Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 3 marzo 2020




QUELLO SCANNATOIO DI MANI PULITE.

CRONACA DI UNA TRUFFA GIUDIZIARIA, COMMESSA DAL POOL DI MILANO, PER SALVARE IL PCI 

Parte Quinta 

QUELLO CHE È AVVENUTO VERAMENTE E CHE L’OPINIONE PUBBLICA ITALIANA NON SA

Per capire bene quello che era avvenuto, bisogna svelare all'opinione pubblica, che lo ignora completamente, in che cosa sia consistita, nel Pci, l’operazione ’operazione 'salvataggio Ecolibri'.

Nel marzo del 1987 Paola Occhetto, sorella di Achille Occhetto, entra nel consiglio di amministrazione della 'Ecolibri', una società di distribuzione libraria della 'Editori Riuniti', gestita dal Pci di Bologna. Le cose non devono andar bene, se, già nel dicembre dello stesso anno, la federazione provinciale del Pci di Bologna dà incarico a un ufficio di consulenza della sua area politica di far chiarezza sull'intricata situazione contabile della “Ecolibri”. La relazione a fine controllo è allarmante. Non solo abbondano le cifre in rosso, ossia i debiti, ma si evidenziano pure irregolarità contabili con gravi conseguenze sul piano penale per l’apparato gestionale della Ecolibri Srl
.
Paola Occhetto viene subito invitata a dimettersi, perché Paola è la sorella del Segretario nazionale del Pci , di Achille Occhetto e l’opinione pubblica non doveva venire a sapere nulla di questo scandalo “Ecolibri”, perché avrebbe compromesso la falsa immagine santificata  di un Pci mai inquisito per reati di stampo finanziari, un Pci che aveva sempre negato di avere percepito finanziamenti illeciti e tangenti, non ostante “alcune confessioni” che pure  testimoniavano il suo diretto coinvolgimento nella percezione  delle tangenti e dei finanziamenti dall’’Urss  e soprattutto perché il Pci stava usando la clava dell’altrui corruzione per eliminare tutti gli avversari politici usando la compiacente complicità della magistratura sulla corruzione di casa sua..
Proprio mentre gli artificieri di Botteghe Oscure lavorano per trovare una soluzione in grado di disinnescare il detonatore, fra le mani del Pci scoppia la bomba: irrompe sulla scena tale 'Fineditor', società specializzata nel recupero dei crediti nel settore librario, la quale sporge, presso il tribunale di Bologna, una denuncia-querela contro la 'Ecolibri' per truffa e bancarotta fraudolenta.

Il Pci bolognese è nei guai e chiede ancora più insistentemente aiuto alla sua direzione nazionale, a Botteghe Oscure. E così tutto il delicato e pericoloso caso “Ecolibri” passa direttamente da Bologna a Roma, a Botteghe Oscure.

E da Botteghe Oscure rassicurano che il Sen. Marcello Stefanini, il tesoriere del Pci, sistemerà la situazione.

E così, su sollecitazione del Sen. Marcello Stefanini, a Lipsia, durante una delle sue famose fiere, note per la varietà dei prodotti in esposizione, si incontrano i “compagni” italiani della 'Eumit' e quelli tedesco-orientali della 'Simplex’ e convengono sulla necessità di sanare i debiti della 'Ecolibri' in qualsiasi modo. Quella questione della “Ecolibri”, andava affrontata immediatamente: questa era la disposizione del Tesoriere del Pci, ossia del Sen. Marcello Stefanini.

È a questo punto che entrano in azione gli uomini della 'Eumit', interessati al caso anche direttamente da Botteghe Oscure. A Torino operano il consigliere di vigilanza Guido Accornero, esperto in questioni librarie e Primo Greganti, ex amministratore del Pci torinese, con conto Gabbietta, in Svizzera. A Lipsia e a Berlino Est Accornero è di casa, come pure di casa sono Ramazzotti e Regis. Nasce così la operazione 'salvataggio Ecolibri' che, per avere immediato successo, necessita però di una certa liquidità immediata, liquidità che momentaneamente però si ritrova sul conto svizzero Gabbietta, gestito dal compagno Greganti, appunto.

Il 'compagno G.', ossia Greganti Primo, mette a disposizione dell’operazione “Ecolibri” la liquidità giacente sul conto svizzero 'Gabbietta', sul quale era stato trasferito, fra le altre poste, anche quel 1.050.000.000 di lire dalla DHB di Berlino, somma che poteva dunque essere destinata a ripianare, in gran parte, il debito della “Ecolibri” (che era di quasi 2 miliardi in realtà) e per tacitare innanzitutto la 'Fineditor'.

