Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 22 aprile 2020


PERCHÉ’ CRAXI AD HAMMAMET E ALDO MORO AL CIMITERO DI TORRITA TIBERINA ?


Dopo i tasselli mancanti, ritrovati e sistemati dal lavoro della 2° Commissione Moro (la terza in tutto, dopo la Commissioni Stragi e poi la Commissione Moro 1), che ha eseguito indagini ed esperimenti mai in precedenza eseguiti perché insabbiati e tralasciati, si può, anzi, “si deve dire sempre con maggiore insistenza “la verità più credibile “

(non la “verità dicibile” costruita a tavolino dalle Brigate Rosse e dalle istituzioni italiane, nota come “Memoriale di Morucci e Faranda”, una colossale menzogna)
ossia che “l’operazione Fritz”, ossia l’operazione  Aldo Moro,  era stata predisposta e decisa da un “ intrigo internazionale” – a motivato parere di chi scrive, elaborato, creato, ideato ,ordito dal  “Patto di Varsavia”, realizzato  dalla Stasi, nel quale le Brigate Rosse erano solo “  pura manovalanza“(non “ contavano niente”)  -  che la lunga prigionia  e il processo del popolo a Moro servirono per consegnare al Patto di Varsavia il “ dossier segretissimo Stay Behind” della Nato, sottratto,  trafugato dalla cassaforte del Ministero della Difesa durante i giorni della sua prigionia,  per  trasformare, così,  Moro, agli occhi dei servizi segreti del mondo , da “ prigioniero dei suoi aguzzini” a “pericoloso delatore di  indicibili e segretissimi piani  militari difensivi della Nato”, un pericolo da eliminare.

Craxi sposò la così detta “linea umanitaria”, contrariamente alla linea della assoluta fermezza decisa dal Pci e dalla Dc e che su tale assunto, avviò anche due distinte trattative per ottenere la liberazione di Moro vivo, sia a Roma -  tramite Signorile e gli ambienti “trattativisti delle B.R.” (Piperno, Pace, Scalzone, eccetera) -  sia a Milano, tramite Guiso, Bonomi, persino Vallanzasca, entrambe fondate sullo scambio fra “brigatisti scarcerati” e “Moro vivo”.

Ma neppure in questa circostanza la figura di Craxi assume una valenza politica lineare, univoca.

Infatti, in quegli anni (1977/1978) mentre Craxi stava portando il Psi sulla linea “dell’eurosocialismo”, con Willy Brandt, per emarginare politicamente, il Pci e la sua via all'eurocomunismo, il colonnello del Sismi Giovannone spingeva affinché le organizzazioni terroristiche palestinesi, specie il Fplp, intermediassero con le B.R. per far liberare Moro.

Ma il filo medio-orientale passava per le mani del Psi e di Craxi, che mise in piedi, infatti, non una, ma due trattative umanitarie.  

Perché Craxi, tramite l’avvocato Guiso, disponeva o poteva disporre di   un “canale diretto” fra la “prigione del popolo”, dove era detenuto Moro, e il Psi. Solo Craxi poteva contare su questa potentissima leva.

Ma Fplp aveva rifiutato di intervenire sulle B.R. per indurle a salvare Moro e tutti sapevano che le B.R. non avevano alcun potere decisionale nell'affare Moro, che tutto era diretto dal “Lupo” ossia da Wolf, il potentissimo capo della Stasi, tutte le organizzazioni terroristiche palestinesi, Fplp compreso, dipendevano e collaboravano con la Stasi e con il Kgb
.
Credibile che Craxi ignorasse che fu su disposizione proprio del “Lupo Wolf” che, durante i giorni della prigionia di Moro, tutte le “fonti informative” che relazionavano i nostri servizi segreti, come la famosa “fonte Damiano”, sui rapporti fra terrorismo palestinese e Italia, vennero “silenziate” e che ripresero solo dopo l’uccisione di Moro?
Per quale motivo, allora, Craxi volle proseguire in quei suoi due tentativi?
Decisione encomiabile, sotto l’aspetto umano, ma assurda, contraria ad ogni logica sotto l’aspetto politico.

Ora più volte Craxi, sull'argomento delle due trattative ha sostenuto che furono fatte fallire quasi, come si usa dire, “in dirittura d’arrivo”.

E da chi?  E come? Niente, da parte di Craxi solo “allusioni”, tetre prospettazioni di foschi, scenari, ma fatti, zero. 

Stando così i fatti, mentre è logico che Oscar Luigi Scalfaro si sia opposto alla richiesta del Presidente della Commissione Stragi, On. le Giovanni Pellegrino, di effettuare una trasferta in Tunisia, ad Hammamet, per “raccogliere la collaborazione di Craxi” alle indagini su Moro, non è assolutamente comprensibile il motivo per cui Craxi non abbia mai sentito il dovere di rilasciare almeno una intervista, fra le migliaia concesse, che facesse chiarezza sugli esiti delle sue due trattative.

