Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 2 marzo 2020




QUELLO SCANNATOIO DI MANI PULITE.

CRONACA DI UNA TRUFFA GIUDIZIARIA, COMMESSA DAL POOL DI MILANO, PER SALVARE IL PCI 


Parte Quarta 

IL PCI, LE TANGENTI, IL CONTO GABBIETTA,
DUE MAGISTRATI DEL POOL DI MILANO, GERARDO 
D’ AMBROSIO E TIZIANA PARENTI.

MA SOLO QUEL POCO CHE VI HANNO FATTO SAPERE


Nel Pool di Milano vigeva uno strano, inusuale, forse anche “illecito” regime, il “regime del quarto piano” del Palazzo di Giustizia di Milano, ossia che ogni Magistrato del Pool, per indagare, doveva dapprima ottenere una sorta di permesso, di benestare da parte di un altro P.M., ossia da parte di Gerardo D’Ambrosio, il così detto “coordinatore del Pool” e non dal vero capo del Pool, ossia da Borrelli.

Tra l’altro questo Gerardo D’Ambrosio   era piuttosto “chiacchierato” nell'ambiente giudiziario, specie quello milanese. D’Ambrosio era a Milano già da tempo, già da quando era esploso il caso di Piazza Fontana.  Quando quel caso fu assegnato a D’Ambrosio, immediatamente il Pci mandò a Milano, con le funzioni di “cronista giudiziario” uno dei suoi migliori “commissari politici stile Stalin”, tale Ibio Paolucci.

 Ora questo Ibio Paolucci non ci capiva quasi nulla dei problemi giudiziari, ma era un “persuasore comunista” molto in gamba, era un “Commissario politico”, una sorta di Beria all'italiana molto quotato nel Pci, che si appiccicò come una sanguisuga a D’Ambrosio e i due divennero in breve inseparabili. Insomma D’Ambrosio fu quasi plagiato da questo Paolucci, perse la sua autonomia intellettuale – che pure aveva dimostrato di possedere quando non si fece fagocitare  dal pensiero unico dominante che pretendeva spacciare come “verità” la “ bufala” che Pinelli fosse stato ucciso nella stanza del Commissario Calabresi – oltre che il suo proverbiale buon umore, divenne arcigno, occhiuto e così sfacciatamente prono ai voleri del Pci e non a quelli del diritto,  che, alla sua morte, il suo stesso Comune di nascita, Santa Maria a Vico, nel salernitano, si rifiutò di concedergli la cittadinanza onoraria  con un epitaffio da rabbrividire: D’Ambrosio sarà pure stato un cittadino illustre, ma non seppe stare al di sopra delle parti come un magistrato dovrebbe sempre essere.

Parole di fuoco, indelebili, nei registri di quel Comune.

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Ci sono episodi, rigorosamente tenuti nascosti all'opinione pubblica italiana che, una volta rivelati, servono a far capire, meglio di qualsiasi documento, a quale livello di manipolazione dell’informazione eravamo arrivati già negli anni 90, 91, 92 e 93
Racconto o svelo questo episodio molto significativo al riguardo.

Sull’onda del famoso TG4 in cui anche la notte appariva il famoso Manlio Brosio, prima della sua folgorazione mariana, che,  indicando una finestra di una stanza del quarto piano del Palazzo di Giustizia di Milano con le luci accese, salmodiava “ lassù Di Pietro ancora lavora per eliminare la corruzione…”, la sinistra comunista, forte del suo delirio di onnipotenza dovuto al nuovo  “ papa esterno”, pensò di creare una “associazione a delinquere finalizzata alla manipolazione  dell’informazione ed alla disinformazione dell’opinione pubblica”. Sono state le confessioni di due giornalisti implicati in questo “pasticciaccio brutto”, Piero Sansonetti e Antonio Polito, a rivelarlo, altrimenti non ne saremmo mai venuti a conoscenza.

Bene allora dovete sapere che ai tempi di Mani Pulite “Corriere della Sera”, “Repubblica”, “La Stampa” e “L’Unità” si consultavano alle sette della sera con un pool di Magistrati di Milano (furono Borrelli, Di Pietro, Greco, Davigo e Colombo) - li avevamo battezzati “la banda dei quattro + quattro” - e “concordavano come convenisse presentare gli articoli di fondo di quei giornali nel modo in cui fossero funzionali agli interessi dei magistrati”.

Insomma quei quattro giornali, molto diffusi e molto importanti, divennero lo strumento nelle mani del Pool di Milano, all'informazione era stato messo il guinzaglio, la banda dei giornalisti lucrò strepitose carriere mediatiche e politiche ( Veltroni era, a quei giorni il direttore dell’Unità, Mieli quello del Corriere della Sera) - fatta eccezione per Piero Sansonetti che, avendo sputato il rospo e raccontato questa schifezza, ha pagato con l’ostracismo della stampa foraggiata – l’opinione pubblica venne “ ammaestrata ad adorare la versione politicamente corretta di Mani Pulite” i Magistrati, da parte loro, stavano ogni giorno sulla prima pagine dei suddetti giornali e vai con foto, interviste, talk show, quattrini, fama, onori….

Tutto, a quel tempo, era pensiero unico, stile Unione Sovietica, una sorta di Minculpop guidato da questa banda dei 4+4, 4 PM e quattro giornalisti.
L’Italia moriva, ci stavano togliendo la libertà di informazione e di pensiero, loro pensavano a fare carriere strepitose.

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Guardate che se il 'caso KoKo' è emerso, in Germania, in tutta la sua ampiezza e gravità e ha occupato un posto di rilievo nella storia moderna e anche nelle indagini del Procuratore russo Valentin Stepankov, occorre aggiungere che, purtroppo, poco o nulla sarebbe trapelato in Italia di tutto questo marasma, se a strappare il velo dei misteriosi rapporti ‘KoKo - Eumit' non ci avesse pensato, durante i giorni della così detta “Mani Pulite”, il sostituto procuratore di Milano Tiziana Parenti.

La Parenti era entrata a far parte del Pool di  Milano a “ sgozzamenti “ già iniziati da tempo, esattamente a marzo del ’93, preceduta da una nomea di magistrato iscritta al Pci di Pisa (era “Titti la rossanell'ambiente) e, date queste sue credenziali, la sua inclusione nel Pool di Milano non viene osteggiata da D’Ambrosio e da Borrelli e nemmeno dagli altri magistrati, anzi la sua tessera del Pci fu, come dire, “una garanzia” e quindi le vennero assegnate proprio le indagini sulle tangenti al Pci, sia dalla Russia che in Italia ed in Europa.

Il tutto nasce dalla scoperta di un conto in Svizzera, il famoso conto “gabbietta”, di cui è titolare Primo Greganti, ex amministratore della federazione provinciale del Pci di Torino, un “compagno prestanome” a disposizione del Pci, come quel Brenno Ramazzotti nella “Eumit”, come i più noti Ugo Vetere, Luigi Petroselli,Giulio Argan, Francesco Rutelli, Water Veltroni  e chissà quante altre “teste di legno”.

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Fine Quarta parte- Segue

Tratto da un capitolo del libro dal titolo “ Così eravamo noi”, di Gaetano Immè, in corso di pubblicazione


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