Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 7 aprile 2020


A OGNI EMERGENZA GLI ITALIANI PERDONO DIRITTI CIVILI E LO IGNORANO


“Potere” o “Stato naturale e liberale”?

Ma poiché prevale il “pessimismo antropologico”, condensato nell'ammonimento di Plauto “homo, homini lupus” e a “governare” un Paese non ci andranno mai “gli angeli”, allora anche il pensiero liberale ha dovuto accettare una limitazione dei diritti naturali dell’uomo, assegnando “allo Stato -  una creatura mitologica nata come strumento di tortura contro l’uomo libero – un limitato monopolio dell’uso della forza e della violenza di cui i singoli si sono privati.  

Ecco emergere la insuperabile differenza fra il pensiero liberale, quello dei così detti “democratici” e quello, orrendo, dei così detti “socialcomunisti”.

Per i liberali lo “Stato” deve servire solo a garantire ad ogni uomo la vita, la libertà di opinione, la libertà di impresa. In una parola, “i diritti civili”. Le altre correnti di pensiero – democratici e socialcomunisti -  hanno reso “lo Stato” sempre più invadente, sempre più Leviatano, sempre più uno strumento creato per opprimere, per soffocare ogni popolo naturale e libero, con scopi non essenziali alla vita dell’uomo, quali, per il pensiero democratico, i “diritti politici” – che nascono dal soffocante regime di ogni “stato, fattosi potere” e dunque nati per cercare di limitare la sudditanza dell’uomo libero al potere costituito -  e, per i socialcomunisti, i “ diritti sociali”- che nascono non dall’uomo libero, ma mirano a ingabbiare l’uomo libero per farlo diventare “uguale” agli altri uomini, come accade con l’egualitarismo per legge o per costituzione, una bestemmia contro la libertà naturale dell’uomo.

Perché, allora, oggi, con l’emergenza del Covid19 molti trovano rifugio nella “Patria” e fioccano i “ce la faremo”, fioccano e piovono i “dimostriamo di essere un grande paese”?

Perché quando entra in gioco questa “gabbia ideologica”, la “Patria”, scappano i diritti civili, spariscono le libertà fondamentali dell’uomo, vengono cancellate e al loro posto sorge questo “strumento di ogni Levitano”, la “patria”, solo un artificio del pensiero socialcomunista che pretende di trasformare un “uomo libero e naturale” in un “uguale agli altri” e, pur di riuscirci, indottrina, ottunde, schiaccia, opprime, soffoca l’uomo e le sue libertà.

Se l’umanità è una sola ed è composta da uomini sempre liberi, la “patria” diventa una gabbia dentro la quel rinchiudere, come in una gabbia, un uomo libero per farlo uscire, dopo averlo torturato, uomo uguale agli altri e prigioniero, oppresso.

Ecco, dunque, perché, davanti all'emergenza Covid19 si ricorre a soggiogare la mente dell’uomo libro con il rituale del patriottismo che intanto cancella li libertà naturali dell’uomo, lo disorienta, lo sgomenta, lo intimorisce fino al punto di farlo diventare una preda facile del potere omologante, del conformismo.

Lo “stato-nazione”, un qual certo “sovranismo” nasce proprio nei momenti di peggiore crisi, nei momenti delle emergenze, belliche o, come questa che stiamo vivendo, di carattere epidemico. Il “potere” usa la destabilizzazione umana per credere all'uomo ormai in catene che “lo stato-patria” provvederà alla sua salvezza.
L’eterogenesi dei fini è completata: tu rinuncia alle tue libertà naturali ed io “potere Leviatano” ti salverò.

Ecco il “sovranismo” che ci ucciderà, perché ormai siamo diventati cittadini di un villaggio unico e globalizzato e perché la globalizzazione non è finita con il Covid19.
Dovremmo prepararci a un una “vita nova”, che ci proporrà sempre più situazioni emergenziali e nuove da affrontare.

Se continuiamo a credere che solo alla “patria”, al Leviatano noi possiamo affidarci per uscirne vivi, il nostro destino di schiavi del Leviatano è segnato, saremo tutti figli e schiavi di un Levitano, tutti suoi parassiti.

Ma esiste vita, senza le libertà fondamentali dell’Uomo?

Roma, 7 aprile 2020

Gaetano Immè e Tanino da Ortigia


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