Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 1 marzo 2020




QUELLO SCANNATOIO DI MANI PULITE.

CRONACA DI UNA TRUFFA GIUDIZIARIA, COMMESSA DAL POOL DI MILANO, PER SALVARE IL PCI 

Parte Terza


I MISTERIOSI E OCCULTATI RAPPORTI D’AFFARI DEL PCI CON L’UNIONE SOVIETICA                                                      

LA SOCIETÀ’ EUMIT (QUESTA SCONOSCIUTA) E IL CONTO SVIZZERO DEL PCI “GABBIETTA” (QUESTO SEMI-SCONOSCIUTO)

Una delle tante società della  così detta “rete KoKo  sparse in tutta l’Europa,  era la “Eumit”, una società che, secondo la  commissione d' inchiesta, istituita dal Bundenstag per scavare sulle attività della Germania Est, era stata creata nel 1974  con capitale del Pci ed anche tedesco-orientale, per aiutare i partiti comunisti italiano e greco e aprire una 'finestra' commerciale sull' Occidente alle imprese della Rdt , con questa compagine di soci, a quanto afferma la Germania: 'Metallurgiehandel' (Rdt), 30,6 per cento; Partito comunista Italiano, 30 per cento; Gianluigi Regis, 22 per cento 'Charlemetal Belga', 17,4 per cento.

Come ha dichiarato  a “ La Repubblica” il 1 luglio del 1993 , nell'articolo dal titolo emblematico:” Io, prestanome del Pci”, tale Brenno Ramazzotti, 67 anni, ex operaio Lancia trasformatosi negli anni ' 70 in ' imprenditore rosso' tra l' Italia e i paesi dell' Est (uno dei nomi affiorati nel corso delle indagini sui finanziamenti al vecchio Pci) sono stato il prestanome del Pci  nella Eumit, la società italo-tedesca di import-export e di intermediazione commerciale, ma per servire il Pci da buon comunista  ho  sfidato il rischio di un arresto per falsa testimonianza  prima di ammettere, davanti ai giudici , che la quota del 20,4 per cento della Eumit, a me  intestata, apparteneva in realtà al Pci”.

Ma anche un altro personaggio, tale Gianluigi Regis, come Brenno Ramazzotti era un altro “prestanome” del Pci, Pci che, quindi, aveva una partecipazione nella “Eumit” non il 20,4% (intestata al signor Brenno) ma una partecipazione complessiva del 52%, ossia la maggioranza.

Data questa notizia, che tornerà in primo piano quando arriverò a raccontare di Primo Greganti, della sorella di Achille Occhetto, Paola e del conto Gabbietta, torniamo ora per un momento alla fine degli anni novanta, quando gli scricchiolii sinistri del regime di Mosca assordavano le stanze della politica italiana.

E così sarà più chiaro capire, perché, quando vide quel muro crollare e con il muro crollare anche quell'ideologia cui aveva obbedito ciecamente, il Pci, come ho anticipato, non pensò neppure per un attimo a portare i suoi libri al Tribunale della storia, ossia di “fare i conti con la realtà, con il fallimento del comunismo e arrendersi”.

E invece il Pci venne inondato da una sorta di “ delirio di onnipotenza” : vero che fosse protetto, all'interno del Paese  dalla Magistratura comunista , da Violante, dall'avere occupato gangli vitali del Paese con i propri uomini ( Caselli a Palermo, ad esempio) ma restava inspiegabile come,  non ostante fossero cessati i finanziamenti illegali sia da Stalin che dalle tangenti italiani, non ostante che il Pci fosse stato costretto a vendere la sede storica di Via delle Botteghe Oscure a Roma e a licenziare buona parte dei suoi 5.000 dipendenti, a tagliare tutti i finanziamenti che erogava alla stampa, alla editoria, alla informazione, al cinema , al teatro, agli intellettuali  organici al partito, la nomenclatura del Pci  avesse trovato  le risorse necessarie per serrare le fila, per riorganizzarsi e per sferrare per giunta una sorta di attacco finale all'Italia.

Fu evidente, per chi avesse avuto occhi per vedere, orecchie per sentire e cervello per capire, che il panfilo reale inglese “Britannia” era venuto alla fonda a Civitavecchia, quel 2 giugno del 92, per raccogliere, con le famose “regalie dei gioielli di famiglia”, l’acconto, pagato dal Pci, con i nostri risparmi, per la sua ammissione al potentato finanziario anglo - americano incarnato dai famosi “hedge fund”.

Il Pci aveva trovato in quel potentato bancario-finanziario speculativo dell’hedge fund americani il suo nuovo “Papa esterno” e si sbarazzò, abbandonò, la romantica, vecchia, tardo ottocentesca, cara “classe operaia” al suo destino.

