Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 29 settembre 2015

Nella primavera del 1958 Albert Camus nominò Pasternak per il Premio Nobel. Il 23 ottobre 1958 Pasternak ricevette il Premio Nobel per incredibili meriti nel campo della poesia moderna e per il contributo alla tradizione del grande romanzo russo La pubblicazione del Dr Zivago cade in un periodo storico molto particolare. Nel febbraio del 1956 si svolge il XX° Congresso del Pcus , con la “condanna” degli “ errori” di Stalin da parte di Krusciov. In autunno il regime sovietico mostra il suo vero volto, soffocando nel sangue la rivoluzione ungherese. Subito dopo, in Italia, si verifica la” ribellione” al Pci di alcuni intellettuali di sinistra, affidata alla famosa “ lettera dei 101”. Le vicende del romanzo “ Il Dottor Zivago” sono intrecciate a questi avvenimenti internazionali e nazionali. Come ampiamente dimostrato dal recente libro del Prof. Paolo Mancosu ( “ Zivago nella tempesta”, Feltrinelli, 2015) , le autorità sovietiche coinvolsero subito i “ compagni italiani ”per evitare la pubblicazione del libro. In prima linea vi furono Pietro Secchia, Palmiro Togliatti, Paolo Robotti, Mario Alicata, Luigi Longo, Pietro Ingrao ed altri. Ci furono forti pressioni nei confronti di Giangiacomo Feltrinelli, sottoposto ad una sorta di “ inquisizione comunista a puntate”. Voglio ricordare almeno alcuni fra quei noti, ma dimenticati avvenimenti. Fra la fine di settembre e l’inizio di Ottobre del 1956 Mario Alicata convoca Feltrinelli presso la Federazione di Milano del Pci, allora situata in Piazza XXV Aprile. Sventola, con rabbia, il solito telegramma, estorto a Pasternak in cui lo scrittore richiederebbe all’editore la restituzione del manoscritto. Niente da fare. Subito dopo ci prova Aleksej Surkov, in visita in Italia. Il capo degli “scrittori sovietici” lascia intendere ne va della vita stessa di Pasternak. L’incontro, burrascoso a dir poco, dura tre ore. Il 23 novembre del 1957 esce il libro , presentato ufficialmente all’Hotel Continental di Milano. A questo punto il Pci tenta la carta “Rossana Rossanda” che incontra Giangiacomo Feltrinelli proponendogli, d’ora in avanti, di discutere titolo per titolo il catalogo della casa editrice Feltrinelli. La Rossanda stende un lungo “rapporto” sul suo colloquio con l’editore e lo invia a Mario Alicata l’8 dicembre del ’56 nel quale afferma che “ condizionare le scelte di Giangiacomo Feltrinelli è difficile, ma non impossibile. E, circa il romanzo appena pubblicato, la Rossanda riferisce ad Alicata che questo non suscita poi tanto interesse ed era stato tolo dalle vetrine “! Insomma per la Rossanda il Pci ne esce bene da quella ignobile persecuzione della libertà di pensiero. Peccato che , al contrario, “Il dottor Zivago” diventi, all’istante, un vero e proprio “best seller”, 12 mila copie andate a riba in poche ore, una ristampa ogni due settimane, per tutto l’inverno ‘56/’57! Valerio Riva, redattore della Feltrinelli ai tempi del “ Dottor Zivago” e tra i più decisi a caldeggiarne la pubblicazione, ricorda così l’intervento della Rossanda in una sua intervista al “Corriere della Sera”: “Quello fu un gravissimo tentativo di intimidazione ,ma non il primo. Ricordiamoci che il Pci era stato “ incaricato” e “ pagato” da Krusciov perché impedisse la pubblicazione del libro”. Da notare: Feltrinelli non era certo un antisovietico , in fondo rivendicava solo l’applicazione delle linee guida del XX° Congresso del Pcus ( e dell’VIII° Congresso del Pci, a dicembre , a Roma) e chiedeva di non ingessare il partito, di non farlo diventare una forza conservatrice . Tra le mani ha un capolavoro che nessuno in buona fede avrebbe potuto liquidare come semplice pamphlet politico: non pubblicarlo sarebbe stato un crimine contro la cultura. I “ critici organici di Botteghe Oscure” scendono in campo. Carlo Salinari imputa a Pasternak di “ odiare la rivoluzione”. Altri stigmatizzano i “ cedimenti crepuscolari” ed i “ languori decadentistici” del romanzo. A difesa di Pasternak solo, come sempre, “ Il mondo” di Pannunzio che denuncia “la più violenta campagna di ingiurie e di minacce che si sia vista in Urss”. Nel 1958 “ Editori Riuniti” pubblica un documento che dovrebbe riassumere la posizione del Pci in merito al “ Dottor Zivago”. Sul “ caso Pasternak” raccoglie la lettera allo scrittore del “Comitato Editoriale “ di “ Novi Mir” ed un articolo di Mario Alicata comparso in origine su “L’Unità” – allora diretta da Davide Lajolo – datata 14 novembre 1958. Alicata , responsabile della “ Commissione Culturale” del Pci, conosce per filo e per segno le vicende editoriali del “ Dottor Zivago”. Egli stesso ha orchestrato la campagna per evitarne l’uscita. Eppure, l’articolo di Alicata, riga dopo riga, accumula menzogne raccontate nella piena consapevolezza che siano tali. Secondo Alicata, il romanzo, che “ difetta di una autentica vena narrativa”, è “ schiettamente politico” e, per il tono e l’accento, “ apertamente controrivoluzionario”. Bene hanno fatti i compagni di Novi Mir a rifiutarsi di stamparlo, motivando la decisione con una” lunga analisi critica” (sarebbe la lettera di pura stroncatura ideologica cui abbiamo accennato) . Secondo Alicata, Pasternak, colpito dalle osservazioni, chiese invano di fermare la pubblicazione del libro. Ma “ prevalse in quell’editore ( si riferisce a Giangiacomo Feltrinelli) la cupidigia di un grosso colpo editoriale”. Feltrinelli, mai nominato, avrebbe dunque calpestato la volontà di Pasternak. E nell’Urss? Tutto tranquillo, prosegue l’ineffabile Alicata :” Nessun rimprovero fu di ciò mosso in Unione Sovietica a Boris Pasternak”. In Occidente il Dottor Zivago è stato un flop, secondo i russi: “Gli echi della sua pubblicazione non andarono oltre una ristretta cerchia di specialisti e di intellettuali”, parole testuali di Alicata. Dopo il Nobel, concede Alicata, c’è stato “ qualche eccesso verbale” ma ora Pasternak può continuare a fare la sua vita, anche se è stato espulso dall’Unione degli scrittori sovietici. Ecco, queste, secondo Maio Alicata, voce ufficiale del Pci, sono le reali proporzioni del “ caso Pasternak”. “ E non ci sarà vociare alcuno – oh, come pietoso e grottesco su tante bocche di botolo antisovietico - che potrà mutarne la vera natura”. Con tanti saluti alla verità