Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 13 ottobre 2015

Seconda ed ultima parte Certo fa impressione osservare certe cifre: il gettito delle imposte dirette del 1995 fu di 260.000 miliardi di lire mentre il costo degli interessi sul debito pubblico fu di 200.000 miliardi di lire. Ma il profondo dissesto del nostro bilancio non è certo attribuibile al costo degli interessi. E’ all’incirca dal 1958, anno più anno meno, da quando la Dc del periodo post degasperiano face l’apertura alla sinistra socialista che davanti al problema del deficit pubblico si sente sempre ripetere lo stesso ritornello: l’unico rimedio al deficit starebbe, secondo la sinistra, democristiana e socialcomunista sempre e solo in manovre, manovrine, manovrette, patrimoniali, tutti nomi diversi che hano sempre significa una sola cosa: aumento delle imposte . E sì, perché la sinistra, non sapendo come legittimare davanti all’opinione pubblica il proprio operato, non ha fatto altro che attribuire le responsabilità del nostro deficit alle imposte che dovevano essere aumentate e all’evasione fiscale. In verità i dati del FMI ci dicono una verità che il predominio mediatico informativo della sinistra , l’uso sfrontato della “ censura” sulle verità che ora spiegherò e, una volta censurate le verità, la costruzione e la propalazione di “una verità rovesciata” hanno condotto il popolo ignorante ed indottrinato a credere che per ripianare il deficit fossero davvero necessarie nuove imposte, patrimoniali e dare una spietata caccia all’uomo che si permettesse di eludere o diminuire le imposte da pagare. Insomma come per la “ sanità”, come per la pubblica istruzione, come per l’ “ assistenza sociale” ( tre argomenti sui quali ho scritto e dimostrato le truffe alle quali la sinistra ci ha assoggettato da sempre, anche per il deficit e per le imposte vengono raccontate panzane e bufale. Il risanamento della finanza pubblica dipende, secono la sinistra, dal necessario auento delle imposte? Vediamo. I dati FMI evidenziano che fra il 1980 ed il 1993 le imposte sono state aumentate del 500%, passando da i 134.000 miliardi di lire del 1980 ai 760.000 miliardi di lire del gettito del 1993. Ma, come ho dimostrato nel precedente articolo, nello stesso periodo il debito pubblico è letteralmente esploso, passando dai 212.500 miliardi di lire del 1980 ai 1.866.250 miliardi di lire del 1993. Il rapporto “Debito / Pil” , vediamo anche questo indice, è esploso egualmente, passando dal 55% del 1980 al 121% nel 1993. Negli anni iù sciagurati, nei peggiori anni della nostra vita, , cioè fra il 1980 ed il1993 mentre il Pil italiano cresceva con una medita del 2,5% annuo, le entrate del settore pubblico, le imposte, hanno galoppato al ritmo vertiginoso di un 6% all’anno. Eppure tra il 90 ed il 93 le “ entrate pubbliche” sono aumentate di circa 200.000 miliardi di lire mentre il Pil, nell’identico periodo di tempo, aumentava di 238.000 miliardi di lire. Traduco: quasi l’80% della produzione annuale di nuova ricchezza ( Pil) è stata consumata dall’aumento della spesa pubblica. Insomma pur in presenza di un aumento vertiginoso del gettito tributario fra il 1980 ed il1993 il debito pubblico non solo non è diminuito, ma è anche aumentato. I conti sono presto fatti: se le spese pubbliche italiane fra il 1980 ed il 1993 fossero rimaste non voglio dire uguali ma anche se fossero aumentate in misura proporzionale all’aumento del Pil, ho calcolato che nel 1993il bilancio statale si sarebbe chiuso con un attivo di circa 100.000 miliardi di lire. Invece si è chiuso con un passivo di ben 150.000 miliardi di lire. Con questa verità tratta dai numeri – che tutti possono verificare, confrontare, studiare, elaborare, prego accomodatevi pure – viene anche irrisa, svergognata, sputtanata una serie di “ rituali cialtronate, balle e panzane” che la sinistra ha sempre sparso a piene mani per creare una forte opposizione alla riduzione della spesa pubblica e dunque del deficit . Quale era la minaccia ricattatoria più in uso nelle redazioni di “Repubblica” o de “Il Fatto” o del “ Corriere della Sera” o del TG3 per “criminalizzare” la sola idea di ridurre la spesa pubblica? Che la riduzione della spesa pubblica avrebbe costretto lo Stato a licenziare centinaia di migliaia di dipendenti pubblici. Ecco questa è la prima colossale balla che vi hanno inculcato, perché i dati del FMI ci certificano che potevamo benissimo non licenziare nessuno ed anche aumentare gli stipendi, nei limiti, però, dell’aumento del nostro Pil. Ora mi pare lampante che chi continua a sostenere ed a votare per la sinistra lo fa solo per difendere i propri privilegi. Altro che idealismo!
IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO ED IL DISSESTO DELLA FINANZA PUBBLICA E’ RESPONSABILITA’ DELLA SOLA SINISTRA POLITICA ITALIANA Parte Prima Per i tanti “ smemorati di Collegno” che infestano l’Italia e che ammorbano Facebook La “ Lite delle comari” oppose nel 1982 Andreatta a Formica circa la separazione , proposta e sostenuta da Andreatta, tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia. Non fu solo una “lite fra comari” nel cortile Italia come vedrete, piuttosto l’inizio di adesione agli accordi sovranazionali che ci condussero poi ad accettare l’entrata in vigore dell’Euro nel 2002 . Non a caso la Banca d’Italia era guidata da Carlo Azeglio Ciampi, uno dei principali “ artefici” dell’Euro e si schierò sulle posizioni di Andreatta : già dal lontano 1981 la Dc “ di sinistra” dimostrava il suo intimo disprezzo del Parlamento, perché quella decisione di separazione è l’unica responsabile dell’ esplosione del fabbisogno finanziario dell’Italia , delle disastrose conseguenze sul debito pubblico, praticamente la tomba per gli italiani, una decisione assunta senza alcun passaggio parlamentare. Dai dati del FMI risulta che il debito pubblico italiano, di 4.800 miliardi di lire nel 50, di 9.290 miliardi di lire nel 60, di 23.200 miliardi di lire nel 70, di 212.670 miliardi di lire nel 80 è diventato di 1.318.800 miliardi di lire nel 90, di 1.866.270 miliardi di lire nel 93, arrivando a 2.197.000 miliardi di lire nel 95.Nello stesso periodo il PIL italiano passava da 9.247 miliardi di lire nel 50, a 23.200 miliardi di lire nel 60, a 62.880 miliardi di lire nel 70, a387.700 miliardi di lire nel 80, a 1.310.700 miliardi di lire nel 93 arrivando ad 1.770950 miliardi di lire nel 95.Il rapporto debito/Pil, negli stessi anni, passa così dal 52% al 40%, al 37% ( cioè scende fra gli anni 50 e gli anni 70), al 55% nel 80, al 101% nel 90, al 120% nel 93, arrivando al 125% nel 95. Precisano , i dati del FMI, che dei 1.866.270 miliardi di debito pubblico esistente al 31/12/93 la bellezza di 1.653.600 miliardi di lire, cioè quadi il 75%, era un debito contratto nel periodo infausto, cioè fra il 1980 ed il 1993. Con l’arrivo delle “aste” dei titoli pubblici ( Bot, CCt, eccetera) furono le banche italiane a far acquistare ai risparmiatori italiani quei titoli pubblici. E siccome gli investitori esteri di quel debito pubblico erano si e no il 10% del totale, pensate a quanto milioni di miliardi di lire sono state rastrellate dal mercato del risparmio per essere dirottate nel “ sicuro del Bot” e con ciò sottratti agli investimenti produttivi. Quanto lavoro avrebbero potuto creare quella massa di milioni di miliardi di lire se fossero stati dirottati da un libero mercato su investimenti non speculativi ( come lo sono stati) ma “ produttivi”. Dunque questa deriva di politica monetaria della sinistra ha anche prodotto un altro cancro: ha concretamente messo sotto protezione le imprese italiane esistenti, evitando la concorrenza straniera e regalando loro ( De Benedetti, Agnelli, Mediobanca, eccetera) tutta una serie di “ monopoli” oggi incapaci di misurarsi col mercato globalizzato se non falliti ( Alitalia eccetera). Ecco il vero motivo per il quale quasi tutti gli imprenditori italiani ( da De Benedetti ad Agnelli a Colaninno a Cairo eccetera) sono legati alla sinistra politica, essendone stati enormemente avvantaggiati. Ma non basta Perché tutto questo ha determinato un “carico per interessi annuali” del debito pubblico che da solo ha assorbito quasi tutto il gettito annuale delle imposte dirette. Ragione per cui si è verificato un gigantesco conflitto di interessi: si badi che per ogni milione di imposte dirette che ciascun cittadino italiano era obbligato a versare , 800.000 lire andavano direttamente nelle tasche degli investitori italiani che non erano certo i poveri in canna, ma “ quelli che se lo potevano permettere” e dunque in massima parte il popolo dei burocrati, degli statalisti, delle clientele politiche, finanziarie e bancarie asservite al Leviatano, tutta gente che votava “ a sinistra” per non perdere certe posizioni di predominanza e di privilegio0. (Segue)