Quale altra risposta si può ragionevolmente dare a questa domanda, se non che Craxi si era impegnato a non rivelare nulla che potesse nuocere al Pci anche da Hammamet e che quel suo impegno era la base del suo accordo con la Magistratura italiana che gli consentì di scappare in Tunisia? 

Gaetano Immè e Tanino da Ortigia                                                     



martedì 7 aprile 2020


A OGNI EMERGENZA GLI ITALIANI PERDONO DIRITTI CIVILI E LO IGNORANO


“Potere” o “Stato naturale e liberale”?

Ma poiché prevale il “pessimismo antropologico”, condensato nell'ammonimento di Plauto “homo, homini lupus” e a “governare” un Paese non ci andranno mai “gli angeli”, allora anche il pensiero liberale ha dovuto accettare una limitazione dei diritti naturali dell’uomo, assegnando “allo Stato -  una creatura mitologica nata come strumento di tortura contro l’uomo libero – un limitato monopolio dell’uso della forza e della violenza di cui i singoli si sono privati.  

Ecco emergere la insuperabile differenza fra il pensiero liberale, quello dei così detti “democratici” e quello, orrendo, dei così detti “socialcomunisti”.

Per i liberali lo “Stato” deve servire solo a garantire ad ogni uomo la vita, la libertà di opinione, la libertà di impresa. In una parola, “i diritti civili”. Le altre correnti di pensiero – democratici e socialcomunisti -  hanno reso “lo Stato” sempre più invadente, sempre più Leviatano, sempre più uno strumento creato per opprimere, per soffocare ogni popolo naturale e libero, con scopi non essenziali alla vita dell’uomo, quali, per il pensiero democratico, i “diritti politici” – che nascono dal soffocante regime di ogni “stato, fattosi potere” e dunque nati per cercare di limitare la sudditanza dell’uomo libero al potere costituito -  e, per i socialcomunisti, i “ diritti sociali”- che nascono non dall’uomo libero, ma mirano a ingabbiare l’uomo libero per farlo diventare “uguale” agli altri uomini, come accade con l’egualitarismo per legge o per costituzione, una bestemmia contro la libertà naturale dell’uomo.

Perché, allora, oggi, con l’emergenza del Covid19 molti trovano rifugio nella “Patria” e fioccano i “ce la faremo”, fioccano e piovono i “dimostriamo di essere un grande paese”?

Perché quando entra in gioco questa “gabbia ideologica”, la “Patria”, scappano i diritti civili, spariscono le libertà fondamentali dell’uomo, vengono cancellate e al loro posto sorge questo “strumento di ogni Levitano”, la “patria”, solo un artificio del pensiero socialcomunista che pretende di trasformare un “uomo libero e naturale” in un “uguale agli altri” e, pur di riuscirci, indottrina, ottunde, schiaccia, opprime, soffoca l’uomo e le sue libertà.

Se l’umanità è una sola ed è composta da uomini sempre liberi, la “patria” diventa una gabbia dentro la quel rinchiudere, come in una gabbia, un uomo libero per farlo uscire, dopo averlo torturato, uomo uguale agli altri e prigioniero, oppresso.

Ecco, dunque, perché, davanti all'emergenza Covid19 si ricorre a soggiogare la mente dell’uomo libro con il rituale del patriottismo che intanto cancella li libertà naturali dell’uomo, lo disorienta, lo sgomenta, lo intimorisce fino al punto di farlo diventare una preda facile del potere omologante, del conformismo.

Lo “stato-nazione”, un qual certo “sovranismo” nasce proprio nei momenti di peggiore crisi, nei momenti delle emergenze, belliche o, come questa che stiamo vivendo, di carattere epidemico. Il “potere” usa la destabilizzazione umana per credere all'uomo ormai in catene che “lo stato-patria” provvederà alla sua salvezza.
L’eterogenesi dei fini è completata: tu rinuncia alle tue libertà naturali ed io “potere Leviatano” ti salverò.

Ecco il “sovranismo” che ci ucciderà, perché ormai siamo diventati cittadini di un villaggio unico e globalizzato e perché la globalizzazione non è finita con il Covid19.
Dovremmo prepararci a un una “vita nova”, che ci proporrà sempre più situazioni emergenziali e nuove da affrontare.

Se continuiamo a credere che solo alla “patria”, al Leviatano noi possiamo affidarci per uscirne vivi, il nostro destino di schiavi del Leviatano è segnato, saremo tutti figli e schiavi di un Levitano, tutti suoi parassiti.

Ma esiste vita, senza le libertà fondamentali dell’Uomo?

Roma, 7 aprile 2020

Gaetano Immè e Tanino da Ortigia