Seguì una “proposta stragiudiziale” del Pci bolognese -  il quale aveva ricevuto quel miliardo e cinquanta milioni di lire che Greganti aveva prelevato dal conto Gabbietta -       di pagare, per contanti, alla “Fineditor” la somma di 1.050.000.000 a saldo e stralcio definitivo   dei suoi crediti verso la “Ecolibri”.

La “Fineditor” si dimostra appagata dalla proposta, la accetta e ritira la querela.
Meglio sottolineare che si erano realizzati, in questo modo, svariati reati penali a carico del Pci, un “illecito finanziamento”, oltre a falso in bilancio ed a false comunicazioni sociali. Ed inoltre non doveva assolutamente venire alla luce che quel miliardo e cinquanta milioni di lire erano stati versati sul conto “Gabbietta” dalla DHL di Berlino, dato che quell'accreditamento non aveva una causale legale.

Dunque, omertà assoluta sull'operazione “Ecolibri” da parte di tutti i coinvolti.
In realtà, di questa operazione illecita, c’erano prove sparse dappertutto: la denuncia della “Fineditor” contro la “Ecolibri”, nel bilancio della “Ecolibri” non vi era il becco di una lira eppure nel faldone della denuncia contro la “Ecolibri” da parte della “Fineditor” c’era anche depositata la transazione a titolo di saldo e stralcio e la corresponsione, da parte della “Ecolibri” alla “Fineditor” di Lire 1.050.000.000.  
Ma questi indizi erano sparsi in vari luoghi e vi era, nella dirigenza del Pci, la quasi certezza che tutto poteva filare liscio, come al solito.

Tutto sarebbe rientrato nella normalità non solo a Bologna ma pure a Torino e sopra tutto a Roma, se il fiuto di un tenace magistrato, la P.M. Tiziana Parenti, non l'avesse portata a indagare più a fondo su questa oscura vicenda.

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Intanto già i primi risultati delle sue indagini, quelle della Parenti, destano scalpore.
La Parenti, avuto l'incarico di seguire la pista dei finanziamenti al Pci provenienti dalla Rdt, aveva scoperto che, nel conto svizzero 'Gabbietta' intestato a Primo Greganti, non solo ci sono i 621 milioni trasferiti dal presidente della 'Calcestruzzi Spa Lorenzo Panzavolta come tangente al Pci, ma c'è pure una somma di L. 1.050.000.000 che si presume provenga dalla Rdt.  La Parenti, ritenendo che questa somma potesse nascondere un possibile illecito finanziamento al Pci da parte della Sed, volle vederci chiaro.

Convocò Greganti, come “persona informata sui fatti”, affinché precisasse la natura di quel miliardo e 50 milioni

Eravamo ancora nel marzo 1993. Greganti, interrogato più volte, rimaneva fedele alla sua prima e unica versione secondo la quale quella somma, ossia 1.050.000.000 di lire, sarebbe stato il ricavato della vendita della quota azionaria 'Eumit' di proprietà del Pci avvenuta nel 1990.

Ma Brenno Ramazzotti, il “prestanome del Pci nella Eumit” e gli altri soci del Pci nella 'Eumit' avevano sempre parlato di una vendita della quota azionaria del Pci alla 'Deutsche Handelsbank' di Berlino Est, ma avvenuta nel 1988 e oggi eravamo nel 1993.
Come interpretare le due contrastanti versioni?

A quel punto la Parenti considerò inattendibili le spiegazioni di Primo Greganti e lo fece arrestare e rinchiudere al sesto raggio di San Vittore, noto, per i suoi 'inquilini', come il 'quartiere di Tangentopoli'.

La Parenti volle andare a fondo della complessa vicenda e inviò una rogatoria a Berlino allo scopo di far chiarezza sulla palese contraddizione.

A questo punto, gli uomini della 'Eumit' e di Botteghe Oscure, terrorizzati, prima sempre compatti nell'affermare che le azioni 'Eumit' di loro proprietà (il 20 per cento secondo la loro dichiarazione, come abbiamo saputo dall'intervista a Brenno; il 30 per cento da quanto risulta dagli atti della commissione di inchiesta del Bundestag) erano state vendute alla 'Deutsche Handelsbank' nel 1988, adesso tirarono fuori dal cilindro del mago un escamotage e rivelarono alla stampa l'esistenza di una 'doppia vendita': la prima, 'fittizia', quella del 1988, per ottenere un prestito dalla DHB (operazione portata a termine da Ramazzotti e da Desideri della 'Sofinet', grazie a  Ziesche della DHB) e la seconda, 'reale', questa del 1993, con acquirente Regis che aveva utilizzato, come terminale bancario per incassare  il ricavato della vendita,  il conto svizzero 'Gabbietta' intestato a Primo Greganti).

