comuniste solo per il piacere di ricordarle, ma perché sono convinto che tali linciaggi ed una serie infinita di omicidi siano stati ordinati e commessi dal Pci , per i quali debba essere messo sotto processo, trascinato in tribunale ed ivi adeguatamente condannato, chiunque vi abbia contribuito. Come per Sofri, anche sostenendo certa ideologia.