Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 18 ottobre 2015

Bersani e la sinistra comunista dei Cuperlo, dei Gotor , dopo l’inchino fatto a Renzi sulla riforma costituzionale che nemmeno il peggiore Schettino avrebbe potuto fare , trova un altro spunto per far sapere di esistere e di guadagnare a spese nostre ricchi ed altamente immeritati , osceni privilegi . L’occasione per dare segni di vita è la legge di stabilità, il ritornello è però quello di sempre, unico, dal 1958 in poi. Uffa ! Che noia che barba che noia! Il ritornello della sinistra e dei suoi “miliziani” è sempre lo stesso, dal 1958 in poi: per risanare la finanza pubblica servono maggiori imposte. Eppure – dati FMI non dell’ “L’Unità”- fra il 1980 ed il 1993 le imposte sono state aumentate del 500%, passando da i 134.000 miliardi di lire del 1980 ai 760.000 miliardi di lire del 1993. Ma nello stesso periodo – fonte sempre RMI non “Repubblica”- il debito pubblico è letteralmente esploso, passando dai 212.500 miliardi di lire del 1980 ai 1.866.250 miliardi di lire del 1993. Il rapporto “Debito / Pil” , vediamo anche questo indice, è esploso egualmente, passando dal 55% del 1980 al 121% nel 1993. Negli anni più sciagurati, cioè fra il 1980 ed il1993, mentre il Pil italiano cresceva con una medita del 2,5% annuo, le imposte, hanno galoppato al ritmo vertiginoso di un 6% all’anno. Eppure tra il 90 ed il 93 le “ entrate pubbliche” sono aumentate di circa 200.000 miliardi di lire mentre il Pil, nell’identico periodo di tempo, aumentava di 238.000 miliardi di lire. Traduco: quasi l’80% della produzione annuale di nuova ricchezza ( Pil) è stata consumata dall’aumento della spesa pubblica. E così si è andati avanti fino ad oggi. E’ opportuno sapere che se le spese pubbliche italiane, fra il 1980 ed il 1993, fossero rimaste , non voglio dire uguali, ma almeno aumentate in proporzione all’aumento del Pil, nel 1993 il bilancio statale si sarebbe chiuso con un attivo di circa 100.000 miliardi di lire. Invece si è chiuso con un passivo di ben 150.000 miliardi di lire. Fatevi due conti e pensate all’articolo 53 della Costituzione.