La Parenti non abboccò e intuì che la 'teoria della doppia vendita' nascondeva, in realtà, un finanziamento al Pci da parte della Sed non correlato con la cessione del pacchetto azionario Eumit di proprietà del Pci e ritenne necessario, ai fini dell'indagine, di continuare a procedere sulla pista da lei individuata.

E così avvenne che il PM Parenti “osò l’inosabile” e inviò un “avviso di garanzia come sospetto ricettore di una tangente incassata da Primo Greganti” al tesoriere del Pci il Senatore Marcello Stefanini.

Evento che fece gelare il sangue nelle vene della nomenclatura del Pci/Pds, sconvolse i suoi vertici che si sentivano “intoccabili”, protetti come erano sia dal potente nuovo “Papa esterno” che da una magistratura schierata a sinistra e dominata dall’On Luciano Violante.

Quell'iniziativa del PM Parenti, per i vertici del Pci, significava venire svergognati davanti al mondo intero, perché  avrebbe potuto svelare tutti gli illeciti finanziamenti tangentizi del Pci  e costretto Occhetto e D’Alema a spiegare all'opinione pubblica, come mai subito dopo Mani Pulite il Pci Pds era stato costretto a vendere la sede storica di Via delle Botteghe Oscure ed a licenziare buona parte dei suoi quasi 5.000 dipendenti ed a ridimensionare di molto il quotidiano del Pci l’Unità.

Ecco allora arrivare il “soccorso rosso”, nella persona di quel Gerardo D’Ambrosio di cui vi ho già parlato.

A dire il vero, già dal marzo/ aprile del ’93 la insistenza della Parenti nel voler approfondire le indagini su quel conto “gabbietta” aveva  messo in agitazione “il compagno D’Ambrosio” il quale, dopo l’iniziale gioia di accogliere una collega comunista nel Pool, un magistrato che, immaginava, si sarebbe subito allineato alla linea di condotta del Pool, stava scoprendo “ il caratterino “ della Parenti, la sua “ non condizionabilità”, la sua “ schiena dritta” per cui,  quasi presagendo complicazioni future, pensò di “anestetizzare” le future possibili indiscrezioni che avrebbero potuto venire fuori da un controllo del conto Gabbietta e il 26 maggio del ’93 mise subito “le mani avanti”. Così in una “intervista sdraiata” sulla solita “Unità” annunciò “urbi et orbi” che “praticamente e a grandi linee l’inchiesta di Mani Pulite era ormai conclusa, perché quel che doveva emergere nel filone “politico-affaristico” era già emerso”.  

Il messaggio che D’Ambrosio voleva lanciare agli italiani era chiaro, significava che il marcio delle tangenti stava solo nella DC e nel Psi, anzi, ovunque, meno che nel Pci/Pds e tutto questo non ostante molteplici vere e proprie confessioni da parte di esponenti nazionali e locali anche del Pci, segnatamente da parte di Maurizio Prada della Dc e di Luigi Carnevale, tesoriere del Pci milanese, che ammettevano la spartizione tangentizia a tre, ossia Dc, Pci e Psi. In quella primavera del ’93 i vertici del Pci/Pds stavano vivendo, come anticipato, un vero e proprio “delirio di onnipotenza” dato che l’On Luciano Violante garantiva una vera e proprio impunità, guidando e controllando la magistratura comunista. Perché, suvvia, se il Pool di Milano andava ad indagare il “tesoriere del Pci” significava che la Magistratura “si permetteva”, osava mettere nel centro del mirino la Segreteria del Pci/Pds

Ma quell'intervista di D’Ambrosio infastidì la Parenti che la interpretò come una forzatura alla sua indipendenza. Al magistrato milanese inquirente interessava chiarire la natura di questo conto ‘Gabbietta” e, in particolare, come abbiamo visto, la causale della somma di L. 1.050.000.000 lì trasferita dalla DHB di Berlino Est per iniziativa d quell'altro “prestanome del Pci”, di Regis.

E mentre la stampa e tutta a la sinistra cominciava ad ululare che quell'iniziativa del P.M. Parenti era solo un ritorno “della strategia della tensione”, ecco scendere in campo, come annunciavo, il “soccorso rosso di Gerardo D'Ambrosio”.
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Fine della Quinta parte- Segue


Tratto da un capitolo del libro di Gaetano Immè “Così eravamo noi”, in corso di pubblicazione.

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