Per chi ignorasse il significato politico del “Papa esterno o straniero” per il Pci, ricordo che il Pci dal 1948 ad oggi, pur avendo partecipato al governo per svariati decenni, non ne ha mai assunto la guida se non per quello di D’Alema del 98 e poi con Renzi. Questo sostanziale rifiuto degli italiani a concedere fiducia al Pci, di considerarlo degno, affidabile tanto da poter assumere la guida del Paese, ha alimentato all'interno del Pci/Pd/DS/PD una serie di crisi esistenziali. Causa e, nel contempo, possibile soluzione di tali crisi, i “papi esterni”, quelli che, con meno raffinatezza di linguaggio e con scarsa eleganza io chiamo “utili idioti”. Incarnati da Pertini, da Oscar Luigi Scalfaro, da Prodi; e, successivamente, da Bossi, da Napolitano, da Fini, da Tremonti, e da Monti, da Letta Jr, da Gentiloni, dall’Europa, da Renzi.
Che cos'è un papa esterno
È una sorta di tutore; garante verso l’esterno della rispondenza del suo pupillo ai requisiti richiesti; e, al tempo stesso, sprone, nei confronti del medesimo, per il raggiungimento di tali requisiti. Un rapporto oggettivamente profittevole ad ambedue ma anche fonte di equivoci e di frustrazioni. A rappresentarne concretamente il significato basta rammentare l’endorsement dato da D’Alema a Prodi che lo avrebbe sostenuto e guidato alla conquista del potere non più solo sull'Italia, ma sul mondo intero nel 1995: “Lei è una persona seria e noi poniamo la nostra forza al suo servizio”.  Stava prendendo corpo “the big deal”, il grande progetto della sinistra “mondiale” attorno all'impero speculativo del dio dollaro degli Usa di Clinton, che verrà poi reso pubblico solo nel 2009, dopo la costituzione del PD, con il famoso “bacio della pantofola” di Veltroni, Segretario del neonato P.D., al nuovo boss di quel potentato, ossi a Barack Obama appena insediato alla Casa Bianca.
Per un Pci ormai quasi raso al suolo dal crollo del comunismo e dalle ormai esangui sue finanze, l’avere trovato un così incredibilmente potente “papa esterno” parve un miracolo, un segno del destino, che lo spinsero a vivere un vero e proprio inarrestabile “delirio di onnipotenza”. Così, obbedendo al suo “innato stalinismo”, il Pci invece che “ portare i suoi libri contabili” al Tribunale Fallimentare della storia , si limitò a fare il “gioco delle tre carte”, per ingannare l’opinione pubblica e fu la così detta “svoltina della Bolognina”, un semplice cambio di denominazione da Pci a Pds, alla Camera di Commercio, nel quale P.D. arruolò, in servizio permanente effettivo, come propria “ complice”, come proprio insuperabile “ braccio violento del potere”,  la Magistratura , che era praticamente nelle mani delle sue correnti di sinistra.

Il Pci si mise al servizio di questo nuovo “Papa straniero” e così, dopo il Patto di Varsavia, il “ passato papa esterno” che aveva elaborato  la strategia delle diverse “azioni sovversive “,  iniziate con l’omicidio di Aldo Moro, ecco ora un nuovo “papa estero” del Pci, ossia “ lo strapotere speculativo americano sostenuto dalla “ dark money” dei misteriosi e malavitosi hedge fund americani”, per sferrare contro l’Italia un nuovo “colpo di Stato” mascherato da “operazione giudiziaria”, appunto “Mani Pulite”, che avrebbe portato alla distruzione, per via giudiziaria, di tutti gli altri competitors politici che sbarravano il cammino verso il potere del Pci/Pds.

Quei due anni di frenetica corsa del Pci/Pds verso la vittoria definitiva, fece capire al partito come dovessero essere fatti fuori, eliminati, uccisi, tutti coloro che avrebbero potuto ricattarlo o svelarne segreti indicibili. E mentre nella Russia depredata dalla vecchia nomenclatura staliniana, in combutta con la mafia russa e italo americana, venivano “suicidati” bel 1.746 complici, che potevano diventare 1.746 testimoni d’accusa o ricattatori, in Italia il Pci/ Pds premiava i mafiosi al loro servizio, come Buscetta, mentre “ servizievoli manine mafiose” facevano fuori Salvo Lima, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Castellari, Gardini, Cagliari ed altre 31 persone che potevano diventare  tutte dei pericolosi testi d’accusa nei suoi confronti.

E una volta riusciti anche a mettere al Colle un “loro uomo”, ossia O.L. Scalfaro (sotto scacco della magistratura che lo indagava per i fondi neri del Sisde) per il Pci/ Pds fu come un delirio di onnipotenza. 

E mentre questo delirio di onnipotenza e di assoluta padronanza dell’Italia era nella sua fase di massima esplosione, ecco esplodere, fra le mani del Pci-Pds, quer pasticciaccio brutto der conto Gabbietta e de Primo Greganti.

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Fine della Terza Parte- Continua

Tratto da un capitolo del libro dal titolo “Così eravamo noi” di Gaetano Immè, in corso di pubblicazione.